Torah Ohr · Parashot Mikeitz · Maamar 7
רני ושמחי בת ציון כו׳
«Canta e gioisci, o figlia di Sion»
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Tradotto con l’IA dalla nostra edizione inglese, poi verificato e corretto in diversi passaggi sulla base dell’inglese e dell’ebraico. L’inglese stesso è in corso di revisione da parte di lettori. Se conosci bene l’italiano, saremmo grati del tuo aiuto nella revisione di questa traduzione. Collabora alla revisione
Idea centrale
I tre nomi che il Midrash dà a Israele — «figlia», «sorella» e «madre» — corrispondono a tre livelli del servizio divino: chi deve ricevere dall’Alto l’amore per D‑o; il maestro della Torah, la cui halachah [normativa della Torah] separa il bene dal male; e chi unisce la Torah al sacrificio di sé (mesirus nefesh) in «Uno», dando così nascita alla rivelazione della divinità. Nel Tempo a Venire la «figlia» si eleverà con una dignità ancora più straordinaria.
Il maamar in breve
Perché Israele è chiamato «figlia», e come può l’anima essere «la lampada del Nome Havayah» se anche D‑o è chiamato la lampada dell’anima? D‑o non cambia con la creazione: i mondi non occupano alcun posto dinanzi a Lui, e la Sua conoscenza di essi non Lo circoscrive, perché Egli è tre volte santo. I tre «Santo» sono le prime tre lettere del Nome Havayah, che discendono fino alla parola; la yud [lettera ebraica] è la contrazione (tzimtzum) attraverso cui esistono i mondi e la delizia delle anime nel Mondo a venire, e le mitzvos [precetti] dell’anima la fanno risplendere. La neshamah [anima] vive nello slancio e nel ritorno, come il respiro e il battito del cuore: lo slancio è consegnare la propria volontà a D‑o nella recitazione dello Shema [dichiarazione di fede], il ritorno è la Torah e la halachah, la dimora di D‑o in basso. Una simile anima è «la lampada di Havayah». Chi non riesce a raggiungere questo attraverso la contemplazione ha bisogno di «Tu sei la mia lampada»: Torah e mitzvos, un esame di coscienza e l’aiuto dall’Alto. Questa è la «figlia», Yaakov, che riceve la verità in dono. La «sorella» è il maestro della Torah, le cui decisioni abbattono le kelipos [scorze] e fanno di Israele, per così dire, i gemelli di D‑o. Eppure la Torah ha bisogno del sacrificio di sé in «Uno»; insieme, essi sono la «madre», che dà alla luce la rivelazione della divinità. Nel Tempo a venire la «figlia» si eleverà ancora più in alto, «una donna di valore, corona di suo marito».
Schema
- Figlia, sorella, madre; due lampadeI tre nomi che il Midrash dà a Israele corrispondono a tre livelli del servizio divino; e si pone il problema: l’anima è «la lampada di Havayah», eppure D‑o è chiamato la lampada dell’anima.¶1–2
- D‑o non cambia con la creazione«Ogni anima lodi» significa «illumini». A differenza dell’anima, influenzata dai suoi rivestimenti, D‑o non cambia; i mondi non occupano alcun posto dinanzi a Lui e sono «rivelati e conosciuti» dinanzi a Lui senza che la Sua conoscenza li circoscriva, perché Egli è tre volte santo.¶3–6
- Il Nome Havayah, la contrazione e le mitzvosLe due lettere hei sono il pensiero e la parola, e i tre «Santo» esprimono la discesa fino alla parola. La yud è la contrazione (tzimtzum), attraverso cui è stato creato il Mondo a venire; le mitzvos fanno scendere la yud nella hei superiore, e così l’anima «loda».¶7–10
- Slancio e ritorno: la lampada di HavayahLa neshamah respira secondo il ritmo dello slancio e del ritorno. Lo slancio è consegnare la propria volontà nello Shema, sapendo che tutto è privo di esistenza indipendente dinanzi a Lui; il ritorno è la Torah e i quattro cubiti della halachah. In Alto, essi producono il ritiro e la discesa verso il basso, e l’anima diventa una lampada per la Luce Infinita (Or Ein Sof).¶11–16
- «Tu sei la mia lampada»: la figliaLa sola contemplazione non può generare questo amore. La Torah, le mitzvos e un esame sincero rimuovono l’oscurità; chi porta una macchia viene abbattuto finché ritorna, e allora riceve aiuto dall’Alto. Questa è la «figlia», colei che riceve, come Yaakov riceve la verità dall’Alto.¶17–21
- La sorella: i maestri della TorahLo studio della Torah separa il bene dal male; la parola di D‑o nella bocca di chi studia abbatte le kelipos, e Israele diventa, per così dire, fratello di D‑o, Suo «gemello». Eppure la sola Torah non basta.¶22–25
- La madre: Torah unita al sacrificio di séIl sacrificio di sé in «Uno» fa scendere la Torah dalla sua radice; la testimonianza proviene da Yaakov e la Torah da Yisrael. Questa è la «madre», che dà alla luce la rivelazione della divinità; in futuro la «figlia» si eleverà.¶26–27
Concetti chiave
- Slancio e ritorno (ratzo vashov)רצוא ושוב
- Il ritmo della neshamah, chiamato così in riferimento al respiro (neshimah) e visibile nel battito costante del cuore: lo slancio è il desiderio dell’anima di consegnarsi a D‑o; il ritorno è il rientro nella Torah e nella halachah, dove D‑o dimora in basso.
- Sacrificio di séמסירות נפש
- Qui significa consegnare la propria volontà (nefesh [anima]) nello Shema: sradicare la volontà investita nelle vanità mondane, così da avere una sola volontà, rivolta al proprio Padre in Cielo.
- Contrazione (tzimtzum)צמצום
- La contrazione della Luce Infinita, rappresentata dalla yud del Nome Havayah, senza la quale non potrebbero esistere né i mondi né la delizia delle anime nel Mondo a venire.
- Maestri del computoמארי דחושבנא
- Coloro che esaminano sinceramente ogni azione, parola e pensiero che non era rivolto a D‑o; questo «allontanarsi dal male» deve venire per primo, per rimuovere l’oscurità che trattiene la luce dell’amore.
- I quattro cubiti della halachahד׳ אמות של הלכה
- La legge della Torah, che è la sapienza e la volontà di D‑o; solo attraverso di essa il D‑o santo e separato dimora nel mondo e stabilisce la Sua dimora nei mondi inferiori.
- Yaakov e Yisraelיעקב וישראל
- Due livelli dell’anima: Yisrael ha già prevalso nella lotta; Yaakov, «yud e tallone», è disceso in basso e non possiede ancora la verità per natura, perciò D‑o gliela dona dall’Alto.
Figlia, sorella, madre; due lampade ¶1–2
«Canta e gioisci, figlia di Sion», ecc. [Dobbiamo] comprendere perché la Congregazione d’Israele è chiamata con il nome di «figlia», come in «figlia di Sion» e «figlia di Gerusalemme».
Il maamar si apre con l’appello di Zechariah a Sion a cantare e gioire, poiché D‑o verrà a dimorare in mezzo a lei: è la Haftorah dello Shabbat Chanukah. La domanda è perché la Congregazione d’Israele, il popolo nel suo insieme nel suo legame con D‑o, venga chiamata «figlia».
הנה איתא במדרש משל למלך4 כו׳ לא זז מחבבה עד שקראה בתי כמ״ש שמעי בת5 וראי והטי אזנך ושכחי עמך ובית אביך ויתאו המלך יפיך כו׳ (ופי׳ יפיך הוא כמו בחי׳ רעיתי יפתי).
Ora, nel Midrash è riportato: «[La parabola] di un re», ecc.: «Non cessò di averla cara finché non la chiamò “figlia mia”», come è scritto: «Ascolta, o figlia, guarda e porgi il tuo orecchio; dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre, e il re desidererà la tua bellezza», ecc. (E il significato di «la tua bellezza» è simile al livello di «mia amata, mia bella».)
Il Midrash paragona l’amore di D‑o per Israele a quello di un re che aveva un’unica figlia e la amava immensamente: la chiamò «figlia mia» e il suo amore continuò a crescere. Il primo appellativo si fonda sul versetto dei Salmi, che chiama «figlia» la sposa e promette che il re desidererà la sua bellezza; una breve osservazione aggiunge che questa «bellezza» corrisponde alla qualità che il Cantico dei Cantici chiama «mia amata, mia bella».
לא זז מחבבה עד שקראה אחותי וכמ״ש אחותי רעיתי.6
«Non cessò di averla cara finché non la chiamò “sorella mia”», come è scritto: «Sorella mia, mia amata».
L’amore del re cresce ancora, ed egli la chiama «sorella mia», come dice il Cantico dei Cantici: «Sorella mia, mia amata».
לא זז מחבבה עד שקראה אמי וכמ״ש צאנה וראנה בנות ציון7 במלך שלמה בעטרה שעטרה8 לו אמו9 כו׳ וכתיב הקשיבו אלי עמי ולאומי אלי האזינו10 ולאמי כתיב:1112
«Non cessò di averla cara finché non la chiamò “madre mia”», come è scritto: «Uscite e vedete, o figlie di Sion, il re Shlomo con la corona con cui sua madre lo ha incoronato», ecc.; ed è scritto: «AscoltateMi, popolo Mio, e porgete l’orecchio a Me, nazione Mia (le’umi)»: è scritto [in modo che si possa leggere] le’imi, «madre Mia».
Al culmine del suo amore il re la chiama «madre mia». Il Cantico dei Cantici parla della corona con cui la madre del re Shlomo lo incoronò, e i Saggi leggono le’umi, «nazione Mia», nel versetto di Isaia come le’imi, «madre Mia», dicendo che la parola è scritta in questo modo; alcuni manoscritti di questo maamar lo affermano esplicitamente: «Non leggere le’umi, ma le’imi». Vi sono dunque tre appellativi — figlia, sorella e madre — che il maamar spiegherà.
Il paragrafo pone la domanda del maamar: perché il popolo ebraico viene chiamato «figlia» e, seguendo il Midrash, in che modo questo appellativo si collega agli appellativi più elevati di «sorella» e «madre».
Le note di Kehot riportano che alcuni manoscritti aggiungono esplicitamente: «Non leggere le’umi, ma le’imi»; le note fanno risalire questa lettura allo Zohar e al Midrash sul Cantico dei Cantici. Il versetto «Canta e gioisci, figlia di Sion» è la Haftorah dello Shabbat Chanukah.
Marei mekomos
- 1רני ושמחי · הנחה אחרת בסה״מ תקס״ה ע׳ קכד. ביאור שם ע׳ קל. עוד הנחה בתו״א לעמבערג יד, א. ראה לעיל בציונים לכ״ק אדמו״ר זי״ע. בארוכה במאמרי אדה״א בראשית ע׳ שכט. אוה״ת חנוכה שיג, ב. הערה באוה״ת בראשית כרך ה תתקלא, א. ביאור באוה״ת נ״ך כרך ג ע׳ א׳רסט. ע׳ א׳רעז. סה״מ תרכ״ז (הוצאת תש״ס) ע׳ שכא המאמר עם הגהות, ובע׳ שכט קיצורים. ד״ה רני ושמחי תשמ״ה. בסה״מ תרכ״ז (הוצאת תש״ס) ע׳ קיג מציין לכאן.
- 2רני ושמחי בת ציון · Zechariah 2:14
- 3בת ירושלים · II Kings 19:21
- 4איתא במדרש משל למלך · Shemot Rabbah 52:5
- 5שמעי בת · Psalms 45:11
- 6אחותי רעייתי · Song of Songs 5:2
- 7צאינה וראינה בנות ציון · Song of Songs 3:11
- 8
- 9בעטרה שעטרה לו אמו · Shir HaShirim Rabbah 3:11
- 10הקשיבו אלי עמי . . האזינו · Isaiah 51:4
- 11ולאמי כתיב · Zohar III, 262a
- 12(ופי׳ . . יפתי) · מוסגר זה גם בכת״י מאמרי אדה״ז, ובכמה כת״י בלי מוסגר.
2והנה להבין ענין ג׳ בחי׳ אלו בעבודת ה׳ שיש ג׳ מדרגות בישראל שע״ש [שעל שם] כך נקראו בבחי׳ הללו.
Ora, [dobbiamo] comprendere il significato di questi tre livelli nel servizio di D‑o: vi sono tre gradi in Israele, in virtù dei quali sono chiamati con questi nomi.
I tre nomi — figlia, sorella e madre — vengono ora intesi come tre gradi degli ebrei nel loro servizio di D‑o. Ciascun gruppo è chiamato con il nome che corrisponde al suo modo di servire.
וצריך להבין מ״ש נר הוי״ה נשמת אדם1 שהנשמה קרויה נרה של שם הוי״ה.2 והרי פעם אמר הכתוב כי אתה נרי3 ה׳ שהוא ית׳ נק׳ נר של נש״י [נשמות ישראל].
E dobbiamo comprendere ciò che è scritto: «L’anima dell’uomo è la lampada di Havayah»: l’anima è chiamata la lampada del Nome Havayah. Eppure altrove la Scrittura dice: «Poiché Tu sei la mia lampada, Havayah»: Egli, benedetto sia, è chiamato la lampada delle anime d’Israele.
Si pone una seconda domanda: un versetto chiama l’anima umana «la lampada di Havayah», come se fosse l’anima a dare luce a D‑o, mentre David dice a D‑o: «Tu sei la mia lampada», come se fosse D‑o a dare luce all’anima. Il maamar mostrerà come entrambe le cose siano vere.
Il paragrafo interpreta i tre nomi del Midrash come tre livelli del servizio divino e pone il problema dei due versetti sulla «lampada», che i paragrafi successivi risolveranno.
Una glossa citata nelle note Kehot spiega che l’anima attira la luce nel Nome Havayah, che è Zeir Anpin, e che questa attrazione proviene dal livello di Atik, la fonte da cui la luce fluisce verso Zeir Anpin. I manoscritti leggono qui «la lampada di D‑o» oppure «le lampade di Havayah».
Marei mekomos
- 1נר הוי׳ נשמת אדם · Proverbs 20:27
- 2נרה של שם הוי״ה · בבוך תניא-ברוק ובבוך אדה״ז הנ״ל הגי׳: נירו של ה׳. ובבוך באב׳ 17: נורות של הוי׳. בבוך מקול מחצצים גרוסמאן (נט, א) נמצא מאמר זה ורשום עליו: שבת פ׳ ויגש דשנת תרכ״ג לפ״ק, נמצאת שם הגהה זו: (ה׳ דהיינו שהיא ממשכת אור בשם הוי׳ שהוא ז״א וא״כ ההמשכה זו באה מע״ק דוגמת מ״ש במאו״א אות א׳ סעיף כ״ח וז״ל אור הוי׳ נק׳ עתיקא דמתמן נהורא לז״א הנק׳ הוי׳ ולפעמים גם הבינה נק׳ כן עכ״ל. והי״נ כתב וז״ל עיין באד״ר דק״ל ע״א בדרוש הפסוק בית יעקב לכו ונלכה באור ה׳ עכ״ל עכ״ה).
- 3כי אתה נרי ה׳ · II Samuel 22:29
D‑o non cambia con la creazione ¶3–6
La spiegazione è questa. È scritto: «Ogni anima lodi (tehallel) Yah». Tehallel deriva dall’espressione «quando la Sua lampada brillava (behilo)», ecc.; è un termine che indica l’illuminazione.
Il versetto «Ogni anima lodi Yah» viene inteso non soltanto come «lodare», ma anche come «far brillare», poiché tehallel condivide la radice con behilo, «quando la Sua lampada brillava». Un’altra trascrizione di questo maamar (Sefer HaMaamarim 5565) pone esplicitamente la domanda: perché il versetto dice tehallel e non «lodare» (teshabach)? Il compito dell’anima è dunque portare luce: è così che l’anima può essere chiamata lampada di D‑o.
E la spiegazione della questione: è scritto: «Io, Havayah, non sono cambiato»; e «Tu sei Lui prima che il mondo fosse creato, e Tu sei Lui», ecc.
Per spiegare come qualcosa possa «dare luce» a D‑o, il maamar afferma anzitutto che D‑o non cambia: «Io, Havayah, non sono cambiato»; e, come recitano le preghiere del mattino, Egli è lo stesso prima e dopo la creazione. Più avanti, in Miketz (Torah Ohr 38c), l’Alter Rebbe usa le stesse parole della preghiera: far esistere i mondi non comporta alcun cambiamento in D‑o, a differenza di un artigiano la cui mente è assorbita in ciò che crea, poiché i mondi provengono soltanto dalla Sua sovranità (Malchus), il Suo «Nome».
Il paragrafo interpreta «Ogni anima lodi Yah» nel senso che l’anima diffonde luce, e avvia la spiegazione enunciando il principio che D‑o stesso non viene mutato dalla creazione.
Le glosse del 5627 citate nelle note spiegano perché l’Alter Rebbe abbia scelto questo versetto: la neshamah (anima) appartiene alla comprensione (Binah), e l’ascesa di Malchus al livello di «mia madre» è un’ascesa a Binah. Un’altra trascrizione spiega la radice di tehallel nel senso di luminosità e splendore, come in «yahel or».
Marei mekomos
- 1כל הנשמה תהלל י״ה · Psalms 150:6
- 2שו״ה והענין — פי׳ תהלל · בסה״מ תקס״ה ע׳ קכד ”וגם מהו לשון תהלל ולא אמר תשבח כו׳”.
- 3בהלו נרו · Job 29:3
- 4לשון הארה · במאמרי אדה״א שם ע׳ שלב ”לשון בהירות והבהקה וזהרורי׳ יתירה כמו יהל אור”. וכ״ה בתקס״ה ע׳ קכד.
- 5אני ה׳ לא שניתי · Malachi 3:6
- 6ואתה הוא קודם שנבה״ע · נוסח תפלת השחר. וראה גם לקמן לח, ב. ו, ד. ובמאמרי אדה״ז על מארז״ל ע׳ שלו.
- 7ואתה הוא קודם שנבה״ע ואתה הוא · Weekday Siddur Chabad, Shacharit, Morning Prayer 16
4ואינו כדמיון הנשמה שמתפעלת ומקבלת שינויים ממקרי הגוף לפי שמלובשת ממש בתוך לבושי הגוף בג׳ לבושיה שהם מחדו״מ [מחשבה דבור ומעשה]
Egli non è come l’anima, che viene influenzata e subisce cambiamenti in seguito alle vicende del corpo, poiché è realmente rivestita nei suoi involucri, i tre involucri del corpo: pensiero, parola e azione.
L’anima umana cambia in base a ciò che accade al corpo, perché è racchiusa nei suoi involucri. I suoi tre involucri sono i mezzi con cui si esprime: pensiero, parola e azione.
שמחשבתו של האדם מלבשת את הנשמה ומקיפה מכל צד וממשיכה להטותה אל כל אשר תחפוץ ששם תהא משכן הנשמה והשראתה וכן בדו״מ [בדבור ומעשה].1
Il pensiero di una persona riveste l’anima e la circonda da ogni lato, inducendola a volgersi ovunque [il pensiero] desideri, affinché lì l’anima dimori e trovi riposo; così avviene anche con la parola e con l’azione.
Il pensiero di una persona circonda l’anima e la porta ovunque si diriga il pensiero, cosicché l’anima si trova «dove» si trova il suo pensiero; lo stesso avviene con la parola e con l’azione. Il Mitteler Rebbe, spiegando questo maamar, esplicita l’esempio: quando la mente è assorbita da un pensiero, ne è realmente trattenuta e in quel momento non può pensarne un altro.
משא״כ אצלו ית׳ כתיב כי לא מחשבותי מחשבותיכם2 שאינו מקבל שום שינוי ח״ו [חס ושלום] מבריאת העולמות.
Con Lui, benedetto Egli sia, invece, è scritto: «Poiché i Miei pensieri non sono i vostri pensieri»: Egli non subisce alcun cambiamento, D‑o non voglia, in seguito alla creazione dei mondi.
D‑o non è così: «I Miei pensieri non sono i vostri pensieri». La creazione dei mondi non Lo coinvolge in essi né Lo cambia in alcun modo.
Il paragrafo contrappone l’anima, che viene influenzata perché è rivestita di pensiero, parola e azione, a D‑o, che non viene cambiato dalla creazione dei mondi.
Nelle note, il Mitteler Rebbe spiega l’analogia: quando la mente è assorta in un pensiero, ne è realmente presa, tanto che in quel momento non può pensare ad altro. Questo è precisamente ciò che non si applica a D‑o.
Marei mekomos
- 1וממשיכה להטותה אל כל אשר תחפוץ . . וכן בדו״מ · במאמרי אדה״א שם מבאר בארוכה הדוגמא כשהשכל נתפס בענין מחשבה זו נתפס בה ממש שבאותה שעה לא יוכל להשכיל שכל אחר ע״ש.
- 2כי לא מחשבותי מחשבותיכם · Isaiah 55:8
5וכמו שהיה הוא לבדו קודם שנבה״ע [שנברא העולם]. כך הוא לבדו אחר שנבה״ע [שנברא העולם]. שאין העולמות תופסים מקום אצלו ית׳ כלל.
E proprio come Egli era solo prima che il mondo fosse creato, così Egli è solo dopo che il mondo è stato creato, poiché i mondi non occupano affatto alcun posto in rapporto a Lui, benedetto Egli sia.
D‑o è altrettanto solo dopo la Creazione quanto lo era prima, poiché i mondi non contano nulla in rapporto a Lui. Non aggiungono nulla e non occupano alcuno «spazio» accanto a Lui.
והגם שהוא מחי׳ את כולם וצופה ומביט עד סוף כל הדורות בהשגחה פרטית על כל דרכי איש ועלילות מצעדי גבר.
E sebbene Egli dia vita a tutti loro e osservi e guardi sino alla fine di tutte le generazioni, con provvidenza individuale su tutte le vie dell’uomo e sulle azioni dei passi dell’uomo,
Eppure Egli dà vita a ogni cosa e veglia con provvidenza individuale sul cammino di ciascuna persona. La frase prosegue nel paragrafo successivo, che spiega come Egli possa conoscere tutto questo senza mutare.
Il paragrafo afferma che i mondi non occupano alcun posto davanti a D‑o, pur riconoscendo che Egli dà loro vita e veglia su ogni dettaglio; ciò solleva la questione di come funzioni la Sua conoscenza.
6וכמ״ש עיניך פקוחות על כל דרכי1 כו׳. אין זה אלא כמאמ׳ [כמאמר] לפניך נגלו כל תעלומות. הכל גלוי וידוע לפניך.
come è scritto: «I tuoi occhi sono aperti su tutte le vie», ecc.; ciò non è che come nell’espressione: «Dinanzi a Te tutte le cose nascoste sono rivelate»; «Tutto è rivelato e noto dinanzi a Te».
Il versetto dice che gli occhi di D‑o sono aperti su tutte le vie degli uomini, e nelle preghiere si dice che tutto ciò che è nascosto è «rivelato e noto» dinanzi a Lui. Questa espressione è la chiave della risposta.
פי׳ הכל גלוי וידוע.2 שהם נעשים בבחי׳ גילוי וידיעה3 לפניו אבל לא שייך עליו לומר שיודע בהם כידיעת האדם שידיעתו מלבשתו ומקפתו
Il significato di «tutto è rivelato e noto» è che esse divengono rivelate e note dinanzi a Lui; ma non si può dire di Lui che le conosca come le conosce una persona, la cui conoscenza la riveste e la circonda.
«Rivelato e noto» significa che le cose semplicemente stanno rivelate dinanzi a Lui; non significa che Egli le conosca come una persona conosce, in modo che la conoscenza avvolga chi conosce. In Torah Ohr, Vayera (14d), l’Alter Rebbe spiega che con queste parole i Saggi risposero alla domanda dei filosofi: come può l’unico D‑o conoscere tanti dettagli? La Sua conoscenza non penetra in ciò che conosce, come invece accade per la conoscenza di una persona.
שהוא ית׳ רם ונשא מזה רבבות מדרגות עד אין קץ והוא קדוש ומובדל וג״פ [וג׳ פעמים] קדוש ק״ק [קדוש קדוש] עד שהוי״ה צבאות4 להוות עולמות מלאכים ונשמות:
Poiché Egli, benedetto Egli sia, è elevato ed eccelso al di sopra di ciò di miriadi di livelli, senza fine; ed è santo e separato, e tre volte santo: «Santo, santo, santo», fino a «Havayah delle schiere», per far esistere (lehavos) mondi, angeli e anime.
D‑o è infinitamente al di sopra di quel modo di conoscere; questo è il significato di «santo»: separato. Il triplice «Santo» dei serafini di Isaia segna le tappe della discesa fino al livello di «Havayah delle schiere», e il Nome Havayah si legge come lehavos, «far esistere»: è il Nome che fa esistere i mondi, gli angeli e le anime.
Il paragrafo spiega che la conoscenza del mondo da parte di D‑o è una conoscenza «rivelata e nota» che non Lo avvolge, poiché Egli è santo e separato; la triplice santità discende soltanto fino al livello che crea.
La glossa del 5627 citata nelle note afferma che con l’espressione «rivelato e noto» l’Alter Rebbe rispose alla difficoltà: non è che il Suo pensiero sia rivestito nelle cose, ma che esse siano rivelate dinanzi a Lui. Il passo parallelo in Torah Ohr, Vayera esprime lo stesso concetto, argomentando anche dal fatto che D‑o dà vita alle cose come la luce che le circonda, senza essere rivestita in esse.
Marei mekomos
- 1עיניך פקוחות על כל דרכי · Jeremiah 32:19
- 2פי׳ הכל גלוי וידוע · ראה לעיל יד, ד ובמ״מ שם. וראה בסה״מ תקס״ה ע׳ קכד ואילך. אוה״ת ענינים ע׳ קטו. באוה״ת סידור ע׳ נ מציין לכאן. מאמרי אדה״א בראשית ע׳ שלד.
- 3שו״ה שהם — בבחי׳ גילוי וידיעה · בסה״מ תרכ״ז ע׳ רחצ בסופו שבזה תירץ רבינו ז״ל שאין זו בחי׳ התלבשות המחשבה כלל כ״א שהוא בדרך גלוי וידוע ע״ש.
- 4קדוש ק״ק עד שהוי״ה צבאות · Isaiah 6:3
Il Nome Havayah, la contrazione e le mitzvos ¶7–10
7וביאור ענין ג״פ [ג׳ פעמים] קדוש.1 הוא כי הנה ב׳ ההי״ן שבשם2 הוי״ה. ה׳ הראשונה בחי׳ מחשבה. וה׳ השניה בחי׳ דבור.
E la spiegazione del tema del «tre volte Santo» è questa: le due lettere hei del Nome Havayah. La prima hei è il livello del pensiero, e la seconda hei è il livello della parola.
Il Nome Havayah ha due lettere hei. La prima rappresenta il pensiero divino e la seconda la parola divina. In Likkutei Torah, Emor (31a), l’Alter Rebbe tratta lo stesso «Santo» triplice degli angeli e spiega che «santo» significa separato, come in «Io, Havayah, non sono cambiato».
והנה בחי׳ דבור הוא מקור התהוות העולמות מלאכים ונשמות. וכמ״ש בדבר ה׳ שמים נעשו3 וברוח פיו כל צבאם.
Ora, il livello della parola è la fonte del venire all’esistenza dei mondi, degli angeli e delle anime, come è scritto: «Per la parola di Havayah furono fatti i cieli, e dal respiro della Sua bocca tutte le loro schiere».
La parola divina è ciò che fa venire all’esistenza i mondi, gli angeli e le anime, come dice il versetto: i cieli furono fatti «per la parola di Havayah». La hei finale è dunque la fonte immediata della creazione.
Il paragrafo comincia a spiegare il «Santo» triplice attraverso le lettere del Nome Havayah, identificando le due hei con il pensiero e la parola, e indicando nella parola la fonte della creazione.
Il parallelo in Likkutei Torah, Emor, si interroga sui tre gruppi di angeli del Talmud, che dicono «Santo» una, due e tre volte, e spiega che «santo» significa separato: come insegna il versetto «Io, Havayah, non sono cambiato», non vi è alcun cambiamento in Lui prima e dopo la creazione.
Marei mekomos
- 1וביאור ענין ג״פ קדוש · ראה לקו״ת אמור לא, א ואילך. נשא כח, ד. ראה כ, ד ואילך. מאמרי אדה״א בראשית ע׳ שלה. תקא.
- 2ג״פ קדוש . . ב׳ ההי״ן שבשם ה׳ · מצויין באוה״ת נ״ך כרך א ע׳ קסח ושם מציין לכמה מקומות שמובא הענין ג״פ קדוש.
- 3בדבר ה׳ שמים נעשו · Psalms 33:6
8וג׳ אותיות הראשונות1 הם ג״פ [ג׳ פעמים] קדוש שהוא השתלשלות מעילה לעילה כו׳ עד שיהיה בחי׳ ה׳ אחרונה בחי׳ דבור.
E le prime tre lettere sono «tre volte santo», ossia la catena discendente dei mondi (hishtalshelus), che procede da causa a causa, ecc., fino a giungere al livello dell’ultima hei, il livello della parola.
Le prime tre lettere del Nome, yud, hei e vav, corrispondono alle tre ripetizioni di «Santo». Sono stadi di discesa, ciascuno dei quali è causa del successivo, fino all’ultima hei, la parola divina.
כי כדי להיות ה׳ ראשונה בחי׳ מחשבה והתפשטות החיות והתהוות איזו הארה צ״ל תחלה בחי׳ יו״ד שהוא צמצום
Poiché, affinché vi siano la prima hei, il livello del pensiero, la diffusione della forza vitale e il venire all’esistenza di una qualsiasi illuminazione, deve prima esservi il livello della yud, cioè la contrazione (tzimtzum).
Anche la prima hei, il pensiero divino e la prima diffusione della vita non possono esistere se prima non vi è la yud. La yud, la lettera più piccola, un semplice punto, rappresenta il tzimtzum, la contrazione dell’Infinito.
שמא״ס ב״ה בעצמו לא היו העולמות יכולים לקבל הארה כלל ולא הי׳ [היה] יכול להתהוות יש מאין כלל אלא ע״י צמצום וכמאמר מכלכל חיים בחסד.
Poiché dall’Infinito (Ein Sof) stesso, benedetto Egli sia, i mondi non potrebbero ricevere alcuna illuminazione, e nulla potrebbe venire all’esistenza come qualcosa dal nulla, se non attraverso il tzimtzum, come dice il detto: «Egli sostiene (mechalkel) la vita con benevolenza».
Senza questa contrazione, i mondi non potrebbero ricevere alcuna luce e nulla potrebbe esistere come un «qualcosa» distinto; per questo la preghiera dice che D‑o «sostiene la vita con benevolenza».
ופי׳ מכלכל מלשון כלי תוך כלי שלהיות חיים להחיות העולמות צ״ל צמצום בבחי׳ כלי תוך כלי כי הוא ית׳ חיי החיים כו׳:
E il significato di mechalkel deriva dall’espressione «un kli [recipiente] entro un altro kli»: affinché vi sia vita che dia vita ai mondi, è necessario un tzimtzum secondo il modello di un recipiente entro un recipiente, poiché Egli, benedetto sia, è la Vita di ogni vita, ecc.
Mechalkel, «sostiene», viene inteso come collegato a kli: la vita raggiunge i mondi quando è collocata in un recipiente entro un altro, attraverso strati successivi di contrazione. Ciò è necessario perché D‑o è la Vita di ogni vita, troppo grande per essere ricevuta direttamente.
Il paragrafo spiega che la discesa da D‑o alla creazione deve iniziare con la yud, il tzimtzum, grazie al quale la vita infinita può essere ricevuta in forma misurata.
Marei mekomos
- 1וג׳ אותיות הראשונות · מובא באוה״ת נ״ך כרך ב ע׳ תשמב.
9והנה כתיב כי ביה ה׳ צור עולמים.1 ביו״ד נברא העוה״ב [העולם הבא].2 פי׳ העוה״ב [העולם הבא] הוא תענוג הנשמות שנהנין מזיו השכינה3 כו׳.
Ora, è scritto: «Perché con Yah, Havayah formò (tzur) i mondi»: con la yud fu creato il Mondo Futuro. Il Mondo Futuro è la delizia delle anime, che traggono piacere dallo splendore della Presenza divina (Shechinah), ecc.
Nel suo senso semplice, Isaia afferma che Havayah è una Roccia eterna; il Talmud (Menachos 29b) interpreta tzur come «formò» e Yah come composto da due lettere: con la hei fu formato questo mondo e con la yud il Mondo Futuro. Il Mondo Futuro è la delizia delle anime nello splendore della Shechinah.
והתגלות תענוג זה הוא ע״י צמצום אא״ס [אור אין סוף] ב״ה שהוא בחי׳ יו״ד כי מאא״ס [מאור אין סוף] ב״ה בעצמו ובכבודו כביכול לא היו הנשמות יכולים לקבל4 מאחר שהם בבחי׳ נברא וגבול והעוה״ב [והעולם הבא] עצמו הוא בחי׳ ה״א.
E la rivelazione di questa delizia avviene attraverso la contrazione (tzimtzum) della Luce Infinita (Or Ein Sof), benedetto Egli sia, che è il livello della yud. Infatti, le anime non avrebbero potuto ricevere dalla Luce Infinita stessa, benedetto Egli sia, e dalla Sua gloria, per così dire, poiché appartengono alla categoria degli esseri creati e finiti. E il Mondo Futuro stesso è il livello della hei.
Poiché sono create e finite, le anime non potrebbero ricevere direttamente la Luce Infinita; perciò la loro delizia si rivela soltanto attraverso la contrazione rappresentata dalla yud. Il Mondo Futuro stesso corrisponde alla lettera hei.
וע״י יו״ד נברא שתענוג זה שמשיגים הוא בחי׳ יש. כמ״ש להנחיל אוהבי יש. ש״י5 עולמו׳ [עולמות].6 וכדי להתהוות יש מאין המוחלט צ״ל בחי׳ צמצום.
E fu creato attraverso la yud, [cioè] questa delizia che [le anime] afferrano è il livello di yesh (qualcosa), come è scritto: «per lasciare in eredità a coloro che Mi amano yesh»: [yesh è] trecentodieci mondi. E perché un yesh venga all’esistenza dal nulla assoluto, è necessario il livello del tzimtzum.
Poiché deriva dal tzimtzum, la delizia delle anime è un «qualcosa» (yesh) che può essere afferrato. La Mishnah interpreta yesh nel versetto come un numero: le sue lettere, yud (10) e shin (300), sommano 310, i mondi che ogni giusto erediterà. Per far esistere un «qualcosa» dal nulla assoluto, è necessaria una contrazione.
Il paragrafo applica la yud del tzimtzum al Mondo Futuro: la delizia delle anime in D‑o è possibile soltanto attraverso la contrazione, che la rende un «qualcosa» afferrabile.
Il Tzemach Tzedek, citato nelle note, afferma che qui il maamar passa dalle contrazioni in sé al modo in cui vengono attirate verso il basso attraverso un risveglio dal basso (isarusa dilesata): «lavorarla e custodirla» corrispondono alle due hei. Un’altra nota collega la contrazione alle tre cose che precedettero il mondo — acqua, vento e fuoco — considerandole come le tre linee delle emanazioni divine (Sefiros).
Marei mekomos
- 1בי״ה ה׳ צור עולמים · Isaiah 26:4
- 2ביו״ד נברא העוה״ב · Menachot 29b:13–14
- 3שנהנין מזיו השכינה · Berakhot 17a:12
- 4מאא״ס ב״ה . . לקבל · ביהל אור ע׳ שפט: ואפ״ל שזהו ענין ג׳ בריות שקדמו לעולם מים רוח ואש, שהם ג׳ ספירות ג׳ קווין, כי מאוא״ס ב״ה א״א לבע״ג לקבל כ״א ע״י צמצומים דהיינו ע״י הספירות שבהן ועל ידם מאיר הא״ס באופן שיוכלו העולמות לקבל כו׳ עכ״ל.
- 5להנחיל אוהבי יש ש״י עולמות · Proverbs 8:21
- 6להנחיל אוהבי יש. ש״י עולמו׳ · Mishnah Oktzin 3:12
10והנה שכר מצוה מצוה.12 פי׳ שהמצוה בעצמה ממשכת מתן שכרה וכמ״ש יגיע כפיך כי תאכל3 שע״י המצות שאדם עושה בעוה״ז הוא ממשיך להיות גילוי הג״ע [הגן עדן] שיומשך התגלות תענוג הנשמות.
Ora, «la ricompensa di una mitzvah è la mitzvah». Ciò significa che la mitzvah stessa fa discendere la concessione della propria ricompensa, come è scritto: «Quando mangerai la fatica delle tue mani». Attraverso le mitzvos che una persona compie in questo mondo, essa fa discendere la rivelazione del Giardino dell’Eden, affinché venga rivelata la delizia delle anime.
«La ricompensa di una mitzvah è la mitzvah» significa che la mitzvah stessa fa discendere la propria ricompensa. Compiendo le mitzvos in questo mondo, una persona fa discendere la rivelazione del Giardino dell’Eden, la delizia delle anime.
וכמ״ש ויניחהו בג״ע [בגן עדן] לעבדה אלו רמ״ח מ״ע [מצות עשה].4 שעי״ז הוא עושה את הג״ע [הגן עדן].
Come è scritto: «Lo pose nel Giardino dell’Eden perché lo lavorasse»: ciò si riferisce ai 248 precetti positivi, poiché attraverso di essi egli crea il Giardino dell’Eden.
Lo Zohar interpreta «per lavorarlo», nel versetto che parla di Adam nel Giardino dell’Eden, come riferito ai 248 precetti positivi; così, le mitzvos di una persona «creano» il Giardino dell’Eden. Il Tzemach Tzedek (Or HaTorah, Bereshis) spiega il processo: «per lavorarlo» fa discendere la yud nella hei superiore, il Mondo a Venire, mentre «per custodirlo» fa discendere la hei inferiore, questo mondo.
וזהו כל הנשמה תהלל יה. פי׳ תהלל ותאיר הארת והמשכת היו״ד שהיא בחי׳ הצמצום להיות בה׳ עלאה בחי׳ עוה״ב [עולם הבא] שהיא בחי׳ יש מאין להנחיל אוהבי יש כנ״ל:
E questo è: «Ogni anima lodi Yah». Significa: [che ogni anima] faccia risplendere e illumini la luce e la discesa della yud, che è il livello della contrazione (tzimtzum), affinché nella hei superiore vi sia il livello del Mondo a Venire, che è il livello del qualcosa dal nulla, «per dare in eredità a coloro che Mi amano yesh [qualcosa]», come menzionato sopra.
È così che l’anima «loda», cioè illumina: fa discendere la yud, la contrazione, nella hei superiore, il Mondo a Venire, e in questo modo porta all’esistenza il «qualcosa dal nulla» che costituisce la ricompensa delle anime.
Il paragrafo spiega come l’anima sia una lampada: attraverso le mitzvos fa discendere la contrazione che rivela la delizia del Mondo a Venire, e così crea la propria ricompensa.
Marei mekomos
- 1שכר מצוה מצוה · אבות ד, ב.
- 2שכר מצוה מצוה · Pirkei Avot 4:2
- 3יגיע כפיך כי תאכל · Psalms 128:2
- 4ויניחהו בג״ע לעבדה אלו רמ״ח מ״ע · Genesis 2:15
Slancio e ritorno: la lampada di Havayah ¶11–16
11אך היינו כל הנשמה דייקא. כי נשמה מלשון נשימה12 שבאדם שהיא בחי׳ רו״ש [רצוא ושוב]. כי הנשמה היא כמ״ש אשום ואשוף יחד. ששואף ההבל ונכנס ויוצא.
Ma qui si tratta specificamente di «ogni anima (neshamah)». Infatti neshamah deriva dalla parola che indica la respirazione (neshimah) di una persona, che è il livello della «corsa e del ritorno». L’anima infatti è come è scritto: «Espirerò e inspirerò insieme»: si aspira il respiro, che entra ed esce.
Il versetto dice «ogni neshamah», e neshamah deriva da neshimah, respirazione: il respiro entra ed esce, secondo il modello della «corsa e del ritorno». Le parole di Isaia «espirerò e inspirerò» sono interpretate in questo modo; le glosse del 5627 (Toras Shmuel) citate nelle note di Kehot spiegano che, per aspirare il respiro, che è la vita della persona, devono esserci corsa e ritorno.
וע״ש [ועל שם] זה נק׳ נשמה שהיא מקור כל הנשימות וכללותן. ולכן הלב דופק תמיד ברו״ש [ברצוא ושוב].
Per questo è chiamata neshamah, poiché è la fonte di tutti i respiri e ciò che li comprende tutti. Perciò il cuore batte costantemente nella corsa e nel ritorno.
L’anima è chiamata neshamah perché è la fonte di ogni respirazione e le comprende tutte. Per questo il cuore batte costantemente secondo il ritmo della corsa e del ritorno.
משא״כ שאר כל האברים שוקטים ונחים. ועל עמדם יעמודו כי רוח החיות של הנפש הוא בדם הלב דוקא.
Diversamente accade per tutti gli altri arti, che restano quieti e a riposo e rimangono fermi al loro posto; infatti lo spirito vitale dell’anima si trova specificamente nel sangue del cuore.
Gli altri arti possono riposare, ma il cuore no, perché la vita dell’anima si trova nel sangue del cuore. Il ritmo della corsa e del ritorno è dunque il battito stesso della vita.
Il paragrafo spiega perché il versetto parla della neshamah: l’anima, come il respiro e il battito del cuore, vive in un ritmo costante di corsa verso D‑o e ritorno.
Le glosse del 5627 citate nelle note spiegano che, per aspirare il respiro, che è la vita della persona, devono esserci corsa e ritorno. Le note rimandano inoltre al Midrash sui cinque nomi dell’anima e a Maimonides sull’anima.
Marei mekomos
- 1נשמה מלשון נשימה . . אשם ואשאף יחד · Isaiah 42:14
- 2נשמה מלשון נשימה · Bereshit Rabbah 14:9
12והנה בחי׳ הרצוא של הנשמה הוא בחי׳ מס״נ [מסירות נפש] בק״ש [בקריאת שמע]. והיינו מסירת הרצון1 כי נפש הוא הרצון כמ״ש אין נפשי אל העם הזה2 כו׳.
Ora, il livello della «corsa» dell’anima è il livello del sacrificio di sé (mesirus nefesh) nella recitazione dello Shema. Cioè, il consegnare la volontà, poiché nefesh è volontà, come è scritto: «La Mia anima (nafshi) non è rivolta verso questo popolo», ecc.
Il «correre» dell’anima è il sacrificio di sé dello Shema, la disponibilità a consegnare a D‑o tutto se stessi; ciò significa consegnare la propria volontà, perché nefesh, «anima», significa anche volontà: in Geremia D‑o dice «La Mia nefesh non è rivolta verso questo popolo», intendendo «la Mia volontà». Il Rebbe osserva (Sefer HaMaamarim 5709) che la Chassidus adduce questa prova anziché «se è vostro volere (nafshechem)» in Bereshis 23:8, perché quel versetto è riferito all’altra parte e non costituisce una prova completa per il santo «con tutta la vostra nefesh».
דהיינו שיעקור רצונו המלובש בהבלי עולם. ולהיות לו רק רצון א׳ לאביו שבשמים.
Vale a dire, che sradichi la sua volontà, che è rivestita nelle vanità del mondo, e che abbia un’unica volontà: per il Padre suo che è nei cieli.
Dunque, il sacrificio di sé consiste nello sradicare la propria volontà dalle vanità del mondo e nell’avere un’unica volontà, per il proprio Padre che è nei cieli.
Il paragrafo definisce la «corsa» dell’anima come il sacrificio di sé nella recitazione dello Shema, inteso come consegna totale della propria volontà a D‑o.
In una nota citata da Kehot, il Rebbe chiede perché la Chassidus dimostri che nefesh significa volontà dal versetto di Geremia, anziché dalle parole della Torah «se è vostro volere (nafshechem)», pronunciate da Avraham ai figli di Ches. Risponde che quel versetto parla dell’altra parte e quindi non costituisce una prova completa per il santo «con tutta la tua anima». Aggiunge che questo mostra quanto siano precise le dottrine della Chassidus anche nei dettagli incidentali.
Marei mekomos
- 1והיינו מסירת הרצון · מובא באוה״ת תרומה ע׳ א׳שסח, ושם מציין לעיין בלקו״ת פ׳ ראה כה, א. ראה מאמרי אדה״ז הקצרים ע׳ תקז. בונה ירושלים סי׳ עא. מאה שערים לז, א. וראה גם סד״ה עתידין צדיקים ה׳תש״ב.
- 2נפש הוא הרצון כמ״ש אין נפשי אל העם הזה · Jeremiah 15:1
Come è scritto: «Chi ho in cielo? E con Te non desidero nulla sulla terra»: non ha assolutamente alcun altro desiderio o volontà.
Le parole del Salmista, «Chi ho in cielo? … non desidero nulla sulla terra», descrivono questa volontà unica. Chi consegna la propria volontà non vuole assolutamente nulla al di fuori di D‑o.
והיינו בשומו ללבו שאין עוד מלבדו2 והכל בטל אליו ית׳. וכל הדברים שבעוה״ז הנפרדים ליש ודבר בפ״ע [בפני עצמו] הוא רק לפי שנפלו בשבה״כ [בשבירת הכלים].
Ciò significa porre nel proprio cuore la consapevolezza che non c’è altro all’infuori di Lui e che tutto si trova in una condizione di autoannullamento (bittul) dinanzi a Lui, benedetto Egli sia. E tutte le cose di questo mondo che sono separate, come un yesh [un’esistenza autonoma] e una realtà a sé stante, lo sono soltanto perché sono cadute durante la frantumazione dei recipienti.
Lo si raggiunge prendendo a cuore che non c’è nulla all’infuori di D‑o e che tutto si trova in bittul dinanzi a Lui. Le cose di questo mondo sembrano separate e indipendenti soltanto perché provengono dalle scintille cadute durante la «frantumazione dei recipienti», la spiegazione cabbalistica di come la luce divina sia venuta a essere nascosta in un mondo che sembra separato.
Il paragrafo descrive il contenuto interiore del consegnare la propria volontà: volere soltanto D‑o, fondandosi sul riconoscimento che nulla esiste realmente al di fuori di Lui.
Marei mekomos
- 1מי לי בשמים · Psalms 73:25
- 2שאין עוד מלבדו · Deuteronomy 4:35
14וכמ״ש לי הכסף ולי הזהב1 נאם ה׳ שהכסף והזהב הגשמיים הם נתגשמו בירידתם מטה מטה בהשתלשלות רבות ועצומות. אבל במקורם למעלה הם לי ובטלים אלי לפי ששרשם הוא מבחי׳ נאם ודבר2 ה׳.
Come è scritto: «Mio è l’argento e mio è l’oro, dice Havayah»: l’argento e l’oro materiali sono divenuti materiali nella loro discesa sempre più in basso, attraverso le numerose e immense fasi della catena discendente dei mondi (hishtalshelus); ma nella loro radice in Alto sono «Miei» e si trovano in uno stato di autoannullamento dinanzi a Me, perché la loro radice proviene dal livello del «dire» (ne’um) e dalla parola di D‑o.
L’argento e l’oro fisici sono divenuti materiali soltanto attraverso una lunga discesa per numerosi livelli. Nella loro radice sono ancora di D‑o, «Miei», e si trovano in uno stato di autoannullamento dinanzi a Lui, perché la loro radice è il «dire» (ne’um), la parola di D‑o, che porta ogni cosa all’esistenza; perciò non costituiscono una ragione per lasciarsi distogliere da Lui.
Il paragrafo si serve del versetto «Mio è l’argento» per mostrare che persino le cose materiali più desiderate, nella loro radice, si trovano in uno stato di autoannullamento dinanzi a D‑o.
Marei mekomos
- 1לי הכסף ולי הזהב · Haggai 2:8
- 2מבחי׳ נאם ודבר ה׳ · ראה אוה״ת כי תצא ע׳ תתרכ.
15וכל מה שיעמיק בזה ויותר מזה לבבו יבין שלא לנטות ולא לימשך בלתי לה׳ לבדו. ויהיה רצונו רק אליו ית׳ לדבקה בו עד מיצוי הנפש.
E quanto più egli approfondirà questo, e persino oltre, tanto più il suo cuore comprenderà che non deve volgersi né lasciarsi attrarre da nulla se non da D‑o soltanto. La sua volontà sarà rivolta esclusivamente a Lui, benedetto Egli sia, per aderire a Lui fino al completo effondersi dell’anima.
Più si contempla in profondità l’unità di D‑o, più diventa chiaro che nulla, se non D‑o, merita che ci si volga verso di esso. La volontà allora si rivolge soltanto a D‑o, per aderire a Lui fino al punto in cui l’anima «si consuma»: al massimo dell’anelito.
ואחר שיהיה כך ברצוא יהיה כך בשוב להיות והיו הדברים האלה1 אשר אנכי מצוך היום על לבבך ודברת בם בשבתך בביתך ובלכתך בדרך2 כו׳
E dopo essere stato così nel «correre», egli sarà così nel «ritornare»: affinché «queste parole che Io ti comando oggi siano sul tuo cuore, e ne parlerai quando siederai in casa tua e quando camminerai per la strada», ecc.
Al «correre» deve però seguire il «ritornare». Il ritorno consiste nel far entrare le parole di D‑o nel cuore e nella vita quotidiana, a casa e per strada, attraverso lo studio della Torah.
כי אין לו להקב״ה בעולמו אלא ד״א [ד׳ אמות] של הלכה3 בלבד. פי׳ מאחר שהוא קדוש כו׳.
Poiché «il Santo, benedetto Egli sia (Kudsha Brich Hu), non ha nel Suo mondo altro che i quattro cubiti di halachah [normativa della Torah] soltanto». Ciò significa: poiché Egli è santo, ecc.,
Il Talmud afferma che D‑o ha nel Suo mondo soltanto «i quattro cubiti di halachah», le leggi della Torah. Poiché D‑o è santo, separato dal mondo, deve esserci un canale speciale attraverso il quale Egli entra in esso.
אין לו שייכות להיות שורה ומתלבש בעולם אלא ע״י ד״א [ד׳ אמות] של הלכה שעי״ז נעשה דירתו ממש בתחתונים שהיא חכמתו ורצונו כו׳
Egli non ha alcun rapporto con il dimorare nel mondo e rivestirvisi se non attraverso i quattro cubiti di halachah, mediante i quali si costituisce la Sua stessa dimora tra i mondi inferiori, che è la Sua sapienza e la Sua volontà, ecc.
Questo canale è la halachah: attraverso le leggi della Torah, studiate e osservate in questo mondo, D‑o vi dimora, e viene costituita la Sua «dimora nei mondi inferiori». La halachah può farlo perché è la sapienza e la volontà proprie di D‑o.
E questo è l’intero scopo dell’uomo: essere [nello stato di] «il tuo cuore corre; ritorna all’Uno», ecc., poiché «contro la tua volontà tu vivi», ecc.
L’intero scopo dell’uomo è «correre» e poi «ritornare all’Uno», parole di Sefer Yetzirah come sono riportate nei Tikkunei Zohar; infatti, come dice la Mishnah, «contro la tua volontà tu vivi»: l’anima deve rimanere nel corpo e compiere qui la propria missione.
Il paragrafo completa il quadro del servizio divino: dopo il «correre» del sacrificio di sé viene il «ritornare» dello studio della Torah e della halachah, attraverso il quale si costituisce la dimora di D‑o in questo mondo.
I Tikkunei Zohar interpretano la frase di Sefer Yetzirah, «se il tuo cuore corre, ritorna», come una legge del servizio dell’anima: l’anelito a elevarsi deve trasformarsi in un far discendere la Divinità. «Contro la tua volontà tu vivi» insegna che l’anelito dell’anima a lasciare il corpo viene trattenuto, affinché essa compia la volontà di D‑o quaggiù.
Marei mekomos
- 1והיו הדברים האלה · Deuteronomy 6:6
- 2ודברת בם בשבתך בביתך ובלכתך בדרך · Deuteronomy 6:7
- 3אין לו להקב״ה בעולמו אלא ד״א של הלכה · Berakhot 8a:18–19
- 4רץ לבך ושוב · Sefer Yetzirah 1:8
- 5רץ לבך ושוב לאחד · Tikkunei Zohar 7a:3
- 6בע״כ אתה חי · אבות ד, כב.
- 7בע״כ אתה חי · Pirkei Avot 4:22
16ובזה תהיה כל הנשמה תהלל יה כי ע״י אתעדל״ת [אתערותא דלתתא] אתעדל״ע [אתערותא דלעילא]. שע״י בחי׳ רצוא שבעבודת האדם כך הוא למעלה בחי׳ הסתלקות וצמצום אוא״ס [אור אין סוף] ב״ה.
E così «ogni anima loderà Yah», poiché attraverso un risveglio dal basso (isarusa dilesata) [ne consegue] un risveglio dall’Alto (isarusa dileila). Per mezzo del livello del «correre» nel servizio dell’uomo, così anche in Alto vi è il livello del ritiro e della contrazione (tzimtzum) della Luce Infinita (Or Ein Sof), benedetto Egli sia.
Ciò che una persona fa in basso suscita una risposta corrispondente in Alto. Il suo «correre», il suo desiderio di elevarsi, provoca in Alto il ritiro e la contrazione della Luce Infinita, la yud descritta in precedenza.
וע״י בחי׳ שוב כך הוא בחי׳ המשכת אוא״ס [אור אין סוף] ב״ה בהשתלשלות המדרגות למטה מטה כדי להאיר התגלות התענוג של הנשמות להתענג על ה׳.
E attraverso il livello del «ritornare» vi è il livello della discesa della Luce Infinita, benedetto Egli sia, attraverso la catena discendente dei mondi (hishtalshelus), lungo livelli sempre più bassi, per far risplendere la rivelazione della delizia (taanug) delle anime, affinché si dilettino in D‑o.
Il suo «ritornare» provoca la discesa della Luce Infinita attraverso tutti i livelli. Ciò rivela la delizia delle anime in D‑o, il Mondo Futuro.
וזהו ה׳ צלך כצל שהוא פונה אחרי האדם. כך הוא ית׳ כביכול צל שלך.1 והיינו על יד ימינך דהיינו ע״י אהבה במס״נ [במסירות נפש] בבחי׳ רצוא כנ״ל.
E questo è «Havayah è la tua ombra»: come un’ombra, che segue una persona, così Egli, benedetto sia, è, per così dire, la tua ombra. E ciò è «alla tua destra», vale a dire attraverso l’amore con sacrificio di sé (mesirus nefesh), nel livello del «correre», come menzionato sopra.
Nel suo senso semplice, «Havayah è la tua ombra alla tua destra» significa che D‑o protegge una persona da vicino. Il maamar interpreta tzel [ombra] come un’ombra che segue ogni movimento della persona: così la risposta di D‑o segue il servizio della persona; le note di Kehot riportano che questa interpretazione è del Baal Shem Tov e si trova anche in Midrash Shmuel. «Alla tua destra» indica il lato destro, l’amore; qui, l’amore di sacrificio di sé nello stato del «correre».
וזהו נר הוי״ה נשמת אדם שנשמת אדם שהוא בחי׳ נשימה ברו״ש [ברצוא ושוב] היא בחי׳ נר להאיר ולהמשיך אוא״ס [אור אין סוף] ב״ה בג״ע [בגן עדן] כו׳:2
E questo è «L’anima dell’uomo è la lampada di Havayah»: l’anima dell’uomo, che è il livello della respirazione nel «correre» e nel «ritornare», è il livello di una lampada, per illuminare e far discendere la Luce Infinita, benedetto Egli sia, nel Giardino dell’Eden, ecc.
Ora viene spiegato il primo versetto: l’anima, respirando nel «correre» e nel «ritornare», è una «lampada» che fa discendere la Luce Infinita nel Giardino dell’Eden. L’anima è dunque davvero «la lampada di Havayah».
Il paragrafo mostra come il «correre» e il «ritornare» della persona provochino in Alto la contrazione e la discesa; così chiarisce in che modo l’anima sia «la lampada di Havayah».
Le note di Kehot riportano che l’interpretazione di «Havayah è la tua ombra» è del Baal Shem Tov e si trova anche in Midrash Shmuel. Or HaTorah aggiunge che l’anima fa affluire luce supplementare nel Nome Havayah, come nella spiegazione di «e benedici Havayah».
Marei mekomos
- 1ה׳ צלך . . כך הוא ית׳ כביכול צל שלך · Psalms 121:5
- 2להאיר ולהמשיך אוא״ס ב״ה בג״ע כו׳ · באוה״ת תצוה ע׳ א׳תקנג מוסיף ”כמ״ש בד״ה צאינה וראינה בפי׳ וברכו את הוי׳ שממשיכים ברכה ותוס׳ אור בשם הוי׳”.
«Tu sei la mia lampada»: la figlia ¶17–21
17אך כדי לבא למדרגת בחי׳ רו״ש [רצוא ושוב] הנ״ל א״א לאדם להגיע ע״י התבוננות בה׳ אחד ברוח בינתו לבד שמשכלו ובינתו לא תוליד אהבה כזו.
Ma per giungere al livello del «correre e ritornare» menzionato sopra, una persona non può arrivarvi contemplando che D‑o è Uno con il solo spirito della propria comprensione, poiché il suo intelletto e la sua comprensione non daranno origine a un amore di questo genere.
Eppure non si può giungere al «correre e ritornare» mediante la sola contemplazione intellettuale. Comprendere che D‑o è Uno non dà, di per sé, origine a un amore di questo genere.
הגם שע״פ שכלו ותבונתו יבין שכך יאתה מ״מ לא יגרום כח המושך בפו״מ [בפועל ממש]
Anche se, in base al proprio intelletto e alla propria comprensione, capirà che così è appropriato, tuttavia ciò non susciterà nella pratica effettiva la forza che [lo] attiri.
Una persona può comprendere pienamente che dovrebbe amare D‑o in questo modo, e tuttavia la comprensione non la muove nella pratica.
אלא עז״נ [על זה נאמר] כי אתה נרי הוי״ה.1 אתה הוא בחי׳ תומ״צ [תורה ומצות]. כי א״ת הם בחי׳ אותיות התורה מא׳ ועד תי״ו.
Piuttosto, a questo proposito è detto: «Poiché Tu (atah) sei la mia lampada, Havayah». Atah è il livello della Torah e delle mitzvos: infatti alef e tav sono il livello delle lettere della Torah, da alef a tav.
Di questo David dice: «Poiché Tu sei la mia lampada, Havayah». Atah, «Tu», si legge attraverso le sue lettere: da alef a tav, tutte le lettere della Torah, e una hei. Perciò la Torah e le mitzvos sono la lampada che illumina l’anima: l’opposto del primo versetto, nel quale l’anima è la lampada di D‑o.
Il paragrafo spiega perché è necessario il secondo versetto: la contemplazione da sola non può produrre l’amore che comporta il sacrificio di sé; l’anima ha quindi bisogno della luce della Torah e delle mitzvos, il «Tu» che è la sua lampada.
Marei mekomos
- 1כי אתה נרי הוי״ה · II Samuel 22:29
18וה׳ הוא בחי׳ המצות. ועי״ז וה׳ יגיה חשכי שיש חשך המחשיך ומונע מלהאיר אור האהבה לה׳ הגם שיתבונן שכך יאתה. והוא חשך הגוף ונפש החיונית המלבישים את נפש האלקית.
E la hei è il livello delle mitzvos. E attraverso questo, «e Havayah illumina le mie tenebre»: vi è una tenebra che oscura e impedisce alla luce dell’amore per D‑o di risplendere, anche se egli riflette sul fatto che ciò è appropriato. Questa è la tenebra del corpo e dell’anima vitale, che rivestono l’anima divina (Nefesh Elokis).
La hei di atah rappresenta le mitzvos, e il versetto prosegue: «e Havayah illumina le mie tenebre»: attraverso la Torah e le mitzvos, D‑o illumina l’anima. La tenebra è il corpo e l’anima vitale, che circondano Nefesh Elokis e impediscono alla luce dell’amore di risplendere, anche quando una persona comprende che dovrebbe amare D‑o.
וצ״ל תחלה סומוע״ט [סור מרע ועשה טוב] ע״י שיהי׳ [שיהיה] ממארי דחושבנא1 ממעשים ודבורים ומחשבו׳ [ומחשבות] אשר לא לה׳ המה כל ימי חיי הבלו כל חד לפום מאי דידע בנפשו נגעי לבבו
E prima deve esserci «allontanati dal male e fa’ il bene», facendo di sé uno dei «maestri del rendiconto», [facendo il conto di] azioni, parole e pensieri che non erano rivolti a D‑o per tutti i giorni della sua vana vita; ciascuno secondo ciò che conosce della propria anima, «le piaghe del suo cuore»,
Per prima cosa viene «allontanati dal male e fa’ il bene» (Salmi 34:15): una persona deve essere uno dei «maestri del rendiconto», esaminando con onestà ogni azione, parola e pensiero che non fossero rivolti a D‑o; ciascuno conosce le proprie «piaghe del cuore». Tanya, capitolo 29, cui rimanda la nota Kehot, dà lo stesso consiglio: quando il cuore rimane insensibile benché la mente comprenda la grandezza di D‑o, occorre umiliare la rozzezza che oscura l’anima, riservando dei momenti a questo rendiconto.
che impediscono e frenano la luce dell’amore. Infatti, «chiunque abbia un difetto non si avvicini per offrire il pane del suo D‑o; non si accosti per offrire», ecc.
Sono queste imperfezioni a frenare la luce dell’amore. La Torah dice che un sacerdote con un difetto non può offrire il pane di D‑o; allo stesso modo, un’anima imperfetta non può avvicinarsi. Il Mitteler Rebbe aggiunge, nelle note Kehot, che una macchia spirituale può essere anche il minimo difetto nell’occhio o nell’orecchio, ossia in ciò che si vede e si ascolta.
Il paragrafo spiega la tenebra che impedisce l’amore per D‑o e il rimedio: un esame attento delle proprie azioni, parole e pensieri, poiché un «difetto» impedisce all’anima di avvicinarsi.
Tanya, capitolo 29, indica lo stesso rimedio per un cuore che rimane insensibile: la rozzezza della scorza (kelipah) deve essere domata riservando dei momenti alla riflessione sulle proprie mancanze. Il Mitteler Rebbe spiega nelle note che una «macchia» spirituale può essere anche il minimo difetto nell’occhio o nell’orecchio, ossia in ciò che si vede e si ascolta.
Marei mekomos
- 1שו״ה וצ״ל — ממארי דחושבנא · Tanya, Likkutei Amarim 29:15
- 2כי כל איש אשר בו מום . . לחם אלקיו לא יגש להקריב · Leviticus 21:18
- 3לחם אלקיו לא יגש להקריב · Leviticus 21:21
Come è scritto: «Gli integri erediteranno il bene» e «non c’è bene», ecc. Non è così per quelli che presentano difetti, perché gli [animali] difettosi sono inidonei all’altare.
Il versetto dice: «Gli integri erediteranno il bene», e la Mishnah afferma che l’unico vero bene è la Torah. Un animale senza difetti può essere offerto, mentre un animale con un difetto è inidoneo all’altare.
ואף אם עלו ע״ג [על גבי] מזבח מורידין אותן. וכשם שהוא בקרבנות כך הוא בכל אשר יקריב נפשו לה׳ כל איש אשר בו מום לא יוכל ליקרב בק״ש [בקריאת שמע] להיות לו מס״נ [מסירות נפש] באמת
E anche se sono stati portati sull’altare, vengono fatti scendere. E come avviene per le offerte, così avviene per chiunque offra la propria anima a D‑o: ogni uomo che abbia un difetto non può avvicinarsi, durante la recitazione dello Shema, per giungere a un autentico sacrificio di sé (mesirus nefesh).
Un’offerta difettosa che è stata posta sull’altare viene fatta scendere. Lo stesso vale per chi cerca di offrire la propria anima a D‑o nello Shema: se ha un difetto, non può avvicinarsi a un autentico sacrificio di sé.
ומורידים אותו מלמעלה ומפילים אותו למטה3 עד אשר ישוב אל4 ה׳ וירחמהו כו׳. ואז נותנים לו סיוע מלמעלה להיות מעורר את האהבה לה׳ בק״ש [בקריאת שמע].
Ed egli viene fatto scendere dall’Alto e gettato in basso, finché «ritorna a Havayah ed Egli ha misericordia di lui», ecc. E allora gli viene dato aiuto dall’Alto per suscitare amore per D‑o durante la recitazione dello Shema.
Mentre cerca di elevarsi, viene ricacciato in basso; il Mitteler Rebbe, nelle note di Kehot, spiega che l’anima viene gettata in basso mentre si eleva nella preghiera, così da non potersi avvicinare con l’amore e il timore reverenziale della corsa e del ritorno. Questo dura finché non fa ritorno a D‑o (teshuvah) e D‑o ha misericordia di lui; allora gli viene dato aiuto dall’Alto per suscitare il suo amore nello Shema.
Il paragrafo applica alla preghiera la legge delle offerte difettose: un’anima con difetti è trattenuta dal raggiungere un autentico sacrificio di sé finché non fa ritorno (teshuvah); dopo, riceve aiuto dall’Alto.
Il Mitteler Rebbe, nelle note, spiega che l’essere «gettata in basso» significa che l’anima viene ricacciata indietro mentre si eleva nella preghiera, così da non potersi mai avvicinare a D‑o con l’amore e il timore reverenziale della corsa e del ritorno, finché non fa ritorno a D‑o.
Marei mekomos
- 1ותמימים ינחלו טוב, ואין טוב · Proverbs 28:10
- 2ואין טוב · Pirkei Avot 6:3
- 3שו״ה מס״נ — ומפילים אותו למטה · במאמרי אדה״א ע׳ שמב ”היינו שמפילים ומשפילי׳ את הנשמה בעלותה למעלה בתפלה לבלתי תוכל להתקרב לה׳ לעולם באוי״ר דרו״ש”.
- 4ישוב אל ה׳ וירחמהו · Isaiah 55:7
20והנה בחי׳ זו נק׳ בת בחי׳ מקבל שאין נפשו בטילה לה׳ במס״נ [במסירות נפש] בטבע1 עד אשר יערה עלי׳ [עליה] רוח ממרום2 ועז״נ [ועל זה נאמר] שמעי בת וראי3 והטי אזנך ושכחי עמך ובית אביך.
Ora, questo livello è chiamato «figlia», il livello di chi riceve: colei la cui anima non è per natura annullata davanti a D‑o mediante il sacrificio di sé (mesirus nefesh), «finché uno spirito non venga riversato su [di essa] dall’Alto». A questo si riferiscono le parole: «Ascolta, o figlia, guarda, porgi l’orecchio e dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre».
Questo è il primo grado, chiamato «figlia»: colei che riceve. La sua anima non è per natura pronta al sacrificio di sé, finché uno spirito non venga riversato su di lei dall’Alto; a lei il versetto dice: «Ascolta, o figlia… dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre».
פי׳ עמך ובית אביך. היינו מה שהורגלת בו ונמשכת אחריהם בהבלי העולם. עכ״פ [על כל פנים] שכחי לפנות דעתך לקבל ע״ע [על עצמו / על עצמך] עומ״ש [עול מלכות שמים] שצריך להיות4 כלי לקבל את אור האהבה הבאה מלמעלה.
Il significato di «il tuo popolo e la casa di tuo padre» è ciò a cui ti sei abituata e dietro a cui ti sei lasciata trascinare, nelle vanità del mondo. Quanto meno, dimentica [tutto ciò], così da sgombrare la mente e giungere all’accettazione del giogo (kabbalas ol) del Regno dei Cieli, poiché bisogna essere un recipiente per ricevere la luce dell’amore che proviene dall’Alto.
«Il tuo popolo e la casa di tuo padre» sono le abitudini mondane a cui una persona si è assuefatta. Quanto meno, deve dimenticarle abbastanza da accettare il giogo del Cielo, così da diventare un recipiente per l’amore che proviene dall’Alto.
Il paragrafo identifica la «figlia» con la persona che non può raggiungere da sola il sacrificio di sé e il cui compito è sgombrare la mente e accettare il giogo del Regno dei Cieli, così da ricevere l’amore dall’Alto.
Marei mekomos
- 1שו״ה בחי׳ מקבל — בטבע · בבוך 633. בטבעה.
- 2עד אשר יערה עלי׳ רוח ממרום · Isaiah 32:15
- 3שמעי בת וראי · Psalms 45:11
- 4שו״ה להיות — והנה בחי׳ זו נק׳ בת · קטע מכאן ומהביאור מובא באוה״ת פ׳ בא ע׳ רנח.
21ואזי ויתאו המלך יפיך. יופי ההארה שיאיר את האהבה שהיא בחי׳ נר כנ״ל. ועז״נ [ועל זה נאמר] תתן אמת ליעקב.1
E allora «il re desidererà la tua bellezza»: la bellezza dell’illuminazione che accenderà l’amore, che è il livello / aspetto (bechinah) di una lampada, come menzionato sopra. Di questo è detto: «Darai verità a Yaakov».
Quando colui che riceve diventa un recipiente, «il re desidererà la tua bellezza»: la bellezza è la luce che accende il suo amore, la sua «lampada». Di lui Micah dice: «Darai verità a Yaakov», verità data in dono.
כי נש״י [נשמות ישראל] הם ב׳ בחי׳ יעקב וישראל. ישראל הוא בחי׳ כי שרית ותוכל2 שכבר גבר ונצח המלחמה
Le anime d’Israele appartengono a due livelli, Yaakov e Yisrael. Yisrael è la bechinah di «hai lottato e hai prevalso»: ha già superato e vinto la battaglia.
Esistono due tipi di anime ebraiche, chiamate Yaakov e Yisrael. Yisrael, il cui nome deriva da «hai lottato e hai prevalso», ha già vinto la battaglia interiore.
משא״כ יעקב יו״ד עקב דהיינו שירד מטה3 בבחי׳ עקב אלא שיש לו בחי׳ יו״ד בראשו שאליו יומשך ממטה למעלה.
Yaakov, invece, è yud eikev (yud, tallone): vale a dire, è sceso in basso, alla bechinah del tallone, ma ha la bechinah di una yud alla testa, verso la quale sarà attirato dal basso verso l’alto.
Il nome Yaakov si legge come yud ed eikev, «tallone»: egli si trova in basso, al livello del tallone, ma ha una yud, un punto di divinità, alla testa, che lo attira verso l’alto.
ועדיין אין לו בחי׳ אמת בנפשו בטבע ממש. רק שה׳ יתן אמת ע״י סיוע מלמעלה.
E non possiede ancora nella propria anima la bechinah della verità per sua stessa natura; è soltanto D‑o a donargli la verità, attraverso un aiuto dall’Alto.
Yaakov non ha ancora la verità nella propria natura; D‑o gliela dona come aiuto dall’Alto. In Likkutei Torah, Shemini Atzeres (83b), l’Alter Rebbe spiega il versetto nello stesso modo: la yud di Yaakov è la contrazione (tzimtzum) giunta fino al «tallone», e D‑o dona la verità affinché la Sua verità si riveli anche lì.
וחסד לאברהם פי׳ שיהיה בחי׳ אברהם הוא בחי׳ האהבה שהיא באה בתורת חסד מלמעלה. וכ״ז [וכל זה] הוא מימי קדם מבחי׳ תשובה שקדמה לעולם:4
«Benevolenza per Avraham»: ciò significa che la bechinah di Avraham è la bechinah dell’amore che giunge come dono di benevolenza dall’Alto. E tutto questo proviene «dai tempi antichi», dalla bechinah del ritorno (teshuvah), che precedette il mondo.
«Benevolenza per Avraham» significa che anche l’amore, la qualità di Avraham, gli giunge come dono dall’Alto. Tutto questo fluisce «dai tempi antichi», dal ritorno (teshuvah), che precedette il mondo e può giungere oltre lo stato presente di una persona.
Il paragrafo spiega in che modo la «figlia» riceve: come Yaakov, che non ha ancora vinto la battaglia, riceve dall’Alto verità e amore, attraverso la forza del ritorno (teshuvah).
In Likkutei Torah, Shemini Atzeres (83b), l’Alter Rebbe spiega «Darai verità a Yaakov» come qui, attraverso Yaakov inteso come yud eikev, e aggiunge che da questa verità fluisce «benevolenza per Avraham», le mitzvos.
Marei mekomos
- 1תתן אמת ליעקב · Micah 7:20
- 2כי שרית ותוכל · Genesis 32:29
- 3שו״ה המלחמה — שירד מטה · בבוך 633: שירד מטה מטה.
- 4תשובה שקדמה לעולם · Pesachim 54a:8–9
La sorella: i maestri della Torah ¶22–25
22וביאור ענין אחותי. הוא בחי׳ ומדרגת מארי תורה שתורתם אומנתם כי במעלת התורה איתא במדרש מצינו שויתר הקב״ה על ג״ע [גילוי עריות] וש״ד [ושפיכות דמים].1 ולא ויתר על בטול תורה.
E la spiegazione del concetto di «mia sorella»: questo è il livello e il grado dei maestri della Torah, la cui occupazione è la Torah. Infatti, riguardo alla grandezza della Torah, nel Midrash è detto: «Troviamo che il Santo, benedetto Egli sia (Kudsha Brich Hu), ha sorvolato sulle relazioni proibite e sullo spargimento di sangue, ma non ha sorvolato sull’abbandono dello studio della Torah».
Il secondo nome, «sorella», indica il grado di coloro la cui occupazione è la Torah e che si dedicano interamente al suo studio. Il Midrash dice che D‑o ha sorvolato persino su gravi peccati come le relazioni proibite e lo spargimento di sangue, ma non sulla trascuratezza nello studio della Torah.
והענין כי הנה עסק התורה הוא המשכת דירתו ית׳ בתחתונים
La spiegazione è che lo studio della Torah consiste nel far discendere la Sua dimora, benedetto Egli sia, tra i mondi inferiori (dirah betachtonim).
Lo studio della Torah è così centrale perché fa discendere la dimora di D‑o nei mondi inferiori.
כי כל עניני התורה אסור ומותר. כשר ופסול. טמא וטהור. הוא רק הבדלה בין טוב לרע. וכמ״ש להבדיל בין החיה2 הנאכלת ובין כו׳.
Infatti, tutte le questioni della Torah — proibito e permesso, kasher e inidoneo, impuro e puro — non sono che una distinzione tra il bene e il male, come è scritto: «per distinguere tra l’animale che si può mangiare e tra», ecc.
Ogni materia della legge della Torah — ciò che è proibito e ciò che è permesso, ciò che è kasher e ciò che è inidoneo, ciò che è impuro e ciò che è puro — costituisce una distinzione, e ogni decisione di questo tipo separa il bene dal male. Il versetto che conclude le leggi sugli animali kasher, «per distinguere tra l’animale che si può mangiare e l’animale che non si può mangiare», enuncia questo principio.
Il paragrafo introduce la «sorella», i maestri della Torah, e spiega la grandezza della Torah: le sue decisioni separano il bene dal male e rendono così possibile la dimora di D‑o in basso.
Il Midrash citato si trova nelle introduzioni (Pesichta) a Eichah Rabbah, e la nota Kehot rimanda il lettore a Or HaTorah, Vaeschanan, per un’ampia trattazione dell’argomento.
Marei mekomos
- 1שויתר הקב״ה על ג״ע וש״ד · פתיחתא דאיכ״ר ב. ראה בארוכה באוה״ת פ׳ ואתחנן ע׳ רמו.
- 2להבדיל בין החי׳ · Leviticus 11:47
Ora, è scritto: «Per mezzo di me regnano i re», e fu detto: «La Mishnah è una regina», poiché è come un re che comanda di fare questo e quello, ecc., come spiegato altrove.
La Torah dice: «Per mezzo di me regnano i re», e i Saggi dicono: «La Mishnah è una regina». La halachah ha autorità regale: come un re, comanda ciò che si deve fare. In Torah Ohr, Shemos (49b), l’Alter Rebbe spiega perché la Mishnah è paragonata a una regina: è un’opera di raffinamento nella sapienza (Chochmah), che distingue il puro dall’impuro e il proibito dal permesso.
והנה כתיב אם תגביה כנשר3 כו׳. משם אורידך נאם ה׳ שנאם ה׳ ודבורו הוא המוריד ומשפיל הקליפות וס״א [וסטרא אחרא] למטה ויתפרדו כל פועלי און.4
Ed è scritto: «Anche se ti innalzi come un’aquila», ecc., «di là ti farò scendere, dice Havayah»: è la «dichiarazione» di Havayah e la Sua parola a far scendere e abbassare le scorze (kelipah) e l’altra parte (sitra achra) in basso, e «tutti gli operatori di iniquità saranno dispersi».
Per mezzo di Obadiah, D‑o dice all’orgoglioso Edom: «Anche se ti innalzi come un’aquila… di là ti farò scendere». È la parola di D‑o a gettare in basso le kelipos e la sitra achra, le forze che si oppongono alla santità.
וכך האדם ע״י עסקו בתורה. ומבדיל בין איסור והיתר.5 ובין כשר לפסול כנ״ל. הנה הוא מוריד האיסור והפסול ומדחהו למטה ע״י דבר ה׳ אשר בפיו זו דבר הלכה6
E così avviene per una persona, attraverso il suo occuparsi di Torah: distingue tra il proibito e il permesso, e tra ciò che è kasher e ciò che non è idoneo, come menzionato sopra; in questo modo fa scendere il proibito e ciò che non è idoneo e li respinge in basso, per mezzo della «parola di D‑o» che ha in bocca: «questa è la parola di halachah».
Una persona che studia Torah fa lo stesso: quando stabilisce ciò che è proibito e ciò che è permesso, ciò che è kasher e ciò che non è idoneo, respinge in basso e allontana il proibito e ciò che non è idoneo. Lo fa con la «parola di D‑o» che ha in bocca, che i Saggi identificano con la halachah.
נתקיים בו ועל ידו משם אורידך נאם ה׳ ולכן נק׳ ישראל אחים וריעים להקב״ה. וכמ״ש להנחיל אוהבי יש.7 למען אחי וריעי8 כו׳:
[Così] si realizza in lui e per mezzo suo: «di là ti farò scendere, dice Havayah». Perciò Israele sono chiamati fratelli e compagni del Santo, benedetto Egli sia, come è scritto: «per lasciare in eredità a coloro che Mi amano il yesh [l’esistenza]» e «per amore dei miei fratelli e compagni», ecc.
Così, il versetto «di là ti farò scendere, dice Havayah» si realizza per mezzo della persona stessa. Poiché in questo modo compie l’opera stessa di D‑o, Israele sono chiamati «fratelli e compagni» di D‑o.
Il paragrafo spiega perché i maestri della Torah sono chiamati «sorella»: attraverso le decisioni halachiche compiono l’opera stessa di D‑o, abbattendo il male, e diventano così Suoi fratelli e compagni.
Marei mekomos
- 1בי מלכים ימלכו · Proverbs 8:15
- 2מתניתין מלכתא · Beitzah 28b:14–15
- 3אם תגבי׳ כנשר · Obadiah 1:4
- 4ויתפרדו כל פועלי און · Psalms 92:10
- 5שו״ה בתורה — בין איסור והיתר · בבוך 633: בין היתר לאיסור.
- 6דבר ה׳ אשר בפיו זו דבר הלכה · Shabbat 138b:11–12
- 7להנחיל אוהבי יש · Proverbs 8:21
- 8למען אחי ורעי · Psalms 122:8
E questo è: «La voce è la voce di Yaakov e le mani sono le mani di Eisav»: quando la voce è la voce di Yaakov, le mani di Eisav non hanno potere su di lui.
Le parole di Yitzchak, «La voce è la voce di Yaakov e le mani sono le mani di Eisav», sono interpretate dai Saggi nel senso che, quando si ode la voce di Yaakov nello studio della Torah, le mani di Eisav non hanno alcun potere su di lui.
כי אין יניקה לחיצונים מאחר שמבדילים ומבררים. והיינו בזמן שהקל קול. פי׳ שהקול עליון הוא דבר ה׳ מתחבר בקול שלמטה
Infatti le forze esterne non hanno da cui trarre nutrimento, poiché [uno] separa e raffina. E questo è «quando la voce è una voce»: vale a dire che la voce superna, la parola di D‑o, si unisce alla voce inferiore,
La ragione è che lo studio della Torah separa e raffina il bene dal male, così che le forze esterne della scorza (kelipah) non hanno da cui trarre vitalità. Nel versetto, «voce» (kol) compare due volte: la voce superiore, la parola di D‑o, si unisce alla voce inferiore, quella dello studio della persona.
così che si realizzi quanto è scritto: «Ho posto le Mie parole nella tua bocca»; ed è scritto: «E le Mie parole che ho posto nella tua bocca»: davvero «le Mie parole». Poiché allora si ha il livello di «la Mishnah è una regina».
Questo è ciò che Isaia intende con «E le Mie parole che ho posto nella tua bocca»: le parole che una persona pronuncia nello studio della Torah sono davvero le parole di D‑o. Allora la halachah ha la sua forza regale: «la Mishnah è una regina».
Il paragrafo mostra come lo studio della Torah privi il male del suo potere: quando una persona studia, la parola stessa di D‑o parla attraverso la sua voce, separando il bene dal male.
Il versetto dice due volte «voce», hakol kol; il maamar interpreta la ripetizione come l’unione della voce superna con la voce inferiore.
Marei mekomos
- 1הקל קול יעקב · Genesis 27:22
- 2ואשים דברי בפיך · Isaiah 51:16
- 3ודברי אשר שמתי בפיך · Isaiah 59:21
25ובחי׳ זו נק׳ אחותי רעיתי יונתי תמתי.1 א״ת [אל תקרי] תמתי אלא תאומתי23 שנעשו בחי׳ אחים תאומים ממש כביכול.
E questo livello è chiamato «mia sorella, mia diletta, mia colomba, mia perfetta (tamasi)». Non leggere tamasi, bensì te’omasi (la mia gemella): essi diventano, per così dire, veramente fratelli gemelli.
Questo livello è chiamato «mia sorella, mia diletta, mia colomba, mia perfetta», e il Midrash legge tamasi, «la mia perfetta», come te’omasi, «la mia gemella». Attraverso la Torah, Israele e D‑o diventano, per così dire, gemelli.
אך כל האומר אין לי אלא תורה4 אפי׳ [אפילו] תורה אין לו. כי מעלת התורה היא משום דאורייתא וקוב״ה [וקודשא בריך הוא] כולא חד.5
Tuttavia, «chi dice: “Non ho altro che la Torah”, non possiede neppure la Torah». La grandezza della Torah deriva infatti dal fatto che la Torah e il Santo, benedetto Egli sia (Kudsha Brich Hu), sono un tutt’uno.
Eppure la sola Torah non basta: «chi dice: “Non ho altro che la Torah”, non possiede neppure la Torah». La Torah è grande perché è una con D‑o; in Torah Ohr, Vaera (57c), l’Alter Rebbe spiega che in questa affermazione «Kudsha Brich Hu» indica D‑o stesso, santo e separato dai mondi, presente nella Torah. Occorre quindi anche legarsi a D‑o stesso, come spiega il paragrafo successivo.
Il paragrafo presenta la vicinanza dei maestri della Torah a D‑o come quella di gemelli e avverte che la Torah non è completa senza un legame con D‑o stesso.
Il parallelo in Torah Ohr, Vaera spiega che «la Torah e Kudsha Brich Hu sono un tutt’uno» significa che D‑o stesso, santo e separato dai mondi, è presente nella Torah e nelle sue mitzvos.
Marei mekomos
- 1אחותי רעיתי יונתי תמתי · Song of Songs 5:2
- 2א״ת תמתי אלא תאומתי · שה״ש רבה ע״פ אני ישנה.
- 3א״ת תמתי אלא תאומתי · Shir HaShirim Rabbah 5:3
- 4כל האומר אין לי אלא תורה · Yevamot 109b:4–5
- 5דאורייתא וקב״ה כולא חד · נסמן לקמן נז, ג.
La madre: Torah unita al sacrificio di sé ¶26–27
E deve esserci anche nell’uomo il sacrificio di sé (mesirus nefesh) in «Uno», poiché da lì proviene la fonte della Torah, e [egli deve] avere una sola volontà, ecc., come sopra.
Perciò anche l’uomo di Torah ha bisogno del sacrificio di sé dello Shema: deve offrire se stesso pronunciando la parola «Uno» e avere una sola volontà. È da lì che proviene la Torah. La nota Kehot indica le fonti sul sacrificio di sé alla parola «Uno»: le responsa del Rashba, il Bach sul Tur e Pri Etz Chaim.
שעי״ז הוא ממשיך גילוי התורה שמשם מקור חוצבה ושרשה דאורייתא מחכ׳ [מחכמה] נפקת. וכתיב ויקם עדות ביעקב2 ותורה שם בישראל. פי׳ כי הנה יש ב׳ בחי׳ ישראל ויעקב.3
Attraverso questo egli fa discendere la rivelazione della Torah, poiché da lì provengono la fonte da cui è stata tratta e la sua radice: «La Torah scaturisce dalla sapienza (Chochmah)». Ed è scritto: «Egli stabilì una testimonianza in Yaakov e pose una Torah in Yisrael». Il significato è che vi sono due livelli: Yisrael e Yaakov.
Attraverso questo sacrificio di sé egli fa discendere la rivelazione della Torah dalla sua radice, poiché «la Torah scaturisce da Chochmah» e Chochmah è il luogo cui giunge l’autoannullamento (bittul) dell’anima. Il versetto «una testimonianza in Yaakov… una Torah in Yisrael» introduce due livelli della Torah, corrispondenti a Yaakov e Yisrael.
Il paragrafo aggiunge che lo studio della Torah deve essere accompagnato dal sacrificio di sé nello Shema, attraverso il quale la Torah viene rivelata dalla sua radice, e introduce i due livelli di Yaakov e Yisrael nella Torah.
Le note Kehot fanno risalire la consuetudine del sacrificio di sé alla parola «Uno» dello Shema alle responsa del Rashba, al Bach sul Tur e a Pri Etz Chaim.
Marei mekomos
- 1למס״נ באחד · ראה שו״ת הרשב״א ח״ה תשובה נה. ב״ח טוא״ח רסס״א. פע״ח שער הק״ש פי״ב.
- 2ויקם עדות ביעקב · Psalms 78:5
- 3דאורייתא מחכמה נפקת · Zohar II, 121a
E in corrispondenza di ciò vi sono due livelli nella Torah: testimonianza e Torah. Dal livello di Yaakov viene fatta discendere la dimensione della testimonianza, e dal livello di Yisrael viene fatta discendere la dimensione della Torah.
La Torah ha due livelli, «testimonianza» e «Torah». Quello inferiore, la «testimonianza», giunge attraverso Yaakov, e quello superiore, la «Torah», attraverso Yisrael.
Come è scritto: «E li farete» (osam): è scritto [in modo che si possa leggere] atem, «voi». Ed è scritto: «che un uomo farà (osam)». Poiché attraverso l’uomo viene fatta discendere la dimensione della Torah e delle mitzvos.
I Saggi leggono «li farete (osam)» come «farete voi stessi (atem)», e il versetto sull’«uomo» che compie le mitzvos esprime la stessa idea. Attraverso l’uomo la Torah e le mitzvos vengono fatte discendere nel mondo.
והיינו ע״י מס״נ [מסירות נפש] באחד שאז כל הנשמה תהלל6 יה כו׳ כנ״ל. ובחי׳ זו נקראת אמי שהוא בחי׳ אם הבנים.7
Ciò avviene attraverso il sacrificio di sé (mesirus nefesh) in «Uno», poiché allora «ogni anima loderà Yah», ecc., come menzionato sopra. E questa dimensione è chiamata «mia madre», ossia la dimensione della «madre dei figli».
Ciò avviene attraverso il sacrificio di sé in «Uno», quando l’anima diventa una lampada, come spiegato sopra. Questa dimensione è chiamata «mia madre», come in «madre dei figli»: è la più elevata delle tre denominazioni.
שהיא היא המוליד הגילוי אלקות אוא״ס [אור אין סוף] ב״ה בג״ע [בגן עדן] ותענוג הנשמות זו תורה ועבודה כו׳. ולע״ל [ולעתיד לבוא] כתיב רני ושמחי בת8 כו׳. שבחי׳ בת תעלה ביתר שאת910 כנ״ל. ולהיות אשת חיל עט״ב [עטרת בעלה]11 כו׳12 כמ״ש במ״א:13
Poiché è lei stessa a generare la rivelazione della divinità, la Luce Infinita (Or Ein Sof), benedetto Egli sia, nel Giardino dell’Eden, e la delizia delle anime; ciò è Torah e servizio, ecc. E riguardo al Tempo a venire è scritto: «Canta e gioisci, o figlia», ecc.: la dimensione della «figlia» salirà «con una grandezza ancora maggiore», come menzionato sopra, e sarà «una donna di valore, corona di suo marito», ecc., come spiegato altrove.
La «madre» genera la rivelazione della divinità nel Giardino dell’Eden e la delizia delle anime attraverso la Torah e il servizio divino. Nel Tempo a venire la «figlia» salirà ancora più in alto, come promette la Haftarah, e sarà «una donna di valore, corona di suo marito». Likkutei Torah, Shelach (38c), cita queste frasi e spiega che la «figlia» è la Gerusalemme inferiore e «mia madre» quella superiore; si raggiunge quella superiore soltanto attraverso quella inferiore: la «figlia» sale attraverso le mitzvos compiute con atti materiali.
Il paragrafo completa le tre denominazioni: il sacrificio di sé che fa discendere la Torah e le mitzvos è la dimensione della «madre»; nel Tempo a venire anche la «figlia» sarà elevata al di sopra di tutto.
Or HaTorah, citato nelle note, spiega che la «figlia» stessa diventerà la corona di suo marito, l’insieme delle qualità emotive (Zeir Anpin), e salirà al di sopra della comprensione (Binah), della quale è detto: «la corona con cui sua madre lo incoronò».
Marei mekomos
- 1ומבחי׳ ישראל נמשך בחי׳ תורה · ראה אוה״ת לך לך עג, ב.
- 2ועשיתם אתם · Leviticus 26:3
- 3ועשיתם אתם אתם כתיב · Leviticus 22:31
- 4אשר יעשה אתם האדם · Leviticus 18:5
- 5כי ע״י האדם נמשך בחי׳ תומ״צ · ראה ד״ה רני ושמחי תשכ״ז (סה״מ מלוקט ח״ד) ע׳ רפג סעי׳ ב הערה 11.
- 6כל הנשמה תהלל י״ה · Psalms 150:6
- 7אם הבנים · Psalms 113:9
- 8רני ושמחי בת · Zechariah 2:14
- 9שבחי׳ בת תעלה ביתר שאת · ע׳ לקו״ת שלח לח, ג. ובביאורי הזהר להצ״צ כרך א פ׳ שלח ע׳ קעא. תל. ובאוה״ת פ׳ חיי שרה קכו, א. שמות כרך ז׳ ע׳ ב׳תקא. נ״ך ע׳ רסה.
- 10ביתר שאת · Genesis 49:3
- 11אשת חיל עט״ב · Proverbs 12:4
- 12ולהיות אשת חיל עט״ב כו׳ · מובא באוה״ת נ״ך כרך ב ע׳ תשסד ושם מציין לכאן ומוסיף ”שהיא עצמה נעשה עטרה וכתר לבעלה שהוא ז״א ולמעלה מבחי׳ בינה שעליה נאמר בעטרה שעטרה לו אמו ולא שהיא עצמה העטרה”.
- 13כמ״ש במ״א · ע׳ באוה״ת פ׳ ראה ע׳ תרעג ואילך.
Hai terminato il maamar?
Segnalo come studiato: conta per il siyum settimanale e per quello annuale.
Nell’avodah
Una persona non può raggiungere il vero amore per D‑o con la sola comprensione. Deve prima fare un esame sincero delle proprie azioni, parole e pensieri che non erano rivolti a D‑o e, come minimo, mettere da parte le proprie abitudini mondane per accettare il giogo del Cielo; quindi deve consegnare la propria volontà a D‑o nello Shema e, da lì, ritornare alla Torah e alla halachah. Anche lo studio della Torah deve essere unito al sacrificio di sé in «Uno», perché «chi dice: “Non ho altro che la Torah”, non ha neppure la Torah».
Domande di discussione
- Perché l’anima è chiamata «la lampada di Havayah», mentre D‑o è chiamato la lampada dell’anima, e a chi si riferisce ciascun versetto?
- In che modo il respiro e il battito del cuore illustrano lo slancio e il ritorno nel servizio divino?
- Perché la sola contemplazione non può generare l’amore per D‑o, e cosa dice il maamar che rimuove l’«oscurità» che lo trattiene?
- In che modo stabilire ciò che è proibito e ciò che è permesso abbatte le kelipos, e perché questo fa di Israele i «gemelli» di D‑o?
- Perché la Torah senza il sacrificio di sé in «Uno» non basta, e perché la loro unione è chiamata «madre»?