Torah Ohr · Parashot Mikeitz · Maamar 1
ויהי מקץ שנתים ימים ופרעה חולם וגו׳
«E avvenne, al termine di due anni di giorni, che il Faraone sognava»
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Tradotto con l’IA dalla nostra edizione inglese, poi verificato e corretto in diversi passaggi sulla base dell’inglese e dell’ebraico. L’inglese stesso è in corso di revisione da parte di lettori. Se conosci bene l’italiano, saremmo grati del tuo aiuto nella revisione di questa traduzione. Collabora alla revisione
Idea centrale
L’amore per D‑o risvegliato nella preghiera dura soltanto quando è contenuto nei recipienti della Torah e orientato allo scopo di D‑o: una dimora nei mondi inferiori; la preghiera che cerca la propria esperienza dimentica «Yosef» e la sua luce svanisce come il sogno del Faraone.
Il maamar in breve
Il maamar legge la storia del capo dei coppieri e del Faraone come una mappa dell’anima divina. Nell’anima vi sono l’acqua nella mente — la contemplazione della grandezza di D‑o — e il fuoco nel cuore — un’ardente sete di Lui — uniti dalla trachea (kaneh): la voce e le lettere della Torah e della preghiera. Questo è il santo «capo dei coppieri». Nel suo sogno, la vite è la Congregazione d’Israele, i grappoli sono le anime e il loro vino è l’amore nascosto per D‑o, liberato soltanto dalla «spremitura» dell’umiltà e offerto nella preghiera al santo Faraone, la rivelazione di D‑o. Chi ha peccato non può raggiungere questo vino gioioso; per lui c’è il vino inebriante dell’amarezza, che, come accade ai veri giusti dello Zohar che pensano ogni giorno di lasciare il mondo, lo induce a dimenticare le preoccupazioni mondane e a pregare dal profondo del cuore. Entrambi i vini devono essere «riposti» nella Torah scritta e orale, per amore di D‑o. Quando il coppiere dimentica Yosef, cioè questo scopo, la Torah «finisce» e la preghiera diventa un sogno inghiottito dalle vacche magre.
Schema
- L’oblio del coppiere e i corrispettivi santiMiketz prosegue dal fatto che il coppiere dimenticò Yosef; il Faraone e il coppiere hanno i loro corrispettivi nella santità.¶1
- Acqua, fuoco e tracheaI quattro elementi nel corpo e nell’anima divina: la contemplazione della mente, l’amore ardente del cuore e la trachea, voce e lettere della Torah, che li unisce; questo è il santo capo dei coppieri.¶2–7
- Il sogno del coppiere: il vino che rallegraLa vite è Israele, i grappoli sono le anime, il vino è l’amore nascosto, liberato dall’umiltà e trasportato dalla voce della preghiera al santo Faraone, la rivelazione di D‑o.¶8–12
- Il vino inebriante dell’amarezzaChi ha peccato non può raggiungere la gioia nella preghiera; il suo rimedio è il vino che intorpidisce la mente, accettando con sincerità le quattro pene capitali.¶13–15
- I veri giusti e il fiume di fuocoI veri giusti dello Zohar pensano di lasciare il mondo per dimenticare le questioni mondane e aderire a D‑o; il fiume di fuoco inferiore è la feccia dell’amore degli angeli.¶16–17
- L’amarezza che diventa preghieraRiflettendo sulla propria discesa, una persona si amareggia, dimentica i propri affari e prega «Benedetto sei Tu» dal cuore, dopo essersi prima umiliata.¶18–20
- Nascondere la luce nella Torah: il livello di YosefLa luce di entrambi i vini deve essere custodita nella Torah scritta e orale, la coppa, e orientata al compiacimento di D‑o: una dimora nei mondi inferiori.¶21–22
- Dimenticare Yosef e il sogno del FaraoneLa preghiera per il proprio tornaconto dimentica Yosef; la Torah finisce, la preghiera diventa un sogno e le vacche magre inghiottono le buone sensazioni, mentre il livello di Yosef rimane intatto.¶23–25
Concetti chiave
- L’elemento dell’acqua nella menteיסוד המים שבמוח
- La contemplazione della grandezza di D‑o, e del fatto che ogni cosa è come nulla dinanzi a Lui; discende come l’acqua e fa discendere la luce di D‑o attraverso la Torah e le mitzvos.
- L’elemento del fuoco nel cuoreיסוד האש שבלב
- L’ardente sete di D‑o che nasce da quella contemplazione: un amore che sale come una fiamma e anela a lasciare il mondo.
- La trachea (kaneh), il santo capo dei coppieriקנה, שר המשקים
- La voce e le lettere della Torah e della preghiera, che collegano l’acqua della mente al fuoco del cuore e portano verso l’alto l’amore dell’anima.
- Il vino che rallegraיין המשמח
- L’amore nascosto per D‑o, ereditato dai patriarchi, rivelato con gioia nella preghiera dalle persone rette, dopo essere stato spremuto dall’umiltà.
- Il vino inebrianteיין המשכר
- L’amarezza per la propria lontananza da D‑o, che fa dimenticare a una persona le preoccupazioni mondane e la induce a pregare sinceramente; è la via per chi ha peccato.
- Il Faraone nella santitàפרעה בקדושה
- La rivelazione di D‑o; il termine deriva da peri’ah, «scoprimento», e ad essa viene offerto l’amore della preghiera.
- Yosefיוסף
- Il servizio che «aggiunge» compiacimento e soddisfazione dinanzi a D‑o, orientato a farNe una dimora nei mondi inferiori, custodendo la Sua luce nelle lettere della Torah.
L’oblio del coppiere e i corrispettivi santi ¶1
1ויהי מקץ12 שנתים ימים ופרעה חולם וגו׳. הנה פ׳ זו מחוברת לפרשה שלפניה ולא זכר שר המשקים3 את יוסף וגו׳.
«E avvenne alla fine di due anni di giorni, e il Faraone sognava», ecc. Ora, questa parashah è collegata alla parashah che la precede: «E il capo dei coppieri non si ricordò di Yosef», ecc.
Il maamar si apre con il primo versetto della parashah di Miketz, in cui il Faraone sogna due anni dopo che il capo dei coppieri è stato liberato dalla prigione. L’Alter Rebbe osserva che questo versetto segue direttamente l’ultimo versetto della parashah precedente, in cui il coppiere dimenticò Yosef, e che quindi i due versetti vanno letti insieme; in seguito le parole «due anni di giorni» (shenasayim yamim) saranno interpretate come la Torah. Secondo la nota Kehot, il maamar fu detto di Shabbos Chanukah 5557 (1796), e un breve maamar dell’Alter Rebbe (Maamarei Admur HaZaken HaKetzarim, p. 20) ne costituisce una sorta di spiegazione.
כי מפני4 שלא זכר נתהוה ויהי מקץ. וביאור הענין כי כמו שיש פרעה ושר המשקים בקליפה כך זלעו״ז [זה לעומת זה] עשה אלקים5 שכמו״כ [שכמו כן]6 בסט׳ [בסטרא] דקדושה יש ג״כ בחי׳7 אלו:
Poiché non si ricordò, ciò fece sì che «avvenne alla fine». La spiegazione è la seguente: come vi sono un Faraone e un capo dei coppieri nella scorza (kelipah), così «D‑o ha fatto l’uno opposto all’altro», cosicché anche dal lato della santità vi sono questi livelli.
Fu la dimenticanza del coppiere a far trascorrere altri due anni: la «fine» con cui si apre Miketz. L’Alter Rebbe leggerà la storia come una mappa dell’anima: ogni forza nella kelipah (il regno che cela D‑o) ha una controparte nella santità; vi sono quindi anche un «Faraone» santo e un «capo dei coppieri» santo.
Il paragrafo collega la conclusione di Vayeshev all’inizio di Miketz e annuncia il metodo del maamar: i personaggi del Faraone e del capo dei coppieri saranno interpretati come livelli all’interno della santità e dell’anima divina.
Il principio secondo cui D‑o ha fatto della santità e della kelipah controparti esatte viene da Koheles 7:14. Nelle versioni manoscritte citate nelle note Kehot, l’apertura aggiunge che una persona può trovare questi livelli nella propria anima divina, «poiché a immagine di D‑o Egli creò l’uomo»: è proprio così che procede il maamar.
Marei mekomos
- 1ויהי מקץ · ראה לעיל בציונים לכ״ק אדמו״ר זי״ע. המאמר הוא משבת חנוכה תקנ״ז. ראה מאמרי אדה״ז הקצרים ע׳ כ. וברשימת המאמרים שם. והמאמר שם הוא כעין ביאור לכאן. המאמר עם הגהות באוה״ת כרך ה תתקעא, א. והוספה בכרך ו תתש, א.
- 2ויהי מקץ · Genesis 41:1
- 3ולא זכר שר המשקים · Genesis 40:23
- 4שו״ה לפרשה — כי מפני · בבוך 1174: כי בעבור.
- 5עשה אלקים · Ecclesiastes 7:14
- 6שו״ה המשקים — עשה אלקים שכמו״כ בסטרא דקדושה יש ג״כ בחי׳ אלו · בבוך 1174: ”עשה אלקים בחי׳ קדושה ג״כ, ויוכל האדם למצוא בחי׳ אלו ג״כ בקדושה בנפש האלקית, כי בצלם אלקים עשה את האדם”.
- 7שכמו״כ בסט׳ דקדושה יש ג״כ בחי׳ לו · כאן אינו מבאר הענינים בקדושה, ראה אוה״ת בראשית כרך ה תתקעא, א. ע״ש.
Acqua, fuoco e trachea ¶2–7
2והנה יש ד׳ יסודות בנפש האדם ארמ״ע [אש רוח מים עפר].1 יסוד האש משכנו בלב. ומקור הליחות2 מהמוח ששם הוא משכן יסוד המים. והריאה שואבת כל מיני משקה3 וליחות מהמוח ע״י הקנה לקרר את חום הלב.4
Ora, nell’anima umana vi sono quattro elementi: fuoco, aria, acqua e terra. L’elemento del fuoco dimora nel cuore. L’umidità proviene dal cervello, poiché è lì che dimora l’elemento dell’acqua. I polmoni aspirano dal cervello, attraverso la trachea, ogni genere di bevanda e di umidità, per raffreddare il calore del cuore.
L’Alter Rebbe parte dalla fisiologia della sua epoca: il corpo è costituito da quattro elementi, con il fuoco situato nel cuore e l’acqua nel cervello. Attraverso la trachea, i polmoni richiamano l’umidità dal cervello per raffreddare il calore del cuore; questo quadro fisico diventerà il modello per l’anima divina. In Likkutei Torah, Emor, l’Alter Rebbe applica gli stessi elementi all’anima divina e aggiunge che in ogni persona essi si combinano in modo diverso: in alcuni il fuoco divino arde apertamente, in altri è una scintilla nascosta che può essere ravvivata fino a diventare una fiamma.
Il paragrafo presenta il modello fisico dei quattro elementi: il fuoco nel cuore e l’acqua nel cervello, collegati dalla trachea. I paragrafi successivi applicano questo modello all’anima.
L’idea che il polmone richiami i liquidi si trova nel Talmud (Berakhot 61b), mentre il raffreddamento del cuore è menzionato nei Tikkunei Zohar e nello Zohar. Likkutei Torah, Emor sviluppa gli stessi quattro elementi nell’anima divina, aggiungendo che le persone differiscono per l’elemento che predomina in loro.
Marei mekomos
- 1ד׳ יסודות בנפש האדם ארמ״ע · ראה לקו״ת אמור לב, ג.
- 2ומקור הליחות · בבוך 633: ומקום המים והלחות.
- 3והריאה שואבת כל מיני משקה · Berakhot 61b:1
- 4לקרר את חום הלב · Tikkunei Zohar, Tikkun 25
Così anche nell’anima divina (Nefesh Elokis): l’elemento dell’acqua nel cervello è il livello della sapienza (Chochmah) e della conoscenza (Daas) nel servizio a D‑o, nella propria mente e nei propri pensieri.
Nell’anima divina, l’«acqua nel cervello» è Chochmah e Daas applicate al servizio a D‑o: meditare profondamente su di Lui. Questo è il corrispettivo nell’anima dell’umidità che si trova nel cervello.
E sebbene «nessun pensiero possa afferrarlo affatto», non è forse scritto: «Suo marito è conosciuto alle porte (she’arim)»? Ciascuno secondo la propria misura (shiur).
Si potrebbe obiettare che nessun pensiero può afferrare D‑o affatto, e dunque non vi sarebbe nulla su cui meditare. La risposta è l’interpretazione dello Zohar di «Suo marito è conosciuto alle porte (she’arim)», come se derivasse da shiur, «misura»: D‑o è conosciuto da ciascuno secondo la misura della propria comprensione. In Likkutei Torah, Bamidbar, l’Alter Rebbe spiega che «nessun pensiero può afferrarlo» si riferisce alla Sua stessa essenza, mentre chiunque può meditare su come Egli crea e sostiene tutti i mondi.
Il paragrafo applica il modello all’anima divina: la sua «acqua» è la meditazione della mente su D‑o, possibile per ciascuno secondo le proprie capacità, sebbene l’essenza di D‑o sia al di là del pensiero.
Likkutei Torah, Bamidbar spiega che «nessun pensiero può afferrarlo» si riferisce alla Sua essenza, mentre ogni persona può meditare su come Egli crea e sostiene tutti i mondi, e così conoscerLo «secondo ciò che misura nel proprio cuore» (lo Zohar gioca sull’assonanza tra she’arim, «porte», e mesha’er, «misurare»).
Marei mekomos
- 1וכך בנפש · בבוך 633: וכך הוא בנפש.
- 2יסוד המים במוח · ראה תניא פרק ג.
- 3בעבודת ה׳ · בבוך 633: בגדולת ה׳.
- 4לית מחשבה תפיסא ביה כלל · Tikkunei Zohar 17a:10–12
- 5
- 6נודע בשערים בעלה כל חד לפום שיעורא דיליה · Proverbs 13:23
- 7כל חד לפום שיעורא דילי׳ · Zohar I, 129b
- 8נודע בשערים בעלה כל חד לפום שיעורא דיליה · Zohar, Vayera 9:153–164
Ciò significa contemplare il livello in cui si estende la Sua grandezza, benedetto Egli sia, in alto senza fine e in basso senza limite.
La contemplazione qui intesa riguarda il modo in cui la grandezza di D‑o si estende senza fine, in alto e in basso. Questa è l’«acqua» della mente descritta nel paragrafo precedente.
אין עוד מלבדו2 כי ברוח פיו כל צבאם3 וכולא קמי׳ [קמיה] כלא חשיב.4 וכמו למשל דבורו של אדם שהוא בטל אליו ונחשב כאין נגדו.
«Non c’è altro all’infuori di Lui», poiché «dal soffio della Sua bocca [fu creato] tutto il loro esercito», e tutto è considerato come nulla dinanzi a Lui. È come, per esempio, il parlare di una persona, che è privo di ogni autonomia rispetto a chi parla ed è considerato come nulla in confronto a lui.
La conclusione è che «non c’è altro all’infuori di Lui», poiché tutte le schiere celesti provengono dal «soffio della Sua bocca» e quindi sono come nulla dinanzi a Lui. L’analogia è il parlare di una persona: una singola parola è come nulla rispetto alla persona che la pronuncia.
Il paragrafo espone il contenuto della contemplazione: tutto è creato dalla parola di D‑o e perciò è come nulla dinanzi a Lui, così come la parola di una persona è nulla in confronto a chi la pronuncia.
L’analogia del parlare è un tema centrale del Tanya (Shaar HaYichud VehaEmunah): la creazione è il «parlare» di D‑o e, proprio come una singola parola è come nulla accanto all’anima che la pronuncia, così tutti i mondi sono come nulla accanto a D‑o.
Marei mekomos
- 1והיינו ההתבוננות בבחי׳ · בבוך 265: והיינו בבחי׳.
- 2
- 3ברוח פיו כל צבאם · Psalms 33:6
- 4וכולא קמי׳ כלא חשיב · Zohar, Introduction 20:188–22:199
5וזה כל אדם לפום שיעורא דיליה יכול לדעת ולהשיג כי אין עוד בשמים ממעל1 וכל העליונים והתחתונים הם נמשכים מרוח פיו ית׳ ואין דבר חוץ ממנו.
E questo ogni persona, secondo la propria misura, può conoscerlo e comprenderlo: che non vi è nulla oltre a Lui nei cieli superiori, che tutti gli esseri superiori e inferiori traggono origine dal soffio della Sua bocca, benedetto Egli sia, e che nulla è al di fuori di Lui.
Ognuno, ciascuno al proprio livello, può giungere a sapere che nulla esiste oltre a D‑o e che tutti gli esseri, superiori e inferiori, scaturiscono dalla Sua parola. Questa è la conoscenza che l’«acqua» della mente offre.
ולכן הם ממש כלא חשיבי קמיה ויסוד האש הוא הצמאון שבלב המבין בהתבוננות בגדולתו ית׳ ואיך ממש כולא קמיה כלא חשיבי.
Perciò essi sono davvero considerati come nulla al Suo cospetto. E l’elemento del fuoco è la sete nel cuore di chi comprende, attraverso la contemplazione della Sua grandezza, benedetto Egli sia, come davvero tutto sia considerato come nulla al Suo cospetto.
Da questa contemplazione nasce il «fuoco» del cuore: una sete di D‑o che sorge in chi comprende davvero che tutto è come nulla al Suo cospetto. La visione della mente si trasforma nel desiderio del cuore.
Il paragrafo passa dalla mente al cuore: la comprensione che tutto è nulla al cospetto di D‑o accende la sete per Lui, l’elemento del fuoco nell’anima divina.
Marei mekomos
- 1אין עוד בשמים ממעל · Deuteronomy 4:39
6ולזאת כלתה נפשו1 אליו ית׳ באהבה עזה כרשפי אש שלהבת2 העולה מאליה להתכלל באור ה׳ ויחודו ית׳ ואינו חפץ להיות למטה כטבע אור האש שנמשך בטבעו מלמטלמ״ע [מלמטה למעלה].
Perciò la sua anima anela a Lui, benedetto Egli sia, con un amore ardente, simile a guizzi di fuoco: una fiamma che sale da sé, per fondersi nella luce di D‑o e nella Sua unità, benedetto Egli sia; e lui non desidera essere in basso, come è nella natura della luce del fuoco, che per sua natura si slancia dal basso verso l’alto.
Questo amore ardente fa sì che l’anima desideri lasciare il proprio luogo e fondersi nella luce di D‑o, come una fiamma che per natura balza verso l’alto. È un amore che vuole elevarsi, allontanandosi dal mondo, non rimanere in basso.
משא״כ בחינת המים הוא מלמעלה למטה שהמים יורדים ממקום גבוה למקום נמוך3 דהיינו שממשיך על נפשו אור ה׳ זו תורה ומצות להאיר על נפשו גם בהיותו למטה בבחי׳ בעל כרחך אתה חי4 כו׳.
Non così è il livello dell’acqua, che procede dall’alto verso il basso, poiché l’acqua discende da un luogo elevato a un luogo basso. Vale a dire, egli attira sulla propria anima la luce di D‑o, ossia la Torah e le mitzvos, affinché illumini la sua anima anche mentre è in basso, nella condizione di «contro la tua volontà vivi», ecc.
L’acqua si muove nella direzione opposta, dall’alto verso il basso: rappresenta l’attrarre la luce di D‑o nella propria vita attraverso la Torah e le mitzvos. Così l’anima continua a operare in basso, nel corpo, nello spirito di «contro la tua volontà vivi».
Il paragrafo contrappone due movimenti dell’anima: il fuoco, l’amore che sale verso D‑o e vorrebbe lasciare il mondo, e l’acqua, la Torah e le mitzvos che attirano in basso la luce di D‑o, affinché l’anima viva e Lo serva qui in basso.
Qui il fuoco e l’acqua corrispondono a ciò che la Chassidus chiama altrove ratzo e shov: correre verso D‑o e tornare per servirLo nel mondo. Il paragone del Talmud tra la Torah e l’acqua, che discende dall’alto verso il basso, avvalora la lettura del movimento discendente come Torah.
Marei mekomos
- 1כלתה נפשו · Psalms 84:3
- 2כרשפי אש שלהבת · Song of Songs 8:6
- 3שהמים יורדים ממקום גבוה למקום נמוך · Taanit 7a:15
- 4בעל כרחך אתה חי · Pirkei Avot 4:22
E proprio come l’acqua spegne il fuoco, così, in questo modo, egli estinguerà la sete della propria anima, come è scritto: «O voi tutti che avete sete, venite all’acqua», come viene spiegato altrove.
Come l’acqua spegne il fuoco, così la discesa della luce di D‑o attraverso la Torah e le mitzvos soddisfa l’ardente sete dell’anima. Il versetto «O voi tutti che avete sete, venite all’acqua» viene quindi interpretato così: alla sete di D‑o risponde l’acqua della Torah. L’«altrove» è, secondo la versione riportata in Or HaTorah citata nella nota Kehot, il maamar su «Quando uscirai in guerra contro i tuoi nemici», che distingue questo amore ardente e assetato, nato dalla contemplazione, ossia dalla comprensione (Binah), da un amore di autoannullamento nella sapienza (Chochmah).
והיינו ע״י בחי׳ המחבר יסוד המים שבמוח עם בחי׳ יסוד האש שבלב הוא הקנה.
Ciò avviene attraverso il livello che collega l’elemento dell’acqua nel cervello con l’elemento del fuoco nel cuore, vale a dire il kaneh [la trachea].
Ciò che collega l’acqua della mente al fuoco del cuore è il kaneh, attraverso il quale, nell’immagine del paragrafo 2, i polmoni traggono umidità dal cervello verso il cuore e attraverso il quale passa la voce.
והוא בחי׳ מקור אותיות3 התורה כמ״ש קנה חכמה קנה בינה4 ונק׳ בחי׳ זו שר המשקים שבו שואב הריאה משקה מליחות המוח מיסוד המים שבו:
È il livello della fonte delle lettere della Torah, come è scritto: «Acquista (kneh) sapienza, acquista comprensione». Questo livello è chiamato il capo coppiere (sar ha-mashkim) [letteralmente, «l’ufficiale preposto alle bevande»], poiché per suo tramite i polmoni traggono il mashkeh [la bevanda] dall’umidità del cervello, dall’elemento dell’acqua che vi è contenuto.
Nell’anima, la trachea è la fonte delle lettere della Torah, poiché la parola prende forma quando il respiro la attraversa, e il versetto «Acquista (kneh) sapienza» fa leva sul termine kaneh per collegarlo alla sapienza. Questo livello di collegamento è il santo capo coppiere, sar ha-mashkim, letteralmente «l’ufficiale preposto alle bevande», perché fa discendere il «mashkeh» della mente fino al cuore.
Il paragrafo identifica la controparte santa del capo coppiere: la trachea, la voce e le lettere della Torah, che trasmettono l’acqua della mente per rinfrescare e appagare il fuoco del cuore.
La versione in Or HaTorah, citata nelle note Kehot, distingue due tipi di amore: l’amore ardente e assetato nato dalla contemplazione, che proviene dalla Binah, e l’amore di autoannullamento che proviene dalla Chochmah, chiamato la benevolenza (Chesed) di Abba. Un’altra nota Kehot riporta la lezione «la trachea, che è le ventidue lettere», cioè le lettere della Torah.
Marei mekomos
- 1הוי כל צמא לכו למים · Isaiah 55:1
- 2כמ״ש במ״א · באוה״ת בראשית כרך ה תתקעא, א מציין: ”ובמקום אחר על פסוק כי תצא למלחמה על אויביך כו׳ נתבאר שם גם כן ענין זה והוא שיש ב׳ מיני אהבה הא׳ אהבה כרשפי אש ובחי׳ צמאון הבאה מההתבוננות והיא מבחי׳ בינה, והב׳ הוא בחי׳ אהבה שבחכמה הנק׳ חסד דאבא שהחכמה הוא בחי׳ ביטול לפי ששם גילוי אוא״ס”. ע״ש בארוכה. ראה מאמרי אדה״ז הקצרים ע׳ ריז.
- 3שו״ה הוא הקנה — והוא בחי׳ מקור אותיות · הקנה והוא כ״ב אותיות.
- 4קנה חכמה קנה בינה · Proverbs 4:5
Il sogno del coppiere: il vino che rallegra ¶8–12
8וזהו ענין החלום של שר המשקים והנה גפן לפני1 וגו׳ ואשחט את הענבים2 וגו׳ ואתן את הכוס על כף פרעה. פי׳ גפן נק׳ כנס״י [כנסת ישראל]3 שהיא כללות כל נשמות ישראל.
Questo è il significato del sogno del capo coppiere: «Ecco, una vite era davanti a me», ecc.; «e spremetti l’uva», ecc.; «e posai la coppa sul palmo della mano del faraone». Spiegazione: la vite è il nome della Comunità d’Israele, che costituisce l’espressione generale e complessiva (klalus) di tutte le anime d’Israele.
Il sogno del capo coppiere diventa ora un’immagine del servizio dell’anima. La vite è la Comunità d’Israele, l’insieme di tutte le anime ebraiche, come il Talmud paragona Israele a una vite.
Il paragrafo comincia a interpretare il sogno del coppiere, identificando la vite con l’anima collettiva d’Israele.
Marei mekomos
- 1והנה גפן לפני · Genesis 40:9
- 2ואשחט את הענבים · Genesis 40:11
- 3גפן נק׳ כנס״י · Chullin 92a:5–6
9והענבים הם ניצוצי נשמות שכל ניצוץ נק׳ בשם ענב אחד כי בכל ניצוץ יש בחי׳ יין המשמח1 אלהים ואנשים שהוא בחי׳ אהבה מסותרת לשמוח בה׳ והיא ירושה לנו מאבותינו
E gli acini d’uva sono scintille di anime, poiché ogni scintilla è chiamata un acino; in ciascuna scintilla vi è infatti il livello del «vino che rallegra D‑o e gli uomini», ossia il livello dell’amore nascosto, che fa gioire in D‑o; ed è un’eredità che ci è stata trasmessa dai nostri padri.
Ogni acino è una scintilla di un’anima e racchiude in sé il «vino che rallegra D‑o e gli uomini»: l’amore nascosto, l’amore naturale per D‑o ereditato dai padri. È un amore che porta gioia in D‑o.
אלא שהיא מסותרת מאד כמו יין הנטמן בענבים שהענב הוא עגול וחלק ומקיף אותו מכל צד
Ma esso è molto nascosto, come il vino celato negli acini d’uva: l’acino è rotondo e liscio e lo circonda da ogni lato.
Questo amore è profondamente nascosto, racchiuso come il vino nella buccia rotonda e liscia dell’acino, che lo avvolge da ogni lato.
וא״א להוציא ממנו יין כ״א ע״י סחיטה ודריכה בגת להסיר מעליו הקליפה הסובבת אותו. כך א״א לגלות מצפוני האהבה כ״א ע״י בחי׳ מבטשים.2
Ed è impossibile estrarne il vino se non spremendo e pigiando gli acini nel tino, così da togliere la scorza (kelipah) che lo circonda. Allo stesso modo, è impossibile rivelare i recessi nascosti dell’amore se non attraverso il livello dello schiacciamento.
Il vino viene fuori solo quando gli acini sono spremuti e pigiati e viene rimossa la loro buccia, chiamata kelipah, la stessa parola che indica l’«involucro» che nasconde. Allo stesso modo, l’amore nascosto si rivela solo attraverso lo «schiacciamento», cioè spezzando il proprio senso d’importanza, come spiega il paragrafo successivo.
Il paragrafo spiega gli acini e il loro vino: ogni ebreo possiede un amore nascosto per D‑o, ereditato dai padri, che può essere liberato solo schiacciando l’ego che lo ricopre.
L’«amore nascosto» ereditato dai padri è un’idea centrale del Tanya (capitoli 18–19). Qui la buccia dell’acino è chiamata kelipah, la stessa parola che indica l’involucro che nasconde; così l’immagine della pigiatura dell’uva diventa la rimozione della kelipah dal cuore.
Marei mekomos
- 1יין המשמח אלקים ואנשים · Judges 9:13
- 2שו״ה כך א״א — מבטשים · בבוך 1174: מבטין לון.
10והוי שפל רוח1 בפני כל אדם2 ולא שישפילוהו אחרים כ״א והוי שפל רוח הוי בעצמך ונפשי כעפר לכל תהי׳ [תהיה]3 כאסקופה הנדרסת כדי להסיר קליפת ערלה החופפת4 על הלב
«E sii umile di spirito davanti a ogni uomo»: non che siano gli altri a umiliarlo, ma «sii umile di spirito»: sii così tu stesso; e «fa’ che la mia anima sia come polvere per tutti», come una soglia calpestata, per rimuovere l’involucro del prepuzio che ricopre il cuore.
Lo schiacciamento è umiltà: Rabbi Meir dice «sii (hevei) umile di spirito», e l’Alter Rebbe sottolinea che bisogna rendersi umili da sé, senza aspettare che siano gli altri a umiliarci, diventando come la polvere o una soglia su cui tutti camminano. Ciò rimuove il «prepuzio» che ricopre il cuore, la rozzezza che nasconde l’amore che vi è racchiuso.
דהיינו אפילו מי שלא פגם ונטמא בח״נ [בחטאות נעורים] ממש מ״מ צריך הוא למול ערלת לבו כמ״ש ומלתם את ערלת לבבכם5 דהיינו מה שלבו בוער ומתאוה למותרות.
Ciò significa che anche chi non si è realmente macchiato né contaminato attraverso i peccati della giovinezza deve tuttavia circoncidere il prepuzio del proprio cuore, come è scritto: «Circoncidete il prepuzio del vostro cuore»; ossia, [il fatto] che il suo cuore arde e brama cose superflue.
Anche chi non ha commesso peccati gravi deve «circoncidere il prepuzio del proprio cuore». Il prepuzio del cuore è il suo ardente desiderio di cose che vanno oltre ciò di cui si ha bisogno.
Il paragrafo definisce lo schiacciamento che libera l’amore nascosto: una profonda umiltà, che rimuove dal cuore il desiderio di eccessi. È un compito che riguarda tutti, non soltanto chi ha peccato.
Marei mekomos
- 1והוי שפל רוח · אבות ד, י. ראה לקו״ש ח״ד ע׳ 1212.
- 2והוי שפל רוח בפני כל אדם · Pirkei Avot 4:10
- 3ונפשי כעפר לכל תהי׳ · Berakhot 17a:4
- 4שו״ה ערלה — החופפת · בבוך 1174: החופפת ומכסה.
- 5ומלתם את ערלת לבבכם · Deuteronomy 10:16
11ונק׳ בחי׳ ערלה החופפת ומכסה על גילוי אלהותו ית׳ בבחינת הסתר פנים וצריך הוא שלא יהיה בבחי׳ הסתר פנים ולא יהיה מסך מבדיל כלל ואפי׳ [ואפילו] קרום דק שהוא בחינת עור הפריעה.1
Questo è chiamato il livello (bechinah) del prepuzio, che copre e cela la rivelazione della Sua divinità, benedetto Egli sia, nell’aspetto dell’occultamento del Volto. Ed egli non deve trovarsi nell’aspetto dell’occultamento del Volto, e non deve esserci alcun velo divisorio, neppure una sottile membrana, che è il livello della pelle della peri’ah [la seconda fase della circoncisione].
Il «prepuzio» del cuore è tutto ciò che copre e nasconde a una persona la presenza di D‑o, ossia l’«occultamento del Volto». L’obiettivo è che nulla lo separi da D‑o, neppure la sottile membrana che viene rimossa nella seconda fase della circoncisione (peri’ah).
Il paragrafo approfondisce l’immagine: ogni barriera tra il cuore e D‑o deve essere rimossa, anche la più sottile.
Due manoscritti aggiungono che la sottile membrana è il livello di nogah, la «traslucida» scorza (kelipah) che mescola bene e male. Nogah è il regno in cui bene e male si mescolano, cui appartengono i piaceri permessi ma non necessari; perciò anche questo sottilissimo velo tra il cuore e D‑o deve essere rimosso.
Marei mekomos
- 1בחי׳ עור הפריעה · בבוך 265 נוסף: הוא בחי׳ נוגה. ובבוך 1174 נוסף: בחי׳ נוגה.
12ועי״כ [ועל ידי כך] ואתן את הכוס על כף פרעה.1 כמ״ש על כפים חקותיך.2 וכתיב על כפים כסה אור. ויצו עליו במפגיע זו תפלה3
E attraverso ciò: «E posai il calice sul palmo (kaf) del Faraone», come è scritto: «Sulle [Mie] palme ti ho inciso». Ed è scritto: «Con le palme Egli copre la luce e le dà un ordine riguardo a colui che supplica (mafgia)»: questa è la preghiera.
Una volta scoperto il cuore, il «calice» può essere posato sul palmo del Faraone. La parola kaf, «palmo», richiama due versetti: le palme di D‑o, sulle quali Israele è inciso, e «con le palme Egli copre la luce e le dà un ordine riguardo a colui che supplica (mafgia)», che il Talmud interpreta come riferito alla preghiera, poiché pegi’ah significa preghiera.
כי בחי׳ פרעה בקדושה זלע״ז [זה לעומת זה] כמו שפרעה בקליפה הוא קליפה קשה. כך זלע״ז [זה לעומת זה] פרעה בקדושה הוא בחי׳ גילוי אלהותו ית׳ לשון פריעה
Poiché il livello del Faraone nella santità è il suo opposto corrispondente: proprio come il Faraone nella scorza (kelipah) è una scorza dura, così, in opposizione, il Faraone (Par’oh) nella santità è il livello della rivelazione della Sua divinità, benedetto Egli sia, dalla parola peri’ah, [cioè] scopertura.
Il Faraone della kelipah è un occultamento duro e ostinato. Il suo corrispettivo santo è la rivelazione di D‑o, poiché Par’oh (Faraone) ha le stesse lettere di peri’ah, «scopertura», la parola usata nel paragrafo precedente per indicare la rimozione dell’ultima membrana.
והתגלות דבר ה׳ ע״י בחי׳ שר המשקים שהוא בחי׳ קנה שהקול מעורר הכוונה לשמוח בה׳ בתפלתו.
E la rivelazione della parola di D‑o [avviene] attraverso il livello del capo dei coppieri, che è il livello della trachea, poiché la voce risveglia l’intenzione di gioire in D‑o nella propria preghiera.
Questa rivelazione avviene attraverso il capo dei coppieri santo, la trachea: la voce della preghiera risveglia in una persona l’intenzione di gioire in D‑o.
וזהו ואתן את הכוס כי בחי׳ קנה הנ״ל הוא המוליך התעוררות האהבה למעלה מעלה מהשגת בני אדם:
Questo è «e posai il calice», poiché il livello della trachea menzionato sopra è ciò che porta il risveglio dell’amore sempre più in alto, al di là della comprensione degli esseri umani.
Posare il calice sul palmo del Faraone significa che la voce della preghiera porta verso l’alto l’amore risvegliato nell’anima, oltre ciò che gli esseri umani possono cogliere. L’amore liberato dall’uva viene offerto alla rivelazione di D‑o.
Il paragrafo completa l’interpretazione del sogno: l’amore liberato dall’umiltà viene portato dalla voce della preghiera al Faraone santo, la rivelazione di D‑o.
L’accostamento del Faraone a peri’ah (scopertura) richiama la membrana di peri’ah del paragrafo precedente: quando viene rimossa l’ultima copertura del cuore, D‑o si rivela.
Marei mekomos
- 1ואתן את הכוס על כף פרעה · Genesis 40:11
- 2על כפים חקותיך · Isaiah 49:16
- 3על כפים כסה אור ויצו עליו במפגיע, זו תפלה · Job 36:32
Il vino inebriante dell’amarezza ¶13–15
13אך בחי׳ יין המשמח הנ״ל לא כל אדם זוכה לזה רק ישרי לב כמ״ש ולישרי לב שמחה12 דהיינו מי שהלך בדרך ישר כל ימיו.
Tuttavia, non ogni persona merita il livello del vino che rallegra menzionato sopra; solo i retti di cuore, come è scritto: «e per i retti di cuore, gioia»: cioè, chi ha camminato su una via retta per tutti i suoi giorni.
Non tutti raggiungono questo «vino che rallegra», l’amore gioioso per D‑o nella preghiera. Esso appartiene ai retti di cuore, a coloro che hanno seguito una via retta per tutta la vita.
אבל מי שפגם דרכיו ונטמא3 בח״נ [בחטאות נעורים] א״א לו לשמוח בה׳ בתפלתו כי רבות מחשבות זרות מבלבלות אותו.4
Ma chi ha macchiato le proprie vie e si è contaminato con i peccati della giovinezza non può rallegrarsi in D‑o nella preghiera, poiché molti pensieri estranei lo confondono.
Chi ha danneggiato le proprie vie attraverso i peccati della giovinezza non può rallegrarsi in D‑o nella preghiera. Pensieri estranei irrompono e lo confondono.
Il paragrafo pone il problema: l’amore gioioso della preghiera è accessibile solo a coloro che hanno vissuto rettamente, non a chi ha peccato.
Marei mekomos
- 1ולישרי לב שמחה · Psalms 94:15
- 2ולישרי לב שמחה · Psalms 97:11
- 3שו״ה אבל מי — שפגם דרכיו ונטמא · בבוך 1174: אבל מי שעקם דרכיו ופגם ונטמא.
- 4רבות מחשבות זרות מבלבלות אותו · ראה לקו״ת שמע״צ פד, ד.
14ולכן זאת העצה היעוצה כי יש עוד בחינת יין והוא בחי׳ יין המשכר. כמ״ש תנו שכר לאובד ויין למרי נפש ישתה וישכח רישו1 וגו׳.2
Perciò questo è il consiglio che viene dato: esiste un altro livello di vino, ossia il livello del vino inebriante, come è scritto: «Date bevanda inebriante a chi sta per perire, e vino a chi ha l’animo amareggiato; beva e dimentichi la propria miseria», ecc.
Per una persona simile esiste un altro tipo di vino: il vino inebriante. Nei Proverbi si parla di dare vino a chi ha l’animo amareggiato, affinché dimentichi la propria miseria; questo sarà il modo per chi non riesce a raggiungere la gioia.
וכמארז״ל [וכמאמר רבותינו זכרונם לברכה] גבי הרוגי ב״ד [בית דין]3 שהיו משקין אותו כוס יין קודם המיתה כדי שתטרף דעתו עליו כדי שיוכל לסבול צער המיתה
E come dissero i nostri Saggi, di benedetta memoria, a proposito di coloro che venivano giustiziati dal tribunale: prima dell’esecuzione davano [al condannato] una coppa di vino da bere, affinché la sua mente si ottenebrasse e potesse sopportare il dolore della morte.
Il Talmud riporta che a una persona in procinto di essere giustiziata dal tribunale veniva dato del vino, così che la mente le si offuscasse e potesse sopportare il dolore. È il vino inebriante che permette a una persona di sopportare ciò che deve attraversare.
ולכן בק״ש [בקריאת שמע] שעל המטה ג״כ מי שרוצה לקבל עליו ד׳ מיתות ב״ד [בית דין] כמ״ש בנוסח האריז״ל [האר״י זכרונו לברכה] אם פגמתי באות י׳ ונתחייבתי סקילה.
Perciò anche durante lo Shema prima di coricarsi, chi desidera accettare su di sé le quattro pene capitali del tribunale, come è scritto nella liturgia dell’Arizal: «Se ho macchiato la lettera yud e sono divenuto passibile della lapidazione», [ha bisogno di questo vino].
Allo stesso modo, anche chi desidera accettare su di sé le quattro pene capitali del tribunale durante lo Shema prima di coricarsi, come nella versione dell’Arizal (Rabbi Yitzchak Luria, il grande cabalista di Tzefas), «se ho macchiato la lettera yud, sono passibile della lapidazione», ha bisogno anche di questo vino. La frase viene completata nel paragrafo successivo.
Il paragrafo introduce il secondo tipo di vino, il vino inebriante legato all’amarezza, come consiglio per chi non riesce a raggiungere l’amore gioioso nella preghiera.
Nello Shema prima di coricarsi dell’Arizal, ciascuna delle quattro lettere del Nome Havayah è associata a una delle quattro pene capitali del tribunale, e si accetta la pena per aver macchiato quella lettera. Il maamar mostrerà che questa accettazione è essa stessa il «vino inebriante».
Marei mekomos
- 1תנו שכר לאובד ויין למרי נפש ישתה וישכח רישו · Proverbs 31:6–7
- 2תנו שכר לאובד . . ישתה וישכח רישו וגו׳ · Proverbs 31:6
- 3וכמארז״ל גבי הרוגי ב״ד · Sanhedrin 43a:10
Soprattutto quando vede in sé che il suo cuore è ostruito dentro di lui e si è fatto come pietra: questo è l’aspetto (bechinah) della lapidazione, per la quale è certamente passibile.
Le quattro pene capitali si applicano allo stato interiore della persona. Un cuore che si è chiuso e indurito come pietra corrisponde alla lapidazione, una pena che egli può riconoscere sinceramente di meritare.
וכן כשלבו בוער ומתאוה לדברים אסורים זו היא בחי׳ שריפה וכש״כ [וכל שכן] אם יודע בעצמו שפגם ונטמא בח״נ [בחטאות נעורים] וכן כל חד לפום שיעורא דיליה כי ידע אינש בנפשיה.
Allo stesso modo, quando il suo cuore arde e brama cose proibite, questa è la bechinah della combustione; e a maggior ragione se sa in sé di essersi macchiato e di essersi contaminato con i peccati della giovinezza. E così ciascuno secondo la propria misura, perché una persona conosce la propria anima.
Un cuore che arde di desiderio per cose proibite corrisponde alla combustione, e a maggior ragione se sa di aver effettivamente peccato. Ciascuno lo valuta secondo la propria misura, poiché soltanto lui conosce la propria anima.
זאת היא עצה היעוצה שיוכל לקבל עליו ד׳ מיתות ב״ד [בית דין] בשלימות ישתה בחי׳ כוס יין הנ״ל.
Questo è il consiglio dato, affinché possa accettare su di sé pienamente le quattro pene capitali del tribunale: beva la bechinah del calice di vino menzionato sopra.
Per accettare le quattro pene capitali pienamente e sinceramente, una persona ha bisogno del «calice di vino» descritto sopra: il vino inebriante che le permette di sopportare il dolore. I paragrafi successivi spiegano in che cosa consista questo vino nella pratica.
Il paragrafo mostra come una persona possa riconoscere in sé le corrispondenze interiori delle pene del tribunale e afferma che per accettarle con tutto il cuore è necessario il vino inebriante.
Marei mekomos
- 1והיה לאבן · I Samuel 25:37
I veri giusti e il fiume di fuoco ¶16–17
16והענין דהנה איתא בזוה״ק [בזוהר הקדוש] זכאי קשוט1 כל יומא מסתכלי בנפשייהו כאלו ההוא יומא מסתלקי מעלמא.
La spiegazione è la seguente: nel santo Zohar è detto: «I veramente giusti, ogni giorno si considerano come se proprio quel giorno lasciassero il mondo».
Lo Zohar dice che i veramente giusti considerano ogni giorno come se fosse l’ultimo in questo mondo. L’Alter Rebbe userà questo per spiegare il vino inebriante.
ולכאורה אינו מובן2 כי זכאי הם צדיקים וזכאי קשוט הם יותר במעלה עליונה ואיך שיבח אותם במעלת ומדרגת יראת עונש לבד.
A prima vista, ciò non si comprende: zakkai [giusti] sono i tzaddikim, e zakkai kshot [veramente giusti] si trovano a un livello ancora più elevato; come può dunque lodarli per la sola qualità e il grado del timore della punizione?
Se lo si legge semplicemente, pensare alla propria morte è un modo di temere la punizione, un livello inferiore del servizio divino; una nota di Kehot riferisce che un manoscritto lo dice esplicitamente, aggiungendo «secondo il suo significato semplice». Perché lo Zohar dovrebbe lodare gli zakkai kshot, i tzaddikim più elevati, per qualcosa di così elementare?
אלא הענין הוא כי אפי׳ [אפילו] צדיק גמור כשהולך לג״ע [לגן עדן] צריך טבילה בנהר די נור345 והטבילה הוא להעביר כח הזוכר מזה העולם. כי א״א לירש6 מקומו בג״ע [בגן עדן] כל זמן שזוכר אפי׳ [אפילו] מקצת דמקצת7 מעניני עוה״ז.8
La spiegazione è invece che anche un tzaddik perfetto, quando va nel Gan Eden [il Giardino dell’Eden], deve immergersi nel fiume di fuoco, e l’immersione serve a rimuovere la capacità di ricordare questo mondo. Infatti, è impossibile ereditare il proprio posto nel Gan Eden finché si ricorda anche la più piccola frazione delle vicende di questo mondo.
La risposta è che anche un tzaddik perfetto che entra nel Gan Eden deve immergersi nel «fiume di fuoco» (Nehar Dinur, il fiume che Daniel vide scorrere davanti al trono di D‑o) per dimenticare questo mondo, perché nessuno può prendere il proprio posto lì finché ricorda anche la minima parte delle vicende terrene. In Torah Ohr, Yisro, l’Alter Rebbe lo paragona a Rabbi Zeira, che digiunò per dimenticare il Talmud babilonese prima di salire alla Terra d’Israele.
Il paragrafo pone una domanda sulla lode che lo Zohar riserva ai veramente giusti e inizia a rispondere: lasciare il mondo significa liberarsi di ogni suo ricordo, cosa che persino i tzaddikim devono fare per entrare nel Gan Eden.
Nello Zohar, il fiume di fuoco (Nehar Dinur) scorre fra i livelli del Gan Eden, e le anime vi si immergono per purificarsi prima di salire. Torah Ohr, Yisro spiega che ogni ascesa, dal Gan Eden inferiore a quello superiore e oltre, richiede una simile immersione, come nel caso di Rabbi Zeira, che digiunò per dimenticare il Talmud babilonese prima di salire alla Terra d’Israele.
Marei mekomos
- 1איתא בזוה״ק זכאי קשוט · Zohar I, 220a
- 2שו״ה ולכאורה — אינו מובן · בבוך 1174 נוסף: כפשוטה.
- 3טבילה בנהר די נור · Zohar II, 211b
- 4נהר די נור · Daniel 7:10
- 5טבילה בנהר די נור · Zohar, Pekudei 46:505–47:515
- 6א״א לירש · בבוך הנ״ל: א״א לראות.
- 7שו״ה מקומו — אפי׳ מקצת דמקצת · ראה בהמשך תרס״ו ע׳ טו. לקו״ש ח״כ ע׳ 318.
- 8מעניני עוה״ז · באוה״ת מקץ כרך ה הגהות למאמר זה הגירסא: מענג עוה״ז.
17וכן כשהולך מחיל אל חיל1 מדי חדש בחדשו ומדי שבת בשבתו2 יבא כל בשר להשתחוות לפני3 וגו׳ צריך עוד טבילה בנהר די נור אחר לשכוח גם ההשגה4 שהשיג בג״ע [בגן עדן] התחתון ועליון.
Allo stesso modo, quando egli procede «di forza in forza», [come è scritto:] «Da novilunio a novilunio e da Shabbos a Shabbos, ogni carne verrà a prostrarsi davanti a Me», ecc., ha bisogno di un’ulteriore immersione in un altro fiume di fuoco, per dimenticare persino la comprensione raggiunta nel Gan Eden [il Giardino dell’Eden] inferiore e superiore.
L’anima continua a salire nel Gan Eden, «di forza in forza», a ogni novilunio e Shabbos; a ogni ascesa ha bisogno di un’altra immersione, per dimenticare persino ciò che aveva compreso al livello inferiore. Sefer HaMaamarim 5565, citato nella nota Kehot, spiega che si tratta delle ascese delle anime da una camera all’altra, per godere più pienamente dello splendore della Shechinah.
וזאת ישים האדם אל לבו כי הנה ענין ג״ע [גן עדן] הוא שנהנין מזיו השכינה5 ואין זה אלא זיו כו׳
E l’uomo tenga questo a cuore: l’essenza del Gan Eden consiste nel fatto che [le anime] godono dello splendore della Presenza divina (Shechinah), e questo non è che uno splendore, ecc.
Il Gan Eden è descritto come il godimento delle anime dello splendore della Shechinah; ma questo è soltanto uno splendore, non D‑o stesso. L’uomo dovrebbe riflettere su questo.
ומה אם לא בא אלא ליהנות מזיו השכינה צריך הוא להסיר כח הזוכר מהעוה״ז. הבא לדבקה בו ית׳ ע״י תורה ותפלה על אחת כמה וכמה.6
Ora, se chi viene soltanto per godere dello splendore della Shechinah deve rimuovere la facoltà di ricordare questo mondo, quanto più ciò vale per chi viene ad aderire a Lui, benedetto Egli sia, attraverso la Torah e la preghiera!
Se persino il godimento di un semplice splendore richiede di dimenticare questo mondo, allora aderire a D‑o stesso attraverso la Torah e la preghiera lo richiede a maggior ragione. Si tratta di un kal vachomer, un ragionamento dal caso minore a quello maggiore.
(וזהו כוונת הזוהר מסתכלי בנפשייהו כו׳ להסיר כח הזוכר מעניני עוה״ז כדי לדבקה בו ית׳ בתורה ותפלה).
(E questo è il significato dello Zohar, «considerano se stessi», ecc.: rimuovere la facoltà di ricordare le questioni di questo mondo, per aderire a Lui, benedetto Egli sia, attraverso la Torah e la preghiera.)
Questo è ciò che intendeva lo Zohar: i veri giusti riflettono ogni giorno sulla possibilità di lasciare il mondo, così da mettere da parte le questioni mondane e aderire a D‑o attraverso la Torah e la preghiera. Non si tratta del timore della punizione, ma della preparazione a una vicinanza più grande.
והנה יש בחי׳ נהר די נור אחר למטה הנעשה מזיעתן של חיות הקדש.7 פי׳ חיות הקדש היא אהבה עליונה בבחינת יין המשמח.
Ora, vi è un altro livello di fiume di fuoco, più in basso, che si forma dal sudore delle sante Chayos. Spiegazione: le sante Chayos sono l’amore supremo, della categoria del vino che rallegra.
Vi è anche un fiume di fuoco inferiore, che si forma, come dice il Talmud, dal sudore delle sante Chayos (gli angeli che trasportano il Carro divino). Le Chayos rappresentano l’amore supremo, il vino che rallegra.
וזיעתן הוא פסולת שלהן שבהשתלשלות האהבה למקום נמוך מאד נעשה שמרים ופסולת בירידתן לעוה״ז החומרי.
E il loro sudore è il loro scarto: nella discesa dell’amore, livello dopo livello, verso un luogo molto basso, esso diventa feccia e scarto nel suo discendere verso questo mondo materiale.
Il loro sudore è lo scarto di quell’amore: mentre l’amore scende passo dopo passo in questo mondo materiale grossolano, si trasforma in feccia. Nei paragrafi successivi, questo fiume inferiore diventa l’amarezza di una persona per la propria discesa che, come l’immersione che precede il Gan Eden, le fa dimenticare le questioni di questo mondo.
Il paragrafo risponde alla domanda sullo Zohar: ricordare la propria dipartita significa rimuovere ogni ricordo di questo mondo per aderire a D‑o. Introduce poi un fiume di fuoco inferiore, formato dalla feccia dell’amore degli angeli, che conduce al servizio dell’amarezza.
Sefer HaMaamarim 5565, citato nelle note Kehot, spiega le ascese nei noviluni e negli Shabbosos come la salita delle anime da una camera all’altra, per godere più pienamente dello splendore della Shechinah. Likkutei Torah, Re’eh, propone un ragionamento analogo dal caso minore a quello maggiore, riguardo al far entrare nella propria vita di servizio in questo mondo lo splendore delle mitzvos.
Marei mekomos
- 1מחיל אל חיל · Psalms 84:8
- 2כשהולך מחיל אל חיל . . ומדי שבת בשבתו · נתבאר בסה״מ תקס״ה ח״א ע׳ שצט ”והוא עליות הנשמות מהיכל להיכל להתענג בעילוי יותר גדול בזיו השכינה כמו העליות מג״ע התחתון לג״ע העליון שעולין במעלה ומדרגת בבחי׳ זיו השכינה ביתר שאת”.
- 3מדי חדש בחדשו ומדי שבת בשבתו יבא כל בשר להשתחוות לפני · Isaiah 66:23
- 4טבילה בנהר די נור . . לשכוח גם ההשגה בג״ע התחתון · ראה אוה״ת שה״ש ע׳ רלח.
- 5שנהנין מזיו השכינה · Berakhot 17a:12
- 6ומה אם . . ותפלה על אחת כמה וכמה · ראה לקו״ת ראה כג, א. אוה״ת ויקרא כרך ב ע׳ תפד שזהו ק״ו ע״ש.
- 7נהר די נור — מזיעתן של חיות הקדש · Chagigah 13b:14
L’amarezza che diventa preghiera ¶18–20
18וזאת ישים האדם אל לבו בחי׳ הירידה איך שירד מטה מטה מאד ויתמרמר לבו מאד
E l’uomo prenda questo a cuore: il livello della discesa, quanto in basso sia sceso, molto, molto in basso; e il suo cuore si colmi di grande amarezza.
L’uomo dovrebbe riflettere su quanto in basso sia caduto, molto, molto in basso, finché il suo cuore diventi amaro. Questa amarezza è l’inizio del vino inebriante.
E gridi a D‑o nella sua angoscia, come è scritto: «Il loro cuore gridò a D‑o», finché esca dalla propria mente. Spiegazione: dalla propria mente e dal proprio pensiero, ai quali era legato tutto il giorno.
Allora grida a D‑o nella sua angoscia, con un grido che viene dal cuore stesso, come in «il loro cuore gridò», così profondo da farlo «uscire dalla propria mente». L’Alter Rebbe spiega: egli lascia alle spalle i pensieri e le preoccupazioni ai quali era legato tutto il giorno.
Il paragrafo descrive il servizio dell’amarezza: riflettere sulla propria discesa finché il cuore gridi e la mente si distacchi dalle preoccupazioni quotidiane.
Marei mekomos
- 1ויצעק אל ה׳ בצר לו · Psalms 107:6
- 2צעק לבם אל אדני · Lamentations 2:18
19ויתקע מחשבתו בחוזק בעומק במרירות נפשו עד שיסיר כח הזוכר מעניניו ומעסקיו. וזהו בחי׳ יין המשכר וישתה וישכח רישו1 ועל ידי זה יוכל להתפלל ולומר ברוך אתה לנוכח מעומקא דלבא.
Fissi saldamente e profondamente il pensiero nell’amarezza della sua anima, finché non distolga la facoltà della memoria dalle sue faccende e dai suoi affari. Questo è il livello del vino inebriante: «Beva e dimentichi la sua miseria». E così potrà pregare e dire «Benedetto sei Tu», rivolgendosi direttamente a Lui, dal profondo del cuore.
Immergendosi profondamente con il pensiero nell’amarezza della propria anima, una persona dimentica i suoi affari e le sue faccende. Questo è il vino inebriante, «beva e dimentichi», che le permette di dire «Benedetto sei Tu» rivolgendosi direttamente a D‑o, dal profondo del cuore.
כי ענין המרירות הוא על העבר כי מר נפשו על הסתר פניו ית׳ כי אילו היה גילוי אלהותו ית׳ עכ״פ [על כל פנים] כמורא בשר ודם. כמאמר רבן יוחנן בן זכאי2 לתלמידיו הלואי שיהי׳ [שיהיה] מורא שמים עליכם וכו׳.
L’amarezza riguarda il passato: la sua anima è amareggiata per l’occultamento del Suo volto, benedetto Egli sia; se solo vi fosse stata una rivelazione della Sua Divinità, benedetto Egli sia, almeno pari al timore che si prova davanti a un essere umano! Come disse Rabban Yochanan ben Zakkai ai suoi discepoli: «Magari il timore del Cielo fosse su di voi», ecc.
L’amarezza riguarda il passato, il fatto che D‑o fosse nascosto a lui, tanto che non ha provato neppure un timore di D‑o pari a quello che si prova davanti a un essere umano. Rabban Yochanan ben Zakkai augurò ai suoi discepoli che il loro timore del Cielo fosse almeno pari al timore che provano davanti a un essere umano.
Il paragrafo spiega il vino inebriante: una profonda amarezza per la propria lontananza da D‑o fa dimenticare a una persona gli affari mondani e le permette di pregare con sincerità, rivolgendosi direttamente a Lui.
Qui l’amarezza non è tristezza né disperazione: riguarda il passato e conduce direttamente alla preghiera. Ciò corrisponde alla distinzione della Tanya tra merirus [amarezza], che è costruttiva, e atzvus [tristezza], che non lo è.
Marei mekomos
- 1וישתה וישכח רישו · Proverbs 31:7
- 2וכמאמר רבן יוחנן בן זכאי · Berakhot 28b:8–9
20ולכן כשישוב אל ה׳ יבקש גילוי אלהותו ית׳ מעומקא דלבא וזהו ברוך אתה כו׳ וכל התפלות ובקשות הם מסודרים עד״ז.1
Perciò, quando ritorna a D‑o, chiederà la rivelazione della Sua divinità, benedetto Egli sia, dal profondo del cuore; e questo è «Benedetto sei Tu», ecc. Tutte le preghiere e le richieste sono disposte in questo modo.
Quando ritorna a D‑o, ciò che chiede è che D‑o Si riveli a lui: questo è il significato di «Benedetto sei Tu», rivolgendosi direttamente a D‑o. Tutte le preghiere e le richieste si fondano su questo; una nota di Kehot osserva che quest’ultima frase manca in un manoscritto e potrebbe essere un’aggiunta del Tzemach Tzedek.
וכן בקבלת מ״ש בק״ש [בקריאת שמע] באמת כי באמת רצונו וחפצו לדבקה בו ומר נפשו על ריחוקה מאור פני מלך2
Così anche nell’accettazione del regno dei Cieli durante lo Shema, [lo accetta] con sincerità: perché in verità la sua volontà e il suo desiderio sono di aderire a Lui, e la sua anima è amareggiata per la propria lontananza dalla luce del volto del Re.
Allo stesso modo, quando accetta il regno dei Cieli nello Shema, lo fa con sincerità, perché desidera davvero aderire a D‑o ed è addolorato per la propria lontananza dalla «luce del volto del Re».
ואף כי באמת עדיין הוא רחוק מ״מ עכ״ז [עם כל זה] יש בחי׳ הבדלה מי הוא הרחוק כמ״ש במ״א.
E benché in verità sia ancora lontano, tuttavia vi è una distinzione [riguardo a] chi è colui che è lontano, come viene spiegato altrove.
Benché sia ancora lontano da D‑o, importa chi è lontano: chi è addolorato per la propria lontananza non è come chi non se ne cura. L’Alter Rebbe rimanda alla sua spiegazione di questo punto in un altro luogo.
וגם בבחי׳ יין זה צריך מקודם הסחיטה לשום עצמו כשיריים במה שיעמיק במחשבתו ענין כל המעשים ודבורים ומחשבות שעברו עליו אשר לא לה׳ המה ויהיה שפל רוח מאד:3
Anche per questo livello di vino, prima della spremitura deve rendersi simile a ciò che resta, meditando profondamente su tutte le azioni, le parole e i pensieri che ha compiuto, detto e pensato e che non erano per D‑o; e deve essere molto umile di spirito.
Anche prima della «spremitura» da cui si ricava questo vino, deve rendersi simile a ciò che resta, privo di valore, pensando a tutte le sue azioni, parole e pensieri che non erano per D‑o. In Likkutei Torah, Masei, l’Alter Rebbe spiega in questi termini cosa significhi «rendersi simile a ciò che resta» e rimanda alla discussione di questo maamar sui giusti autentici.
Il paragrafo mostra come l’amarezza si trasformi in una preghiera sincera e in un’accettazione sincera nello Shema prima di coricarsi, e che anche questo vino richiede anzitutto umiltà.
La nota di Kehot relativa a questo paragrafo segnala che la frase sulle preghiere e le richieste tutte disposte in questo modo manca in un manoscritto e potrebbe essere un’aggiunta del Tzemach Tzedek. L’umiltà richiesta qui è descritta ampiamente in Tanya, capitoli 29–30.
Marei mekomos
- 1שו״ה דלבא — וכל התפלות ובקשות הם מסודרים עד״ז · בבך 1174 ליתא. אולי זהו הוספת כ״ק הצ״צ.
- 2מאור פני מלך · Proverbs 16:15
- 3ויהי׳ שפל רוח מאד · כמ״ש בתניא פ׳ כט-ל.
Nascondere la luce nella Torah: il livello di Yosef ¶21–22
21אך עוד אחת היא צריך לשית עצות בנפשו בב׳ בחי׳ יין הנ״ל והוא מארז״ל [מאמר רבותינו זכרונם לברכה] על וירא אלקים את האור כי טוב כי טוב הוא לגנוז.1
Ma c’è ancora una cosa: deve consigliarsi nel proprio animo riguardo ai due aspetti (bechinah) del vino menzionati sopra. È questo che i nostri Maestri, di benedetta memoria, dissero a proposito di «D‑o vide che la luce era buona»: «era buona da nascondere».
C’è ancora un consiglio per entrambi i tipi di vino, quello gioioso e quello amaro. I Maestri dissero che la luce era «buona da nascondere»; così anche la luce che una persona raggiunge nella preghiera deve essere celata e custodita.
La spiegazione della questione è quella espressa dalle parole: «Ho cercato colui che la mia anima ama», ecc.; «l’ho stretto e non l’ho lasciato andare finché non l’ho condotto nella casa di mia madre e nella stanza di colei che mi ha concepito».
Il versetto del Cantico dei Cantici descrive come si stringe l’amato e lo si conduce nella «casa di mia madre» e nella «stanza di colei che mi ha concepito». L’amore trovato nella preghiera deve essere portato in un luogo dove possa permanere.
בית אמי זו תושב״כ [תורה שבכתב] חדר הורתי זו תושבע״פ [תורה שבעל פה] שהם בחי׳ כלים להכניס בתוכם גילוי אלהותו ית׳ בחי׳ כוס פרעה.
«La casa di mia madre» è la Torah Scritta; «la stanza di colei che mi ha concepito» è la Torah Orale. Esse sono la bechinah dei recipienti nei quali introdurre la rivelazione della Sua divinità, benedetto Egli sia, la bechinah della coppa del Faraone.
«La casa di mia madre» è la Torah Scritta e «la stanza» è la Torah Orale. Sono i recipienti che contengono la rivelazione di D‑o e costituiscono la «coppa» del Faraone.
Il paragrafo aggiunge la necessità di «nascondere» la luce della preghiera in recipienti, vale a dire nella Torah Scritta e nella Torah Orale, affinché permanga.
Marei mekomos
- 1וירא אלקים את האור . . כי טוב הוא לגנוז · Genesis 1:4
- 2בקשתי את שאהבה נפשי וגו׳ אחזתיו . . ואל חדר הורתי · Song of Songs 3:1
- 3אחזתיו ולא ארפנו עד שהבאתיו אל בית אמי ואל חדר הורתי · Song of Songs 3:4
Come è scritto: «Alzerò il calice delle salvezze»; allora il vino si conserva al suo interno. Quando invece mancano i recipienti, la luce si ritira, come è noto.
Il calice contiene il vino e, senza un recipiente, la luce si ritira, come è noto dall’insegnamento della Kabbalah sulle luci e sui recipienti (Oros veKeilim). Perciò l’amore suscitato dalla preghiera dura soltanto quando è contenuto nella Torah.
ועוד יזכור לו ענין מעשיו שלא יהיה בשביל עצמו כ״א לעשות נח״ר [נחת רוח] לפניו ית׳ להיות מכון לשבתו להיות לו דירה בתחתונים2
Inoltre, tenga presente la natura delle proprie azioni: non devono essere compiute per il proprio interesse, bensì per recare soddisfazione dinanzi a Lui, benedetto Egli sia, e costituire un luogo stabile per la Sua dimora, affinché Egli abbia una dimora nei mondi inferiori (dirah betachtonim).
La persona dovrebbe anche ricordare che il proprio servizio non è per sé, ma per recare soddisfazione a D‑o, facendo di questo mondo inferiore una dimora per Lui.
והיינו שיכין אורו בתוך אותיות התורה שהם כלים לאורו ית׳ וזהו בחי׳ יוסף פי׳ יוסיף תענוג ונח״ר [ונחת רוח] לפניו ית׳.
Vale a dire, che egli ponga la Sua luce nelle lettere della Torah, che sono recipienti per la Sua luce, benedetto Egli sia. Questo è il livello di Yosef: il suo nome significa «aggiungerà» (yosif) delizia (taanug) e soddisfazione dinanzi a Lui, benedetto Egli sia.
Ciò avviene quando egli pone la luce di D‑o nelle lettere della Torah, i recipienti di quella luce. Questo è il livello di Yosef, il cui nome significa «aggiungerà», come Rachel gli diede nome dicendo: «Possa D‑o aggiungermi (yosef) un altro figlio»: egli aggiunge delizia e soddisfazione dinanzi a D‑o.
Il paragrafo spiega che la luce della preghiera deve essere contenuta nei recipienti della Torah e orientata allo scopo di D‑o, non alla propria esperienza; questo è il livello di Yosef.
Il Midrash insegna che D‑o desiderava una dimora nei mondi inferiori e la Chassidus fa di questo lo scopo di ogni servizio divino. Qui le lettere della Torah sono i recipienti che trasformano un’esperienza fugace della luce di D‑o in una dimora durevole per Lui.
Marei mekomos
- 1כוס ישועות אשא · Psalms 116:13
- 2להיות לו דירה בתחתונים · Midrash Tanchuma, Nasso 16:1
Dimenticare Yosef e il sogno del Faraone ¶23–25
Ed è questo che dice il versetto: «Eppure il capo dei coppieri non si ricordò di Yosef e lo dimenticò. E avvenne alla fine».
L’Alter Rebbe ritorna ai versetti con cui aveva iniziato: il coppiere dimenticò Yosef, e poi venne «la fine». Ora li spiega in relazione all’anima.
פי׳ כי ע״י ולא זכר בחי׳ יוסף שהוא להרבות תענוג4 לפניו ית׳ נתהוה עי״ז ויהי מקץ לשון סוף ותכלה לבחי׳ שנתים ימים
Vale a dire: attraverso il «non si ricordò» del livello di Yosef, che consiste nell’accrescere la delizia dinanzi a Lui, benedetto Egli sia, si produsse così «E avvenne alla fine» (miketz), espressione che indica fine e cessazione per il livello dei «due anni di giorni».
Quando il «coppiere», la voce della preghiera, non si ricorda di Yosef — il cui scopo è accrescere la delizia dinanzi a D‑o — il risultato è miketz, una «fine», una cessazione. Ciò che giunge al termine è il livello chiamato «due anni di giorni».
פי׳ שיכלה ח״ו [חס ושלום] אצלו בחי׳ התורה שהיא בחי׳ שנתים ימים כמ״ש ואהיה שעשועים יום יום56 אלפים שנה קדמה התורה לעולם.78
Vale a dire che il livello della Torah dovrebbe, D‑o non voglia, cessare per lui; esso è il livello dei «due anni di giorni», come è scritto: «Ero [la Sua] delizia giorno [per] giorno (yom yom)»: la Torah precedette il mondo di duemila anni.
I «due anni di giorni» sono la Torah: shenasayim, «due anni», unito a yamim, «giorni», richiama il versetto «Ero la Sua delizia giorno per giorno (yom yom)», che i Saggi interpretano come due «giorni» di D‑o, ciascuno di mille anni: i duemila anni di cui la Torah precedette il mondo. Dimenticare Yosef conduce quindi, D‑o non voglia, alla cessazione della Torah nella vita di una persona.
Il paragrafo ritorna ai versetti iniziali: una preghiera che dimentica lo scopo di D‑o conduce alla perdita della Torah, i «due anni» che giungono al termine.
Sefer HaMaamarim 5638, citato nelle note Kehot, collega i «due anni» all’unione delle lettere vav e hei del Nome Havayah, la cui fonte è l’unione di yud e hei, «giorno per giorno».
Marei mekomos
- 1ולא זכר שר המשקים את יוסף · ראה אוה״ת פ׳ עקב ע׳ תקטו.
- 2ולא זכר שר המשקים את יוסף וישכחהו · Genesis 40:23
- 3ויהי מקץ · Genesis 41:1
- 4שהוא להרבות תענוג · ע׳ לקמן מד, א.
- 5בחי׳ שנתים ימים כמ״ש ואהיה שעשועים יום יום · ראה אוה״ת מקץ שלט, א. סה״מ תרל״ח ע׳ לו ”כי מקור יחוד ו״ה בחי׳ שנתיים הוא ע״י יחוד י״ה יום יום”.
- 6ואהי׳ שעשועים יום יום · Proverbs 8:30
- 7אלפים שנה קדמה התורה לעולם · Midrash Tehillim 90:7
- 8אלפים שנה קדמה התורה לעולם · Midrash Tanchuma, Vayeshev 4:2
24והיינו כמ״ש בתיקונים1 חכים ולא בחכמה ידיעא מבין ולא בבינה ידיעא בחי׳ חכמה תשב״כ [תורה שבכתב] בחי׳ בינה תשבע״פ [תורה שבעל פה]
E ciò è quanto è scritto nei Tikkunei Zohar: «Sapiente, ma non con una sapienza conoscibile; comprensivo, ma non con una comprensione conoscibile». Il livello della sapienza (Chochmah) è la Torah Scritta; il livello della comprensione (Binah) è la Torah Orale.
I Tikkunei Zohar affermano che D‑o è sapiente, ma non con una sapienza che possa essere conosciuta, e comprende, ma non con una comprensione che possa essere conosciuta. Chochmah corrisponde alla Torah Scritta e Binah alla Torah Orale, i due «recipienti» dei paragrafi precedenti.
כי מחמת שכוונתו בשביל עצמו אינו חושש לגנוז האור בכלי ודי לו בהתגלות האור לבד בתפלה.
Poiché la sua intenzione è rivolta al proprio interesse, non si preoccupa di celare la luce in un recipiente, e gli basta la sola rivelazione della luce nella preghiera.
Chi prega per il proprio interesse non si preoccupa di trattenere la luce nel recipiente della Torah. L’esperienza della rivelazione nella preghiera gli basta.
אך במשך הזמן נעשה ופרעה חולם2 פי׳ שאפילו בחי׳ התגלות בחי׳ יין הנ״ל שיש לו אינן אמתיים כ״א דרך דמיון וחלום שגורם הסתלקות האור כו׳.3
Ma, col passare del tempo, si realizza «e il Faraone sognava»: cioè, persino la rivelazione del livello del vino menzionato sopra, che egli possiede, non è autentica, ma soltanto una forma di immaginazione e di sogno, che provoca la dipartita della luce, ecc.
Col passare del tempo, ciò diventa «e il Faraone sognava»: persino la rivelazione che egli aveva sentito nella preghiera si rivela immaginaria, come un sogno. Senza un recipiente, la luce si allontana.
Il paragrafo spiega perché la luce si allontana: chi cerca per sé l’esperienza della preghiera trascura i recipienti della Torah, e la sua rivelazione diventa un mero sogno.
Il punto dei Tikkunei Zohar è che la sapienza e la comprensione proprie di D‑o sono al di là della conoscenza; eppure sono rivestite nella Torah Scritta e nella Torah Orale, ed è per questo che la Torah può contenere la Sua luce.
Marei mekomos
- 1כמ״ש בתיקונים · בהקדמה (פתח אליהו).
- 2ופרעה חולם · Genesis 41:1
- 3
25ולכן נופל לבחינת מדות שהמדות הן נרגשות בנפשו שבע פרות הטובות1 כו׳ ומיד עולות אחריהן שבע פרות אחרות ותאכלנה2 כו׳
Pertanto egli cade al livello degli attributi emotivi, poiché gli attributi sono percepiti nella sua anima: «sette vacche buone», ecc.; e subito dopo di esse salgono «altre sette vacche» e «le mangiarono», ecc.
Senza il recipiente della Torah, una persona cade al livello degli attributi emotivi (middos), cioè delle emozioni, percepite come esperienza propria. Queste sono le «sette vacche buone» del sogno del Faraone, sentimenti positivi durante la preghiera, che vengono presto inghiottiti da «altre sette vacche», sentimenti negativi che emergono dopo di essi.
ולא נודע כי באו אל קרבנה3 פי׳ שנסתלק ונתעלם האור כ״כ [כל כך] עד שנדמה לו כאלו לא התפלל מעולם.
«E non si seppe che fossero entrate dentro di esse»: vale a dire, la luce si è ritirata ed è stata celata a tal punto che gli sembra di non aver mai pregato.
Come nel sogno del Faraone, in cui le vacche magre mangiarono quelle grasse senza lasciarne traccia, la luce della sua preghiera svanisce completamente, come se non avesse mai pregato.
משא״כ בבחי׳ יוסף שהוא מוסיף ומרבה תענוג ונח״ר [ונחת רוח] לפניו ית׳ להיות מכון לשבתו ולהיות לו דירה בתחתונים
Non è così al livello di Yosef, che accresce e moltiplica la delizia (taanug) e la soddisfazione dinanzi a Lui, benedetto Egli sia, affinché vi sia un luogo stabile per la Sua dimora e affinché Egli abbia una dimora nei mondi inferiori (dirah betachtonim).
Il livello di Yosef è l’opposto: il suo servizio mira ad accrescere la delizia e la soddisfazione dinanzi a D‑o, per preparare un luogo stabile per Lui e una dimora nei mondi inferiori.
ואז4 אין המדות נרגשות בנפשו כלל לא שבע פרות הטובות כו׳ ומכש״כ [ומכל שכן] שאין רע יורד מלמעלה5 רק טוב גנוז בתוכו:
Allora gli attributi non sono affatto percepiti nella sua anima, [neppure] le «sette vacche buone», ecc.; e a maggior ragione [non quelle cattive], poiché dall’Alto non discende alcun male, ma soltanto il bene celato al suo interno.
Chi serve affinché D‑o abbia una dimora quaggiù non avverte affatto le proprie emozioni come esperienza personale, nemmeno quelle positive e, a maggior ragione, non quelle negative, poiché dall’Alto non discende alcun male, ma soltanto il bene celato al suo interno. Nel maamar successivo (Torah Ohr, Miketz 2), l’Alter Rebbe spiega che, attraverso la delizia nello studio della Torah, la «delizia di giorno in giorno» di D‑o, ogni ostacolo viene rimosso e dall’Alto non discende alcun male; senza di essa, invece, giungono al termine «due anni di giorni» e il Faraone sogna.
Il paragrafo conclude il maamar: un servizio incentrato sui propri sentimenti lascia che l’anima venga inghiottita dalle «vacche magre», mentre il livello di Yosef, un servizio svolto per amore di D‑o, non ne è toccato, poiché tutto ciò che proviene dall’Alto racchiude un bene nascosto.
Il contrasto è tra le emozioni «percepite nell’anima», cioè il senso di sé nel servizio divino, e l’autoannullamento (bittul) di chi serve soltanto per fare una dimora per D‑o. Un manoscritto aggiunge che una persona simile «anela tutto il giorno», e così il suo anelito continua anche oltre il tempo della preghiera.
Marei mekomos
- 1שבע פרות הטובות · Genesis 41:26
- 2שבע פרות אחרות ותאכלנה · Genesis 41:3–4
- 3ולא נודע כי באו אל קרבנה · Genesis 41:21
- 4בתחתונים ואז · בבוך 633: ”בתחתונים וכל היום הוא משתוקק ואז.
- 5שאין רע יורד מלמעלה · Bereshit Rabbah 51:3
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Nell’avodah
Prima della preghiera, umiliati affinché l’amore nascosto possa emergere; se la gioia ti è irraggiungibile, lascia che l’amarezza sincera per la tua lontananza da D‑o ti faccia dimenticare i tuoi affari e ti conduca a pregare dal cuore. Poi non accontentarti del sentimento: custodisci la luce nello studio della Torah e fa’ tutto per amore di D‑o, per farNe una dimora nei mondi inferiori, così che non svanisca come un sogno.
Domande di discussione
- In che modo il maamar collega la trachea (kaneh) al capo dei coppieri, e perché la voce fa da ponte tra mente e cuore?
- Qual è la differenza tra il vino che rallegra e il vino inebriante, e a chi è destinato ciascuno?
- Come risponde l’Alter Rebbe alla domanda sull’elogio dello Zohar dei veri giusti che pensano ogni giorno di lasciare il mondo?
- Perché la luce della preghiera ha bisogno dei recipienti della Torah, e che cosa significa «riporla»?
- Che cosa significa che le emozioni sono «percepite nell’anima», e perché il livello di Yosef ne è privo?