Torah Ohr · Parashot Mikeitz · Maamar 5
כי עמך מקור חיים באורך נראה אור
Poiché presso di Te è la fonte della vita; nella Tua luce vedremo la luce
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Tradotto con l’IA dalla nostra edizione inglese, poi verificato e corretto in diversi passaggi sulla base dell’inglese e dell’ebraico. L’inglese stesso è in corso di revisione da parte di lettori. Se conosci bene l’italiano, saremmo grati del tuo aiuto nella revisione di questa traduzione. Collabora alla revisione
Idea centrale
Il flusso di vita verso i mondi proviene soltanto «con» D‑o, non dalla Sua essenza; attraverso la Torah, le mitzvos e l’autoannullamento (bittul) del cuore, Israele attira in basso la Sua luce essenziale, affinché essa sia vista e Israele sia visto in quella luce.
Il maamar in breve
Il maamar pone due domande sul versetto «Poiché presso di Te è la fonte della vita; nella Tua luce vedremo la luce»: che cosa significano le due interpretazioni di «vedremo la luce» e perché il versetto dice «con Te» anziché «Tu sei». Risponde attraverso la menorah d’oro di Zechariah, la fonte delle anime di Israele: le sue sette lampade sono gli attributi divini che risplendono dall’Alto su ogni ebreo; sono alimentate da condotti che provengono da livelli sempre più elevati e tutto viene attirato in basso attraverso «l’oro», il lato sinistro. D‑o «assiso in alto» trascende perfino la sapienza (Chochmah) e la benevolenza (Chesed), perciò entrare nei mondi costituisce per Lui un abbassamento. Visti dalla prospettiva della Sua sublimità, tutti i mondi sono come nulla, le nazioni prevalgono in esilio e il Suo governo è come un sonno. Visto «dal cielo», attraverso la Torah, Israele appare grande, come un oggetto in uno specchio limpido. Cielo e terra, Torah e preghiera, provocano questo abbassamento quando le mitzvos vengono compiute con un amore ardente e con il bittul di un servitore, risvegliati dalle radici della Torah e delle mitzvos, i due ulivi. Perciò la fonte della vita è soltanto «con» D‑o, la Sua luce si vede attraverso la Torah e le mitzvos e Israele è visto in essa.
Schema
- Due domande e la menorah d’oroLe due interpretazioni di «vedremo la luce» e la domanda sul «con Te»; la menorah come fonte delle anime di Israele, le sue lampade e i suoi condotti come luce proveniente dall’Alto, tutta attirata in basso attraverso l’oro, il lato sinistro.¶1–2
- Colui che è assiso in alto Si abbassaD‑o trascende la sapienza (Chochmah) e la benevolenza (Chesed), perciò entrare nei mondi costituisce per Lui un abbassamento; esso avviene attraverso la Torah e le mitzvos, le membra del Re, attirate in basso da un risveglio dal basso.¶3–4
- Sublimità, esilio e sonnoDalla prospettiva della sublimità di D‑o, tutti i mondi sono come nulla: le nazioni traggono da essa la loro forza vitale e il Suo governo è come un sonno; la preghiera «Svegliati!» chiede che la Sua essenza si riveli attraverso la Torah e le mitzvos.¶5–7
- Guardando dal cielo: Israele visto attraverso la TorahAttraverso la Torah Israele è visto come grande, come un oggetto in uno specchio limpido; le mitzvos richiedono il desiderio ardente del cuore, acceso dalla contemplazione della trascendenza immutabile di D‑o.¶8–9
- La corona, il servitore e la causa dell’abbassamentoLa coppa della menorah è la Corona (Keser) di Malchus; il vero servizio consiste nell’accettare la sovranità di D‑o al di là della ragione; cielo e terra, Torah e preghiera, e il grido amaro attirano in basso la Luce Infinita (Or Ein Sof).¶10–14
- Gli ulivi e la rispostaLe radici della Torah e delle mitzvos risvegliano l’ardente desiderio dell’anima; la fonte della vita è soltanto «con» D‑o, la Sua luce si vede attraverso la Torah e le mitzvos e Israele è visto in essa.¶15–17
Concetti chiave
- Un risveglio dall’Alto (isarusa dileila)אתערותא דלעילא
- Luce divina donata senza essere stata sollecitata. Qui sono le sette lampade della menorah che risplendono su ogni ebreo, anche sui malvagi, come una luce che lo avvolge.
- La luce che circonda tutti i mondi (sovev kol almin) e la luce che riempie tutti i mondi (memalei kol almin)סובב כל עלמין / ממלא כל עלמין
- Luce al di sopra dei mondi e luce al loro interno; attirare la luce dalla prima nella seconda è l’«acqua» che scorre dall’alto verso il basso, un abbassamento per D‑o.
- L’oro, il lato sinistroזהב / שמאל
- L’oro rappresenta il rigore (Gevurah) e l’amore ardente e il timore reverenziale (ahavah veyirah) del cuore, attraverso i quali avviene ogni attrazione in basso dai livelli più elevati.
- Le membra del Reרמ״ח אברין דמלכא
- Le 248 mitzvos positive sono unite alla Luce Infinita (Or Ein Sof) come un arto è unito all’anima, così che attraverso di esse la Sua luce si rivesta di Chochmah e Chesed.
- L’autoannullamento della volontàביטול רצון
- L’accettazione, da parte del servitore, della sovranità di D‑o al di là della ragione; rende D‑o Re, sottomette l’altra parte (sitra achra) e attira in basso Or Ein Sof.
- Cielo e terraשמים וארץ
- La Torah scritta e quella orale, oppure la Torah e la preghiera: il luogo in cui D‑o Si abbassa e il mezzo attraverso il quale Lo si induce a farlo.
Due domande e la menorah d’oro ¶1–2
«Perché presso di Te è la fonte della vita; alla Tua luce vedremo la luce». Ora, l’espressione nir’eh or ha due interpretazioni.
Il maamar si apre con il versetto di re David, secondo cui la fonte della vita è presso D‑o e «alla Tua luce nir’eh or». La parola nir’eh può significare «sarà vista» oppure «vedremo», e l’intero discorso mostrerà come entrambe le letture siano vere.
הא׳ הוא כפשוטו שהאור נראה ומתגלה. והב׳ לשון רבים מדברים בעדם כלומר אנחנו נראה את האור.
La prima è nel suo senso semplice: la luce è vista (nir’eh) e si rivela. La seconda è [come] la forma plurale, in cui chi parla si riferisce a se stesso: vale a dire, noi vedremo (nir’eh) la luce.
Secondo una lettura, la luce diventa visibile. Secondo l’altra, nir’eh è alla prima persona plurale, e così re David parla a nome di Israele: siamo «noi» a vedere la luce. La trascrizione di questo discorso del Mitteler Rebbe (Sefer HaMaamarim 5563, p. 59) spiega la differenza: vedere la luce attraverso la luce è come guardare attraverso uno schermo, mentre «noi vedremo la luce» significa vedere la luce stessa, cosa di gran lunga superiore.
ולהבין זה גם להבין מהו כי עמך מקור חיים ולא כתיב כי אתה.
E per comprendere questo, [dobbiamo] anche capire che cosa significhi «Perché presso di Te è la fonte della vita» e perché non sia scritto: «Perché Tu sei».
L’Alter Rebbe pone una seconda domanda: perché il versetto dice che la fonte della vita è «presso di Te», invece di dire semplicemente «Tu sei la fonte della vita»? La formulazione lascia intendere che la fonte della vita sia qualcosa accanto a D‑o, e non la Sua stessa essenza; l’ultimo paragrafo riprenderà questo punto.
כי הנה כתיב45 (זכריה ד) ראיתי והנה מנורת זהב כולה וגולה על ראשה6 ושבעה נרתיה עליה שבעה ושבעה מוצקות לנרות אשר על ראשה ושנים זיתים עליה.7
È scritto infatti (Zaccaria 4): «Vidi, ed ecco un menorah tutto d’oro, con la sua coppa sulla sommità, e le sue sette lampade sopra di essa, sette e sette condotti per le lampade che sono sulla sua sommità, e due alberi d’ulivo sopra di essa».
Per rispondere, egli si rivolge alla visione di Zaccaria: un menorah d’oro con una coppa sulla sommità, sette lampade, condotti che alimentano le lampade e due alberi d’ulivo accanto ad esso. Nella trascrizione del Mitteler Rebbe il nesso è esplicito: per capire che cosa sia la «luce», le anime d’Israele nel loro insieme vengono paragonate a un menorah. Rashi spiega gulah come una coppa d’olio rotonda, paragonando i gulos (sorgenti) di Giosuè 15:19; più avanti, il maamar la interpreterà come una corona.
וביאור הדבר כי הנה ענין המנורה הוא כמ״ש זה דבר8 ה׳ אל זרובבל. כלומר שהמנורה הוא בחי׳ דבר ה׳ הוא בחי׳ כנ״י [כנסת ישראל] מקור נשמות ישראל
E la spiegazione della questione è questa: il significato del menorah è quello espresso dalle parole: «Questa è la parola di Havayah a Zerubbabel». Vale a dire, il menorah è il livello della «parola di Havayah», che è il livello della Congregazione d’Israele (Knesses Yisrael), la fonte delle anime d’Israele.
L’angelo spiega la visione a Zaccaria come «la parola di Havayah a Zerubbabel». L’Alter Rebbe interpreta «la parola di Havayah» come la sovranità (Malchus), chiamata anche Congregazione d’Israele (Knesses Yisrael), la radice collettiva da cui provengono tutte le anime ebraiche. Il menorah rappresenta dunque la fonte delle anime d’Israele.
ושבעה נרותיה הם ז׳ מדות עליונות אהוי״ר [אהבה ויראה] והתפארות כו׳ שמאירים מלמעלה בכל נפש מישראל בבחי׳ אתעדל״ע [אתערותא דלעילא] שאפי׳ [שאפילו] ברשע שורה עליו מלמעלה בבחי׳ מקיף
E le sue sette lampade sono i sette attributi emotivi superni (middos), l’amore, il timore reverenziale e la glorificazione, ecc., che risplendono dall’Alto su ogni anima d’Israele come un risveglio dall’Alto (isarusa dileila), cosicché essa si posa dall’Alto persino su una persona malvagia, in modo avvolgente (makif).
Le sette lampade sono i sette attributi emotivi di D‑o — amore, timore reverenziale, glorificazione e gli altri — che risplendono su ogni ebreo come un dono dall’Alto, non come ricompensa per il suo impegno personale. Poiché questa luce si libra sulla persona soltanto come luce avvolgente (makif), essa riposa persino su una persona malvagia.
ולכן כתיב עליה שבבחי׳ זו שהוא בבחי׳ השראה מלמעלה בבחי׳ מקיף כולם שוים לטובה וכמארז״ל [וכמאמר רבותינו זכרונם לברכה] אכל בי עשרה שכינתא שריא וכמ״ש בתניא.910
Perciò è scritto «sopra di essa»: a questo livello, che è una presenza dall’Alto in modo avvolgente, tutti sono uguali nel bene, come dissero i nostri Saggi, di benedetta memoria: «Dove dieci siedono insieme, la Presenza divina (Shechinah) riposa», come è spiegato nel Tanya.
Le parole «sopra di essa» mostrano che le lampade risplendono dall’Alto, avvolgendo il menorah; a questo livello ogni ebreo è uguale nel bene, come afferma il Talmud: la Shechinah riposa su qualunque gruppo di dieci persone. Nel capitolo 11 del Tanya, l’Alter Rebbe spiega che, anche quando una persona è tanto malvagia che il bene l’ha abbandonata, la sua anima divina rimane sopra di lei come una presenza avvolgente dall’Alto; per questo i Saggi dissero che la Shechinah riposa su ogni gruppo di dieci.
Il paragrafo pone due domande sul versetto «Perché presso di Te è la fonte della vita» e introduce il menorah della visione di Zaccaria come chiave: il menorah è la fonte delle anime d’Israele, e le sue sette lampade sono gli attributi divini che risplendono dall’Alto su ogni ebreo, avvolgendo persino i malvagi.
Una luce avvolgente (makif) influisce su una persona senza essere assorbita nella sua comprensione o nella sua condotta; per questo può riposare allo stesso modo sui giusti e sui malvagi. Una luce interiore (pnimi), invece, varia secondo chi la riceve. Le due letture di nir’eh or anticipano la conclusione del maamar: la Torah e le mitzvos d’Israele rendono visibile la luce, e Israele stesso viene visto in quella luce.
Marei mekomos
- 1כי עמך מקור חיים · הנחת כ״ק אדמו״ר האמצעי בסה״מ תקס״ג ע׳ נט. ראה לעיל בציונים לכ״ק אדמו״ר זי״ע. ראה ד״ה כי עמך מקור חיים תשל״ד. בלקו״ת נשא נט, ב. בהעלותך לד, ד. שלח לט, א. קרח נה, ג. מציין לד״ה זה.
- 2כי עמך מקור חיים · Psalms 36:10
- 3יש בו ב׳ פירושים · בסה״מ תקס״ג ע׳ נט מבאר ההפרש בין ב׳ הפירושים ”שכאשר יראה אור מתוך האור ה״ז ענין אספקלריא דלא נהרא כמו שרואין האור דרך מסך כו׳, וכאשר אנחנו נראה את האור היינו שנראה האור ממש ביתרון גדול”. ובד״ה כי עמך תשל״ד (מהנחה) מבאר: ”דהיינו שהכח לראות אור זה בעולם הוא רק בידי ישראל וכמבואר בכ״מ דכל הנבראים חוץ מישראל הרי הם בבחי׳ עומדים, שעומדים במקומם ובמדידה והגבלה שלהם, ולכן אין ביכולתם להמשיך אלא ענין שבמדידה והגבלה, משא״כ ישראל שהם מהלכים ולמעלה ממדידה והגבלה הרי יש ביכולתם להמשיך ע״י קיום התורה ומצות בחי׳ האור שלמעלה” ע״ש.
- 4כי הנה כתיב · בסה״מ תקס״ג שם מקשר ההמשך שכדי להבין ענין האור מהו, הנה כללות נש״י נמשלו למנורה.
- 5כי הנה כתיב וראיתי · Zechariah 4:2
- 6וגולה על ראשה · רש״י מבאר כמו גולות עליות (הושע טו, יט). בלקו״ת שה״ש כב, א מציין לכאן.
- 7ושנים זיתים עליה · Zechariah 4:3
- 8זה דבר ה׳ אל זרובבל · Zechariah 4:6
- 9אכל בי עשרה שכינתא שריא, וכמ״ש בתניא · Sanhedrin 39a:11
- 10כמ״ש בתניא · פ״ו. פי״א. בסה״מ תקס״ג ע׳ נט אינו מציין לתניא. בבוך 1103: בלק״א.
2ושבעה ושבעה מוצקות1 הם בחי׳ המשכות ממדריגות עליונות מבחינת סוכ״ע לאתעדל״ע [לאתערותא דלעילא] זו. וכמה דרגין דא לעילא מן דא עד רום המעלות וכולם הם בחי׳ שבעה שבעה. וזהו לנרות אשר על ראשה.
E «sette e sette condotti» sono i flussi dall’Alto provenienti da livelli superiori, dal livello della luce che circonda tutti i mondi (sovev kol almin), verso questo risveglio dall’Alto (isarusa dileila). Ci sono molti gradi, uno superiore all’altro, fino alle vette più elevate, e tutti appartengono alla categoria di «sette [e] sette». Questo è [il significato di] «alle lampade che sono sulla sua sommità».
I condotti che alimentano le lampade sono canali che attirano la luce da livelli sempre più elevati, fino alla luce che circonda tutti i mondi, e la portano nel dono dall’Alto che risplende su ogni ebreo. Ogni livello superiore ripete lo schema del sette; così, la visione mostra lampade alimentate da livelli che a loro volta si trovano «sulla sua sommità».
והנה כתיב מנורת זהב כולה שכל המשכות מלעילא לעילא מריש כל דרגין הוא ע״י בחי׳ זהב שהוא בחי׳ שמאל כמ״ש מצפון זהב יאתה על אלוה נורא הוד:23
Ora è scritto: «un candelabro tutto d’oro»: ogni flusso dall’Alto, proveniente dalle altezze supreme, dalla sommità di tutti i gradi, si attua per mezzo del livello dell’oro, che è il livello della sinistra, come è scritto: «Dal nord viene l’oro; su D‑o è uno splendore maestoso e tremendo».
Il candelabro è «tutto d’oro», e nella Kabbalah l’oro appartiene al lato sinistro, il lato del rigore (Gevurah). L’Alter Rebbe afferma che ogni flusso dall’Alto, anche dai livelli più elevati, passa attraverso questa qualità, e cita il versetto di Job che collega l’oro al nord, il lato sinistro.
Il paragrafo spiega che i condotti sono canali che attirano la luce dai livelli più elevati fino al dono che risplende su ogni ebreo, e introduce l’idea che ogni flusso di questo tipo avviene attraverso «l’oro», il lato sinistro.
L’argento è associato alla benevolenza (Chesed) e alla destra, l’oro al rigore (Gevurah) e alla sinistra. Il fatto che i flussi più elevati avvengano attraverso l’oro anticipa il punto del maamar: vengono attirati verso il basso mediante l’amore ardente, l’autoannullamento (bittul) e l’amarezza dell’anima, non per il semplice fatto di donare con facilità.
Marei mekomos
- 1
- 2והנה כתיב . . נורא הוד · מובא באוה״ת בראשית כרך א קפב, א. יהל אור ע׳ עג.
- 3מצפון זהב יאתה . . נורא הוד · Job 37:22
Colui che è assiso in alto Si abbassa ¶3–4
E il significato [è questo]. È scritto: «Colui che siede in alto, che Si abbassa per guardare il cielo e la terra».
L’Alter Rebbe cita un versetto dei Salmi che loda D‑o, assiso in alto, eppure disposto ad abbassarsi per guardare il cielo e la terra.
שמים פי׳ שם מים דהיינו בחינת מים שהוא בחינת המשכה ממקום גבוה מסוכ״ע למקום נמוך להיות בחי׳ ממכ״ע [ממלא כל עלמין] והוא בחינת השפלה וירידה אצלו ית׳.
«Cielo» (shamayim) significa «lì c’è acqua» (sham mayim), cioè il livello dell’acqua, che rappresenta un flusso dall’Alto, da un luogo elevato, dalla [luce che] circonda tutti i mondi (sovev kol almin), a un luogo basso, per diventare il livello della [luce che] riempie tutti i mondi (memalei kol almin); e questo costituisce per Lui, benedetto Egli sia, un abbassamento e una discesa.
Egli legge shamayim (cielo) come sham mayim, «lì c’è acqua». L’acqua scorre dall’alto verso il basso; perciò «acqua» rappresenta la luce che viene fatta discendere dalla luce che circonda i mondi, al di sopra di essi, nella luce che li riempie e vi penetra. Per D‑o questo è un abbassamento.
ופי׳ בשמים ובארץ (בביתי״ן הנוספין) מתפרש לשני ענינים.
E «nei cieli e sulla terra» (con le lettere beis aggiunte) si interpreta in due modi.
In ebraico il versetto dice «guardare ba-shamayim u-va-aretz»; la lettera beis aggiunta può significare «in» oppure «per mezzo di». Le parole possono dunque essere lette in due modi.
הא׳ שהוא משפיל א״ע [את עצמו] כביכול לראות תוך השמים ותוך הארץ.
Il primo: Egli Si abbassa, per così dire, per guardare dentro i cieli e dentro la terra.
La prima interpretazione intende la beis nel senso di «in»: D‑o Si abbassa per guardare dentro il cielo e la terra.
והב׳ כלומר שע״י בחינת שמים וארץ משפיל א״ע [את עצמו] שהם הם הגורמים לבחי׳ ירידה והשפלה זו.
E il secondo, vale a dire: per mezzo del livello del cielo e della terra Egli Si abbassa, poiché sono proprio essi a causare questa discesa e questo abbassamento.
La seconda interpretazione intende la beis nel senso di «per mezzo di»: il cielo e la terra sono essi stessi la causa dell’abbassamento di D‑o. Il significato di «cielo e terra» in questo senso verrà spiegato più avanti nel maamar.
וביאור הענין כי פי׳ המגביהי לשבת אין ר״ל [רוצה לומר] שהוא ית׳ גבוה בבחינת מקום שהרי הנה מקום אתי5 כתיב והוא ית׳ מקומו של עולם6 כו׳. אלא פי׳ גבוה במעלה ועילוי אחר עילוי עד אין קץ ותכלית שהוא קדוש ומובדל מגדר עלמין
E la spiegazione è questa: «Colui che siede in alto» non significa che Egli, benedetto Egli sia, sia elevato in termini di luogo, poiché è scritto: «Ecco, c’è un luogo presso di Me»; ed Egli, benedetto Egli sia, è il luogo del mondo, ecc. Significa invece essere elevato in grado, salendo di livello in livello senza fine né limite, in quanto Egli è santo e separato dai confini dei mondi.
Il fatto che D‑o sia «in alto» non può indicare un’altezza nello spazio: Egli dice a Moshe: «Ecco, c’è un luogo presso di Me», e il Midrash deduce da ciò che Egli è il luogo del mondo e non è contenuto in esso. La Sua altezza è una superiorità di grado: Egli è al di sopra di ogni livello, senza limite, santo e separato dall’intera categoria dei mondi.
כי כלם בחכמה עשית7 ועולם חסד יבנה8 והוא ית׳ רם ונשא ממדרגת חכמה עילאה וחסד עליון ואין להם ערוך אליו ית׳ כלל וכדכתיב לך ה׳ הגדולה כו׳ שמדת הגדולה היא בטילה אליו ואין עולה בשם גדולה כלל.
Poiché «Tu hai fatto tutti con la sapienza (Chochmah)» e «il mondo è costruito con la benevolenza (Chesed)», ed Egli, benedetto Egli sia, è elevato e innalzato al di sopra del livello della Chochmah superna e della Chesed superna, che non hanno affatto alcun termine di paragone con Lui, benedetto Egli sia; come è scritto: «A Te, Havayah, appartiene la grandezza», ecc.: l’attributo della grandezza è annullato dinanzi a Lui e non conta affatto come «grandezza».
I mondi sono creati attraverso Chochmah e costruiti attraverso Chesed, come affermano due versetti dei Salmi; D‑o è al di sopra persino della Chochmah e della Chesed superne, e non vi è alcun paragone possibile con Lui. Anche la «grandezza» (gedulah, l’attributo di Chesed) di cui David dice «A Te, Havayah, appartiene la grandezza» è annullata dinanzi a Lui e non merita affatto tale nome.
וכן בחינת חכמה נחשבת לגבי הקב״ה כעשי׳ [כעשיה] גשמית כמ״ש כולם בחכמה עשית
E allo stesso modo il livello della Chochmah è considerato, rispetto al Santo, benedetto Egli sia (Kudsha Brich Hu), come un’azione materiale (asiyah), come è scritto: «Tu hai fatto (asisa) tutti con la sapienza».
Persino la Chochmah, il più alto intelletto, è per D‑o come un’azione materiale: il versetto dice che Egli «ha fatto» (asisa) ogni cosa con la sapienza, usando la parola che indica l’azione materiale (asiyah).
אלא מה שמתלבש אור א״ס ב״ה בחכמה וחסד ומתפשט תוך עלמין הוא בחינת ירידה והשפלה גדולה.9
Piuttosto, il fatto che la Luce Infinita (Or Ein Sof), benedetto Egli sia, si rivesta della sapienza (Chochmah) e della benevolenza (Chesed) e si diffonda nei mondi costituisce una grande discesa e un grande abbassamento.
Così, quando la Luce Infinita si riveste di Chochmah e Chesed e si diffonde nei mondi, si tratta di una grande discesa per Lui.
Attraverso il versetto «Colui che siede in alto, che Si abbassa per guardare il cielo e la terra», il paragrafo mostra che la vera altezza di D‑o è al di sopra persino di Chochmah e Chesed; pertanto, ogni ingresso della Sua luce nei mondi costituisce un grande abbassamento. Introduce inoltre due interpretazioni di «cielo e terra»: come luogo e come causa di tale abbassamento.
Il gioco di parole shamayim / sham mayim si trova nel Talmud e nel Midrash; qui serve a mostrare il cielo come canale di discesa da sovev a memalei. L’idea che Chochmah sia «come un’azione materiale» dinanzi a D‑o ricorre spesso nel Tanya e nella Chassidus: persino il più alto livello della creazione non è più vicino all’Infinito (Ein Sof) di quanto lo sia il livello più basso.
Marei mekomos
- 1והענין כי הנה כתיב · מובא באוה״ת יתרו ע׳ א׳כה. ראה סה״מ תרכ״ט (הוצאת תשנ״ב) ע׳ לג. ושם ע׳ רצב נעתק קטע מכאן. וראה גם אוה״ת נ״ך כרך א ע׳ תקע.
- 2המגביהי לשבת · Psalms 113:5
- 3
- 4המגביהי לשבת המשפילי לראות בשמים ובארץ · Psalms 113:5–6
- 5הנה מקום אתי · Exodus 33:21
- 6והוא ית׳ מקומו של עולם · Bereshit Rabbah 68:9
- 7כולם בחכמה עשית · Psalms 104:24
- 8ועולם חסד יבנה · Psalms 89:3
- 9לך ה׳ הגדולה · I Chronicles 29:11
4והנה בחינת התלבשות זו היא בבחינת תורה ומצות. וכמארז״ל [וכמאמר רבותינו זכרונם לברכה] הקב״ה מניח תפילין הקב״ה מתפלל12 ואמרו מלמד שנתעטף הקב״ה3 כו׳. ואמרו ג׳ ראשונות יושב ועוסק בתורה4 כו׳.
Ora questo rivestimento avviene attraverso la Torah e le mitzvos. Come dissero i nostri Saggi, di benedetta memoria: «Il Santo, benedetto Egli sia (Kudsha Brich Hu), indossa i tefillin [filatteri]»; «Kudsha Brich Hu prega»; e dissero: «Questo insegna che Kudsha Brich Hu si avvolse», ecc. E dissero: «[Durante] le prime tre [ore] Egli siede e si dedica alla Torah», ecc.
La luce di D‑o si riveste nella sapienza (Chochmah) e nella benevolenza (Chesed) attraverso la Torah e le mitzvos. Il Talmud descrive D‑o mentre indossa i tefillin, prega, si avvolge in un tallis [scialle rituale] e studia la Torah, mostrando che le mitzvos esistono in Alto come veri e propri rivestimenti della luce di D‑o.
וכן עד״ז כל המצות. וזהו אשר קדשנו במצותיו במצותיו דייקא שהמצות רמ״ח פקודין הן רמ״ח אברין דמלכא5
E allo stesso modo tutte le mitzvos. E questo è [il significato di] «che ci ha santificati con le Sue mitzvos»: «con le Sue mitzvos» precisamente, poiché le mitzvos, i 248 precetti, sono le 248 membra del Re.
La benedizione dice «che ci ha santificati con le Sue mitzvos», sottolineando che esse sono Sue. Il Tikkunei Zohar insegna che i 248 comandamenti positivi sono le 248 «membra del Re».
כלומר כמו למשל אבר הגשמי שהוא בטל ומתאחד עם החיות הרוחני השוכן בקרבו כך כל המצות הם בטלים ומתאחדים באור א״ס ב״ה ממש
Vale a dire: proprio come, per esempio, un arto fisico è in stato di autoannullamento (bittul) ed è unito alla forza vitale spirituale che dimora al suo interno, così tutte le mitzvos sono in stato di bittul e unite alla Luce Infinita (Or Ein Sof), benedetto Egli sia, stessa.
Un arto fisico non ha volontà propria ed è del tutto unito all’anima che gli dà vita. Allo stesso modo, le mitzvos sono del tutto unite alla Luce Infinita stessa.
ובהם ועל ידיהם נמשך גילוי אור א״ס ב״ה להתלבש בבחי׳ חכמה וחסד וקדשנו שבאתעדל״ת [שבאתערותא דלתתא] בעשיית האדם מצות ה׳ גורם אתעדל״ע [אתערותא דלעילא] ורוח אייתי רוח ואמשיך רוח6 כו׳:
E in esse e per loro tramite la rivelazione della Luce Infinita, benedetto Egli sia, viene fatta scendere affinché si rivesta nel livello della sapienza (Chochmah) e della benevolenza (Chesed). E «che ci ha santificati»: poiché, mediante un risveglio dal basso (isarusa dilesata), quando una persona compie le mitzvos di D‑o, suscita un risveglio dall’Alto (isarusa dileila), e «uno spirito porta uno spirito e attira uno spirito», ecc.
Attraverso le mitzvos, la Luce Infinita viene fatta scendere in Chochmah e Chesed. Quando una persona compie una mitzvah quaggiù, ciò risveglia una risposta in Alto; lo Zohar lo esprime così: «uno spirito porta uno spirito e attira uno spirito».
Il paragrafo individua nella Torah e nelle mitzvos il canale attraverso cui Or Ein Sof si riveste in Chochmah e Chesed: le mitzvos sono le «membra» di D‑o, unite alla Sua luce, e quando una persona le compie quaggiù, quella luce viene fatta scendere dall’Alto.
L’insegnamento «uno spirito porta uno spirito» descrive come l’isarusa dilesata, l’atto e l’intenzione propri della persona, faccia scaturire un corrispondente risveglio dall’Alto. Definire le mitzvos le membra del Re significa che non sono semplici comandamenti, ma recipienti del tutto uniti alla volontà che esprimono.
Marei mekomos
- 1הקב״ה מניח תפילין, הקב״ה מתפלל · Berakhot 6a:17–18
- 2הקב״ה מתפלל · Berakhot 7a
- 3מלמד שנתעטף הקב״ה · Rosh Hashanah 17b:5
- 4ג׳ ראשונות יושב ועוסק בתורה · Avodah Zarah 3b:7
- 5רמ״ח פקודין הן רמ״ח אברין דמלכא · Tikkunei Zohar, Tikkun 30 · 74a:8
- 6ורוח אייתי רוח ואמשיך רוח · Zohar II, 162b
Sublimità, esilio e sonno ¶5–7
E questo è [il significato di] «Guarda dal cielo e vedi» e «Guarda dal Tuo santo luogo di dimora, dal cielo, e benedici il Tuo popolo, Israele».
Due versetti chiedono a D‑o di «guardare dal cielo», e il secondo Gli chiede di benedire Israele. L’Alter Rebbe spiegherà perché la benedizione dipende dal fatto che D‑o guardi «dal cielo»; per prima cosa spiega la trascendenza di D‑o.
כי הנה כתיב רם על כל גוים4 ה׳ שהעכו״ם [שהעובדי כוכבים ומזלות] מקבלים חיות5 מצד רוממות ה׳ והתנשאותו בעצמותו כביכול שהוא מצד עצמותו ומהותו רם ונשא מגדר עלמין עליונים ותחתונים ואין להם יחוס ושייכות אליו כלל
Poiché è scritto: «Havayah è elevato al di sopra di tutte le nazioni»: le nazioni idolatre ricevono la forza vitale dalla sfera della sublimità di D‑o e della Sua elevazione nella Sua stessa essenza, per così dire; infatti, per la Sua stessa essenza e il Suo essere, Egli è esaltato e innalzato al di sopra dei limiti dei mondi, superiori e inferiori, e le nazioni non hanno con Lui alcun rapporto né alcun legame.
«Havayah è elevato al di sopra di tutte le nazioni»: il versetto collega le nazioni alla sublimità di D‑o. In questo insegnamento, le nazioni attingono la propria forza vitale dal livello in cui D‑o è assolutamente al di là dei mondi e le nazioni non hanno alcun rapporto con Lui; lì tutti i mondi sono come nulla, perciò non si avverte alcuna distinzione tra loro.
ומזה נמשך ממשלת העכו״ם [העובדי כוכבים ומזלות] על ישראל בזמן הגלות גוים מרקדין בהיכלו6 כו׳. כי שממית בידים תתפש7 והיא בהיכלי מלך שאינו תופס מקום כלל.
Da ciò deriva il dominio delle nazioni idolatre su Israele durante l’esilio, [come è detto:] «Le nazioni danzano nel Suo santuario», ecc. Poiché «il ragno si afferra (tesapes) con le mani, eppure si trova nei palazzi del re», dato che non occupa (tofes) alcun posto.
Da questa fonte deriva il potere delle nazioni su Israele durante l’esilio. Il Talmud (Yoma 69b, a cui rimanda la nota Kehot) racconta che Yirmiyahu, vedendo le nazioni fare baldoria nel santuario di D‑o, non Lo chiamò più «temibile». Il versetto sul ragno viene interpretato attraverso un gioco di parole: esso «si afferra» (tesapes), ma non «occupa» (tofes) alcun posto; così, persino nel palazzo di un re, non viene scacciato, perché è considerato come nulla.
Il paragrafo comincia a spiegare «Guarda dal cielo e benedici il Tuo popolo, Israele» descrivendo dapprima l’opposto: la forza vitale delle nazioni e il loro potere durante l’esilio provengono dalla sublimità di D‑o, davanti al Quale tutti i mondi sono come nulla.
Questo è uno dei passi che trattano delle nazioni e dell’esilio. Il punto dell’Alter Rebbe riguarda due modalità del rapporto di D‑o con il mondo: dalla Sua essenza, che è al di là di tutti i mondi, nulla ha consistenza e le distinzioni non vengono percepite; attraverso la Torah e le mitzvos, la luce viene fatta discendere nella sapienza (Chochmah) e nella benevolenza (Chesed), e Israele viene «visto» e benedetto, come spiegano i paragrafi successivi.
Marei mekomos
- 1וזהו הבט · מובא באוה״ת פ׳ וירא כרך ד תשס, א. ואתחנן ע׳ שלב. וראה אוה״ת פ׳ זכור ע׳ א׳תשפו מענין הבטה והשקפה.
- 2הבט משמים וראה · Psalms 80:15
- 3והשקיפה ממעון קדשך · Deuteronomy 26:15
- 4רם על כל גוים ה׳ · Psalms 113:4
- 5שהעכו״ם מקבלים חיות · ע׳ בספר המאמרים תש״א ע׳ יא.
- 6גוים מרקדין בהיכלו · Yoma 69b
- 7שממית בידים תתפש · Proverbs 30:28
6וכך כל העולמות עליונים ותחתונים כולא כלא ממש חשיבי קמי קוב״ה [קודשא בריך הוא] וכדכתיב כי נשגב שמו לבדו12 רק הודו וזיוו והארתו על ארץ ושמים.
E così tutti i mondi, superiori e inferiori, sono davvero considerati come nulla dinanzi al Santo, benedetto Egli sia (Kudsha Brich Hu), come è scritto: «Poiché il Suo Nome solo è elevato»; soltanto «la Sua gloria», il Suo splendore e la Sua luce [sono] «sulla terra e nei cieli».
Tutti i mondi sono come nulla dinanzi a D‑o. Il versetto «Il Suo Nome solo è elevato; la Sua gloria è sulla terra e nei cieli» significa che soltanto un barlume della Sua luce è in relazione con i mondi, mentre Egli Stesso è elevato al di sopra di essi. Una glossa in Sefer HaMaamarim 5629 aggiunge che persino il livello chiamato «elevato», la luce che circonda tutti i mondi (sovev kol almin), è soltanto «il Suo Nome».
וזהו כד סליק קוב״ה [קודשא בריך הוא] לעילא כו׳. ר״ל [רוצה לומר] שנסתלק החיות מההארה למעלה מעלה לבחי׳ עצמותו ומהותו
E questo è [il significato di] «Quando Kudsha Brich Hu ascende in alto», ecc. Vale a dire, la forza vitale (chayus) viene ritirata dalla luce irradiata e ricondotta molto, molto in alto, al livello della Sua essenza e del Suo essere.
L’espressione «quando il Santo, benedetto Egli sia, ascende in alto» viene intesa come il ritiro della forza vitale da quel barlume, che risale fino all’essenza stessa di D‑o.
ואזי העולמות אינם תופסים מקום כלל והנהגת העולמות הוא בבחי׳ שינה3 כביכול כאדם הישן שנסתלק שכלו מהכלי שהוא הגוף למקורו ושרשו ולא נשאר כ״א כח הדמיון שהוא רשימו כו׳.
E allora i mondi non occupano affatto alcun posto, e il governo dei mondi avviene in una sorta di sonno, per così dire, come nel caso di una persona addormentata, il cui intelletto si è ritirato dal proprio recipiente, cioè dal corpo, verso la propria fonte e radice, e non rimane altro che la facoltà dell’immaginazione, che è una traccia (reshimu), ecc.
Allora i mondi non contano nulla, e il governo di D‑o su di essi è simile al sonno. Durante il sonno l’intelletto lascia il corpo e ritorna alla propria fonte, lasciando soltanto l’immaginazione, una semplice traccia; analogamente, a dirigere i mondi rimane soltanto una traccia tenue della luce di D‑o.
Il paragrafo spiega che, quando la luce divina si ritira verso l’essenza di D‑o, i mondi non contano nulla e il Suo governo su di essi è simile al sonno: ne rimane soltanto una traccia della Sua luce.
In una persona addormentata l’immaginazione procede senza la guida della ragione; questo spiega come, nell’esilio, il mondo possa sembrare governato senza ordine. La reshimu, l’impressione che resta dopo il ritiro della luce, è un concetto fondamentale nell’insegnamento dell’Arizal sulla contrazione (tzimtzum).
Marei mekomos
- 1וכדכתיב כי נשגב שמו לבדו · בספה״מ תרכ״ט שם ע׳ לג נוסף כאן הג״ה: ”(שגם בחי׳ נשגב סוכ״ע הוא ג״כ מבחי׳ שמו)”.
- 2כי נשגב שמו לבדו · Psalms 148:13
- 3והנהגת העולמות הוא בבחי׳ שינה · בסה״מ תש״ח שם העיר כ״ק אדמו״ר זי״ע ”ראה עד״ז במאמר פורים תש״ח פ״ו ואילך. ד״ה בלילה ההוא ש״ת (בס׳ המאמרים)”. ראה יהל אור לקאפי׳ עג ע׳ 260.
7ולכן כתיב ויקץ כישן1 ה׳ וכתיב עורה למה תישן2 ה׳ שיהיה גילוי אור א״ס ב״ה בחכמה וחסד בבחינת עצמותו ומהותו ית׳ בכבודו ובעצמו ויאר פניו3 פנימיות רצונו כו׳. והיינו ע״י המשכת התומ״צ [התורה ומצות].
Pertanto è scritto: «E D‑o si destò come chi dorme», ed è scritto: «Svegliati! Perché dormi, o D‑o?»: affinché la Luce Infinita (Or Ein Sof), benedetto Egli sia, si riveli in Chochmah e nella benevolenza (Chesed), al livello della Sua stessa essenza e del Suo stesso essere, Egli sia benedetto, nella Sua gloria e in Sé stesso; e «faccia risplendere il Suo volto (panav)»: la dimensione interiore (pnimiyus) della Sua volontà, ecc. E ciò avviene mediante il far discendere la Torah e le mitzvos.
I versetti «D‑o si destò come chi dorme» e «Svegliati! Perché dormi?» chiedono che il governo di D‑o non sia più come un sonno, ma che la Sua stessa essenza si riveli in Chochmah e Chesed, e che risplenda la dimensione interiore della Sua volontà. Questo risveglio si realizza facendo discendere la luce attraverso la Torah e le mitzvos.
Il paragrafo trasforma l’immagine del sonno in una preghiera per il risveglio: la rivelazione dell’essenza di D‑o e della Sua volontà interiore nei mondi, resa possibile dalla Torah e dalle mitzvos.
«Faccia risplendere il Suo volto» viene interpretato come la dimensione interiore della volontà (pnimiyus haratzon), in contrasto con la volontà esteriore, che sostiene i mondi come un semplice bagliore. L’espressione «nella Sua gloria e in Sé stesso» è ripresa dalla descrizione dell’Esodo nella Haggadah, quando D‑o agì senza servirsi di un intermediario.
Marei mekomos
- 1ויקץ כישן ה׳ · Psalms 78:65
- 2עורה למה תישן ה׳ · Psalms 44:24
- 3ויאר פניו · Psalms 67:2
Guardando dal cielo: Israele visto attraverso la Torah ¶8–9
8וזהו הבט משמים וראה והשקיפה ממעון קדשך1 מן השמים שם מים23 שהיא בחי׳ התורה שנמשלה למים4 ואזי וברך את עמך את ישראל
E questo è [il significato di] «Guarda dal cielo e vedi» e «Guarda dalla Tua santa dimora, dal cielo»: [il cielo, shamayim, significa] «là c’è acqua» (sham mayim), che è il livello della Torah, paragonata all’acqua; e allora «benedici il Tuo popolo, Israele».
Ora l’Alter Rebbe risponde alla domanda sul perché la benedizione d’Israele dipenda dal fatto che D‑o guardi «dal cielo». Shamayim viene nuovamente letto come sham mayim, «là c’è acqua», e l’acqua è un’immagine della Torah; dunque, quando D‑o guarda «dal cielo», guarda attraverso la Torah. Nella versione di questo passo in Sefer HaMaamarim 5708, la prova è il versetto «O voi tutti che avete sete, venite all’acqua», che si riferisce alla Torah.
כי ע״י בחינה זו נהי׳ [נהיה] אנחנו עם בני ישראל נתראים לפניו לדבר חשוב5 שכל עיקר ההשגה והגילוי הוא ע״י התורה
Poiché attraverso questo livello noi, il popolo dei figli d’Israele, saremo visti davanti a Lui come qualcosa di importante, perché tutta l’essenza della comprensione e della rivelazione avviene attraverso la Torah;
Quando D‑o guarda il mondo attraverso la Torah, Israele appare davanti a Lui come qualcosa di veramente importante, a differenza di come appare dalla Sua elevata trascendenza, dove ogni cosa è come nulla. Questo perché tutta la comprensione e la rivelazione di D‑o avvengono attraverso la Torah.
והתורה היא אצלנו בהתגלות וזהו נפתחו השמים6 ואראה מראות אלקים בחינת אספקלריא המאירה שע״י בחי׳ שמים.
e la Torah è rivelata presso di noi. Questo è [il significato di] «I cieli si aprirono e vidi visioni di D‑o»: il livello della lente limpida e luminosa (aspaklaria hame’irah), che si realizza attraverso il livello del cielo.
La Torah è rivelata e ci è stata data. Le parole di Ezekiel «I cieli si aprirono e vidi visioni di D‑o» descrivono la lente limpida e luminosa della profezia, e l’Alter Rebbe collega questa limpidezza al «cielo», cioè alla Torah.
הנה מתראה לפניו כביכול כאלו עד״מ רואה במראה המאירה שהיא מכלי זכוכית שע״י המראה נראה הדבר שרואין בה לדבר גדול יותר ומשובח יותר ממה שרואין אותה כך בלא מראה.
[Israele] è visto davanti a Lui, per così dire, come se, per usare un’analogia, si guardasse in uno specchio luminoso di vetro: attraverso lo specchio, ciò che vi si vede appare più grande e più pregevole di quanto appaia quando lo si guarda senza specchio.
Un buon specchio di vetro può far apparire ciò che vi si vede più grande e più pregevole di quanto appaia a occhio nudo. L’analogia prepara l’affermazione che segue, su come appare Israele quando è visto attraverso la Torah.
כך ע״י הבטה והשקפה בבחי׳ התורה שם נראים לפניו ישראל שהם מקיימי׳ התורה בבחי׳ שבח וגדולה.
Così, guardando e osservando attraverso la Torah, Israele, che osserva la Torah, appare là davanti a Lui con lode e grandezza.
Visto attraverso la Torah, che Israele osserva, Israele appare davanti a D‑o con lode e grandezza. La Torah agisce come quello specchio, accrescendo agli occhi di D‑o il valore d’Israele.
וזהו ומי כעמך ישראל7 גוי אחד בארץ פי׳ שהם ממשיכים להיות שורה ומתגלה בחי׳ הוי״ה אחד שיהיה שורה בארץ התחתונה.
E questo è [il significato di] «E chi è come il Tuo popolo Israele, una nazione sulla terra»: vale a dire, essi fanno discendere il livello di «Havayah è Uno» affinché si posi e si riveli, così che si posi sulla terra inferiore.
Il versetto «chi è come il Tuo popolo Israele, una nazione sulla terra» viene interpretato come una descrizione del compito d’Israele: far discendere l’unità di Havayah, affinché si posi e si riveli sulla terra più bassa. Israele è «una nazione» perché porta l’unità di D‑o nel mondo.
Il paragrafo spiega che quando D‑o guarda il mondo «dal cielo», attraverso la Torah, Israele appare prezioso e grande, come un oggetto ingrandito in uno specchio limpido; il compito d’Israele è far discendere l’unità di D‑o sulla terra.
«Lente luminosa» (aspaklaria hame’irah) è il termine talmudico per indicare la profezia limpida di Moshe, in contrasto con la «lente non luminosa» degli altri profeti. La trascrizione del Mitteler Rebbe, citata nelle note al primo paragrafo, collega le due letture di nir’eh or a questi due tipi di lente.
Marei mekomos
- 1השקיפה ממעון קדשיך · Deuteronomy 26:15
- 2מן השמים שם מים · ראה בלקו״ת שה״ש יד, א בפי׳ מן השמים.
- 3שם מים · Chagigah 12a
- 4בחי׳ התורה שנמשלה למים · בספר המאמרים תש״ח שם: [שנאמר הוי כל צמא לכו למים כו׳ שזה קאי על בחי׳ התורה כו׳].
- 5אנחנו עם בני ישראל נתראים לפניו לדבר חשוב · מובא באוה״ת פ׳ בלק ע׳ א׳כח. ע״ש.
- 6נפתחו השמים · Ezekiel 1:1
- 7ומי כעמך ישראל · I Chronicles 17:21
9והנה ארז״ל [אמרו רבותינו זכרונם לברכה] מצות צריכות כוונה1 היינו כוונת הלב רעותא דלבא להמשיך אא״ס [אור אין סוף] ב״ה ממקורא דכולא שיומשך ויתגלה בבחי׳ חכמ׳ [חכמה] וחסד.
Ora, i nostri Saggi, di benedetta memoria, dissero: «Le mitzvos richiedono intenzione»: cioè l’intenzione del cuore, il desiderio del cuore (re’usa d’liba), di far discendere la Luce Infinita (Or Ein Sof), benedetto Egli sia, dalla Fonte di tutto, affinché discenda e si riveli nel livello (bechinah) della sapienza (Chochmah) e della benevolenza (Chesed).
La regola dei Saggi secondo cui le mitzvos richiedono intenzione viene qui interpretata come il desiderio del cuore di far discendere l’Or Ein Sof dalla sua fonte in Chochmah e Chesed. La mitzvah è il canale; il desiderio del cuore è ciò che mette in moto la luce, facendola attraversare quel canale.
וזהו בחי׳ הזהב שהזהב הוא מנוצץ כעין ניצוצי וגחלי אש לוחשות. וכך צריך להיות בחי׳ רעותא דלבא ברשפי אש האהבה.2
E questa è la bechinah dell’oro, perché l’oro scintilla come scintille e braci ardenti di fuoco. Così anche il desiderio del cuore deve essere, con le fiamme del fuoco dell’amore.
È per questo che la menorah è d’oro: l’oro scintilla come braci ardenti. Così anche il desiderio del cuore, nell’adempiere una mitzvah, dovrebbe ardere del fuoco dell’amore.
והיינו כשיקיים מארז״ל [מאמר רבותינו זכרונם לברכה] בכל יום3 יהיו בעיניך כחדשים. דהיינו כשישים אל לבו ויתבונן במוחו ושכלו מ״ש אני ראשון ואני אחרון.4 ואני הוי״ה לא שניתי5 ואתה הוא קודם שנברא העולם כו׳.
E ciò avviene quando si adempie quanto dissero i nostri Saggi, di benedetta memoria: «Ogni giorno siano ai tuoi occhi come nuovi». Vale a dire, quando si prende a cuore e si contempla con la mente e l’intelletto ciò che è scritto: «Io sono il primo e l’ultimo», «Io, Havayah, non sono cambiato» e «Tu eri [lo stesso] prima che il mondo fosse creato», ecc.
Questo fuoco si accende quando si mette in pratica l’insegnamento secondo cui le parole della Torah devono apparire nuove ai propri occhi ogni giorno: contemplando che D‑o è «il primo e l’ultimo», che «non è cambiato» e che è lo stesso di prima che il mondo fosse creato. Il mondo non Gli aggiunge nulla.
וזהו פי׳ הא׳ של בשמים ובארץ דהיינו שמשפיל א״ע [את עצמו] לתוך בחינת שמים וארץ:
E questo è il primo significato di «sui cieli e sulla terra»: che Egli Si abbassa fino alla bechinah del cielo e della terra.
Questa è la prima interpretazione di «Si abbassa per guardare i cieli e la terra»: poiché la creazione non apporta alcun cambiamento a D‑o, il desiderio ardente del cuore che fa discendere la Sua luce nei cieli e sulla terra Lo induce ad abbassarsi fino a essi.
Il paragrafo spiega che una mitzvah va compiuta con il desiderio ardente del cuore, l’«oro» della menorah, che nasce dalla contemplazione della trascendenza immutabile di D‑o; così si completa la prima interpretazione dell’abbassarsi di D‑o nei cieli e sulla terra.
Contemplare «Io, Havayah, non sono cambiato» mostra che la creazione è, per D‑o, una pura discesa, qualcosa di cui non ha bisogno; questa consapevolezza accende l’amore che anela a farLo discendere. La frase «Tu eri prima che il mondo fosse creato» proviene dalle preghiere del mattino.
Marei mekomos
- 1מצות צריכות כוונה · Berakhot 13a:22–25
- 2שהזהב הוא מנוצץ . . ברשפי אש האהבה · מובא ביהל אור ע׳ עג.
- 3בכל יום יהיו בעיניך כחדשים · רש״י דברים ו, ו. בשם הספרי.
- 4אני ראשון ואני אחרון · Isaiah 44:6
- 5ואני הוי״ה לא שניתי · Malachi 3:6
La corona, il servitore e la causa dell’abbassamento ¶10–14
10וביאור פי׳ הב׳ שבחינת שמים וארץ הוא הגורם ההשפלה יובן עם מ״ש וגלה על ראשה1 שפי׳ גולה הוא מלשון גולת הכותרת2 שהיא בחי׳ כתר למעלה מן הראש. והיינו בחי׳ כתר מלכות עטרת תפארת.
E la spiegazione della seconda interpretazione — secondo cui il livello del cielo e della terra è ciò che provoca l’abbassamento — si comprenderà da quanto è scritto: «con la sua coppa (gulah) sulla sua sommità». Gulah deriva dall’espressione gulas hakoseres, «corona del capitello», che è il livello di una corona sopra la testa. E questo è il livello della Corona (Keser) della sovranità (Malchus), la corona regale, la corona della bellezza (Tiferes).
La seconda lettura, secondo cui il cielo e la terra causano l’abbassamento di D‑o, prende le mosse dalla coppa «sulla sua sommità» del candelabro di Zechariah. Gulah viene inteso come la corona arrotondata del capitello di una colonna, una corona sopra la testa: Keser Malchus, la corona regale, che nella Kabbalah è Malchus intesa come corona di Tiferes. In Likkutei Torah, Shir HaShirim, l’Alter Rebbe richiama questo passo e spiega che l’annullamento della volontà espresso da «faremo» e «ascolteremo» è chiamato corona.
Il paragrafo introduce la seconda lettura di «sul cielo e sulla terra» interpretando la coppa della menorah come una corona sopra la testa, il Keser di Malchus.
Nella Kabbalah, Malchus è la «corona di suo marito» (Proverbs 12:4), la corona di Tiferes, e ha la sua radice in Keser. I paragrafi successivi spiegano che questa corona è formata dall’accettazione da parte di Israele della regalità di D‑o. La nota di Kehot sul paragone di Rashi riporta «Hosea 15:19»; Rashi stesso cita «Joshua 15:19».
Marei mekomos
- 1וגלה על ראשה · Zechariah 4:2
- 2מלשון גולת הכותרת · I Kings 7:41
11והענין כי זה כלל גדול בעבודת ה׳ שהעבודה שמצד הרצון והבחירה שמחמת השגת המשכילים קרבת אלקים כי טוב אין זו נק׳ בשם עבודת עבד
E il punto [è questo]: è un grande principio nel servizio di D‑o che il servizio che deriva dalla propria volontà e dalla propria scelta, fondate sulla comprensione di coloro che riflettono, secondo cui «la vicinanza a D‑o è cosa buona», non è chiamato «servizio di un servo».
Il servizio che deriva dalla comprensione di una persona, perché essa comprende che «la vicinanza a D‑o è cosa buona» (le parole del Salmo 73), non è ancora il servizio di un servo. Si fonda ancora sulla sua volontà e sul suo ragionamento.
כי עיקר העבודה היא לקבל עליו עול מ״ש שהיא למעלה מן הטעם והדעת המושג וכמ״ש שום תשים עליך מלך1
Poiché l’essenza del servizio consiste nell’accettazione del giogo (kabbalas ol) del Regno dei Cieli, che è al di sopra della ragione e della conoscenza accessibile alla comprensione, come è scritto: «Stabilirai certamente un re sopra di te»;
Il nucleo del servizio consiste nell’accettare la sovranità di D‑o al di là della ragione, come comanda la Torah: «Stabilirai certamente un re sopra di te».
וכמארז״ל [וכמאמר רבותינו זכרונם לברכה] בטל רצונך מפני רצונו23 שיהיה לו ביטול רצון וכאלו אין לו רצון אחר כלל רק לקיים מה שמצוה עליו השי״ת [השם יתברך] ובקבל׳ [ובקבלה] זו אתכפיי׳ [אתכפייא] סט״א [סטרא אחרא]4 ואסתלק יקרא דקוב״ה [דקודשא בריך הוא] כו׳.
e come dissero i nostri Maestri, di benedetta memoria: «Annulla la tua volontà davanti alla Sua volontà»: che vi sia in lui un autoannullamento della volontà (bittul), come se non avesse affatto un’altra volontà, se non quella di adempiere ciò che D‑o, benedetto Egli sia, gli comanda. E mediante questa accettazione l’altra parte (sitra achra) viene soggiogata, e la gloria del Santo, benedetto Egli sia, viene elevata, ecc.
L’insegnamento della Mishnah «Annulla la tua volontà davanti alla Sua volontà» significa non avere una volontà propria, se non quella di fare ciò che D‑o comanda. Una simile accettazione soggioga l’altra parte (sitra achra), quella opposta alla santità, e così eleva la gloria di D‑o, come insegna lo Zohar.
Il paragrafo enuncia un grande principio del servizio divino: il vero servizio consiste nell’accettare la sovranità di D‑o al di là della ragione e nell’annullare la propria volontà davanti alla Sua; ciò soggioga l’altra parte e innalza la Sua gloria.
L’insegnamento dello Zohar sull’itkafya (soggiogamento dell’altra parte) afferma che, quando la sitra achra viene soggiogata, la gloria di D‑o si innalza in tutti i mondi. Qui è l’accettazione del giogo, non il diletto intellettuale, a realizzare questo risultato.
Marei mekomos
- 1שום תשים עליך מלך · Deuteronomy 17:15
- 2בטל רצונך מפני רצונו · אבות ב, ד.
- 3בטל רצונך מפני רצונו · Pirkei Avot 2:4
- 4אתכפיי׳ סט״א · Zohar II, 128b
12וזהו ברוך אתה הוי״ה אמ״ה [אלקינו מלך העולם] שנמשך להיות בחי׳ מלכותו על העולם מחמת ביטול רצון להיות עבד לו. ואזי נמשך מלמעלה להיות בחי׳ מלך כי אין מלך בלא עם.1
E questo è [il significato di] «Benedetto sei Tu, Havayah, nostro D‑o, Re del mondo»: il livello della Sua sovranità sul mondo viene fatto discendere grazie all’autoannullamento della volontà, per essere Suo servo. E allora viene fatto discendere dall’Alto, così da diventare il livello di Re, poiché non c’è re senza un popolo.
Le parole della benedizione «Re del mondo» esprimono la sovranità di D‑o, che si realizza quando le persone annullano la propria volontà per essere Suoi servitori: non c’è re senza un popolo. In Likkutei Torah, Va’eschanan (come cita la nota Kehot), am, «popolo», deriva da omemus, «oscurità»: un essere distinto che tuttavia mette completamente da parte la propria volontà; e tutto ciò che è privo di tale annullamento non è affatto chiamato servizio.
וזהו כי לי בני2 ישראל עבדים פירושו שע״י שיהיו בבחי׳ עבדים אזי יהיו לי ואזי יומשך גילוי אור א״ס ב״ה ממקורא דכולא.
E questo è [il significato di] «Poiché i figli d’Israele sono servi a Me»: significa che, per il fatto di trovarsi nella condizione di servi, allora saranno «Miei», e allora sarà fatta discendere la rivelazione della Luce Infinita (Or Ein Sof), benedetto Egli sia, dalla Fonte di tutto.
«I figli d’Israele sono servi a Me» viene interpretato come un rapporto di causa ed effetto: diventano «Miei» perché sono servi, e attraverso ciò si rivela Or Ein Sof dalla Fonte di tutto.
Il paragrafo mostra che la sovranità di D‑o sul mondo e, con essa, la rivelazione di Or Ein Sof vengono fatte discendere attraverso l’autoannullamento d’Israele in quanto Suoi servi.
«Non c’è re senza un popolo» è un classico principio chassidico: la regalità richiede sudditi distinti che tuttavia si sottomettano volontariamente. La nota Kehot cita Likkutei Torah, dove am («popolo») viene letto come derivato da omemus, «oscurità», a indicare esseri distinti che tuttavia annullano completamente la propria volontà.
Marei mekomos
- 1אין מלך בלא עם · נסמן לעיל ה, א. לקמן נג, ד. מה שמבואר כאן בענין ביטול רצון, מצויין בלקו״ת ואתחנן יא, ג: דאין מלך בלא עם לשון עוממות שהוא יש ודבר ואעפ״כ מבטל רצונו מכל וכל, וכל דבר שאינו בביטול הרצון אינו נק׳ עבודה כלל (ועמ״ש בפ׳ שלח ע״פ ועתה יגדל, וע״פ כי עמך מקור חיים). ע״כ.
- 2כי לי בנ״י עבדים · Leviticus 25:55
13וזהו המשפילי לראות בשמים ובארץ1 פי׳ שע״י בחי׳ שמים וארץ שהם בחי׳ תושב״כ [תורה שבכתב] ותורה שבע״פ [שבעל פה]
E questo è [il significato di] «Colui che Si abbassa per guardare nei cieli e sulla terra»: cioè, mediante il livello del cielo e della terra, che sono la Torah scritta e la Torah orale,
Ora viene applicata la seconda interpretazione: «cielo e terra» sono la Torah scritta e la Torah orale, ed è grazie a esse che D‑o Si abbassa.
ופעמים שהם נקראים בחינת תורה ותפלה ועי״ז גורם ירידת והמשכת אור א״ס ב״ה כי התפלה היא מבחי׳ ארץ שהיא בחי׳ ביטול רצון להיות כעפר.
e talvolta sono chiamati Torah e preghiera; attraverso ciò [la persona] provoca la discesa e l’estensione verso il basso della Luce Infinita (Or Ein Sof), benedetto Egli sia. Infatti la preghiera appartiene al livello della terra, che è l’autoannullamento (bittul) della volontà, consistente nell’essere come polvere.
Talvolta cielo e terra sono chiamati Torah e preghiera. La preghiera è «terra» perché esprime l’autoannullamento della propria volontà, l’essere come la polvere della terra; attraverso la Torah e la preghiera viene attirata verso il basso la Luce Infinita.
Il paragrafo completa la seconda interpretazione: cielo e terra sono la Torah e la preghiera, oppure la Torah scritta e la Torah orale; attraverso di esse una persona provoca la discesa della Luce Infinita.
«Come polvere» riecheggia la preghiera «che la mia anima sia come polvere per tutti», recitata alla fine dell’Amidah. La terra accoglie tutto e non rivendica nulla per sé: questo è il bittul della preghiera.
Marei mekomos
- 1המשפילי לראות בשמים ובארץ · Psalms 113:6
14וזהו ענין הצעקה במרירות צעק לבם1 ויצעקו אל2 ה׳ בצר להם ועי״ז ופרעה הקריב3 כי ע״י אתעדל״ת [אתערותא דלתתא] מעומק׳ [מעומקא] דלבא במרירו׳ נפשו מפנימיות נקודת הלב אזי אתכפיי׳ [אתכפייא] סט״א [סטרא אחרא] ואסתלק יקרא דקוב״ה [דקודשא בריך הוא] וכו׳
Questo è il senso del grido amaro: «Il loro cuore gridò», «E gridarono a Havayah nella loro angoscia»; e, attraverso questo, «E il faraone li avvicinò» (hikriv). Infatti, mediante un risveglio dal basso (isarusa dilesata), proveniente dalla profondità del cuore, nell’amarezza della propria anima, dalla dimensione interiore del punto del cuore, l’altra parte (sitra achra) viene sottomessa e la gloria del Santo, benedetto Egli sia (Kudsha Brich Hu), viene innalzata, ecc.
Il grido amaro proveniente dalla profondità del cuore è un risveglio dal basso che sottomette la sitra achra. Nel senso semplice dell’Esodo, il faraone «si avvicinò» all’accampamento presso il mare; il Midrash (Shemos Rabbah 21:5, cui rimanda la nota Kehot) interpreta hikriv nel senso di «avvicinò»: il faraone avvicinò Israele al ritorno (teshuvah), poiché, impauriti, alzarono gli occhi al loro Padre nei cieli e pregarono: una preghiera migliore di cento digiuni.
וכן ע״י התורה והמצות אשר קדשנו במצותיו שהעלנו בקדש העליון כו׳ כמ״ש במ״א רוח אייתי רוח4 ואמשיך רוח ה׳ וגילוי אור א״ס ב״ה ממקורא דכולא.
E così anche attraverso la Torah e le mitzvos, «che ci ha santificati con le Sue mitzvos», poiché Egli ci ha elevati nella santità suprema, ecc., come si spiega altrove: «uno spirito suscita uno spirito e attira» lo spirito di D‑o e la rivelazione della Luce Infinita (Or Ein Sof), benedetto Egli sia, dalla Fonte di tutto.
Anche la Torah e le mitzvos elevano una persona alla santità suprema. Come dice lo Zohar, uno spirito dal basso suscita uno spirito dall’Alto, e così la rivelazione di Or Ein Sof viene attirata verso il basso dalla sua fonte.
Il paragrafo aggiunge che la luce divina viene attirata verso il basso sia dal grido amaro proveniente dalla profondità del cuore, sia dalla Torah e dalle mitzvos.
Il punto interiore del cuore è il nucleo più profondo dell’anima; l’amarezza che proviene da lì non è tristezza, ma il dolore dell’anima per la propria distanza da D‑o, che spezza la presa della sitra achra.
Marei mekomos
- 1צעק לבם · Lamentations 2:18
- 2ויצעקו אל ה׳ בצר להם · Psalms 107:6
- 3ופרעה הקריב · Exodus 14:10
- 4כמ״ש במ״א רוח אייתי רוח · Zohar II, 162b
Gli ulivi e la risposta ¶15–17
15וזהו בחי׳ מנורת זהב כו׳ בחי׳ שמאל וכמ״ש מצפון זהב יאתה1 כו׳. אך הגורם לבחי׳ ומדרגה רבה זו וביטול רצון זה. הנה כתיב ושנים זיתים עליה2 אחד מימין הגלה וא׳ על שמאלה.
E questo è il livello della «menorah d’oro» ecc., il livello della sinistra, come è scritto: «Dal nord viene l’oro» ecc. Ma che cosa causa questo grande livello e grado, e questo autoannullamento (bittul) della volontà? È scritto: «e due ulivi sopra di essa, uno a destra della coppa e uno alla sua sinistra».
L’autoannullamento ardente appena descritto è l’«oro» della menorah, il lato sinistro. In Likkutei Torah, Beha’alosecha, l’Alter Rebbe spiega che l’oro è timore reverenziale (yirah), motivo per cui è chiamato sinistra, e che deriva dal contemplare la grandezza dell’Infinito (Ein Sof). Ora chiede che cosa causa questo grande livello e indica i due ulivi ai lati della menorah.
Il paragrafo identifica il servizio ardente con l’oro della menorah e introduce i due ulivi come ciò che lo determina.
Nel passo di Likkutei Torah citato nelle note, l’oro è identificato con il timore reverenziale (yirah), motivo per cui appartiene al lato sinistro.
Marei mekomos
- 1מצפון זהב יאתה · Job 37:22
- 2ושנים זיתים עלי׳ · Zechariah 4:3
16וכתוב אחד אומר אשר הם מריקים הזהב1 פי׳ שע״י2 נמשך בחי׳ הזהב והם הם בחי׳ התורה והמצות בשרשם שמהם נשפע בחינת התעוררות בנצוץ אלקות שבאדם
E un altro versetto dice: «che versano l’oro»: significa che attraverso di esse viene attratto in basso il livello dell’oro. Esse sono il livello della Torah e delle mitzvos nella loro radice, da cui fluisce un risveglio nella scintilla divina che si trova nell’uomo,
Gli ulivi «versano l’oro»: sono le radici della Torah e delle mitzvos, che risvegliano la scintilla divina nell’uomo. Da esse viene attratto l’oro dell’amore ardente.
לעורר את האהבה כרשפי אש ומרירות על נפשו מעומקא דלבא בצר לו בגלותא במאסר הגוף ולהיות כלתה נפשו להשתפך אל חיק אביה3 בכלות הנפש לצאת מנרתקה.
per suscitare un amore simile a fiamme di fuoco e amarezza per la propria anima, dal profondo del cuore, nella sua afflizione nell’esilio, nella prigione del corpo; e affinché la sua anima aneli a riversarsi nel seno di suo Padre, nel consumarsi dell’anima, per uscire dal suo involucro.
Questo risveglio suscita un amore ardente e amarezza per l’esilio dell’anima nel corpo, nonché il desiderio di riversarsi nel seno di suo Padre e di uscire dal suo involucro. Nel capitolo 50 del Tanya, l’Alter Rebbe definisce questo amore «simile a fiamme di fuoco»: proviene dalle Gevuros superne e supera gli altri amori, come l’oro supera l’argento. Contemplando la grandezza dell’Infinito (Ein Sof), l’anima desidera lasciare la sua prigione nel corpo e riversarsi nel seno di suo Padre.
Il paragrafo spiega che le radici della Torah e delle mitzvos risvegliano nell’anima il suo amore ardente e il suo struggente desiderio, l’«oro» che attrae la luce divina.
L’immagine dell’anima che desidera riversarsi nel seno di suo Padre viene sviluppata nel capitolo 50 del Tanya, dove descrive l’«amore simile a fiamme di fuoco» che proviene dal lato sinistro.
Marei mekomos
- 1אשר הם מריקים הזהב · Zechariah 4:12
- 2שע״י · בבוך תניא-ברוק הגי׳: שעל ידם.
- 3להשתפך אל חיק אביה · תניא פרק נ. ראה גם לעיל כז, א, ולקמן סז, א וש״נ.
17וזהו כי עמך מקור חיים1 ר״ל [רוצה לומר] שמקור החיים והמשכות שפע אור אלקי בכל העולמות עליונים ותחתונים הוא בטל וטפל לגבי קוב״ה [קודשא בריך הוא] בכבודו ובעצמו
E questo è [il significato di] «Poiché presso di Te è la fonte della vita»: vale a dire, la fonte della vita e della discesa del flusso della luce divina in tutti i mondi, superiori e inferiori, si trova in uno stato di autoannullamento (bittul) ed è subordinata rispetto al Santo, benedetto Egli sia (Kudsha Brich Hu), nella Sua gloria e nella Sua stessa essenza.
Qui trova risposta la domanda iniziale: il versetto dice che la fonte della vita è «presso di Te» perché quella fonte, il flusso di luce verso tutti i mondi, non è l’essenza di D‑o; è subordinata a Lui e si trova in stato di autoannullamento (bittul).
כי הקב״ה בכבודו ובעצמו אינו בגדר המשכה והשפע׳ כלל אלא שבאורך נראה אור דהיינו ע״י הארת אור התורה ומצות שהן הן בחי׳ אברין דמלכא שם בחי׳ המשכה להיות נראה אור ונתגלה בבחי׳ גילוי
Poiché Kudsha Brich Hu, nella Sua gloria e nella Sua stessa essenza, non rientra affatto nella categoria della discesa e del flusso; piuttosto, «alla Tua luce si vede la luce» (nir’eh or): vale a dire, attraverso l’irradiazione della luce della Torah e delle mitzvos, che sono le «membra del Re», ha luogo una discesa, affinché la luce sia vista e si riveli apertamente.
D‑o stesso è al di là di ogni flusso. Piuttosto, nella prima lettura, «alla Tua luce si vede la luce»: attraverso la luce della Torah e delle mitzvos, le «membra del Re», la Sua luce viene fatta discendere e diventa visibile.
וגם אנחנו נראה כי מאחר שעל ידינו מתראה האור הרי אנחנו נראים באור זה ומתגל׳ [ומתגלה] הארת קדוש׳ [קדושה / קדושת] ישראל כמ״ש ומי כעמך ישראל2 כו׳:3
E anche «noi vedremo» (nir’eh): poiché la luce si manifesta attraverso di noi, anche noi siamo visti in questa luce e si rivela lo splendore della santità d’Israele, come è scritto: «E chi è come il Tuo popolo Israele», ecc.
La seconda lettura è «noi vedremo»: poiché la luce si rivela attraverso Israele, anche Israele è visto in essa e la santità d’Israele risplende. Ciò richiama «chi è come il Tuo popolo Israele».
Il paragrafo conclusivo risponde a entrambe le domande iniziali: la fonte della vita è soltanto «presso» D‑o, non è la Sua essenza; attraverso la Torah e le mitzvos si vede la Sua luce, e Israele è visto in quella luce.
La trascrizione del maamar del Rebbe del 5734 aggiunge che anche la parte conclusiva del versetto, «una nazione sola sulla terra», trova posto qui, e si chiede perché il discorso non l’abbia citata in questo paragrafo conclusivo: se un censore l’abbia rimossa oppure se l’Alter Rebbe l’abbia detto in questo modo. Le parole «una nazione sola sulla terra» erano state citate in precedenza, nel paragrafo 8.
Marei mekomos
- 1כי עמך מקור חיים באורך נראה אור · Psalms 36:10
- 2ומי כעמך ישראל · I Chronicles 17:21
- 3וגם אנחנו נראה . . כמ״ש ומי כעמך ישראל כו׳ · בד״ה זה בספה״מ תשל״ד (הנחה) מוסיף: ”ויש להוסיף בזה דסיום הכתוב (מי כעמך ישראל) הוא גוי אחד בארץ, היינו שישראל הם למעלה מכל האומות [וצ״ע מדוע לא הובא סיום הכתוב בהדרוש, אם זהו מחמת השמטת הצנזור או שכך אמר רבינו הזקן בדיבור]”, ע״ש.
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Nell’avodah
Compi le mitzvos con intenzione: con il desiderio ardente del cuore di attirare in basso la luce di D‑o, acceso dalla contemplazione del fatto che la creazione non Lo ha cambiato, così che le mitzvos siano nuove ogni giorno. Soprattutto, accetta la Sua sovranità al di là della ragione, annullando la tua volontà dinanzi alla Sua, e fa’ che la preghiera sia «terra», umile come la polvere; grida dal profondo del cuore per la lontananza dell’anima durante l’esilio. In questo modo la Sua luce si rivela nel mondo e Israele è visto in essa.
Domande di discussione
- Perché il versetto dice «con Te è la fonte della vita» anziché «Tu sei la fonte della vita»? Che cosa implica questo riguardo al flusso di vita verso i mondi?
- Come può la stessa luce posarsi in egual misura sui giusti e sui malvagi, e qual è la differenza tra la luce che circonda e quella interiore?
- Perché la sublimità di D‑o lascia i mondi «addormentati» e in che modo la Torah e le mitzvos Lo «risvegliano»?
- Il maamar afferma che il servizio fondato sulla propria comprensione non è ancora «il servizio di un servitore». Che cosa aggiunge l’accettazione della sovranità di D‑o?
- In che modo l’immagine dello specchio spiega come Israele viene «visto» quando D‑o guarda attraverso la Torah?