Torah Ohr · Parashot Mikeitz · Maamar 3
ענין חנוכה
Il tema di Chanukah
Inizia il maamar Scarica il PDFPDF · 378 KB
Tradotto con l’IA dalla nostra edizione inglese, poi verificato e corretto in diversi passaggi sulla base dell’inglese e dell’ebraico. L’inglese stesso è in corso di revisione da parte di lettori. Se conosci bene l’italiano, saremmo grati del tuo aiuto nella revisione di questa traduzione. Collabora alla revisione
Idea centrale
L’amore per D‑o ha due fonti, entrambe dall’Alto: la capacità stessa di accenderlo («quando Aharon accende») e l’amore aggiuntivo che lo accresce oltre la misura umana («quando egli cura»). Una persona raggiunge entrambe attraverso le mitzvos, che, come l’olio di una lampada, sono oscure alla mente eppure fanno discendere D‑o stesso.
Il maamar in breve
Chanukah è celebrata con luci, non con un banchetto, perché il decreto greco era contro la Torah, non contro i corpi degli ebrei; inoltre, il versetto chiama la mitzvah una lampada e la Torah luce. La mitzvah è come l’olio: non ha luce propria, eppure da essa viene fatta discendere la luce della sapienza (Chochmah), la Torah Orale. L’Alter Rebbe chiede poi perché l’accensione mattutina della Menorah sia chiamata «cura» e quella serale «accensione». La Menorah è l’anima collettiva d’Israele, e i suoi sette lumi sono i sette pastori, fra i quali Aharon, che accende in Israele l’amore per D‑o. Una persona può sviluppare amore meditando sulla regalità di D‑o su innumerevoli mondi; eppure tutta quella regalità non è che il «Nome» di D‑o e la Sua umiltà, mentre D‑o, l’Unico, è al di là dei mondi. Comprendendo ciò, l’anima anela a uscire dai mondi e ad aderire a Lui. Anche questo anelito è un dono di D‑o, l’«accensione», dato a un’anima oscura come la sera; l’amore dall’Alto che lo accresce è la «cura», la qualità mattutina della benevolenza di Avraham. Entrambi provengono dalle mitzvos, le membra del Re: afferrarne una attira a sé il Re stesso. La domanda posta all’inizio sulla «via della vita» non viene affrontata nel maamar così come è stato stampato.
Schema
- Perché Chanukah si celebra con le luciIl decreto greco colpiva la Torah, non i corpi; perciò la commemorazione è «una mitzvah è una lampada e la Torah è luce». Che cos’è, allora, la «via della vita»?¶1
- La mitzvah come olio; le due accensioni della MenorahLa mitzvah, come l’olio, è oscura in sé, eppure alimenta la luce della sapienza della Torah. Perché l’accensione mattutina è chiamata «cura» e quella serale «accensione»? La Menorah è l’anima d’Israele.¶2
- Aharon e l’amore dall’AltoAharon, uno dei sette pastori, accende l’amore d’Israele; senza l’aiuto di D‑o, nessuna persona fisica potrebbe amarLo. Il «fuoco umano» è l’amore che si raggiunge meditando sulla regalità di D‑o.¶3–4
- Uno e Unico: la regalità come umiltà«Uno» è D‑o in relazione ai mondi; «Unico» è D‑o al di là di essi. La forza vitale, la regalità e la lode appartengono soltanto al Suo Nome, e la Sua grandezza sui mondi è la Sua umiltà.¶5–8
- Accensione, cura e mitzvosL’anima anela ad andare oltre i mondi; D‑o dona la capacità di amare (accensione) e la accresce (cura), ed entrambe si raggiungono attraverso le mitzvos, le membra del Re.¶9
Concetti chiave
- Una mitzvah è una lampadaנר מצוה
- La mitzvah è paragonata all’olio di una lampada: non ha una luce propria che la mente possa afferrare, eppure da essa proviene la luce della Torah.
- Cura e accensioneבהטיבו ובהעלות
- I due verbi riferiti all’accensione mattutina e serale della Menorah: l’accensione è il dono di D‑o della stessa capacità di amare; la cura è l’amore aggiuntivo dall’Alto che lo accresce.
- Paraninfo della Matronitaשושבינא דמטרוניתא
- Il titolo che lo Zohar attribuisce ad Aharon, il quale prepara la Congregazione d’Israele all’unione con D‑o accendendo il loro amore.
- Uno e Unicoאחד ויחיד
- «Uno» è l’unità di D‑o, davanti al quale i mondi si annullano; «Unico» è D‑o così com’è in Se stesso, al di là di ogni relazione con i mondi.
- Il fuoco umanoאש של הדיוט
- L’amore che una persona suscita da sé meditando sulla regalità di D‑o, come il fuoco che i sacerdoti portarono all’altare accanto al fuoco proveniente dal cielo.
- Le membra del Reרמ״ח אברין דמלכא
- I 248 comandamenti positivi: afferrarne uno attira D‑o stesso verso la persona, proprio come afferrare una membra del re attira il re.
Perché Chanukah si celebra con le luci ¶1
1ענין חנוכה.1 הנה קבעו הנס בנרות.2 משא״כ בשאר נסים בפסח ביציאת מצרים תאכלו מצות בפורים ימי משתה ושמחה3 כנגד הגלות שהיה ג״כ גופני במצרים בחומר ובלבנים4 ובימי המן בקש להשמיד כו׳ ושללם לבוז5
Il tema di Chanukah. Ora, [i Saggi] istituirono [la commemorazione del] miracolo con le luci. Non così per gli altri miracoli: a Pesach, [in commemorazione dell’]Esodo dall’Egitto, «mangerete matzos»; a Purim, «giorni di banchetto e di gioia» — in corrispondenza dell’esilio, che fu anch’esso fisico: in Egitto, «con malta e mattoni»; e ai tempi di Haman, egli cercò «di sterminare…» e «di predare i loro beni».
Il maamar apre osservando che ogni festa commemora il proprio miracolo in modo appropriato. Pesach e Purim sono caratterizzati dal mangiare e dal banchettare, perché quegli esili minacciavano il corpo degli ebrei: la schiavitù in Egitto e il decreto di Haman di sterminarli e depredarli dei loro beni. Come riporta la nota di Kehot, diversi manoscritti datano il maamar a Shabbos Chanukah 5560 (1799).
משא״כ בחנוכה6 שהיו ישראל שרוים על אדמתם ולא גלו מארצם רק גלות התורה7 להשכיחם תורתך ולהעבירם חוקי רצונך לפיכך קבעו בנרות על שם הפסוק (משלי ו) כי נר מצוה ותורה אור8 ודרך9 חיים תוכחות מוסר.
Non così per Chanukah, quando Israele dimorava nella propria terra e non era stato esiliato dal proprio paese; vi fu soltanto un esilio della Torah: «per far loro dimenticare la Tua Torah e indurli a trasgredire gli statuti della Tua volontà». Perciò [i Saggi] istituirono [la commemorazione] con le luci, in riferimento al versetto (Proverbi 6): «Poiché una mitzvah è una lampada e la Torah è luce, e i rimproveri della disciplina sono la via della vita».
I decreti greci non cacciarono Israele dalla sua terra né minacciarono i suoi corpi; erano rivolti contro la Torah, per far sì che gli ebrei la dimenticassero e abbandonassero le sue leggi. Perciò la salvezza è commemorata con le luci, poiché il versetto dei Proverbi chiama una mitzvah lampada e la Torah luce. Una nota di Kehot riporta la risposta del Rebbe alla domanda sul perché non sia stata commemorata la vittoria in battaglia: la guerra stessa riguardava le luci, la lampada dell’anima e la lampada della mitzvah.
ולהבין ענין פסוק זה וגם סיפא דקרא דכתיב ודרך חיים וגו׳. צריך ביאור איזה דרך חיים הוא מלבד התורה והמצות האמורה למעלה בפסוק.
E [dobbiamo] comprendere il significato di questo versetto, e anche la parte finale del versetto, dove è scritto: «e la via della vita…». Occorre spiegare: quale «via della vita» vi è oltre alla Torah e alle mitzvos menzionate prima nel versetto?
L’Alter Rebbe pone una domanda sulla parte restante del versetto. Se la lampada è la mitzvah e la luce è la Torah, quale ulteriore «via della vita» aggiunge il versetto? Il maamar, nella versione a stampa, non riprende questa domanda.
Il paragrafo spiega perché Chanukah è commemorata con le luci anziché con un pasto: l’oppressione greca era spirituale, rivolta contro la Torah e le mitzvos, che il versetto chiama lampada e luce. Poi chiede che cosa significhi la «via della vita» che il versetto aggiunge.
La nota di Kehot cita l’osservazione del Rebbe secondo cui Chanukah ebbe anche la vittoria militare, con «i potenti consegnati nelle mani dei deboli»; conclude che la guerra stessa riguardava le luci, la lampada dell’anima e la lampada della mitzvah.
Marei mekomos
- 1ענין חנוכה · ראה לעיל בציונים לכ״ק אדמו״ר זי״ע. בכמה כת״י מצוין ”שבת חנוכה תק״ס”. ראה ברשימת המאמרים שבסו״ס מאמרי אדה״ז הקצרים ע׳ תרכד הערה 159. לכללות המאמר ראה אוה״ת בראשית כרך ז ע׳ תתתא, ב ואילך. נ״ך כרך א ע׳ תקעו.
- 2קבעו הנס בנרות · והרי בחנוכה הי׳ גם הנס דמסרת גבורים ביד חלשים כו׳ ובלעדו א״א נס הנרות (אבל גם לולא נס הנרות — הי׳ נגאלים מגלות יון ע״י הנס דמסרת) — ועכצ״ל שגם המלחמה היתה בענין הנרות (נר הנשמה ונר המצוה). — (ממכתב כ״ק אדמו״ר זי״ע ימי החנוכה תשל״א) לקו״ש ח״ה ע׳ 445. ראה אוה״ת בראשית כרך ה תתקסו, ב. ובכרך ז תתקס, א בהקושיא למה קבעו בנרות הלל והודאה ולא במשתה ושמחה כמו ביו״ט. וראה שם תתתמ, ב. ובד״ה מאי חנוכה תשמ״ז. דהרי עיקר הנס הוא נצחון המלחמה וכנוסח תפלת על הנסים ובפרט לפי הנוסח ”ועל המלחמות”. ראה פלח הרמון בראשית ק, א. בלקו״ת קרח נד, ד מציין לד״ה זה בענין שמעשה המצות נק׳ נר מצוה.
- 3
- 4בחומר ובלבנים · Exodus 1:14
- 5ושללם לבוז · Esther 8:11
- 6שו״ה להשמיד — משא״כ בחנוכה · בבוך 167 נוסף: בגלות יוון.
- 7שו״ה אדמתם — התורה · בבוך 167 הנ״ל נוסף: שרצו.
- 8לפיכך קבעו בנרות על שם הפסוק . . כי נר מצוה ותורה אור · Shabbat 23b
- 9
La mitzvah come olio; le due accensioni della Menorah ¶2
2והענין כי מה שהמשיל המצוה לנר1 והתורה לאור הוא מובן שכמו שהנר נקרא על שם השמן2 כלשון רז״ל [רבותינו זכרונם לברכה] נר של שמן נר של שעוה.
La spiegazione è questa. Che [il versetto] paragoni la mitzvah a una lampada e la Torah alla luce è comprensibile: proprio come la lampada prende il nome dall’olio, secondo l’espressione dei nostri Maestri, di benedetta memoria: «una lampada d’olio, una lampada di cera»,
Il versetto paragona la mitzvah a una lampada, e l’Alter Rebbe spiega perché. Nell’espressione dei Maestri, una lampada prende il nome dal suo combustibile («una lampada d’olio, una lampada di cera»), perciò «lampada» indica il combustibile. Un maamar successivo in Torah Ohr (Miketz 38b) dà invece alla lampada il nome dello stoppino, poiché lo stoppino unisce la luce all’olio; Sefer HaMaamarim 5643, citato nella nota Kehot, afferma che entrambe le letture hanno un unico intento.
הנה אע״פ [אף על פי] שהשמן אין בו אור מצד עצמו ואדרבה הוא מכבה את אור הנופל לתוכו מ״מ ממנו ועל ידו נמשך להב שלהבת האור הנאחז בפתילה במעט שמן הנמשך אחר הפתילה
così, sebbene l’olio non abbia luce in sé e, anzi, spenga la luce che vi cade dentro, tuttavia da esso e per suo tramite viene attratta la fiamma luminosa che si attacca allo stoppino, grazie alla piccola quantità d’olio che risale seguendo lo stoppino.
L’olio non produce luce di per sé; se lo si versa su una fiamma, la spegne. Eppure è dall’olio, e per suo tramite, che arde la fiamma attaccata allo stoppino, alimentata dalla piccola quantità d’olio che risale lungo lo stoppino.
שהרי בכלות השמן נכבה האור.
Infatti, quando l’olio si esaurisce, la luce si spegne.
La prova è che, quando l’olio finisce, la fiamma si spegne: la luce dipende dall’olio.
ככה ממש היא המצוה הגם שהוא רצון המלך בלי שום טעם ודעת ואין בה שום השגה מ״מ ממנה ועל ידה נמשך ונתגלה אור החכמה
Esattamente così è la mitzvah: sebbene sia la volontà del Re, senza alcuna ragione né comprensione, e in essa non vi sia affatto alcuna comprensione, tuttavia da essa e per suo tramite viene attratta verso il basso e rivelata la luce della sapienza (Chochmah).
La mitzvah è come l’olio. È la volontà del Re, priva di una ragione che la mente possa afferrare; eppure da essa e per suo tramite la luce della Chochmah viene attratta verso il basso e rivelata.
זו תורה שבע״פ [שבעל פה] דאורייתא מחכמה נפקת3 והחכמה והבנה בתורה שבעל פה הוא רק להבין ולהשיג פי׳ וטעם המצות כל מסכת לפי ענינה.
Questa è la Torah orale, poiché «la Torah scaturisce dalla Chochmah»; e la Chochmah e la comprensione nella Torah orale servono soltanto a comprendere e afferrare la spiegazione e la ragione delle mitzvos, ciascun trattato secondo il proprio argomento.
Quella luce è la Torah orale, poiché lo Zohar afferma: «la Torah scaturisce dalla Chochmah»; e tutta la sapienza della Torah orale è volta a spiegare le ragioni delle mitzvos, ciascun trattato del Talmud quelle attinenti al proprio argomento. Così, la «luce» della Torah viene attratta dalla «lampada» della mitzvah.
וביאור ענין זה דרך פרט בעבודת ה׳.
E [ora passiamo alla] spiegazione dettagliata di questo argomento nel servizio di D‑o.
L’Alter Rebbe passa ora a spiegare come ciò si attui nel servizio di D‑o della persona.
הנה כתיב (שמות ל) בבקר בבקר בהטיבו את הנרות יקטירנה4 ובהעלות5 אהרן את הנרות בין הערבים יקטירנה6. ולהבין למה גבי בבוקר כתיב בהטיבו7 ובבין הערבים בהעלות.
Ora è scritto (Esodo 30): «Ogni mattina, quando sistema (be-heitivo) le lampade, brucerà [l’incenso]; e quando Aharon accende (be-haalos) le lampade al crepuscolo, lo brucerà». Dobbiamo comprendere perché riguardo al mattino è scritto «quando sistema» e riguardo al crepuscolo «quando accende».
Nel comandamento della Torah riguardante l’incenso, l’accensione del mattino è chiamata hetavah, «sistemare» o «rendere buone» le lampade, mentre quella della sera è chiamata haalaah, «far salire» o «accendere». La domanda è perché i due momenti siano descritti con verbi diversi.
הנה כנסת ישראל מקור נשמות ישראל נקרא׳ [נקראת] בשם מנורה והיא מקשה שכל ישראל הם באחדות והיא מתחלקת לשבעה נרות.
Ora, la Comunità d’Israele, fonte delle anime d’Israele, è chiamata Menorah. È [formata] da un unico pezzo martellato, poiché tutto Israele è unito; ed essa si suddivide in sette lampade.
La Comunità d’Israele, fonte collettiva di tutte le anime ebraiche, è la Menorah. La Menorah fu martellata a partire da un unico pezzo d’oro, a indicare che tutti gli ebrei sono uno; eppure si dirama in sette lampade.
כי דרך פרט יש ששים רבוא נצוצו׳ כלליי׳ שכל ניצוץ מתחלק לששים רבוא נצוצות פרטיות כמבואר בתניא8 ודרך כלל נכללו בשבעים נפש שירדו אבותינו למצרים.9
Infatti, sul piano particolare vi sono seicentomila scintille generali, ciascuna delle quali si divide in seicentomila scintille particolari, come viene spiegato nel Tanya; e sul piano generale esse sono comprese nelle settanta anime con cui i nostri padri scesero in Egitto.
Le anime si suddividono in seicentomila scintille generali, ognuna delle quali si suddivide a sua volta in seicentomila scintille particolari. Più in generale, esse sono comprese nelle settanta anime della famiglia di Yaakov che scesero in Egitto.
Il paragrafo spiega l’immagine della lampada e della luce: la mitzvah è come l’olio, che di per sé è privo di luce, ma è la fonte della luce della sapienza della Torah. Poi introduce la domanda sull’accensione mattutina e serale della Menorah, presentando la Menorah come l’anima collettiva d’Israele.
Più avanti, in Miketz (38b), Torah Ohr dà rilievo a un’altra interpretazione: la lampada prende il nome dallo stoppino, che unisce la luce all’olio. Entrambe le letture mantengono il punto essenziale: la luce non può brillare senza il combustibile della mitzvah.
Marei mekomos
- 1מה שהמשיל המצוה לנר · ראה באוה״ת נ״ך משלי ע׳ תקעו.
- 2שהנר נקרא על שם השמן · מובא באוה״ת נ״ך כרך א ע׳ תקעו. ראה לקמן לח, ב: ענין הנר הוא שקרוי ע״ש הפתילה כי הוא עיקר הנר. — וראה ד״ה ענין חנוכה סה״מ תרמ״ג ע׳ לו שיש בנר ב׳ פי׳ ושניהם הם כוונה אחת. ע״ש.
- 3דאורייתא מחכמה נפקת · Zohar II, 121a
- 4בבקר בבקר בהטיבו את הנרות יקטירנה · Exodus 30:7
- 5שו״ה בהטיבו — ובהעלות · בבוך 167 הנ״ל: וכתיב ובהעלות.
- 6
- 7גבי בבוקר כתיב בהטיבו . . בהעלותך · Song of Songs 5:4
- 8כמבואר בתניא · פרק לז. [בבוך 167 הנ״ל: בלק״א].
- 9בשבעים נפש שירדו אבותינו למצרים · Deuteronomy 10:22
Aharon e l’amore dall’Alto ¶3–4
3וכלל מן הכלל נק׳ בשם שבעה נרות דהנה אהרן שושבינא דמטרוניתא123 הוא אהרן כהן לאל עליון4 משבע׳ רועים56 המפרנסים ומשפיעים אלהותו ית׳ בכנסת ישראל שיאירו באור האהבה להתלהט אליו ית׳
E la [suddivisione] più generale del generale è chiamata «sette lampade». Infatti Aharon, «il compagno di nozze della Regina (Matronita)», è «Aharon, sacerdote del D‑o Altissimo», uno dei sette pastori che sostengono e impartiscono la Sua Divinità, benedetto Egli sia, alla Congregazione d’Israele, affinché risplendano della luce dell’amore, ardendo verso di Lui, benedetto Egli sia,
Le settanta anime sono raccolte, nella forma più generale, in sette lampade, che corrispondono ai sette «pastori» che trasmettono la Divinità al popolo ebraico. Aharon, chiamato nello Zohar il «compagno di nozze della Regina (Matronita)», che conduce la sposa — la Presenza divina (Shechinah) con la Congregazione d’Israele — al Re, è uno di loro; il suo compito è far risplendere in loro un amore che arde verso D‑o. L’elenco dei sette pastori riportato nel Talmud (Sukkah 52b) non nomina Aharon; il Rebbe, in una lettera citata nella nota di Kehot, individua la fonte nello Zohar Chadash, che elenca Avraham, Yitzchak, Yaakov, Adam, Aharon, David e Shlomo.
בכלות הנפש כשלהבת העולה מאליה7 ולקיים מצות ואהבת8 שמקבלים עליהם בק״ש [בקריאת שמע] שיהי׳ [שיהיה] כך באמת לאמתו תקוע בלב כל אחד ואחד מישראל שהאדם מצד עצמו מאחר שהוא מגושם ומלובש בענינים גשמיים לא היה יכול לולי הקב״ה עוזרו.9
con il consumarsi dell’anima, come una fiamma che sale da sé; e per adempiere la mitzvah «Amerai», che essi assumono su di sé nella Shema, affinché ciò sia così nella più assoluta verità, saldamente radicato nel cuore di ciascuno e di ogni membro d’Israele. Infatti, da solo, poiché è corporeo e rivestito di realtà fisiche, l’uomo non sarebbe in grado [di farlo], se non fosse che il Santo, benedetto Egli sia (Kudsha Brich Hu), lo aiuta.
L’amore arde «con il consumarsi dell’anima» (kelos ha-nefesh), un anelito così intenso che l’anima si protenderebbe fuori da sé verso D‑o, come la fiamma «che sale da sé», espressione consueta dei Saggi per l’accensione della Menorah. Ogni ebreo accetta il comandamento di amare D‑o nella Shema, ma una persona rivestita di un corpo fisico non potrebbe provarlo davvero senza l’aiuto di D‑o.
Il paragrafo identifica le sette lampade con i sette pastori, e in particolare con Aharon, il cui ruolo è accendere nelle anime d’Israele l’amore per D‑o. Aggiunge che un amore simile è al di là delle capacità di una persona fisica senza l’aiuto di D‑o.
La lettera del Rebbe citata nelle note affronta la questione del perché Aharon sia annoverato tra i sette pastori, benché l’elenco del Talmud non lo includa. Il Rebbe individua la fonte nello Zohar Chadash, che elenca Avraham, Yitzchak, Yaakov, Adam, Aharon, David e Shlomo.
Marei mekomos
- 1אהרן שושבינא דמטרוניתא · Zohar I, 266b
- 2אהרן שושבינא דמטרוניתא · Zohar, Addenda, Volume I 50:362–373
- 3אהרן שושבינא דמטרוניתא · Zohar, Vayikra 47:334–49:342
- 4כהן לאל עליון · Genesis 14:18
- 5אהרן . . משבעה רועים · ראה בלקו״ש ח״כ ע׳ 643 המקור לזה (ממכתב ימי הסליחות ה׳תשי״ט), וז״ל: לשאלתו המקור למש״כ בתו״א (לב, ב). ובלקו״ת בהעלותך (כט, ג) דאהרן הוא מז׳ רועים, דבסוכה (נב, ב) לא נזכר. וכהנ״ל הוא בעוד מקומות בתו״א — כמצוין במפתח. והמקור ע״ז י״ל בשנים: א) בז״ח (בסופו. תיקונים קד, א): קם רע״מ על רגלוי ואמר רעיין קדישין אברהם יצחק ויעקב ואדם קדמאה ואהרן ודוד ושלמה. ועפ״ז מתורץ ג״כ: 1) בתו״א (פב, א) — דאברהם הוא הרועה הראשון ובסוכה — אדה״ר. 2) בתו״א (לג, ג) משמע דגם יצחק בכלל הרועים. ב) בזח״ב (כו, ב): הוא (ל׳ יחיד) אהרן ומשה — לאכללא דא בדא. להעיר מתענית ט, א. וי״ל דלכן בהנ״ל לא נמנה רק א׳ מהם — העיקרי באותו ענין. וק״ל. והנה עוד יש להקשות בזה, והוא העיקר. בתו״א ולקו״ת מפרש ענין הז״ר שמשפיעים אלקות לכנס״י כו׳ ואינו מובן כלל מה ענין שת ומתושלח בזה? והנה הצ״צ עה״פ במיכה (ה, ד) מדייק דשני פי׳ בתיבת והקימונו: א) על אשור. ב) על בנ״י (כפי׳ התרגום) — ובדרך ממילא ינוצח אשור. ועפ״ז נ״ל ליישב כהנ״ל — דבסוכה הוא לפי פי׳ הא׳. ובז״ח ע״פ פי׳ הב׳. ולולא דמסתפינא הייתי אומר לבדוק בדפוסים הראשונים של הז״ח אולי צ״ל במקום אדה״ר — יוסף. וע״ד האושפיזין דחה״ס. אבל עומד לנגד ביאור זה מה שבתו״א (לג, ד) ובסהמ״צ להצ״צ מצות חנוכה מעתיק מסוכה הנ״ל ומפרש ענין הרועים כנ״ל. אבל יעוין שם שמביא מהז״ר רק אברהם יעקב ומשה. ועצ״ע. ואכ״מ.
- 6משבע׳ רועים · Sukkah 52b:13
- 7כשלהבת העולה מאליה · Shabbat 21a:9
- 8ואהבת · Deuteronomy 6:5
- 9לולי הקב״ה עוזרו · Kiddushin 30b
4והעזר הוא אהבה הבאה מלמעלה להמשיכו אליו. וזהו בחי׳ בהעלות ובהטיבו. כי הנה אמרו רז״ל [רבותינו זכרונם לברכה] אע״פ [אף על פי] שהאש יורד מן1 השמי׳ מצוה להביא מן ההדיוט.2
E l’aiuto è un amore che viene dall’Alto per attirarlo a Sé. Questo è il livello di «quando accende» e «quando se ne prende cura». I nostri Maestri, di benedetta memoria, dissero infatti: «Benché il fuoco scenda dal cielo, è una mitzvah portare [fuoco] da una [fonte] comune».
L’aiuto di D‑o si manifesta come un amore inviato dall’Alto, che attira la persona a Lui; è questo ciò a cui si riferiscono i due verbi «accendere» e «prendersi cura». I Maestri insegnarono che, benché il fuoco scendesse dal cielo sull’altare, è una mitzvah portare anche fuoco comune.
פי׳ הדיוט3 הוא האהבה שאדם לוקח מחמת העולמות מבחי׳ מלכותו ית׳ שהוא מלך גדול ונורא על כל העולמות עליונים ותחתונים
Spiegazione: il [fuoco] «ordinario» è l’amore che una persona acquisisce a motivo dei mondi, dal livello della Sua sovranità, benedetto Egli sia: Egli è un Re grande e temibile su tutti i mondi, superiori e inferiori.
Il fuoco «ordinario» rappresenta l’amore che una persona suscita da sé contemplando la sovranità di D‑o: Egli è il Re grande e temibile su tutti i mondi, superiori e inferiori. Likkutei Torah, Shemini Atzeres, rimanda a questo maamar per questa definizione del fuoco «ordinario» e lo contrappone al grande amore espresso dalle parole «la Sua destra mi abbraccia».
וכל צבא השמים4 לך משתחוים ואלף אלפין ורבו רבבן קדמוהי5 כו׳ כמבואר בגמרא6 ובזוהר בביאור ענין רבוי העולמות וגדולתו.
«E tutte le schiere dei cieli si prostrano dinanzi a Te», e «mille migliaia [Lo servono] e diecimila volte diecimila [stanno] dinanzi a Lui…», come viene spiegato nella Gemara e nello Zohar, nel chiarimento della moltitudine dei mondi e della Sua grandezza.
Contemplare la vastità dei mondi e delle schiere che si prostrano dinanzi a D‑o, come descritto nel Talmud e nello Zohar, conduce la persona ad amarLo. È un amore che può raggiungere con i propri sforzi.
Il paragrafo distingue due tipi di amore, corrispondenti ai due fuochi sull’altare: l’amore che viene dall’Alto, dono di D‑o, e l’amore «ordinario» che una persona sviluppa contemplando la sovranità di D‑o sui mondi innumerevoli.
Il fuoco celeste e quello portato dal sacerdote corrispondono a un risveglio dall’Alto e a un risveglio dal basso. Likkutei Torah su Shemini Atzeres rimanda a questo passo per la definizione del fuoco «ordinario».
Marei mekomos
- 1אע״פ שהאש יורד מן השמים מצוה להביא מן ההדיוט · Eruvin 63a:15
- 2אע״פ שהאש יורד מן השמי׳ מצוה להביא מן ההדיוט · Mishneh Torah, Daily Offerings and Additional Offerings 2:1
- 3פי׳ הדיוט · בבוך 167 ליתא תי׳ ”הדיוט”.
- 4צבא השמים · Nehemiah 9:6
- 5ואלף אלפין ורבו רבבן קדמוהי · Daniel 7:10
- 6כמבואר בגמרא · Chagigah 12a
Uno e Unico: la regalità come umiltà ¶5–8
5וע״ד זה תקנו חז״ל [חכמינו זכרונם לברכה] לומר בשכמל״ו [ברוך שם כבוד מלכותו לעולם ועד]12 לפני ואהבת. כי הנה אנו אומרים יחיד חי העולמים3 מלך משובח ומפואר עדי עד שמו הגדול כו׳. פי׳ יחיד הוא למעלה מבחי׳ אחד.
Su questa linea, i nostri Saggi, di benedetta memoria, istituirono la recitazione di «Benedetto sia il nome della gloria del Suo regno per sempre e in eterno» prima di «Amerai». Infatti diciamo: «Unico, vita dei mondi, Re, lodato e glorificato in eterno è il Suo grande Nome…». Spiegazione: «Unico» (Yachid) è superiore al livello di «Uno» (Echad).
I Saggi istituirono la formula recitata a bassa voce «Benedetto sia il nome della gloria del Suo regno» prima di «Amerai» per lo stesso motivo: suscitare l’amore che nasce dalla contemplazione della regalità di D‑o. La preghiera del mattino chiama D‑o «Unico» (Yachid), che è superiore a «Uno» (Echad).
כי אחד היינו כמאמר רז״ל [רבותינו זכרונם לברכה] שהוא אחד בשמים ובארץ4 ובד׳ רוחות העולם כי כל העולמות עליוני׳ [עליונים] אינם תופסים מקום להיות יש ודבר נפרד בפני עצמם וכולא קמי׳ [קמיה] כלא וכאין נגדו חשיבי ממש ואין עוד מלבדו.5
«Uno» significa infatti, come dissero i nostri Saggi, di benedetta memoria, che Egli è Uno nei cieli, sulla terra e nelle quattro direzioni del mondo; poiché tutti i mondi superiori non occupano alcuno spazio [proprio], tale da costituire un’entità e una realtà separate per conto proprio, «tutto davanti a Lui è come nulla», e sono davvero considerati come nulla davanti a Lui, e non c’è altro all’infuori di Lui.
«Uno» significa che D‑o è Uno nei cieli, sulla terra e nelle quattro direzioni: i mondi esistono, ma davanti a Lui sono nulla e non hanno un’esistenza propria. Questa è l’unità di D‑o in rapporto alla creazione.
לכן נקרא אחד והיינו כשמעריכין אותו נגד העולמות. אבל יחיד פי׳ הוא יחיד ומיוחד בפני עצמו והוא לבדו הוא ואינו בגדר העולמות כלל.
Perciò è chiamato «Uno», e ciò avviene quando Lo si considera in rapporto ai mondi. Ma «Unico» significa che Egli è singolare e unico in Se stesso, che Egli solo è e non rientra affatto nella categoria dei mondi.
«Uno» descrive ancora D‑o in relazione ai mondi. «Unico» Lo descrive così com’è in Se stesso, al di là di qualsiasi relazione con i mondi.
Il paragrafo collega la benedizione «Benedetto sia il nome…» all’amore che nasce dalla contemplazione della regalità di D‑o, e distingue «Uno», l’unità di D‑o in rapporto ai mondi, da «Unico», D‑o così com’è, al di là dei mondi.
«Uno» corrisponde all’autoannullamento (bittul) dei mondi davanti a D‑o: essi esistono, ma sono «come nulla». «Unico» è del tutto al di là dei mondi. Il paragrafo successivo mostra che la regalità, la forza vitale e la lode appartengono soltanto al «Nome», non all’essenza.
Marei mekomos
- 1תקנו חז״ל לומר בשכמל״ו · Pesachim 56a:8–9
- 2תקנו חז״ל לומר בשכמל״ו · Shulchan Arukh, Orach Chayim 61:13–14
- 3יחיד חי העולמים · ראה לקמן מ, ג.
- 4שהוא אחד בשמים ובארץ · Berakhot 13b:18
- 5ואין עוד מלבדו · Deuteronomy 4:35
6וחי העולמים מלך פי׳ שכל חיות העולמות שמחיה את כולם ומהווה את כולם עליונים ותחתונים אינו אלא בשביל שהוא מלך וכולם מקבלים חיות מבחי׳ מלכותו ית׳ בעבור היותו מלך עליהם.
E «Vita dei mondi, Re» significa che tutta la forza vitale dei mondi, per mezzo della quale Egli dà vita a tutti e li fa tutti esistere, mondi superiori e inferiori, è dovuta soltanto al fatto che Egli è Re; tutti ricevono forza vitale dal livello della Sua sovranità (Malchus), benedetto Egli sia, perché Egli è Re su di loro.
«Vita dei mondi, Re» significa che D‑o dà ai mondi vita ed esistenza soltanto in quanto loro Re. La sovranità implica una relazione con altri; perciò la forza vitale di tutti i mondi proviene dalla Malchus di D‑o, non dalla Sua essenza.
וכן מה שמשובח ומפואר דהיינו השבח מחמת שמשיגים גדולתו הוא עדי עד כי לגדולתו אין חקר1 ולמעלה יש שבח אחר שבח ועילוי אחר עילוי עד אין קץ ואין תכלית והכל הוא בעבור שמו הגדול
Così pure, il fatto che Egli sia «lodato e glorificato» — cioè la lode [che deriva] dal fatto che essi colgono la Sua grandezza — è «per sempre e in eterno», poiché «la Sua grandezza è insondabile»; in Alto vi è lode dopo lode ed elevazione dopo elevazione, senza fine né limite; e tutto questo è a causa del «Suo grande Nome».
La lode che le creature rivolgono a D‑o, in base a quanto della Sua grandezza riescono a cogliere, non ha mai fine, poiché vi è sempre un livello più elevato da cogliere. Eppure tutto ciò è lode del «Suo grande Nome», non di Lui.
כי להיות נקרא שמו ומלכותו עליהם בלבד הוא ואינו יכול לנגוע לבחי׳ עצמותו ומהותו כלל
Poiché [tutto questo avviene] soltanto affinché il Suo Nome e la Sua sovranità siano invocati su di loro; e ciò non può toccare affatto il livello della Sua essenza e del Suo essere,
Lo scopo di tutto questo è che il Nome e la sovranità di D‑o siano presenti nei mondi. Nulla di tutto ciò raggiunge la Sua essenza; un maamar successivo in Torah Ohr (Miketz 40c) spiega analogamente che i mondi provengono dalla sovranità di D‑o, un irradiamento esteriore che non tocca il Re stesso, e che «Benedetto sia il Nome» si riferisce al livello del solo nome.
כי לית מחשב׳ תפיס׳ [תפיסא] בי׳ [ביה] כלל2 שהוא יחיד ומיוחד ונשגב שמו לבדו3 כדכתיב מלכותך מלכות כל עולמים.4
poiché «nessun pensiero può afferrarlo affatto», dato che Egli è Uno e Unico, e «il Suo Nome solo è elevato», come è scritto: «Il Tuo regno è il regno di tutti i mondi».
Nessun pensiero può afferrare D‑o, poiché Egli è Uno e il Suo Nome solo è elevato. Perciò il versetto dice: «Il Tuo regno è il regno di tutti i mondi»: il Suo regno ha relazione con i mondi, mentre Egli stesso è al di là di essi.
Il paragrafo spiega il seguito delle parole della preghiera: la vita dei mondi e tutte le loro lodi provengono soltanto dalla sovranità e dal «Nome» di D‑o, che non raggiungono mai la Sua essenza.
Questo è conforme all’insegnamento Chabad secondo cui la Malchus è soltanto un irradiamento esteriore di D‑o, come un nome o una reputazione, e tutti i mondi sono creati a partire da essa.
Marei mekomos
- 1לגדולתו אין חקר · Psalms 145:3
- 2לית מחשב׳ תפיס׳ בי׳ כלל · Tikkunei Zohar 17a:10–12
- 3ונשגב שמו לבדו · Psalms 148:13
- 4מלכותך מלכות כל עולמים · Psalms 145:13
7וזהו במקום שאתה מוצא גדולתו1 שם אתה מוצא ענותנותו.2 כדכתיב המשפילי לראות3 בשמים ובארץ שאצלו ית׳ נחשב זאת להשפלה ולענוה להחיות רוח שפלים.4
Questo è [il significato di] «Nel luogo in cui trovi la Sua grandezza, lì trovi la Sua umiltà», come è scritto: «Colui che Si abbassa a guardare i cieli e la terra»; poiché per Lui, benedetto Egli sia, questo è considerato un abbassamento e un’umiltà, «per ridare vita allo spirito degli umili».
I Saggi insegnano che ovunque si menzioni la grandezza di D‑o, si menziona anche la Sua umiltà. Persino guardare i cieli e la terra costituisce, per D‑o, un abbassamento di Se stesso, compiuto per dare vita agli umili.
וכן מה שכתוב סומך נופלים ורופא חולים וזוקף כפופים5 וכל הממלכה נקרא בשם ארץ להיות כארץ הלזו השפלה6 שירדה ממקום כבודה להיות מלך שמו נקרא.7
Così pure è scritto: «Egli sostiene chi cade, guarisce i malati e rialza chi è curvo». E l’intera [dimensione della] sovranità è chiamata con il nome di «terra», poiché è simile a questa terra umile: è discesa dal luogo della sua gloria affinché Egli sia chiamato con il nome di «Re».
La sovranità di D‑o è chiamata «terra», il livello più basso, perché governare i mondi è una discesa dalla Sua gloria: Egli Si abbassa affinché «il Suo Nome sia proclamato Re», come dice l’inno Adon Olam. In Likkutei Torah, Bamidbar, l’Alter Rebbe spiega che la sovranità (Malchus) è chiamata «terra» in quanto livello più basso, quello che si rapporta a un popolo, e fa riferimento a questo passo.
Il paragrafo mostra che la grandezza di D‑o al di sopra dei mondi è in realtà la Sua umiltà: essere Re e dare vita alle creature costituisce per Lui una discesa.
Malchus è chiamata «terra» perché è la più bassa tra le emanazioni divine (Sefiros) e la fonte dei mondi; in Likkutei Torah su Bamidbar si fa riferimento a questo maamar per tale immagine.
Marei mekomos
- 1במקום שאתה מוצא גדולתו · נסמן לעיל לא, ד.
- 2במקום שאתה מוצא גדולתו שם אתה מוצא ענותנותו · Megillah 31a:12–13
- 3המשפילי לראות · Psalms 113:6
- 4להחיות רוח שפלים · Isaiah 57:15
- 5זוקף כפופים · Psalms 146:8
- 6להיות כארץ הלזו השפלה · ראה לקו״ת במדבר ה, ב. אוה״ת פ׳ לך לך תשכה, א.
- 7מלך שמו נקרא · פיוט אדון עולם.
8ולכן זאת יבין כל יציר בשומו אל לבו וירחיב דעתו בגדולתו ית׳ ונפלאות מעשיו ברבוי העולמות עד אין חקר הנה ישכיל שזהו ענותנותו ית׳ ואין ערוך אליו שאינו בגדר עלמין כלל.
Perciò ogni creatura comprenderà questo: quando lo prenderà a cuore e amplierà la propria comprensione della Sua grandezza, benedetto Egli sia, e delle meraviglie delle Sue opere nella moltitudine infinita dei mondi, capirà che questa è la Sua umiltà, benedetto Egli sia, e che non vi è paragone con Lui, poiché Egli non rientra affatto nella categoria dei mondi.
Chi riflette profondamente sulla grandezza di D‑o nei mondi innumerevoli si renderà conto che tutto ciò non è che la Sua umiltà. D‑o Stesso non può essere paragonato in alcun modo a tutto questo, poiché è del tutto al di là dei mondi.
Il paragrafo trae la conclusione per chi contempla: l’immensità della creazione rivela soltanto l’umiltà di D‑o, mentre Egli Stesso è incomparabile ai mondi e al di là di essi.
Accensione, cura e mitzvos ¶9
9והוא השוה ומשוה קטן וגדול ממילא תתלהט ותתלהב נפש ולב לאור באור האהבה בכל נפשך1 ממש לצאת מגדר העולמות כמ״ש מי לי בשמים ועמך לא חפצתי בארץ2 כלה שארי ולבבי.3
Ed Egli è «Colui che è uguale e rende uguali il piccolo e il grande». Di conseguenza, l’anima e il cuore arderanno e si infiammeranno, per illuminarsi della luce dell’amore «con tutta la tua anima», in verità, uscendo dai confini dei mondi, come è scritto: «Chi ho in cielo [se non Te]? E sulla terra non desidero nulla accanto a Te; la mia carne e il mio cuore anelano».
D‑o è «Colui che è uguale e rende uguali il piccolo e il grande» (una frase delle preghiere delle Grandi Festività); perciò, chi comprende che tutti i mondi non sono che la Sua umiltà vorrà uscire del tutto dai loro confini, amando «con tutta la tua anima». Questo è il grido del salmista, che non desidera nulla in cielo né sulla terra all’infuori di D‑o, fino a che «la mia carne e il mio cuore anelano (kalah)»: la stessa parola usata per l’«esaurirsi» dell’anima (kelos ha-nefesh) nel paragrafo 3.
וזהו ואהבת את ה׳ אלהיך כי אהבה משרש אבה שהוא מלשון חפץ ורצון.4
Questo è [il significato di] «Amerai Havayah, tuo D‑o»: infatti ahavah (amore) deriva dalla radice avah, che significa desiderio e volontà.
L’Alter Rebbe interpreta «Amerai» a partire dalla radice di ahavah, avah, che significa «volere». In Likkutei Torah, Nasso, lo spiega come la volontà della persona, con tutto il cuore e tutta l’anima, che l’unità di D‑o si riveli nel mondo e nella sua anima.
דהיינו רעותא דלבא שיהי׳ [שיהיה] ה׳ אלהיך ולדבקה בו ממש וע״י אתערותא דלתתא זו יחול עליו אור האהבה מלמעלה להגדיל מדורת אש האהבה בלבו יותר מכדי כח אנושי ושרש נשמתו שהיא בגדר וגבול ונברא
Vale a dire, la volontà del cuore che Havayah sia «il tuo D‑o» e di aderire davvero a Lui. Attraverso questo risveglio dal basso (isarusa dilesata), la luce dell’amore dall’Alto riposerà su di lui, facendo crescere la fiamma dell’amore nel suo cuore oltre la misura delle forze umane e [della] radice della sua anima, che è limitata, circoscritta e creata,
L’amore è dunque il desiderio del cuore che Havayah sia davvero «il tuo D‑o» e di aderire a Lui. Quando una persona risveglia questo desiderio dal basso, su di lei riposa un amore dall’Alto, che rende la fiamma nel suo cuore più intensa di quanto potrebbe produrre qualsiasi essere umano, o persino la radice della sua anima, poiché anche la radice dell’anima è creata e limitata.
לקרבה אל ה׳ ממש וביטול אליו במציאות ממש ע״י בחינת אהרן כהנא רבא
per avvicinarsi davvero a D‑o e [per] l’autoannullamento (bittul) dinanzi a Lui nella realtà stessa, attraverso il livello di Aharon, il Sommo Sacerdote.
L’amore dall’Alto, conferito attraverso Aharon superno, il Sommo Sacerdote, permette alla persona di avvicinarsi davvero a D‑o e di porre la propria stessa esistenza in stato di autoannullamento dinanzi a Lui.
כי ואהבת בגמטריא ב׳ פעמים אור ונקרא׳ [ונקראת] בחינה זו בהטיבו שמטוב וחסד עליון משפיע על רוח שפלים5 להטיב ולהגדיל את האהבה שלמטה.13
Infatti ve-ahavta («amerai») ha un valore numerico pari al doppio di or («luce»). Questo livello è chiamato «quando egli se ne prende cura (be-heitivo)», perché dalla bontà suprema (tuv) e dalla benevolenza Egli fa fluire sullo spirito degli umili, per fare del bene (leheitiv) e accrescere l’amore dal basso.
Il valore numerico di ve-ahavta (414) è il doppio di quello di or, «luce» (207), alludendo a due luci d’amore, una dal basso e una dall’Alto; la nota Kehot ne indica la fonte nelle intenzioni dell’Arizal per lo Shema (Shaar HaKavanos; Pri Etz Chaim). L’amore dall’Alto è «prendersi cura» (be-heitivo), interpretato come derivato da tov, «bene», poiché proviene dalla bontà di D‑o verso gli umili e rende migliore e più grande l’amore dal basso.
אך הנה באמת גם אתערותא דלתתא כנ״ל אשר יחפוץ האדם לדבקה בו ממש גם זאת מתת אלהים היא לא לפי כח נפש האדם ומזגו ותכונתו
Tuttavia, in verità, anche il risveglio dal basso menzionato sopra — il desiderio della persona di aderire davvero a Lui — è un dono di D‑o, non commisurato alle forze dell’anima della persona, al suo temperamento e alla sua natura.
L’Alter Rebbe aggiunge un ulteriore punto: anche il risveglio dal basso, cioè il desiderio personale di aderire a D‑o, in realtà non appartiene alla persona stessa. Anch’esso è «un dono di D‑o», e non è il prodotto del suo temperamento o delle sue forze.
ונקרא׳ [ונקראת] בחינת ובהעלות אהרן שאהרן העליון הוא הנותן כח בכנסת ישראל לעורר את האהבה זו.
E questo è chiamato il livello di «quando Aharon accende (be-haalos)», poiché Aharon superno è colui che dà alla Congregazione d’Israele la forza di risvegliare questo amore.
Questo è chiamato «accendere» (be-haalos, letteralmente «innalzare»), perché Aharon superno dà a Israele la forza di elevare il proprio amore.
וזהו בין הערבים שהוא מדת ערב ולילה וחשך מצד עצמו שאין בו אור. אבל מדת בוקר שהוא מדת אברהם איש החסד כמ״ש וישכם אברהם בבקר67 הוא בחינת בהטיבו.
Questo è «al crepuscolo», che è la qualità della sera, della notte e dell’oscurità, che di per sé non ha luce. Ma la qualità del mattino, che è quella di Avraham, l’uomo della benevolenza, come è scritto: «E Avraham si alzò presto al mattino», è il livello del «prendersi cura».
La sera rappresenta la persona considerata da sola, nell’oscurità, senza luce propria; perciò l’accensione in quel momento è «accendere»: Aharon accende ciò che non ha luce. Il mattino è la qualità di Avraham, la benevolenza, e l’accensione che vi ha luogo è il «prendersi cura», l’amore aggiunto che viene dall’Alto.
(ועמ״ש לקמן בד״ה רני ושמחי8 בענין רננא ברמשא ושמחה בצפרא) והנה מי זה האדם שיגיע עד הלום שיגיע אליו בחי׳ אהרן העליון. אך הוא ע״י תורה ומצות.
(E si veda quanto è scritto più avanti nel maamar che inizia «Canta e gioisci», a proposito di «canto della sera e gioia del mattino».) Ora, chi è la persona che può giungere a tanto, affinché il livello dell’Aharon superno giunga fino a lei? Ciò avviene però attraverso la Torah e le mitzvos.
Il testo rimanda a un maamar successivo, «Canta e gioisci» (Torah Ohr, Miketz 37a), dove il «canto della sera» è il desiderio di Malchus quando è discesa profondamente nei mondi inferiori, e la «gioia al mattino» sopraggiunge quando riceve le luci dall’Alto: una coppia parallela all’accensione e alla cura delle lampade. Si chiede poi come una persona comune possa giungere al punto in cui riceve l’aiuto dell’Aharon superno, e la risposta è: attraverso la Torah e le mitzvos.
כי נר מצוה שהמצות נמשכין ממקום גבוה מאד נעלה. ולפיכך אין בהם השגה כלל כמשל השמן הנ״ל שאין נכנסים בפנימיות נפשם רק בבחי׳ מקיף עליהם מלמעלה
Poiché «una mitzvah è una lampada»: le mitzvos sono tratte da un luogo elevatissimo. Perciò non se ne ha alcuna comprensione, come nell’analogia dell’olio sopra citata: esse non penetrano nell’interiorità della sua anima, ma la avvolgono soltanto dall’Alto,
Le mitzvos sono chiamate «lampada» perché provengono da un luogo così elevato che la mente non può afferrarlo. Come l’olio, non penetrano nella comprensione dell’anima, ma la circondano dall’Alto.
כמ״ש שום תשים עליך מלך9 כמו מלך המושל על עמו והוא גבוה עליהם והם עושין רצונו בלי טעם ודעת כי מצות המלך היא ולב מלכים אין חקר10 ההשגה שבעבורם נצטוו
come è scritto: «Dovrai certamente costituire su di te un re»: come un re che governa il suo popolo ed è al di sopra di esso, e i sudditi fanno la sua volontà senza ragione né comprensione, perché è il comando del re; e «il cuore dei re è insondabile»: [così è] la comprensione delle ragioni per cui esse furono comandate.
Il comando della Torah di costituire un re su di sé illustra questo rapporto: i sudditi obbediscono agli ordini del re senza comprenderli, poiché le ragioni del re sono al di là della loro portata. Così anche un ebreo compie le mitzvos in quanto volontà del Re, sebbene non ne possa afferrare le ragioni.
רק מ״מ הוא ע״ד משל כאדם שתופס את המלך באחד מאבריו וממשיכו אליו הנה גם חיותו שבקרבו נמשך אחריו כך כתיב וימינו תחבקני.1112
Eppure, tuttavia, ciò è paragonabile a una persona che afferra il re per uno dei suoi arti e lo attira a sé: anche la forza vitale del re che è in lui viene attirata insieme a lui. Così è scritto: «e la Sua destra mi abbraccia».
Eppure, chi afferra un re per uno dei suoi arti attira a sé il re intero, poiché la vita del re è presente in ciascun arto. Così, chi compie una mitzvah avvicina a sé D‑o stesso, come dice il versetto: «La Sua destra mi abbraccia».
כי הנה רמ״ח מ״ע [מצות עשה] הם רמ״ח אברין דמלכא וע״י המשכת המצות ממילא נמשך אחריו בחי׳ יחודו ית׳ בעצמו ובכבודו בבחינת יחודו כנ״ל:
Poiché i 248 comandamenti positivi sono i 248 arti del Re; e, attraverso l’attrazione delle mitzvos, viene di conseguenza attirato il livello della Sua unità, benedetto Egli sia, in Sé stesso e nella Sua gloria, nella dimensione della Sua unità, come [spiegato] sopra.
I 248 comandamenti positivi sono chiamati i 248 «arti» del Re. Compiendo le mitzvos, una persona attira giù la stessa unità di D‑o, che, come spiegato, è al di là di tutti i mondi.
Il paragrafo risponde alla domanda del maamar sul «prendersi cura» e sull’«accendere»: «accendere» è la forza che D‑o dà alla persona per risvegliare l’amore; «prendersi cura» è l’amore aggiunto dall’Alto che lo accresce. Entrambi si raggiungono attraverso le mitzvos, che, come l’olio, sono al di là della comprensione e tuttavia attirano D‑o Stesso verso la persona.
Il valore numerico di ve-ahavta come doppio di or deriva dalle intenzioni dell’Arizal per lo Shema, citate dalla nota Kehot a partire da Shaar HaKavanos e Pri Etz Chaim. L’idea delle mitzvos come le 248 membra del Re spiega perché una mitzvah, pur essendo al di là della comprensione, connetta la persona all’essenza di D‑o più di quanto potrebbe fare la sola comprensione.
Marei mekomos
- 1בכל נפשך · Deuteronomy 6:5
- 2מי לי בשמים ועמך לא חפצתי בארץ · Psalms 73:25
- 3כלה שארי ולבבי · Psalms 73:26
- 4כי אהבה משרש אבה שהוא מלשון חפץ ורצון · בלקו״ת נשא כו, ב מפרש ”והכוונה שיהיה רצון האדם וחפצו ובקשתו בכל לב ונפש להיות גילוי אלקותו ויחודו ית׳ בעולם ונפש” ע״ש. ראה ספר החקירה להצ״צ צב, א בשרש ישע. וראה גם לקו״ת מסעי פח, ד. ואתחנן ט, ב.
- 5רוח שפלים · Isaiah 57:15
- 6וישכם אברהם בבקר · Genesis 25:3
- 7וישכם אברהם בבקר · Genesis 22:3
- 8לקמן בד״ה רני ושמחי · לז, א.
- 9שום תשים עליך מלך · Deuteronomy 17:15
- 10ולב מלכים אין חקר · Proverbs 25:3
- 11וימינו תחבקני · Song of Songs 2:6
- 12וימינו תחבקני · Song of Songs 8:3
- 13ואהבת בגימט׳ ב׳ פעמים אור · שער הכוונות כוונת ק״ש. פע״ח שער הק״ש פכ״ג וכ״ה.
Hai terminato il maamar?
Segnalo come studiato: conta per il siyum settimanale e per quello annuale.
Nell’avodah
Medita su come la grandezza di D‑o al di sopra di tutti i mondi non sia che la Sua umiltà, finché il cuore anela a D‑o stesso; sappi che anche questo anelito è un Suo dono e raggiungiLo compiendo le mitzvos, le cui ragioni trascendono la comprensione.
Domande di discussione
- Perché un decreto spirituale richiede una commemorazione con le luci anziché con i banchetti?
- Come può l’olio, che spegne una fiamma quando vi viene versato, essere la fonte della luce della lampada, e che cosa ci insegna questo sulle mitzvos le cui ragioni non comprendiamo?
- Qual è la differenza tra «Uno» e «Unico», e perché essa conduce a un amore che desidera uscire dai mondi?
- Se persino un risveglio dal basso (isarusa dilesata) è un dono dall’Alto, che cosa resta da fare alla persona?
- In che modo afferrare il re per una delle sue membra spiega la forza di una singola mitzvah?