Torah Ohr · Parashot Mikeitz · Maamar 4
ת״ר מצות נר חנוכה כו׳
I Rabbini insegnarono: la mitzvah della lampada di Chanukah… Beis Shammai dicono…
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Tradotto con l’IA dalla nostra edizione inglese, poi verificato e corretto in diversi passaggi sulla base dell’inglese e dell’ebraico. L’inglese stesso è in corso di revisione da parte di lettori. Se conosci bene l’italiano, saremmo grati del tuo aiuto nella revisione di questa traduzione. Collabora alla revisione
Idea centrale
Le mitzvos sono gli abiti dell’anima, e l’anima è lo stoppino sul quale può attecchire la luce di D‑o. Le luci di Chanukah, come gli otto «principi degli uomini», attingono una luce avvolgente da un livello al di sopra della sapienza, che deve essere edificata dal basso, passo dopo passo; per questo prevale la regola di Beis Hillel, che sale da uno a otto.
Il maamar in breve
Il maamar si domanda perché Beis Shammai modellino le luci di Chanukah sui tori decrescenti di Sukkos. Spiega dapprima che le mitzvos diventano gli abiti dell’anima nel Gan Eden: un’anima creata può cogliere lo splendore della Presenza divina (Shechinah), che è la Divinità stessa, soltanto attraverso uno schermo; le mitzvos, radicate nella Corona (Keser) e compiute con oggetti fisici, costituiscono quello schermo. Seguono due immagini. I due tipi di specchio, il vetro trasparente e lo specchio argentato, corrispondono alla profezia di Moshe e a quella degli altri profeti, e alle mitzvos e all’anima animale (Nefesh HaBehamis) trasformata, la cui «luce riflessa» raggiunge un livello ancora più elevato. Nella lampada, le mitzvos sono l’olio e l’anima è lo stoppino; viene prima la luce oscura dell’amore «con tutte le tue forze», poi la luce bianca della gioia della mitzvah. Le sette lampade della Menorah corrispondono ai sette pastori, che insegnano e trasmettono una luce interiore; le otto luci di Chanukah corrispondono agli otto principi, persone perfettamente rette che trasmettono una luce avvolgente da una fonte più elevata. Di fronte alla sapienza greca, la rettificazione doveva provenire da un livello al di sopra della sapienza. Sukkos, una festa della Torah, rivela tutta in una volta la luce che proviene dall’Alto, per poi diminuire; la luce rabbinica di Chanukah, attinta dal basso, deve invece crescere a partire da una.
Schema
- La domanda e le mitzvos come abitiPerché paragonare le luci di Chanukah ai tori di Sukkos? Le mitzvos sono gli abiti dell’anima nel Gan Eden, dove essa sale senza fine nel cogliere l’Infinito (Ein Sof).¶1–5
- Perché l’anima ha bisogno di un abitoUn’anima finita riceve uno splendore infinito soltanto attraverso uno schermo; le mitzvos, radicate nella Corona (Keser) e compiute materialmente, sono quello schermo e costituiscono lo scopo della discesa dell’anima.¶6–13
- I due specchiIl vetro trasparente e lo specchio argentato: la profezia di Moshe e quella degli altri profeti; l’anima animale trasformata produce una luce riflessa che attinge da Atik, al di sopra della radice delle mitzvos.¶14–20
- Abiti, corone e lampadaLa Divinità trascende tanto lo spirito quanto la materia; lo splendore e la corona; nella lampada, le mitzvos sono l’olio e l’anima lo stoppino, dando luogo a una luce oscura e a una luce bianca.¶21–29
- Sette pastori e otto principiLe sette lampade della Menorah sono i pastori che insegnano interiormente; le otto luci di Chanukah sono i principi, la cui luce avvolgente, proveniente da un livello al di sopra della sapienza, supera la sapienza greca e risplende persino nell’esilio.¶30–42
- Beis Shammai e Beis HillelSukkos, una festa della Torah, rivela tutta in una volta la luce che proviene dall’Alto e poi diminuisce; Chanukah, attinta dal basso, deve crescere. L’accettazione del giogo del Cielo e l’affinamento dell’anima animale vengono per primi.¶43–48
- Le radici dei pastori e dei principiI principi sono la dimensione esteriore di un livello più elevato, radicati nei primi otto tikkunim di Arich Anpin e nella comprensione (Binah), al di sopra della frantumazione; da qui deriva il loro potere contro il male.¶49–55
Concetti chiave
- Abiti dell’animaלבושי הנשמה
- Le mitzvos che una persona compie diventano abiti attraverso i quali l’anima, nel Gan Eden, può ricevere lo splendore della Shechinah, che altrimenti non potrebbe cogliere.
- Specchio luminoso e specchio non luminosoאספקלריא המאירה ושאינה מאירה
- Il vetro trasparente mostra l’oggetto stesso, mentre lo specchio argentato mostra soltanto un’immagine, ma permette anche di vedere sé stessi e ciò che si trova dietro; queste immagini si applicano alla profezia, alle mitzvos e all’anima animale trasformata.
- Stoppino e olioפתילה ושמן
- In questo mondo, l’anima è lo stoppino su cui attecchisce la luce di D‑o e le mitzvos sono l’olio che essa consuma; nel Gan Eden i ruoli si invertono.
- Sette pastori e otto principi degli uominiשבעה רועים ושמונה נסיכי אדם
- I pastori insegnano e trasmettono una luce interiore, come le sette lampade della Menorah; i principi sono perfettamente retti e trasmettono una luce avvolgente da una fonte più elevata, come le otto luci di Chanukah.
- Luci avvolgenti e interioriמקיפים ופנימיים
- La luce interiore viene assorbita e compresa; la luce avvolgente è troppo grande per entrare e agisce sull’individuo dall’esterno, provenendo da un livello più elevato.
- Con tutte le tue forzeבכל מאדך
- Un amore che va oltre la propria misura naturale, nasce dalla trasformazione dell’anima animale e attinge una luce che non segue la catena discendente ordinata dei mondi (hishtalshelus).
La domanda e le mitzvos come abiti ¶1–5
1ת״ר [תנו רבנן] מצות נר חנוכה12 כו׳. בש״א [בית שמאי אומרים] יום ראשון מדליק ח׳ מכאן ואילך פוחת והולך (כמו בפרי החג). ובה״א [ובית הלל אומרים] יום ראשון מדליק א׳ מכאן ואילך מוסיף והולך (מעלין בקודש כו׳).
I Maestri insegnarono: «La mitzvah della lampada di Chanukah, ecc.». Beis Shammai sostengono: il primo giorno si accendono otto; da quel momento si diminuisce progressivamente (come i tori della festa). E Beis Hillel sostengono: il primo giorno se ne accende una; da quel momento si aumenta progressivamente («si sale nella santità», ecc.).
Il maamar si apre con la disputa talmudica su come accendere le luci di Chanukah. Beis Shammai procede a ritroso, da otto a uno, come i tori offerti a Sukkos («i tori della festa», Numeri 29), il cui numero scende ogni giorno da tredici a sette; Beis Hillel procede in avanti, da uno a otto, perché nelle questioni di santità si sale sempre. La nota di Kehot registra che una trascrizione antica data questo maamar a Shabbos Chanukah 5571 (1810).
להבין מה ענין נר חנוכה לפרי החג3 נקדים מ״ש נר מצוה ותורה אור4 שהמצות נק׳ נר5 וגם כתיב נר ה׳ נשמת אדם6 שהנשמה נק׳ נר.
Per comprendere che cosa abbia a che fare la lampada di Chanukah con i tori della festa, premettiamo quanto è scritto: «Poiché una mitzvah è una lampada e la Torah è luce»: le mitzvos sono chiamate lampada. Ed è anche scritto: «La lampada di Havayah è l’anima dell’uomo»: l’anima è chiamata lampada.
Il paragone di Beis Shammai solleva una domanda: che cosa hanno a che fare le luci di Chanukah con le offerte di Sukkos? Per rispondere, l’Alter Rebbe esamina anzitutto due versetti che chiamano qualcosa «lampada»: la mitzvah (Proverbi 6) e l’anima umana (Proverbi 20).
ובזוהר מבואר7 שהמצות נק׳ לבושין אשר הנשמה מתלבשת בהן בג״ע [בגן עדן] וצריכה הנשמה לקיים תרי״ג מצות8 בכדי שיהיה המלבוש בשלימות
E nel Zohar viene spiegato che le mitzvos sono chiamate abiti, nei quali l’anima si riveste nel Gan Eden; e l’anima deve adempiere le 613 mitzvos affinché l’abito sia completo.
Il Zohar insegna che le mitzvos compiute da una persona diventano gli abiti dell’anima nel Gan Eden, il paradiso spirituale in cui le anime godono della divinità dopo questa vita. Poiché l’anima ha 613 «membra» corrispondenti alle 613 mitzvos, le occorrono tutte perché il suo abito sia completo; Tanya (alla fine del capitolo 4) spiega che il pensiero, la parola e l’azione delle 613 mitzvos rivestono queste 613 «membra» dell’anima.
ואם חסר א׳ מהמצות חסר לבושו לכן צריכה לבא עוד לקיים המצוה ההיא שחסרה בכדי להשלים המלבוש.9
E se manca una delle mitzvos, manca il suo abito. Perciò l’anima deve tornare [a scendere] per adempiere quella mitzvah che le mancava, così da completare l’abito.
Una mitzvah mancante lascia un vuoto nell’abito dell’anima. Per questo un’anima può aver bisogno di tornare in questo mondo: per compiere la mitzvah che le mancava e completare così il suo abito.
Il paragrafo pone la domanda del maamar — che rapporto vi sia tra le luci di Chanukah e i tori di Sukkos — e ne stabilisce il primo fondamento: le mitzvos sono gli abiti dell’anima nel Gan Eden, e l’abito deve essere completo.
Tanya (capitolo 4) parla dei tre abiti dell’anima divina: il pensiero, la parola e l’azione delle 613 mitzvos; Iggeres HaKodesh 29 sviluppa il tema degli abiti del Gan Eden, formati dalle mitzvos. L’immagine della mitzvah e dell’anima, entrambe paragonate a una «lampada», prepara l’idea successiva: la mitzvah è il recipiente e l’anima la fiamma.
Marei mekomos
- 1ת״ר מצות נר חנוכה · הנחת הר״פ בס׳ הנחות הר״פ ע׳ קכב. בכותרת שבת חנוכה תקע״א. חלק בסה״מ תרל״ב ע׳ פ. וע׳ צז. הנחה אחרת בסה״מ תקע״א ע׳ כב. באוה״ת במדבר כרך ד ע׳ א׳תצ (ובהוצאה שני׳ בהוספות לפ׳ בהעלותך ע׳ 41) נמצא חלק מהמאמר עם הוספת הגהות מכ״ק הצ״צ. ושם מתחיל הד״ה לא כן עבדי משה [[שם המאמר נחלק לג׳ סעיפים]. ראה לעיל בציונים לכ״ק אדמו״ר זי״ע. לכללות מאמר זה ראה אוה״ת נ״ך כרך א ע׳ תקעז. ד״ה ת״ר מצות נר חנוכה תשל״ח (נדפס בסה״מ מלוקט ח״ב ע׳ יז ואילך).
- 2ת״ר מצות נר חנוכה · Shabbat 21b:8–9
- 3מה ענין נר חנוכה לפרי החג · ראה אוה״ת חנוכה כרך ה תתקמב, ב. ד״ה מצותה תרנ״ד ע׳ צז. ד״ה ת״ר מצות נר חנוכה תשל״ח.
- 4נר מצוה ותורה אור · Proverbs 6:23
- 5שהמצות נק׳ נר · ראה אוה״ת נ״ך כרך א ע׳ תקעו.
- 6נר ה׳ נשמת אדם · Proverbs 20:27
- 7ובזוהר מבואר · Zohar II, 210a
- 8וצריכה הנשמה לקיים תרי״ג מצות · ראה אגה״ק סי׳ יט וסי׳ כט. ובליקוט פירושים ומ״מ — חיטריק לשם.
- 9בית שמאי אומרים · ראה בארוכה בשיטת ב״ש בלקוטי שיחות ח״ו ע׳ 73.
2ולבאר ענין הלבוש לנשמה בג״ע [בגן עדן]. דהנה בג״ע [בגן עדן] הנשמות נהנין מזיו השכינה1 וענין הזיו הוא הארה מאור א״ס
E per spiegare la questione dell’abito dell’anima nel Gan Eden. Ora, nel Gan Eden le anime traggono piacere dallo splendore della Presenza divina (Shechinah), e lo splendore è un’irradiazione della Luce Infinita (Or Ein Sof).
Per spiegare perché l’anima ha bisogno di un abito, l’Alter Rebbe descrive ciò che avviene nel Gan Eden. La ricompensa delle anime consiste nel godere dello «splendore della Shechinah», e questo splendore è a sua volta un’irradiazione della Luce Infinita.
ומתענגים הנשמות בג״ע [בגן עדן] שמשיגים איזה הארה מהזיו ובחי׳ הזיו הוא הארה מא״ס בלי גבול.
Le anime provano delizia nel Gan Eden perché colgono una qualche irradiazione dello splendore; e lo splendore è un’irradiazione dell’Infinito (Ein Sof), senza limiti.
La delizia delle anime nel Gan Eden consiste nel cogliere una qualche irradiazione di quello splendore. Poiché lo splendore proviene dall’Infinito, la delizia di coglierlo non ha limiti.
ולכן אף שבכלל יש רק ב׳ בחי׳.2 גע״ע [גן עדן עליון] בבריאה. וגע״ת [וגן עדן תחתון] ביצירה. אבל בפרטיות יש השגות בלי גבול צדיקים ילכו מחיל אל חיל3 אשר נשמתם נתעלו בעילוי אחר עילוי כי אין מספר להשגות אור וזיו אשר היא הארה מאור א״ס ב״ה.
Pertanto, sebbene in generale vi siano soltanto due livelli: il Gan Eden superiore nel Mondo della Creazione (Beriah) e il Gan Eden inferiore nel Mondo della Formazione (Yetzirah), nel dettaglio vi sono percezioni senza limite: i giusti «vanno di forza in forza», perché le loro anime ascendono di elevazione in elevazione, poiché non si possono contare le percezioni della luce e dello splendore, che è un’irradiazione della Luce Infinita, benedetto Egli sia.
In termini generali vi sono soltanto due Gan Eden, uno superiore nel Mondo della Creazione e uno inferiore nel Mondo della Formazione; ma al loro interno vi sono gradazioni senza fine, e i giusti «vanno di forza in forza», perché non c’è limite a ciò che si può cogliere di una luce infinita. In Torah Ohr, Shemos, e in Likkutei Torah, Bamidbar (un discorso di Shavuos), l’Alter Rebbe afferma lo stesso: i libri menzionano soltanto due Gan Eden, ma in realtà ve ne sono innumerevoli, uno sopra l’altro.
וכל זמן שצריכה הנשמה להתעלות מג״ע [מגן עדן] לחבירו צ״ל מקודם בחינת נהר די נור4 שיבוטלו כל השגות הקודמות (עיין בד״ה ויהי מקץ)5
Ogni volta che l’anima deve ascendere da un Gan Eden al successivo, deve prima esservi il livello del Fiume di Fuoco (nehar di nur), affinché tutte le sue percezioni precedenti siano annullate (vedi il discorso che inizia con «Vayehi Mikeitz»).
Prima che un’anima possa salire da un livello del Gan Eden al successivo, deve attraversare il «Fiume di Fuoco» (nehar di nur), che annulla tutte le sue cognizioni precedenti. Nel primo maamar di questa parashah, «Vayehi Mikeitz», l’Alter Rebbe spiega che anche un tzaddik perfetto [giusto] si immerge nel Fiume di Fuoco entrando nel Gan Eden, per perdere il ricordo di questo mondo, e di nuovo ogni volta che sale «di forza in forza», per dimenticare ciò che aveva colto in precedenza.
כי השגה הקודמת נגד השגה שלמעלה ממנה אין ערוך כלל והיא בטלה לגמרי נגדה אחרי שהשגות הנ״ל הוא להיות משיג הארה מאור א״ס ב״ה א״כ כל השגה יתירה שמשיג מהאור השגה שלמטה בטלה נגדה.
La cognizione precedente, rispetto a quella superiore, non è affatto paragonabile e viene del tutto annullata di fronte a essa. Poiché queste percezioni consistono nel cogliere un’irradiazione della Luce Infinita, benedetto Egli sia, ne consegue che, di fronte a ogni ulteriore percezione della luce che si consegue, quella inferiore viene annullata.
La ragione è che una cognizione inferiore è come nulla rispetto a una superiore. Ogni nuova percezione della Luce Infinita sovrasta completamente quella precedente, che perciò deve essere messa da parte.
Il paragrafo descrive la delizia dell’anima nel Gan Eden come un’ascesa senza fine, in cui ogni livello supera il precedente, perché ciò che l’anima coglie è un’irradiazione dell’Infinito.
I due Gan Eden, quello superiore nel Mondo della Creazione e quello inferiore nel Mondo della Formazione, corrispondono alla mappa cabbalistica dei mondi. Qui il Fiume di Fuoco (nehar di nur), menzionato in Daniel 7:10 e nello Zohar, non funge da punizione, ma da purificazione che libera l’anima dal livello precedente affinché possa ricevere quello successivo.
Marei mekomos
- 1בג״ע הנשמות נהנין מזיו השכינה · ראה לעיל טז, א.
- 2אף שבכלל יש רק ב׳ בחי׳ · ראה גם לקמן מט, א. צו, א. לקו״ת במדבר יח, א.
- 3ילכו מחיל אל חיל · Psalms 84:8
- 4בבחינת נהר די נור · Zohar II, 211b
- 5בד״ה ויהי מקץ · לעיל לא, א.
3ולבעבור זה כל צדיק נכוה מחופתו של חבירו.1 היינו מבחינת השגה החופף על חבירו מאחר שאין השגתן א׳ ויש לכל א׳ השגה אחרת אשר נהנה מזיו השכינה המאיר עליו.
Per questa ragione «ogni tzaddik (giusto) è bruciato dal baldacchino del suo compagno», vale a dire dal livello di comprensione che fa da baldacchino (chofef, «copre») al suo compagno; poiché la loro comprensione non è una sola e ciascuno ha una comprensione diversa, nella quale gode dello splendore della Presenza divina (Shechinah) che risplende su di lui.
Il Talmud dice che nel Mondo a Venire ciascuno è «bruciato» dal baldacchino (chupah, il baldacchino nuziale) del suo compagno. L’Alter Rebbe interpreta il baldacchino come il livello di comprensione che «fa da baldacchino» (chofef, dalla stessa radice) a un altro tzaddik: poiché ogni anima gode di una visione distinta della Shechinah, quella che si trova a un livello inferiore soffre vedendo il livello superiore che si manifesta a un’altra anima.
וזהו וקדושים בכל יום יהללוך סלה2 קדושים היינו נשמות בג״ע [בגן עדן] נקראו קדושים יהללוך סלה כל מקום שנאמר סלה3 הוא בחי׳ בלי גבול אשר תמיד מתחדשים השגתם מאור א״ס אשר היא בלי גבול.
E questo è [il significato di] «E i santi Ti lodano ogni giorno, selah». I «santi» sono le anime nel Gan Eden (Giardino dell’Eden), chiamate sante; «Ti lodano, selah»: ovunque si dica «selah», ciò indica il livello dell’illimitato, poiché la loro comprensione si rinnova costantemente dalla Luce Infinita (Or Ein Sof), che è senza limite.
Un passo dell’Amidah, «i santi Ti lodano ogni giorno, selah», viene interpretato come una descrizione delle anime nel Gan Eden; il Talmud insegna che «selah» significa senza fine: la loro comprensione si rinnova senza sosta. La nota di Kehot aggiunge che nei suoi maamarim su Vayikra l’Alter Rebbe spiega che questi «santi» sono le anime più elevate di tutte.
Il paragrafo sostiene l’idea di gradazioni senza fine nel Gan Eden attraverso due insegnamenti: lo tzaddik bruciato dal baldacchino del suo compagno e la lode senza fine dei «santi».
Una nota rimanda ai maamarim dell’Alter Rebbe su Vayikra, nei quali i «santi» sono spiegati come le anime più elevate di tutte. Il rinnovarsi della comprensione «ogni giorno» corrisponde all’ascesa senza fine descritta nel paragrafo precedente.
Marei mekomos
- 1כל צדיק נכוה מחופתו של חבירו · Bava Batra 75a:15
- 2וקדושים בכל יום יהללוך סלה · ברכת אבות. וראה במאמרי אדה״א ויקרא ע׳ מח דשם מבאר שהן הנשמות הגבוהות מכל הנשמות ע״ש.
- 3כ״מ שנאמר סלה · Eruvin 54a
4ולכן ארז״ל [אמרו רבותינו זכרונם לברכה] מוטב דלידייני׳1 וליתי לעלמא דאתי כי אין כדאי כל הדינים נגד תענוג השגתו הנ״ל. אף שבג״ע [שבגן עדן] התחתון אין ערוך כלל וכו׳.
Perciò i nostri Saggi dissero: «Meglio che sia giudicato e giunga al Mondo a Venire», poiché tutti i giudizi non sono nulla rispetto alla delizia della sua percezione, descritta sopra. Neppure nel Gan Eden inferiore [Giardino dell’Eden] vi è alcun paragone, ecc.
Quando Elisha ben Avuyah morì, Rabbi Meir disse che era «meglio che fosse giudicato e giungesse al Mondo a Venire». L’Alter Rebbe spiega il motivo: tutti i giudizi sono come nulla accanto alla delizia di cogliere la Divinità, e persino il Gan Eden inferiore è incomparabile; in Torah Ohr, Shemos, cita la stessa affermazione per mostrare che questa delizia vale ogni sofferenza.
וכן ג״ע [גן עדן] תחתון נגד ג״ע [גן עדן] עליון עד רום המעלות כי התענוגי׳ [התענוגים] שנמשכו מאוא״ס [מאור אין סוף] מקור כל התענוגים הם בלי גבול.
E così anche il Gan Eden inferiore è incomparabile rispetto al Gan Eden superiore, fino alle vette più elevate, poiché le delizie attinte dalla Luce Infinita (Or Ein Sof), fonte di ogni delizia, sono illimitate.
Lo stesso divario sussiste tra il Gan Eden inferiore e quello superiore, e così via, sempre più in alto, senza fine. Poiché ogni delizia proviene dall’Or Ein Sof, fonte di ogni piacere, le delizie che esso elargisce sono illimitate.
Il paragrafo mostra l’immensità della delizia dell’anima nel Gan Eden: essa supera ogni giudizio, e ciascun suo livello è incomparabilmente superiore a quello sottostante.
Marei mekomos
- 1מוטב דלידייני׳ · Chagigah 15b:3
5וכמו שרואים בחוש שאף מה שנפל בשבה״כ [בשבירת הכלים] תענוגים גשמיים הוא ג״כ אין שיעור כי יש כמה מיני תענוגים כידוע לאין מספר. אם כן עאכו״כ [על אחת כמה וכמה] השרש ומקור לזה תענוג רוחני אף מגעה״ת [מגן עדן התחתון] הוא בלי גבול1 מא״ס.
Come vediamo con i nostri stessi sensi, persino ciò che cadde nella frantumazione dei recipienti — i piaceri fisici — è anch’esso senza misura, poiché i tipi di delizie sono molti, come è noto, innumerevoli. Se è così, a maggior ragione la loro radice e fonte, la delizia spirituale, persino quella del Gan Eden inferiore [il Giardino dell’Eden inferiore], è senza limite, provenendo dall’Infinito (Ein Sof).
I piaceri fisici vennero all’esistenza attraverso la «frantumazione dei recipienti», la rottura primordiale durante la quale scintille di santità caddero nel mondo fisico. Se persino questi piaceri caduti si presentano in innumerevoli varietà, allora la loro fonte spirituale, persino nel Gan Eden inferiore, deve essere a maggior ragione senza limite, poiché fluisce dall’Ein Sof.
Il paragrafo dimostra l’illimitatezza della delizia spirituale ricorrendo a un argomento dal minore al maggiore: persino i piaceri fisici sono innumerevoli, dunque la loro radice spirituale deve essere certamente sconfinata.
La nota Kehot riferisce che nella trascrizione iniziale di Rabbi Pinchas, dopo queste parole comincia una nuova sezione (sezione 2).
Marei mekomos
- 1שו״ה הוא בלי גבול — ולבעבור זה · בהנחת הר״פ מסומן סעי׳ ב.
Perché l’anima ha bisogno di un abito ¶6–13
6ולבעבור זה הנשמה שהיא בחינת בע״ג [בעלי גבול / בעל גבול] א״א לה להשיג גילוי הזיו שהוא מהות אלקות כ״א ע״י לבוש שהוא בחי׳ מסך
Per questo motivo, l’anima, che è un essere limitato, non può cogliere la rivelazione dello splendore, che è l’essenza stessa della Divinità, se non attraverso un rivestimento, che è il livello di uno schermo (masach);
Qui si trova la risposta al motivo per cui l’anima ha bisogno di un rivestimento: in quanto essere creato e limitato, non può afferrare direttamente lo splendore, che è la Divinità stessa. Ha bisogno di un rivestimento che faccia da schermo, filtrando la luce.
וע״י אותו לבוש ומסך יכולה לקבל האור והזיו וכמו שמבוא׳ בע״ח [בעץ חיים] שיש בחי׳ מסך ופרגוד.1
e attraverso quel rivestimento e schermo essa può ricevere la luce e lo splendore, come viene spiegato in Etz Chaim, dove si parla del livello di uno schermo e di una cortina (pargod).
Attraverso quel rivestimento, l’anima può ricevere la luce. L’Alter Rebbe osserva che Etz Chaim dell’Arizal parla di uno «schermo» (masach) e di una «cortina» (pargod), che rendono possibile a un livello inferiore ricevere da uno superiore; la nota Kehot colloca questo riferimento all’inizio della porta sull’ordine dei mondi dell’Emanazione (Atzilus), della Creazione (Beriah), della Formazione (Yetzirah) e dell’Azione (Asiyah).
Il paragrafo spiega la ragione del rivestimento: un’anima finita può ricevere lo splendore infinito soltanto attraverso uno schermo che lo modera.
Marei mekomos
- 1וכמו שמבואר בע״ח · שער סדר אבי״ע בתחלתו.
7וכמו ד״מ [דרך משל] אור גדול1 שאין יכולים להביט בו מחמת רוב בהירותו וכשיש מסך מבדיל אז יכולים לקבל את האור אחר שנתעלם ההארה קצת ע״י מסך
Per esempio, una luce intensa alla quale non si può guardare a causa della sua grande luminosità; ma quando vi è uno schermo interposto, allora si può ricevere la luce, dopo che la sua illuminazione è stata in parte celata dallo schermo.
La prima illustrazione: una luce molto intensa abbaglia, ma attraverso uno schermo filtrante la si può guardare. Lo schermo non blocca la luce; la attenua quanto basta perché possa essere ricevuta. In Torah Ohr, Chayei Sarah, l’Alter Rebbe usa la stessa immagine: si guarda una luce pura attraverso una tenda e così l’anima, un essere creato, coglie la Divinità attraverso la veste delle mitzvos.
וכמו דבר חכמה ושכל גדול אין יכולים להסביר לפני קטן בחכמה כ״א ע״י לבוש ומשל אז מבין הדבר כמו״כ [כמו כן] נקראים מצות לבושין שהם ג״כ בחי׳ משל.
E analogamente, una questione di sapienza e di intelletto elevato non può essere spiegata a chi è di intelletto limitato se non attraverso una veste e una parabola; allora comprende la questione. Così pure, le mitzvos sono chiamate vesti, poiché anch’esse sono al livello di una parabola.
La seconda illustrazione: un’idea profonda può essere insegnata a un principiante soltanto attraverso una parabola che la «riveste». Le mitzvos sono vesti nello stesso modo: sono una sorta di parabola attraverso la quale l’anima riceve ciò che altrimenti non potrebbe cogliere.
Il paragrafo presenta due analogie per la veste — uno schermo che attenua una luce intensa e una parabola che riveste un’idea profonda — e le applica alle mitzvos.
L’analogia della luce intensa è sviluppata ampiamente in Iggeres HaKodesh 29 e nei Biurei HaZohar del Tzemach Tzedek, come osserva la nota Kehot.
Marei mekomos
- 1וכמו ד״מ אור גדול · ראה המשל גם לעיל טז, א. ובאגה״ק סי׳ כט. ובביאוה״ז לצ״צ כרך א ע׳ רי בארוכה.
8וכמ״ש משל הקדמוני1 היינו שיהי׳ [שיהיה] התגלות עצם רצון אור א״ס זה א״א שיכול2 לבוא לידי גילוי לשום נברא רק ע״י התלבשות רצונו ית׳ בעשיי׳ [בעשייה] גשמי׳ [גשמיים / גשמיות / גשמית] מעשה המצוה.
Come è scritto: «la parabola del Primordiale»: cioè, che si riveli l’essenza stessa della volontà della Luce Infinita (Or Ein Sof); ciò non può giungere a rivelarsi ad alcun essere creato se non attraverso il rivestimento della Sua volontà, benedetto Egli sia, in un’azione fisica, nell’atto della mitzvah.
L’espressione «la parabola del Primordiale» proviene dalle parole di David a Shaul (I Samuel 24), dove, nel senso semplice, significa «il proverbio degli antichi». In Torah Ohr su Megillas Esther, l’Alter Rebbe interpreta «il Primordiale» come D‑o stesso, che precede il mondo, e la Torah come Sua parabola. Il punto è che la volontà più intima di D‑o non può essere rivelata direttamente ad alcuna creatura: soltanto quando è rivestita in un atto fisico, nell’esecuzione di una mitzvah.
ולכן נק׳ המצות לבושין ושרש המצות גבוה מאד ששרשם מבחי׳ כתר עליון תר״ך עמודי אור.
Perciò le mitzvos sono chiamate vesti. E la radice delle mitzvos è molto elevata, poiché proviene dal livello della Corona suprema (Keser), i 620 pilastri di luce.
Per questo le mitzvos sono chiamate vesti. La loro radice è molto elevata: si trova nella Corona suprema (Keser), il livello della volontà divina al di sopra dell’intelletto, che la Kabbalah chiama i «620 pilastri di luce»: 620 è il valore numerico di Keser (Corona), e le 613 mitzvos della Torah, insieme alle 7 dei Maestri, fanno 620.
Il paragrafo spiega che le mitzvos, in quanto atti fisici, fungono da «parabola» che riveste la volontà essenziale di D‑o, e che la loro radice è in Keser.
Torah Ohr su Megillas Esther, citato nella nota, spiega che «il Primordiale» è Colui che precede il mondo: l’essenza di D‑o, al di là sia della luce che riempie tutti i mondi (memalei kol almin), sia della luce che circonda tutti i mondi (sovev kol almin); la Torah è una parabola di tale essenza. Il numero 620 (la ghematria di Keser) è il totale delle 613 mitzvos bibliche e delle 7 rabbiniche.
Marei mekomos
- 1משל הקדמוני · I Samuel 24:14
- 2שו״ה משל — שיכול · בהגהת הרה״ח ר׳ אשר: שיוכל.
9ונשתלשלו ע״י שערות וכו׳ עד שנשתלשלו למטה בעשייה גשמי׳ [גשמיים / גשמיות / גשמית] ציצית וסוכה ובהם דוקא נתגלה רצונו ית׳ סוף מעשה במחשבה תחלה נעוץ תחב״ס [תחלתן בסופן]1 דפעם א׳ נאמר בראשי׳ [בראשית] ברא כו׳ השמים ואת הארץ שמים תחלה.2
E discesero lungo una catena, attraverso i «capelli» ecc., finché giunsero in basso, nell’azione materiale: tzitzis [frange rituali] e sukkah [capanna rituale]. Proprio in essi si rivela la Sua volontà, benedetto Egli sia. «La fine dell’azione è al primo posto nel pensiero»; «il loro principio è innestato nella loro fine». Infatti, in un passo si dice: «All’inizio [D‑o] creò, ecc., i cieli e la terra»: prima i cieli.
Dalla Corona (Keser), le mitzvos [precetti] discesero gradualmente, attraverso i «capelli» (un’immagine cabbalistica per indicare canali sottili che provengono dalla Corona), fino agli atti materiali, come tzitzis e sukkah; proprio in essi si rivela la volontà di D‑o. Come dice il detto, ciò che nell’azione viene per ultimo era al primo posto nel pensiero; Sefer Yetzirah insegna che il principio è innestato nella fine. Il primo versetto della Torah menziona i cieli prima della terra.
Il paragrafo descrive la discesa delle mitzvos dal livello più elevato fino agli oggetti materiali e introduce il principio secondo cui ciò che viene per ultimo nell’azione è al primo posto nell’intenzione.
I «capelli» (se’aros) della Kabbalah sono i canali attraverso i quali la luce passa da Arich Anpin, il livello interiore di Keser, in forma molto contratta. Il fatto che la radice più elevata si riveli nell’atto più basso è un tema ricorrente: ciò che è più elevato discende fino al livello più basso.
Marei mekomos
- 1נעוץ תחב״ס · Sefer Yetzirah 1:7
- 2בראשית ברא · Genesis 1:1
Ed è scritto: «Nel giorno in cui Havayah Elokim fece la terra e i cieli»: la terra per prima. L’uno [parla] dell’azione e l’altro del pensiero.
Un secondo versetto nomina la terra prima del cielo. L’Alter Rebbe spiega che un versetto presenta l’ordine dell’azione, mentre l’altro quello del pensiero.
ודרך כלל שמים הוא בחי׳ רוחניות. וארץ בחי׳ גשמיות ובמעשה קדמה שמים כי בדרך השתלשלות הרוחניות מחיה ומהוה בחי׳ גשמיות אבל במחשבה קדמה בחי׳ גשמיות סוף מעשה במח״ת [במחשבה תחלה] כי התגלות האור מסוכ״ע.
In generale, i cieli rappresentano il livello della spiritualità e la terra il livello della fisicità. Nell’azione, i cieli vennero prima, poiché, secondo la catena discendente dei mondi (hishtalshelus), lo spirituale dà vita al fisico e lo porta all’esistenza; ma nel pensiero venne prima il fisico: «la fine dell’azione è prima nel pensiero», poiché la rivelazione della luce proviene dalla luce che circonda tutti i mondi (sovev kol almin).
Il cielo rappresenta lo spirituale e la terra il fisico. Nell’ordine della creazione lo spirituale dà origine al fisico, perciò il cielo viene prima; ma nell’intenzione di D‑o il fisico viene prima, perché è attraverso le cose fisiche che si rivela la luce più elevata, sovev kol almin.
Il paragrafo usa l’ordine del cielo e della terra in due versetti per mostrare che il mondo fisico, benché ultimo nella creazione, è primo nello scopo di D‑o.
Likkutei Sichos, citato nella nota, discute questo passo talmudico. Questo principio spiega perché le mitzvos, radicate nella Corona (Keser), si compiono proprio con oggetti fisici.
Marei mekomos
- 1ביום עשות ה׳ אלקים ארץ ושמים · Genesis 2:4
- 2ארץ תחלה כאן במעשה וכאן במחשבה · Chagigah 12a:16–17
11וגילוי הרצון תר״ך עמודי אור הוא ע״י קיום רצונו בדברים גשמיים ממש אשר שרשם מעולם התהו ובהם דוקא מתלבש רצה״ע [רצון העליון].
La rivelazione della volontà — le 620 colonne di luce — avviene adempiendo la Sua volontà proprio attraverso cose realmente materiali, la cui radice proviene dal Mondo del Tohu [caos primordiale]; ed è proprio in esse che si riveste la volontà suprema.
La volontà divina, le «620 colonne di luce», si rivela specificamente quando viene attuata attraverso cose materiali. Queste cose hanno la loro radice nel Mondo del Tohu, il mondo primordiale dalle luci intense che si infransero; per questo la volontà suprema può rivestirsi in esse.
ולכן המצות הם לבושים אשר על ידם תוכל הנשמה להשיג ולהנות התענוג והזיו בג״ע [בגן עדן].
Perciò le mitzvos sono vesti attraverso le quali l’anima può cogliere e godere la delizia e lo splendore nel Gan Eden [Giardino dell’Eden].
Questo spiega perché le mitzvos servono da vesti: attraverso di esse l’anima può cogliere e godere la delizia e lo splendore del Gan Eden.
Il paragrafo conclude che le mitzvos materiali, radicate nell’elevato Mondo del Tohu, veicolano la volontà divina e servono quindi da vesti per l’anima nel Gan Eden.
Le cose materiali derivano dal Tohu, le cui luci erano più elevate di quelle del Tikkun [rettificazione], ma i cui recipienti si infransero. Perciò il mondo materiale può veicolare una rivelazione che trascende i mondi ordinati.
12ולזה המצות הם כמו לבוש שענין הלבוש הוא שאינו בא באדם להיות לו חיות פנימי כמו מזון שנעשה לאחדים ממש עם האדם ומחיה אותו
Per questo motivo le mitzvos sono come un indumento, poiché la caratteristica dell’indumento è che non penetra nella persona per diventare la sua forza vitale interiore, come invece fa il cibo, che diventa davvero una cosa sola con la persona e le dà vita.
Un indumento è diverso dal cibo. Il cibo penetra nel corpo, diventa una cosa sola con esso e lo sostiene dall’interno; l’indumento resta all’esterno e non diventa mai parte della vita interiore della persona.
ואעפ״כ [ואף על פי כן] צ״ל שיש במלבושין מעלה יתירה ששרשם מבחי׳ מקיפים.
E tuttavia si deve affermare che gli indumenti hanno una qualità superiore, poiché la loro radice proviene dal livello delle [luci] avvolgenti (makifim).
Eppure gli indumenti hanno un vantaggio proprio: corrispondono alle luci «avvolgenti» (makifim), che sono più elevate di ciò che può penetrare all’interno.
Il paragrafo mette a confronto l’indumento e il cibo e mostra che l’indumento, pur essendo esterno, ha la propria radice nel livello superiore delle luci avvolgenti.
Nella Chassidus, lo studio della Torah viene spesso paragonato al cibo (luce interiore) e le mitzvos agli indumenti (luce avvolgente). La qualità esteriore dell’indumento è ciò che gli permette di veicolare una luce troppo elevata per essere assorbita.
13ולבעבור זה הוא מקיף על האדם ומגין עליו ומשמרו כמו״כ [כמו כן] מעשה המצות אשר שרשם הם מבחי׳ מקיפים כתר עליון
Per questa ragione [un indumento] avvolge una persona, la protegge e la custodisce. Così anche l’atto delle mitzvos, la cui radice appartiene al livello delle [luci] avvolgenti, la Corona suprema (Keser);
Poiché un indumento circonda una persona, può proteggerla e custodirla. Lo stesso vale per le mitzvos: la loro radice si trova nelle luci «avvolgenti» della Corona suprema (Keser), che è al di sopra dell’intelletto.
לכן לא בא התגלותם למטה בבחי׳ אור פנימי רק בעשייה גשמי׳ [גשמיים / גשמיות / גשמית] ממש וכידוע שמה שבשרשו יותר גבוה נופל למטה יותר.
perciò la loro rivelazione non giunge in basso come luce interiore, ma soltanto attraverso un’azione concretamente materiale; e, come è noto, ciò che ha una radice più elevata discende più in basso.
Poiché la loro radice è così elevata, le mitzvos non possono rivelarsi in basso come una luce interiore e comprensibile; giungono soltanto sotto forma di semplici azioni materiali. Ciò segue una regola nota: quanto più elevata è la radice di qualcosa, tanto più in basso essa discende.
אכן ע״י מעשה המצות נעשה בחי׳ מקיף ומסך שע״י המצות תוכל להתענג בתענוג אא״ס [אור אין סוף] וזהו תכלית ירידת הנשמה ירידה צורך עלייה
In effetti, attraverso l’atto delle mitzvos si generano una [luce] avvolgente e uno schermo, grazie ai quali [l’anima] può godere della delizia della Luce Infinita (Or Ein Sof). Questo è lo scopo della discesa dell’anima: una discesa in vista di un’ascesa.
L’adempimento delle mitzvos crea un indumento avvolgente che funge anche da schermo, consentendo all’anima di godere della delizia dell’Or Ein Sof. Per questo l’anima discende in un corpo: la discesa serve a una più grande ascesa.
ע״י עשיית המצוה תוכל לקבל האור והתענוג ע״י מסך הנ״ל אשר מתלבשת הנשמה בג״ע [בגן עדן] בלבושי המצות ומחמת כי המצות שרשם מגולגלתא וכ״ע [וכתר עליון].
Attraverso l’esecuzione della mitzvah, l’anima può ricevere la luce e la delizia tramite lo schermo menzionato sopra, poiché in Gan Eden [il Giardino dell’Eden] l’anima si riveste degli indumenti delle mitzvos; e poiché la radice delle mitzvos proviene dalla Gulgalta e dal Keser supremo,
Grazie allo schermo della mitzvah, l’anima può ricevere la luce e la delizia in Gan Eden, dove indossa le mitzvos come indumenti. Le mitzvos possono farlo perché hanno radice nella Gulgalta (il «cranio», l’aspetto esteriore del Keser) e nel Keser supremo.
לכן ע״י קיום המצות רצונו ית׳ והיום לעשותן ולמחר לקבל שכרם1 בג״ע [בגן עדן] אשר יתגלה אורן אז כשתתלבש הנשמה בלבוש המצות תתענג הנשמה בתענוג אוא״ס [אור אין סוף] בלתי בע״ג [בעלי גבול / בעל גבול] ע״י מסך ולבוש המצות כנ״ל.
perciò, adempiendo le mitzvos, che sono la Sua volontà, benedetto Egli sia («oggi per compierle, e domani per riceverne la ricompensa» in Gan Eden, dove la loro luce sarà rivelata), quando allora l’anima si rivestirà dell’indumento delle mitzvos, godrà della delizia dell’Or Ein Sof, che è illimitato, attraverso lo schermo e l’indumento delle mitzvos, come spiegato sopra.
Il Talmud dice che questo mondo è il luogo in cui si adempiono le mitzvos e il mondo futuro quello in cui se ne riceve la ricompensa. Quando l’anima indosserà in Gan Eden l’indumento delle proprie mitzvos, la loro luce nascosta si rivelerà e, attraverso quell’indumento, l’anima godrà della delizia illimitata dell’Or Ein Sof.
אשר הם בחי׳ ממוצעי׳ ששרשם נעלה מכ״ע [מכתר עליון] ונשתלשלו למטה בדברים גשמיי׳ [גשמיים] (ועמש״ל [ועיין מה שכתוב לעיל] ע״פ ואברהם זקן בא בימים):23
Esse sono infatti mediatori, la cui radice è elevata e proviene dal Keser supremo, e che sono discese per una concatenazione fino alle realtà materiali (e si veda quanto è scritto sopra sul versetto «Avraham era vecchio, avanzato nei giorni»).
Le mitzvos sono «mediatori»: radicate nel Keser più elevato e portate giù fino alle realtà materiali, uniscono l’anima a ciò che è molto al di là di essa. Il testo rimanda al maamar su «Avraham era vecchio, avanzato nei giorni», nel quale i «giorni» sono spiegati come questi indumenti.
Il paragrafo spiega perché le mitzvos debbano consistere in azioni materiali e come, essendo radicate nel Keser, diventino lo schermo avvolgente attraverso cui l’anima gode dell’Or Ein Sof in Gan Eden: questo è lo scopo della sua discesa.
Lo Zohar, a proposito di «Avraham giunse con i suoi giorni», descrive i «giorni» dell’anima come indumenti formati dalle buone azioni di ciascun giorno; un giorno privo di azioni lascia un vuoto nell’indumento. Gulgalta, il «cranio», è il rivestimento esteriore di Arich Anpin, il livello esteriore del Keser.
Marei mekomos
- 1והיום לעשותן ולמחר לקבל שכרם · Eruvin 22a:5–6
- 2ע״פ ואברהם . . בא בימים · לעיל טז, א. בסה״מ תרכ״ז [הוצאת תש״ס] ע׳ לה מציין לכאן: ”אך בתו״א פי׳ בא בימים הם הלבושים הנעשים מהתומ״צ, וצ״ל מה ענין לבוש זה להימים”.
- 3ואברהם זקן בא בימים · Genesis 24:1
I due specchi ¶14–20
E questo è il significato di «gli specchi delle donne che si erano radunate»: uno specchio (mar’ah), infatti, è un vetro attraverso il quale si vede.
Il bacile di rame del Mishkan fu realizzato con «gli specchi delle donne che si erano radunate» al suo ingresso. L’Alter Rebbe comincia spiegando che uno specchio (mar’ah) è un vetro attraverso il quale si vede.
אכן נאמר מראות לשון רבים כי יש ב׳ מראות.3 אספקלריא המאירה.4 היינו זכוכית הבהירה אשר ע״י יכולין לראות מרחוק אור ישר.
Eppure il versetto dice «specchi», al plurale, perché vi sono due [tipi di] specchi. [Uno è] lo specchio luminoso (aspaklaria hame’irah), cioè un vetro trasparente attraverso il quale si può vedere da lontano grazie alla luce diretta.
Eppure il versetto dice «specchi» al plurale, perché ve ne sono di due tipi. Il primo è lo «specchio luminoso» (aspaklaria hame’irah, il termine talmudico per indicare un vetro attraverso il quale si vede): un vetro trasparente, come una finestra, attraverso il quale si vedono direttamente anche oggetti lontani.
Il paragrafo introduce una nuova immagine, quella dei due tipi di «specchio», ispirata agli specchi delle donne del Mishkan.
Le espressioni talmudiche «specchio luminoso» e «specchio che non risplende» descrivono due livelli di profezia. Qui l’Alter Rebbe li identifica con il vetro trasparente e con lo specchio argentato. Una sichah del Rebbe, citata nella nota, osserva che, in termini semplici, gli specchi delle donne erano specchi del secondo tipo.
Marei mekomos
- 1וזהו ענין מראות הצובאות · בהנחת הר״פ ע׳ קכד מסומן סעיף ג. קטע מכאן מובא בסה״מ תרל״ב ח״א ע׳ צו בשינויים והגהות.
- 2מראות הצובאות · Exodus 38:8
- 3כי יש ב׳ מראות · מובא לקו״ת שמע״צ צב, ב. שה״ש יז, ג. אוה״ת פ׳ כי תשא ע׳ א׳תתקלט. ראה אוה״ת בראשית כרך ז ע׳ תתשיח, א בשינויי לשון. וראה בסה״מ תקע״א ע׳ כד באריכות.
- 4אספקלריא המאירה · באוה״ת שה״ש כרך א ס״ע שמט מביא קטע מכאן. ראה לקו״ת שה״ש כח, ב שמציין לכאן. ובאוה״ת פ׳ כי תשא ע׳ א׳תתקלט ואילך. ויקהל ע׳ ב׳רכה ואילך. ובמשלי ע׳ תקעז. וראה ג״כ בלקוטי שיחות ח״ו ע׳ 198. ושם בהערה 25 שבפשטות מראות הצובאות היו אספשא״מ. קטע מכאן בסה״מ תרל״ב כרך א ע׳ פ. בענין זה ראה גם באוה״ת פ׳ בהעלותך כרך ב בהוספות ד״ה לא כן עבדי משה.
15וזהו ההפרש בין משרע״ה [משה רבינו עליו השלום]1 לכל הנביאים שבמשה נאמר ומרא׳ ולא בחידות2 ונכתב ומראה בסגו״ל שהוא לשון דכר והוא אספקלריא המאירה אשר3 על ידה אף דבר הרחוק מהאדם רואין אותו דרך אור ישר.
E questa è la differenza tra Moshe nostro maestro, pace su di lui, e tutti i profeti: di Moshe è detto: «u-mar’eh, e non con enigmi»; e mar’eh è scritto con un segol, che è una forma maschile; è lo specchio luminoso, attraverso il quale si vede per luce diretta anche una cosa lontana dalla persona.
D‑o dice ad Aharon e Miriam che parla con Moshe «u-mar’eh, e non con enigmi». L’Alter Rebbe osserva che mar’eh è vocalizzato con un segol, la forma maschile, mentre mar’ah, con un kamatz, la forma femminile, è la parola per «specchio»: la visione di Moshe è quella «maschile», lo specchio luminoso, diretta e chiara anche riguardo a ciò che è lontano.
כמו כן מעשה המצוה אשר נתלבשה הנשמה בג״ע [בגן עדן] בלבוש המצות ע״י לבוש הנ״ל שע״י מעשה מצות הנ״ל יכולה הנשמה ליהנות מזיו השכינה בג״ע [בגן עדן].4
Così anche l’atto della mitzvah, nel cui abito l’anima è rivestita nel Gan Eden: attraverso quell’abito, attraverso l’atto di queste mitzvos, l’anima può godere dello splendore della Presenza divina (Shechinah) nel Gan Eden.
Le mitzvos agiscono come quel vetro limpido. Rivestita dell’abito delle proprie mitzvos, l’anima nel Gan Eden può godere dello splendore della Shechinah.
Il paragrafo identifica lo specchio luminoso con la profezia di Moshe e applica questo principio alla visione della Divinità da parte dell’anima nel Gan Eden attraverso le sue mitzvos.
Or HaTorah presenta qui una variante: «e si può dire che analogamente», facendo dell’applicazione alle mitzvos una proposta.
Marei mekomos
- 1וזהו ההפרש בין משרע״ה · נעתק באוה״ת במדבר ע׳ קלא. סה״מ תרל״ד ע׳ רג.
- 2ומראה ולא בחידות · Numbers 12:8
- 3שו״ה ישר — כמו״כ · באוה״ת: וי״ל כמו״כ.
- 4ולא — ומראה בסגו״ל · ראה אוה״ת סידור ע׳ פב.
16וליהנות מאורו ית׳ כמו באספקלריא המאירה אור ישר אשר נמשך ונתגלה אוא״ס [אור אין סוף] ממעלה למטה בג״ע [בגן עדן]. ומשה רבינו ג״כ לא1 הי׳ [היה] רואה בלי אספקלריא הנ״ל.
e godere della Sua luce, benedetto Egli sia, come attraverso uno specchio luminoso, per mezzo di una luce diretta, nella quale la Luce Infinita (Or Ein Sof) viene fatta discendere e rivelata dall’Alto verso il basso nel Gan Eden. Anche Moshe, nostro maestro, non vedeva senza questo specchio.
Nel Gan Eden l’anima gode della luce di D‑o come attraverso un vetro limpido: la Luce Infinita risplende direttamente verso il basso. Anche Moshe aveva bisogno di un simile «vetro»: nessuno vede senza un qualche mezzo.
וכמ״ש ומראה ולא בחידות והיינו באספקלרי׳ [באספקלריא] המאירה אשר בלא אספקלריא לא היה יכול להשיג בחי׳ אא״ס [אור אין סוף].2 אכן שאר הנביאים ראו במראה בקמ״ץ אספקלריא דלא נהרא וביד הנביאים אדמה.34
Come è scritto: «u-mar’eh, e non per enigmi», cioè attraverso lo specchio luminoso, poiché senza uno specchio non avrebbe potuto cogliere il livello della Luce Infinita. Gli altri profeti, invece, vedevano attraverso una mar’ah con kamatz, lo specchio che non risplende, [come è detto,] «e per mezzo dei profeti sono paragonato».
La visione di Moshe avveniva attraverso lo specchio luminoso, senza il quale neppure lui avrebbe potuto cogliere la Luce Infinita. Gli altri profeti vedevano attraverso una mar’ah con kamatz, lo specchio che non risplende: «per mezzo dei profeti sono paragonato (adameh)», cioè vedevano soltanto un’immagine.
Il paragrafo sottolinea che anche la visione più elevata richiede un mezzo, e contrappone lo specchio limpido di Moshe allo specchio che non risplende degli altri profeti.
Secondo le note di Kehot, Or HaTorah omette qui alcune parole e aggiunge un lungo commento sul fatto che anche Moshe non poteva cogliere l’Infinito (Ein Sof) senza uno specchio.
Marei mekomos
- 1ומשה רבינו ג״כ לא הי׳ רואה בלי אספקלריא · ראה באוה״ת פ׳ חיי שרה קח, א. ובפ׳ בא ע׳ שכט.
- 2יכול — להשיג בחי׳ אא״ס · באוה״ת שם הגהה ארוכה.
- 3וביד הנביאים אדמה · Hosea 12:11
- 4ולא — והיינו באספקלרי׳ המאירה · תי׳ אלו ליתא באוה״ת שם.
17וענין אספקלריא שאינה מאירה הוא הנק׳ שפיג״ל דהיינו שיש מסך וכסוי על הזכוכית אבל המסך אינו דבר עב שהוא מסתיר לגמרי ומכסה האור רק דבר דק וקלוש היינו צפוי כסף הידוע.
E lo specchio che non risplende è ciò che viene chiamato spiegel [specchio]: vale a dire che sul vetro vi è uno schermo e un rivestimento; ma lo schermo non è qualcosa di spesso, che nasconda e copra completamente la luce: è soltanto qualcosa di sottile e tenue, ossia il noto rivestimento d’argento.
Lo specchio che non risplende è uno specchio comune (in yiddish, spiegel): vetro con un rivestimento sul retro. Il rivestimento non è abbastanza spesso da bloccare tutto; è soltanto il sottile strato d’argento sul retro di uno specchio.
Il paragrafo definisce lo specchio che non risplende come uno specchio argentato, il cui schermo è sottile.
18ואז כשרואין בו באספקלריא הנ״ל נמשך ממנו או״ח [אור חוזר] אבל אין יכולים לראות דרך הזכוכי׳ באו״י [באור ישר]
E allora, quando si guarda in questo specchio menzionato sopra, da esso torna indietro la luce riflessa, ma non si può vedere attraverso il vetro mediante la luce diretta.
In uno specchio la luce rimbalza indietro, come «luce riflessa», invece di attraversarlo come «luce diretta». Non è possibile vedere attraverso di esso.
ולכן אין רואין מהות הדבר הנראה ועצמותו כמו ע״י אספקלריא המאירה כי אם רק דמות לבד1 נראה ע״י אספקלריא שאינה מאירה.2
E perciò non si vedono l’essenza e la vera natura della cosa osservata, come invece attraverso lo specchio luminoso; attraverso lo specchio non luminoso si vede soltanto una somiglianza.
In uno specchio si vede soltanto una demus [somiglianza], non la cosa stessa come attraverso una finestra: le parole dei profeti «Sarò simile» (adameh [sarò simile]).
אמנם יש באספקלריא שאינה מאירה מעלה א׳ גבוה במדרגה שיכולין לראות עצמו וגם לראות מאחוריו כידוע מה שאין יכולין לראות באספקלריא המאירה3 וזהו ארץ קדמה ודו״ק [ודוק].
Tuttavia, lo specchio non luminoso possiede una qualità che è superiore per grado: si può vedere se stessi e anche ciò che si trova dietro di sé, come è noto, cosa che non si può vedere attraverso lo specchio luminoso. E questo è [il significato di] «la terra venne per prima»; considera attentamente.
Eppure lo specchio ha un vantaggio che la finestra non possiede: vi si può vedere se stessi e ciò che si trova dietro di sé. L’Alter Rebbe collega questo a «la terra venne per prima»: l’esistenza fisica fu la prima nel pensiero di D‑o.
ועד״ז תירצו בגמ׳ [בגמרא] ביבמות (ספ״ד [סוף פרק ד׳])4 דישעיה שאמר ואראה את5 ה׳6 היינו באספקלריא שאינה מאירה שבה יוכל לראות את ה׳. משא״כ באספקלריא המאירה כתיב כי לא יראני7 כו׳.
E in questo modo risposero nella Gemara, in Yevamos (fine del capitolo 4), che Yeshayahu, il quale disse: «E vidi Havayah», [vide] attraverso lo specchio non luminoso, nel quale poteva vedere D‑o; mentre dello specchio luminoso è scritto: «Poiché nessun uomo Mi vedrà, ecc.».
Menashe accusò Yeshayahu di contraddire Moshe: Moshe udì «nessun uomo Mi vedrà e vivrà», eppure Yeshayahu disse «ho visto D‑o». Il Talmud risponde che gli altri profeti guardavano attraverso uno specchio non luminoso, mentre Moshe guardava attraverso uno specchio luminoso; così, nello specchio meno elevato Yeshayahu poté vedere, mentre dello specchio luminoso è detto: «nessun uomo Mi vedrà».
וענין אספקלריא דלא נהרא הוא בחי׳ בכל מאדך8 היינו ענין ירידת הנשמה בגוף ירידה צורך עליי׳ [עלייה] להפך נה״ב [נפש הבהמית]
E lo specchio non luminoso è il livello (bechinah) di «con tutta la tua forza», vale a dire la discesa dell’anima nel corpo, una discesa allo scopo di un’elevazione, per trasformare l’anima animale;
Lo specchio non luminoso corrisponde al servire D‑o «con tutta la tua forza» (bechol me’odecha), oltre i propri limiti: l’anima discende nel corpo per trasformare l’anima animale, in una discesa allo scopo di un’elevazione. In Likkutei Torah, Shemini Atzeres, l’Alter Rebbe cita questo maamar: la Torah e le mitzvos sono lo specchio luminoso, mentre lo Shema e la preghiera, che trasformano l’anima animale, sono lo specchio non luminoso.
וע״י בחי׳ אתכפיא ואתהפכא בכל מאדך בלי גבול למעלה מן הכלי אז נמשך מלמעלה ג״כ שלא כסדר ודרך השתלשלות מאיר אור עליון.
e, attraverso il soggiogamento e la trasformazione [dell’anima animale], «con tutta la tua forza», senza limite, al di là del recipiente, allora viene attirato dall’Alto anche il risplendere della Luce Superiore, non secondo l’ordine e non attraverso la catena discendente dei mondi (hishtalshelus).
Quando una persona soggioga e trasforma l’anima animale con un amore che oltrepassa i propri limiti, dall’Alto giunge una luce corrispondente, che a sua volta supera il normale ordine dei mondi: una luce superiore che non segue la catena discendente dei mondi, passo dopo passo.
Il paragrafo mostra che lo specchio non luminoso, pur essendo inferiore, possiede un vantaggio peculiare; lo identifica poi con il lavoro dell’anima di trasformare l’anima animale, che attira una luce al di là dei mondi ordinati.
«Con tutta la tua forza» (bechol me’odecha) è l’amore che va oltre il recipiente, oltre la misura naturale della persona. Qui la luce riflessa dello specchio rappresenta il servizio che sale dal basso, dalla lotta con l’anima animale, anziché la luce che discende direttamente dall’Alto.
Marei mekomos
- 1כי אם רק דמות לבד · ראה אוה״ת מטות ע׳ א׳שטז.
- 2ע״י אספקלריא שאינה מאירה · באוה״ת במדבר יש הוספה.
- 3לראות — לראות באספקלריא המאירה · באוה״ת יש הגהה.
- 4בגמרא ביבמות (ספ״ד) · מט, ב.
- 5ואראה את ה׳ · Isaiah 6:1
- 6
- 7כי לא יראני · Exodus 33:20
- 8בכל מאדך · Deuteronomy 6:5
19וזהו אספקלריא דלא נהרא דהיינו ע״י דבר מסך ומבדיל שאין מאיר האור דרך ישר היינו שנה״ב [שנפש הבהמית] הוא מכסה ומסתיר האור.
E questo è lo specchio che non risplende: vale a dire, per mezzo di qualcosa che fa da schermo e separa, cosicché la luce non risplenda direttamente; cioè, l’anima animale (Nefesh HaBehamis) copre e nasconde la luce.
Nell’anima, lo schermo dello specchio è l’anima animale. Essa nasconde la luce divina, così che non risplenda direttamente.
אכן אין הדבר המבדיל מסך עב שהוא מסתיר לגמרי רק יכול לאתכפייא ולאתהפכא אז נעשה מזה בחי׳ או״ח [אור חוזר]
Tuttavia, ciò che separa non è uno schermo spesso, che nasconde completamente; piuttosto, può essere sottomesso e trasformato, e allora da esso scaturisce una luce riflessa,
Come il sottile strato d’argento dello specchio, l’anima animale non costituisce una barriera assoluta. Può essere sottomessa e trasformata, e allora produce una «luce riflessa».
כמו בזכוכית שע״י המסך המסתיר נוסף עי״ז או״ח [אור חוזר] חדש שלא היה מקודם שהי׳ [שהיה] המסך הנ״ל ויכול לראות אח״ז [אחר זה] אור חדש היינו שיכול לראו׳ [לראות] גם מאחוריו.
come nel vetro, dove, tramite lo schermo che nasconde, si aggiunge una nuova luce riflessa, che prima della presenza di tale schermo non esisteva; allora si può vedere una luce nuova, cioè si può vedere anche ciò che si trova dietro di sé.
In uno specchio, l’argentatura crea qualcosa di nuovo: una luce riflessa che permette di vedere ciò che si trova dietro di sé. Lo schermo non si limita a nascondere: aggiunge una nuova forma di visione.
כמו״כ [כמו כן] אחר שנתהפכ׳ [שנתהפכה] נה״ב [נפש הבהמית] אז ע״י בחי׳ בכל מאדך נתוסף אור המאיר ג״כ יותר מקודם שהיתה הנשמה בגוף ירידה צורך עליי׳ [עלייה]
Così pure, dopo che l’anima animale è stata trasformata, grazie a «con tutta la tua forza» si aggiunge una luce che risplende ancor più di quanto risplendesse prima che l’anima fosse nel corpo: una discesa in vista di un’ascesa.
Analogamente, quando l’anima animale viene trasformata attraverso l’amore «con tutta la tua forza», risplende una luce più grande di quella che vi era prima che l’anima scendesse nel corpo; questa è l’ascesa per la quale essa è discesa.
שע״י אתכפייא סט״א [סטרא אחרא] אסתלק יקרא דקוב״ה [דקודשא בריך הוא]1 לעילא לעילא ומאיר שלא ע״פ סדר השתלשלות וזה נק׳ אספקלריא דלא נהרא2 (ועמש״ל [ועיין מה שכתוב לעיל] ע״פ אעשה לו עזר כנגדו)34
Quando l’altra parte (sitra achra) viene sottomessa, la gloria del Santo, benedetto Egli sia, ascende sempre più in alto e risplende non secondo l’ordine della catena discendente dei mondi (hishtalshelus); e questo è chiamato «lo specchio che non risplende» (e si veda quanto scritto sopra a proposito di «Gli farò un aiuto che gli corrisponda»).
Lo Zohar insegna che quando l’altra parte (sitra achra), cioè la parte opposta alla santità, viene sottomessa, la gloria del Santo, benedetto Egli sia, sale «sempre più in alto»; Tanya, capitolo 27, applica ciò anche a un piccolo atto di dominio di sé. Una luce di questo genere risplende al di là della catena ordinata dei mondi, ed è anch’essa «lo specchio che non risplende»; il testo rimanda a Torah Ohr, Bereshis, dove il Nome Elokim è uno schermo che nasconde la luce di Havayah affinché le creature possano riceverla.
וענין גילוי זה י״ל [יש לומר] ע״ד שנתבאר במ״א פי׳ קדושתי למעלה מקדושתכם5 דמאי קמ״ל [קא משמע לן] פשיטא. אלא דר״ל [דרוצה לומר] כי המצות הם מבחי׳ כתר כמש״ל [כמה שכתוב לעיל]. וזהו קדושתכ׳ [קדושתכם] אשר קדשנו וכו׳. ונודע שהכתר כלול מב׳ פרצופים.6 היינו בחי׳ עתיק זהו בחי׳ תחתונה שבמאציל ובחי׳ א״א זהו שרש הנאצלים.
E questa rivelazione si può comprendere secondo quanto è stato spiegato altrove riguardo al significato di «La Mia santità è superiore alla vostra santità»: che cosa ci insegna? È ovvio! Piuttosto, significa che le mitzvos provengono dal livello della Corona (Keser), come spiegato sopra. E questa è «la vostra santità»: «che ci ha santificati, ecc.». Ed è noto che la Corona comprende due partzufim [configurazioni]: il livello di Atik, che è il livello più basso all’interno dell’Emanatore, e il livello di Arich Anpin, che è la radice degli emanati.
L’Alter Rebbe cita ora il Midrash «La Mia santità è superiore alla vostra santità» e si chiede perché sia necessario dirlo: non è forse ovvio? La risposta è che le mitzvos provengono da Keser e conferiscono a Israele una santità («Che ci ha santificati con le Sue mitzvos»); e Keser stesso ha due partzufim (configurazioni): Atik, il livello più basso dell’Emanatore stesso, e Arich Anpin, la radice di tutto ciò che è emanato.
Il paragrafo applica all’anima l’immagine dello specchio: l’anima animale è lo schermo, e la sua trasformazione produce una nuova luce che va oltre l’ordine dei mondi; poi comincia a spiegare questo attraverso i due livelli di Keser.
Atik (Atik Yomin) e Arich Anpin sono i livelli interiore ed esteriore di Keser. Atik è il livello più basso all’interno dell’Emanatore, D‑o stesso; Arich Anpin è la radice di ciò che viene emanato. Il capitolo 27 di Tanya, citato dalla nota, spiega l’insegnamento dello Zohar sull’ascesa della gloria di D‑o quando la sitra achra viene sottomessa.
Marei mekomos
- 1אסתלק יקרא דקוב״ה · Zohar II, 67b
- 2וזה נק׳ אספקלריא דלא נהרא · ע״כ בהנחת הר״פ.
- 3ע״פ אעשה לו עזר כנגדו · לעיל ה, א.
- 4אעשה לו עזר כנגדו · Genesis 2:18
- 5שנתבאר במ״א פי׳ קדושתי למעלה מקדושתכם · ראה לקו״ת שלח מו, ב ואילך. נצבים נ, ב.
- 6ונודע שהכתר כלול מב׳ פרצופים · ראה לקמן צא, ג ובמ״מ לשם.
20ועז״א [ועל זה אמר] יכול כמוני.1 היינו בחי׳ תחתונה שבמאציל שהוא עתיק. ת״ל [תלמוד לומר] כי קדוש אני2 קדושתי למעלה מקדושתכם שהמצות ממשיכים מבחי׳ א״א
E a questo riguardo è detto: «Potrebbe essere come Me?», ossia il livello più basso entro l’Emanatore, che è Atik. Il versetto insegna: «Poiché Io sono santo: la Mia santità è superiore alla vostra», perché le mitzvos fanno discendere dal livello di Arich Anpin,
Il Midrash interpreta «Sarete santi, perché Io sono santo» così: «Potrebbe [la vostra santità] essere come la Mia? La Scrittura dice: “Poiché Io sono santo”: la Mia santità è superiore alla vostra». La santità di Israele si realizza attraverso le mitzvos, che vengono fatte discendere da Arich Anpin, mentre «la Mia santità» è Atik, che è più elevato. In Likkutei Torah, Shelach, l’Alter Rebbe spiega questa santità superiore come un risveglio dall’Alto (isarusa dileila), che precede e supera di gran lunga qualunque risveglio dal basso (isarusa dilesata).
mentre Atik è chiamato Atik Yomin (l’Antico dei Giorni) perché è distaccato (ne’etak) e separato dal livello dei «giorni», che sono i rivestimenti formati dalle mitzvos,
Atik è chiamato Atik Yomin, «l’Antico dei Giorni», e l’Alter Rebbe interpreta il nome a partire dalla sua radice: atik, «antico», significa anche ne’etak, «distaccato». È separato dai «giorni», i rivestimenti formati dalle mitzvos.
שעז״נ [שעל זה נאמר] מי האיש כו׳ אוהב ימים לראות טוב5 סומוע״ט [סור מרע ועשה טוב] והיינו בבחי׳ א״א משא״כ בחי׳ עתיק יומין הוא בחי׳ קדושתי למעלה כו׳
dei quali è detto: «Chi è l’uomo, ecc., che ama i giorni per vedere il bene?» [e poi:] «Allontanati dal male e fa’ il bene». E ciò si riferisce al livello di Arich Anpin; mentre il livello di Atik Yomin è il livello di «La Mia santità è superiore, ecc.».
Il Salmo domanda: «Chi è l’uomo … che ama i giorni per vedere il bene?» e risponde: «Allontanati dal male e fa’ il bene»: i «giorni» si formano compiendo le mitzvos e appartengono ad Arich Anpin. Atik è al di sopra di essi: «La Mia santità è superiore».
אך ע״י בירור נה״ב [נפש הבהמית] בכל מאדך נמשך גילוי מבחי׳ זו כו׳ כי זהו ענין במקום שבעלי תשובה עומדים67 כו׳ בחילא יתיר8 בחי׳ בכל מאדך כו׳:
Ma attraverso il raffinamento dell’anima animale «con tutte le tue forze» viene fatta discendere una rivelazione da questo livello, ecc. Questo è infatti il significato di «Nel luogo in cui stanno i baalei teshuvah [coloro che fanno ritorno], ecc.», con maggiore forza, il livello di «con tutte le tue forze», ecc.
Eppure, quando l’anima animale viene raffinata con l’amore «con tutte le tue forze», persino da Atik viene fatta discendere una rivelazione. Per questo i baalei teshuvah stanno in un luogo in cui i perfettamente giusti non possono stare: il loro ritorno (teshuvah) avviene con «maggiore forza», senza misura.
Il paragrafo spiega che le mitzvos raggiungono Arich Anpin, ma la trasformazione dell’anima animale, il servizio del ritorno (teshuvah) «con tutte le tue forze», fa discendere una rivelazione dal livello ancora più elevato di Atik.
Una nota del Rebbe suggerisce che «distaccato dai giorni» si riferisca alle mitzvos in sé, non al raffinamento del tempo che esse producono, come mostra la conclusione di questo paragrafo. La «maggiore forza» dei baalei teshuvah, secondo lo Zohar, riflette il loro trasformare le tenebre in luce.
Marei mekomos
- 1יכול כמוני · Vayikra Rabbah 24:9
- 2כי קדוש אני · Leviticus 19:2
- 3עתיק יומין · Daniel 7:9
- 4עתיק יומין . . הנעשים מהמצות · יש לומר שהכוונה היא לענין המצות (מצד עצמם) אבל לא לענין בירור הזמן שנעשה עי״ז. ולהעיר מזה שמסיים בתו״א שם: אך ע״י בירור נה״ב כו׳, ועצ״ע — ד״ה ואברהם זקן תשל״ח הערה 78.
- 5מי האיש כו׳ אוהב ימים לראות טוב · Psalms 34:13
- 6במקום שבעלי תשובה עומדים · נסמן לעיל כא, ג.
- 7במקום שבעלי תשובה עומדים · Berakhot 34b:22–23
- 8בחילא יתיר · Zohar I, 129b
Abiti, corone e lampada ¶21–29
21ולתוספת ביאור בענין הלבושים1 לנשמה בג״ע [בגן עדן] יובן ע״פ מה שפי׳ בזוה״ק [בזוהר הקדוש] ס״פ תולדות שהמלאכים בירידתם לעוה״ז מתלבשים בלבוש כי להיותם רוחניים לכן כדי שיומשכו בעולם השפל הוא ע״י לבוש כו׳.
E per un ulteriore chiarimento riguardo alle vesti dell’anima nel Gan Eden, si può comprendere alla luce di quanto è spiegato nel santo Zohar, alla fine della Parashas Toldos: quando gli angeli discendono in questo mondo, si rivestono di un abito; poiché sono esseri spirituali, per poter essere attratti nel mondo inferiore è necessario che ciò avvenga tramite un abito, ecc.
L’Alter Rebbe aggiunge un ulteriore punto di vista sulle vesti dell’anima, sulla base del Zohar alla fine della Parashas Toldos. Quando gli angeli scendono in questo mondo, devono indossare un abito, perché gli esseri puramente spirituali non possono altrimenti esistere in un luogo fisico.
וכך יובן בהפוך שכדי שהנשמה תשיג ותהנה מזיו השכינה צ״ל ג״כ ע״י לבוש רוחני כנ״ל.
E così si può comprendere in senso inverso: affinché l’anima possa cogliere e godere dello splendore della Presenza divina (Shechinah), anch’essa deve farlo tramite un abito spirituale, come spiegato sopra.
Il caso dell’anima è inverso: essa sale anziché scendere. Per cogliere lo splendore della Shechinah, anch’essa necessita di un abito, e questo deve essere spirituale.
אך לכאורה אין המשל דומה שהרי הנשמה היא עצם רוחני וא״כ למה צריכה ללבוש בשביל להשיג הזיו כו׳.
Ma, a prima vista, l’analogia non sembra calzante, poiché l’anima è un’entità spirituale; se è così, perché avrebbe bisogno di un abito per cogliere lo splendore, ecc.?
Un’obiezione: l’angelo ha bisogno di un abito perché è spirituale e fa ingresso in un mondo fisico. Ma l’anima è spirituale e va in un luogo spirituale: perché avrebbe dunque bisogno di un abito?
אך הענין הוא כי רוחניות וגשמיות שניהם נבראים ומחודשים מאין ליש משא״כ זיו השכינה שהוא גילוי אלקות ממש כמ״ש בפ׳ חיי שרה ע״פ ואברהם זקן.
La spiegazione è che la spiritualità e la materialità sono entrambe create e portate dal nulla all’essere, mentre lo splendore della Shechinah è una rivelazione della Divinità stessa, come [spiegato] nella Parashas Chayei Sarah sul versetto «E Avraham era vecchio».
La risposta è che sia la spiritualità sia la materialità sono create, portate all’esistenza dal nulla. Lo splendore della Shechinah non è qualcosa di creato: è la Divinità stessa, come spiegato nel maamar sul versetto «Avraham era vecchio», nella Parashas Chayei Sarah.
והרי האלקות הוא למעלה מרוחניות כמו שהוא למעל׳ [למעלה / למעלת] מגשמיות שהרי אין ערוך הנבראים לגבי הבורא:
E la Divinità è al di sopra della spiritualità così come è al di sopra della materialità, poiché gli esseri creati non sono in alcun modo paragonabili al Creatore.
La Divinità è altrettanto al di sopra dello spirituale quanto lo è del fisico, poiché nulla di ciò che è creato è paragonabile al Creatore. Perciò l’anima, pur essendo spirituale, ha bisogno di un abito per ricevere la Divinità.
Il paragrafo approfondisce la necessità dell’abito: la Divinità è altrettanto al di là dell’anima spirituale quanto lo è del mondo fisico; perciò l’anima ha bisogno di un abito, proprio come l’angelo quando scende in questo mondo.
Una prima trascrizione del maamar, pubblicata in Maamarei Admur HaZaken 5571 sulla base del manoscritto del Tzemach Tzedek, tratta questo argomento diffusamente. Il principio secondo cui spiritualità e materialità si trovano sullo stesso piano dinanzi a D‑o è un fondamento ricorrente nel pensiero Chabad.
Marei mekomos
- 1ולתוספות ביאור בענין הלבושים · הנחה אחרת באריכות במאמרי אדה״ז תקע״א ע׳ לג (נדפס מגוכתי״ק הצ״צ).
E questo è [il significato di] «Colui che siede in alto, ecc., che guarda in basso, ecc.». Perciò, affinché [l’anima] possa cogliere proprio questa rivelazione, ciò è possibile soltanto attraverso un rivestimento derivante dall’azione delle mitzvos, ecc.
Il Salmo descrive D‑o come assiso in alto e tuttavia intento a guardare in basso, ugualmente distante dal cielo e dalla terra. Perciò l’anima può ricevere la rivelazione della Divinità soltanto attraverso un rivestimento costituito dalle sue mitzvos.
והנה ארז״ל [אמרו רבותינו זכרונם לברכה] צדיקי׳ [צדיקים] יושבים ועטרותיה׳ בראשיהם ונהנים מזיו פי׳ נהנין מזיו הוא גילוי מהות הזיו ממש2 וזהו כענין הראיה באספקלריא המאירה שהוא השגת המהות ממש ע״י הלבושים מהמצות.
Ora, i nostri Saggi dissero: «I giusti siedono con le corone sul capo e godono della radianza». «Godere della radianza» significa una rivelazione dell’essenza stessa della radianza; è come vedere attraverso lo specchio luminoso, ossia cogliere l’essenza stessa mediante i rivestimenti derivanti dalle mitzvos.
Il Talmud dice che i giusti nel Mondo a Venire siedono con corone sul capo e godono della radianza della Presenza divina (Shechinah). «Godere della radianza» significa vedere la Divinità stessa, come attraverso lo specchio luminoso e limpido, mediante i rivestimenti delle mitzvos.
אך עטרותיהם הוא בחי׳ מקיף והוא בחי׳ שלמעלה מזיו וההארה המושגת להם
Ma «le loro corone» appartengono al livello della [luce] avvolgente, un livello superiore alla radianza e all’illuminazione che essi colgono.
Le «corone» sono qualcosa di diverso: una luce avvolgente, superiore alla radianza e al bagliore che le anime colgono.
לפיכך אין נמשכת בבחי׳ גילוי כ״א ע״ד הראי׳ [הראיה] ע״י אספקלריא שאינה מאירה שאין מושג המהות של הנראה רק ע״ד וביד הנביאים אדמה כו׳.
Perciò non viene fatta discendere in modo rivelato, ma soltanto come attraverso lo specchio non luminoso, nel quale non si coglie l’essenza di ciò che si vede, ma soltanto secondo il modo di «e per mezzo dei profeti sono reso simile, ecc.».
Poiché è così elevata, la corona non si rivela apertamente, ma soltanto come attraverso lo specchio non luminoso: non se ne vede l’essenza, ma soltanto una somiglianza, come accade con i profeti diversi da Moshe.
E perciò è chiamata corona. (E si veda quanto è scritto più avanti sul versetto «Uscite e guardate, ecc., con la corona, ecc.». E ciò viene fatto discendere mediante «con tutta la tua forza», come spiegato sopra.)
Ecco perché si chiama corona: si posa sopra la testa e la circonda, anziché penetrarvi. Il testo rimanda al versetto «Uscite e guardate… il re Shlomo con la corona»; in Likkutei Torah, Shir HaShirim, l’Alter Rebbe spiega lì che la corona, il livello della Corona (Keser), non può essere vista affatto attraverso lo specchio luminoso, ma soltanto attraverso quello non luminoso, e che si ottiene servendo D‑o «con tutta la tua forza».
Il paragrafo interpreta l’immagine talmudica dei giusti in due livelli: la «radianza» di cui godono direttamente grazie alle loro mitzvos e la «corona» più elevata che li avvolge, derivante da un amore oltre ogni misura.
La lettera del Rebbe del 7 Shevat 5706, citata nella nota, tratta questo detto talmudico. Due note manoscritte mostrano la storia testuale: una riporta qui «la Shechinah, che è Divinità vera e propria, al di sopra della spiritualità proprio come è al di sopra della fisicità»; un’altra non reca la parentesi di chiusura, che sembra essere stata aggiunta dal Tzemach Tzedek.
Marei mekomos
- 1המגביהי כו׳ המשפילי · Psalms 113:5
- 2פי׳ נהנין מזיו . . הזיו ממש · בבוך 1223 נמצא במקום תי׳ אלו ”השכינה שהוא גילוי אלקות ממש שלמעלה מרוחנית כמו שהוא למעלה מגשמית מהות הזיו ממש”.
- 3ועמ״ש לקמן בפסוק צאינה וראינה · ראה לעיל ח, ב.
- 4צאינה וראינה וגו׳ בעטרה · Song of Songs 3:11
- 5(ועמ״ש לקמן ע״פ . . בכל מאדך כנ״ל · בבוך 127 אין כל הקטע, כנראה שזהו הוספת הצ״צ.
- 6צדיקים יושבים · Berakhot 17a:12
23וזהו ענין נר מצוה1 וענין נר אלקים נשמת אדם2 היינו ב׳ בחי׳ נר. א׳ הוא אספקלריא המאירה. והב׳ אספקלריא שאינה מאירה.
E questo è il significato di «Una mitzvah è una lampada» e di «La lampada di D‑o è l’anima dell’uomo»: si tratta di due tipi di lampada. Una è lo specchio luminoso, e l’altra è lo specchio che non illumina.
Ora le due «lampade» dell’apertura, la mitzvah e l’anima, sono collegate ai due tipi di specchio. Una lampada corrisponde allo specchio limpido e luminoso, e l’altra allo specchio che non illumina.
והענין כי הנה בנר יש שמן ופתילה וב׳ גווני אור. נהורא אוכמא שעל הפתילה ונהורא חיורא.
La spiegazione è che in una lampada ci sono olio e uno stoppino, e due tonalità di luce: la luce scura sullo stoppino e la luce bianca.
Una lampada ha olio e uno stoppino, e la sua fiamma ha due colori: una luce scura vicino allo stoppino e una luce bianca sopra di essa. Lo Zohar usa spesso queste due luci come simboli.
Il paragrafo collega le due lampade dei versetti iniziali ai due specchi e introduce le parti di una lampada: olio, stoppino e due luci.
Lo Zohar (su Bereshis) parla della luce scura (o bluastra) che aderisce allo stoppino e lo consuma, e della luce bianca che sta sopra di essa e poggia sulla luce scura. Questo maamar costruisce su questa immagine la propria analisi dell’anima e delle mitzvos.
Marei mekomos
- 1נר מצוה · Proverbs 6:23
- 2נר. . נשמת אדם · Proverbs 20:27
24והנה האור שהוא עיקר הנר הוא נאחז בפתילה דוקא. אבל השמן בלתי אפשר שיאחז בו האור בעצמו כ״א ע״י הפתילה ומ״מ השמן הוא הנכלה בהאור וע״י פתילה א׳ נכלה שמן הרבה כו׳.
Ora, la luce, che è l’essenza della lampada, si attacca specificamente allo stoppino. La luce non può attaccarsi direttamente all’olio, se non tramite lo stoppino; eppure è l’olio a consumarsi nella luce, e attraverso un solo stoppino si consuma molto olio, ecc.
La fiamma può attaccarsi soltanto allo stoppino; non può raggiungere direttamente l’olio. Eppure è l’olio a bruciare effettivamente, risalendo attraverso lo stoppino, e un solo stoppino brucia una grande quantità d’olio.
Il paragrafo descrive il funzionamento fisico della lampada: la fiamma si attacca allo stoppino, ma si alimenta dell’olio.
25וכך הנה מעשה המצות בעוה״ז הם בחי׳ השמן כמ״ש בזוהר בינוקא דבלק.1 והיינו שמן משחת קדש ששרשו בח״ע [בחכמה עילאה] ורצון העליון
E così anche l’atto delle mitzvos in questo mondo è il livello dell’olio, come afferma lo Zohar [nella sezione del] Yanuka in Balak; vale a dire, l’olio dell’unzione santa, la cui radice è nella sapienza superna (Chochmah) e nella volontà superna (ratzon).
In questo mondo le mitzvos sono l’olio. Il racconto dello Zohar sul giovane sapiente (il Yanuka) nella Parashat Balak paragona le opere buone all’olio, e Tanya, capitolo 35, lo spiega: la Presenza divina (Shechinah) riposa su una persona come una fiamma su uno stoppino, soltanto grazie all’olio delle opere buone. La loro radice è l’olio dell’unzione santa, che rappresenta la Chochmah superna e la volontà superna.
אך שנשתלשלו וירדו בגשמיות בעוה״ז ע״כ אין דרך שיאחז בהם אוא״ס [אור אין סוף] ב״ה כ״א ע״י הפתילה שהיא הנפש האלקית המקיים המצות ואז הוא הממשיך בהם גילוי אוא״ס [אור אין סוף] ב״ה
Ma poiché sono discesi lungo una catena e sono arrivati nella materialità di questo mondo, la Luce Infinita (Or Ein Sof), benedetto Egli sia, non ha modo di far presa su di essi se non attraverso lo stoppino, che è l’anima divina (Nefesh Elokis) che compie le mitzvos; ed è allora [l’anima] a far discendere in essi la rivelazione della Luce Infinita, benedetto Egli sia.
Poiché le mitzvos sono discese in oggetti materiali, la Luce Infinita non può far presa direttamente su di essi. Ha bisogno di uno stoppino, l’anima divina che le compie; attraverso l’anima, la luce divina viene fatta discendere nell’azione materiale.
וכמ״ש אשר יעשה אתם האדם2 שהאדם הוא העושה אותן למצות שממשיך בהן אוא״ס [אור אין סוף] ב״ה. משא״כ חסד לאומים.3
Come è scritto: «che l’uomo farà», poiché è l’uomo a farle diventare mitzvos, facendo discendere in esse la Luce Infinita, benedetto Egli sia; non così, invece, per «la benevolenza delle nazioni».
Il versetto «che l’uomo farà» può essere letto come «che l’uomo renderà tali»: una persona rende l’azione una mitzvah facendo discendere in essa la Luce Infinita. La stessa azione di benevolenza compiuta senza questo legame, «la benevolenza delle nazioni», ne è priva.
Il paragrafo applica l’immagine della lampada: le mitzvos sono l’olio e l’anima divina è lo stoppino attraverso il quale la Luce Infinita fa presa su di esse.
Tanya, capitoli 35 e 53, sviluppa lo stesso insegnamento dello Zohar: il corpo della persona è lo stoppino, e la Shechinah vi riposa soltanto grazie all’«olio» delle opere buone, poiché persino l’anima di uno tzaddik perfetto rimane un’entità distinta, mentre le mitzvos sono la volontà stessa di D‑o. Il contrasto con «la benevolenza delle nazioni» riguarda un’azione compiuta come comando di D‑o; non è un’affermazione sul valore delle persone.
Marei mekomos
- 1בעוה״ז — בזהר בינוקא דבלק · קפז, א. וראה תניא פרק לה. נג.
- 2אשר יעשה אתם האדם · Leviticus 18:5
- 3חסד לאומים · Proverbs 14:34
26וזהו ותורה שם בישראל.1 והיינו ע״י שיש בנפש בחי׳ מס״נ [מסירות נפש] באחד בק״ש [בקריאת שמע] שהוא בחי׳ בטול לאוא״ס [לאור אין סוף] ב״ה.
Ed è questo [il significato di] «e pose una Torah in Israele»: ciò avviene perché nell’anima è presente la qualità del sacrificio di sé (mesirus nefesh) nel [pronunciare] «Uno» nello Shema, che è il livello dell’autoannullamento (bittul) dinanzi alla Luce Infinita (Or Ein Sof), benedetto Egli sia.
Questo significa «pose una Torah in Israele»: l’anima può accogliere la luce divina perché può donarsi interamente a D‑o, come quando si pronuncia «Uno» nello Shema con disponibilità alla mesirus nefesh, che è il bittul dinanzi a Or Ein Sof.
וזהו כמשל הפתילה שבה נאחז האור. והיינו ע״י בטול זה כו׳ משא״כ בשמן כי הנפש היא רוחנית ויש בה בטול זה משא״כ במעשה המצות עצמן לא שייך לומר כן
Ed è come nell’analogia dello stoppino a cui si attacca la luce, ossia attraverso questo bittul, ecc.; non così è per l’olio, poiché l’anima è spirituale e possiede questo bittul, mentre non si può dire altrettanto dell’atto stesso delle mitzvos.
Questo bittul è ciò che permette alla luce di attaccarsi all’anima, come la fiamma si attacca allo stoppino. L’anima, essendo spirituale, possiede questo bittul; non si può invece dire che le mitzvos materiali, l’olio, lo possiedano.
ולכן האור נאחז בפתילה דוקא אלא שבה ועל ידה נמשך גילוי אוא״ס [אור אין סוף] ב״ה במעשה המצות שמדברים גשמיים
La luce si attacca perciò proprio allo stoppino; ma in esso e per suo tramite la rivelazione di Or Ein Sof, benedetto Egli sia, viene attratta nella pratica delle mitzvos, che riguardano cose materiali;
La luce si attacca dunque allo stoppino, cioè all’anima; eppure, nell’anima e per suo tramite, la rivelazione di Or Ein Sof viene attratta nelle mitzvos materiali.
והוא כמשל השמן הנכלה באור.
e questo è come l’analogia dell’olio che si consuma nella luce.
Le mitzvos sono dunque l’olio che viene «consumato» dalla fiamma e che, attraverso lo stoppino, viene elevato nella luce.
וע״י פתילה א׳ נכלה שמן הרבה היינו כי נשמה א׳ מקיים ועושה מצות רבים לאין שיעור בשני חייו.
E attraverso un solo stoppino si consuma molto olio: ossia, un’unica anima adempie e compie innumerevoli mitzvos negli anni della sua vita.
Un solo stoppino consuma molto olio: un’unica anima compie innumerevoli mitzvos nel corso della sua vita.
Il paragrafo spiega perché l’anima è lo stoppino: la sua capacità di bittul permette a Or Ein Sof di attaccarsi a essa e, attraverso di essa, di raggiungere le numerose mitzvos materiali.
La disponibilità alla mesirus nefesh nel pronunciare «Uno» nello Shema è un principio fondamentale del pensiero Chabad: l’anima di ogni ebreo possiede un bittul innato, che si risveglia nel momento in cui proclama l’unità di D‑o.
Marei mekomos
- 1ותורה שם בישראל · Psalms 78:5
27והנה מהשמן נמשך הנהורא חיורא שהוא כענין בחי׳ אספקלריא המאירה היינו בחי׳ אור ישר. והוא בחי׳ תר״ך עמודי אור כנ״ל. והנהורא אוכמא נמשך מהפתילה כי נהורא אוכמא היא בחי׳ אספקלריא שאינה מאירה.
Ora, dall’olio viene tratta la luce bianca, che è simile al livello dello specchio luminoso, cioè al livello della luce diretta; essa è il livello dei 620 pilastri di luce, come spiegato sopra. E la luce scura viene tratta dallo stoppino, poiché la luce scura è il livello dello specchio che non illumina.
La luce bianca proviene dall’olio, che rappresenta le mitzvos: è luce diretta, come vetro limpido, i «620 pilastri di luce» provenienti dall’Alto. La luce scura proviene dallo stoppino, che rappresenta l’anima, e corrisponde allo specchio che non illumina.
Il paragrafo attribuisce le due luci della fiamma: la luce bianca alle mitzvos (luce diretta) e la luce scura all’anima (lo specchio che non illumina).
28והוא ענין אהבת בכל מאדך שנמשך מצד התהפכות נה״ב [נפש הבהמית]. כי הפתילה היא נה״א [נפש האלקית] המלובשת בנה״ב [בנפש הבהמית].
Ed è l’amore «con tutta la tua forza», che scaturisce dalla trasformazione dell’anima animale (Nefesh HaBehamis). Lo stoppino è infatti l’anima divina (Nefesh Elokis) rivestita nell’anima animale.
La luce scura è l’amore «con tutta la tua forza», che deriva dalla trasformazione dell’anima animale. Lo stoppino non è l’anima divina da sola, bensì l’anima divina così come è rivestita nell’anima animale.
כי זה שהנשמה נק׳ פתילה הוא דוקא בהתלבשותה בגוף שאז נק׳ היא פתילה לגבי המצות שהם הנק׳ שמן לומר שהאור נאחז בפתיל׳ [בפתילה] דוקא כי אז בירידתן למטה הרי הנפש רוחנית והמצות גשמיות.
L’anima è chiamata stoppino specificamente quando è rivestita nel corpo; allora è chiamata stoppino in rapporto alle mitzvos, che sono chiamate olio: ciò significa che la luce si attacca proprio allo stoppino. Infatti, quando scendono in basso, l’anima è spirituale e le mitzvos sono fisiche.
L’anima è lo «stoppino» soltanto mentre si trova nel corpo. Qui in basso l’anima è spirituale e le mitzvos sono fisiche; perciò la luce si attacca all’anima e, attraverso di essa, alle mitzvos.
משא״כ בעלותן למעלה בג״ע [בגן עדן] הרי אדרבה האוא״ס [האור אין סוף] נתגלה לנפש ע״י אמצעות הלבושים הנעשים ממעשה המצות
Quando invece salgono in alto, nel Gan Eden, avviene il contrario: la Luce Infinita (Or Ein Sof) si rivela all’anima per mezzo dei rivestimenti formati dall’azione delle mitzvos.
Nel Gan Eden avviene il contrario: lì la Luce Infinita giunge all’anima attraverso i rivestimenti formati dalle sue mitzvos.
א״כ אז המצות הם כמו בחי׳ פתילה והנפש היא השמן הנכלה באוא״ס [באור אין סוף] ב״ה ע״י אמצעות הפתילה הם לבושים מהמצות וכו׳. אבל בעוה״ז נהפוך הוא שהנשמה נק׳ פתילה.
Se è così, allora le mitzvos sono come uno stoppino e l’anima è l’olio che si consuma in Or Ein Sof, benedetto Egli sia, per mezzo dello stoppino, vale a dire i rivestimenti formati dalle mitzvos, ecc. Ma in questo mondo avviene il contrario: l’anima è chiamata stoppino.
Lì le mitzvos sono lo stoppino e l’anima è l’olio che si «consuma» in Or Ein Sof. In questo mondo avviene il contrario e l’anima è lo stoppino.
Il paragrafo mostra che i ruoli si capovolgono: in questo mondo l’anima è lo stoppino e le mitzvos sono l’olio, mentre nel Gan Eden le mitzvos diventano lo stoppino e l’anima l’olio.
Questo capovolgimento corrisponde alla relazione reciproca descritta in precedenza: in basso, l’anima conferisce luce alle mitzvos; in alto, le mitzvos diventano il rivestimento attraverso il quale l’anima riceve luce.
29וכיון שכן שאינו נק׳ פתילה כ״א בהתלבשותה בנה״ב [בנפש הבהמית] לכן נמשך ממנה נהורא אוכמא היא בחי׳ בכל מאדך וכו׳ בחי׳ או״ח [אור חוזר]
Poiché dunque è così, che [l’anima] è chiamata stoppino soltanto quando è rivestita nell’anima animale (Nefesh HaBehamis), da essa viene allora tratta la luce scura, che è il livello di «con tutta la tua forza», ecc., il livello della luce riflessa.
Poiché l’anima è uno stoppino soltanto quando è rivestita nell’anima animale, la luce scura che emana è l’amore «con tutta la tua forza», nato dalla trasformazione dell’anima animale: la «luce riflessa», che sale dal basso.
וממעשה המצות נמשך נהורא חיורא הוא בחי׳ שמחה של מצוה ושניהם כא׳ [כאחד] טובים שיש מעלה יתירה בזה כו׳ ויש וכו׳ כנ״ל בענין אספקלרי׳ [אספקלריא] המאירה ושאינה מאירה.
Dall’azione delle mitzvos viene tratta la luce bianca, che è il livello della gioia di una mitzvah. Entrambe sono buone allo stesso modo, poiché in questa vi è una qualità superiore, ecc., e vi è..., come spiegato sopra a proposito dello specchio luminoso e di quello che non illumina.
La luce bianca, che proviene dalle mitzvos, è la gioia di una mitzvah. Ciascuna luce ha un proprio pregio, proprio come ciascuno dei due specchi descritti in precedenza ha una sua qualità.
וזהו שהנשמה נק׳ נר וגם המצות נק׳ נר.
Ed è per questo che l’anima è chiamata lampada, e anche le mitzvos sono chiamate lampada.
Per questo sia l’anima sia le mitzvos sono chiamate lampada: insieme formano un’unica lampada, stoppino e olio.
והיינו כי הנשמה היא בחי׳ הפתילה (בהתלבשותה בנה״ב [בנפש הבהמית]) והמצות הם בחי׳ השמן ועי״ז נמשך ב׳ בחי׳ אור וכמ״ש ואהבת1 בגימטריא ב״פ [ב׳ פעמים] אור. הוא בחי׳ בכל מאדך ושמחה של מצוה4
Ciò significa che l’anima è il livello dello stoppino (quando è rivestita nell’anima animale), mentre le mitzvos sono il livello dell’olio; attraverso questo vengono tratte due specie di luce, come è scritto: «ve’ahavta» («e amerai»), il cui valore numerico è il doppio di «or» (luce): questo è il livello di «con tutta la tua forza» e della gioia di una mitzvah.
L’anima nel corpo è lo stoppino e le mitzvos sono l’olio: insieme producono due luci. La parola ve’ahavta («e amerai») ha valore numerico 414, il doppio di or («luce»), che vale 207: le due luci sono l’amore «con tutta la tua forza» e la gioia di una mitzvah.
וכמו שבהדלקת הנר מתחלה נמשך ועולה האור שסביב הפתילה שהוא נהורא אוכמא. ואח״כ נמשך ומתגלה הנהורא חיורא.
E come, quando si accende una lampada, dapprima viene tratta e sale la luce che circonda lo stoppino, cioè la luce scura; in seguito viene tratta e si rivela la luce bianca,
Quando si accende una lampada, appare per prima la luce scura che circonda lo stoppino, e soltanto in seguito la luce bianca.
כן מתחלה צ״ל ההעלאה בבחי׳ בכל מאדך. ואז רוח אייתי רוח ואמשיך רוח23 גילוי אוא״ס [אור אין סוף] ב״ה על ידי מעשה המצות:
così dapprima deve esserci l’elevazione nel livello di «con tutta la tua forza», e allora «lo spirito suscita lo spirito e fa discendere lo spirito»: la rivelazione della Luce Infinita (Or Ein Sof), benedetto Egli sia, mediante l’azione delle mitzvos.
Allo stesso modo, dapprima si deve salire attraverso l’amore «con tutta la tua forza»; poi, come dice lo Zohar, «lo spirito suscita lo spirito»: lo sforzo dal basso fa discendere la rivelazione di Or Ein Sof attraverso le mitzvos. Il maamar successivo di questa parashah («Poiché presso di Te è la fonte della vita») usa lo stesso insegnamento dello Zohar: chi compie le mitzvos di D‑o suscita un risveglio dall’Alto (isarusa dileila).
Il paragrafo completa l’immagine della lampada: l’amore dell’anima, che va oltre misura, è la luce scura che viene per prima; la gioia della mitzvah, la luce bianca della rivelazione dall’Alto, segue.
Più avanti, in questa parashah, l’Alter Rebbe spiega diversamente le due luci di ve’ahavta: la luce bianca come un amore che giunge dall’Alto in dono, e la luce scura, che aderisce allo stoppino, come l’amore nato dalla contemplazione. «Lo spirito suscita lo spirito» è la formula dello Zohar per un risveglio dal basso (isarusa dilesata) che suscita un risveglio dall’Alto.
Marei mekomos
- 1ואהבת · Deuteronomy 6:5
- 2רוח אייתי רוח ואמשיך רוח · להלן לד, ד. וש״נ.
- 3רוח אייתי רוח ואמשיך רוח · Zohar, Terumah 64:660–66:669
- 4ואהבת בגימט׳ ב״פ אור · נסמן לעיל לב, ג.
Sette pastori e otto principi ¶30–42
Ora, l’accensione delle lampade che si trovavano nel Santuario — sette lampade — corrisponde ai sette livelli presenti nell’insieme di coloro che servono D‑o.
L’Alter Rebbe passa ora al numero delle luci. La Menorah a sette bracci del Santuario rappresenta sette tipi di persone tra coloro che servono D‑o.
יש שעבודתו2 בבחי׳ אהבה. ויש שעיקר עבודתו בבחינת יראה כו׳. ונמשכים מבחי׳ שבעה רועים המפרנסים כללות נש״י [נשמות ישראל]
C’è chi svolge il proprio servizio nella modalità dell’amore, e chi ha come modalità principale del proprio servizio il timore reverenziale, ecc. Essi derivano dal livello dei sette pastori, che sostengono la totalità delle anime d’Israele.
Alcuni servono principalmente con amore, altri principalmente con timore reverenziale, e così via attraverso sette modalità. Questi sette tipi derivano dai «sette pastori», i grandi leader che nutrono tutte le anime d’Israele.
(דאע״פ [דאף על פי] שכל אחד מקבל מכל השבעה רועים מ״מ יש מי שבחי׳ זו גוברת בו יותר כו׳ כמ״ש בזוהר בנוי דאברהם כו׳ בנוי דיצחק כו׳).
(Poiché, sebbene ciascuno riceva da tutti e sette i pastori, tuttavia c’è chi ha questa qualità più predominante, ecc., come afferma lo Zohar: «i figli di Avraham», ecc., «i figli di Yitzchak», ecc.).
Ogni anima riceve qualcosa da tutti e sette, ma in ciascuna persona predomina una qualità. Di conseguenza, lo Zohar parla dei «figli di Avraham» (la cui caratteristica è l’amore) e dei «figli di Yitzchak» (la cui caratteristica è il timore reverenziale).
וענין שמונה נרות דחנוכה הם כנגד שמונה נסיכי אדם3
E le otto lampade di Chanukah corrispondono agli otto principi degli uomini,
Le otto luci di Chanukah, invece, corrispondono agli «otto principi degli uomini».
come è scritto in Michah (capitolo 5): «Quando l’Assiria verrà nella nostra terra, ecc., susciteremo contro di lui sette pastori e otto principi degli uomini».
Michah profetizza che, quando l’Assiria invaderà la terra, «susciteremo contro di lui sette pastori e otto principi degli uomini»: chiaramente, molti leader e comandanti che respingeranno l’Assiria.
ובגמ׳ [ובגמרא] דסוכה (דף נב:) פי׳ שבעה רועים אברהם יעקב משה כו׳. ושמונה נסיכי אדם ישי ושאול כו׳ ומשיח6 ואליהו.
E la Gemara in Sukkah (52b) spiega che i sette pastori sono Avraham, Yaakov, Moshe, ecc., mentre gli otto principi degli uomini sono Yishai e Shaul, ecc., e Mashiach ed Eliyahu.
Il Talmud li elenca: tra i sette pastori vi sono Avraham, Yaakov e Moshe, mentre tra gli otto principi vi sono Yishai, Shaul, Mashiach ed Eliyahu. La nota Kehot dice che il motivo per cui Mashiach è annoverato tra i principi e non tra i pastori è discusso in un discorso del Rebbe (Likkutei Sichos, vol. 35).
ולהבין זה שהנרות דחנוכה הם כנגד שמונה נסיכי אדם. והענין כי הנה רועה יש בו ב׳ פירושים. הא׳ לשון מפרנס לאחרים כמו רוענו זוננו.
E per comprendere questo, cioè che le lampade di Chanukah corrispondono agli otto principi degli uomini: la spiegazione è che «pastore» ha due significati. Il primo è nel senso di sostenere gli altri, come in «re’enu, zunenu» («guidaci come nostro pastore, nutrendoci»).
Per capire perché le luci di Chanukah corrispondano ai principi, l’Alter Rebbe esamina anzitutto la parola «pastore» (ro’eh), che ha due significati. Il primo è quello di chi nutre gli altri, come nella benedizione dopo il pasto: «il nostro pastore (re’enu), che ci nutre».
Il paragrafo collega le sette lampade della Menorah ai sette pastori e le otto luci di Chanukah agli otto principi degli uomini, e comincia a spiegare la differenza attraverso i due significati di «pastore».
Il Derech Mitzvosecha dello Tzemach Tzedek, sul precetto della lampada di Chanukah, e il maamar del Rebbe «Ner Chanukah» del 5746 sviluppano questo contrasto tra le sette lampade della Menorah e le otto di Chanukah. Una sichah citata nella nota discute perché Mashiach sia annoverato tra i principi e non tra i pastori.
Marei mekomos
- 1העלאת הנרות שהיו במקדש ז׳ נרות · דרך מצותיך מצות נ״ח עד, א ואילך. ד״ה נר חנוכה תשמ״ו.
- 2שו״ה שבעה — יש שעבודתו כו׳ · ראה לעיל בהערות ותיקונים לכ״ק אדמו״ר זי״ע.
- 3שמונה נסיכי אדם · בארוכה בענין זה ראה באוה״ת נ״ך מיכה ע׳ תעו ואילך.
- 4
- 5אשור כי יבא בארצנו וכו׳ והקמונו עליו שבעה רועים ושמנה נסיכי אדם · Micah 5:4
- 6ושמונה נסיכי . . ומשיח · ראה בלקו״ש חל״ה ע׳ 209 בשולי העמוד בענין מה שמשיח לא נמנה בין הרועים ע״ש. וראה לקמן לד ריש ע״ב שבמשיח יש ב׳ הבחי׳.
31והב׳ שהוא רועה את עצמו ר״ל [רוצה לומר] שמתפרנס כמו והאתונות רועות על ידיהן1 וכן בגמ׳ [בגמרא] רועה בשדות וכיוצא.
E il secondo significato è che egli pascola se stesso, cioè si nutre, come in «e le asine pascolavano accanto a loro», e così anche nella Gemara: «pascolando nei campi», e simili.
Il secondo significato di ro’eh è pascolare, nutrirsi: così le asine «pascolavano» nel libro di Job, e così nell’espressione talmudica «pascolando nei campi».
וכן בענין השבעה רועים יש ב׳ בחי׳ אלו כי הן המפרנסים כנ״י [כנסת ישראל]. אברהם באהבה כמ״ש אברהם אוהבי2 ששרשו מחסד עליון שהוא בחי׳ אהבה ומשפיע מבחי׳ זו לכנס״י [לכנסת ישראל] ומרע״ה [ומשה רבינו עליו השלום] משפיע בחי׳ דעת כו׳.
E così anche riguardo ai sette pastori vi sono questi due aspetti, poiché sono loro a sostentare la Comunità d’Israele: Avraham con l’amore, come è scritto: «Avraham che Mi ama»; la sua radice proviene dalla benevolenza suprema (Chesed), che è il livello dell’amore, ed egli elargisce alla Comunità d’Israele da questo livello; e Moshe, nostro maestro, pace su di lui, elargisce il livello della conoscenza (Daas), ecc.
I sette pastori hanno entrambi i significati: nutrono gli altri e sono nutriti essi stessi. Avraham, la cui radice è nella Chesed suprema, trasmette amore al popolo d’Israele; Moshe trasmette loro Daas, la conoscenza di D‑o.
Il paragrafo presenta il secondo significato di «pastore» e comincia a mostrare come ciascun pastore nutra Israele a partire dalla propria qualità.
Marei mekomos
- 1והאתונות רועות על ידיהן · Job 1:14
- 2אברהם אוהבי · Isaiah 41:8
32ונקרא רעיא מהימנא שמפרנס את האמונה על ידי שממשיך דעת ה׳. ויעקב משפיע רחמים.
Ed è chiamato il Pastore fedele (ra’aya mehemna), poiché sostiene la fede (emunah) facendo discendere la conoscenza di D‑o. Yaakov elargisce compassione.
Moshe è chiamato il «Pastore fedele» (ra’aya mehemna), inteso qui come il pastore che nutre l’emunah, la fede, dando a Israele la conoscenza di D‑o. Yaakov dona loro compassione.
ואמנם הנה עי״ז שמפרנסים לכנס״י [לכנסת ישראל] הם מתפרנסים ג״כ כי מודעת זאת שא״ס ב״ה מרומם ומתנשא לאין קץ מבחי׳ חכמה ומדות כמאמר דלאו מכל אינון מדות איהו כלל.
In effetti, attraverso il fatto che nutrono la Comunità d’Israele, anch’essi vengono nutriti. È infatti noto che l’Infinito (Ein Sof), benedetto Egli sia, è elevato e innalzato senza limite al di sopra del livello della sapienza (Chochmah) e degli attributi emotivi, come dice il detto: «Egli non è affatto nessuno di questi attributi».
Nutrendo Israele, i pastori vengono nutriti a loro volta. D‑o stesso è infinitamente al di sopra di Chochmah e degli attributi emotivi; come afferma Tikkunei Zohar, Egli non è affatto nessuno di questi attributi.
Il paragrafo completa il discorso sul dare dei pastori e introduce l’idea che anch’essi vengono nutriti da ciò, partendo dal principio che D‑o è al di sopra di tutti gli attributi.
Lo Zohar chiama Moshe «ra’aya mehemna», espressione che può significare sia «pastore fedele» sia «pastore della fede». Il fatto che Ein Sof sia al di sopra degli attributi prepara il passo successivo: la luce entra negli attributi soltanto in risposta al servizio dell’uomo.
33וכדי שיומשך גילוי אור א״ס ב״ה במדות עליונות הוא כפום עובדיהון דב״נ [דבני נשא] שע״י אתעדל״ת [אתערותא דלתתא] באהבה
E affinché la rivelazione della Luce Infinita (Or Ein Sof), benedetto Egli sia, venga attratta negli attributi superni, ciò dipende dalle azioni degli esseri umani: attraverso un risveglio dal basso (isarusa dilesata) nell’amore,
Poiché D‑o è al di sopra degli attributi, la Sua luce vi entra in base alle azioni degli esseri umani. Quando gli uomini suscitano amore dal basso, dall’Alto giunge una risposta.
allora, «come l’acqua [riflette] un volto di fronte all’altro», viene attratta anche dall’Alto una rivelazione di Or Ein Sof, benedetto Egli sia, nell’attributo dell’amore e della benevolenza (Chesed), cosicché si realizzi: «Vi ho amati, ecc.»
Come l’acqua riflette un volto, così l’amore di D‑o risponde all’amore umano: la Luce Infinita si rivela nell’attributo superno dell’amore e della benevolenza, «Vi ho amati».
ונמצא ע״י שהשבעה רועים משפיעים אהוי״ר [אהבה ויראה] לנש״י [לנשמות ישראל] עי״ז האהוי״ר [האהבה ויראה] שמתעורר בנש״י [בנשמות ישראל] נמשך תוספת אור וגילוי מא״ס ב״ה בהמדות עליונות
Così, quando i sette pastori elargiscono amore e timore reverenziale (ahavah veyirah) alle anime d’Israele, attraverso l’ahavah veyirah suscitata nelle anime d’Israele viene attratta negli attributi superni una luce e una rivelazione aggiuntive dall’Infinito (Ein Sof), benedetto Egli sia,
Quando i pastori suscitano amore e timore reverenziale in Israele, questi sentimenti attraggono luce aggiuntiva dall’Infinito negli attributi superni.
שהם שרש בחינת הרועים והרי א״כ הם מתפרנסים עי״ז כו׳. וזהו אכלו רעים3 שהם הרועים שהם רעים למקום.
che sono la radice del livello dei pastori; così, dunque, anche loro ne sono sostenuti, ecc. Questo è il significato di «Mangiate, amici (re’im)»: sono i pastori (ro’im), che sono amici dell’Onnipresente.
Quegli attributi superni sono la radice stessa dei pastori, perciò i pastori ne sono a loro volta nutriti. Il Cantico dei Cantici dice: «Mangiate, amici (re’im)»; i pastori (ro’im) sono amici di D‑o.
Il paragrafo spiega come i pastori vengano nutriti: l’amore e il timore reverenziale che suscitano in Israele attraggono nuova luce negli attributi superni, la loro stessa radice.
Il versetto «come l’acqua riflette un volto di fronte all’altro» è una fonte classica della Chassidus per esprimere il rispecchiarsi dell’amore tra D‑o e l’anima. Qui spiega perché insegnare agli altri nutra il maestro: la luce che i suoi allievi attraggono giunge alla sua stessa radice.
Marei mekomos
- 1כמים הפנים · Proverbs 27:19
- 2אהבתי אתכם · Malachi 1:2
- 3אכלו רעים · Song of Songs 5:1
34והנה כמו״כ [כמו כן] יש למעלה ג״כ כמאמר ישראל מפרנסין לאביהם שבשמים1 כו׳ שפרנסה זו הוא שיומשך אור א״ס להיות בבחינת כמראה אדם2 והיינו ע״י התורה
Ora, allo stesso modo, anche in Alto vi è [un tale sostentamento], come recita il detto: «Israele sostiene il Padre loro in Cielo, ecc.». Questo sostentamento consiste nell’attirare la Luce Infinita (Or Ein Sof) affinché si trovi al livello (bechinah) di «come l’aspetto di un uomo»; ciò avviene attraverso la Torah,
Vi è anche un «sostentamento» in Alto: il Midrash dice che Israele sostiene il Padre loro in Cielo. Ciò significa attirare Or Ein Sof nella forma «come l’aspetto di un uomo», ossia nella struttura delle emanazioni divine (Sefiros) a immagine umana, attraverso la Torah.
וכמ״ש לכו לחמו בלחמי3 שהתורה היא ג״כ בחי׳ לחמי כביכול דכמו שע״י הלחם יחיה האדם ותתחבר נשמתו עם גופו כך הוא המשכת אוא״ס [אור אין סוף] ע״י התורה שהיא בחי׳ ח״ע [חכמה עילאה] שבה שורה אוא״ס [אור אין סוף] ב״ה
come è scritto: «Venite, mangiate del Mio pane», poiché anche la Torah è la bechinah del «Mio pane», per così dire. Infatti, proprio come attraverso il pane l’uomo vive e la sua anima si congiunge al suo corpo, così Or Ein Sof viene attirato verso il basso attraverso la Torah, che è la bechinah della sapienza superna (Chochmah), nella quale dimora Or Ein Sof, benedetto Egli sia.
La Torah è chiamata il «pane» di D‑o. Il pane unisce l’anima della persona al suo corpo; la Torah, che è la sapienza superna (Chochmah) in cui dimora Or Ein Sof, attira quella luce verso il basso.
ובה ועל ידה נמשך ומתלבש במדות חסד דרועא ימינא כו׳ וגם נמשך מזה מזון לנפש כמ״ש ותורתך בתוך מעי.4
E in essa e per suo tramite [la luce] viene attirata e rivestita negli attributi emotivi (middos), la benevolenza (Chesed) essendo il braccio destro, ecc. E da ciò viene attirato anche nutrimento per l’anima, come è scritto: «e la Tua Torah è dentro le mie viscere».
Attraverso la Torah la luce entra nei middos, come Chesed, «il braccio destro». La Torah diventa anche nutrimento per l’anima, come dice il Salmo: «La Tua Torah è dentro le mie viscere».
Il paragrafo applica l’idea del nutrimento in Alto: la Torah è il «pane» di D‑o, attira Or Ein Sof negli attributi e nutre anche l’anima.
«Come l’aspetto di un uomo» proviene dalla visione del Carro di Yechezkel; nella Kabbalah designa le Sefiros disposte a immagine di una persona. Il pane unisce l’anima al corpo; così la Torah unisce Or Ein Sof alle Sefiros.
Marei mekomos
- 1ישראל מפרנסין לאביהם שבשמים · Zohar III, 7b
- 2כמראה אדם · Ezekiel 1:26
- 3לכו לחמו בלחמי · Proverbs 9:5
- 4ותורתך בתוך מעי · Psalms 40:9
35והנה בחי׳ זו של הרועים היא המשכה בבחי׳ פנימית שזהו ענין ותורתך בתוך מעי1 וכמו השגת התורה שיהיה מושג ונתפס בשכלו פסק הלכה
Ora, questo livello dei pastori è una trasmissione verso il basso in modo interiore; questo è il significato di «e la Tua Torah è dentro le mie viscere», come avviene nella comprensione della Torah, quando una decisione halachica viene compresa e afferrata dal proprio intelletto,
Il modo in cui i pastori donano è interiore: penetra nella persona come il cibo. Così avviene nello studio della Torah, quando si comprende una decisione halachica e la si custodisce nella propria mente; il capitolo 5 del Tanya spiega che allora la mente abbraccia la halachah e ne è rivestita e, poiché la halachah è la sapienza di D‑o, ciò costituisce una meravigliosa unione con Lui.
וכן בהתבוננות שיהיה מושג גדולת הבורא ית׳ כמ״ש וידעת היום2 כו׳ דע את אלקי אביך3 כו׳ ולפי השכל כך יהיה האהבה כו׳.
e così pure nella contemplazione, affinché venga compresa la grandezza del Creatore, benedetto Egli sia, come è scritto: «Sappi oggi…», «Conosci il D‑o di tuo padre…»; e secondo la misura dell’intelletto, così sarà l’amore, ecc.
La contemplazione opera allo stesso modo: si comprende con la mente la grandezza di D‑o, come comandano i versetti «Sappi oggi» e «Conosci il D‑o di tuo padre». L’amore che ne consegue è proporzionato alla profondità della comprensione.
Il paragrafo definisce il livello dei pastori come un dono interiore, che si realizza attraverso la comprensione della Torah e la contemplazione della grandezza di D‑o, da cui scaturisce un amore proporzionato alla comprensione.
Il capitolo 5 del Tanya spiega che, quando una persona comprende una halachah, la sua mente la abbraccia e ne è abbracciata; poiché la halachah è la sapienza e la volontà di D‑o, la persona si unisce a D‑o. Likkutei Torah, Re’eh, contrappone la Torah, cibo interiore, alle mitzvos, vesti avvolgenti.
Marei mekomos
- 1ותורתך בתוך מעי · Psalms 40:9
- 2וידעת היום · Deuteronomy 4:39
- 3דע את אלקי אביך · I Chronicles 28:9
36וזהו כמשל הרועה שמאכיל ומשקה את הצאן שזהו השפעת החיות בפנימיות וכן בכל דור הם ראשי אלפי ישראל המלמדים אותם תורה.
Ciò è simile all’esempio del pastore che dà da mangiare e da bere alle pecore: questo è il conferimento della forza vitale (chayus) dall’interno. E così, in ogni generazione, vi sono i capi delle migliaia d’Israele, che insegnano loro la Torah.
Il pastore dà da mangiare e da bere al suo gregge: gli infonde la vita dall’interno. In ogni generazione, i capi che insegnano la Torah a Israele svolgono questo ruolo.
וכמאמר משה שפיר קאמרת1 שנק׳ רבא משה ע״ש [על שם] שהיה מלמד תורה כו׳ וכן מה שהרועים מתפרנסים עי״ז הוא ג״כ השגה בפנימיות וכמו ע״ד ומתלמידי יותר מכולם.2
E come nell’espressione «Moshe, hai parlato bene», in cui Rava è chiamato Moshe perché insegnava la Torah, ecc. Allo stesso modo, anche ciò di cui i pastori si sostentano grazie a questo è una comprensione interiore, come nell’espressione «e dai miei discepoli più che da tutti».
Nel Talmud, Rav Safra si rivolge a Rava chiamandolo «Moshe», un appellativo che, spiega l’Alter Rebbe, designa chi insegna la Torah. Anche gli insegnanti acquisiscono una comprensione interiore insegnando, come disse Rabbi Chanina: «dai miei discepoli [ho imparato] più che da tutti».
Il paragrafo applica l’immagine del pastore agli insegnanti della Torah di ogni generazione: essi trasmettono una comprensione interiore e, insegnando, la acquisiscono a loro volta.
Marei mekomos
- 1משה שפיר קאמרת · Shabbat 101b:3
- 2ומתלמידי יותר מכולם · Taanit 7a:12–13
37וכן למעלה מעלה הוא גילוי אוא״ס [אור אין סוף] בח״ע [בחכמה עילאה] שזהו ענין אכלו רעים כו׳.
E allo stesso modo, molto in alto, vi è la rivelazione della Luce Infinita (Or Ein Sof) nella sapienza superna (Chochmah); questo è il significato di «Mangiate, amici, ecc.»
Al livello più elevato, questo nutrimento reciproco è la rivelazione di Or Ein Sof nella Chochmah superna, il significato di «Mangiate, amici».
אך ענין הנסיכי אדם היינו שאינן בחי׳ רועים ומלמדים לישראל כמשה והאבות רק הם צדיקים תמימים כמו ישי שמת רק בעטיו של נחש.1
Ma il concetto dei principi degli uomini è che non appartengono alla categoria dei pastori e maestri d’Israele, come Moshe e i Patriarchi; sono invece perfettamente giusti, come Yishai, che morì soltanto per il consiglio del serpente.
Quanto ai principi degli uomini: non sono pastori e maestri come Moshe e i Patriarchi, ma persone perfettamente giuste, come Yishai, padre del re David, che il Talmud dice morì soltanto «per il consiglio del serpente»: la morte lo raggiunse solo perché il serpente introdusse la morte nel mondo, non per un suo peccato.
Il paragrafo conclude la discussione sui pastori e introduce i principi degli uomini come persone perfettamente giuste, che non insegnano agli altri.
Marei mekomos
- 1ישי שמת רק בעטיו של נחש · Bava Batra 17a:6
E non troviamo questo neppure in Moshe, il Pastore fedele. Eppure Moshe è «il nostro maestro», e sta scritto: «Ricordate la Torah di Moshe».
Non si dice neppure di Moshe, il Pastore fedele, che sia morto soltanto per il consiglio del serpente, senza alcun peccato da parte sua. Eppure Moshe è «il nostro maestro», e la Torah porta il suo nome.
משא״כ בישי שלא היה רועה ע״ד משה כו׳ ואעפ״כ [ואף על פי כן] נמצא בו מעלה יתירה שהיה תמים עד שמת רק בעטיו של נחש כו׳.
Diversamente da Yishai, che non era un pastore sul modello di Moshe, ecc.; e tuttavia in lui si trova una qualità superiore: era integro al punto da morire soltanto per il consiglio del serpente, ecc.
Yishai non era un pastore-maestro come Moshe. Eppure aveva una qualità tutta sua: era così integro che morì soltanto perché la morte era entrata nel mondo attraverso il serpente.
ומהם נמשך ג״כ כח לנש״י [לנשמות ישראל] בעבודה בדרך בחי׳ מקיף מה שאין כן מהרועים נמשך בבחי׳ פנימיות ונק׳ מזון כנ״ל.
E da loro deriva anche forza per le anime d’Israele nel [servizio divino], secondo la modalità di una [luce] avvolgente; dai pastori, invece, essa deriva nella dimensione interiore ed è chiamata nutrimento, come spiegato sopra.
Anche i principi infondono forza al servizio d’Israele, ma come influenza avvolgente. I pastori la infondono interiormente, come nutrimento, come spiegato sopra.
אבל מהנסיכים נמשך רק בבחי׳ מקיף. וכמו הנסיך שהוא ענין מלוכה שהוא בחי׳ מקיף ששמו נק׳ על האנשים שבמדינתו כו׳.
Ma dai principi l’influsso deriva soltanto secondo la modalità di una [luce] avvolgente. È come il principe: la sua è una funzione regale, che è un livello di [luce] avvolgente, poiché il suo nome è associato agli abitanti del suo paese, ecc.
L’influenza del principe è come la regalità: il nome del re si estende su tutti gli abitanti del suo paese e li avvolge, senza entrare in loro.
ואינו השפעה בפנימיות ממש (רק הוא עד״מ כמו אחד מתפעל מתפלת אדם צדיק המתפלל בדו״ר [בדחילו ורחימו] ומס״נ [ומסירות נפש] שעי״ז מתפעל גם הוא.
e non si tratta di un’effettiva trasmissione interiore (ma è, per esempio, come quando qualcuno viene commosso dalla preghiera di un uomo giusto che prega con amore e timore reverenziale (ahavah veyirah) e sacrificio di sé (mesirus nefesh), e così anche lui ne viene commosso.
Per esempio, qualcuno che assiste alla preghiera di un uomo giusto, il quale prega con amore, timore reverenziale e sacrificio di sé, ne viene commosso. È stato influenzato, ma non attraverso un insegnamento.
והיא הארה מבחינת המקיף שהרי לא קבל ממנו בפנימית השכלה וחכמה ע״י דבור שהוא השפעה בפנימית כ״א שנתפעל מצדקתו והרי צדקתו ואהוי״ר [ואהבה ויראה] שלו הוא בבחינת ריחוק ממנו בחי׳ מקיף)
E questa è un’illuminazione dal livello della [luce] avvolgente, poiché non ha ricevuto da lui, nella dimensione interiore, comprensione e sapienza per mezzo del discorso — che è una trasmissione interiore — bensì è stato commosso dalla sua rettitudine; la sua rettitudine, il suo amore e il suo timore reverenziale si trovano infatti a distanza da lui, nel livello della [luce] avvolgente.)
Non ha ricevuto comprensione attraverso le parole, il che sarebbe una trasmissione interiore. È stato semplicemente commosso dalla santità dell’uomo giusto, che resta al di là di lui: questa è un’influenza avvolgente.
אך נודע שהמקיף הוא מבחי׳ גבוה יותר מהפנימי כי המקיפים שרשן מסוכ״ע והפנימים מבחי׳ ממכ״ע [ממלא כל עלמין].
Ma è noto che la dimensione avvolgente proviene da un livello superiore a quello interiore, poiché le luci avvolgenti hanno la loro radice nella luce che circonda tutti i mondi (sovev kol almin), mentre quelle interiori provengono dal livello della luce che riempie tutti i mondi (memalei kol almin).
Eppure la dimensione avvolgente è superiore a quella interiore. Le luci avvolgenti provengono dalla luce che circonda tutti i mondi; quelle interiori, dalla luce che li riempie.
וכעד״ז ארז״ל [אמרו רבותינו זכרונם לברכה] גדולה שמושה יותר מלימודה.23 הגם שהלימוד הוא השפעה פנימית והשימוש הוא חיצונית אעפ״כ [אף על פי כן] מקבל עי״ז יותר יראת שמים כו׳.
E in modo analogo i nostri Saggi dissero: «È più grande l’assistenza [ai sapienti della Torah] che lo studio della Torah». Sebbene lo studio sia una trasmissione interiore e l’assistenza sia esteriore, tuttavia attraverso di essa si riceve un timore del Cielo maggiore, ecc.
Il Talmud afferma che assistere un sapiente della Torah è più grande che studiare con lui. Lo studio è una trasmissione interiore e l’assistenza è esteriore, eppure l’assistenza conduce a un maggiore timore del Cielo.
והוא כענין המשכה בבחי׳ מקיף (כי מה שיכול להיות נמשך בשכל התלמיד בבחי׳ פנימיות אינו רק הארה לבד משכל הרב. ולכן לא קאים אינש אדעתא דרביה4 כו׳)
È come una trasmissione dall’Alto secondo la modalità di una [luce] avvolgente (poiché ciò che può essere fatto discendere nell’intelletto dello studente in modo interiore non è che un tenue riflesso dell’intelletto del maestro; e perciò «una persona non comprende appieno la mente del proprio maestro, ecc.»).
L’assistenza a un sapiente della Torah trasmette in modo avvolgente. Ciò che lo studente assorbe attraverso lo studio è soltanto un tenue riflesso della mente del maestro; come dice il Talmud, una persona non comprende appieno la mente del proprio maestro (per quarant’anni).
ולכן נאמר אשור כי יבא כו׳ והקמונו עליו שבעה רועים ושמונה נסיכי אדם שע״י שמונה נס״א [נסיכי אדם] ידחו הרע בבחי׳ א׳ יותר מע״י הרועים
Perciò è detto: «Quando l’Assiria verrà, ecc., susciteremo contro di lui sette pastori e otto principi degli uomini»: attraverso gli otto principi degli uomini il male sarà respinto, sotto un certo aspetto, più che attraverso i pastori.
Ecco perché Michah nomina sia i pastori sia i principi contro l’Assiria: sotto un certo aspetto, i principi respingono il male meglio dei pastori.
כי הרועים שהם המשכה בבחי׳ פנימיות הנה ברבוי השתלשלות המדרגות יוכל לימשך מזה יניקה לחיצונים עד״מ מצפורני ידים לא כאברהם שיצא ממנו כו׳.
Infatti, poiché i pastori rappresentano una trasmissione in modo interiore, attraverso i numerosi livelli della catena discendente dei mondi (hishtalshelus) da essa può giungere nutrimento alle forze esteriori, come, per esempio, dalle unghie delle mani; non come Avraham, dal quale provenne, ecc.
La luce interiore discende attraverso molti livelli e, ai suoi estremi, le forze esteriori possono trarne nutrimento, come dalle «unghie», la parte più esterna e meno vitale del corpo. Le parole conclusive, «non come Avraham, dal quale provenne, ecc.», sono concise: il Talmud (Pesachim 56a) parla di Avraham come di colui «dal quale venne Yishmael», un esempio di pastore dal quale le forze esteriori trassero nutrimento; il testo non spiega come si concili qui il «non».
Il paragrafo definisce l’influenza dei principi come avvolgente, superiore all’insegnamento interiore dei pastori, e spiega perché sia più efficace contro il male.
La nota Kehot cita un maamar del 5713 sul detto talmudico secondo cui uno studente coglie la mente del proprio maestro soltanto dopo quarant’anni: fino ad allora ne coglie soltanto l’aspetto esteriore. Le «unghie» sono un’immagine cabbalistica del margine più esterno della santità, dal quale le forze esteriori traggono nutrimento.
Marei mekomos
- 1זכרו תורת משה · Malachi 3:22
- 2גדולה שמושה יותר מלימודה · Berakhot 7b:26
- 3גדולה שמושה יותר מלימודה · Zohar, Vayera 3:33–37
- 4לא קאים אינש אדעתא דרבי׳ · Avodah Zarah 5b:2
39וכן בהשגת התורה ארז״ל [אמרו רבותינו זכרונם לברכה] למשמאילים בה1 כו׳. וכל האומר אין לי אלא תורה2 כו׳. וצ״ל ג״כ המשכה משמונה נס״א [נסיכי אדם] בחי׳ מקיפים שהמקיף מסמא עיני החיצונים כו׳. וזהו ענין תורה וגמ״ח [וגמילות חסדים] שע״י התורה נמשך בחי׳ מזון.
E così, anche riguardo alla comprensione della Torah, i nostri Saggi dissero: «Per coloro che vanno alla sua sinistra, ecc.», e: «Chi dice: “Non ho altro che la Torah”, ecc.». Deve inoltre avvenire un flusso dagli otto principi degli uomini, il livello delle [luci] avvolgenti, poiché la luce avvolgente acceca gli occhi delle forze esteriori, ecc. Questo è il significato di Torah e opere di benevolenza: attraverso la Torah viene attirato il livello del nutrimento.
Anche lo studio della Torah necessita della luce avvolgente dei principi. Il Talmud avverte che, per coloro che vanno alla sua «sinistra», la Torah è una pozione di morte, e che chi dice «Non ho altro che la Torah» non possiede neppure la Torah; la luce avvolgente «acceca» le forze esteriori, impedendo loro di trarre nutrimento da essa. Per questo la Torah necessita delle opere di benevolenza: la Torah fornisce il «nutrimento» interiore, mentre la benevolenza è la veste avvolgente.
Il paragrafo mostra che anche lo studio della Torah, una luce interiore, necessita della luce avvolgente dei principi, che corrisponde alle opere di benevolenza.
Il Talmud (Yevamos 109b) afferma che chi possiede soltanto la Torah non possiede neppure la Torah, e Avodah Zarah 17b elogia chi si è dedicato «alla Torah e alle opere di benevolenza». Qui la benevolenza è la veste avvolgente che protegge la luce interiore della Torah.
Marei mekomos
- 1למשמאילים בה · Shabbat 88b
- 2וכל האומר אין לי אלא תורה · Yevamot 109b:4–5
40וזהו בחי׳ הרועים. וע״י גמ״ח [גמילות חסדים] נמשך בחי׳ לבוש ומקיף וזהו בחי׳ ההמשכה שע״י נס״א [נסיכי אדם] גדולה שמושה כו׳.
E questo è il livello dei pastori. Attraverso gli atti di benevolenza viene fatto discendere il livello di un rivestimento e di una [luce] avvolgente; questo è il livello della discesa operata dai principi degli uomini: «il servizio è più grande», ecc.
La Torah appartiene al livello dei pastori. Gli atti di benevolenza fanno discendere un rivestimento, una luce avvolgente; questo è il livello dei principi, come nell’espressione «il servizio è più grande».
ויובן יותר ענין ההפרש בין הרועים לנס״א [לנסיכי אדם]1 ע״ד שמצינו בר׳ [ברבי] יוחנן בן זכאי
La differenza tra i pastori e i principi degli uomini sarà compresa meglio alla luce di ciò che troviamo riguardo a Rabbi Yochanan ben Zakkai:
La differenza tra i pastori e i principi è illustrata da Rabbi Yochanan ben Zakkai, il principale maestro della sua generazione.
שהיה שר התורה המלמד תורה לישראל ועכ״ז [ועם כל זה] אמר לר׳ [לרבי] חנינא בן דוסא2 בקש עלי רחמים שתפלתו גדולה יותר הרבה משלו עד שאלמלי הטיח ריב״ז [רבן יוחנן בן זכאי] כו׳
egli era il principe della Torah, colui che insegnava la Torah a Israele; eppure disse a Rabbi Chanina ben Dosa: «Chiedi misericordia per me», perché la sua preghiera era di gran lunga più potente della propria, al punto che «se Rabbi Yochanan ben Zakkai avesse premuto [la testa tra le ginocchia], ecc.»
Era il «principe della Torah», colui che insegnava a tutto Israele; eppure chiese a Rabbi Chanina ben Dosa di pregare per lui (nel racconto talmudico, per il figlio malato), poiché la preghiera di Rabbi Chanina era di gran lunga più potente della sua: se egli stesso avesse tenuto la testa premuta tra le ginocchia per tutto il giorno, non sarebbe stato esaudito.
ומר״ח [ומרבי חנינא] בן דוסא לא נמצא שהיה מלמד תורה ע״ד ריב״ז [רבן יוחנן בן זכאי] ולא נמצא משמו דינים במשנה.
Di Rabbi Chanina ben Dosa, invece, non troviamo che insegnasse la Torah come Rabbi Yochanan ben Zakkai, né si trovano nella Mishnah leggi a lui attribuite.
Rabbi Chanina ben Dosa, al contrario, non è noto come maestro, e nella Mishnah non sono riportate leggi a lui attribuite.
Il paragrafo collega la Torah ai pastori e la benevolenza ai principi, e introduce il contrasto talmudico tra Rabbi Yochanan ben Zakkai e Rabbi Chanina ben Dosa.
Nel Talmud, Rabbi Yochanan ben Zakkai spiega la differenza: Rabbi Chanina è come un servitore davanti al re, che può entrare liberamente, mentre lui è come un ministro. Un maamar del 5669 citato dalla nota afferma che i sette pastori provengono dalla dimensione interiore della luce e gli otto principi degli uomini dalla luce avvolgente.
Marei mekomos
- 1ההפרש בין הרועים לנס״א · ראה ד״ה למען דעת תרס״ט ע׳ לט דז׳ רועים היו מבחי׳ אור פנימי וח׳ נס״א היינו שהן מבחי׳ האו״מ.
- 2בר׳ יוחנן בן זכאי . . אמר לר׳ חנינא בן דוסא · Berakhot 34b:28
41וזהו ע״ד ההפרש שבין הרועים לנס״א [לנסיכי אדם] כו׳ כי ריב״ז [רבן יוחנן בן זכאי] היה רועה ומפרנס לישראל כמו מרע״ה [משה רבינו עליו השלום].
E questo è simile alla differenza tra i pastori e i principi degli uomini, ecc.; infatti Rabbi Yochanan ben Zakkai era pastore e sostentatore d’Israele, come Moshe nostro maestro, la pace sia su di lui.
Questa è la differenza tra i pastori e i principi: Rabbi Yochanan ben Zakkai nutriva Israele con la Torah, come Moshe.
ורחב״ד [ורבי חנינא בן דוסא] לא היה בו בחי׳ זו אבל היה צדיק תמים בלי שום דופי
Rabbi Chanina ben Dosa non possedeva questa qualità, ma era un giusto perfetto, senza alcuna macchia,
Rabbi Chanina ben Dosa non aveva quel ruolo, ma era perfettamente giusto, senza alcuna macchia.
עד שארז״ל [שאמרו רבותינו זכרונם לברכה] שלא נברא העוה״ב [העולם הבא] אלא בשבילו1 והיו מקבלים ממנו נש״י [נשמות ישראל] דרכי העבודה והחסידות ע״ד גדולה שימושה כו׳ ותפלתו היתה נשמעת יותר מריב״ז [מרבן יוחנן בן זכאי]
tanto che i nostri Saggi dissero che il Mondo Futuro fu creato soltanto per lui; e le anime di Israele ricevevano da lui le vie del servizio divino e della pietà, secondo il principio: «È più grande servirlo, ecc.»; e la sua preghiera veniva esaudita più di [quella di] Rabbi Yochanan ben Zakkai.
Tanto era grande che il Talmud afferma che il Mondo Futuro fu creato per lui. Le persone apprendevano da lui le vie del servizio divino e della pietà osservandolo, secondo l’insegnamento che è più grande assistere un maestro; e la sua preghiera veniva esaudita più di quella di Rabbi Yochanan ben Zakkai.
וכן נאמר והקימונו עליו שבעה רועים ושמונה נס״א [נסיכי אדם]2 שבחי׳ נס״א [נסיכי אדם] מועיל יותר נגד בחי׳ אשור כי יבא כו׳
E così è detto: «Innalzeremo contro di lui sette pastori e otto principi degli uomini», poiché il livello dei principi degli uomini è più efficace contro il livello di «Assiria, quando verrà, ecc.»,
Ecco perché Michah menziona i principi contro l’Assiria: sono più efficaci contro un nemico di questo genere.
לפי שממשיכים מבחי׳ סוכ״ע וכמו תפלת ר״ח [רבי חנינא] ב״ד [בן דוסא] להפוך הטבע כו׳ שהוא ע״י המשכה מבחי׳ סוכ״ע שלמעלה מסדר והדרגת ההשתלשלות כו׳:
perché fanno discendere dal livello della luce che circonda tutti i mondi (sovev kol almin); come nel caso della preghiera di Rabbi Chanina ben Dosa per sovvertire la natura, ecc.: ciò avviene mediante una discesa dal livello di sovev kol almin, che è al di sopra dell’ordine e della gradazione della catena discendente dei mondi (hishtalshelus), ecc.
I principi attingono alla luce che circonda tutti i mondi, al di sopra della catena ordinata della creazione. È così che la preghiera di Rabbi Chanina poteva cambiare la natura: i suoi miracoli provenivano da una luce al di sopra dell’ordine naturale.
Il paragrafo applica questa distinzione: il pastore insegna, mentre il principe, perfettamente giusto, fa discendere una luce che circonda tutti i mondi e si trova al di sopra della natura; per questo è più potente contro le forze del male.
Marei mekomos
- 1שלא נברא העוה״ב אלא בשבילו · Berakhot 61b
- 2והקימונו עליו שבעה רועים ושמונה נס״א · Micah 5:4
42וזהו ענין נרות דחנוכה. שטמאו כל השמנים שבהיכל מצד תגבורת חכמה דקליפה. לכן רצו להשכיחם תורתך כו׳.
E questo è il significato delle luci di Chanukah. [I Greci] profanarono tutti gli oli del Santuario, a causa della forza della sapienza della scorza (kelipah); perciò «cercarono di far loro dimenticare la Tua Torah, ecc.».
Ora si parla delle luci di Chanukah. I Greci profanarono gli oli del Santuario attraverso la forza della «sapienza della kelipah», la sapienza greca. Cercarono, come dice la preghiera di Chanukah, di far dimenticare la Torah a Israele.
וע״כ הוצרך להמשיך מבחי׳ שלמעלה מהחכמה1 דקדושה והוא מבחי׳ מקיפים עליונים. וזהו פך של שמן2 שהיה חתום בחותמו של כה״ג [כהן גדול] שהוא בחי׳ ורב חסד3 כו׳
Perciò fu necessario attrarre dal livello che è al di sopra della sapienza (Chochmah) della santità, ossia dal livello delle [luci] superne avvolgenti. E questo è il vasetto d’olio che era sigillato con il sigillo del Sommo Sacerdote, che corrisponde al livello di «grande abbondanza di benevolenza», ecc.
Poiché l’attacco avvenne attraverso la sapienza, il rimedio doveva provenire da un livello superiore alla Chochmah della santità, dalle luci superne avvolgenti. L’unico vasetto sigillato dal Sommo Sacerdote rappresenta la «grande abbondanza di benevolenza», una benevolenza senza misura.
(ולפי שהוא מבחי׳ מקיף נמשך ונשפל גם למטה להדליק גם עתה בדורותינו שאין בהמ״ק [בית המקדש] קיים משא״כ בבהמ״ק [בבית המקדש] היה ז׳ נרות מבחי׳ ז׳ רועים אלא שהיה הגילוי ממש בבחי׳ פנימית כמאמר עדות היא לבאי עולם4 כו׳.
(E poiché proviene dal livello di una [luce] avvolgente, viene attratta e fatta discendere anche in basso, così da essere accesa persino oggi, nelle nostre generazioni, quando il Santo Tempio non è in piedi; mentre nel Santo Tempio c’erano sette lampade, dal livello dei sette pastori, ma la rivelazione era concreta, in una modalità interiore, come dice il detto: «È una testimonianza per tutti coloro che vengono al mondo, ecc.».)
Poiché la luce di Chanukah è avvolgente, giunge fino a noi anche nel nostro tempo, in cui non c’è il Tempio. Le sette lampade del Tempio provenivano dai sette pastori e risplendevano interiormente e apertamente, come testimonianza per tutto il mondo.
ועמ״ש לקמן ע״פ כי אתה נרי הוי״ה5 והוי״ה יגיה חשכי.6 שם הוי״ה הראשון הוא בבחי׳ השתלשלות וממנו נמשך בחי׳ אתה נרי. והיינו הנרות דמקדש כו׳.
E vedi quanto è scritto più avanti a proposito di «Poiché Tu sei la mia lampada, Havayah, e Havayah illumina le mie tenebre». Il primo Nome Havayah appartiene al livello della catena discendente dei mondi (hishtalshelus), e da esso viene attratto il livello di «Tu sei la mia lampada»: cioè, le lampade del Santuario, ecc.
Nel versetto «Poiché Tu sei la mia lampada, Havayah, e Havayah illumina le mie tenebre» il Nome compare due volte. Il primo Havayah è la Divinità all’interno della catena dei mondi, fonte di «Tu sei la mia lampada»: le lampade del Tempio. Nel maamar su questo versetto, più avanti nella parashah, l’Alter Rebbe interpreta il primo Havayah come la lampada d’olio e lo stoppino, e il secondo, con la vav aggiunta, come un Havayah ancora più elevato.
ושם הוי״ה השני הוא מבחי׳ סוכ״ע שלמעלה מהשתלשלות ומזה נמשך בחי׳ יגיה חשכי והן הן נרות דחנוכה.
E il secondo Nome Havayah proviene dal livello della luce che circonda tutti i mondi (sovev kol almin), che è al di sopra della catena discendente dei mondi; da esso viene attratto il livello di «illumina le mie tenebre»: queste sono le luci di Chanukah.
Il secondo Havayah proviene dalla luce che circonda i mondi, al di sopra della catena discendente; esso «illumina le mie tenebre»: queste sono le luci di Chanukah.
ועד״ז הוא ענין ההפרש בין בחי׳ שבעה רועים לבחי׳ שמונה נס״א [נסיכי אדם]7 כי על ידי שבעה רועים נמשך המשכת המזון לכנ״י [לכנסת ישראל] בחי׳ ותורתך בתוך מעי שהוא מה שיכול להיות נמשך בפנימית זהו מבחי׳ שם הוי״ה הנמשך בעולמות אבי״ע [אצילות בריאה יצירה עשיה].
E in modo analogo si comprende la differenza tra il livello dei sette pastori e quello degli otto principi degli uomini: attraverso i sette pastori viene attratto il nutrimento per la Comunità d’Israele, il livello di «e la Tua Torah è dentro le mie viscere», ossia ciò che può essere attratto in modo interiore. Questo proviene dal livello del Nome Havayah che viene attratto nei Mondi dell’Emanazione (Atzilus), della Creazione (Beriah), della Formazione (Yetzirah) e dell’Azione (Asiyah).
Lo stesso vale per i pastori e i principi: i pastori forniscono il «nutrimento», la Torah che penetra nell’interiorità, proveniente dal Havayah che viene attratto nei mondi di Atzilus, Beriah, Yetzirah e Asiyah.
אבל ע״י נס״א [נסיכי אדם] נמשכים בחי׳ מקיפים והוא מבחי׳ שם הוי״ה שלמעלה מגדר ההתלבשות בהעולמות אלא שמאיר בבחי׳ מקיף וכענין תפלת רחב״ד [רבי חנינא בן דוסא] להפוך הטבע כו׳ כנ״ל
Ma attraverso i principi degli uomini vengono attratte le [luci] avvolgenti; esse provengono dal livello del Nome Havayah che è al di sopra dei limiti dell’essere rivestito nei mondi, ma risplende in una modalità avvolgente, come nel caso della preghiera di Rabbi Chanina ben Dosa per capovolgere l’ordine naturale, ecc., come spiegato sopra.
I principi attraggono luci avvolgenti dal Havayah che è al di sopra dell’essere rivestito nei mondi; questa è la forza che agì nella preghiera di Rabbi Chanina per cambiare l’ordine naturale.
והוא הנמשך ע״י מעשה המצות שהן המשכות בחי׳ מקיפים כי המצות הן נק׳ מצות המלך.8 ועיין בד״ה מזמור שיר חנוכת הבית910 בענין מזון לבוש כו׳.
E questo è ciò che viene attratto attraverso la pratica delle mitzvos, che attraggono il livello delle [luci] avvolgenti, poiché le mitzvos sono chiamate «i comandi del Re». Vedi anche il discorso che inizia con «Un salmo, un canto per la dedicazione della Casa», riguardo al nutrimento e all’abito, ecc.
Anche le mitzvos attraggono luci avvolgenti: sono «i comandi del Re», e il re si trova al di sopra del suo popolo. In Likkutei Torah, V’Zos HaBerachah («Un salmo, un canto per la dedicazione della Casa»), l’Alter Rebbe spiega il nutrimento, l’abito e la casa: la Torah è il nutrimento dell’anima e le mitzvos sono i suoi abiti, più basse nella loro discesa ma più elevate nella loro radice.
ולכן בחי׳ משיח הוא ג״כ מנס״א [מנסיכי אדם]11 כי במשיח נאמר והריחו. מורח ודאין.12 וריח הוא בחי׳ מקיף ריחא דלבושייכו משא״כ הרועים הוא בחי׳ מזון כו׳. ולקמן יבואר דבמשיח יש ב׳ הבחי׳):13
E dunque anche il livello (bechinah) di Mashiach proviene dai principi degli uomini, poiché di Mashiach è detto «vaharicho» («e annuserà»), [cioè,] «annusa e giudica»; e l’olfatto è il livello di una [luce] avvolgente, «il profumo dei loro abiti», mentre i pastori sono il livello del nutrimento, ecc. Più avanti si spiegherà che in Mashiach vi sono entrambi i livelli.)
Anche Mashiach è annoverato tra i principi. Yeshayahu dice di lui «vaharicho», che alla lettera significa «sarà ispirato [con il timore di D‑o]», ma la parola deriva da rei’ach [odore], e il Talmud la interpreta come «annusa e giudica». L’olfatto è un senso avvolgente, come il profumo degli abiti, mentre i pastori forniscono nutrimento; il testo aggiunge che Mashiach possiede entrambe queste qualità.
Il paragrafo applica l’intera analisi a Chanukah: contro la sapienza greca, il rimedio doveva provenire da una luce avvolgente superiore alla sapienza, il livello dei principi; per questo le luci di Chanukah risplendono anche in esilio.
Il Rebbe osserva (in Sefer HaMaamarim 5710) che il Talmud annovera Mashiach tra i principi perché questa è la sua qualità principale, benché possieda entrambe le qualità. La nota di Kehot rimanda inoltre al Rambam, Laws of Kings 11:3, riguardo a come si riconosce Mashiach. I maamarim del Rebbe del 5738, 5746 e 5748 sviluppano il motivo per cui il rimedio doveva provenire da un livello superiore alla sapienza.
Marei mekomos
- 1וע״כ הוצרך להמשיך מבחי׳ שלמעלה מהחכמה · ראה ד״ה ת״ר מצות נר חנוכה תשל״ח ס״ב [סה״מ מלוקט ח״ב ע׳ יח]. ד״ה ואתה ברחמיך תשמ״ח ס״ד [סה״מ מלוקט ח״ד ע׳ קא]. ד״ה ביום השמיני תשמ״ו ס״ו [סה״מ מלוקט ח״ד ע׳ קיב].
- 2פך של שמן · Shabbat 21b:10
- 3ורב חסד · Exodus 34:6
- 4עדות היא לבאי עולם · Shabbat 22b:2
- 5ועמ״ש לקמן ע״פ כי אתה נרי הוי״ה · לקמן מא, א.
- 6יגיה חשכי · II Samuel 22:29
- 7ההפרש בין בחי׳ שבעה רועים לבחי׳ שמונה נס״א · מובא באוה״ת נ״ך כרך א ע׳ תעט.
- 8המצות הן נק׳ מצות המלך · ראה לקו״ת פ׳ במדבר ביאור לד״ה וידבר משה גו׳ אנכי ס״ב. ופ׳ ואתחנן ד״ה למען תירא. וראה לקמן לה, ב.
- 9בד״ה מזמור שיר חנוכת הבית · לקו״ת ס״פ ברכה.
- 10מזמור שיר חנוכת הבית · Psalms 30:1
- 11משיח הוא ג״כ מנס״א · בד״ה למען דעת תרס״ט (סה״מ תרס״ט ע׳ לט) מציין לכאן.
- 12והריחו מורח ודאין · Isaiah 11:3
- 13דבמשיח יש ב׳ הבחי׳ · בסוכה נב, ב נחשב בנסיכים, י״ל מפני שזהו העיקר בו (הערת כ״ק אדמו״ר זי״ע בספר המאמרים תש״י ע׳ 255).
Beis Shammai e Beis Hillel ¶43–48
43ובזה יובן הגמ׳ [הגמרא] בש״א [בית שמאי אומרים] יום ראשון מדליק שמונה מכאן ואילך פוחת והולך.1 וטעמא דב״ש [דבית שמאי] דיליף מפרי החג שיום ראשון מקריב י״ג מכאן ואילך פוחת והולך כו׳.
E attraverso questo si comprenderà la Gemara: Beis Shammai dicono: il primo giorno si accendono otto lumi; da allora in poi si diminuisce progressivamente. La ragione di Beis Shammai è che lo deducono dai tori della Festa, per i quali il primo giorno se ne offrivano tredici, e da allora in poi si diminuiva progressivamente, ecc.
Con tutto ciò, l’Alter Rebbe torna alla disputa del Talmud. Beis Shammai modellano i lumi di Chanukah sui tori di Sukkos: tredici il primo giorno (Numbers 29:13), e uno in meno ogni giorno successivo.
ובה״א [ובית הלל אומרים] יום ראשון מדליק א׳ מכאן ואילך מוסיף והולך כו׳. כי הנה ענין פרי החג הוא ג״כ המשכת מקיפים עליונים כי סכות הוא התגלות המקיפים כמ״ש כי גבר עלינו חסדו.2
E Beis Hillel dicono: il primo giorno si accende un lume; da allora in poi si aumenta progressivamente, ecc. Anche i tori della Festa, infatti, rappresentano l’attrazione verso il basso di [luci] avvolgenti superne, poiché Sukkos è la rivelazione delle [luci] avvolgenti, come è scritto: «Poiché la Sua benevolenza ha prevalso su di noi».
Beis Hillel aumenta partendo da uno. Come quelli di Chanukah, anche i sacrifici di Sukkos fanno discendere luci avvolgenti superne; Sukkos è la festa della sukkah che avvolge, della benevolenza di D‑o che «ha prevalso su di noi».
Il paragrafo torna alla disputa iniziale e stabilisce il terreno comune: sia Sukkos sia Chanukah fanno discendere luci avvolgenti.
La sukkah stessa, che circonda la persona, è l’immagine classica di una luce avvolgente nella Chassidus.
Marei mekomos
- 1בש״א יום ראשון מדליק שמונה מכאן ואילך פוחת והולך · Shabbat 21b:5
- 2כי גבר עלינו חסדו · Psalms 117:2
44וע״י המשכה זו מתבררים ג״כ הע׳ [השבעים] שרים ונהפכים ליבטל באור זה. וזהו הללו את1 ה׳ כל גוים כו׳ כי גבר עלינו חסדו.
E attraverso questa discesa della luce vengono raffinati anche i settanta principi e trasformati, così da raggiungere l’autoannullamento in questa luce. E questo è [il significato di] «Lodate Havayah, voi tutte le nazioni, ecc., perché la Sua benevolenza ha prevalso su di noi».
La luce di Sukkos raffina persino i «settanta principi», le potenze spirituali che governano le settanta nazioni, così che raggiungano l’autoannullamento in essa. Perciò il Salmo invita tutte le nazioni a lodare D‑o, perché la Sua benevolenza verso Israele ha prevalso.
ולכן מתחיל בי״ג פרים כנגד י״ג מדה״ר [מדות הרחמים] שהם מקיפים כנודע. ואח״כ הולכין ומתמעטין כי כיון שכבר נבררו כמה בחי׳ ע״י המשכה שביום ראשון ע״כ א״צ [אין צריך / אינו צריך] עוד להארה גדולה כ״כ [כל כך] כיום ראשון כו׳.
Perciò si inizia con tredici tori, corrispondenti ai tredici attributi di misericordia, che sono luci avvolgenti, come è noto. In seguito il loro numero diminuisce progressivamente, poiché, dal momento che diversi livelli sono già stati raffinati attraverso la discesa della luce del primo giorno, non è più necessaria un’illuminazione così grande come quella del primo giorno, ecc.
I tori iniziano da tredici, in corrispondenza dei tredici attributi di misericordia, che sono luci avvolgenti. Il loro numero diminuisce perché, dopo che molto è già stato raffinato il primo giorno, nei giorni successivi occorre meno luce.
Il paragrafo spiega perché il numero dei tori di Sukkos diminuisce: la grande luce avvolgente del primo giorno raffina le potenze delle settanta nazioni, perciò nei giorni successivi ne occorre meno.
I settanta tori di Sukkos sono tradizionalmente collegati alle settanta nazioni. Nel pensiero chassidico, i loro «principi» sono potenze spirituali, il cui raffinamento consiste nella loro sottomissione alla santità; si tratta di forze spirituali, non del valore di un popolo.
Marei mekomos
- 1הללו את ה׳ כל גוים · Psalms 117:1
45והנה בחנוכה ממשיכים ג״כ בחי׳ מקיפים הנ״ל שעי״ז יהיו נדחים הקליפות.
Ora, anche a Chanukah queste [luci] avvolgenti vengono fatte discendere, affinché per mezzo loro le kelipos [forze di occultamento] siano respinte.
Anche a Chanukah vengono fatte discendere luci avvolgenti per respingere le kelipos, le forze di occultamento.
אך בחנוכה הוא בבחי׳ מלחמה. וכמ״ש סבוני כו׳ בשם ה׳ כי אמילם1 כו׳ והיינו ג״כ ע״י המקיפים דוקא. וזהו טוב לחסות2 בהוי״ה מבטוח כו׳ כמ״ש במ״א.
Ma a Chanukah ciò avviene nella modalità della guerra, come è scritto: «Mi hanno circondato...; nel Nome Havayah li abbatterò... »; e anche questo avviene precisamente per mezzo delle [luci] avvolgenti. E questo è [il significato di] «È meglio rifugiarsi in Havayah che confidare...», come spiegato altrove.
Ma a Chanukah ciò avviene attraverso la guerra, come dice il Salmo: «Mi hanno circondato…; nel Nome Havayah li abbatterò», e anche questa vittoria si ottiene per mezzo della luce avvolgente. Perciò «è meglio rifugiarsi in Havayah», il Nome che è al di sopra della natura, piuttosto che confidare nei principi.
Il paragrafo mette a confronto Chanukah e Sukkos: in entrambi i casi vengono fatte discendere luci avvolgenti, ma a Chanukah le forze del male vengono respinte attraverso la battaglia.
Marei mekomos
- 1בשם ה׳ כי אמילם · Psalms 118:11
- 2טוב לחסות · Psalms 118:9
46ובסכות להיותו מדאורייתא אינו ע״י מלחמה אלא שנעשו נכנעים ממילא ע״י גילוי זה כו׳. וכיון ששני הענינים הוא המשכת בחי׳ מקיפים ע״כ למדים ב״ש [בית שמאי] לנרות דחנוכה מפרי החג שמתחלה צ״ל גילוי גדול יותר.
E a Sukkos, poiché è prescritto dalla Torah, ciò non avviene mediante una guerra; piuttosto, gli avversari vengono sottomessi spontaneamente da questa rivelazione, ecc. E poiché entrambi gli aspetti consistono nel far discendere [luci] avvolgenti, Beis Shammai deducono le lampade di Chanukah dai tori della Festa: dapprima deve esserci una rivelazione più grande,
Sukkos è una festa prescritta dalla Torah, perciò le forze avverse si sottomettono da sé dinanzi alla rivelazione, senza battaglia. Poiché entrambe le feste fanno discendere luci avvolgenti, Beis Shammai deducono Chanukah da Sukkos: prima la luce più grande, poi una minore.
Il paragrafo illustra la posizione di Beis Shammai: poiché entrambe le feste fanno discendere una luce avvolgente, Chanukah segue il modello di Sukkos, con una progressiva diminuzione.
47ואח״כ יהיה מתמעט והולך מטעם הנ״ל בפרי החג.
e in seguito diminuisce progressivamente, per il motivo spiegato sopra a proposito dei tori della Festa.
Perciò le luci di Beis Shammai diminuiscono, per il motivo indicato a proposito dei tori. Nella spiegazione del Rebbe (Likkutei Sichos, vol. 5), citata nella nota di Kehot, anche Beis Shammai concordano che la luce in quanto tale dovrebbe aumentare; diminuisce soltanto perché le luci di Chanukah corrispondono ai tori di Sukkos, che corrispondono alle nazioni.
וב״ה [ובית הלל] סברי מעלין בקודש1 כו׳. פי׳ דלא דמי ללמוד זה מפרי החג. כי חג הסכות הוא דאורייתא. ואורייתא מח״ע [מחכמה עילאה] נפקת2 מלמעלה למטה. ואם כן בא ונמשך הגילוי מצד עצמו מלמעלה למטה.
E Beis Hillel sostengono: «Si sale in santità, ecc.». Vale a dire: i due casi non sono uguali, per cui non si può dedurre questo dai tori della Festa; infatti la festa di Sukkos è stabilita dalla Torah, e la Torah scaturisce dalla sapienza superna (Chochmah), dall’Alto verso il basso. In tal caso, la rivelazione giunge e viene attratta da sé, dall’Alto verso il basso.
Beis Hillel sostengono che «si sale in santità», perché i due casi non sono uguali: Sukkos è stabilita dalla Torah, e la Torah «scaturisce dalla Chochmah superna», dall’Alto verso il basso; pertanto la sua rivelazione giunge da sé dall’Alto.
Il paragrafo introduce il ragionamento di Beis Hillel: Sukkos, una festa stabilita dalla Torah, è una rivelazione dall’Alto, a differenza di Chanukah.
Una sicha del Rebbe, citata nella nota, spiega che, per quanto riguarda la luce in sé, anche Beis Shammai concorderebbero che si dovrebbe aumentare; diminuiscono soltanto perché le luci di Chanukah corrispondono ai tori di Sukkos, che corrispondono alle nazioni.
Marei mekomos
- 1מעלין בקודש · Shabbat 21b:6–7
- 2ואורייתא מח״ע נפקת · Zohar, Yitro 21:378–22:389
48ולכן גם ההארה היותר גבוה יוכל לבא ולימשך בתחלה כי מי מעכב ומי מונע1 לה׳ ית״ש [יתברך שמו]. והיד ה׳ תקצר.
Pertanto, anche l’illuminazione più elevata può venire e discendere fin dall’inizio, poiché chi può trattenere e chi può impedire D‑o, benedetto sia il Suo Nome? «La mano di Havayah è forse troppo corta?»
Poiché una festività della Torah è una rivelazione da parte di D‑o, la luce più elevata può giungere subito: nulla può trattenere D‑o. «La mano di D‑o è forse troppo corta?»
משא״כ בחנוכה שהוא מדרבנן שהם המשיכו להיות גילוי זה וא״כ כיון שממשיכים זה מלמטה א״א להגיע ולהמשיך הגילוי הגדול בתחלה כ״א2 מעט מעט.
Non è così per Chanukah, che è di istituzione rabbinica: furono loro a far discendere questa rivelazione. Poiché dunque essa viene fatta discendere dal basso, è impossibile raggiungere e far discendere la grande rivelazione fin dall’inizio; ciò può avvenire soltanto poco a poco.
Chanukah è di istituzione rabbinica: furono i Saggi stessi a far discendere questa luce, dal basso. Ciò che viene fatto discendere dal basso non può raggiungere subito la sua altezza, ma soltanto poco a poco.
שמתחלה ממשיכים נר א׳. ואח״כ מעלין בקודש כו׳ והולך ומוסיף אור כו׳.
All’inizio si fa discendere una sola lampada; in seguito «si sale in santità, ecc.» e la luce continua ad aumentare, ecc.
Si comincia dunque con una sola luce e poi «si sale in santità», aggiungendo luce ogni notte.
(ודוגמא לדבר מפסח וספה״ע [וספירת העומר] כי בפסח היה הגילוי באתעדל״ע [באתערותא דלעילא] מצד עצמו שנגלה עליהם ממ״ה [מלך מלכי המלכים] כו׳. ואח״כ צ״ל וספרתם לכם להפוך המדות ע״י שממשיכים היום יום א׳ לעומר לנה״ב [לנפש הבהמית] כו׳.
(Un esempio di ciò è Pesach e la Conteggio dell’Omer: a Pesach la rivelazione fu un risveglio dall’Alto (isarusa dileila), spontaneo: «il Re dei re si rivelò a loro, ecc.». In seguito deve esserci «E conterete per voi», per trasformare gli attributi emotivi (middos), facendo discendere «oggi è un giorno dell’Omer» nell’anima animale (Nefesh HaBehamis), ecc.
L’Alter Rebbe paragona Pesach alla Conteggio dell’Omer. A Pesach la rivelazione venne dall’Alto, senza essere provocata, come dice la Haggadah: «il Re dei re si rivelò a loro»; in seguito viene la Conteggio dell’Omer, che trasforma le emozioni facendo discendere la luce nell’anima animale, giorno dopo giorno.
ולמחר היום שני ימים. ואין אומרים יום שני אלא שני ימים. כלומר היום נמשך בחי׳ עליונה יותר הכוללת שני ימים ואח״כ מוסיף והולך אור כו׳. נמצא בספירת העומר שהיא אתערותא דלעילא ע״י אתערותא דלתתא הוא ממשיך מעט מעט והולך ואור כו׳ ב׳ ימים ג׳ ימים כו׳.
E domani: «oggi sono due giorni»; non si dice «il secondo giorno», bensì «due giorni». Ciò significa che oggi viene fatto discendere un livello più elevato, che comprende due giorni; in seguito la luce continua ad aumentare, ecc. Così, nella Conteggio dell’Omer, che è l’isarusa dileila attraverso un risveglio dal basso (isarusa dilesata), si fa discendere poco a poco, e la luce continua a crescere: due giorni, tre giorni, ecc.
Il conteggio dice «due giorni», non «il secondo giorno»: ogni giorno fa discendere un livello più elevato che comprende i giorni precedenti, così la luce continua a crescere. L’Omer è un risveglio dall’Alto che si manifesta attraverso un risveglio dal basso; perciò cresce un passo alla volta.
וזהו כמו בחנוכה תחלה נר א׳ ואח״כ מוסיף והולך כו׳. אבל בפסח שהיה הגילוי מעצמו הרי כללות האור הנמשך אח״כ בכל ימי העומר היה גילוי זה כולו בעצמו בתחלה כו׳ מטעם הנ״ל.3
Questo è come a Chanukah: prima una lampada, e poi la luce continua ad aumentare, ecc. Ma a Pesach, quando la rivelazione avvenne spontaneamente, tutta la luce che viene fatta discendere in seguito durante tutti i giorni dell’Omer, l’intera rivelazione, era già presente fin dall’inizio, ecc., per il motivo spiegato sopra.
È come a Chanukah: una luce, poi altre. Ma a Pesach, poiché la rivelazione venne dall’Alto, tutta la luce che viene fatta discendere in seguito durante l’Omer fu rivelata fin dall’inizio.
וגם מזה יובן מ״ש בפע״ח [בפרי עץ חיים] בספה״ע [בספירת העומר] ממשיכים מקיפים דאימא אבל הפנימיים אין בנו כח להמשיך רק בזמן בהמ״ק [בית המקדש].
Da ciò si comprenderà anche quanto è scritto in Pri Etz Chaim a proposito della Conteggio dell’Omer: facciamo discendere le [luci] circostanti di Imma, ma non abbiamo la forza di far discendere quelle interiori, se non all’epoca del Tempio.
Questo spiega l’insegnamento dell’Arizal in Pri Etz Chaim: durante l’Omer facciamo discendere le luci circostanti di Imma (Binah), ma le luci interiori potevano essere fatte discendere soltanto quando il Tempio era in piedi.
והוא כמ״ש בענין שבעה רועים דהם בחי׳ פנימיים וזה היה במנורה שבבהמ״ק [שבבית המקדש] ז׳ קנים. משא״כ עכשיו ממשיכים מבחי׳ המקיפים שהם ח׳ נס״א [נסיכי אדם]:)
Questo è come viene spiegato a proposito dei sette pastori: essi sono il livello delle [luci] interiori, e ciò era nella Menorah del Tempio, a sette bracci; mentre oggi facciamo discendere dal livello delle [luci] circostanti, che sono gli otto principi degli uomini.)
Le luci interiori sono i sette pastori, la Menorah a sette bracci del Tempio. Oggi facciamo discendere le luci circostanti, gli otto principi, come nelle luci di Chanukah.
ובכל הנ״ל יובן ענין קבלת עומ״ש [עול מלכות שמים] שקדמה לעול מצות4 היינו שהוא בחי׳ בכל מאדך בירור נה״ב [נפש הבהמית] נר ה׳ נשמת אדם.5
Alla luce di tutto quanto precede, si comprenderà il significato dell’accettazione del giogo (kabbalas ol) del Regno dei Cieli, che precede il giogo delle mitzvos: essa è il livello di «con tutta la tua forza», il raffinamento dell’anima animale (Nefesh HaBehamis), «la lampada di Havayah è l’anima dell’uomo».
Ora l’Alter Rebbe trae una lezione per il servizio divino: l’accettazione del giogo del Cielo precede l’accettazione delle mitzvos, secondo l’ordine della Mishnah, che fa precedere lo Shema a «E avverrà». Tale accettazione è l’amore «con tutta la tua forza», il raffinamento dell’anima animale: «la lampada di Havayah è l’anima dell’uomo».
ואע״פ [ואף על פי] שזהו בחי׳ אספקלריא שא״מ [שאינה מאירה] הוא קודם לעול מצות עם היות נר מצוה בחי׳ אספקלריא המאירה. אך משום שעי״ז יש גילוי בחי׳ עליונה יותר כנ״ל.
E benché questo sia il livello dello specchio che non illumina, esso precede il giogo delle mitzvos, sebbene «una mitzvah è una lampada» sia il livello dello specchio luminoso. Ma [esso precede] perché attraverso di esso si rivela un livello più elevato, come spiegato sopra.
Si tratta dello specchio che non illumina, eppure esso precede le mitzvos, che sono lo specchio luminoso: attraverso di esso, infatti, si rivela un livello più elevato, come spiegato.
ועוד שהוא כמו הפתילה ושמן שאין דרך להיות נתלה האור בשמן שהוא נר מצוה. כ״א ע״י שנאחז תחלה בפתילה היא בחי׳ נר הוי״ה נשמת אדם כנ״ל. (ועמ״ש ע״פ ראיתי והנה מנורת זהב67 כו׳)
E inoltre, ciò dipende dal fatto che è come lo stoppino e l’olio: la luce non può restare sospesa nell’olio, che è «una mitzvah è una lampada», se non dopo essersi prima attaccata allo stoppino, che è il livello di «la lampada di Havayah è l’anima dell’uomo», come spiegato sopra. (E si veda quanto è scritto a proposito di «Ho visto, ed ecco, un candelabro d’oro, ecc.»)
Essa precede anche per via della lampada: la fiamma non può attaccarsi direttamente all’olio, cioè alle mitzvos, ma solo dopo essersi prima attaccata allo stoppino, cioè all’anima, «la lampada di Havayah». Nel discorso sul candelabro d’oro di Zechariah (Likkutei Torah, Behaalosecha), l’Alter Rebbe interpreta le sette lampade del candelabro come le anime dei sette pastori, e le mitzvos come olio e stoppino.
ולכן ג״כ ספה״ע [ספירת העומר] שהוא זיכוך נה״ב [נפש הבהמית] אספקלריא שא״מ [שאינה מאירה] קדמה למ״ת [למתן תורה] דשבועות שהוא נר מצוה.
E perciò anche il Conteggio dell’Omer, che raffina l’anima animale ed è lo specchio che non illumina, precede il Dono della Torah a Shavuos, che è «una mitzvah è una lampada».
Allo stesso modo, il Conteggio dell’Omer, che raffina l’anima animale, precede Shavuos e il Dono della Torah, «una mitzvah è una lampada».
וזהו וספרתם לכם ממחרת השבת.8 כי השבת הוא בחי׳ נר מצוה. אבל בחי׳ קדושתי שלמעלה מקדושתכם נק׳ ממחרת השבת כלומר למעלה מבחי׳ השבת.
E questo è «Conterete per voi dal giorno dopo lo Shabbat». Poiché lo Shabbat è il livello di «una mitzvah è una lampada», mentre il livello di «la Mia santità è al di sopra della vostra santità» è chiamato «il giorno dopo lo Shabbat», cioè al di sopra del livello dello Shabbat.
La Torah dice di contare «dal giorno dopo lo Shabbat»: lo Shabbat rappresenta la mitzvah come lampada, mentre «il giorno dopo lo Shabbat» è al di sopra di esso, «la Mia santità è al di sopra della vostra santità».
וזהו ענין קבלת עומ״ש [עול מלכות שמים] דבור אנכי9 ולא יהיה לך שלפני מצות שבת.
E questo è il significato dell’accettazione del giogo del Regno dei Cieli: le dichiarazioni «Io sono» e «Non avrai [altri dèi]», che precedono la mitzvah dello Shabbat.
Così, al Sinai, «Io sono» e «Non avrai altri dèi», l’accettazione della sovranità di D‑o, precedettero la mitzvah dello Shabbat.
E questo è il significato di «Conterete per voi»: il Conteggio dell’Omer, il raffinamento dell’anima, come è noto, e la rettificazione degli attributi emotivi (middos), per trasformare le tenebre in luce.
Il Conteggio dell’Omer raffina l’anima e corregge le emozioni, trasformando le tenebre in luce.
Il paragrafo espone la ragione di Beis Hillel: una luce rabbinica fatta discendere dal basso deve crescere passo dopo passo. La mette in parallelo con Pesach e con l’Omer, e ne trae l’insegnamento che prima devono venire l’accettazione della sovranità di D‑o e la rettificazione dell’anima animale.
La nota Kehot cita la sicha del Rebbe su «chi può impedire D‑o», tratta da Derech Mitzvosecha. Nella Kabbalah, i quarantanove giorni dell’Omer fanno discendere la luce di Binah (Imma) nelle emozioni; Pri Etz Chaim afferma che durante l’esilio se ne può far discendere soltanto l’aspetto circostante.
Marei mekomos
- 1כי מי מעכב ומי מונע · ראה דרך מצותיך לד, ב. מובא בלקו״ש חכ״א ע׳ 194.
- 2שו״ה בתחלה כו׳ · ע״כ נמצא בבוך 1223.
- 3מטעם הנ״ל בפרי החג · Shabbat 21b:6–7
- 4עול מצות · Mishnah Berakhot 2:2
- 5נר ה׳ נשמת אדם · Proverbs 20:27
- 6ע״פ ראיתי והנה מנורת זהב · לקו״ת פ׳ בהעלותך.
- 7ראיתי והנה מנורת זהב · Zechariah 4:2
- 8וספרתם לכם ממחרת השבת · Leviticus 23:15
- 9אנכי · Exodus 20:2
- 10בש״א יום ראשון מדליק שמונה · Shabbat 21b:5
- 11הללו . . כי גבר עלינו חסדו · תהלים קיז.
- 12סבוני כו׳ · Psalms 118:11
- 13טוב לחסות · Psalms 118:9
- 14דלא דמי ללמוד זה מפרי החג · מובא באוה״ת כרך א ע׳ רנט.
- 15ואורייתא מח״ע נפקת · Zohar II, 85a
- 16והיד ה׳ תקצר · Numbers 11:23
Le radici dei pastori e dei principi ¶49–55
49ולהבין ביאור הדברים הנ״ל בענין שמונה נסיכי אדם. דודאי הרועים הם יותר נעלים מהם במה שהם משפיעים מבחי׳ פנימיות. משא״כ בנס״א [בנסיכי אדם].
Per comprendere la spiegazione di quanto detto sopra riguardo agli otto principi degli uomini: certamente i pastori sono superiori a loro, poiché elargiscono dal livello della dimensione interiore (pnimiyus), cosa che non avviene per i principi degli uomini.
Per chiarire la posizione dei principi: sotto un certo aspetto i pastori sono certamente superiori, perché elargiscono in modo interiore, cosa che i principi non fanno.
והיינו לפי שהרועים נשמתם מבחי׳ פנימיות. והנסיכים מבחי׳ חיצוניות (ולכן משה הוא מהרועים. ואליהו מהנסיכים. ונודע דמשה הוא מבחי׳ פנימיות ואליהו מבחי׳ חיצוניות)
Ciò è perché le anime dei pastori provengono dal livello della dimensione interiore, mentre quelle dei principi provengono dal livello della dimensione esteriore (chitzoniyus). Perciò Moshe appartiene ai pastori ed Eliyahu ai principi; ed è noto che Moshe proviene dal livello della dimensione interiore, mentre Eliyahu proviene dal livello della dimensione esteriore.
Le loro anime provengono da una dimensione interiore, quelle dei principi da una dimensione esteriore. Perciò Moshe è un pastore ed Eliyahu un principe: è noto che Moshe proviene dalla dimensione interiore ed Eliyahu da quella esteriore.
אמנם בזאת יתרון מעלת נס״א [נסיכי אדם] שנשמתם הם מבחי׳ עולם העליון יותר מנשמות הרועים אלא שהם מבחי׳ חיצוניות של העליון. והרועים הם מבחי׳ פנימית של התחתון.1
Tuttavia, proprio in questo consiste il vantaggio dei principi degli uomini: le loro anime provengono da un mondo di livello superiore a quello da cui provengono le anime dei pastori, ma dalla dimensione esteriore del livello superiore; i pastori, invece, provengono dalla dimensione interiore del livello inferiore.
Eppure i principi hanno un vantaggio: le loro anime provengono da un mondo superiore. Sono la dimensione esteriore di un livello superiore, mentre i pastori sono la dimensione interiore di un livello inferiore.
והוא כמו עד״מ שהעלים של מיני פירות החשובים ויקרים מאד יש בהם יתרון מעלה משאר פירות.
È come, per esempio, le foglie di varietà di alberi da frutto assai pregiate e preziose, che hanno un vantaggio rispetto agli altri frutti.
Un’analogia: le foglie di un albero da frutto molto pregiato hanno un vantaggio rispetto agli altri frutti.
אע״פ [אף על פי] שהעלים הם חיצוניות. ואין בהם טעם אפי׳ [אפילו] כבמיני פירות הפשוטים מ״מ הם ממין וסוג אחר החשוב הרבה יותר ממין פירות הגרועים.
Benché le foglie siano esteriori e non abbiano sapore, neppure quanto le varietà di frutti semplici, sono tuttavia di una specie e categoria diversa, assai più pregiata di quella dei frutti inferiori.
Le foglie sono esteriori e insipide, meno saporite persino dei frutti semplici; eppure appartengono a una specie molto più pregiata.
ונגד זה יש מעלה בפירות על העלין במה שמ״מ הם מין פרי ויש בהם טעם משא״כ בעלין כו׳.
Per contro, i frutti hanno un vantaggio rispetto alle foglie, poiché sono comunque frutti e hanno sapore, cosa che non vale per le foglie, ecc.
I frutti, d’altro canto, hanno il vantaggio di essere commestibili e saporiti, a differenza delle foglie.
Il paragrafo chiarisce come i principi possano superare i pastori: le loro anime provengono da un mondo superiore, ma ne costituiscono la dimensione esteriore, come le foglie di un albero pregiato rispetto ai frutti comuni.
Derech Mitzvosecha sul lume di Chanukah (capitolo 3) e il maamar “Lemaan Daas” del 5669 sviluppano la dimensione esteriore del livello superiore rispetto alla dimensione interiore del livello inferiore. Il principio secondo cui la dimensione esteriore del livello superiore supera quella interiore del livello inferiore ricorre in tutta la Chassidus.
Marei mekomos
- 1מבחי׳ פנימית של התחתון · ראה בדרך מצותיך מצות נר חנוכה פ״ג. ד״ה למען דעת תרס״ט.
50והנה עד״ז יש ב׳ מיני נשמות שיש נשמות יראים ושלימים כמו עולה תמימה. ואעפ״כ [ואף על פי כן] אינם יכולים ללמד לזולתם תורת ה׳. ויש נשמות בעלי תורה ואינן שלימים בתכלית כ״כ [כל כך] בלי שום דופי כמו נשמות הנ״ל.
Ora, in questo modo, vi sono due tipi di anime. Vi sono anime di persone timorate di D‑o e integre, come un «olocausto perfetto»; eppure non sono in grado di insegnare ad altri la Torah di D‑o. Vi sono poi anime di maestri della Torah, che non sono così del tutto integre, senza alcun difetto, come le anime menzionate sopra.
Anche tra le anime in generale esistono gli stessi due tipi. Alcune sono timorate di D‑o e pienamente integre, come un «olocausto perfetto» (come Rashi definisce Yitzchak), eppure non sono in grado di insegnare la Torah ad altri; altre sono anime di maestri della Torah, che insegnano ma non sono del tutto prive di difetti.
Il paragrafo applica la distinzione tra pastori e principi alle anime di ogni generazione: i perfetti nella pietà e coloro che insegnano la Torah.
51והיינו שהיראים ותמימים נלקח נשמתם מעלמא דאתכסיא וע״כ אינם פרנסי הדור לפי שהם מעלמא דאתכסיא בבחי׳ הסתר והעלם והוא המשומר ממגע וכו׳ ומ״מ אינם בעלי תורה כ״כ [כל כך] להיותם רק בחי׳ חיצוניות עליון.
Ciò significa che le anime dei timorati di D‑o e degli integri provengono dal mondo nascosto e, perciò, essi non sono coloro che sostengono la generazione, poiché provengono dal mondo nascosto, in uno stato di occultamento e celatezza; ed è «ciò che è custodito dal contatto», ecc. E tuttavia non sono così esperti nella Torah, poiché rappresentano soltanto il livello della dimensione esteriore (chitzoniyus) del livello superiore.
I perfettamente pii provengono dall’alma de’iskasya (il mondo nascosto), un livello superiore caratterizzato dall’occultamento. Perciò non sono coloro che sostengono la propria generazione: sono «custoditi» dal contatto con il mondo inferiore. Né sono grandi maestri, poiché provengono dalla dimensione esteriore del livello superiore.
Il paragrafo spiega che i pii provengono dal mondo nascosto e superiore: sono integri, ma celati, e rappresentano la dimensione esteriore di un livello superiore.
Nella Kabbalah, il «mondo nascosto» (alma de’iskasya) e il «mondo rivelato» (alma de’isgalya) sono livelli superiore e inferiore all’interno del Mondo dell’Emanazione (Atzilus), spesso identificati con la comprensione (Binah) e la sovranità (Malchus).
52ובעלי תורה הם מבחי׳ פנימית רק שהם מבחי׳ פנימית תחתון עלמא דאתגליא לכן הם בהתגלות ללמד כו׳.
E i maestri della Torah appartengono alla dimensione interiore; tuttavia, appartengono alla dimensione interiore del livello inferiore, il mondo rivelato. Per questo si manifestano apertamente, per insegnare, ecc.
I maestri della Torah provengono dalla dimensione interiore, ma da quella del livello inferiore, il «mondo rivelato». Per questo i loro doni sono manifesti ed essi insegnano.
ועד״ז הוא ענין שמונה נסיכי אדם ששרשם משמונה תקונים הראשונים שבי״ג ת״ד [תיקוני דיקנא] דא״א שהם בחי׳ מקיפים.
E in questo senso va inteso il tema degli otto principi degli uomini, la cui radice si trova nei primi otto dei tredici tikkunim [configurazioni] della barba di Arich Anpin, che sono il livello delle luci avvolgenti.
Gli otto principi hanno radice nei primi otto dei «tredici tikkunim della barba» di Arich Anpin, canali cabalistici della misericordia divina che corrispondono ai Tredici Attributi della Misericordia. Questi otto sono luci avvolgenti.
כי תקון לאלפים הוא בחי׳ או״פ [אור פנימי]1 כי לאלפים היינו אאלפך חכמה אאלפך בינה23 שאו״א [שאבא ואימא] יונקים מב׳ מזלות דא״א ויניקה זו היא בחי׳ או״פ [אור פנימי]
Poiché il tikkun «per le migliaia» (la’alafim) è il livello della luce interiore: «per le migliaia» è [come in] «Ti insegnerò (a’alefcha) la sapienza (Chochmah), ti insegnerò la comprensione (Binah)»; infatti Abba e Imma (Chochmah e Binah) traggono sostentamento da due mazalos [canali di flusso] di Arich Anpin, e questo sostentamento è il livello della luce interiore,
Il tikkun chiamato la’alafim («per le migliaia») è luce interiore. La parola si legge come a’alefcha, «ti insegnerò», come in «Ti insegnerò la sapienza» (Iyov); anche il Talmud legge le lettere Alef-Beis come «impara (alef) la comprensione». Abba e Imma, Chochmah e Binah, traggono sostentamento da due mazalos («flussi»), i canali della barba di Arich Anpin, e questo sostentamento è luce interiore, che viene insegnata e assorbita.
והוא כמו בחי׳ רועים ישראל מפרנסים כו׳ אכלו ריעים או״א [אבא ואימא] כו׳ וזהו נוצר חסד לאלפים.4
ed è simile al livello dei pastori: «Israele provvede al sostentamento, ecc.», «Mangiate, amici» — Abba veImma, ecc. E questo è [il significato di] «Egli custodisce benevolenza per le migliaia (la’alafim)».
Questo è il livello dei pastori: Israele provvede al sostentamento in Alto, «Mangiate, amici», come viene spiegato; qui il versetto si riferisce ad Abba veImma. Questo è il significato di «Egli custodisce benevolenza per le migliaia».
Il paragrafo riconduce i maestri della Torah alla dimensione interiore del livello inferiore e i principi ai primi otto dei tredici tikkunim di Arich Anpin, che precedono la luce interiore di Chochmah e Binah.
Un maamar del 5669 citato nella nota spiega che Chochmah viene fatta discendere sotto forma di «insegnamento» (ulpana), il che richiede una contrazione. Sefer HaErchim Chabad suggerisce che la’alafim abbia due significati: il livello di Chochmah e Binah e la modalità di far discendere attraverso la contrazione; i due sono collegati, poiché la contrazione è necessaria soltanto là dove la luce viene attratta all’interno.
Marei mekomos
- 1כי תקון לאלפים הוא בחי׳ או״פ · בד״ה למען ידעו תרס״ט ע׳ מה מציין לכאן: ”והיינו שההמשכה בחכמה הוא בבחי׳ אולפנא ולימוד שזהו ע״י צמצום”.
- 2כי לאלפים היינו אאלפך חכמה אאלפך בינה · ראה בארוכה בספר הערכים-חב״ד מערכת אות אלף במילואים טור תרנה להערה 125 שלכאורה הכוונה שבאלפים — שני פירושים א) שקאי על בחינת חו״ב שנק׳ בשם ”אלפים” ב) שקאי על סדר ואופן דהמשכה (ע״י צמצום וכו׳). והקשר דשני הפירושים הוא: אופן זה דהמשכה (ע״י צמצום וכו׳) המרומז בתמונת אל״ף — הוא דוקא כשההמשכה היא לבחי׳ פנימי (משא״כ לבחי׳ מקיף), ומכיון שתיקון ”לאלפים” (חו״ב) הוא התחלת בחי׳ פנימי (כמ״ש כאן בתו״א שהמזלות שקודם ”לאלפים” הם בחי׳ מקיפים) — לכן, בכדי שיומשך לבחינה זו (פירוש הא׳ ב”אלפים”), צ״ל אופן ההמשכה ע״י צמצום וכו׳ (פירוש הב׳ ב”אלפים”) ע״ש בארוכה.
- 3אאלפך חכמה אאלפך בינה · Job 33:33
- 4נוצר חסד לאלפים · Exodus 34:7
E perciò la forma della lettera Alef è una Yud in alto, una Yud in basso e una Vav in mezzo, poiché la discesa verso l’interno deve avvenire attraverso la contrazione (tzimtzum), ecc.
La lettera Alef è tracciata come una Yud in alto, una Yud in basso e una Vav inclinata fra le due. Mostra che la luce fatta discendere all’interno deve passare attraverso una contrazione: la piccola Yud superiore, seguita dalla Vav che si estende.
אבל ח׳ מזלות הראשונים שקודם בחי׳ לאלפים הם בחי׳ מקיפים ומשם שרש ח׳ נס״א [נסיכי אדם] והרי הם למעלה ממקור בחי׳ הרועים ששרשם מבחי׳ חו״ב [חכמה ובינה] שהם בחי׳ לאלפים הנ״ל.
Ma i primi otto mazalos [canali], che precedono il livello (bechinah) del «per le migliaia», appartengono al livello delle [luci] avvolgenti; da lì proviene la radice degli otto principi degli uomini. Essi sono dunque al di sopra della fonte del livello dei pastori, la cui radice proviene dalla sapienza (Chochmah) e dalla comprensione (Binah), che costituiscono il livello del «per le migliaia» menzionato sopra.
Gli otto canali iniziali, prima della la’alafim [«per le migliaia»], sono luci avvolgenti e costituiscono la radice degli otto principi. Perciò la radice dei principi è più elevata di quella dei pastori, che si trova nella Chochmah e nella Binah, il livello della la’alafim menzionato sopra.
אך מ״מ הרועים הם מבחי׳ פנימית והנס״א [והנסיכי אדם] מבחי׳ חיצוניות רק שהם חיצוניות עליון כו׳.
Tuttavia, i pastori provengono dal livello della dimensione interiore (pnimiyus), mentre i principi degli uomini provengono dal livello della dimensione esteriore (chitzoniyus), sebbene si tratti della dimensione esteriore di un livello superiore, ecc.
Ciò nonostante, i pastori provengono dalla dimensione interiore e i principi dalla dimensione esteriore, benché quest’ultima sia la dimensione esteriore di un livello superiore.
Il paragrafo usa la forma della Alef per mostrare che la luce che discende verso l’interno richiede una contrazione, e colloca la radice dei principi al di sopra di quella dei pastori, sebbene appartenga a una dimensione esteriore.
Torah Ohr, Yisro, citato nella nota, presenta la stessa interpretazione della Alef: la Vav, cioè la discesa, avviene soltanto attraverso la Yud superiore, la contrazione.
Marei mekomos
- 1האל״ף תמונתו יו״ד למעלה ויו״ד למטה וי״ו באמצע · מבואר גם לקמן סט, ג ובד״ה כל המאריך באחד תרע״ח ע׳ שפז ואילך.
- 2ההמשכה בפנימית צ״ל ע״י צמצום · ראה ד״ה למען דעת תרס״ט ע׳ מה.
54ובחנוכה שטמאו כל השמנים שבהיכל שהוא בחי׳ הפגם המגיע בחו״ב [בחכמה ובינה] ע״כ הוצרכו לתקן ע״י מקיפים דוקא שלמעלה משרש החכמה.
E a Chanukah, quando contaminarono tutti gli oli del Santuario, che corrisponde al livello del danno che raggiunge la sapienza (Chochmah) e la comprensione (Binah), fu quindi necessario riparare specificamente mediante le [luci] avvolgenti, che sono al di sopra della radice della Chochmah.
A Chanukah i Greci contaminarono gli oli: un danno che raggiunse Chochmah e Binah, il livello stesso della sapienza. Perciò la riparazione doveva provenire da luci avvolgenti, al di sopra della radice della Chochmah.
ובסכות ממשיכים ג״כ י״ג ת״ד [תיקוני דיקנא] וזהו ענין י״ג פרים כו׳. רק שבסכות נכנעים עי״ז ממילא הע׳ [השבעים] שרים כו׳ משא״כ בחנוכה כו׳ וכנ״ל.
E anche a Sukkos si fanno discendere i tredici tikkunim (rettificazioni) della barba, e questo è il significato dei tredici tori, ecc. Tuttavia, a Sukkos i settanta principi vengono sottomessi da sé per effetto di ciò, ecc., a differenza di Chanukah, ecc., come spiegato sopra.
A Sukkos si fanno discendere anche i tredici tikkunim della barba, da cui i tredici tori. Ma a Sukkos i settanta principi si sottomettono da sé, mentre a Chanukah è necessario combattere.
Il paragrafo applica la struttura cabbalistica a Chanukah e Sukkos: entrambe fanno discendere i tikkunim avvolgenti, ma Chanukah ripara un danno alla sapienza attraverso la lotta.
55וע״ז נחלקו ב״ש [בית שמאי] וב״ה [ובית הלל] בענין הדלקת נ״ח וכמש״ל [וכמה שכתוב לעיל]. עוד יש פי׳ בענין ז׳ רוים וח׳ נס״א [נסיכי אדם] כי בז״ת [בז׳ תחתונות] הי׳ [היה] שבירה ובינה רקיעא תמינאה נק׳ עלמא דחירו יין המשומר.1
E su questo Beis Shammai e Beis Hillel dissentono riguardo all’accensione della lampada di Chanukah, come spiegato sopra. Vi è anche un’altra spiegazione dei sette pastori e degli otto principi degli uomini: nelle sette inferiori [le emanazioni divine (Sefiros)] vi fu la rottura, mentre la comprensione (Binah), l’ottavo firmamento, è chiamata «il mondo della libertà», il «vino conservato [nei suoi grappoli]».
Questa è la base della disputa tra Beis Shammai e Beis Hillel. Una seconda spiegazione: la rottura dei recipienti ebbe luogo nelle sette Sefiros inferiori, mentre Binah, «l’ottavo firmamento», è il mondo della libertà, il «vino conservato nei suoi grappoli», che non fu toccato dalla rottura.
והנה ז׳ רועים נמשכים מז״ת [מז׳ תחתונות] ושמונה נס״א [נסיכי אדם] מבחי׳ רקיעא תמינאה לכן הם מועילים יותר לדחות בחי׳ אשור. ועמ״ש ע״פ למנצח על השמינית23 כו׳:
Ora, i sette pastori provengono dalle sette Sefiros inferiori, e gli otto principi degli uomini dal livello dell’ottavo firmamento; perciò sono più efficaci nel respingere il livello dell’Assiria. E si veda quanto è scritto su «Per il direttore, sullo sheminis, ecc.»
I sette pastori provengono dalle sette Sefiros inferiori; gli otto principi, dall’ottavo livello, Binah, che non fu mai infranta; perciò i principi sono più efficaci contro l’Assiria. In Likkutei Torah, Tazria, sullo «sheminis», l’Alter Rebbe spiega che l’ottavo è al di sopra del raffinamento dei sette attributi, un dono dall’Alto; lì si richiama ai sette pastori e agli otto principi di questo maamar. Il Talmud dice che l’arpa dei giorni di Mashiach ha otto corde.
Il paragrafo collega la disputa all’intera analisi e aggiunge una seconda spiegazione: gli otto principi provengono da Binah, al di sopra della rottura, e perciò sono più potenti contro il male.
Likkutei Torah, Tazria spiega «sullo sheminis» (l’ottava) come un livello al di sopra dei sette, collegato alla Corona (Keser) suprema. Una sichah citata nella nota collega le otto luci di Chanukah all’arpa a otto corde dei giorni di Mashiach.
Marei mekomos
- 1יין המשומר · Berakhot 34b
- 2ע״פ למנצח על השמינית · ראה לקו״ת תזריע כב, א. ובלקו״ש ח״כ ע׳ 346 הערה 186 הקישור בין ח׳ נרות דחנוכה עם כנור של ח׳ נימין.
- 3למנצח על השמינית · Psalms 6:1
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Nell’avodah
Anzitutto, accetta il giogo del Cielo (kabbalas ol) e opera per trasformare l’anima animale con un amore che trascende la propria misura: questo è lo stoppino su cui può attecchire la luce delle mitzvos. Poi compi le mitzvos con gioia. E in un tempo di oscurità, come Chanukah, fai crescere la luce dal basso, un gradino alla volta, salendo sempre in santità.
Domande di discussione
- Perché un’anima spirituale ha bisogno di un abito per ricevere la Divinità, se un angelo ne ha bisogno soltanto per discendere in un mondo fisico?
- In che senso lo specchio argentato, che mostra soltanto un’immagine, è superiore al vetro trasparente?
- Perché la fiamma deve attecchire allo stoppino prima che all’olio, e che cosa insegna ciò riguardo all’accettazione del giogo del Cielo prima delle mitzvos?
- Come possono i principi degli uomini, che non insegnano, avere una radice più elevata di quella dei pastori, che invece insegnano?
- Perché una luce attinta dal basso, come le luci di Chanukah, deve crescere passo dopo passo, mentre Sukkos comincia al suo apice?