Torah Ohr · Parashot Mikeitz · Maamar 9
רני ושמחי בת ציון כי הנני בא
«Canta e gioisci, figlia di Sion, perché ecco, Io vengo»
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Tradotto con l’IA dalla nostra edizione inglese, poi verificato e corretto in diversi passaggi sulla base dell’inglese e dell’ebraico. L’inglese stesso è in corso di revisione da parte di lettori. Se conosci bene l’italiano, saremmo grati del tuo aiuto nella revisione di questa traduzione. Collabora alla revisione
Idea centrale
Il servizio divino ha due movimenti: il canto, l’ascesa anelante dell’anima, che nasce dall’occultamento di D‑o e deve venire per primo; e la gioia, la Luce Infinita (Or Ein Sof) fatta discendere attraverso la Torah e le mitzvos. La lampada di Chanukah, accesa fuori dalla porta, mostra che questa luce raggiunge persino chi si trova fuori; e il profeta promette che D‑o Stesso verrà anche alla «figlia di Sion» in esilio.
Il maamar in breve
Il maamar si chiede perché l’Haftorah di Chanukah si apra con «Canta e gioisci, figlia di Sion». La risposta viene da «Servite Havayah con gioia; venite davanti a Lui con canti di giubilo» e dalle parole dello Zohar: «gioia al mattino, canto alla sera». Il canto è il servizio degli angeli: un anelito a essere assorbiti nell’Or Ein Sof, espresso nel canto e rivolto a Malchus, la sovranità (Malchus) di D‑o, l’unico canale attraverso il quale la vita raggiunge le creature vincolate dal tempo e dallo spazio. Poiché D‑o è celato in Malchus, la «sera», l’anelito si intensifica. Anche l’anima condivide questa ascesa, che deve venire per prima; ma possiede anche la gioia, la luce fatta discendere attraverso la Torah e le mitzvos, che gli angeli non hanno. Le mitzvos materiali sono «Sion», segni che indicano la loro realtà spirituale e la fanno discendere; e ogni benedizione fa discendere il flusso da un mondo all’altro. Quando Israele si risveglia per primo, è «Sion»; in esilio è soltanto «figlia di Sion», una destinataria. Eppure il profeta promette una luce che trascende tutti i mondi. La lampada di Chanukah, accesa all’esterno, rivolta verso il dominio pubblico, porta l’Or Ein Sof a chi si trova fuori e trasforma le tenebre in luce.
Schema
- La domandaPerché l’Haftorah di Chanukah si apre con «Canta e gioisci», anziché con la visione della menorah d’oro?¶1
- Il canto degli angeliIl canto degli angeli è la voce esteriore del loro anelito a D‑o; è rivolto a Malchus, «la Tua giustizia», la sovranità attraverso cui tutte le creature nel tempo e nello spazio ricevono la vita, di cui essi afferrano soltanto una traccia.¶2–7
- Il canto della seraLa «sera» è Malchus, dove D‑o è celato; l’occultamento stesso risveglia l’anelito, e l’ascesa dell’anima fuori dal corpo è «venite davanti a Lui con canti di giubilo».¶8–9
- La gioia del mattinoDopo l’ascesa viene la gioia: l’Or Ein Sof fatto discendere attraverso la Torah e le mitzvos, un servizio proprio delle anime e non degli angeli, al quale si giunge solo venendo prima «con canti di giubilo».¶10–11
- Sion: le mitzvos come segniLe mitzvos materiali sono «Sion», segni che indicano la loro realtà spirituale e la fanno discendere, la fonte dello spazio e del tempo; la benedizione su una mitzvah fa discendere Havayah in Elokim, affinché la sovranità di D‑o si riveli.¶12–15
- Sion e la figlia di SionCon un risveglio dal basso (isarusa dilesata), Israele è «Sion»; senza di esso, in esilio, è soltanto «figlia di Sion», una destinataria la cui luce rimane esteriore. Le preghiere del mattino seguono lo stesso ordine.¶16–17
- La consolazione del profetaUn risveglio dall’Alto (isarusa dileila), proveniente dalla luce che circonda tutti i mondi (sovev kol almin), raggiungerà persino la «figlia»; nel Tempo a Venire, D‑o Stesso dimorerà in lei.¶18–19
- La lampada di ChanukahLa lampada posta sul lato esterno della porta porta l’Or Ein Sof a chi si trova fuori, e persino nel dominio pubblico, trasformando le tenebre in luce.¶20
Concetti chiave
- Il canto (rinah, renanah)רנה / רננה
- La voce dell’anelito: l’ascesa dal basso verso l’Alto, che nasce dall’occultamento di D‑o. È l’intero servizio degli angeli e la prima fase del servizio di una persona.
- La gioia (simchah)שמחה
- La rivelazione dell’intimo: l’Or Ein Sof fatto discendere dall’Alto verso il basso attraverso la Torah e le mitzvos, un servizio affidato alle anime e non agli angeli.
- La sera e il mattino (ramsha, tzafra)רמשא / צפרא
- L’accostamento dello Zohar: la sera, attributo della notte, è Malchus, dove D‑o è celato; il mattino, attributo del giorno, è la luce fatta discendere dall’Alto.
- «La Tua giustizia» (tzedek)צדקתך / צדק
- Malchus, la sovranità di D‑o, l’unico canale attraverso cui le creature nel tempo e nello spazio ricevono la vita e il livello attraverso cui gli angeli Lo afferrano.
- Sion (tziyun)ציון
- Un segno o un’indicazione: le mitzvos e la Torah materiali, che indicano la loro realtà spirituale e la fanno discendere; inoltre, Israele quando prende l’iniziativa.
- Figlia di Sionבת ציון
- Israele in esilio, senza un risveglio dal basso: soltanto una destinataria, la cui luce proveniente dall’Alto rimane esteriore.
- Risveglio dal basso e dall’Altoאתערותא דלתתא / אתערותא דלעילא
- L’iniziativa umana, che fa penetrare la luce nell’interiorità, e l’iniziativa divina, che la dona anche senza di essa; il più alto risveglio dall’Alto, proveniente da sovev kol almin, raggiunge persino la «figlia».
La domanda ¶1
1רני ושמחי12 בת ציון כי הנני בא. להבין ענין רני ושמחי וגם מה ענין זה להפטורת חנוכה שמתחילין ברני ושמחי וגו׳ והיה להתחיל מן ראיתי והנה מנורת זהב3 וגו׳ שבסוף הפרשה.4
«Canta e gioisci, figlia di Sion, poiché ecco, vengo». [Dobbiamo] comprendere il significato di «Canta e gioisci». E inoltre, che cosa ha a che fare questo con l’Haftorah di Chanukah, che inizia con «Canta e gioisci», ecc.? Avrebbe dovuto iniziare da «Ho visto, ed ecco una menorah d’oro», ecc., che si trova alla fine del passo.
Il maamar si apre con le parole iniziali dell’Haftorah letta a Shabbos Chanukah, tratte dal profeta Zechariah. Pone due domande: che cosa significa «Canta e gioisci» e perché l’Haftorah inizia qui, anziché con la visione della menorah d’oro che compare più avanti nello stesso passo e che sembrerebbe più adatta a Chanukah.
Il paragrafo cita il versetto e pone le due domande del maamar: il significato di «Canta e gioisci» e il suo legame con Chanukah.
La nota di Kehot data questo maamar all’anno 5566 (1805–06). Aggiunge che un maamar successivo, Menoras Zahav 5727, osserva che la stessa domanda si applica all’Haftorah di Shabbos Parshas Behaalosecha, che inizia anch’essa con «Canta e gioisci, figlia di Sion».
Marei mekomos
- 1רני ושמחי · ראה לעיל בציונים לכ״ק אדמו״ר זי״ע. נאמרה בשנת תקס״ו. ראה רשימת המאמרים שם. הנחת ר׳ משה בן אדה״ז יודפס בסה״מ תקס״ו בהוצאה חדשה. ד״ה זה נזכר בסה״מ תרכ״ז (הוצאת תש״ס) ע׳ קסד. לד״ה זה ראה ד״ה רני ושמחי תשכ״ז (סה״מ מלוקט ח״ד ע׳ רפג).
- 2רני ושמחי · Zechariah 2:14
- 3ראיתי והנה מנורת זהב · Zechariah 4:2
- 4והיה צריך להתחיל מן ראיתי והנה מנורת זהב · בד״ה מנורת זהב תשכ״ז הנ״ל מדייק שצ״ל דדיוק הנ״ל הוא גם בההפטורה דשבת פ׳ בהעלותך, שהתחלת ההפטורה היא רני ושמחי בת ציון. ע״ש.
Il canto degli angeli ¶2–7
2והענין הוא דכתיב עבדו את ה׳ בשמחה באו לפניו ברננה.1 ואיתא בזהר שמחה בצפרא ורננה ברמשא.2 וצריך להבין מהו צפרא ומהו רמשא מהו שמחה ומהו רננה.3
La spiegazione è la seguente. È scritto: «Servite Havayah con gioia; venite davanti a Lui con canto (renanah)». E nello Zohar è riportato: «Gioia al mattino (tzafra) e canto alla sera (ramsha)». Dobbiamo comprendere che cosa siano il mattino e la sera, che cosa siano la gioia e il canto.
La risposta inizia con un versetto dei Salmi che accosta la «gioia» al «canto», e con un insegnamento dello Zohar che associa la gioia al mattino e il canto alla sera. Il maamar enuncia quattro termini da spiegare: mattino, sera, gioia e canto.
ויובן בהקדים כי מודעת זאת שעבודת המלאכים היא רנה וזמרה בשירות ותשבחות כנודע מענין פרק שירה4 שכל הברואים אומרים שירה.
Questo si comprenderà premettendo ciò che è noto: il servizio degli angeli consiste nel canto e nella melodia (rinah ve-zimrah), con canti e lodi, come è noto dal tema del Perek Shirah (il Capitolo del Canto), secondo cui tutte le creature intonano un canto.
Prima di rispondere, il maamar pone una premessa: gli angeli servono D‑o cantando le Sue lodi. Perek Shirah, «il Capitolo del Canto», è un antico insegnamento che mette in bocca al cielo, alla terra, alle piante e a ogni essere vivente versetti di canto e di lode.
Il paragrafo apre la risposta con «Servite Havayah con gioia; venite davanti a Lui con canto» e con l’associazione dello Zohar tra la gioia e il mattino, e il canto e la sera; poi prende le mosse dagli angeli, il cui servizio consiste nel canto.
La nota di Kehot riporta che nella trascrizione di Rabbi Moshe, figlio dell’Alter Rebbe, i quattro termini sono elencati nell’ordine inverso: canto, gioia, sera, mattino. Quest’ordine segue la sequenza del maamar, che spiega prima il canto e la sera (paragrafi 2–9), e in seguito la gioia e il mattino (paragrafi 10–11).
Marei mekomos
- 1עבדו את ה׳ בשמחה . . ברננה · Psalms 100:2
- 2ואיתא בזהר שמחה בצפרא ורננה ברמשא · Zohar I, 229b
- 3מהו צפרא מהו רמשא מהו שמחה ומהו רננה · בהנחת ר׳ משה בן אדה״ז בסה״מ תקס״ו ח״א: רננה . . שמחה . . רמשא . . צפרא.
- 4פרק שירה · בחסידות מבוארת לד״ה זה מציין שזה ברייתא של פסוקי שירה ותהלה להקב״ה ששומה בפי כל צבא השמים והארץ והצמחים וכל אשר בו רוח חיים, נדפס באוצר מדרשים, ובכמה סידורים ובסידור ר׳ יעקב עמדין ועוד.
3וכן המלאכים שבכל עולם עד רום המעלות כולם אומרים שירות ותשבחות ברנה וזמרה. וענין רנה זו היא גילוי עוצם תשוקתם
E così anche gli angeli di ogni mondo, fino ai livelli più elevati, pronunciano tutti inni e lodi con canto e melodia. Il significato di questo canto è la rivelazione dell’intensità del loro anelito,
Tutti gli angeli, in ogni mondo, cantano. Il maamar definisce il loro canto come manifestazione esteriore di un intenso anelito.
להיות נכספה וגם כלתה1 נפשם לדבקה בו ית׳ ולהתכלל באור א״ס ב״ה ותמיד כל ימיהם עומדים בתשוקה זו בלי הפסק מחמת שאין להם אהבה ותשוקה אחרת
affinché la loro anima «anela e perfino si strugge» per aderire a Lui, benedetto Egli sia, ed essere assorbita nella Luce Infinita (Or Ein Sof), benedetto Egli sia. E sempre, per tutti i loro giorni, rimangono in questo anelito senza interruzione, perché non hanno altro amore e altro anelito.
Le parole del salmista «anela e perfino si strugge» descrivono questo anelito: aderire a D‑o ed essere assorbiti nella Luce Infinita, la luce di D‑o così com’è, al di là di ogni limite. L’anelito non cessa mai, perché è l’unico amore degli angeli.
וגם אין להם עבודה אחרת כמו תומ״צ [תורה ומצות] שהם בחינת המשכה מלמעלה למטה רק עבודתם היא השתוקקות נפשם ממטה למעלה
E non hanno neppure un altro servizio, come la Torah e le mitzvos, che sono l’aspetto del far discendere dall’Alto verso il basso; il loro servizio, invece, è l’anelito della loro anima dal basso verso l’Alto.
A differenza delle anime di Israele, gli angeli non hanno un altro servizio: non hanno la Torah e le mitzvos, che fanno discendere la Divinità dall’Alto verso il basso. Il loro servizio procede soltanto dal basso verso l’Alto.
ותשוקה זו היא ברנה וזמרה כנודע מענין הניגון2 שהוא ענין התפעלות הלב (כי יש ניגון של שמחה ויש של מרירות כו׳)
E questo anelito si esprime con canto e melodia, come è noto riguardo alla melodia (niggun), che consiste nel risveglio del cuore (poiché vi è una melodia di gioia e una di amarezza, ecc.).
Questo anelito trova espressione nel canto, perché la melodia manifesta un cuore risvegliato. L’inciso aggiunge che una melodia può esprimere gioia o amarezza, qualunque sia il sentimento del cuore.
והנה זו היא בחי׳ חיצוניות כנודע ע״ד משל מי שהוא עומד בפנים בבית המלך מה לו להגיד ולספר בשבחו רק כשיצא לחוץ ידבר ויספר בשבחו להפליא ולהגדיל גודל עוצם שבח המלך כמה הוא גדול ומתפעל כו׳
Ora, questa è la dimensione esteriore (chitzoniyus), come è noto per mezzo di un’analogia: che bisogno ha di parlare e raccontare le lodi del re chi si trova all’interno, nella casa del re? Soltanto quando esce parlerà e racconterà le sue lodi, per esaltare e magnificare quanto grandi e immense siano le lodi del re, quanto egli sia grande, e ne sarà commosso, ecc.
Un canto di questo genere appartiene alla dimensione esteriore (chitzoniyus), non al nucleo più interiore, e l’analogia mostra perché. Chi si trova all’interno del palazzo del re, al suo cospetto, non ha bisogno di descrivere la grandezza del re; soltanto chi è uscito ne racconta e magnifica le lodi, lasciandosene commuovere.
והוא ענין מ״ש וצדקתך ירננו3 שהרנה היא בבחי׳ צדקתך כי צדק היא מלכותא קדישא45 (מאזני צדק6 פי׳ שיש בחינת מאזנים ששוקלים בחינת עומ״ש [עול מלכות שמים] שנמשך לכל חד וחד לפום שיעורא דיליה)7
E questo è il significato di quanto è scritto: «canteranno la Tua giustizia»: il canto appartiene all’aspetto della «Tua giustizia», poiché tzedek [giustizia] è la santa sovranità (Malchus). («Bilance di giustizia» significa che vi è un aspetto di bilance che pesa l’aspetto del giogo della regalità del Cielo, che viene fatto discendere su ciascuno secondo la misura che gli è propria.)
Il Salmo 145 dice: «canteranno la Tua giustizia»: il canto degli angeli è rivolto alla «giustizia» di D‑o (tzedek), che il Tikkunei Zohar identifica con Malchus, la regalità di D‑o. L’inciso interpreta le «bilance di giustizia» come un’immagine di Malchus, che assegna a ciascuno la misura che gli è propria del giogo della regalità del Cielo.
וכתיב צדק מלאה ימינך8 כי מלכותך מלכות כל עולמים9 כתיב שאין ערך לבורא עם נברא להיות הנבראים מקבלים חיות מן הבורא ית׳ אלא ע״י בחינת מלוכה שלפי שהוא ית׳ מלך עליהם הם חיים וקיימים.10
Ed è scritto: «La Tua destra è colma di giustizia»; poiché è scritto: «La Tua regalità è la regalità di tutti i mondi». Il Creatore non ha alcuna relazione con una creatura, tale che le creature possano ricevere forza vitale dal Creatore, benedetto Egli sia, se non attraverso l’aspetto della regalità: poiché Egli, benedetto Egli sia, è il loro Re, esse vivono ed esistono.
Un secondo versetto, «La Tua destra è colma di giustizia», prepara il passaggio successivo. Il Creatore è infinitamente al di sopra di ogni creatura; perciò le creature possono ricevere vita da Lui soltanto attraverso la Sua regalità: poiché Egli è il loro Re, esse vivono ed esistono.
Il paragrafo definisce il canto degli angeli come manifestazione esteriore del loro anelito a essere assorbiti in D‑o e lo collega alla «Tua giustizia», Malchus, la regalità divina attraverso cui ogni creatura riceve la propria vita.
Le note Kehot riportano che entrambi gli incisi di questo paragrafo compaiono anche nel manoscritto 1824. Le parole «la giustizia è la santa Malchus» provengono da Patach Eliyahu, nell’introduzione al Tikkunei Zohar, e la trascrizione di Rabbi Moshe le definisce «il detto di Eliyahu».
Marei mekomos
- 1נכספה וגם כלתה · Psalms 84:3
- 2כנודע מענין הניגון · ראה אוה״ת וישב ע׳ תתקצ, א. וזאת הברכה ע׳ א׳תתסא.
- 3וצדקתך ירננו · Psalms 145:7
- 4צדק היא מלכותא קדישא · ראה ת״ז בהקדמה יז, ב. בהנחת ר׳ משה בן אדה״ז מציין: כמאמר אליהו [ת״ז בהקדמה פתח אליהו יז, ב].
- 5צדק היא מלכותא קדישא · Tikkunei Zohar 17b:4–6
- 6מאזני צדק · Leviticus 19:36
- 7(מאזני . . דיליה) · המוסגר נמצא גם בבוך 1824.
- 8צדק מלאה ימינך · Psalms 48:11
- 9כי מלכותך מלכות כל עולמים · Psalms 145:13
- 10(כי . . מרירות כו׳) · המוסגר נמצא גם בבוך 1824.
4וזהו מלכותך מלכות כל עולמים וממשלתך בכל דור ודור1 עולמים הם בחינת מקום ודור דור הוא בחי׳ זמן הכל נמשך מבחי׳ מלכותך שהרי הזמן והמקום הם נבראים ומחודשים מאין ליש.
E questo è [il significato di] «La Tua sovranità (Malchus) è la sovranità di tutti i mondi, e il Tuo dominio è in ogni generazione [e] generazione»: i «mondi» sono l’aspetto dello spazio, e «generazione [e] generazione» è l’aspetto del tempo; tutto discende da Malchus, dalla Tua sovranità. Infatti, il tempo e lo spazio sono creati e fatti esistere di nuovo, dal nulla all’esistenza.
Il versetto «La Tua sovranità è la sovranità di tutti i mondi, e il Tuo dominio è in ogni generazione» viene interpretato come riferito allo spazio («mondi») e al tempo («generazioni»). Entrambi provengono dalla sovranità di D‑o, perché lo spazio e il tempo stessi sono creati e portati all’esistenza dal nulla.
שקודם בריאת העולם לא היה בחי׳ זמן ומקום כלל2 ולא היו יכולים להיות נבראים שהם בעלי גבול בבחי׳ זמן ומקום
Perché, prima della creazione del mondo, non vi erano affatto né tempo né spazio; e non avrebbero potuto essere creati esseri limitati entro il tempo e lo spazio,
Prima della creazione non esistevano affatto né il tempo né lo spazio. Le creature, che per natura esistono entro i limiti del tempo e dello spazio, non avrebbero potuto venire all’esistenza secondo la propria natura.
אלא ע״י בחי׳ מלכותו ית׳ שבה שייך בחי׳ זמן מלך מלך ימלוך כו׳ משא״כ באוא״ס [באור אין סוף] ב״ה עצמו שכשמו כן הוא אין לו סוף3 כו׳.
se non attraverso l’aspetto della Sua sovranità, benedetto Egli sia, al quale appartiene l’aspetto del tempo: «regna, regnò, regnerà», ecc. Non è così per la Luce Infinita (Or Ein Sof), benedetto Egli sia, in sé, perché Egli è come dice il Suo nome: non ha fine (sof), ecc.
La creazione è possibile soltanto attraverso la sovranità di D‑o, alla quale appartiene il tempo, come nelle parole del siddur: «D‑o regna, D‑o regnò, D‑o regnerà». La Luce Infinita stessa non ha alcun limite: come indica il Suo nome, Ein Sof («senza fine»), non ha fine.
Il paragrafo spiega perché la vita raggiunge le creature soltanto attraverso la sovranità: il tempo e lo spazio, la cornice entro cui esiste ogni creatura, sono essi stessi creati; soltanto la sovranità, e non la Luce Infinita così com’è, è in relazione con essi.
Le note Kehot rimandano al Siddur, che cita il Maggid di Mezritch, a Derech Mitzvosecha e a Sefer HaChakirah per l’idea che prima della creazione non esistessero né tempo né spazio; inoltre riportano che due maamarim successivi, Chayav Adam Levarech 5638 e Mi Yitencha 5642, citano per intero questo brano.
Marei mekomos
- 1מלכותך מלכות כל עולמים וממשלתך בכל דור ודור · Psalms 145:13
- 2שקודם בריאת העולם לא היה בחי׳ זמן ומקום כלל · ראה סידור עה א בשם הרב המגיד. דרך מצותיך נז, א ואילך. ספר החקירה קיב, ב בענין שעור זמן.
- 3וזהו מלכותך . . שכשמו כן הוא אין לו סוף · מובא בד״ה חייב אדם לברך תרל״ח פרק יא. ובד״ה מי יתנך תרמ״ב פרק ה.
E poiché la forza vitale è tratta dall’aspetto (bechinah) della Sua sovranità (Malchus), sia Egli benedetto, che è l’aspetto di tzedek (giustizia), perciò: «La Tua destra è colma»: l’aspetto della destra e della benevolenza (Chesed),
Poiché la vita fluisce da Malchus, che è «giustizia», il versetto dice che questa giustizia riempie la «destra» di D‑o. La destra rappresenta Chesed, la benevolenza: la vita concessa attraverso la sovranità è un atto di benevolenza.
כמאמר מכלכל חיים בחסד וכתיב ואתה מחיה את כולם2 וצבא השמים לך משתחוים פי׳ כי לפי שאתה מחיה את כולם לכך וצבא השמים לך משתחוים בבחי׳ בטול והתכללות.3
come si dice: «Egli sostiene i viventi con benevolenza»; ed è scritto: «E Tu dai vita a tutti loro, e le schiere dei cieli si prostrano davanti a Te». Il significato è che, poiché Tu dai vita a tutti loro, perciò «le schiere dei cieli si prostrano davanti a Te», nell’aspetto dell’autoannullamento (bittul) e dell’assorbimento.
Due testi sostengono questo: «Egli sostiene i viventi con benevolenza», dalla Amidah quotidiana, e le parole di Nechemiah: «Tu dai vita a tutti loro, e le schiere dei cieli si prostrano davanti a Te». Poiché D‑o dà loro la vita, le schiere celesti si prostrano davanti a Lui, mettendosi da parte e venendo assorbite in Lui.
Il paragrafo mostra che la forza vitale concessa attraverso la sovranità è benevolenza e che ricevere questa vita induce le schiere celesti a prostrarsi in autoannullamento.
La nota di Kehot riporta che le parole conclusive, «nell’aspetto dell’autoannullamento e dell’assorbimento», sono assenti nel manoscritto del 1824.
Marei mekomos
- 1מלאה ימינך · Psalms 48:11
- 2ואתה מחי׳ את כולם · Nehemiah 9:6
- 3בבחי׳ בטול והתכללות · בבוך 1824 ליתא.
Ora, questo autoannullamento (bittul) è rivolto alla Luce Infinita (Or Ein Sof), benedetto Egli sia, che viene fatta discendere e rivestita nell’aspetto (bechinah) della sovranità per dar loro vita; poiché [ci si rivolge] «a Lui, e non ai Suoi attributi», ecc.
L’autoannullamento delle schiere celesti è rivolto alla Luce Infinita stessa, così come è rivestita nella sovranità per dar loro vita, e non alla sovranità in quanto tale. Il principio «a Lui, e non ai Suoi attributi», che Pardes Rimonim cita dal Sifrei, insegna che ci si rivolge a D‑o stesso, e non agli attributi attraverso i quali Egli agisce.
וזהו זכר רב טובך3 יביעו וצדקתך ירננו פי׳ טובך הוא השפעה וחיות שנמשך מעולם ועד עולם
E questo è [il significato di] «Faranno sgorgare il ricordo della Tua grande bontà e canteranno la Tua giustizia». La «Tua bontà» è il flusso e la forza vitale (chayus) che discendono di mondo in mondo,
Ora il Salmo 145:7 viene esaminato da vicino. La «Tua bontà» è il flusso divino e la forza vitale che passano da un mondo al successivo.
כמ״ש אמרו צדיק כי טוב4 שהטוב הוא בחינת צדיק שהוא המקשר ומשפיע מעולם ועד עולם כמו שכתוב כי כל בשמים ובארץ5 ותרגומו דאחיד כו׳
come è scritto: «Di’ del giusto che egli è buono»: il «buono» è l’aspetto del giusto (tzaddik), colui che collega e fa fluire da un mondo all’altro, come è scritto: «Perché tutto ciò che è nei cieli e sulla terra», e il suo Targum [lo rende con] «che tiene saldo», ecc.
Le parole di Isaia «Di’ del giusto che [è] buono» promettono chiaramente al giusto il bene; il maamar le legge come «il giusto è buono», collegando «buono» al tzaddik, che unisce un mondo al successivo e vi trasmette il flusso. Il versetto «tutto ciò che è nei cieli e sulla terra», che il Targum rende con le parole «che tiene saldo», è citato a sostegno di questa funzione di collegamento.
ורב טובך היינו כמה רבוא רבבות מדרגות עד אין קץ שהן בבחינת השתלשלות וירידת המדרגות מעולם ועד עולם עד שיאיר אור א״ס ב״ה בבחינת מלכותו להוות ולהחיות נבראים עד אין קץ.
E «la Tua grande bontà» significa molte miriadi di miriadi di livelli, senza fine, che si dispongono secondo la catena discendente dei mondi (hishtalshelus) e la discesa dei livelli da un mondo all’altro, finché Or Ein Sof, benedetto Egli sia, brilla nell’aspetto della Sua sovranità, per far esistere e dare vita a creature senza fine.
«La Tua grande bontà» si riferisce agli innumerevoli livelli attraverso i quali la luce discende, di mondo in mondo. Al termine di questa discesa, la Luce Infinita brilla attraverso la sovranità di D‑o, per creare e sostenere creature senza fine.
Il paragrafo interpreta «Faranno sgorgare il ricordo della Tua grande bontà» come il flusso di vita che discende attraverso innumerevoli livelli, fino a raggiungere la creazione attraverso la sovranità.
Le note di Kehot fanno risalire «a Lui, e non ai Suoi attributi» a Pardes Rimonim, Gate 32, che lo cita dal Sifrei, e rimandano a Derech Mitzvosecha per ulteriori approfondimenti su «il ricordo della Tua grande bontà».
Marei mekomos
- 1אליו ולא למדותיו · פרדס שער לב רפ״ב בשם הספרי.
- 2אליו ולא למדותיו · Pardes Rimmonim 32:2
- 3זכר רב טובך · Psalms 145:7
- 4אמרו צדיק כי טוב · Isaiah 3:10
- 5כי כל בשמים ובארץ · I Chronicles 29:11
Ora, il significato di «il ricordo della Tua bontà sovrabbondante» è che essi «effondono» soltanto l’aspetto di un «ricordo» e un barlume dell’aspetto della «Tua bontà sovrabbondante»; e perciò «cantano»,
«Ricordo» (zecher) significa una semplice traccia: gli angeli ricevono soltanto un barlume dell’abbondante bontà di D‑o. Per questo «cantano», anelando a ciò che non possiedono pienamente.
שמשתוקקים ונכספים להתכלל באור א״ס ב״ה שאומרים איה מקום כבודו כו׳ רק שאין להם השגה באור א״ס ב״ה עצמו אלא ע״י בחינת מלוכה ובחינת צדקתך.
perché anelano e bramano di essere assorbiti nella Luce Infinita (Or Ein Sof), benedetto Egli sia, e dicono: «Dov’è il luogo della Sua gloria?» ecc. Solo che non hanno alcuna comprensione dell’Or Ein Sof stesso, benedetto Egli sia, se non attraverso l’aspetto della regalità e l’aspetto della «Tua giustizia».
Gli angeli anelano a essere assorbiti nella Luce Infinita e chiedono, con le parole della Kedushah: «Dov’è il luogo della Sua gloria?». Non possono comprendere l’Or Ein Sof stesso; vi giungono soltanto attraverso la regalità, «la Tua giustizia».
Il paragrafo spiega perché gli angeli cantano: ricevono soltanto una traccia della bontà divina e comprendono D‑o soltanto attraverso la Sua regalità, perciò anelano a Lui.
Marei mekomos
- 1זכר רב טובך · Psalms 145:7
Il canto della sera ¶8–9
8וזהו רננה ברמשא רמשא היא מדת לילה1 היא בחינת מלכותו ית׳ מלכותך מלכות כל עולמים מלשון העלם2 כו׳ וע״ז רמזו בגמרא שצריך להזכיר מדת לילה ביום3
E questo è [il significato di] «cantare di sera». «Sera» è l’attributo della notte, che è l’aspetto della Sua sovranità (Malchus), Egli sia benedetto: «La Tua sovranità è la sovranità di tutti i mondi (olamim)», termine legato all’occultamento (helem), ecc. A ciò alluse la Gemara [dicendo] che si deve menzionare l’attributo della notte di giorno,
Qui viene spiegato «cantare di sera» del Zohar. La sera, l’attributo della notte, è Malchus, la sovranità di D‑o, perché olam, «mondo», è correlato a helem, «occultamento»; il Talmud legge le stesse lettere come «nascondere». La regola della Gemara secondo cui si deve menzionare l’attributo della notte di giorno allude a questo.
דהיינו כמו שמבואר בזוהר לאכללא כו׳4 שע״י שמשיגים החשך וההעלם של אא״ס [אור אין סוף] ב״ה ישת חשך סתרו5 לכך הם משתוקקים ונכספים אליו ית׳ וכמ״ש נפשי אויתיך בלילה6 פי׳ שאומר להקב״ה הרי נפשי אתה לכך אויתיך.
cioè, come è spiegato nello Zohar, «includere», ecc.: poiché essi percepiscono l’oscurità e l’occultamento della Luce Infinita (Or Ein Sof), benedetto Egli sia, «Ha fatto delle tenebre il Suo nascondiglio», perciò anelano e aspirano a Lui, Egli sia benedetto. E come è scritto: «La mia anima, Ti desidero nella notte»: cioè, dice al Santo, benedetto Egli sia: «Ecco, Tu sei la mia anima; perciò Ti desidero».
Il Zohar parla di «includere» la notte nel giorno. Poiché gli angeli percepiscono che D‑o è nascosto — «Ha fatto delle tenebre il Suo nascondiglio» — anelano a Lui ancor più. Le parole di Isaiah «La mia anima, Ti desidero nella notte», intese semplicemente come «con tutta la mia anima anelo a Te», vengono interpretate come se dicessero a D‑o: «Tu sei la mia anima, e perciò Ti desidero».
מפני שהחיות הזה הוא מוסתר בבחינת לילה והעלם ולכך תגדל התשוקה והכוסף להיות אויתיך וכנודע שלא שייך אהבה ותשוקה להתאות תאוה אלא במי שחסר לנפשו הדבר שמתאוה אליו.
Poiché questa forza vitale (chayus) è nascosta nell’aspetto della notte e dell’occultamento, perciò il desiderio e l’anelito crescono, così da essere [nello stato di] «Ti desidero». Come è noto, l’amore e l’anelito — «desiderare un desiderio» — si applicano soltanto a chi manca, nella propria anima, della cosa che desidera.
Poiché la forza vitale è nascosta, come nella notte, l’anelito cresce. Si anela soltanto a ciò di cui si è privi; non si desidera ciò che già si possiede.
Il paragrafo identifica la «sera» con Malchus, il livello in cui D‑o è nascosto, e mostra che proprio questo occultamento suscita l’anelito espresso nel canto.
Tanya, capitolo 44, che la nota di Kehot cita, riporta lo Zohar a proposito di «La mia anima, Ti desidero nella notte»: si ama D‑o con l’amore della propria anima e del proprio spirito. Likkutei Torah su Vaeschanan spiega il versetto nello stesso modo: poiché è notte, quando la Luce Infinita è nascosta, la sete dell’anima cresce, come la sete «in una terra arida e stremata».
Marei mekomos
- 1רמשא היא מדת לילה · קטע מכאן מובא באוה״ת נ״ך כרך ב ע׳ א׳כה.
- 2מלכותך מלכות כל עולמים מלשון העלם · Pesachim 50a
- 3רמזו בגמרא שצריך להזכיר מדת לילה ביום · Berakhot 11b:5–7
- 4שמבואר בזהר לאכללא כו׳ · Zohar III, 178a
- 5ישת חשך סתרו · Psalms 18:12
- 6נפשי אויתיך בלילה · Isaiah 26:9
9וזהו ענין בואו לפניו ברננה1 ממטה למעלה לצאת מנרתק הגוף ולבושי נפש הבהמית לדבקה בו ית׳ ע״י רננה בבחינת רמשא ומדת לילה היא בחינה שמוסתר ומלובש בה אור א״ס ב״ה בבחינת העלם והסתר.
E questo è il significato di «Venite davanti a Lui cantando»: dal basso verso l’alto, uscire dall’involucro del corpo e dagli abiti dell’anima animale (Nefesh HaBehamis), per aderire a Lui, benedetto Egli sia, attraverso il canto nell’aspetto della «sera» e nella qualità della notte, che è un livello in cui la Luce Infinita (Or Ein Sof), benedetta sia, è nascosta e rivestita, in uno stato di occultamento e celamento.
«Venite davanti a Lui cantando» è l’ascesa dal basso verso l’alto: lo sforzo dell’anima di uscire dai limiti del corpo e dagli abiti dell’anima animale, per aderire a D‑o. Questo canto appartiene alla «sera», alla qualità della notte, il livello in cui la Luce Infinita è nascosta e rivestita. Più avanti, in Torah Ohr (Megillas Esther), l’Alter Rebbe richiama questo maamar e lo applica a Esther, che «venne di sera e tornò al mattino»: l’ascesa appartiene alla notte, mentre il far discendere appartiene al giorno.
Il paragrafo applica all’anima umana quanto è stato detto degli angeli: il suo anelito verso l’alto, generato dall’occultamento di D‑o, è il «canto della sera».
Marei mekomos
- 1בואו לפניו ברננה · Psalms 100:2
La gioia del mattino ¶10–11
10וזהו ענין בשכמל״ו [ברוך שם כבוד מלכותו לעולם ועד] ואהבת וגו׳ דהיינו שלבבו יבין איך שברוך ונמשך שם הארה מאור א״ס ב״ה להיות כבוד מלכותו והארה ההיא היא לעולם ועד למטה עד אין קץ כו׳
E questo è il significato di «Benedetto il nome della gloria del Suo regno per sempre e in eterno», «E amerai», ecc.: cioè, che il suo cuore comprenda come «benedetto» significhi che viene attratto verso il basso il «nome», un barlume della Luce Infinita (Or Ein Sof), benedetto Egli sia, affinché diventi «la gloria del Suo regno»; e quel barlume è «per sempre e in eterno», estendendosi verso il basso senza fine, ecc.
Nello Shema, «Benedetto il nome della gloria del Suo regno per sempre e in eterno» è seguito da «E amerai». Il maamar lo interpreta parola per parola: «benedetto» significa attratto verso il basso; il «nome» è un semplice barlume della Luce Infinita; esso diventa «la gloria del Suo regno»; e «per sempre e in eterno» significa che si estende verso il basso senza fine.
שעי״ז יבוא לאהבה את הוי״ה הוא אור א״ס ב״ה ממש להיות אלהיך בכל לבבך ובכל נפשך1 וגו׳ לאדבקא רוחא ברוחא.23
così che, attraverso questo, giunga ad amare il Nome Havayah, che è proprio Or Ein Sof, benedetto Egli sia, affinché [Egli] sia «il tuo D‑o», «con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima», ecc., «per unire lo spirito allo spirito».
Comprendere questo porta una persona ad amare Havayah, Or Ein Sof stesso, «con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima». Lo Zohar descrive un amore simile come l’unione di «spirito con spirito».
אך כל זה הוא בבחינת ממטה למעלה בואו לפניו שאזי הוא ברננה וכך צריך להיות תחילת עבודת האדם כברייתו של עולם בריש׳ חשוכא והדר נהורא4
Ma tutto questo è nella modalità dal basso verso l’alto, «Venite al Suo cospetto», che allora è «con canto». E così deve iniziare il servizio di una persona, proprio come la creazione del mondo: «prima il buio, e poi la luce».
Questo amore è ancora un’ascesa dal basso verso l’alto: «venite al Suo cospetto», e perciò è «canto». Il servizio di una persona deve cominciare in questo modo, proprio come il Talmud descrive la creazione: prima il buio, poi la luce.
מדת יום היינו המשכת אור א״ס ב״ה מלמעלה למטה להתלבש בעולמו׳ [בעולמות] אבי״ע [אצילות בריאה יצירה עשיה] בחינת עבדו את5 ה׳ בשמחה שזהו יתרון ומעלת הנשמות על המלאכים שהמלאכים אין להם רק בחינת רנה בלבד שהיא בחי׳ העלאה והתכללות ממטה למעלה
La qualità del giorno, cioè l’attrazione verso il basso di Or Ein Sof, benedetto Egli sia, dall’Alto al basso, affinché si rivesta nei Mondi dell’Emanazione (Atzilus), della Creazione (Beriah), della Formazione (Yetzirah) e dell’Azione (Asiyah), è l’aspetto di «Servite Havayah con gioia». Questo è il vantaggio e la superiorità delle anime rispetto agli angeli: gli angeli hanno soltanto l’aspetto del canto, che è l’aspetto dell’ascesa e dell’assorbimento dal basso verso l’alto,
«Giorno» è il movimento opposto: Or Ein Sof viene attratto dall’Alto verso il basso, in tutti e quattro i mondi — Atzilus, Beriah, Yetzirah e Asiyah — e questo è «Servite Havayah con gioia». In questo le anime superano gli angeli, il cui servizio è soltanto il canto, un’ascesa dal basso verso l’alto.
משא״כ נשמת ישראל יש להם עבודה נוספת בבחי׳ המשכה מלמעלה למטה מההעלם אל הגילוי שכל שמחה היא התגלות הפנימיות וכו׳
mentre le anime di Israele hanno un servizio ulteriore, nella modalità dell’attrazione verso il basso, dall’Alto al basso, dall’occultamento alla rivelazione; poiché ogni gioia consiste nella rivelazione della dimensione interiore (pnimiyus), ecc.,
Le anime di Israele hanno un ulteriore servizio: attrarre la divinità verso il basso e portare alla luce ciò che è nascosto. La gioia è definita come la rivelazione di ciò che è più interiore.
כנודע שבחי׳ שמחה זו היא מהמשכת אור א״ס ב״ה בתומ״צ [בתורה ומצות] (שנתנו לישראל דוקא משא״כ המלאכים בקשו תורה תנה הודך על השמים6 ולא ניתן כו׳).
come è noto, questa gioia deriva dal fatto che Or Ein Sof, benedetto Egli sia, viene attratto verso il basso nella Torah e nelle mitzvos (che furono date specificamente a Israele; gli angeli invece chiesero la Torah, «Poni la Tua maestà sui cieli», ma non fu data [a loro], ecc.).
Questa gioia deriva da Or Ein Sof, attratto verso il basso attraverso la Torah e le mitzvos, che furono date a Israele e non agli angeli. Il Talmud racconta che gli angeli chiesero che la Torah rimanesse in cielo, citando «Poni la Tua maestà sui cieli», ma non fu data loro.
E come è scritto: «E queste parole che Io (Anochi) ti comando oggi», ecc.: «Io, Colui che sono», ecc.
«Queste parole che Io (Anochi) ti comando» viene interpretato come un’affermazione secondo cui i comandamenti provengono da «Io, Colui che sono», l’essenza stessa di D‑o. Il primo maamar di Torah Ohr (Bereshis) interpreta allo stesso modo il versetto: attraverso «queste parole» si rivela la divinità stessa di D‑o e la Torah viene all’esistenza.
כי הגם שממטה למעלה כתיב בואו לפניו ברננה שא״א להיות בחי׳ העלאה והתכללות כ״א בבחי׳ צדקתך9 ובחי׳ רננה ברמשא אבל מלמעלה למטה אור א״ס ב״ה מאליו וממילא נמשך גם מבחי׳ אנכי מי שאנכי כי לפניו ית׳ כחשיכה כאורה.10
Poiché, sebbene dal basso verso l’alto sia scritto: «Venite al Suo cospetto con canto», dato che non può esserci ascesa e assorbimento se non nell’aspetto della «Tua giustizia» e in quello del «canto della sera», tuttavia, dall’Alto al basso, Or Ein Sof, benedetto Egli sia, viene attratto da sé e spontaneamente, persino dall’aspetto di «Io, Colui che sono»; poiché davanti a Lui, benedetto Egli sia, «le tenebre sono come la luce».
Nell’ascesa dal basso verso l’alto, l’anima può elevarsi soltanto attraverso la sovranità (Malchus), «la Tua giustizia», il «canto della sera». Dall’Alto al basso, invece, Or Ein Sof discende da sé e spontaneamente, persino dall’essenza stessa di D‑o; davanti a Lui «le tenebre sono come la luce», perciò l’occultamento non Lo trattiene.
Il paragrafo contrappone i due servizi: il canto, l’ascesa dell’anima attraverso la sovranità (Malchus), che deve venire per prima; e la gioia, l’attrazione verso il basso di Or Ein Sof attraverso la Torah e le mitzvos, un servizio delle anime che gli angeli non hanno.
A proposito di «Io, Colui che sono», la nota di Kehot rimanda al primo maamar di Torah Ohr, che interpreta allo stesso modo «queste parole che Io, Colui che sono, ti comando». Sul limite dell’ascesa, la nota aggiunge, sulla base di quanto spiegato diffusamente dal Tzemach Tzedek in Biurei HaZohar, che ogni ricompensa e punizione, il bene e il suo contrario, vengono comunque attratti da un livello molto elevato.
Marei mekomos
- 1בכל לבבך ובכל נפשך · Deuteronomy 6:5
- 2לאדבקא רוחא ברוחא · Zohar II, 123b
- 3לאדבקא רוחא ברוחא · Zohar, Mishpatim 22:528–536
- 4כברייתו של עולם בריש׳ חשוכא והדר נהורא · Shabbat 77b:8
- 5עבדו את ה׳ בשמחה · Psalms 100:2
- 6המלאכים בקשו תורה תנה הודך על השמים · Psalms 8:2
- 7והיו הדברים האלה · Deuteronomy 6:6
- 8אנכי מי שאנכי · נסמן לעיל א, א.
- 9כי הגם שממטה למעלה כתיב בואו לפניו ברננה שא״א להיות בחי׳ העלאה והתכללות כ״א בבחי׳ צדקתך · ומ״מ כל השכר והעונש והטוב או ההפך נמשך מלמעלה מעלה — ביאוה״ז לצ״צ ע׳ לב בארוכה.
- 10כחשיכה כאורה · Psalms 139:12
11וכמ״ש המשפילי לראות1 בשמים ובארץ שמים וארץ רוחניות וגשמיות הכל שוה לפניו ית׳ השוה ומשוה קטן וגדול.2
Come è scritto: «che abbassa [Se Stesso] per guardare il cielo e la terra»: il cielo e la terra, la spiritualità e la materialità, sono tutti uguali davanti a Lui, benedetto Egli sia, «che è uguale e rende uguali il piccolo e il grande».
Il salmo descrive D‑o mentre guarda dall’alto il cielo e la terra allo stesso modo: per Lui, lo spirituale e il materiale sono uguali. L’espressione «che è uguale e rende uguali il piccolo e il grande» proviene dall’inno dei Giorni Solenni Ha’ochez Beyad.
והמשכה זו היא ע״י תומ״צ [תורה ומצות] הדברים האלה אשר אנכי3 וגו׳ רמ״ח מצות הם רמ״ח איברין דמלכא4 דהיינו כמשל האיברים שבהם מלובשת הנשמה ובהמשכת האברים נמשכת גם הנשמה המלובשת בהם.
E questo trarre verso il basso avviene attraverso la Torah e le mitzvos: «queste parole che Io (Anochi)», ecc. Le 248 mitzvos sono «le 248 membra del Re»; vale a dire, come nell’analogia delle membra in cui è rivestita l’anima: con il trarre le membra, viene tratta anche l’anima che è rivestita in esse.
Questo flusso verso il basso giunge attraverso la Torah e le mitzvos. I 248 precetti positivi sono chiamati «le 248 membra del Re»: proprio come l’anima si muove ovunque siano mosse le membra che essa riempie, così la luce di D‑o accompagna le mitzvos.
ודרך כלל נחלקים לג׳ קוין חסד דרוע׳ [דרועא] ימינא5 היא בחי׳ צדקה כו׳ ותורה היא קו הממוצע (וכנודע שהתורה היא בחינת אברים הפנימיי׳ ושאר מצות הם אברי׳ [אברים] החיצונים כו׳).6
In generale, esse si dividono in tre linee: «la benevolenza (Chesed) è il braccio destro», che è l’aspetto della carità (tzedakah), ecc.; e la Torah è la linea mediana. (Come è noto, la Torah è l’aspetto delle membra interiori, mentre le altre mitzvos sono le membra esteriori, ecc.)
Le mitzvos si articolano in tre linee: a destra, la linea di Chesed, cui appartiene la tzedakah; e la Torah, la linea mediana. La parentesi paragona la Torah agli organi interiori e le altre mitzvos alle membra esteriori.
וזהו עבדו את7 ה׳ הוא א״ס ב״ה הנמשך אורו מלמעלה למטה בתורה ועבודה כו׳ בשמחה היא שמחה של מצוה ואמרו רז״ל [רבותינו זכרונם לברכה] וכן לדבר הלכה8 והשמחה היא מבחי׳ גילוי אוא״ס [אור אין סוף] ב״ה ממש על נפשם כו׳.
E questo è [il significato di] «Servite Havayah»: l’Infinito (Ein Sof), benedetto Egli sia, la cui luce viene tratta dall’Alto verso il basso attraverso la Torah e il [servizio divino], ecc. «Con gioia»: questa è la gioia di una mitzvah; e i nostri Saggi, di benedetta memoria, dissero: «e analogamente per una questione di halachah»; e la gioia deriva dalla rivelazione stessa della Luce Infinita (Or Ein Sof), benedetto Egli sia, sulla loro anima, ecc.
«Servite Havayah» si riferisce all’Infinito, la cui luce viene tratta verso il basso attraverso la Torah e il servizio divino; «con gioia» è la gioia di una mitzvah, che i Saggi estendono anche allo studio della halachah. Questa gioia è la Luce Infinita stessa rivelata all’anima.
והיינו ע״י כי באו לפניו ברננה תחלה9 כנ״ל והכתוב מדבר מלמעלה למטה עבדו את ה׳ בשמחה והיאך תבואו למדרגה זו כשתבאו לפניו ברננה:
E ciò avviene anzitutto «venendo davanti a Lui cantando», come [spiegato] sopra. Il versetto parla dall’Alto verso il basso: «Servite Havayah con gioia»; e come si giunge a questo livello? Quando si «viene davanti a Lui cantando».
Questa gioia si raggiunge soltanto dopo essere prima «venuti davanti a Lui cantando». Il versetto è letto come se parlasse dall’Alto: la prima metà comanda la gioia, mentre la seconda indica come raggiungerla, attraverso il canto.
Il paragrafo mostra come la Luce Infinita venga tratta verso il basso attraverso la Torah e le mitzvos, che costituiscono la gioia di «Servite Havayah con gioia»; aggiunge che questa gioia si raggiunge attraverso il canto che la precede.
La nota di Kehot sull’ultima frase cita i Biurei HaZohar del Tzemach Tzedek, dove si osserva che lo Zohar stesso spiega il versetto in un altro modo e si conclude: «e vi sono molti aspetti della Torah».
Marei mekomos
- 1המשפילי לראות · Psalms 113:6
- 2השוה ומשוה קטן וגדול · פיוט האוחז ביד — לימים נוראים.
- 3הדברים האלה אשר אנכי · Deuteronomy 6:6
- 4רמ״ח מצות הם רמ״ח איברין דמלכא · Tikkunei Zohar, Tikkun 30 · 74a:8
- 5חסד דרוע׳ ימינא · Tikkunei Zohar 17a:16–17
- 6(כנודע . . החיצונים כו׳) · המוסגר נמצא גם בבוך 1824.
- 7עבדו את ה׳ בשמחה · Psalms 100:2
- 8וכן לדבר הלכה · Shabbat 30b:5
- 9כי באו לפניו ברננה תחלה · ראה ביאוה״ז להצ״צ כרך ב ע׳ תשעב שבזהר מפרש באופן אחר ומסיים ”וכמה פנים לתורה”.
Sion: le mitzvos come segni ¶12–15
12ובזה יובן מ״ש רני ושמחי בת ציון1 כי כנ״י [כנסת ישראל] בגלות נק׳ בת ציון. וביאור ענין ציון יובן בהקדי׳ [בהקדים] להבין מ״ש ימלוך ה׳ לעולם אלהיך ציון לדור ודור הללו יה.
Con ciò si comprenderà quanto è scritto: «Canta e gioisci, o figlia di Zion», poiché la Congregazione d’Israele in esilio è chiamata «figlia di Zion». La spiegazione del significato di «Zion» si comprenderà dapprima chiarendo quanto è scritto: «Havayah regnerà per sempre (le’olam); tuo D‑o, o Zion, di generazione in generazione; Halleluyah».
Il maamar torna al versetto iniziale. In esilio, la Congregazione d’Israele — il popolo ebraico nel suo insieme — è chiamata «figlia di Zion»; per spiegare «Zion», il maamar si rivolge a un versetto dei Salmi che collega il regno di D‑o a Zion.
וביאור הענין כי להיות ימלוך ה׳ לעולם בחינת מקום לדור ודור בחינת זמן היינו ע״י בחינת ציון.
La spiegazione è che [affinché vi sia] «Havayah regnerà le’olam», l’aspetto dello spazio, [e] «di generazione in generazione», l’aspetto del tempo, ciò avviene per mezzo dell’aspetto di Zion.
In «Havayah regnerà le’olam», la parola olam significa anche «mondo» e rappresenta quindi lo spazio; «di generazione in generazione» rappresenta il tempo. Il regno di D‑o su entrambi si realizza per mezzo di «Zion».
כי הנה כתיב בצלמנו כדמותנו2 הן רמ״ח פקודין רמ״ח אברין דמלכא3 והיינו רוחניות המצות ורוחניות התורה כמן שהן למעלה באור א״ס ב״ה שהן הן בצלמנו ממש.
Poiché è scritto: «A nostra immagine, secondo la nostra somiglianza»: questi sono «i 248 mitzvos, i 248 membra del Re». Vale a dire, la spiritualità delle mitzvos e la spiritualità della Torah, così come esistono in alto, nella Luce Infinita (Or Ein Sof), benedetto Egli sia, sono proprio «a nostra immagine».
«A nostra immagine, secondo la nostra somiglianza» è interpretato alla luce dell’insegnamento dei Tikkunei Zohar secondo cui le 248 mitzvos sono «i 248 membra del Re». La loro realtà spirituale, così come esiste in alto nella Luce Infinita, è davvero l’«immagine» divina.
אך גשמיות המצות כמו שנתלבשו בענינים גשמיים ציצית של צמר ותפלין על הקלף הם רק בחינת ציון מלשון סימן כמו ציון המצוינת4
Ma la dimensione fisica delle mitzvos, così come sono state rivestite di realtà materiali — tzitzis di lana e tefillin su pergamena — è soltanto l’aspetto di «Zion», nel senso di un segno (tziyun), come in «Zion, la contraddistinta (ha-metzuyenes)».
Le mitzvos fisiche, come i tzitzis di lana e i tefillin scritti su pergamena, sono soltanto «Zion», perché in ebraico tziyun significa segno o indicazione. L’espressione «Zion, la contraddistinta» (ha-metzuyenes), tratta dalle preghiere di Hoshanos, richiama la stessa radice.
דהיינו שהמצות הגשמיות הם רומזים להרוחניות5 שבהם ועל ידם נמשך רוחניות אור א״ס ב״ה
Vale a dire, le mitzvos fisiche alludono alla spiritualità che è in esse e, per loro tramite, la spiritualità di Or Ein Sof, benedetto Egli sia, viene attratta verso il basso,
Un segno rimanda a qualcosa che lo trascende: le mitzvos fisiche indicano la loro realtà spirituale e, per loro tramite, quella luce spirituale viene attratta verso il basso.
כמו טלית וציצית של צמר בבחינת עטה אור כשלמה6 לבושיה כתלג חיור7 ושער רישיה כעמר נקא כי ציצית הן בחינת שערות כו׳.8
come nel caso di un tallis e dei tzitzis di lana, nell’aspetto di «Si avvolge di luce come di un manto», «le Sue vesti come neve candida e i capelli del Suo capo come lana pura»; poiché i tzitzis sono l’aspetto dei capelli, ecc.
Il tallis e i suoi tzitzis di lana richiamano versetti che descrivono D‑o avvolto di luce come di un manto, con vesti candide come la neve e capelli simili a lana pura. I tzitzis corrispondono ai «capelli»: fili materiali che rimandano a una realtà spirituale.
Il paragrafo comincia a spiegare «Zion» come un segno: le mitzvos fisiche sono indicazioni che rimandano alla loro realtà spirituale e la fanno discendere.
Le note di Kehot riferiscono che un passo di qui è citato nel Likkutei Torah su Bamidbar, dove si spiega che le mitzvos, chiamate «i 248 membra del Re», vengono attratte verso il basso secondo un numero e in ordine, mentre il ritorno (teshuvah) raggiunge ciò che è al di sopra del numero. Le note rimandano anche a Or HaTorah su Re’eh e Vayetzei.
Marei mekomos
- 1רני ושמחי בת ציון · Zechariah 2:14
- 2בצלמנו כדמותנו · Genesis 1:26
- 3רמ״ח פקודין רמ״ח אברין דמלכא · Tikkunei Zohar 74a:8
- 4ציון המצוינת · סדר הושענות ביום ב׳ אבן שתיה.
- 5הם רומזים להרוחניות · ראה גם סה״מ תקס״ד ע׳ צב. וע׳ ערב. אוה״ת בשלח ע׳ תעג.
- 6עוטה אור כשלמה · Psalms 104:2
- 7לבושיה כתלג חיור · Daniel 7:9
- 8ימלוך ה׳ לעולם · Psalms 146:10
13וע״ד זה כל המצות וכן התורה ע״י עסק התורה בגשמיות שנתלבשה בענינים גשמיים נמשך אור תורה העליונה הרוחנית שמדברת בענינים רוחניים.
E così anche per tutte le mitzvos, e allo stesso modo per la Torah: attraverso lo studio della Torah nella sua forma materiale, così come è rivestita di argomenti materiali, viene fatta discendere la luce della Torah superna e spirituale, che parla di realtà spirituali.
Lo stesso vale per ogni mitzvah e per lo studio della Torah. La Torah così come la studiamo tratta di argomenti materiali, eppure il suo studio fa discendere la luce della Torah superna, che parla di realtà spirituali.
והרי התורה והמצות גשמיות הם סימנים וציונים להרוחניות. ובהן ועל ידן נמשך אור התורה והמצות מרוחניות לגשמיות והן הן בחי׳ מקור להיות בחי׳ מקום וזמן.
La Torah e le mitzvos nella loro forma materiale sono dunque segni e contrassegni (tziyunim) della dimensione spirituale. In esse e per loro tramite, la luce della Torah e delle mitzvos viene fatta discendere dalla spiritualità alla materialità; ed esse stesse costituiscono l’aspetto (bechinah) della fonte da cui deriva l’esistenza dell’aspetto dello spazio e del tempo.
La Torah e le mitzvos nella loro forma materiale sono dunque «segni» (tziyunim) della dimensione spirituale. Per loro tramite, la luce passa dalla spiritualità alla materialità, ed esse sono la fonte dello spazio e del tempo stessi; per questo il dominio di D‑o sullo spazio e sul tempo si realizza «attraverso Zion».
Il paragrafo estende l’idea di «Zion» a tutte le mitzvos e allo studio della Torah, e conclude che questi segni materiali sono la fonte dello spazio e del tempo.
14וע״ד זה תקנו רז״ל [רבותינו זכרונם לברכה] ברכות המצות לפני כל מצוה ברוך אתה וכו׳ כי ברוך מלשון המבריך הגפן1 שכופף ראש הזמורה לארץ ומשם צומח גפן אחר והיינו בחי׳ השפעה והברכה מעולם ועד עולם
In questa stessa linea, i nostri Saggi, di benedetta memoria, istituirono le benedizioni sulle mitzvos, da recitare prima di ogni mitzvah: «Benedetto sei Tu», ecc. Infatti, baruch (benedetto) deriva dal termine «chi propaga la vite per propaggine» (ha-mavrich): egli piega la cima del tralcio verso terra, e da lì cresce un’altra vite. Questo è l’aspetto del conferimento e della benedizione (berachah) da un mondo all’altro.
La benedizione recitata prima di ogni mitzvah, «Benedetto sei Tu», usa la parola baruch, che il maamar collega al termine della Mishnah per la propagginazione della vite: si piega un tralcio fino a interrarlo, così che ne cresca una nuova vite. Una benedizione significa dunque far discendere un flusso da un mondo al successivo.
Perciò è scritto riguardo a Yosef: «E gridarono davanti a lui: Avrech», perché era un tzaddik [giusto] che collega e conferisce, e si estende (mavriach) da un mondo all’altro.
Quando Yosef fu nominato governatore, gridarono davanti a lui «Avrech», che chiaramente è un invito a piegare il ginocchio; il maamar vi riconosce mavrich, la propagginazione della vite, radice di baruch. Yosef era un tzaddik che collega i mondi e vi trasmette il flusso; il testo aggiunge mavriach, «si estende», parola usata per la barra centrale del Mishkan [Santuario], che correva «da un’estremità all’altra».
Il paragrafo spiega la benedizione recitata prima di una mitzvah come una discesa, simile alla propagginazione della vite, e ritrova la stessa idea nel titolo gridato davanti a Yosef.
Le note di Kehot aggiungono che un maamar del Rebbe (Ki Sisa 5734) definisce berachah come una discesa da un luogo superiore, e che Or HaTorah collega questa lettura di «Avrech» allo Zohar (1:196b).
Marei mekomos
- 1כי ברוך מלשון המבריך הגפן · כלאים רפ״ז. ראה ד״ה כי תשא תשל״ד ”דענינו ברכה והמשכה ממקום שלמעלה ממנו” — (מהנחה בלתי מוגה).
- 2ויקראו לפניו אברך · Genesis 41:43
- 3אברך · Zohar, Miketz 5:68–80
- 4אברך . . המקשר ומשפיע · ראה אוה״ת פ׳ שלח ע׳ תפא שמקשר זה לזח״א קצו, ב.
- 5
15וענין ברכה זו1 הוא להיות המשכה והברכה מעולם ועד עולם כדי להיות גילוי מלך העולם להיות בחינת עולם בבחינת מלך
Il senso di questa benedizione è che vi sia una discesa e una benedizione da un mondo all’altro, affinché si riveli «il Re del mondo (olam)» e l’aspetto (bechinah) di «mondo» sia quello di «Re»,
Lo scopo della benedizione è far discendere il flusso da un mondo all’altro, finché D‑o non Si riveli come «Re del mondo», secondo le parole della benedizione. Il «mondo» deve diventare un luogo in cui si percepisca la Sua regalità.
דהיינו שיהא גילוי מלכותו ית׳ נראה לעין כל העולם שלא יהא העולם בבחינת העלם והסתר על בחינת מלוכה.
ossia che la rivelazione della Sua regalità, benedetto Egli sia, sia visibile agli occhi dell’intero mondo, così che il mondo non si trovi in uno stato di occultamento e nascondimento rispetto alla regalità.
Lo scopo è che la regalità di D‑o sia visibile a tutto il mondo, così che il mondo non la nasconda più.
וכדי להיות גילוי זה אומרים ברוך שיהא ברוך ונמשך בחינת הוי״ה בבחינת אלקינו ומשם יצמח גילוי בחינת מלוכה כמו ענין הברכת הגפן הנ״ל.
E affinché questa rivelazione si realizzi, diciamo «Benedetto», affinché l’aspetto di Havayah sia «benedetto», cioè venga fatto discendere, nell’aspetto di «nostro D‑o» (Elokeinu); e da lì germoglierà la rivelazione della regalità, come nel caso della propagazione per propaggine della vite menzionato sopra.
In «Benedetto sei Tu, Havayah, nostro D‑o», «benedetto» significa far discendere Havayah, il Nome che indica D‑o al di là del mondo, in Elokeinu, «nostro D‑o», il Nome di D‑o celato nella natura. Da lì la Sua regalità si sviluppa fino a rivelarsi, come la nuova vite che cresce dal tralcio propagato per propaggine.
Il paragrafo spiega lo scopo della benedizione: far discendere Havayah in Elokim, affinché la regalità di D‑o, ora celata dal mondo, si riveli al suo interno.
La nota Kehot riporta che questo passo è citato in Likkutei Torah su Devarim, dove Sion è identificata con il livello della berachah e si rimanda alla spiegazione di questo maamar su «Avrech».
Marei mekomos
- 1וענין ברכה זו · מובא בלקו״ת דברים א, ג.
Sion e la figlia di Sion ¶16–17
Ora, quando si verifica un risveglio dal basso (isarusa dilesata), l’Assemblea d’Israele è chiamata, nell’aspetto di «Zion», e costituisce un segno della luce spirituale che fluisce e viene attratta in essa.
Quando il popolo prende l’iniziativa, mediante un «risveglio dal basso», l’Assemblea d’Israele stessa è «Zion»: un segno della luce spirituale che fluisce in essa. L’Or HaTorah del Tzemach Tzedek, citato nella nota Kehot, aggiunge che allora Israele riceve tutte le luci dall’Alto nel proprio fondamento (Yesod), chiamato «il punto di Zion».
אבל בגלות נקרא׳ [נקראת] בת ציון שהיא רק בחינת מקבל מבחי׳ ציון
Ma in esilio è chiamata «figlia di Zion», perché si trova soltanto nell’aspetto di chi riceve dall’aspetto di Zion.
In esilio, senza questa iniziativa, Israele è soltanto «figlia di Zion», colei che riceve da Zion.
וכנודע בזוהר2 מענין איש מזריע תחילה יולדת נקבה דהיינו כשאין אתערותא דלתתא שאזי היא בחינת בת משא״כ ולציון יאמר איש ואיש3 וגו׳ אשה מזרעת תחלה יולדת זכר4 בחי׳ חסדים
Come è noto dallo Zohar riguardo a [l’insegnamento] «se l’uomo semina per primo, ella partorisce una femmina»: ciò significa che, quando non vi è un risveglio dal basso, ella si trova nell’aspetto di «figlia». Non è così [con] «E di Zion si dirà: “Uomo e uomo”», ecc.: «se la donna semina per prima, partorisce un maschio», l’aspetto dei chassadim [benevolenze],
Il maamar cita un insegnamento, noto dallo Zohar, sul concepimento: quando l’uomo semina per primo, nasce una figlia, e questa è la condizione in cui non vi è un risveglio dal basso. Ma di Zion si dice: «Uomo e uomo è nato in lei»: quando la donna semina per prima, nasce un maschio, che il testo collega ai chassadim, le benevolenze.
cioè, facendo precedere l’aspetto del canto e della gioia, come [spiegato] sopra, per trovarsi [nella condizione di] «Venite dinanzi a Lui con canti», nell’aspetto del «canto serale», dal basso verso l’Alto.
L’iniziativa di Israele consiste nell’offrire anzitutto il canto e la gioia descritti sopra: «venite dinanzi a Lui con canti», l’ascesa dal basso verso l’Alto, il «canto serale».
Il paragrafo spiega i due nomi: con un risveglio dal basso, Israele è «Zion», segno della luce che discende; in esilio, senza di esso, Israele è soltanto «figlia di Zion», colei che riceve.
Likkutei Torah su Vayikra, citato nella nota Kehot, distingue un risveglio dal basso che deriva dallo sforzo personale e che perdura, da uno suscitato soltanto da un risveglio dall’Alto (isarusa dileila), che svanisce quando la luce dall’Alto si ritira; collega questa distinzione al medesimo insegnamento sul concepimento. La nota Kehot riporta che il manoscritto 1824 qui legge soltanto: «cioè, facendo precedere l’aspetto del canto, per uscire dall’involucro del corpo e dagli abiti dell’anima animale, ecc.», e prosegue: «e in seguito».
Marei mekomos
- 1אזי נק׳ כנסת ישראל בבחי׳ ציון וסימן לאור הרוחני הנשפע ונמשך בה · באוה״ת פ׳ ראה ע׳ תשצג ”והיינו שאז כנס״י מקבלת כל האורות שלמעלה ממש הנמשכים בז״א בבחי׳ יסוד שלה הנקרא נקודת ציון”. ועי׳ בענין נקודת ציון בלקו״ת תצא לה, כ.
- 2וכנודע בזהר · Tikkunei Zohar, Tikkun 55
- 3ולציון יאמר איש ואיש · Psalms 87:5
- 4אשה מזרעת תחלה יולדת זכר · Niddah 31a:23–24
- 5שו״ה זכר — דהיינו בהקדים · עד תיבת ואח״כ. בבוך 1824 בשינוי: דהיינו בהקדים בחי׳ רינה לצאת מנרתק הגוף ולבושי הנפש הבהמית כו׳: ואח״כ.
- 6בואו לפניו ברננה · Psalms 100:2
- 7כשיש אתעדל״ת אזי נק׳ כנסת ישראל בבחי׳ ציון · ראה לקו״ת ויקרא ב, ג. וראה באוה״ת בראשית כרך ז תתתנ, א וריש ע״ב מה שהקשה לכאן.
17וע״ד זה תקנו פסוקי דזמרה להקדים שבחו של מקום כדי שיתפעל הלב. וכן יוצר אור וענין קדושת המלאכים
Su questa linea, [i Saggi] istituirono i Pesukei deZimrah (i versetti del canto), per anteporre la lode all’Onnipresente, così da destare il cuore. E così pure [la benedizione] Yotzer Or [Colui che forma la luce] e il tema della Kedushah [santificazione] degli angeli:
Lo stesso ordine struttura le preghiere del mattino. I Pesukei deZimrah, i salmi di lode, vengono per primi per destare il cuore, e poi viene la benedizione Yotzer Or, che descrive come gli angeli santificano D‑o.
איך כי והאופנים ברעש גדול כו׳ הכל הוא בבחי׳ ממטה למעלה בבחינת רינה לצאת מנרתק הגוף ולבושי נפש הבהמית כו׳
come gli Ofanim [una classe di angeli], «con grande frastuono», ecc.: tutto ciò è nella modalità del movimento dal basso verso l’alto, nella dimensione del canto, per uscire dall’involucro del corpo e dagli abiti dell’anima animale, ecc.
La benedizione Yotzer Or descrive gli Ofanim, una classe di angeli, che si elevano «con grande frastuono». Tutto ciò è un’ascesa dal basso verso l’alto: un canto che solleva l’anima fuori dal corpo e dagli abiti dell’anima animale.
ואח״כ היא עבודת השמחה בגילוי אוא״ס [אור אין סוף] ב״ה ממש על נפשו בק״ש [בקריאת שמע] וכו׳
E poi viene il servizio nella gioia, con la rivelazione della stessa Luce Infinita (Or Ein Sof), benedetto Egli sia, sulla sua anima, nella lettura dello Shema, ecc.
Solo in seguito viene il servizio nella gioia: la rivelazione dell’Or Ein Sof all’anima nello Shema.
משא״כ כשלא תוקדם בחי׳ הרינה אזי לא תשכון גלוי השמחה רק היא בחינת נקבה ומקבל מאתערותא דלעילא שהרי מ״מ מאתערותא דלעילא יורד ונמשך אוא״ס [אור אין סוף] ב״ה בכל מצוה שעשה וכדכתיב למעני למעני אעשה1
Ma quando l’aspetto del canto non viene anteposto, allora la rivelazione della gioia non dimorerà [lì]; essa si trova soltanto nella condizione femminile, quella di chi riceve da un risveglio dall’Alto (isarusa dileila). Poiché, in ogni caso, da un risveglio dall’Alto, Or Ein Sof, benedetto Egli sia, discende e viene attirato in ogni mitzvah che si è compiuta, come è scritto: «Per amor Mio, per amor Mio, farò [questo]».
Quando il canto non viene prima, la gioia non può stabilirsi nell’anima; la persona rimane soltanto un ricettore, una «femmina», di ciò che proviene dall’Alto. Ciononostante, Or Ein Sof discende comunque in ogni mitzvah che ha compiuto, per iniziativa di D‑o stesso, attraverso un risveglio dall’Alto, come dice Yeshayahu: «Per amor Mio, per amor Mio, lo farò».
אלא שאינו כ״א בבחי׳ חיצוניות משא״כ בואו לפניו להיות נכלל בבחי׳ פנימיות אינו אלא ברננה.
Solo che ciò avviene nella dimensione esteriore (chitzoniyus); mentre «Venite davanti a Lui», per essere assorbiti nella dimensione interiore (pnimiyus), è possibile soltanto «con il canto».
La luce che giunge in questo modo rimane esteriore; per essere assorbiti nella dimensione interiore bisogna «venire davanti a Lui con il canto».
Il paragrafo mostra come le preghiere del mattino seguano lo stesso schema: prima il risveglio del cuore attraverso la lode, poi la gioia dello Shema. Senza il primo passaggio, la luce giunge comunque dall’Alto, ma rimane esteriore.
Marei mekomos
- 1למעני למעני אעשה · Isaiah 48:11
La consolazione del profeta ¶18–19
18וזהו שבא הנביא לנחם את בני ישראל אפי׳ [אפילו] בזמן הגלות שנק׳ בת ציון ולא ציון שאעפ״כ [שאף על פי כן] רני ושמחי והיינו מפני כי הנני בא1 כו׳
Ed è per questo che il profeta venne a consolare i figli d’Israele anche al tempo dell’esilio, quando sono chiamati «figlia di Sion» e non «Sion»: eppure: «Canta e gioisci!» E questo perché «Ecco, io vengo», ecc.
Ora vengono spiegate le parole del profeta. Anche nell’esilio, quando Israele è soltanto «figlia di Sion», il profeta dice loro di cantare e gioire, perché «Ecco, io vengo».
כי הנה יש אתערותא דלעילא שהיא לעילא לעילא מקום שאין אתערותא דלתתא מגעת שם כלל הוא בחי׳ סובב כל עלמין ומשם יומשך גילוי שפע ואוא״ס [ואור אין סוף] ב״ה גם בבחינת בת
Poiché ecco, vi è un risveglio dall’Alto (isarusa dileila) che proviene da un livello elevatissimo (le’eila le’eila), un luogo che un risveglio dal basso non raggiunge affatto: questo è l’aspetto della luce che circonda tutti i mondi (sovev kol almin). E da lì sarà fatta discendere una rivelazione del flusso e della Luce Infinita (Or Ein Sof), benedetto Egli sia, anche nella dimensione di «figlia».
Vi è un risveglio dall’Alto talmente elevato che nessuna iniziativa umana lo raggiunge: la luce che circonda tutti i mondi (sovev kol almin), troppo grande per entrare in essi. Da lì la luce fluirà persino alla «figlia», la destinataria che non ha prima suscitato un risveglio in sé.
וזה יהיה לעתיד לבא שנא׳ [שנאמר] הנה ישכיל עבדי2 ירום ונשא וגבה מאד ונחה עליו רוח3 ה׳ וגו׳ והריחו4 וגו׳.
E questo avverrà nel Tempo a Venire, come è detto: «Ecco, il Mio servo prospererà; sarà esaltato e innalzato e sarà molto elevato»; «e lo spirito di Havayah si poserà su di lui», ecc.; «e percepirà (ve-haricho)», ecc.
Questo accadrà nel Tempo a Venire, come dicono le profezie di Isaia riguardo al servo che sarà innalzato molto in alto e allo spirito di Havayah che si poserà su di lui.
Il paragrafo spiega il conforto del profeta: una luce che trascende tutti i mondi verrà persino a un popolo in esilio, senza che questo debba prima suscitarla.
Marei mekomos
- 1כי הנני בא · Zechariah 2:14
- 2הנה ישכיל עבדי · Isaiah 52:13
- 3ונחה עליו רוח ה׳ · Isaiah 11:2
- 4והריחו · Isaiah 11:3
E questo è [il significato di] «E di Sion si dirà: “Un uomo e un uomo è nato in lei”»: significa che tutto sarà nell’aspetto di «uomo», persino l’aspetto di «figlia».
«E di Sion si dirà: un uomo e un uomo è nato in lei» si legge come una promessa che tutto sarà al livello dell’«uomo», colui che dà, persino la «figlia».
והיינו מפני כי הוא יכוננה עליון שהמכון יהיה אור עליון מאד נעלה. וזהו כי הנני בא ושכנתי2 בתוכך. הנני אני בעצמי כביכול אוא״ס [אור אין סוף] ב״ה ממש.
E questo perché «L’Altissimo (elyon) la stabilirà»: il fondamento (machon) sarà una luce superna (elyon), molto elevata. E questo è [il significato di] «Poiché ecco, vengo e dimorerò in mezzo a te»: «Ecco, Io», Io stesso, per così dire, proprio la Luce Infinita (Or Ein Sof), benedetto Egli sia.
Questo perché «l’Altissimo la stabilirà»: il suo fondamento sarà una luce superna, molto elevata. «Ecco, vengo e dimorerò in mezzo a te» significa che è D‑o stesso, per così dire, Or Ein Sof.
Il paragrafo legge il Salmo 87 insieme a Zaccaria: in futuro persino la «figlia» sarà elevata al livello dell’«uomo», perché D‑o stesso dimorerà in lei.
Marei mekomos
- 1ולציון יאמר איש ואיש יולד בה · Psalms 87:5
- 2כי הנני בא ושכנתי · Zechariah 2:14
La lampada di Chanukah ¶20
E questo è il significato della lampada di Chanukah, che [i Saggi] istituirono all’ingresso della casa, all’esterno. È come il concetto di «Apritemi le porte della giustizia»,
La lampada di Chanukah viene collocata all’ingresso della casa, all’esterno. Il maamar collega questo al versetto «Apritemi le porte della giustizia».
פי׳ שערי צדק הם בחי׳ מבוא להיות בחי׳ צדקתך ירננו3 שע״ד זה תקנו פסוקי דזמרה
cioè: le «porte della giustizia» sono l’aspetto (bechinah) di un accesso all’aspetto di «e canteranno la Tua giustizia»; in base a ciò [i Saggi] istituirono Pesukei deZimrah (versetti di lode).
Le «porte della giustizia» sono l’accesso a «e canteranno la Tua giustizia»: il canto rivolto alla sovranità (Malchus), che apre la via d’accesso. Pesukei deZimrah fu istituito a questo scopo.
אך מי שהוא מבחוץ לפתח שאין לו בחי׳ רננה והתפעלות הלב לא מפני זה יאבד ח״ו [חס ושלום] גלוי אוא״ס [אור אין סוף] ב״ה על נפשו
Ma chi si trova fuori dall’ingresso e non possiede l’aspetto del canto e della commozione del cuore, non perderà per questo, D‑o non voglia, la rivelazione della Luce Infinita (Or Ein Sof), benedetto Egli sia, nella propria anima.
Ma una persona che si trova fuori dalla porta, senza quel canto e quella commozione del cuore, non perde per questo, D‑o non voglia, la rivelazione della Luce Infinita.
אלא תקנו להדליק אור ושמן על הפתח מבחוץ שגם מבחוץ לפתח יומשך אוא״ס [אור אין סוף] ב״ה בכל מצוה שעוש׳ [שעושה] ותורה שלומד.
Al contrario, [i Saggi] istituirono di accendere una luce e dell’olio presso l’ingresso, all’esterno, affinché anche fuori dall’ingresso Or Ein Sof, benedetto Egli sia, venga fatto discendere in ogni mitzvah che si compie e [in tutta] la Torah che si studia.
Per questo i Saggi collocarono la luce e l’olio presso l’ingresso, all’esterno: anche fuori dalla porta, Or Ein Sof viene fatto discendere in ogni mitzvah che si compie e in tutta la Torah che si studia.
ולא עוד אלא4 שתקנת חכמים היתה להדליק על הפתח הסמוך לרשות הרבי׳ [הרבים] מבחוץ5 דהיינו ברשות הרבים ממש מקום הקליפות לאהפכא חשוכא לנהורא כו׳ וזהו ונלוו גוים רבים אל6 ה׳:
E non solo: l’ordinanza dei Saggi era di accendere presso l’ingresso più vicino al dominio pubblico, all’esterno, cioè proprio nel dominio pubblico, luogo delle scorze (kelipos), per trasformare le tenebre in luce, ecc. E questo è [il significato di] «E molte nazioni si uniranno a Havayah».
Inoltre, la lampada viene collocata presso la porta più vicina al dominio pubblico, luogo delle kelipos, le forze che occultano la santità, per trasformare in luce le tenebre stesse. Questo è il significato del versetto successivo nella Haftarah: «E molte nazioni si uniranno a Havayah».
Il paragrafo porta il maamar al tema di Chanukah: la lampada collocata sul lato esterno della porta fa giungere la Luce Infinita anche a chi si trova fuori, senza il canto preliminare, e persino nel dominio pubblico, in accordo con la promessa del profeta alla «figlia di Zion».
La nota Kehot riporta che la parte conclusiva di questo passo, dalla porta presso il dominio pubblico fino a «E molte nazioni si uniranno a Havayah», è citata in Or HaTorah su Nach.
Marei mekomos
- 1נר חנוכה שתקנו על פתח הבית · Shabbat 22a:2–3
- 2פתחו לי שערי צדק · Psalms 118:19
- 3צדקתך ירננו · Psalms 145:7
- 4שו״ה הפתח — ברשות הרבים . . אל ה׳ · מובא באוה״ת נ״ך כרך ב ע׳ תתקו.
- 5על הפתח הסמוך לרשות הרבי׳ מבחוץ · Shulchan Arukh, Orach Chayim 671:5
- 6ונלוו גוים רבים אל ה׳ · Zechariah 2:15
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Nell’avodah
Il servizio di una persona deve cominciare con il «canto»: comprendere come la luce di D‑o sia celata e rivestita nella Sua sovranità sul mondo, finché il cuore anela a Lui e si risveglia, come nei Pesukei deZimrah (versetti di lode) prima dello Shema. Solo allora la gioia della Torah e delle mitzvos, la luce rivelata, può posarsi dentro di lui. Tuttavia, chi si trova «fuori» e non avverte un simile risveglio non deve disperare: la lampada di Chanukah insegna che l’Or Ein Sof raggiunge comunque ogni mitzvah che compie e tutta la Torah che studia, persino nel dominio pubblico.
Domande di discussione
- Perché il maamar dice che il canto degli angeli è «esteriore», come la lode di chi si trova fuori dal palazzo del re?
- Come può l’occultamento di D‑o, la «sera», essere proprio ciò che risveglia l’anelito a Lui?
- Che cosa possiedono le anime che gli angeli non hanno, e perché il canto deve comunque precedere la gioia?
- In che senso gli tzitzis (frange rituali) e i tefillin (filatteri) materiali sono «Sion», un segno, e in che modo diventano la fonte dello spazio e del tempo?
- Che cosa insegna la lampada di Chanukah, accesa all’esterno e rivolta verso il dominio pubblico, a chi non avverte alcun risveglio nel cuore?