Torah Ohr · Parashot Vayeishev · Maamar 4
בכ״ה בכסליו יומי דחנוכה כו׳ שכשנכנסו יונים להיכל וכו׳
Il venticinque di Kislev
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Tradotto con l’IA dalla nostra edizione inglese, poi verificato e corretto in diversi passaggi sulla base dell’inglese e dell’ebraico. L’inglese stesso è in corso di revisione da parte di lettori. Se conosci bene l’italiano, saremmo grati del tuo aiuto nella revisione di questa traduzione. Collabora alla revisione
Idea centrale
La Menorah e l’incenso, con l’offerta quotidiana che li accompagna, rappresentano l’intero servizio divino: la Torah illumina le emozioni, le mitzvos e la carità elevano persino il livello “inanimato” più basso, e il sacrificio di sé (mesirus nefesh) innalza l’anima animale. Chanukah è una “dedicazione” in cui il sacrificio di sé d’Israele contro i Greci fece discendere nuovamente la luce della Torah, celebrata con Hallel (che porta la Divinità alla rivelazione) e con il ringraziamento (inchinandosi davanti a ciò che resta oltre la portata).
Il maamar in breve
Il maamar si chiede perché Chanukah sia celebrata con le lampade e che cosa significhino Hallel e il ringraziamento, e risponde attraverso l’ordine del servizio nel Tempio. Le sette lampade sono i sette attributi emotivi (middos); accenderle fa discendere la luce della sapienza (Chochmah) nelle emozioni per affinarle: tutte e sette di notte, mentre di giorno si accende la lampada principale. Questa è la yud [lettera ebraica] di Yaakov che raggiunge il tallone e sottomette Eisav. L’incenso, composto di spezie prive di sapore, eleva le “lettere” del pensiero, della parola e dell’azione, che la sapienza non può raggiungere, e il suo profumo fa discendere la Divinità. Nella preghiera, il sangue dell’offerta quotidiana rappresenta il sacrificio di sé dello Shema: l’anima divina nell’espressione «Uno» e l’anima animale, radicata nelle Chayos [esseri viventi] del Carro, nell’espressione «Benedetto sia il Nome»; essa sale con grande fragore dalla camera sinistra e ardente del cuore. Lo studio della Torah costituisce le lampade; la carità, espressione complessiva (klalus) delle mitzvos, è l’incenso e un “elmo di salvezza” che fa discendere il volto radioso di D‑o; il grasso rappresenta la delizia (taanug) in D‑o soltanto. L’intera creazione è “piccola” davanti all’Infinito (Ein Sof), perciò necessita di chinuch [dedicazione e formazione] attraverso doni cospicui, come quelli offerti dai Principi all’altare. Il sacrificio di sé degli Asmonei fu quel dono. Hallel rivela ciò che era celato; il ringraziamento riconosce ciò che non si è rivelato.
Schema
- Le domande di ChanukahPerché le lampade, e che cosa sono Hallel e il ringraziamento? La risposta prende avvio dalla Menorah del Tempio.¶1
- Le lampade: la sapienza affina le emozioniLe sette lampade sono i sette attributi emotivi (middos); accenderle fa discendere la luce di Chochmah nelle emozioni: è la yud di Yaakov che raggiunge il tallone.¶2–6
- L’incenso: elevare le lettereL’incenso eleva le “lettere” inanimate del pensiero, della parola e dell’azione, che la sapienza non può elevare, e il suo profumo fa discendere il Nome Havayah.¶7–9
- La preghiera e i due tipi di sacrificio di séLa preghiera sostituisce le offerte; il sacrificio di sé nell’espressione «Uno» appartiene all’anima divina, mentre quello nell’espressione «Benedetto sia il Nome» appartiene all’anima animale, poiché tutti i mondi non sono che il Nome di D‑o.¶10–16
- Il sangue dell’offerta quotidiana (tamid): la salita ardente dell’anima animaleL’anima animale, radicata nelle Chayos, sale dal cuore con grande fragore, giunge «davanti a Havayah» e, in risposta, fa discendere la Luce Infinita (Or Ein Sof).¶17–21
- La Torah, la carità e l’elmo di salvezzaLa Torah illumina l’intelletto come le lampade; la carità, come l’incenso, protegge come un’armatura e fa discendere il volto interiore di D‑o attraverso le 620 colonne di luce.¶22–31
- Le membra e il grasso: la delizia in D‑oDopo il desiderio ardente viene la delizia in D‑o soltanto, e la dolcezza della Torah come comandata da D‑o stesso.¶32–33
- Chanukah come dedicazioneL’intera creazione è “piccola” davanti all’Infinito e necessita di chinuch attraverso doni cospicui; il sacrificio di sé degli Asmonei contro il decreto greco fece discendere nuovamente la luce della Torah.¶34–39
- Hallel e ringraziamentoHallel porta la Divinità nascosta alla rivelazione; il ringraziamento è il “ritorno”, l’autoannullamento (bittul) davanti alla Luce Infinita, che non è ancora rivelata.¶40–43
Concetti chiave
- Le sette lampade come attributi emotivi (middos)ז׳ נרות – ז׳ מדות
- Le sette lampade della Menorah rappresentano i sette attributi emotivi; accenderle significa far discendere la luce di Chochmah nelle emozioni per affinarle.
- Incenso (ketores)קטרת
- Composto di spezie prive di sapore, l’incenso rappresenta il livello inanimato, le “lettere” del pensiero, della parola e dell’azione e le mitzvos materiali, il cui profumo sale e fa discendere la Divinità.
- Due tipi di sacrificio di séב׳ פעמים מסירות נפש
- Il sacrificio di sé nell’espressione «Uno» è l’autoannullamento naturale dell’anima divina; il sacrificio di sé «con tutta la tua anima» è la sottomissione e trasformazione dell’anima animale, nell’espressione «Benedetto sia il Nome della gloria del Suo regno».
- Yud–ekevיו״ד עקב
- Il nome di Yaakov letto come la yud di Chochmah che scende fino al “tallone”, i livelli più bassi, tenendo a bada Eisav.
- Elmo di salvezzaכובע ישועה
- La carità fa sì che D‑o Si “volga” con tutto il Suo Essere, facendo discendere la Sua dimensione interiore, il “volto radioso” e la “corona di gloria”.
- Chinuch (dedicazione, formazione)חינוך
- Formare ciò che è ancora lontano dal proprio scopo attraverso numerosi doni; l’altare e l’intera creazione sono “piccoli” davanti all’Infinito e necessitano di tale dedicazione.
- Hallel e hodaah [riconoscimento]הלל והודאה
- Hallel è una lode che porta la Divinità nascosta alla rivelazione; hodaah è il riconoscimento e il bittul davanti alla Luce Infinita che non è ancora rivelata.
Le domande di Chanukah ¶1
«Il venticinque di Kislev [iniziano] i giorni di Chanukah», ecc.: «poiché i Greci entrarono nel Santuario», ecc.
Il maamar apre con il racconto talmudico di Chanukah: i Greci entrarono nel Tempio e resero impuri i suoi oli. L’Alter Rebbe lo cita in forma abbreviata, indicando le omissioni con «ecc.».
וכשגברו מלכות בית חשמונאי ונצחום לא מצאו4 אלא פך א׳ של שמן כו׳. לשנה אחרת קבעום ח׳ י״ט בהלל והודאה.56 להבין ענין הלל וענין הודאה.
«E quando la casata reale degli Asmonei prevalse e li sconfisse, trovarono soltanto un’ampolla d’olio», ecc. «L’anno seguente li istituirono come otto giorni festivi, con Hallel e ringraziamento». Dobbiamo comprendere il significato di Hallel e quello del ringraziamento.
Quando i re asmonei sconfissero i Greci, cercarono olio puro e trovarono soltanto un’ampolla con il sigillo del Sommo Sacerdote, sufficiente per un giorno, ma che arse per otto. I Saggi resero gli otto giorni una festa di Hallel (i salmi di lode) e di ringraziamento; il maamar si propone di spiegare il significato di ciascuno di questi due termini.
וגם להבין למה תקנו בנס זה להדליק נרות זכר למקדש שמצאו פך א׳ של שמן כו׳ ולא תקנו כן בשאר נסים.7
Dobbiamo anche comprendere perché, a ricordo di questo miracolo, istituirono l’accensione delle lampade in memoria del Tempio, dove fu trovata un’ampolla d’olio, ecc., mentre non istituirono una pratica analoga per gli altri miracoli.
Una seconda domanda: gli altri miracoli non furono commemorati accendendo lampade; perché, dunque, questo sì? Il miracolo avvenne con le lampade del Tempio, e le luci di Chanukah le ricordano.
וגם מה ענין נרות להלל והודאה. אך הענין הוא דכתיב נר מצוה ותורה אור8 כו׳. ויובן בהקדים לבאר ענין המנורה שבבהמ״ק [שבבית המקדש] שארז״ל [שאמרו רבותינו זכרונם לברכה] וכי לאורה הוא צריך9 כו׳.
E inoltre: che rapporto hanno le lampade con Hallel e il ringraziamento? La spiegazione è che è scritto: «Una mitzvah è una lampada e la Torah è luce», ecc. Ciò si comprenderà premettendo di spiegare il significato della Menorah nel Tempio Santo, a proposito della quale i nostri Saggi, di benedetta memoria, dissero: «Ha forse bisogno della sua luce?», ecc.
Una terza domanda: che cosa collega le lampade alla lode e al ringraziamento? La risposta prende le mosse dal versetto che paragona una mitzvah a una lampada e la Torah alla luce, e dalle parole dei Saggi secondo cui D‑o non ha certo bisogno della luce della Menorah; la Menorah deve quindi rappresentare qualcosa di spirituale, che il maamar ora spiega.
Il paragrafo pone tre domande su Chanukah — che cosa significano Hallel e il ringraziamento, perché il miracolo è commemorato con le lampade e quale rapporto vi sia tra le lampade e la lode — e annuncia che, per rispondere, occorre prima comprendere la Menorah del Tempio.
La domanda dei Saggi «Ha forse bisogno della sua luce?» (Shabbos 22b; Menachos 86b) trova lì risposta: la Menorah è una testimonianza che la Presenza divina (Shechinah) dimora in Israele. Il maamar sviluppa questo punto considerando le lampade come un servizio spirituale il cui effetto raggiunge l’anima.
Marei mekomos
- 1בכ״ה בכסלו · נאמרה בחנוכה תקנ״ט בק״ק וויטעבסק. ראה לקו״ד ח״א כא, א. ראה לעיל בציונים לכ״ק אדמו״ר זי״ע. באוה״ת בראשית כרך ה תתקלב, ב הגהות. ראה גם ד״ה זה מכ״ק אדה״א (נדפס בקונטרס בפ״ע תשמ״ט), ובמאמרי אדה״א בראשית ע׳ שיג ביאור. בד״ה כי אתה נרי תשמ״ז מבאר הפלא שמצינו בדרושי חנוכה שבתו״א שנסדרו בתוך פרשיות וישב מקץ, ויש לפניהם דרושים מפ׳ השבוע, ולא נסדרו דרושי חנוכה בפני עצמם, והטעם משום שבשביל הבנת הדרושים דחנוכה שבפ׳ וישב צ״ל לפנ״ז לימוד וידיעת דרושי וישב, ובשביל הבנת דרושי חנוכה שבפ׳ מקץ צ״ל לימוד וידיעת דרושי חנוכה שבפ׳ מקץ, ע״ש. וראה גם ד״ה בכ״ה בכסלו תשי״ח. ד״ה זה נזכר לעיל ד, ב גבי נרות וקטורת. ובלקו״ת תצא לה, ב. בהמשך תער״ב פרק רמד מציין לכאן: ”בענין שמן המנורה שהוא בחי׳ אור החכמה”.
- 2בכ״ה בכסליו יומי דחנוכה · Shabbat 21b:10
- 3שכשנכנסו יונים · בתו״א בדפוס ראשון: שכשנכנסו עובדי כוכבים.
- 4וכשגברו מלכות בית חשמונאי ונצחום לא מצאו · בד״ה ואתה ברחמיך — תשמ״ח (נדפס בסה״מ מלוקט כרך ד ע׳ צט) מדייק ”ונצחום (אז דוקא) מצאו” ע״ש.
- 5בהלל והודאה · בלקו״ש ח״י ע׳ 142 ואילך מבאר שבגמרא הלשון ”בהלל והודאה” וברמב״ם כותב שהם (גם) ”ימי משתה” ע״ש. ובהערה 19 מבאר למה השמיט הרמב״ם תי׳ ”הודאה” ע״ש. ומביא שם בשם הטור או״ח סי׳ תר״ע שהלל לומר בהם הלל ולהודות לומר בו על הניסים ע״ש.
- 6לשנה אחרת קבעום ח׳ י״ט בהלל והודאה · Tur, Orach Chayim 670
- 7למה תקנו בנס זה להדליק נרות . . ולא תקנו כן בשאר נסים · ע״ד ב׳ שיטות בנס חנוכה ראה בארוכה לקו״ש ח״י ע׳ 143 ואילך. לקו״ש חנוכה ח״ל ע׳ 204 ואילך. ובד״ה ואתה ברחמיך — תשמ״ח הנ״ל.
- 8נר מצוה ותורה אור · Proverbs 6:23
- 9וכי לאורה הוא צריך · Shabbat 22b:2
Le lampade: la sapienza affina le emozioni ¶2–6
2והנה כתיב ובהעלות אהרן1 את הנרות בין הערבים יקטירנה. ובבקר בהטיבו את הנרות יקטירנה.2 שבלילה היה מדליק כל ז׳ הנרות34 ולמחר מדשנם ומטיבם
Ora, è scritto: «Quando Aharon accende le lampade al crepuscolo, brucerà [l’incenso]», e: «Al mattino, quando prepara le lampade, lo brucerà». Di notte accendeva tutte e sette le lampade e il giorno seguente ne rimuoveva la cenere e le preparava,
La Torah accosta l’accensione della Menorah [candelabro] alla combustione dell’incenso, sia al crepuscolo sia al mattino. Di notte il Kohen [sacerdote] accendeva tutte e sette le lampade; al mattino ne ripuliva la cenere e le preparava.
ולא היה מדליק אלא נר המערבי שהוא נר ששי5 שממנו היה מתחיל ובו היה מסיים.
e accendeva soltanto la lampada occidentale, che è la sesta, partendo da essa e concludendo con essa.
Al mattino veniva accesa effettivamente soltanto la lampada occidentale, contata qui come la sesta: l’accensione iniziava da essa e terminava con essa. Il maamar troverà un significato in questa differenza tra la notte e il giorno.
La spiegazione è che le lampade sono gli attributi emotivi (middos): «A Te, Havayah, appartengono la grandezza e la potenza», ecc.; sono sette lampade, corrispondenti ai sette middos.
Le sette lampade corrispondono ai sette attributi emotivi (middos) elencati nel versetto «A Te, Havayah, appartengono la grandezza, ossia la benevolenza (Chesed), e la potenza, ossia il rigore (Gevurah)…». Accendere le lampade significa dunque portare luce nelle emozioni.
Il paragrafo descrive come veniva accesa la Menorah di notte e al mattino, e identifica le sue sette lampade con i sette attributi emotivi.
Il versetto in Cronache elenca la grandezza, la potenza, la bellezza, la vittoria, lo splendore, «tutto ciò che è nei cieli e sulla terra» e la sovranità; la Kabbalah interpreta questi termini come la benevolenza (Chesed), il rigore (Gevurah), la bellezza (Tiferes), la vittoria (Netzach), lo splendore (Hod), il fondamento (Yesod) e la sovranità (Malchus). La nota di Kehot spiega che l’accensione di tutte e sette le lampade di notte segue Rashi, Tosafos, Ramban e altri, mentre l’affermazione dello Zohar secondo cui le lampade venivano accese in due momenti vale secondo tutte le opinioni.
Marei mekomos
- 1ובהעלות אהרן · Exodus 30:8
- 2ובבקר בהטיבו את הנרות יקטירנה · Exodus 30:7
- 3שבלילה הי׳ מדליק כל ז׳ הנרות · כן היא דעת רש״י, תוס׳ (מנחות פו, סע״ב) רמב״ן, ראב״ד, רשב״א ועוד. וכ״מ מנוסח העבודה דיוהכ״פ שתיקן יוסי בן יוסי כה״ג (פע״ח שער יוהכ״פ פ״ד) ונקבע בסי׳ האריז״ל וסי׳ רבינו. ומש״כ בזח״א (פח, ב. קפג, א) שהי׳ מדליק ב׳ זמני — זהו לכל הדעות. וכמש״כ גם בתו״א שהי׳ מדליק בבוקר נר הז׳ (ונר הוא״ו), וסרה קושית הניצוצי זהר שם. לקו״ש חכ״ג ע׳ שנד. ראה לקו״ש חי״ג ע׳ 193 שמאריך בזה.
- 4שבלילה היה מדליק כל ז׳ הנרות · Menachot 86b:3–5
- 5אלא נר המערבי שהוא נר ששי · ברשימת כ״ק אדמו״ר זי״ע לפ׳ בהעלותך (חוברת מז) מבאר בארוכה בענין סדר המערכה שמבאר כאן. ראה בספר השיחות תשנ״ב ח״ב ע׳ 419 ובהערה 106.
- 6והענין כי הנרות הם המדות · קטע מכאן מובא באוה״ת נ״ך כרך ג ע׳ א׳שצו.
- 7לך ה׳ הגדולה והגבורה · I Chronicles 29:11
Ora, in ciascun attributo vi è «l’uno opposto all’altro»: nella scorza (kelipah), in contrapposizione alla santità; e le kelipot traggono il loro nutrimento dalla santità.
A ogni attributo santo corrisponde un attributo nella kelipah, il dominio che cela la divinità. La kelipah non ha vita propria: trae la propria vitalità dalla santità.
כמו מאהבה שבקדושה נמשך בהשתלשלות המדרגות להיות תאוה גשמית. וכן מיראה שבקדושה יראה רעה וכעס וכה״ג [וכהאי גוונא].
Per esempio, dall’amore nella santità viene fatto discendere, attraverso la catena dei livelli, [ciò che giunge] a essere brama fisica; e analogamente, dal timore reverenziale nella santità [derivano] il timore malvagio, l’ira e simili.
Man mano che l’amore discende attraverso i livelli, può diventare brama fisica; il timore reverenziale santo può trasformarsi in timore di cose sbagliate, in ira e simili. Le emozioni non sante sono forme degradate di quelle sante.
Il paragrafo spiega che ogni emozione santa ha una controparte non santa che si nutre di essa e che si forma quando l’emozione discende nella sfera fisica.
«L’uno opposto all’altro» (Qohelet 7:14) è il principio cabbalistico secondo cui la kelipah rispecchia la santità. Poiché le emozioni negative sono emozioni sante decadute, possono essere ricondotte alla loro fonte: questo è il compito descritto nel paragrafo successivo.
Marei mekomos
- 1זה לעומת זה · Ecclesiastes 7:14
- 2והן יונקות מן הקדושה · ראה סידור נו, ג. אוה״ת משפטים ע׳ א׳קמא. מצה זו תר״מ סעי׳ מג ע׳ ריז. ושם מוסיף: אחר תי׳ ”הקדושה”: והיינו שנמשך בהשתלשלות המדריגות: נמשך.
4וצריך לבררם ולהפכם להתכלל בקדושה עליונה שתהיינה המדות כולן לה׳ בבחי׳ בטול לך ה׳1 הגדולה והגבורה כו׳.
E devono essere raffinate e trasformate, per essere assorbite nella santità suprema, affinché tutti gli attributi siano per D‑o in uno stato di autoannullamento (bittul): «A Te, Havayah, appartengono la grandezza e la potenza», ecc.
Le emozioni decadute devono essere raffinate e trasformate, così da ricongiungersi alla santità. Lo scopo è che tutte le emozioni appartengano a D‑o, nell’autoannullamento espresso dalle parole: «A Te, Havayah, appartengono la grandezza e la potenza».
והבירור הוא בחכמה כי בחכמה אתברירו2 כו׳. והחכמה הוא בחי׳ אור להאיר את המדות ולזככן.
La raffinazione avviene attraverso la sapienza (Chochmah), poiché «attraverso la Chochmah vengono raffinate», ecc. E la Chochmah è una luce che illumina gli attributi e li purifica.
La raffinazione avviene attraverso la Chochmah, che separa il bene dal male. La Chochmah è paragonata alla luce, perché illumina le emozioni e le purifica.
ובלילה שהוא זמן החשך היה צריך להאיר את כל ז׳ הנרות דהיינו להמשיך אור החכמה בכל מדה ומדה בפ״ע [בפני עצמו]
Di notte, che è il tempo dell’oscurità, era necessario accendere tutte e sette le lampade, cioè far discendere la luce della Chochmah in ciascun attributo, uno per uno,
La notte rappresenta un tempo di oscurità, quando ciascuna emozione ha bisogno della propria luce di sapienza. Per questo di notte venivano accese tutte e sette le lampade.
mentre di giorno era sufficiente accendere la sesta lampada, che è il principale canale dell’influsso, e così la luce della Chochmah sarebbe discesa da sé in tutti gli attributi.
Di giorno era sufficiente accendere la sesta lampada, il principale canale attraverso cui fluisce l’influsso; così la luce della sapienza avrebbe raggiunto da sé tutte le emozioni. La nota di Kehot collega la sesta lampada a Yesod.
Il paragrafo spiega l’accensione della Menorah come l’introduzione della luce della Chochmah nelle emozioni, per raffinarle: una lampada alla volta di notte e attraverso il canale principale di giorno.
La nota di Kehot cita Or HaTorah: la sesta lampada è il fondamento (Yesod), «il giusto è il fondamento del mondo», Yosef, da cui una luce aggiuntiva fluisce verso la sovranità (Malchus), fonte dei mondi inferiori. Il principio «attraverso la Chochmah vengono raffinate» è l’insegnamento dell’Arizal secondo cui le scintille vengono selezionate attraverso la Chochmah.
Marei mekomos
- 1
- 2בחכמה אתברירו · נסמן לעיל ה, ד.
- 3בהדלקת נר הו׳ . . נמשך אור החכמה בכל המדות · באוה״ת פ׳ תצוה ע׳ א׳תקנד: ”היינו כי נר השישי הוא בחי׳ וצדיק יסוד עולם בחי׳ יוסף שממנו נמשך תוספות האור למל׳ מקור דבי״ע”, ע״ש.
- 4לך ה׳ הגדולה · דברי הימים כט, יא.
- 5שו״ה כו׳ — ובלילה · בסה״מ תר״מ שם: ולכן בלילה.
5והנה יש עולם שנה נפש12 וכשם שהיה אהרן ממשיך המשכת אור החכמה בעולם שהן ז׳ בחי׳ ומדות עליונות שבסדר והנהגת העולם כך היה ממשיך אור החכמה בנפש ישראל
Ora, vi sono «mondo, anno, anima». Proprio come Aharon faceva discendere nel mondo la luce della sapienza (Chochmah), [nei] sette livelli e negli attributi superni che costituiscono l’ordine e il governo del mondo, così faceva discendere la luce della sapienza (Chochmah) anche nelle anime di Israele,
Sefer Yetzirah insegna che ogni cosa esiste in tre dimensioni: mondo (spazio), anno (tempo) e anima. L’accensione di Aharon faceva discendere la sapienza nei sette attributi che governano il mondo e, al tempo stesso, nelle anime di Israele.
שהם יוצאי ירך יעקב שבעים נפש3 נגד בחי׳ ז׳ הנרות והם יוצאי ירך יעקב יו״ד עקב דהיינו בחי׳ יו״ד הוא בחי׳ חכמה הנמשכת ומשתלשלת בבחי׳ עקב וסוף המדרגות התחתונות.4
che sono «coloro che uscirono dalla coscia di Yaakov, settanta anime», corrispondenti alle sette lampade. Sono «coloro che uscirono dalla coscia di Yaakov»: yud–ekev («tallone»), cioè la yud, che è Chochmah, fatta discendere e scendere al livello del tallone, la fine dei livelli più bassi.
I discendenti di Yaakov erano settanta anime, dieci volte sette, corrispondenti alle sette lampade. Il nome Yaakov si legge come yud più ekev («tallone»): la sapienza fatta discendere fino ai livelli più bassi, il tallone dell’anima.
Il paragrafo estende la Menorah dal cosmo all’anima: la stessa luce di sapienza che Aharon faceva discendere negli attributi del mondo, la faceva discendere anche nelle anime di Israele, il cui padre, Yaakov, porta nel nome il significato della sapienza che raggiunge il tallone.
La yud, prima lettera del Nome Havayah, rappresenta Chochmah. Leggere Yaakov come yud–ekev insegna che il compito dei discendenti di Yaakov è portare la sapienza fino al punto più basso, il «tallone».
Marei mekomos
- 1יש עולם שנה נפש · ספר יצירה פ״ג. נתבאר בכ״מ בחסידות ראה בספרי מפתחות דא״ח, ולאחרונה במאמרי אדה״א בראשית ע׳ נו.
- 2יש עולם שנה נפש · Sefer Yetzirah 3:5–7
- 3
- 4יעקב י׳ עקב · נסמן לעיל כה, ג.
6וזהו וידו אוחזת בעקב עשו1 כי ידו אותיות יו״ד2 אוחזת את העקב של עשו לבלתי נתון לו תוקף התפשטות וממשלה רק להכניעו תחת הקדושה ולאכפי׳ [ולאכפיא] לס״א [לסטרא אחרא].
Questo è [il significato di] «e la sua mano afferrava il tallone di Eisav»: perché le lettere della parola ebraica per «la sua mano» sono quelle di yud, che afferra il tallone di Eisav senza conferirgli la forza di espandersi e dominare, ma soltanto per sottometterlo alla santità e soggiogare l’altra parte (sitra achra).
Alla nascita, la mano di Yaakov stringeva il tallone di Eisav. La parola ebraica che significa «la sua mano» è composta dalle stesse lettere di yud: la sapienza di Yaakov trattiene Eisav, radice della scorza (kelipah), dal basso, impedendogli di diffondersi e dominare e mantenendolo sottomesso alla santità.
וזה היה ענין המשכת אהרן בהעלותו את הנרות להמשיך בחי׳ יו״ד של יעקב3 הוא אור החכמה לבחי׳ עקב כדי שתהיינה גם מדות הטבעיי׳ [הטבעיים] שבנפש הבהמית עולות ונכללות בקדושה.
E questo era il significato di ciò che Aharon faceva discendere quando accendeva le lampade: far discendere la yud di Yaakov, la luce della sapienza (Chochmah), fino al livello del tallone, affinché anche gli attributi naturali dell’anima animale si elevino e siano assorbiti nella santità.
È ciò che Aharon fece accendendo le lampade: fece discendere la yud di Yaakov, la luce della sapienza, fino al tallone. Lo scopo è che persino le emozioni naturali dell’anima animale si elevino e siano assorbite nella santità.
Il paragrafo interpreta Yaakov che afferra il tallone di Eisav come la sapienza che sottomette la kelipah nel suo punto più basso, e identifica questo con l’opera di accendere la Menorah.
L’iskafya (sottomissione) della sitra achra precede la sua is’hapcha (trasformazione); entrambi i termini ricompaiono nel paragrafo 12. La nota Kehot elenca diversi paralleli relativi alla lettura della parola «la sua mano» come composta dalle lettere di yud.
Marei mekomos
- 1וידו אוחזת בעקב עשו · Genesis 25:26
- 2ידו אותיות יו״ד · ראה גם בסה״מ תקס״ב ע׳ קכז. תו״ח וישלח קפה, ב. שערי אורה ה, א.
- 3להמשיך בחי׳ יו״ד של יעקב · ע׳ מאמרי אדה״א בראשית ע׳ תנז ובאוה״ת פ׳ עקב ע׳ תקה.
L’incenso: elevare le lettere ¶7–9
Ora, è scritto: «Quando Aharon accende le lampade al crepuscolo, brucerà l’incenso», e analogamente: «Al mattino, quando prepara le lampade, brucerà l’incenso».
Il maamar torna ai versetti sulla Menorah e sull’incenso, ora per spiegare l’incenso stesso.
בהעלות והדר יקטירנה וכן בבקר וכמ״ש בסדר המערכה הטבת שתי נרות קודמת לקטורת.3
[Prima] «quando accende», poi «brucerà l’incenso», e così anche al mattino; come si afferma nell’ordine del servizio del Tempio, la preparazione di due lampade precede l’incenso.
In entrambi i versetti vengono prima le lampade e poi l’incenso; anche l’ordine del servizio del Tempio riportato da Abaye nel Talmud pone la preparazione di due lampade prima dell’incenso.
ולהבין ענין הקטרת4 שהיה אחר הדלקת והטבת שתי נרות הוא כי הנה ענין הנרות כבר מבואר למעלה שהוא ענין העלאת המדות שירדו ונשתלשלו בגשמיות הנה״ב [הנפש הבהמית] שתהיינה עולות ונכללות בקדושה. אך הקטרת הוא ענין העלאת האותיות שהן במחדו״מ [במחשבה דבור ומעשה] לבושי המדות שהן בחי׳ דומם.
Per comprendere il significato dell’incenso, che veniva offerto dopo l’accensione e la preparazione di due lampade: il significato delle lampade, come già spiegato sopra, è l’elevazione degli attributi che discesero concatenandosi nella materialità dell’anima animale (Nefesh HaBehamis), affinché ascendano e vengano incluse nella santità. L’incenso, invece, è l’elevazione delle lettere del pensiero, della parola e dell’azione, che sono i rivestimenti degli attributi e appartengono al livello dell’inanimato.
Perché l’incenso segue le lampade? Le lampade elevano le emozioni discese nell’anima animale; l’incenso eleva qualcosa di più basso: le «lettere», i rivestimenti del pensiero, della parola e dell’azione attraverso i quali le emozioni si esprimono, simili alla materia inanimata.
Il paragrafo distingue due compiti: le lampade elevano le emozioni stesse, mentre l’incenso eleva i loro rivestimenti esteriori, le lettere del pensiero, della parola e dell’azione.
In Tanya, i tre rivestimenti dell’anima sono il pensiero, la parola e l’azione. Qui sono chiamati «lettere» e annoverati tra gli inanimati, il più basso dei quattro regni, perché in sé non hanno alcun sentimento.
Marei mekomos
- 1ובהעלות אהרן את הנרות בין הערבים יקטירנה · Exodus 30:8
- 2בבקר בהטיבו את הנרות יקטירנה · Exodus 30:7
- 3הטבת שתי נרות קודמת לקטורת · Yoma 33a:3
- 4ולהבין ענין הקטרת · ראה אוה״ת בראשית כרך ד תתלא, ב.
Le lettere della santità sono chiamate «il muro della figlia di Zion», un muro di pietre: «due pietre costruiscono due case», ecc., come è noto.
Le lettere della santità sono paragonate a un muro di pietre: Sefer Yetzirah chiama le lettere «pietre» e le parole costruite con esse «case».
E come è spiegato altrove a proposito del versetto: «Grande è Havayah e molto degno di lode nella città del nostro D‑o»: quando è chiamato grande? Quando è nella città del nostro D‑o, ecc.
La grandezza di D‑o si rivela «nella città del nostro D‑o», cioè quando viene espressa e costruita. Le lettere sono la città in cui si rivela la Sua grandezza.
Il paragrafo mostra l’importanza delle lettere: sono le pietre da costruzione in cui si rivela la santità, come le mura di una città.
In Sefer Yetzirah, due lettere («pietre») formano due parole («case»), tre ne formano sei, e così via. Il maamar di Vaera citato nella nota Kehot spiega che la grandezza può essere attribuita a D‑o soltanto quando Egli si estende attraverso la Sua regalità, la città.
Marei mekomos
- 1חומת בת ציון · Lamentations 2:18
- 2שתי אבנים בונות שני בתים · ספר יצירה פ״ד מט״ז ע״פ נוסח האריז״ל.
- 3שתי אבנים בונות שני בתים · Sefer Yetzirah 4:12
- 4וכמ״ש במ״א ע״פ גדול ה׳ ומהולל מאד · ראה לקמן נו, ב.
- 5גדול ה׳ ומהולל מאד בעיר אלקינו · Psalms 48:2
9והנה אותיות של המחדו״מ [המחשבה דבור ומעשה] שנפלו בגשמיות תחת ממשלת הקליפות וסט״א [וסטרא אחרא] אין להם עלייה ע״י המשכת אור החכמה כי אין אור החכמה אלא במדות עצמן אהוי״ר [אהבה ויראה] כו׳
Ora, le lettere del pensiero, della parola e dell’azione che sono cadute nella materialità, sotto il dominio delle scorze (kelipos) e dell’altra parte (sitra achra), non possono elevarsi mediante la discesa della luce della sapienza (Chochmah), poiché la luce della Chochmah è presente soltanto negli attributi stessi, amore e timore reverenziale, ecc.,
Le lettere del pensiero, della parola e dell’azione sono cadute nella materialità sotto il dominio delle kelipos, e la luce della sapienza non può elevarle. La sapienza agisce soltanto sulle emozioni stesse, amore e timore reverenziale.
שהן בחי׳ רוחניות (עמ״ש ע״פ וייצר1 כו׳ בפ׳ בראשית) אבל גשמיות האותיות אין להם עלייה כ״א ע״י הקטורת שסממני הקטרת היו מדברים שאין בהם טעם כלל
che sono di natura spirituale (si veda quanto spiegato a proposito di «E [D‑o] formò», ecc., nella parashah di Bereishis). Ma la materialità delle lettere non può elevarsi se non per mezzo dell’incenso: le spezie dell’incenso, infatti, erano sostanze del tutto prive di sapore
Le emozioni sono spirituali; il testo rimanda il lettore alla spiegazione di «E D‑o formò» in Bereishis. Le lettere materiali si elevano soltanto per mezzo dell’incenso, le cui spezie erano prive di sapore e non erano cibo.
ואינם ממין מאכל כלל הרי הן בבחי׳ דומם2 ובהקטרתן נעשה בחי׳ ריח העולה למעלה שמשיב את הנפש אשה ריח ניחוח להוי״ה3 שע״י הריח נעשה ניחוח דהיינו ירידה להשתלשלות המשכת בחי׳ הוי״ה יו״ד חכמה כו׳:
e non appartengono affatto alla categoria degli alimenti; esse sono dunque al livello dell’inanimato. Bruciandole, si produce un profumo che sale verso l’alto e ristora l’anima: «un’offerta di fuoco, un profumo gradito al Nome Havayah». Attraverso il profumo si produce il nichoach («gradito»), cioè una discesa nella catena discendente dei mondi (hishtalshelus), il far discendere il livello di Havayah, [il cui] yud [è] Chochmah, ecc.
Essendo prive di sapore, le spezie sono come materia inanimata; eppure, quando vengono bruciate, emanano un profumo che sale e ristora l’anima. La Torah definisce un’offerta «un profumo gradito (re’ach nicho’ach) a Havayah»: nicho’ach, «gradito», viene inteso come derivato da nachis, «discesa», perciò il profumo fa discendere Havayah, il cui yud è Chochmah.
Il paragrafo spiega perché è necessario l’incenso: la sapienza eleva le emozioni spirituali, ma soltanto l’incenso — la materia inanimata trasformata in profumo — eleva le lettere materiali; e il suo profumo, a sua volta, fa discendere la luce divina.
Il profumo è il più sottile dei sensi e, come insegnano i Saggi, giova all’anima anziché al corpo. Per questo può elevare il livello più basso, quello inanimato: ciò che non ha sapore proprio diventa, quando viene bruciato, puro spirito.
Marei mekomos
- 1וייצר · Genesis 2:7
- 2הרי הן בבחי׳ דומם · ע׳ באוה״ת עקב ע׳ תריט.
- 3אשה ריח ניחוח להוי״ה · Leviticus 1:9
La preghiera e i due tipi di sacrificio di sé ¶10–16
10והנה כ״ז [כל זה] היה בבהמ״ק [בבית המקדש] שהיו מקריבין קרבנות ועכשיו היא התפלה במקום הקרבנות.1 ולהבין ענין זה בתפלה.
Ora, tutto questo avveniva nel Tempio Santo, dove si offrivano sacrifici; e ora la preghiera prende il posto dei sacrifici. Dobbiamo comprendere questo [in relazione alla] preghiera.
Tutto ciò avveniva nel Tempio attraverso le offerte. Dopo la sua distruzione, la preghiera prende il posto delle offerte; dunque, il medesimo ordine deve avere un significato nella preghiera.
הנה בסדר המערכה היה דם התמיד קודם להטבת שתי נרות ונרות לקטרת וקטרת לאברים נמצא שדם התמיד קודם לנרות וקטרת ואברי התמיד אחר נרות וקטרת.2
Nell’ordine del servizio del Tempio, il sangue del tamid (l’offerta quotidiana) veniva prima della preparazione di due lumi, i lumi prima dell’incenso e l’incenso prima delle membra. Ne consegue che il sangue del tamid veniva prima dei lumi e dell’incenso, mentre le membra del tamid venivano dopo i lumi e l’incenso.
Nell’ordine quotidiano del servizio del Tempio, il sangue del tamid veniva prima dei lumi e dell’incenso, e le sue membra venivano bruciate soltanto dopo. L’offerta era divisa in due, con i lumi e l’incenso in mezzo.
ויובן ענין זה בעבודת ה׳ בתפלה. כי הנה עיקר העבודה בק״ש [בקריאת שמע] ותפלה הוא למסור נפשו בק״ש [בקריאת שמע].
Questo si comprenderà nel servizio di D‑o nella preghiera. Infatti, il nucleo essenziale del servizio nello Shema e nella preghiera consiste nel consegnare la propria anima nello Shema.
Quest’ordine sarà spiegato in relazione alla preghiera. Il cuore della preghiera è lo Shema, nel quale si consegna la propria anima a D‑o.
Il paragrafo passa dal Tempio alla preghiera e pone una domanda: perché l’offerta quotidiana fosse divisa, con il sangue prima dei lumi e dell’incenso e le membra dopo?
La nota Kehot dice che il maamar del Mitteler Rebbe sulle stesse parole iniziali pone proprio questa domanda: perché il tamid fosse diviso in due e perché proprio i lumi e l’incenso separassero il sangue dalle membra.
Marei mekomos
- 1ועכשיו היא התפלה במקום הקרבנות · Berakhot 26b:7
- 2ואברי התמיד אחר נרות וקטרת · בד״ה בכ״ה בכסליו לאדה״א הנ״ל מבאר יותר ”ויש להבין למה נחלק הקרבת קרבן התמיד להיות דמו נקרב דוקא לפני נרות וקטורת ואברים אחר נרות וקטרת, ולמה הפסיק בנרות וקטורת דוקא בין הקרבת דמיו להקרבת אבריו”.
11והנה יש ב״פ [ב׳ פעמים] מס״נ [מסירות נפש]1 למסור נפשו באחד.2 ובכל נפשך3 אפילו נוטל את נפשך4 כו׳. ולהבין מהו ענין ב״פ [ב׳ פעמים] מס״נ [מסירות נפש] הללו
Ora, vi sono due tipi di sacrificio di sé (mesirus nefesh): consegnare la propria anima in «Uno», e «con tutta la tua anima: persino se Egli prende la tua anima», ecc. Per comprendere che cosa siano questi due tipi di sacrificio di sé:
Nello Shema vi sono due tipi di sacrificio di sé: consegnarsi nella parola «Uno» e amare D‑o «con tutta la tua anima», espressione che i Saggi spiegano con «persino se Egli prende la tua anima». Il maamar chiede in che cosa differiscano.
הנה למס״נ [למסירות נפש] באחד קאי על נה״א [נפש האלקית] שהיא בבחי׳ ביטול ממש וכמ״ש חי ה׳ אשר עמדתי לפניו.5 בחי׳ עמידה היא ביטול באוא״ס [באור אין סוף] ב״ה ממש.
Il sacrificio di sé in «Uno» si riferisce all’anima divina (Nefesh Elokis), che si trova in uno stato di vero e proprio autoannullamento (bittul), come è scritto: «Com’è vero che Havayah vive, davanti al quale sono stato». La condizione dello stare in piedi è bittul nella Luce Infinita stessa (Or Ein Sof), benedetto Egli sia.
Il sacrificio di sé in «Uno» riguarda l’anima divina, che è già interamente in stato di bittul dinanzi a D‑o. Le parole di Elisha «davanti al quale sono stato» mostrano questo: stare dinanzi a D‑o significa essere in completo bittul nella Luce Infinita.
Il paragrafo distingue due tipi di sacrificio di sé nello Shema e attribuisce il primo, quello di «Uno», all’anima divina, che sta interamente in stato di bittul dinanzi a D‑o.
La nota Kehot cita fonti halachiche (il Rashba, il Bach, Pri Etz Chaim) a sostegno della pratica di intendere il sacrificio di sé alla parola «Uno».
Marei mekomos
- 1ב״פ מס״נ · ראה בארוכה באוה״ת תרומה ע׳ א׳שסז. ובאוה״ת פ׳ נצבים ע׳ א׳ר. שרש מצות התפלה פמ״א. ד״ה את שבתותי ש״ת ע׳ 84.
- 2למסור נפשו באחד · ראה שו״ת הרשב״א ח״ה תשובה נה. ב״ח טוא״ח רסס״א. פע״ח שער הק״ש פי״ב.
- 3ובכל נפשך · Deuteronomy 6:5
- 4ובכל נפשך אפילו נוטל את נפשך · Berakhot 54a:6
- 5חי ה׳ אשר עמדתי לפניו · II Kings 5:16
E il livello (bechinah) di «con tutta la tua anima» significa che anche l’anima animale (Nefesh HaBehamis) deve trovarsi in uno stato di soggiogamento e trasformazione (iskafya e is'hapcha), ecc.
Il secondo sacrificio di sé (mesirus nefesh), «con tutta la tua anima», riguarda l’anima animale, che deve prima essere soggiogata e poi trasformata.
שמס״נ [שמסירות נפש] זו אינה באחד אלא בבחי׳ ברוך שם כבוד מלכותו2 כו׳. והענין כי הנה נודע שבחי׳ ממלא כ״ע [כל עלמין] וסוכ״ע הכל נק׳ בחי׳ שמי בלבד.
Poiché questo sacrificio di sé non si trova in «Uno», bensì nella bechinah di «Benedetto sia il nome della gloria del Suo regno», ecc. Il senso è che, come è noto, la bechinah della luce che riempie tutti i mondi (memalei kol almin) e della luce che circonda tutti i mondi (sovev kol almin) è chiamata nel suo insieme soltanto la bechinah del «Mio Nome».
Questo sacrificio di sé si colloca non a «Uno», ma a «Benedetto sia il nome della gloria del Suo regno», che si riferisce al «nome» di D‑o, non alla Sua essenza. Entrambe le modalità della luce divina, memalei kol almin e sovev kol almin, sono soltanto il «Nome» di D‑o.
Il paragrafo attribuisce il secondo sacrificio di sé all’anima animale e lo collega a «Benedetto sia il nome della gloria del Suo regno»; poi inizia a spiegare che tutta la luce divina nei mondi non è che il Nome di D‑o.
Ciò corrisponde all’unità superiore (yichuda ila’ah) — l’«Uno» dello Shema — e all’unità inferiore (yichuda tata’ah) — «Benedetto sia il nome». In Likkutei Torah, Shir HaShirim, l’Alter Rebbe si riferisce a questo maamar dicendo che spiega la questione «in modo un po’ diverso», e il Tzemach Tzedek aggiunge che le due spiegazioni concordano.
Marei mekomos
- 1ובכל נפשך היינו שגם בחי׳ נה״ב · ראה לקו״ת שה״ש א, ב. באופן אחר קצת, ושם מציין כ״ק אדמו״ר הצ״צ בהגה״ה ”והמ״י שעולה בקנה א׳” ע״ש. ראה סה״מ תרס״ו ע׳ קלה.
- 2ברוך שם כבוד מלכותו · Pesachim 56a:5
13וכמאמר מלך משובח ומפואר עדי עד שמו הגדול. ועדי עד פי׳ כל העליות שמעולם עד עולם בעילוי אחר עילוי עוה״ב [עולם הבא] וג״ע [וגן עדן] העליון וימות המשיח ותחה״מ [ותחיית המתים] וכמה רבוא רבבות עולמות והיכלות המבואר בזוהר.
Come nella formula: «Re, lodato e glorificato per sempre e in eterno (adei ad), è il Suo grande Nome». «Per sempre e in eterno» significa tutte le ascese da un mondo all’altro, elevazione dopo elevazione: il Mondo Avvenire, il Giardino superiore dell’Eden, i giorni di Mashiach e la Resurrezione dei morti, e le innumerevoli miriadi di miriadi di mondi e palazzi descritti nello Zohar.
Le parole vengono dalle preghiere del mattino, nelle quali si loda il «grande Nome» di D‑o, glorificato «per sempre e in eterno». L’Alter Rebbe interpreta «per sempre e in eterno» come le ascese senza fine di tutti i mondi superiori, dal Mondo Avvenire agli innumerevoli mondi descritti nello Zohar; tutti quanti sono lode del Suo Nome soltanto.
Il paragrafo sostiene l’affermazione che tutti i mondi sono soltanto il «Nome» di D‑o: anche i mondi e le epoche più elevate rientrano in ciò che la preghiera chiama il Suo Nome.
14ובאמת יש הרבה יותר עד אין קץ וכמ״ש ולגדודיו אין מספר1 וגדודיו הן מלאכים שהן בחי׳ חיצוני׳ העולמות ומכ״ש [ומכל שכן] נשמות שהן פנימי׳ [פנימיות / פנימית] עולמות אין זה אלא בבחי׳ שמו שם כבוד מלכותו.
In verità ve ne sono molti di più, senza fine, come è scritto: «Le Sue schiere sono senza numero». Le Sue schiere sono gli angeli, che costituiscono la dimensione esteriore dei mondi; a maggior ragione, le anime, che costituiscono la dimensione interiore dei mondi. Eppure tutto questo appartiene soltanto al livello del «Suo Nome», il nome della gloria del Suo regno.
In realtà i mondi sono infiniti, come le innumerevoli «schiere» di D‑o, gli angeli. Gli angeli sono il lato esteriore dei mondi e le anime il loro lato interiore; eppure anche questi appartengono soltanto al «Nome» di D‑o, «il nome della gloria del Suo regno».
כמשל התפשטות המלך במדינה שרק שמו הולך בכל מדינות מלכותו ולא עצמותו ומהותו
Come nell’esempio di un re la cui diffusione si estende nel suo paese: soltanto il suo nome si diffonde in tutte le province del suo regno, non la sua essenza e il suo essere.
Il nome di un re raggiunge ogni provincia del suo regno, anche se lui stesso non vi si trova.
כך כביכול התפשטות החיות הנמשך מאור א״ס ב״ה להחיות כל הברואים ונפש כל חי אין התפשטות והמשכה זו רק בבחי׳ שם שהוא רק זיו והארה בבחי׳ התפשטות בלבד ונק׳ אא״ס [אור אין סוף]
Così, per così dire, la diffusione della forza vitale che viene tratta dalla Luce Infinita (Or Ein Sof), benedetto Egli sia, per dare vita a tutte le creature e all’anima di ogni vivente: questa estensione e questa trasmissione verso il basso si trovano soltanto al livello di un «nome», che è soltanto uno splendore e un’illuminazione, una mera estensione, e viene chiamata Or Ein Sof.
Allo stesso modo, la vita divina presente in tutte le creature è soltanto il «Nome» di D‑o, uno splendore e un’estensione provenienti da D‑o, non D‑o Stesso. Questo splendore è ciò che la Chassidut chiama Or Ein Sof, distinto dall’Infinito Stesso.
אבל עצמות א״ס ב״ה ממש הוא רם ונשא כי אני ה׳ לא שניתי2 כתיב ואין ערוך אליו ית׳ אפי׳ [אפילו] כערך טפה מים אוקינוס כו׳.
Ma la stessa essenza dell’Infinito (Ein Sof), benedetto Egli sia, è elevata e sublime, poiché è scritto: «Io, Havayah, non sono cambiato»; e non vi è alcun paragone con Lui, benedetto Egli sia, neppure quello tra una goccia d’acqua e l’oceano, ecc.
L’essenza stessa di D‑o è al di là di tutto questo e non ne è influenzata, come afferma il versetto: «Io, Havayah, non sono cambiato». Tutti i mondi insieme non hanno alcun rapporto con Lui: meno di quanto una goccia abbia rapporto con l’oceano.
Il paragrafo spiega che tutti i mondi, gli angeli e le anime ricevono soltanto il «Nome» di D‑o, un’estensione di splendore, mentre la Sua essenza rimane elevata e immutata.
La distinzione tra la Luce Infinita (un’estensione, come un nome o un raggio) e l’Infinito Stesso è alla base dell’intera Chassidut. Un nome esiste in funzione degli altri, non di chi lo porta; così, la vita divina nella creazione esiste per le creature e non tocca l’essenza.
Marei mekomos
- 1ולגדודיו אין מספר · Chagigah 13b:13
- 2אני ה׳ לא שניתי · Malachi 3:6
15והנה הנשמה ונפש האלקי׳ מחמת שהיא בבחי׳ פנימי׳ [פנימיות / פנימית] העולמות היא בטלה ונכללת ביחוד עליון ב״ה לגבי אור א״ס ב״ה ממש מחמת ששורה ומאיר עליה אור א״ס ב״ה
Ora, l’anima, l’anima divina (Nefesh Elokis), poiché appartiene alla dimensione interiore (pnimiyus) dei mondi, è in stato di autoannullamento (bittul) ed è assorbita nell’unità superiore (yichuda ila’ah), benedetto Egli sia, davanti alla stessa Luce Infinita (Or Ein Sof), benedetto Egli sia; poiché Or Ein Sof dimora e risplende su di essa,
L’anima divina appartiene alla dimensione interiore dei mondi; perciò si trova naturalmente in stato di bittul davanti a D‑o, assorbita nell’unità superiore, nella quale tutta la creazione è come nulla davanti a Lui. Or Ein Sof dimora direttamente su di essa.
ומשכלת ומתבוננת ברוממותו ית׳ איך שאין להעריך אליו ואני ה׳ לא שניתי1 כו׳.
e contempla e medita sulla Sua sublimità, benedetto Egli sia: come nulla sia paragonabile a Lui, e «Io, Havayah, non sono cambiato», ecc.
L’anima divina contempla anche la grandezza di D‑o e percepisce che nulla è paragonabile a Lui: Egli non è cambiato a causa di tutta la creazione.
אבל בהשתלשלות וירידת המדרגות עד סוף המדרגות תחתונות דנה״ב [דנפש הבהמית] המלובשת בגוף הגשמי ממש. הנה הגשמי הוא מסך מבדיל ומפריד היחוד עליון מחמת שנראה לעיני בשר ליש ודבר נפרד
Ma nella catena discendente dei mondi (hishtalshelus) e nella discesa dei livelli, fino alla fine dei livelli più bassi, [cioè, il livello] dell’anima animale (Nefesh HaBehamis) rivestita nel corpo fisico vero e proprio, la realtà fisica è uno schermo che separa e divide [l’anima animale] dall’unità superiore, poiché agli occhi della carne essa appare come un ente e una realtà separata.
L’anima animale, tuttavia, si trova al fondo della catena discendente dei mondi, rivestita nel corpo fisico, e la fisicità è uno schermo che nasconde l’unità superiore: agli occhi fisici, le cose appaiono indipendenti e separate da D‑o.
ומ״מ ע״י ירידת הנשמה ונפש אלקי׳ שלא ירדה בשביל עצמה שהרי גם קודם ירידתה היתה בבחי׳ אשר עמדתי2 כו׳ אלא הירידה היא צורך עליי׳ [עלייה] נפש הבהמית היא להאיר לה הארה מיחוד עליון ב״ה שתוכל גם היא לעלות וליכלל באא״ס [באור אין סוף] ב״ה.
Tuttavia, attraverso la discesa dell’anima, dell’anima divina, che non è discesa per il proprio bene, poiché anche prima della sua discesa si trovava al livello di «davanti a Cui sono stata», ecc.; piuttosto, la discesa è per l’ascesa dell’anima animale: affinché su di essa risplenda un’illuminazione proveniente dall’unità superiore, benedetto Egli sia, così che anch’essa possa elevarsi ed essere assorbita in Or Ein Sof, benedetto Egli sia.
Eppure l’anima divina è discesa in questo mondo, e non per il proprio beneficio: anche prima di scendere, «stava davanti a D‑o». È discesa per elevare l’anima animale, irradiandovi un barlume dell’unità superiore, affinché anch’essa possa elevarsi ed essere assorbita in Or Ein Sof.
Il paragrafo spiega perché l’anima divina sia discesa nel corpo: non per se stessa, poiché era già in stato di bittul davanti a D‑o, ma per elevare l’anima animale, che lo schermo fisico impedisce di percepire D‑o.
Questo è il tema del Tanya secondo cui la discesa dell’anima è una «discesa in vista dell’ascesa», e l’ascesa conseguita consiste nell’affinamento dell’anima animale e del corpo.
Marei mekomos
- 1ואני ה׳ לא שניתי · Malachi 3:6
- 2אשר עמדתי · II Kings 5:16
16והארה והמשכה זו היא מבחי׳ ברוך שם כבוד מלכותו לעולם ועד.
Questa illuminazione e questa emanazione discendente provengono dal livello di «Benedetto sia il Nome della gloria del Suo regno per sempre e in eterno».
La luce che l’anima divina (Nefesh Elokis) fa risplendere nell’anima animale (Nefesh HaBehamis) proviene da «Benedetto sia il Nome della gloria del Suo regno», il livello inferiore del Nome di D‑o.
דהיינו ע״י התבוננות שכל מה שנראה ליש ונפרד אין זה אלא בחי׳ זיו ושם כבוד מלכותו. ואי לזאת יהיה היש בטל כמו זיו השמש בשמש כו׳ וכמ״ש במ״א.
Vale a dire, mediante la contemplazione che tutto ciò che appare come un’entità esistente e separata non è altro che un raggio e il Nome della gloria del Suo regno. Pertanto, l’entità si annullerà come il raggio del sole all’interno del sole, ecc., come è spiegato altrove.
Questo avviene contemplando ciò che il mondo è realmente: tutto ciò che sembra separato è soltanto un raggio della sovranità di D‑o. Una volta compreso questo, l’apparente «qualcosa» si trova in stato di autoannullamento, come un raggio di sole all’interno del sole, dove non ha un’esistenza propria.
Il paragrafo descrive la meditazione che eleva l’anima animale: vedere che tutta l’esistenza apparente è soltanto un raggio del Nome di D‑o e che, perciò, è in stato di autoannullamento dinanzi alla sua fonte.
L’immagine del raggio di sole all’interno del sole è quella del Tanya (Shaar HaYichud VehaEmunah, cap. 3): nella sua fonte, il raggio non è affatto considerato esistente. Questa è l’unità inferiore (yichuda tata’ah), raggiunta attraverso la comprensione anziché mediante la nullificazione diretta propria dell’unità superiore (yichuda ila’ah).
Il sangue dell’offerta quotidiana (tamid): la salita ardente dell’anima animale ¶17–21
17והנה בעליית נה״ב [נפש הבהמית]1 להתכלל באור א״ס ב״ה גדול מאד ורב כחה שהיא בחי׳ בע״ת [בעלי תשובה] דמשכין בחילא יתיר.2
Ora, nell’ascesa dell’anima animale (Nefesh HaBehamis) per essere assorbita nella Luce Infinita (Or Ein Sof), benedetto Egli sia, la sua forza è grandissima e copiosa, poiché appartiene al livello dei baalei teshuvah (coloro che fanno ritorno), che «attraggono con maggior forza».
Quando Nefesh HaBehamis ascende, la sua forza è maggiore di quella dell’anima divina (Nefesh Elokis), come quella di coloro che fanno ritorno (baalei teshuvah), dei quali lo Zohar dice che attraggono con maggior forza rispetto ai giusti perfetti.
כי נה״ב [נפש הבהמית] נלקחה מחיות הקודש שבמרכבה.3 והחיות נושאות את הכסא456 ודמות כמראה אדם עליו מלמעלה.7
Infatti Nefesh HaBehamis è stata tratta dalle Chayos sacre (creature viventi) del Carro. E le Chayos portano il Trono, e «la sembianza simile all’aspetto di un uomo sopra di esso, dall’alto».
Nefesh HaBehamis ha la sua radice nelle Chayos sacre, le creature viventi della visione di Yechezkel che portano il Trono di D‑o, sopra il quale si trova «la sembianza simile all’aspetto di un uomo». La sua radice è dunque molto elevata.
Il paragrafo spiega perché l’ascesa di Nefesh HaBehamis sia tanto potente: come quella di chi fa ritorno, essa attira con maggior forza; inoltre, la sua radice è nelle Chayos sacre che portano il Trono.
La nota Kehot cita Or HaTorah, che interpreta «uomo e bestia» come la vera unione dell’anima divina (il Nome Mah, «uomo») e di Nefesh HaBehamis (il Nome Ban, «bestia»), la quale riceve l’autoannullamento (bittul) di Mah, finché le due diventano una cosa sola.
Marei mekomos
- 1והנה בעליית נה״ב . . אדם ובהמה תושיע ה׳ · באוה״ת ויקרא כרך א ע׳ רכד: ור״ל שאדם שהיא נה״א ובהמה שהיא הנה״ב מתייחדים יחוד אמיתי כיון הבהמה ב״ן מתייחד לקבל ביטול דמ״ה ונעשו עצם אחד, וכמו אדם מ״ה וחוה גימט׳ י״ט מילוי דמ״ה שהוא ב״ן שבמ״ה כו׳ עכ״ל ע״ש. ראה גם באוה״ת ויקרא כרך ב ע׳ תלא.
- 2דמשכין בחילא יתיר · Zohar I, 129b
- 3כי נה״ב נלקחה מחיות הקודש שבמרכבה · ראה לקו״ת נשא כח, ג ואילך ובמ״מ לשם.
- 4והחיות נושאות את הכסא · Shemot Rabbah 23:15
- 5והחיות נושאות את הכסא · Rabbeinu Bahya, Shemot 25:18
- 6והחיות נושאות את הכסא · Pirkei DeRabbi Eliezer 4:1
- 7ודמות כמראה אדם עליו מלמעלה · Ezekiel 1:26
18וברעש גדול מתנשאים. וזה היה ענין דם התמיד צפונה לפני1 הוי״ה שהקרבנות היו בנפש הבהמה להעלותה לשרשה שנלקחה מבחי׳ פני שור שבמרכבה.
«E con grande fragore si innalzano». Questo era il significato del sangue del tamid, [il cui animale veniva macellato] «sul lato settentrionale davanti a Havayah»: i sacrifici riguardavano l’anima dell’animale, per elevarla alla sua radice, dalla quale era stata tratta: il livello del volto del bue nel Carro.
Le Chayos si innalzano «con grande fragore», come descrivono le preghiere del mattino. Perciò il sangue del tamid veniva offerto «sul lato settentrionale davanti a Havayah», poiché le offerte elevavano l’anima dell’animale alla sua radice nel volto del bue nel Carro.
Il tamid faceva parte delle offerte santissime, che vengono macellate a nord: il livello del rigore (Gevurah), che proviene dal lato sinistro, il livello del «grande fragore». Inoltre, «a nord» (tzafonah) [è] «tzafun hei», «la hei nascosta»,
Il tamid era una delle offerte santissime, che vengono macellate sul lato settentrionale dell’altare. Il nord è Gevurah, il lato sinistro, la fonte del «grande fragore»; e la parola «a nord» (tzafonah) si legge anche come «tzafun hei», «la hei nascosta».
דהיינו בחי׳ ה׳ אחרונה של שם הוי״ה שהוא בחי׳ העלם וצמצום א״ס ב״ה שמחמת זה היה הרעש.
cioè il livello della hei finale del Nome Havayah, che è il livello del nascondimento e della contrazione (tzimtzum) dell’Infinito (Ein Sof), benedetto Egli sia; ed è per questo che vi fu il fragore.
La hei nascosta è la hei finale di Havayah, Malchus, dove l’Infinito Si nasconde e Si contrae. È questo nascondimento a causare il «fragore», il tumulto dell’anelito.
וזהו צפונה לפני הוי״ה. שמבחי׳ צפונה שהוא בחי׳ רעש גדול מתנשאים ונושאים את הכסא דמות כמראה אדם למעלה מבחי׳ אדם לפי ששרשם מעולם התהו לפני מלך מלך לבני ישראל.5
Questo è il significato di «sul lato settentrionale davanti a Havayah»: dal livello del «lato settentrionale», che è il livello del «grande fragore», esse si innalzano e portano il Trono, l’immagine che ha l’aspetto di un uomo, al di sopra del livello dell’uomo; poiché la loro radice è nel Mondo del Tohu, «prima che regnasse un re sui figli d’Israele».
Da questo luogo di fragore le Chayos si innalzano al di sopra del livello dell’«uomo» stesso, pur portando il Trono su cui si trova l’immagine di un uomo. La loro radice è nel Tohu, il mondo che esisteva «prima che regnasse un re su Israele».
Il paragrafo spiega il sangue del tamid, macellato a nord: esso eleva l’anima dell’animale alla sua radice nelle Chayos, la cui ascesa fragorosa e ardente dal luogo nascosto del rigore raggiunge un livello superiore a quello dell’«uomo».
Il Mondo del Tohu aveva luci intense in recipienti troppo piccoli per contenerle; per questo le forze che hanno radice nel Tohu, come le Chayos e l’anima animale, possiedono un’intensità capace di oltrepassare il livello ordinato del Tikkun («uomo»). La nota di Kehot cita Or HaTorah a proposito dei due aspetti delle offerte macellate a nord: vengono offerte a causa del peccato, dal «nord, dove il male ha inizio», e tuttavia si elevano ai livelli più alti.
Marei mekomos
- 1צפונה לפני ה׳ · Leviticus 1:11
- 2והתמיד . . ששחיטתן בצפון · ראה שערי אורה ד״ה בכ״ה בכסלו פכ״א, ובד״ה בכ״ה בכסליו לאדה״א הנ״ל כ׳ ”וזהו שהתמיד הוא ק״ק ששחיטתן בצפון דוקא כדי להעלותן לשרשן בבחי׳ גבורות דתוהו כו׳”. סה״מ תרע״ח ע׳ צב. סה״מ תש״ז ע׳ 202 ”והלא צפון הוא בחי׳ גבורה ולמה ק״ק שחיטתן בצפון דוקא” ע״ש. וע״ז ראה באוה״ת ויקרא כרך ב ע׳ תלא בקרבנות ששחיטתן בצפון יש ב׳ ענינים הפכים, הא׳ לכאורה לגריעותא לפי שבאו על חטא והוא מבחי׳ מצפון תפתח הרעה, והב׳ לשבח גדול שעולים בבחי׳ קד״ק ג״ר, משא״כ בקרבנות ששחיטתן בדרום שנקראו קדשים קלים שהם בז״מ . . אך באמת שניהם אמת, ע״ש בארוכה. אוה״ת חנוכה רפג, ב ואילך.
- 3והתמיד היה מקדשי קדשים ששחיטתן בצפון · Mishnah Zevachim 5:1
- 4בחי׳ גבורה שמהשמאל בחי׳ רעש גדול · ועי״ז ממשיך לפני הוי׳ מקור בחי׳ הוי׳ — אוה״ת ויקרא כרך ב׳ ע׳ תלא ואח״כ מציין בכמה מקומות בלקו״ת ע״ש.
- 5לפני מלך מלך לבני ישראל · Genesis 36:31
19והנה הוי״ה יו״ד חכמה כו׳ בחי׳ אדם. משא״כ ברעש גדול מתנשאים למעלה מבחי׳ אדם. וזהו לפני הוי״ה מקור בחי׳ הוי״ה שמשם נמשך להיות התהוות בחי׳ הוי״ה.
Ora, il Nome Havayah, [la cui] yud [è] la sapienza (Chochmah), ecc., è il livello dell’uomo; invece, «con grande fragore si innalzano» al di sopra del livello dell’uomo. Questo è «davanti a Havayah»: la fonte del livello di Havayah, da cui è tratto il venire all’esistenza stesso del livello di Havayah.
Havayah, la cui yud è Chochmah, corrisponde all’«uomo», la struttura ordinata delle emanazioni divine (Sefiros). L’ascesa «con grande fragore» raggiunge un livello superiore, ciò che il versetto chiama «davanti a Havayah», la fonte da cui Havayah stessa viene all’esistenza.
והנה כמו שדם התמיד היו מקריבים מנפש הבהמה ממש כך התפלה במקום הקרבנות היא בעליות והתכללות נפש הבהמית שבאדם שהיא ג״כ ברעש גדול בחי׳ רשפי אש1 והתלהבות בתשוקה וצמאון כו׳.
E proprio come si offriva il sangue del tamid [offerta quotidiana], tratto dall’anima stessa dell’animale, così la preghiera, al posto dei sacrifici, consiste nell’ascesa e nell’integrazione dell’anima animale (Nefesh HaBehamis) che è nell’uomo; anch’essa è «con grande fragore»: il livello di fiammate di fuoco e di fervore, nell’anelito e nella sete, ecc.
Proprio come nel Santuario si offriva il sangue di un animale vero e proprio, la preghiera innalza l’«animale» che è nell’uomo, l’anima animale. Anche la sua ascesa avviene «con grande fragore»: con ardore ardente, anelito e sete di D‑o.
Il paragrafo spiega che l’ascesa infuocata dell’anima animale raggiunge «prima di Havayah», al di sopra del livello dell’«uomo», e applica questo alla preghiera, che innalza l’anima animale come le offerte innalzavano l’animale.
Il Nome Havayah è rappresentato nella forma di un uomo: la yud è la testa (Chochmah), la prima hei è la comprensione (Binah), la vav rappresenta i sei attributi emotivi (middos) e l’ultima hei la sovranità (Malchus); scritto per esteso, le sue lettere equivalgono a 45 (Mah), il valore numerico di adam, «uomo». Salire «davanti a Havayah» significa oltrepassare questa forma ordinata e raggiungerne la fonte.
Marei mekomos
- 1רשפי אש · Song of Songs 8:6
Questo è «Uomo e bestia Tu salvi, Havayah»: salvi la bestia che è nell’uomo, affinché anche in essa venga fatto discendere il livello di Havayah.
Il versetto «Uomo e bestia Tu salvi, Havayah» viene interpretato come riferito alla bestia che è nell’uomo. D‑o salva anche l’anima animale (Nefesh HaBehamis), affinché la luce di Havayah sia attratta in essa.
Questa sete e questo anelito sono il livello di «con tutto il tuo cuore». Nel cuore, infatti, vi sono due camere: quella destra è piena d’aria e di respiro,
L’anelito dell’anima animale ad amare D‑o «con tutto il tuo cuore» è ciò che i Saggi interpretano come riferito a entrambe le inclinazioni. Il cuore ha due camere, e quella destra contiene aria e respiro.
וחלל השמאלי מלא דם שהדם הוא הנפש4 רביעית דם שהנפש תלוי בו משכנו בלב ששם יסוד האש והחום הטבעי.
e quella sinistra è piena di sangue, poiché «il sangue è l’anima»; la revi'is [una misura di volume] di sangue da cui dipende l’anima ha la sua dimora nel cuore, dove si trovano l’elemento del fuoco e il calore naturale.
La camera sinistra contiene sangue, e «il sangue è l’anima»: la misura vitale di sangue da cui dipende la vita dimora nel cuore. Vi si trovano anche l’elemento del fuoco e il calore naturale del corpo.
כנודע שכנפי הריאה5 מנשבי׳ [מנשבים] על הלב לקררו מחמימות ושם הוא משכן התשוקה וצמאון האלקי להעלות ולהתכלל באוא״ס [באור אין סוף] ב״ה:
Come è noto, i lobi dei polmoni soffiano sul cuore per raffreddarlo dal suo calore. È lì che si trova la dimora dell’anelito e della sete divina, per elevarsi ed essere assorbiti nella Luce Infinita (Or Ein Sof), benedetto Egli sia.
I polmoni raffreddano il calore del cuore. Quella camera sinistra ardente è il luogo in cui sorgono l’anelito e la sete divini: il fuoco proprio dell’anima animale, ora orientato a essere assorbito in D‑o.
Il paragrafo colloca l’anelito ardente dell’anima animale nella camera sinistra del cuore e mostra come, quando è rivolto a D‑o, il suo ardore diventi amore per Lui «con tutto il cuore».
In Tanya, cap. 9, la camera sinistra, piena di sangue, è la sede dell’anima animale, mentre la camera destra è la sede dell’amore dell’anima divina. Qui il calore del lato sinistro diventa la fonte di una sete per D‑o.
Marei mekomos
- 1אדם ובהמה תושיע ה׳ · Psalms 36:7
- 2בכל לבבך · Deuteronomy 6:5
- 3שבלב יש ב׳ חללים · Tanya, Likkutei Amarim 9:1–2
- 4שהדם הוא הנפש · Deuteronomy 12:23
- 5שכנפי הריאה מנשבים על הלב לקררו · Zohar III, 234a
21והנה אחרי בחי׳ ההעלאה והתכללות זו רוח אייתי רוח1 ואמשיך רוח להמשיך אוא״ס [אור אין סוף] ב״ה למטה כמים הפנים.2
Ora, dopo questa elevazione e questo assorbimento, «lo spirito porta lo spirito e attira in basso lo spirito»: per attirare in basso la Luce Infinita (Or Ein Sof), benedetto Egli sia, «come l’acqua [riflette] un volto di fronte a un altro».
Dopo che l’anima è salita, si applica il principio dello Zohar: lo spirito che sale dal basso attira giù lo spirito dall’Alto. Come l’acqua riflette un volto, D‑o risponde all’elevazione dell’anima attirando giù la Sua luce.
כשם שמבטל א״ע [את עצמו] מיש לאין כך נמשך מלמעלה מאין ליש שתהא השראת אוא״ס [אור אין סוף] ב״ה ממש למטה כמו למעלה.
Proprio come ci si annulla, passando dall’essere al nulla, così dall’Alto viene attirato, dal nulla all’essere, affinché Or Ein Sof stesso, benedetto Egli sia, dimori in basso come in alto.
L’anima si annulla, ponendosi in uno stato di «nulla»; in risposta, la luce di D‑o scende dal «nulla» al «qualcosa». Or Ein Sof dimora allora in basso proprio come in alto.
Il paragrafo espone la seconda fase della preghiera: dopo l’elevazione dell’anima e il suo autoannullamento (bittul), Or Ein Sof viene attirato giù nel mondo in risposta.
Questo è il «risveglio dal basso (isarusa dilesata)» che attira un «risveglio dall’Alto (isarusa dileila)», misura per misura: al bittul, dall’essere al nulla, corrisponde una discesa dal nulla all’essere.
Marei mekomos
- 1רוח אייתי רוח · Zohar II, 162b
- 2כמים הפנים · Proverbs 27:19
La Torah, la carità e l’elmo di salvezza ¶22–31
22ובכל נפשך1 בכל כחות הנפש מחדו״מ [מחשבה דבור ומעשה]. וגם כל נפש כלולה מנר״נ [מנפש רוח נשמה]. ועיקר הנפש היא המשכלת2 כ״ח לפום שעורא דיליה. יש מארי מקרא. ויש מארי משנה ותלמוד.
«Con tutta la tua anima»: con tutte le facoltà dell’anima: pensiero, parola e azione. Inoltre, ogni anima comprende nefesh [forza vitale], ruach [spirito] e neshamah [anima]. La parte principale dell’anima è quella intellettiva, ciascuno secondo la propria misura: vi sono maestri della Scrittura e vi sono maestri della Mishnah e del Talmud.
«Con tutta la tua anima» significa con tutte le facoltà e i rivestimenti dell’anima, i suoi livelli di nefesh, ruach e neshamah. La facoltà principale è l’intelletto, e l’intelletto di ciascuno ha la propria misura, sia che si tratti della Scrittura, sia della Mishnah e del Talmud.
וזהו ענין הדלקת הנרות. אלא שבין הערבים מדליק כל ז׳ הנרות ובבקר בשעת הטבת שתי נרות היה מדליק נר הששי אחר הטבתו ואח״כ מדליק נר הז׳.
Questo è il significato dell’accensione delle lampade. Tuttavia, al crepuscolo si accendevano tutte e sette le lampade, mentre al mattino, quando si provvedeva alla manutenzione di due lampade, si accendeva la sesta lampada dopo averla preparata, e poi si accendeva la settima.
Portare la luce della Torah nell’intelletto di ciascuno è l’accensione delle lampade. Il maamar ricorda la differenza: al crepuscolo si accendevano tutte e sette le lampade, mentre al mattino si accendeva prima la sesta e poi la settima.
Il paragrafo applica «con tutta la tua anima» all’intelletto illuminato dalla Torah e lo collega all’accensione della Menorah.
La nota Kehot cita il maamar del Mitteler Rebbe: l’intelletto è il luogo in cui la luce di D‑o si rivela per prima, legando il proprio pensiero alla sapienza (Chochmah) della Torah, che «proviene dalla Chochmah superna».
Marei mekomos
- 1ובכל נפשך · Deuteronomy 6:5
- 2ועיקר הנפש היא המשכלת · Tanya, Likkutei Amarim 3
23והוא כענין ותורה אור1 להיות מאיר אור התורה בכל נפשך נפש השכלי׳ [השכלית]. ומזה בא לבחי׳ ובכל מאדך בכל ממונך2 היא בחי׳ הצדקה שהיא סתם מצוה מעשיית.
È come nel concetto espresso da «e la Torah è luce»: la luce della Torah deve risplendere in «con tutta la tua anima», l’anima intellettuale. Da ciò si giunge al livello di «con tutta la tua forza», con tutto il tuo denaro: la tzedakah (beneficenza), che è [ciò che viene chiamato] «mitzvah» senza ulteriori specificazioni, una mitzvah di azione.
«E la Torah è luce» significa che la luce della Torah risplende nell’intelletto, nel servizio di «con tutta la tua anima». Da qui si giunge a «con tutta la tua forza», che i Maestri interpretano come «con tutto il tuo denaro»: la beneficenza, che il Talmud chiama semplicemente «la mitzvah».
כנודע שהמצות שהן בעשייה גשמי׳ [גשמיים / גשמיות / גשמית] הן בבחי׳ קטרת הנעשה מסממנים שאין בהם טעם ואינם ממין מאכל.
Come è noto, le mitzvos compiute mediante un’azione materiale appartengono al livello dell’incenso, che è preparato con spezie prive di sapore e che non appartengono alla categoria degli alimenti.
Tutte le mitzvos compiute mediante un’azione materiale sono come l’incenso. Le sue spezie erano prive di sapore e non erano alimenti, proprio come le azioni materiali non recano in sé alcuna comprensione.
Il paragrafo passa dallo studio della Torah, che è luce, alle mitzvos pratiche, soprattutto alla tzedakah, che viene paragonata all’incenso.
Nel Talmud di Gerusalemme e nel Midrash, la tzedakah è spesso chiamata semplicemente «la mitzvah». La tzedakah consiste nel dare via denaro guadagnato con il proprio lavoro e la propria vita; perciò rappresenta tutte le mitzvos di azione.
Marei mekomos
- 1ותורה אור · Proverbs 6:23
- 2ובכל מאדך בכל ממונך · Berakhot 54a:6
24ומהם נעשה בחי׳ ריח העולה למעלה לחזק את המוח ולהשיב את הנפש שראשית גילוי כלליות הנפש הוא במוחין שבראש ופעולות הריח היא שלא תהיה הנפש בבחי׳ הסתלקות מן המוחין רק שתשוב ותתגלה מהעלם אל הגילוי.
Da esse si produce un profumo che sale verso l’alto, per rafforzare la mente e restituire l’anima. Infatti, la prima rivelazione dell’anima nella sua totalità avviene nelle facoltà intellettive (mochin) della testa; l’effetto del profumo è che l’anima non si ritiri dalle facoltà intellettive, ma ritorni e si riveli, passando dal celamento alla rivelazione.
Come l’incenso, le mitzvos materiali emanano un «profumo» che rianima l’anima e rafforza la mente. Quando una persona sviene, il profumo riporta l’anima al cervello, dove essa si rivela per la prima volta; così le mitzvos mantengono l’anima presente e rivelata.
Il paragrafo spiega l’effetto delle mitzvos pratiche attraverso l’immagine del profumo, che restituisce l’anima alla mente.
Il profumo viene usato per rianimare chi è svenuto, quando l’anima si è ritirata dal cervello. Il paragone suggerisce che le mitzvos d’azione, benché sembrino «prive di sapore», raggiungono l’anima alla sua radice.
25וכך הוא ענין המצות. וכללותן היא מצות הצדקה.1 שעליה נאמר וצדקה תרומם גוי.2 שמתרוממת ועולה למעלה מעלה. וכתיב וילבש צדקה כשריון וכובע ישועה בראשו.
Così è per le mitzvos, e la loro espressione complessiva (klalus) è la mitzvah della carità, a proposito della quale è detto: «La carità esalta una nazione»: essa si eleva e sale sempre più in alto. Ed è scritto: «Si è rivestito di carità come di una cotta di maglia, e di un elmo di salvezza sul capo».
Tutte le mitzvos pratiche sono riassunte nella carità. «La carità esalta una nazione» viene interpretato nel senso che è la carità stessa a elevarsi sempre più in alto, e Isaia descrive D‑o che si riveste di carità come di un’armatura, con un elmo di salvezza sul capo.
שריון הוא מקשקשים רבים. וכך הנה כל פרוטה ופרוטה מצטרפת3 לחשבון גדול.4 להיות בחי׳ שריון שהוא מגן לכל החוסים בו.
Una cotta di maglia è [formata] da molte scaglie. Così, ogni singola moneta si aggiunge fino a formare una grande somma, diventando una cotta di maglia che è uno scudo per tutti coloro che vi si rifugiano.
L’armatura è composta da molte piccole scaglie. Allo stesso modo, ogni moneta donata si aggiunge fino a formare una grande somma e, tutte insieme, le monete costituiscono una cotta di maglia protettiva per chiunque vi trovi riparo.
וכך הצדקה נעשה בחי׳ מגן ומחסה שלא יהיה יניקת הקליפה וסט״א [וסטרא אחרא]. ונעשה בחי׳ כובע ישועה בראשו:
Così, la carità diventa uno scudo e un rifugio, affinché non vi sia nutrimento per la scorza (kelipah) e l’altra parte (sitra achra); e diventa un «elmo di salvezza sul capo».
La carità protegge una persona, così che la kelipah e la sitra achra non possano trarne nutrimento. Inoltre, diventa l’«elmo di salvezza», che i paragrafi successivi spiegano.
Il paragrafo presenta la carità come la somma di tutte le mitzvos pratiche e, attraverso l’immagine di Isaia, come un’armatura che protegge e un elmo di salvezza.
Il Talmud (Bava Basra 9b) deduce da questo versetto che le piccole monete si sommano fino a formare una grande somma, così come le scaglie formano un’armatura. L’Alter Rebbe distingue l’armatura, che protegge dalla kelipah, dall’elmo, che è una rivelazione sul «capo», ossia in alto.
Marei mekomos
- 1וכללותן היא מצות הצדקה · Tanya, Likkutei Amarim 37:19
- 2וצדקה תרומם גוי · Proverbs 14:34
- 3וילבש צדקה כשריון . . כל פרוטה ופרוטה מצטרפת · Isaiah 59:17
- 4כל פרוטה ופרוטה מצטרפת לחשבון גדול · Bava Batra 9b:1
26וביאור ענין זה הנה כתיב עטרת תפארת1 שיבה2 בדרך צדקה תמצא. שמבחי׳ צדקה3 נעשה בחי׳ עטרת תפארת שיבה היא בחי׳ הדרת פנים יאר ה׳ פניו כו׳
La spiegazione di questo è la seguente: è scritto: «Una corona di gloria è la canizie; si trova nella via della carità». Dalla carità si forma una «corona di gloria, la canizie», che è il livello (bechinah) della maestà del volto: «Havayah faccia risplendere il Suo volto», ecc.,
Nel libro dei Proverbi si dice che la corona della canizie «si trova nella via della carità». La canizie rappresenta la maestà del volto, lo splendore del volto di D‑o nella Benedizione sacerdotale; secondo il maamar, questo deriva dalla carità.
בחי׳ פנימיות היא בחי׳ תעלומות לב4 ופנימית הלב שמתאחדת עם המוח בבחי׳ תרין ריעין דלא מתפרשין. כי חיצוניות הלב אינה מתאחדת עם המוח שהמוח ברשותו להשכיל ולהתבונן בגדולת א״ס ב״ה.5
il livello della dimensione interiore (pnimiyus), cioè il livello delle «cose nascoste del cuore», l’interiorità del cuore, che diventa una cosa sola con la mente, come «due compagni che non si separano mai». La dimensione esteriore (chitzoniyus) del cuore, infatti, non diventa una cosa sola con la mente: la mente è sotto il proprio controllo, per comprendere e contemplare la grandezza dell’Infinito (Ein Sof), benedetto Egli sia,
Il «volto» di D‑o indica la Sua dimensione interiore, che nell’uomo corrisponde all’interiorità del cuore, alle «cose nascoste del cuore». Il cuore interiore è sempre unito alla mente, mentre il cuore esteriore non lo è. Una persona può scegliere di contemplare con la mente la grandezza di D‑o, ma, come spiega il paragrafo seguente, non ha il controllo sui sentimenti del cuore esteriore.
Il paragrafo comincia a spiegare l’«elmo della salvezza» attraverso il versetto sulla corona della canizie: la carità fa discendere lo «splendore del volto» di D‑o, la Sua dimensione interiore, che nell’uomo corrisponde al cuore interiore, unito alla mente.
Il cuore interiore e la mente sono «due compagni che non si separano mai», un’espressione dello Zohar riferita alla sapienza (Chochmah) e alla comprensione (Binah): una persona può sempre contemplare con la mente, ma il sentimento del cuore esteriore non è soggetto alla volontà.
Marei mekomos
- 1הנה כתיב עטרת תפארת · מובא באוה״ת נ״ך כרך א ע׳ תריב. בד״ה עטרת תפארת תר״מ ח״ב ע׳ תרסה.
- 2עטרת תפארת שיבה · Proverbs 16:31
- 3שמבחי׳ צדקה · בד״ה בכ״ה בכסליו לאדה״א כ׳ ”לכאורה פלא [מה] שייכות יש לצדקה לעשות תפארת שיבה כו׳, אמנם הנה ענין פי׳ דתפארת שיבה היינו בחי׳ הדרת והארת פנים”, ע״ש. בלקו״ת ראה יח, ג מציין לקטע זה.
- 4תעלומות לב · Psalms 44:22
- 5יאר ה׳ פניו · Numbers 6:25
27ואעפ״כ [ואף על פי כן] חיצוניות הלב אינה ברשותו אבל פנימי׳ [פנימיות / פנימית] הלב היא מתאחדת ממש עם המוח. ומחמת הצדקה נעשה בחי׳ ריח המשיב את הנפש ומאיר גילוי המוח להתאחד בפנימית הלב.1
Eppure, la dimensione esteriore (chitzoniyus) del cuore non è sotto il controllo dell’uomo; la dimensione interiore (pnimiyus) del cuore, invece, diviene realmente una cosa sola con la mente. Grazie alla carità si produce una fragranza che ristora l’anima e fa risplendere la rivelazione della mente, affinché si unisca alla dimensione interiore del cuore.
La dimensione esteriore del cuore non è sotto il controllo della persona; quella interiore è sempre unita alla mente. La carità produce una «fragranza» che ravviva l’anima e permette alla luce della mente di risplendere nella dimensione interiore del cuore.
וזהו שמן וקטורת ישמח לב.2 זה הקב״ה דכתיב צור לבבי.3 דכמו שהלב ממשיך חיות לכל האיברים. כך הנה כתיב ואתה מחיה את כלם.4
Questo è «Olio e incenso allietano il cuore»: questo è il Santo, benedetto Egli sia, come è scritto: «la Roccia del mio cuore». Poiché, proprio come il cuore trasmette la forza vitale a tutte le membra, così è scritto: «E Tu dai vita a tutti loro».
Nei Proverbi si legge: «Olio e incenso allietano il cuore», e nei Salmi D‑o è chiamato «la Roccia del mio cuore». Come il cuore dà vita a ogni membro, così D‑o dà vita a tutte le cose: il «cuore» che viene allietato è dunque D‑o stesso.
Il paragrafo spiega che la carità, come l’incenso, diffonde una fragranza che unisce la mente al cuore interiore; interpreta poi «Olio e incenso allietano il cuore» come un’allusione alla gioia recata a D‑o, il cuore di tutto.
La nota di Kehot riporta la domanda del Rebbe Maharash: se il cuore interiore è sempre unito alla mente, perché è necessaria la carità affinché la rivelazione della mente vi risplenda? Egli risponde ampiamente nel maamar «Ateres Tiferes».
Marei mekomos
- 1שו״ה ומאיר — להתאחד בפנימית הלב · בד״ה עטרת תפארת תר״ם שם העיר: ”שלכאורה צ״ל שמאחר שפנימיות הלב מתאחדת עם המוח למה צריכים לצדקה שע״י הצדקה יהי׳ נעשה בחי׳ ריח לעורר גילוי המוח שיתאחד בפנימיות הלב” ע״ש בארוכה.
- 2שמן וקטרת ישמח לב · Proverbs 27:9
- 3צור לבבי · Psalms 73:26
- 4ואתה מחי׳ את כולם · Nehemiah 9:6
28ושמחת הלב היינו בחי׳ גילוי פנימיות דהיינו בחי׳ פנימית אור א״ס ב״ה אין ערוך אליו כו׳.
La gioia del cuore è la rivelazione della dimensione interiore (pnimiyus), ossia della dimensione interiore della Luce Infinita (Or Ein Sof), benedetto Egli sia, alla quale nulla è paragonabile, ecc.
La gioia del cuore significa rivelare la dimensione interiore di Or Ein Sof, che non è paragonabile a nulla.
וע״י הצדקה שהוא בחי׳ בטול היש לאין שנותן חיי נפשו מיגיעו. נמשך מלמעלה המשכה ליש מאין ממש הוא בחי׳ פנימית אור א״ס ב״ה ממש.1
E attraverso la carità, che consiste nell’autoannullamento (bittul) dell’esistente nel nulla, poiché si dona, frutto della propria fatica, la vita della propria anima, dall’Alto viene attratta una discesa nell’esistenza dal nulla vero e proprio: questa è proprio la dimensione interiore di Or Ein Sof, benedetto Egli sia.
Quando una persona dona in beneficenza denaro guadagnato con la propria fatica, dona una parte della sua stessa vita; così annulla il proprio «qualcosa» nel «nulla». In risposta, la luce più intima di D‑o viene fatta discendere dal «nulla» al «qualcosa».
Il paragrafo spiega perché la carità fa discendere la luce più interiore di D‑o: donare ciò che si è guadagnato con fatica è autoannullamento, al quale dall’Alto si risponde misura per misura.
Tanya (Likkutei Amarim, ch. 37) esprime lo stesso concetto: tutta la forza dell’anima vitale è investita nel lavoro con cui una persona guadagna il proprio denaro; perciò, quando lo dona in beneficenza, tutta la sua anima vitale si eleva a D‑o.
Marei mekomos
- 1וע״י הצדקה . . בחי׳ פנימית אור א״ס ב״ה ממש · ראה קו״א לתניא ד״ה וצדקה כנחל איתן, ובליקוט פי׳ שם. ד״ה עטרת תפארת תר״מ הנ״ל.
Questo è il livello del «fare la volontà dell’Onnipresente (Makom)». La volontà è infatti soggetta a cambiamento, mentre è scritto: «Io, Havayah, non sono cambiato».
I Saggi parlano di Israele che «fa la volontà dell’Onnipresente (Makom, letteralmente “Luogo”)». La volontà implica un cambiamento, dal non volere al volere, mentre D‑o dice: «Io, Havayah, non sono cambiato».
אלא ישראל עושים רצונו ש״מ [של מקום] להיות התפשטות רצונו ית׳ בבחי׳ מקום שהן הן המצות שהן רצונו ית׳ המלובשות בעשי׳ [בעשיה] גשמית בבחי׳ מקום וזמן.
Ma Israele fa la volontà dell’Onnipresente, [facendo sì che] la Sua volontà, benedetto Egli sia, si estenda nella dimensione del luogo: queste sono le mitzvos, che sono la Sua volontà, benedetto Egli sia, rivestita in un’azione fisica, nello spazio e nel tempo.
Il compimento delle mitzvos da parte di Israele fa sì che la volontà di D‑o si estenda nel «luogo». Le mitzvos sono la Sua volontà rivestita in azioni fisiche, vincolate dallo spazio e dal tempo.
Il paragrafo interpreta il «fare la volontà dell’Onnipresente» come il far discendere la volontà di D‑o, che è al di sopra del cambiamento, nello spazio e nel tempo attraverso le mitzvos fisiche.
Marei mekomos
- 1עושים רצונו של מקום · Berakhot 35b:5–6
- 2ואני הוי״ה לא שניתי · Malachi 3:6
30ותרי״ג מצות דאורייתא וז׳ דרבנן הם תר״ך עמודי אור.12 כמו עמוד המחבר מעלה ומטה להיות אוא״ס [אור אין סוף] שבבחינת פנימית שלמעלה מעלה מגדר עלמין שורה ומתלבש בבחי׳ רצון בתרי״ג מצות דאורייתא וז׳ דרבנן המלובשות בגשמיות.
Le 613 mitzvos della Torah e le sette mitzvos rabbiniche sono 620 pilastri di luce, come un pilastro che congiunge l’alto e il basso: così la Luce Infinita (Or Ein Sof), benedetto Egli sia, nella dimensione interiore (pnimiyus), che è ben al di sopra dei limiti dei mondi, dimora e si riveste come volontà nelle 613 mitzvos della Torah e nelle sette mitzvos rabbiniche, rivestite in realtà materiali.
Le 613 mitzvos della Torah e le sette mitzvos rabbiniche totalizzano 620, il valore numerico della Corona (Keser), e sono chiamate 620 pilastri di luce. Come pilastri che congiungono il cielo e la terra, fanno sì che la luce più interiore di D‑o, ben al di sopra dei mondi, dimori nelle azioni materiali come Sua volontà.
Il paragrafo descrive le mitzvos come 620 pilastri di luce che collegano l’Or Ein Sof, al di sopra di tutti i mondi, con il mondo fisico.
La nota Kehot cita Pardes Rimonim a proposito dei 620 pilastri di luce. Il loro numero equivale al valore di Keser, la volontà divina; per questo le mitzvos sono i recipienti della volontà di D‑o.
Marei mekomos
- 1ותרי״ג מצות . . וז׳ דרבנן הם תר״ך עמודי אור · פרדס ש״ח פ״ג.
- 2תר״ך עמודי אור · Pardes Rimmonim 8:5–6
31ולכך נק׳ מעשה הצדקה כובע ישועה. כי ישועה מלשון וישע1 ה׳ אל הבל2 כו׳. שפונה אל תפלתו דהיינו שגורם להיות הקב״ה פונה בעצמו ובכבודו להמשיך גילוי עצמותו ומהותו ממש.
Perciò l’atto di carità è chiamato «elmo della salvezza (yeshuah)». Infatti yeshuah ha la stessa radice di «E Havayah si volse (vayisha) verso Hevel», ecc.; ciò significa che Egli si volse verso la sua preghiera: [la carità] fa sì che il Santo, benedetto Egli sia, si volga con il Suo stesso Sé e con la Sua gloria, per far discendere la rivelazione della Sua stessa essenza e del Suo stesso essere.
La carità è chiamata «elmo della salvezza (yeshuah)» perché yeshuah è collegato a «e Havayah si volse (vayisha) verso Hevel», cioè Egli si volse verso la sua offerta e la sua preghiera. La carità fa sì che D‑o «si volga» con il Suo stesso Sé, per rivelare la Sua stessa essenza.
וגילוי זה מתחלק לש״ע [לש״ע (370)] נהורין3 והוא מקור התפארת שיבה בחי׳ הדרת פנים כדכתיב גבי כהנים ומגבעות תעשה להם4 לכבוד ולתפארת שהמגבעות שהם בחי׳ הכובע ישועה נמשך להיות בחי׳ תפארת שיבה5 והדרת פנים.
Questa rivelazione si divide in 370 luci ed è la fonte della «gloria della canizie», la maestà del volto; come è scritto a proposito dei Kohanim: «Farai per loro copricapi, per onore e per gloria»: i copricapi, che sono l’«elmo della salvezza», vengono attirati verso il basso per diventare la «gloria della canizie» e la maestà del volto.
Questa rivelazione si divide in 370 luci, fonte della «gloria della canizie», il volto radioso. I copricapi dei sacerdoti, «per onore e per gloria (bellezza [Tiferes])», sono l’elmo della salvezza che diventa la Tiferes della canizie.
Il paragrafo spiega l’«elmo della salvezza»: la carità fa sì che D‑o volga il Suo stesso Sé verso il mondo, e questa rivelazione diventa la maestà radiosa del volto.
Likkutei Torah, Nitzavim interpreta yesha (salvezza) come ש״ע, 370, con una yud che indica il futuro: luci che si trovano molto al di sopra della catena discendente dei mondi; perciò yeshuah stessa racchiude le 370 luci. La nota Kehot cita Or HaTorah, che riporta lo Shelah a proposito della corona e del copricapo sacerdotale.
Marei mekomos
- 1ישועה מלשון וישע ה׳ אל הבל · ראה אגה״ק סי׳ ג. בלקו״ת נצבים מט, ד. שמע״צ פב, ג. שה״ש מד, א מציין לכאן.
- 2וישע ה׳ אל הבל · Genesis 4:4
- 3לש״ע נהורין · ראה לקו״ת נצבים מט, ד.
- 4ומגבעות תעשה להם · Exodus 28:40
- 5שהמגבעות . . בחי׳ תפארת שיבה · באוה״ת תצוה ע׳ א׳תשנז מציין לכאן ומוסיף: ”והענין כמו שהביא בשל״ה דף ר״ט ע״א . . בענין הסר המצורפת והרם העטרה בזמן שמצנפת בראש כה״ג עטרה בראש כל אדם”. ע״ש.
Le membra e il grasso: la delizia in D‑o ¶32–33
32וזהו עטרת תפארת שיבה וכ״ז [וכל זה] בדרך צדקה תמצא1 כי מבחי׳ צדקה נעשה בחינת כובע ישועה להמשיך בחינת הדרת פנים יאר ה׳ פניו בחינת פנימיות כנ״ל. ואחר כך בחינת איברים. שבקרבנות היו שני דברים דם וחלב.23
Questo è «Una corona di gloria è la canizie», e tutto ciò «si trova nella via della carità»: poiché dalla carità si forma l’«elmo della salvezza», per far discendere lo splendore del volto, «Che Havayah faccia risplendere il Suo volto», il livello della dimensione interiore (pnimiyus), come spiegato sopra. E in seguito [viene] il livello delle membra; poiché nei sacrifici vi erano due elementi: sangue e grasso.
In sintesi: la carità produce l’elmo della salvezza, che fa discendere lo splendore del volto, la dimensione interiore di D‑o. Il maamar ora passa alle membra dell’offerta: le offerte avevano due parti, sangue e grasso.
Il paragrafo conclude la trattazione della carità e introduce l’ultimo elemento dell’ordine del servizio nel Tempio, le membra, attraverso la distinzione tra sangue e grasso.
Marei mekomos
- 1עטרת תפארת שיבה וכ״ז בדרך צדקה תמצא · Proverbs 16:31
- 2שבקרבנות היו שני דברים דם וחלב · באוה״ת פ׳ פינחס ע׳ א׳עא מביא קטע מכאן.
- 3יאר ה׳ פניו · Numbers 6:25
33והדם קודם לנרות. וקטורת היא בחינת בכל לבבך והאיברים שהן החלב היה אחר הנרות והקטרת.
Il sangue precede le lampade e l’incenso; esso è il livello di «con tutto il tuo cuore»; e le membra, che sono il grasso, vennero dopo le lampade e l’incenso.
L’ordine era: prima il sangue, poi le lampade e l’incenso, quindi le membra, qui identificate con il grasso. Il sangue è l’amore per D‑o «con tutto il tuo cuore», l’ardente anelito del paragrafo 20 (il punto stampato dopo «le lampade» farebbe dell’incenso il livello di «con tutto il tuo cuore», ma le stesse parole, «prima delle lampade e dell’incenso», si trovano nel paragrafo 10, e nel paragrafo 23 l’incenso era collegato a «con tutta la tua forza»).
והענין כי החלב הוא בחי׳ התענוג כמו שאנו רואים שמי שהוא בעל תענוג יש לו רבוי חלב.
La spiegazione è che il grasso è il livello della delizia, come vediamo che chi vive nel piacere ha molto grasso.
Il grasso rappresenta la delizia: chi vive nel piacere ingrassa. Le membra e il grasso rappresentano dunque il piacere dell’anima.
Questo significa «tutto il grasso è per Havayah»: che ci si diletti in D‑o con gioia e letizia di cuore, più che da un’abbondanza di ogni cosa,
«Tutto il grasso è per Havayah» significa che una persona dovrebbe trarre ogni sua delizia da D‑o, con gioia e letizia, più che da qualsiasi abbondanza di cose buone.
ולא יהיה לו תענוג אחר כלל ועי״ז והיו הדברים האלה3 אשר אנכי מצוך כו׳. ואנכי ממש מצוך כו׳ שעי״ז יהיה בעיניו מתיקות התורה כו׳:
e non avere affatto alcun’altra delizia. Grazie a ciò, «queste parole che Io ti comando», ecc., [saranno sul tuo cuore]; e «Io» stesso ti comando, ecc., cosicché grazie a ciò la dolcezza della Torah sarà ai suoi occhi, ecc.
Non dovrebbe avere affatto alcun altro piacere. Allora «queste parole che Io ti comando» sono percepite come comandate da D‑o stesso («Io»), e la Torah ha un sapore dolce.
Il paragrafo spiega le membra e il grasso offerti per ultimi: dopo l’anelito viene la delizia, quando una persona prova piacere soltanto in D‑o e assapora la dolcezza della Sua Torah.
Il parallelo in Likkutei Torah, Pinchas spiega che dopo la sete di «con tutto il tuo cuore» viene il grasso della soddisfazione, la consapevolezza che le parole della Torah sono comandate da «Io», l’essenza di D‑o, e non soltanto dal Suo Nome.
Marei mekomos
- 1כל חלב להוי׳ · Leviticus 3:16
- 2בשמחה ובטוב לבב מרוב כל · Deuteronomy 28:47
- 3והיו הדברים האלה · Deuteronomy 6:6
Chanukah come dedicazione ¶34–39
Ora passiamo a spiegare il significato di Chanukah, [e] perché si recita la benedizione «per accendere il lume di Chanukah», e quale sia il significato della dedicazione (chanukah) dell’altare e della dedicazione del Tempio.
Il maamar passa ora a trattare Chanukah stessa e la benedizione per il suo lume. Chanukah significa «dedicazione»; perciò si chiede anche quale sia il significato della dedicazione dell’altare e del Tempio.
הנה כתיב חנוך לנער4 ע״פ דרכו. שהוא כשרוצים ללמדו. והרי הוא רחוק מזה צריך לחנכו.
È scritto: «Educa (chanoch) un giovane secondo la sua via»: vale a dire, quando si vuole istruirlo ed egli è ancora lontano da ciò, bisogna educarlo.
Il versetto dei Proverbi dice: «Educa (chanoch) un giovane secondo la sua via». Il chinuch [educazione] è necessario quando il bambino è ancora lontano da ciò che deve imparare.
Il paragrafo avvia la spiegazione di Chanukah partendo dal significato di chinuch: educare chi è ancora lontano dall’obiettivo.
Marei mekomos
- 1חנוכת המזבח · Numbers 7:84
- 2חנוכת המזבח וחנוכת הבית · ע׳ בלקו״ת ס״פ נשא בד״ה זאת חנוכת המזבח. ובסידור שער החנוכה בד״ה מזמור שיר חנוכת הבית. ובלקו״ש ח״כ ע׳ 449 הערה 26. וע׳ 633 וש״נ.
- 3וחנוכת הבית · Psalms 30:1
- 4חנוך לנער על פי דרכו · Proverbs 22:6
35והחינוך הוא במתנות רבות שנותנים לו.1 אך הנה כתיב נער הייתי שרו2 ש״ע [של עולם] אמרו שהחיות המתפשט בכל העולמות לכל חד לפום שיעורא דיליה הוא בבחי׳ נער.
L’educazione avviene tramite i molti doni che gli vengono dati. Ma è scritto: «Ero un giovane (na’ar)»; [i Saggi] dissero che il Principe del Mondo pronunciò [questo versetto]: vale a dire, la forza vitale (chayus) che si diffonde in tutti i mondi, a ciascuno secondo la propria misura, è al livello di un giovane.
Un bambino viene educato con molti doni. I Saggi dicono che «Ero un giovane» fu pronunciato dal Principe del Mondo, intendendo che tutta la forza vitale che si diffonde nei mondi, a ciascuno secondo la propria misura, è al livello di un «giovane».
וכמ״ש והוא נער את בני בלהה3 כו׳. שם הקטנה רחל.4 ה׳ קטנה בחי׳ מל׳ ה׳ אחרונה של שם הוי״ה להיות ומלכותו בכל משלה.5 להוות הנבראים מאין ליש הוא בבחי׳ קטנה לפי שהיא בבחי׳ גבולים ומצרים.
Come è scritto: «Ed era un giovane con i figli di Bilhah», ecc.; [e] «il nome della più giovane (haketanah) era Rachel»: hei ketanah, «una piccola hei», il livello della sovranità (Malchus), la hei finale del Nome Havayah, affinché «il Suo regno domini su tutto». Per far esistere le creature dal nulla al qualcosa, essa è al livello del «piccolo», perché si trova nell’ambito di confini e limiti.
Yosef «era un giovane» con i figli di Bilhah, e Rachel era «la più giovane», haketanah, che il maamar interpreta come hei ketanah, «una piccola hei». Questa piccola hei è Malchus, la hei finale di Havayah, attraverso la quale D‑o governa e crea; è «piccola» perché la creazione richiede dei limiti.
Il paragrafo spiega che tutta la forza vitale divina nella creazione, radicata in Malchus, è «piccola», un «giovane» che necessita di educazione e di doni.
Il Principe del Mondo è l’angelo Metatron, che nella Kabbalah è chiamato na’ar («giovane»); la nota di Kehot cita diversi passi dello Zohar. La hei finale di Havayah è Malchus, che è limitata affinché possano esistere creature finite.
Marei mekomos
- 1והחינוך הוא במתנות רבות שנותנים לו · ראה לקוטי לוי״צ אגרות ע׳ שנח. ס׳ השיחות ה׳תשמ״ח ע׳ 161 ואילך.
- 2נער הייתי שרו של עולם אמרו · Psalms 37:25
- 3והוא נער את בני בלהה · Genesis 37:2
- 4שם הקטנה רחל · Genesis 29:16
- 5ומלכותו בכל משלה · Psalms 103:19
36ולגבי א״ס ב״ה שכשמו כן הוא אין לו סוף כו׳ נק׳ כל כללות החיות בשם קטנות שאין ערוך אליו ית׳. ולכן כתיב מי יקום יעקב כי קטן הוא.1
Rispetto all’Infinito (Ein Sof), benedetto Egli sia, il cui Nome corrisponde a ciò che Egli è — non ha fine, ecc. —, tutta la forza vitale (chayus), considerata nel suo insieme, è chiamata «piccolezza», poiché non è paragonabile a Lui, benedetto Egli sia. Per questo è scritto: «Come potrà reggersi Yaakov, poiché è piccolo?»
In confronto all’Infinito, tutta la forza vitale divina nei mondi è «piccola». Perciò il profeta dice: «Come potrà reggersi Yaakov, poiché è piccolo?»
כי יעקב מבריח מן הקצה אל הקצה23 ומאחר שיש קצה בראש וקצה בסוף הרי יש לו בחי׳ גבול4 וה״ז [והרי זה] בבחי׳ קטן לגבי א״ס ב״ה.5
Yaakov, infatti, è la barra che si estende da un’estremità all’altra; e poiché vi è un’estremità in alto e un’estremità in basso, essa ha un limite, ed è quindi piccola rispetto a Ein Sof, benedetto Egli sia.
Yaakov è la «barra mediana» che si estende da un’estremità all’altra. Tutto ciò che ha un’estremità superiore e una inferiore ha un limite; perciò anche Yaakov è piccolo davanti a Ein Sof.
Il paragrafo spiega che tutto ciò che ha dei limiti, persino il livello di Yaakov che si estende attraverso tutti i livelli, è piccolo in confronto a Ein Sof.
La nota Kehot cita un maamar del Tzemach Tzedek (presente anche in Toras Shmuel 5627): «da un’estremità all’altra» si riferisce alla linea di luce (kav), che ha un inizio e una fine, in contrasto con la luce avvolgente, che circonda la linea in modo uniforme e non ha né un’estremità superiore né una inferiore.
Marei mekomos
- 1מי יקום יעקב כי קטן הוא · Amos 7:5
- 2יעקב מבריח מן הקצה אל הקצה · Zohar III, 186a
- 3מבריח מן הקצה אל הקצה · Exodus 26:28
- 4ומאחר שיש קצה בראש . . הרי יש לו בחי׳ גבול · בד״ה להבין ענין שאוא״ס ב״ה לכ״ק אדמו״ר הצ״צ (באוה״ת ענינים) ובתורת שמואל תרכ״ז ע׳ תכו: ”והיינו בחי׳ השתלשלות ע״ס דיושר והקו וחוט שיש קצה בראש וקצה בסוף סיום הקו, וע׳ בד״ה ויושט המלך לאסתר בענין ותגע בראש השרביט כו׳ אבל בחי׳ העיגול שמקיף את הקו מראשו עד סופו בהשוואה א׳ זה בחי׳ למעלה עד אין קץ שאין שייך שם ראש וסוף כו׳”. ובאוה״ת פ׳ ויחי שצט, ב. דהקצה ראשון הוא ראשית הארת הקו וחוט כו׳.
- 5ולגבי א״ס ב״ה . . וה״ז בבחי׳ קטן לגבי א״ס ב״ה · ראה אוה״ת שלח ע׳ תקפ.
37וכדי להמשיך אוא״ס [אור אין סוף] ב״ה ממש בקרבנות דם התמיד ונרות וקטרת ואברים היה המזבח קטן מהכיל
Per far discendere la stessa Luce Infinita (Or Ein Sof), benedetto Egli sia, attraverso i sacrifici (il sangue del tamid [offerta quotidiana], le lampade, l’incenso e le membra), l’altare era troppo piccolo per contenerla [la Luce Infinita].
Le offerte (il sangue, le lampade, l’incenso e le membra) erano destinate a far discendere Or Ein Sof stessa. Ma l’altare, come tutta la creazione, era troppo «piccolo» per contenerla.
ולכן התנדבו הנשיאים לחנוכת המזבח רבוי מתנות לחנך את המזבח והיה מתנתם מרובה מזה שהקריבו עליו בכ״י [בכל יום] את הכבש אחד1 כו׳ שהקריבו משל צבור של כל ישראל.
Perciò i Principi offrirono volontariamente molti doni per la consacrazione dell’altare, per consacrare l’altare; e il loro dono fu più grande di quanto veniva offerto su di esso ogni giorno, «un solo agnello» ecc., che veniva offerto con i fondi comuni di tutto Israele.
Perciò i Principi delle tribù portarono molti doni per consacrare l’altare, più di quanto veniva offerto ogni giorno con i fondi dell’intera comunità. Come i doni fatti a un bambino durante la sua formazione, questi «educarono» l’altare a contenere la luce.
Il paragrafo applica il concetto di chinuch [educazione e preparazione] all’altare: era troppo piccolo per Or Ein Sof, così i generosi doni dei Principi lo consacrarono, permettendogli di riceverla.
Marei mekomos
- 1את הכבש אחד · Numbers 28:4
38והנשיאים לפי שהיו במעלה יותר משאר כללות ישראל נתנו לחנוכת המזבח מתנה מרובה קערות כסף ופרים וכבשים ועתודים
I Principi, poiché si trovavano a un livello superiore rispetto al resto della comunità d’Israele, offrirono per la dedicazione dell’altare un dono cospicuo: coppe d’argento, tori, agnelli e capri,
I Principi delle dodici tribù erano a un livello superiore rispetto al resto d’Israele, e perciò portarono generosi doni per la dedicazione dell’altare: coppe d’argento e molti animali. Questo è il «molti doni» del chinuch (dedicazione) applicato all’altare.
כדי שיהיה כח בקרבנות של ישראל להמשיך אור דבר יום ביומו בקרבנות של כל יום ויום.
affinché le offerte d’Israele avessero la forza di far discendere la luce, «la cosa di ciascun giorno nel suo giorno», nelle offerte di ciascun giorno.
I loro doni diedero alle offerte comunitarie quotidiane la forza di far discendere la luce divina, giorno dopo giorno. La dedicazione rese possibile tutto ciò che seguì.
וכך היה ענין הנרות דחנוכה בימי חשמונאי שהיונים לא בקשו לשלוח ידם1 רק להשכיחם תורתך2 ולהעבירם כו׳ וכמארז״ל [וכמאמר רבותינו זכרונם לברכה] (בב״ר [בבראשית רבה] פ׳ ט״ז ופ׳ מ״ד) שאמרו כתבו לכם על קרן השור345 כו׳.
Così fu anche per le lampade di Chanukah ai tempi degli Asmonei: i Greci non cercarono di mettere le mani sugli ebrei, ma soltanto «di far loro dimenticare la Tua Torah e di farli trasgredire», ecc.; come dissero i nostri Saggi, di benedetta memoria (Bereishis Rabbah, sezioni 16 e 44), riferendo che essi dissero: «Scrivete sul corno del bue», ecc.
Chanukah viene paragonata a questo. Come dice la preghiera di Al HaNissim, i Greci non cercavano di uccidere gli ebrei, ma di far loro dimenticare la Torah; il Midrash riferisce che imposero a Israele di «scrivere sul corno del bue» (che non hanno alcuna parte nel D‑o d’Israele).
ופי׳ לפי שכל העובדי כוכבים יש להם נה״ב [נפש הבהמית] מפני שור אלא שהם מקבלים מבחי׳ הפסולת והשמרי׳ [והשמרים] בחי׳ קרנים וטלפים שמרים ופסולת
La spiegazione è che tutti gli idolatri hanno un’anima animale (Nefesh HaBehamis) derivata dal volto del bue, ma ricevono dal livello delle scorie e dei residui: il livello delle corna e degli zoccoli, scorie e residui,
Questa parte segue l’insegnamento cabbalistico del Carro e ne offre una lettura interpretativa. Il testo afferma che anche gli idolatri di cui parla hanno un’anima animale che trae la propria radice dal «volto del bue» del Carro di Ezechiele, ma che attinge soltanto dalle sue parti esteriori e grossolane, le «corna e gli zoccoli», che non ascendono alla santità.
שאין עולים ונכללי׳ [ונכללים] בקדוש׳ [בקדושה / בקדושת] פני שור שבמרכב׳ [שבמרכבה]6 שנושאות את הכסא ודמות אדם שעליו מלמעלה שכח זה רק בהנפש אלקית שהוא מבחי׳ אדם שעל הכסא.
che non ascendono né vengono inclusi nella santità del volto del bue nel Carro, [le Chayos (esseri viventi)] che portano il Trono e la sembianza di un uomo che vi è sopra, dall’alto; poiché questa capacità [esiste] soltanto nell’anima divina (Nefesh Elokis), che proviene dal livello dell’uomo sul Trono.
Il santo «volto del bue» porta il Trono, sul quale si trova la sembianza di un uomo. Secondo il testo, la capacità di ascendere a quella santità appartiene all’anima divina, che trae la propria origine dall’«uomo sul Trono».
Il paragrafo paragona Chanukah alla dedicazione dell’altare da parte dei Principi e spiega, alla luce della Kabbalah del Carro, che cosa mirasse a ottenere il decreto greco «scrivete sul corno del bue»: separare Israele dalla radice santa delle proprie anime.
La nota di Kehot riporta il commento del Rebbe: i Greci misero le mani sui beni e sulle figlie degli ebrei, come scrive il Rambam, ma il loro obiettivo era spirituale: separare Israele dalla Torah. I quattro volti del Carro (leone, bue, aquila e uomo; Ezechiele 1:10) sono interpretati nella Chassidus come radici delle anime e delle facoltà.
Marei mekomos
- 1שהיונים לא בקשו לשלוח ידם · ראה בד״ה כי עמך מקור חיים תרל״ב (סה״מ תרל״ב ע׳ כז). עמש״כ שם היינו אם לא היו נשמעים להם לבטל תורה. מעיר ע״ז כ״ק אדמו״ר זי״ע: עפ״ז מובן בפשיטות מש״כ בתו״א שם (ל, רע״א) שהיונים לא בקשו לשלוח ידם, אף שכ׳ הרמב״ם (ריש הל׳ חנוכה) ופשטו ידם בממונם ובבנותיהם (ובכלל — ממונם שאני. ובנותיהם — ה״ז להעבירם כו׳), עכ״ל שם.
- 2רק להשכיחם תורתך · ראה ד״ה ת״ר מצות נ״ח תשל״ח סעיף ג (נדפס בסה״מ מלוקט ח״ב ע׳ יט) ובהערה 33 שעיקר מלחמתם היתה נגד הרוחניות ”להשכיח את ישראל שהתורה היא תורת ה׳”. ע״ש.
- 3כתבו לכם על קרן השור · ראה באוה״ת נ״ך כרך ב ע׳ עט ובאוה״ת ענינים ע׳ א שמציין לכאן.
- 4כתבו לכם על קרן השור · Bereshit Rabbah 16:4–5
- 5כתבו לכם על קרן השור · Bereshit Rabbah 44:17
- 6פני שור שבמרכב׳ · Ezekiel 1:10
39והנה״ב [והנפש הבהמית] היא מבחי׳ אדם שבחיות שבמרכבה ודמות אחד לארבעתן. ודמות פניהם פני אדם.1 ולכן יש להם כח להמשיך אור א״ס ב״ה ממש.
E l’anima animale [di Israele] proviene dal livello dell’uomo tra le Chayos [creature viventi] del Carro: «i quattro avevano un’unica sembianza», «la sembianza dei loro volti era il volto di un uomo». Perciò hanno il potere di far discendere proprio la Luce Infinita (Or Ein Sof), benedetto Egli sia.
Anche questa è una lettura interpretativa tratta dalla Kabbalah del Carro. Il testo afferma che l’anima animale dell’ebreo proviene dall’aspetto di «uomo» nelle Chayos, poiché Ezekiel vide che ciascuno dei loro volti aveva sembianze umane; perciò anche essa può far discendere Or Ein Sof.
והיונים נתקנאו בישראל ורצו שגם ישראל יכתבו על קרן השור שיקבלו מבחי׳ קרנים וטלפים כנ״ל שלא ליכלל בקדושת אדם העליון.
I Greci erano invidiosi di Israele e volevano che anche Israele scrivesse sul corno del bue, affinché ricevesse dal livello delle corna e degli zoccoli, come sopra, e non fosse assorbito nella santità dell’Uomo superno.
Il testo afferma che i Greci invidiavano questo e volevano che Israele «scrivesse sul corno del bue», cioè attingesse soltanto alle sue parti esteriori più grossolane. Ciò avrebbe impedito a Israele di essere assorbito nella santità dell’«Uomo superno».
וזהו שאין לכם חלק2 כו׳. והישראל היו חלשים ומעטים בזמן ההוא ואעפ״כ [ואף על פי כן] מסרו נפשם על קדוש השם3
Questo è [il significato di] «che non avete parte», ecc. In quel tempo gli Israeliti erano deboli e pochi, e tuttavia diedero la vita per la santificazione del Nome.
Il decreto imponeva a Israele di dichiarare di non avere parte in D‑o. Benché fossero deboli e pochi, diedero la vita per santificare il Nome di D‑o.
ובכח מס״נ [מסירות נפש] הי׳ [היה] להם כח להמשיך אור התורה מחדש והמשכ׳ זו היא בבחי׳ חנוכה בחי׳ מתנה מרובה המשכת כובע ישועה להיות עטרת תפארת שיבה כו׳:
E grazie alla forza del sacrificio di sé (mesirus nefesh), ebbero la forza di far discendere nuovamente la luce della Torah. Questa discesa è al livello di Chanukah (dedicazione), il livello di un dono abbondante: far discendere l’«elmo della salvezza» affinché diventi la «corona di gloria, capelli canuti», ecc.
Il loro mesirus nefesh fece discendere nuovamente la luce della Torah. Questo è Chanukah, «dedicazione»: il grande dono che porta l’«elmo della salvezza» e la «corona di gloria».
Il paragrafo spiega la vittoria degli Asmonei: i Greci cercarono di recidere Israele dalla sua radice santa, e il mesirus nefesh di Israele fece discendere nuovamente la luce della Torah, una nuova «dedicazione».
Il mesirus nefesh qui richiama il paragrafo 11: dare la propria vita nel pronunciare «Uno», al di là della ragione, raggiunge l’essenza di Or Ein Sof. La nota Kehot cita Shaarei Orah del Mitteler Rebbe, la cui introduzione tratta anch’essa del mesirus nefesh degli Asmonei.
Marei mekomos
- 1ודמות פניהם פני אדם · Ezekiel 1:10
- 2שאין לכם חלק · ראה בליקוט פי׳ — חיטריק לאגה״ק סי׳ ז.
- 3ואעפ״כ מסרו נפשם על קדוש השם · ראה גם שערי אורה בהקדמה.
Hallel e ringraziamento ¶40–43
Questo è il significato di Hallel (lode) e del ringraziamento. Hallel significa lode, ma è anche legato all’espressione «quando la Sua lampada brillò (b’hilo)», ecc.: un’illuminazione in forma di rivelazione.
Il maamar risponde ora alla domanda iniziale sul Hallel e sul ringraziamento. Hallel significa lode, ma è anche collegato all’espressione di Job «quando la Sua lampada brillò (b’hilo)», che indica luce e rivelazione.
וזה נמשך מזה כי מחמת השבח שמשבחים את האדם3 במעלות ומדות שיש בו מעוררים את המעלות ומדות שבו לצאת מהעלם לגילוי.
Questo segue da quello: infatti, attraverso la lode con cui si loda una persona per le virtù e le qualità che possiede, si risvegliano le virtù e le qualità che sono in lui, affinché escano dall’occultamento e giungano alla rivelazione.
I due significati sono collegati: lodare una persona per le sue buone qualità le risveglia e le fa emergere dal loro occultamento. La lode rivela ciò che era nascosto.
Il paragrafo definisce Hallel come una lode che porta le qualità nascoste alla rivelazione, come il brillare di una lampada, e così collega la lode alle lampade.
La nota Kehot rimanda a un maamar successivo in Torah Ohr, dove chiamare qualcuno generoso fa emergere la benevolenza già nascosta nel suo cuore, anche quando è adirato.
Marei mekomos
- 1הלל ל׳ שבח וגם לשון בהילו נרו · ראה בשערי אורה בד״ה בכ״ה בכסליו פרק מג. סה״מ תקס״ח ע׳ שע. יהל אור קאפיטל קמו ע׳ תקנח. במילואים שם ע׳ תרצג. אוה״ת בראשית כרך ה תתקלה, א ואילך. בענין הלל — בלקו״ת עקב טז, ב מציין לכאן.
- 2בהילו נרו · Job 29:3
- 3מחמת השבח שמשבחים את האדם · ראה גם לקמן קב, א.
41וזהו הללויה שיצא שם י״ה מהעלם לגילוי להיות בחי׳ יו״ד חכמה כו׳ מלמעלה מן החכמה
Questo è «Halleluyah»: che il Nome Yah esca dall’occultamento e giunga alla rivelazione, affinché si manifesti il livello della yud, la sapienza (Chochmah), ecc., che proviene da al di sopra di Chochmah.
«Halleluyah» si legge hallel più Yah: significa portare il Nome Yah, la cui yud è Chochmah, dall’occultamento alla rivelazione. La luce rivelata proviene da al di sopra di Chochmah.
כי חכמה כ״ח מ״ה [מה] בגימטריא אדם1 והמשכת בחי׳ אדם שעל הכסא הוא מבחי׳ שלמעלה מעלה מבחי׳ אדם הוא בחי׳ אור א״ס ב״ה ממש ועי״ז נעשה בחי׳ שם י״ה תרין ריעין דלא מתפרשין2
Infatti, Chochmah è koach mah («la forza di Mah»), e Mah ha il valore numerico di adam («uomo»); e la discesa del livello dell’uomo sul Trono proviene da un livello molto al di sopra del livello dell’uomo: dalla stessa Luce Infinita (Or Ein Sof), benedetto Egli sia. In questo modo viene a esistere il Nome Yah, «due compagni che non si separano mai».
Chochmah si legge koach mah, «la forza di Mah», e Mah (45) equivale ad adam, «uomo». L’«uomo sul Trono» proviene da un livello molto al di sopra di quello dell’uomo: la Luce Infinita stessa; così Chochmah e la comprensione (Binah) (yud e hei, Yah) diventano «due compagni che non si separano mai».
ואח״כ הללו את שם3 ה׳ להיות המשכת חכמה במדות שתהיינה גם המדות בבחי׳ בטול לך ה׳ הגדולה כו׳.
E in seguito, «Lodate il Nome Havayah»: affinché avvenga una discesa di Chochmah negli attributi, così che anche gli attributi si trovino in uno stato di autoannullamento: «Tua, Havayah, è la grandezza», ecc.
Il salmo prosegue: «Lodate il Nome Havayah», inteso come la discesa di Chochmah, che si estende ulteriormente fino alle emozioni. Allora anche le emozioni si annullano dinanzi a D‑o.
אך כ״ז [כל זה] ההילול והשבח להמשיך מההעלם לגילוי הוא ע״י עבדי ה׳ שהם בבחי׳ עבדים שמקבלים עליהם עומ״ש [עול מלכות שמים] בבחי׳ שום תשים4 כו׳
Ma tutte queste lodi e questo elogio, che fanno discendere dall’occultamento alla rivelazione, avvengono per mezzo dei «servitori di Havayah», che sono come servitori i quali accettano su di sé il giogo della regalità celeste, secondo le parole «stabilirai certamente [un re su di te]», ecc.
Il salmo dice: «Lodate, servitori di Havayah»: questa rivelazione avviene per mezzo di coloro che servono come servitori, accettando il giogo del Cielo come si accetta un re («stabilirai certamente un re su di te»).
וכמ״ש במ״א שבחי׳ הלל והשבח הזה והמשכה זו היא בחי׳ מאה ברכות שחייב אדם לברך5 בכל יום שהוא בחי׳ הברכה והמשכה מהעלם אל הגילוי.
Come viene spiegato altrove, questo livello di lode ed elogio, e questa discesa, corrispondono al livello delle cento benedizioni che ogni persona è tenuta a recitare ogni giorno: il livello della benedizione e della discesa dall’occultamento alla rivelazione.
Questa lode corrisponde alle cento benedizioni che un ebreo deve recitare ogni giorno. Una benedizione (berachah) significa far discendere dall’occultamento alla rivelazione.
Il paragrafo legge il Salmo 113 come le fasi dell’Hallel: rivelare il Nome Yah a partire da un livello al di sopra della sapienza, farlo discendere nelle emozioni e farlo attraverso i servitori che accettano la regalità di D‑o, come avviene con le cento benedizioni quotidiane.
Lo Zohar definisce Chochmah e Binah «due compagni che non si separano mai». La ghematria di Mah = adam (45) collega Chochmah all’immagine dell’uomo, che il maamar applica all’«uomo sul Trono».
Marei mekomos
- 1מ״ה בגימטריא אדם · נסמן לקמן נב, ב.
- 2תרין ריעין דלא מתפרשין · Zohar III, 4a
- 3הללו את שם ה׳ · Psalms 113:1
- 4שום תשים · Deuteronomy 17:15
- 5מאה ברכות שחייב אדם לברך · Menachot 43b:15–17
42וזהו יהי שם ה׳ מבורך מעתה ועד עולם.1 מעתה מהתחל׳ [מהתחלת] הזמן שהוא בבחי׳ מלכותו ית׳ שאז שייך ל׳ [לשון] זמן מלך מלך כו׳ כמ״ש במ״א2
Questo è «Sia benedetto il Nome Havayah da ora e per sempre». «Da ora»: dall’inizio del tempo, che si trova al livello della Sua sovranità (Malchus), benedetto Egli sia, poiché allora si applica il linguaggio del tempo: «[D‑o] è Re, [D‑o] fu Re», ecc., come viene spiegato altrove.
Il salmo prosegue: «Sia benedetto il Nome Havayah da ora e per sempre». «Da ora» è l’inizio del tempo, che comincia con la sovranità di D‑o, Malchus: solo a quel livello si può parlare di tempo, come in «D‑o è Re, D‑o fu Re», come viene spiegato altrove.
ועד עולם היינו שיומשך ויתפשט עד סוף כל המדרגות שיהי׳ [שיהיה] גילוי אלקות כו׳.
«E per sempre»: che venga attratto verso il basso e si estenda fino alla fine di tutti i livelli, affinché vi sia una rivelazione della Divinità, ecc.
«E per sempre» significa che la benedizione dovrebbe estendersi fino ai livelli più bassi, affinché la Divinità si riveli ovunque.
Il paragrafo interpreta «da ora e per sempre» come una rivelazione che comincia da Malchus, l’inizio del tempo, e si estende a tutti i livelli.
Tanya (Shaar HaYichud VehaEmunah, cap. 7) spiega che il tempo e lo spazio vengono all’esistenza attraverso Malchus di D‑o, poiché «non c’è re senza un popolo».
Marei mekomos
- 1יהי שם ה׳ מבורך מעתה ועד עולם · Psalms 113:2
- 2מהתחל׳ הזמן שהוא בבחי׳ מלכותו . . כמ״ש במ״א · Tanya, Sha’ar HaYichud 7:5
43וכ״ז [וכל זה] בחי׳ הלל והללויה להמשיך מההעלם אל הגילוי. אבל בחי׳ הודאה הוא בחי׳ שוב שצ״ל רצוא ושוב1
Tutto ciò è il livello di Hallel e Halleluyah: far passare dal celato al rivelato. Ma il ringraziamento è il livello del «ritorno», poiché devono esservi «corsa e ritorno».
Hallel fa emergere ciò che è nascosto nella rivelazione. Il ringraziamento (hodaah) è il movimento opposto, il «ritorno»: le Chayos (forze vitali) sono descritte come «corsa e ritorno».
ולמעלה נק׳ מטי ולא מטי שבאמת אין אא״ס [אור אין סוף] ב״ה בגילוי ממש בזה״ז [בזמן הזה] כ״א לע״ל [לעתיד לבוא] ונגלה כבוד הוי״ה2 כי עין בעין3 כו׳
In alto è chiamato «raggiungere e non raggiungere». In verità, infatti, la Luce Infinita (Or Ein Sof), benedetto Egli sia, non è realmente rivelata in questo tempo, ma soltanto nell’Era futura: «E sarà rivelata la gloria di Havayah», «poiché occhio a occhio», ecc.,
In alto questo è chiamato «raggiungere e non raggiungere»: Or Ein Sof di D‑o non è veramente rivelata ora; ciò avverrà soltanto nell’Era futura, quando «la gloria di Havayah sarà rivelata» e sarà vista «occhio a occhio». Perciò ogni ascesa, ora, raggiunge e al tempo stesso non raggiunge.
משא״כ עכשיו אין הגילוי רק בבחי׳ קול דודי דופק אני ישנה ולבי ער4 כו׳ ומשחרב בהמ״ק [בית המקדש] אין להקב״ה בעולמו אלא ד״א [ד׳ אמות] של הלכה5 כו׳
mentre ora la rivelazione avviene soltanto nella forma di «La voce del mio amato bussa», «Io dormo, ma il mio cuore è desto», ecc.; e da quando il Tempio Santo è stato distrutto, il Santo, benedetto Egli sia (Kudsha Brich Hu), nel Suo mondo non ha altro che i quattro cubiti della halachah, ecc.
Ora la rivelazione è come l’amato che bussa mentre «io dormo, ma il mio cuore è desto». Dalla distruzione del Tempio, la presenza di D‑o nel mondo si trova soltanto nei «quattro cubiti della halachah», la legge della Torah.
ונמשך מזה בחי׳ הודאה ובטול לאור א״ס ב״ה הנמשך בתורתו ועבודתו. ודברי אשר שמתי בפיך.6 ואשים דברי בפיך.7 אני המשנה המדברת בפיך8 כו׳:
Da ciò deriva il livello del ringraziamento e dell’autoannullamento (bittul) dinanzi a Or Ein Sof, benedetto Egli sia, che viene fatto discendere nella Sua Torah e nel Suo servizio: «E le Mie parole che ho messo nella tua bocca», «E ho messo le Mie parole nella tua bocca», «Io sono la Mishnah che parla nella tua bocca», ecc.
Poiché D‑o non può essere pienamente compreso, la risposta è hodaah: riconoscere e inchinarsi dinanzi a Or Ein Sof, fatto discendere nella Torah e nel servizio divino. Le parole di D‑o vengono poste nella bocca di una persona, come disse la Mishnah a Rabbi Yosef Karo: «Io sono la Mishnah che parla nella tua bocca».
Il paragrafo definisce il ringraziamento (hodaah) come la dimensione del «ritorno» nel servizio divino: riconoscere che D‑o non è pienamente rivelato in questa era e inchinarsi dinanzi alla luce fatta discendere nella Torah.
Hodaah significa sia ringraziare sia ammettere: si ammette ciò che non si può comprendere pienamente. Chanukah comprende quindi sia Hallel (portare la luce alla rivelazione) sia hodaah (bittul dinanzi a ciò che resta irraggiungibile).
Marei mekomos
- 1רצוא ושוב · Ezekiel 1:14
- 2ונגלה כבוד הוי״ה · Isaiah 40:5
- 3כי עין בעין · Isaiah 52:8
- 4קול דודי דופק אני ישנה ולבי ער · Song of Songs 5:2
- 5אין להקב״ה בעולמו אלא ד״א של הלכה · Berakhot 8a:18–19
- 6ודברי אשר שמתי בפיך · Isaiah 59:21
- 7ואשים דברי בפיך · Isaiah 51:16
- 8אני המשנה המדברת בפיך · בספר מגיד משרים בכ״מ.
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Nell’avodah
Nella preghiera, una persona dovrebbe offrirsi a D‑o nell’espressione «Uno», e poi trasformare il fuoco del proprio cuore, l’energia dell’anima animale, in sete di D‑o. Dovrebbe lasciare che la Torah illumini la sua mente e fare la carità con il denaro guadagnato con la propria fatica: ciò fa discendere la luce più intima di D‑o. Poi dovrebbe provare delizia in D‑o soltanto. Come gli Asmonei, anche quando si è deboli e pochi, si fa discendere nuovamente la luce della Torah attraverso il sacrificio di sé, rispondendo con la lode e con un umile riconoscimento.
Domande di discussione
- Perché tutte e sette le lampade venivano accese di notte ma al mattino soltanto la lampada principale, e che cosa insegna questo sul servire D‑o nei momenti di oscurità?
- Perché la luce della sapienza può raffinare le emozioni ma non le “lettere” del pensiero, della parola e dell’azione, e perché l’incenso riesce dove le lampade non possono?
- Che cosa distingue il sacrificio di sé nell’espressione «Uno» dal sacrificio di sé «con tutta la tua anima», e perché la salita dell’anima animale ha maggiore forza?
- In che modo fare la carità con il denaro guadagnato con la propria fatica fa discendere la dimensione interiore di D‑o, l’“elmo di salvezza”?
- In che cosa differiscono Hallel e il ringraziamento, e perché Chanukah ha bisogno di entrambi?