Torah Ohr · Parashot Bereishis · Maamar 8
להבין ענין הברכות כי הנה אנשי כנה״ג תקנו…
«Per comprendere la questione delle benedizioni»
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Tradotto con l’IA dalla nostra edizione inglese, poi verificato e corretto in diversi passaggi sulla base dell’inglese e dell’ebraico. L’inglese stesso è in corso di revisione da parte di lettori. Se conosci bene l’italiano, saremmo grati del tuo aiuto nella revisione di questa traduzione. Collabora alla revisione
Idea centrale
L’apertura «Baruch» di una benedizione fa discendere nella rivelazione la Luce Infinita (Or Ein Sof) nascosta di D‑o, mentre il «Baruch» conclusivo, il «sigillo», custodisce tale rivelazione affinché rimanga nella santità e non alimenti le forze del male; la stessa struttura modella le benedizioni nuziali, lo studio della Torah e l’amore per D‑o nella preghiera.
Il maamar in breve
Il maamar si domanda perché le benedizioni furono istituite soltanto all’epoca del Secondo Tempio: nel Primo Tempio, la fede in D‑o si rivelava apertamente nelle anime, mentre in seguito era necessario farla discendere; «baruch» significa «fatto discendere». La formula ripercorre questa discesa: «il Nome Havayah, nostro D‑o» nelle anime ebraiche, poi «Re del mondo». Le mitzvos, che ci santificano e ci uniscono a D‑o, ci conferiscono la forza di farlo. La norma del Talmud di Gerusalemme, secondo cui le benedizioni brevi iniziano con «Baruch», mentre quelle lunghe si concludono anch’esse con «Baruch», viene spiegata attraverso i mondi nascosto e rivelato. Come il seme e il feto, il mondo nascosto contiene ogni cosa nell’unità, mentre il mondo rivelato si dispiega in elementi particolari e produce «scarti» di cui si nutrono le forze del male; perciò una benedizione lunga necessita di un sigillo, come il sigillo su una lettera. Le prime due benedizioni nuziali corrispondono ad Adam e Chavah (Chavah), alla Torah Scritta e alla Torah Orale, alla sapienza (Chochmah) superna e alla Chochmah inferiore. Lo studio della Torah può essere un elisir di vita o di morte a seconda dell’intenzione, e l’amore nella preghiera ha un «giorno» interiore e una «notte» esteriore. In entrambi i casi, il sigillo dall’Alto, meritato grazie al nostro impegno, preserva la santità dalle kelipos (involucri).
Schema
- Perché furono istituite le benedizioniLa fede è al di sopra della ragione; nel Primo Tempio risplendeva apertamente nelle anime, ma nel Secondo Tempio furono necessarie le benedizioni per farla discendere («baruch» = «fatto discendere»).¶1–2
- L’ordine della benedizione«Havayah nostro D‑o» è D‑o rivelato nelle anime ebraiche, al di sopra degli angeli e del mondo; «Re del mondo» esprime la Sua sovranità. Le mitzvos, che ci santificano e ci uniscono a D‑o, conferiscono alla benedizione la sua forza.¶3–4
- I mondi nascosto e rivelatoLe benedizioni brevi iniziano con «Baruch»; quelle lunghe si concludono anch’esse con esso. Come il seme e il feto, il mondo nascosto contiene ogni cosa nell’unità, mentre la differenziazione del mondo rivelato produce «scarti» di cui si nutre il male.¶5–8
- Il sigilloIl «Baruch» conclusivo è come il sigillo su una lettera: una protezione avvolgente che riserva il flusso rivelato alla santità; Ne’ilah è il sigillo di tutto Israele.¶9–10
- Le benedizioni nuziali: Torah Scritta e Torah Orale«Yotzer ha'adam» (Adam) e «Asher yatzar» (Chavah) corrispondono alla Torah Scritta, alla Chochmah superna, un punto nascosto, e alla Torah Orale, alla Chochmah inferiore, che la rivela nei dettagli; «Un giorno riversa parola a un altro giorno, una notte comunica conoscenza a un’altra notte».¶11–13
- «A Sua immagine… un edificio eterno»Formare significa rivelare; l’aggiunta di «es» e il raddoppio di «immagine» indicano una rivelazione dopo l’altra; il mondo rivelato è costruito «da Sé stesso», attraverso una contrazione che consente ai mondi di esistere, in vista del regno di D‑o e del Suo desiderio di una dimora nei mondi inferiori (dirah betachtonim).¶14–20
- Lo studio della Torah: elisir di vita o di mortePoiché la Torah Orale è rivestita di questioni materiali, studiare per affermare la propria importanza offre alle kelipos un appiglio; studiare considerandola parola di D‑o attira la Sua luce, e il «sigillo» la mantiene nella santità.¶21–23
- I due cuori e il sigillo nella preghieraL’amore del «giorno» interiore dell’anima divina è tutt’uno con la sua fonte; l’amore della «notte» esteriore, rivestito nel corpo e nell’anima animale, lo rivela ma necessita di un sigillo; chosam [sigillo] è techum [confine]: un limite a ciò che si concede all’anima animale.¶24–30
Concetti chiave
- La benedizione come discesaברוך ונמשך
- «Baruch» viene inteso come «fatto discendere»: una benedizione fa discendere la Luce Infinita nascosta nella rivelazione, così che la fede diventi vivida quanto la vista.
- Il mondo nascosto e il mondo rivelatoעלמא דאתכסיא ועלמא דאתגליא
- Il mondo nascosto contiene ogni cosa in una potenzialità unificata, come un seme; il mondo rivelato la dispiega in elementi particolari, come un feto formato, producendo così «scarti» di cui il male può nutrirsi.
- Il sigilloחותם
- Il «Baruch» conclusivo di una benedizione lunga: una protezione avvolgente che mantiene il flusso rivelato nella santità e limita l’altra parte alla sola eccedenza residua; chosam [sigillo] è composto dalle stesse lettere di techum [confine].
- Chochmah superna e inferioreחכמה עלאה וחכמה תתאה
- La Torah Scritta, un «punto» concentrato di sapienza, e la Torah Orale, che ne esplicita il contenuto nascosto in norme dettagliate; sono simboleggiate da Adam e Chavah.
- Unità superiore e inferioreיחודא עילאה ויחודא תתאה
- L’unità superiore (yichuda ila’ah) considera il mondo come nulla dinanzi a D‑o; l’unità inferiore (yichuda tata’ah) vede D‑o come Colui che dà vita all’interno di un mondo che appare reale. L’amore interiore del cuore proviene dalla prima, quello esteriore dalla seconda.
- Risveglio dal bassoאתערותא דלתתא
- L’intenzione e l’impegno personali suscitano una risposta corrispondente dall’Alto; anche il sigillo dipende da essi.
Perché furono istituite le benedizioni ¶1–2
1להבין ענין הברכות1 כי הנה אנשי כנה״ג [כנסת הגדולה] תקנו הברכות בזמן בית שני אבל בזמן בית ראשון לא2 היו מברכים.
Per comprendere il tema delle benedizioni: gli Uomini della Grande Assemblea istituirono le benedizioni al tempo del Secondo Tempio, ma al tempo del Primo Tempio non si recitavano benedizioni.
Il maamar si propone di spiegare che cosa fa una benedizione (berachah). Prende le mosse da un fatto storico: le benedizioni fisse furono istituite dagli Uomini della Grande Assemblea, i saggi dell’inizio dell’epoca del Secondo Tempio; al tempo del Primo Tempio non esistevano benedizioni formali di questo tipo. Perché si resero necessarie più tardi?
והענין כי הנה כל ישראל מאמינים בני מאמינים3 כו׳ מה שנלאו חכמי הפילוסופים והמחקרים להבין בשכלם
Il punto è questo: tutti i figli d’Israele sono credenti, figli di credenti, ecc. — [credono in] ciò che i filosofi e i ricercatori si sono affaticati a comprendere con il loro intelletto.
Ogni ebreo possiede una fede innata in D‑o: «credenti, figli di credenti», come dice il Talmud. Gli ebrei credono semplicemente a ciò che i filosofi hanno tentato invano di raggiungere mediante il ragionamento.
כי האמונה היא למעלה מן ההשגה והשכל4 ואפי׳ [ואפילו] מההשגה שבשרש נפש האלקית שבישראל דמזליה חזי5 כו׳ שהרי לית מחשבה תפיסא ביה6 והוא רם ונשא7 למעלה ממזלייהו.8
Poiché la fede è al di sopra della comprensione e dell’intelletto, persino al di sopra della comprensione che si trova nella radice dell’anima divina (Nefesh Elokis) in Israele, della quale [si dice] «il suo mazal vede», ecc.; poiché nessun pensiero può afferrarLo, ed Egli è elevato e sublime al di sopra del loro mazal.
La fede è superiore alla comprensione, persino alla percezione elevata che si trova nella radice dell’anima, al di sopra (il suo «mazal», che «vede» ciò che la persona non vede). D‑o stesso è oltre ogni pensiero, perciò Lo si può raggiungere mediante la fede, non mediante la comprensione.
L’apertura solleva la questione del perché le benedizioni siano state istituite soltanto nell’epoca del Secondo Tempio e introduce l’idea centrale: la fede ebraica raggiunge D‑o al di là di ogni intelletto.
Il Rebbe Maharash, nel hemshech «Chayav adam levarech» del 5638, spiega che una benedizione trae dalla luce trascendente (sovev) che risplende nella comprensione (Binah) verso il Nome Havayah che risplende nella sovranità (Malchus); nel Primo Tempio la luce della Binah risplendeva da sé, perciò le benedizioni non erano necessarie.
Marei mekomos
- 1להבין ענין הברכות · ראה לעיל בציונים לכ״ק אדמו״ר זי״ע. המאמר עם הגהות נדפס באוה״ת בראשית כרך ג תקנא, א [מלקו״ת לג״פ] תקעג, א. באוה״ת סידור (תפלה) ע׳ רה נדפס ד״ה להבין שורש ענין הברכות דיוצר האדם (בכותרת מהר״י ריבלין ”ביאור לד״ה להבין ענין הברכות שנדפס בת״א”). ראה המשך חייב אדם לברך תרל״ח בסה״מ תרל״ח ע׳ פז ואילך. והנחת כ״ק אדמו״ר מהורש״ב שם ע׳ שפה ואילך. לכללות מאמר זה ראה ד״ה להבין ענין ברכת חתנים בסידור קלב, ג. ובמאמרי אדה״א דרושי חתונה כרך א ע׳ קסח שמיוסד על מאמר זה בשינוי הסדר. וראה שם במ״מ שמאמר זה הוא משנת תקס״ד.
- 2בזמן בית ראשון לא היו מברכים · ראה באוה״ת בראשית כרך ג תקנא, ב, ובד״ה חייב אדם לברך תרל״ח פרק ד ואילך שעיקר הברכה הוא להמשיך מבחי׳ סוכ״ע המאיר בבינה בשם ה׳ דממכ״ע המאיר במל׳, והרי בבית ראשון הי׳ מאיר מעצמו בחי׳ אור הבינה . . אלא בבית שני שהוא בחי׳ מל׳ אשר אין בה אור הבינה . . אז דוקא תקנו הברכות לברך את השם. ובד״ה חייב הנ״ל ע׳ ח מוסיף ”ומ״ש רבינו אדמ״ו נ״ע נמשך אחר דעת המקובלים שבית ראשון הוא בחי׳ בינה ולכן לא היו צריכים לברך . . ואפ״ל לפי פי׳ רבינו אדמ״ו נ״ע שמה שדוד תיקן מאה זהו לפי שראה ברוה״ק שבב״ש לא יאיר אור הבינה לכן תיקן מאה ברכות ודוחק” ע״ש.
- 3מאמינים בני מאמינים · Shabbat 97a:4–5
- 4כי האמונה היא למעלה מן ההשגה והשכל · ראה קיצורים והערות לתניא ע׳ קא. ובתניא ליקוט פירושים ומ״מ — חיטריק לפרק יח.
- 5דמזליה חזי · Megillah 3a:13–14
- 6לית מחשבה תפיסא ביה · Tikkunei Zohar 17a:10–12
- 7והוא רם ונשא · Isaiah 57:15
- 8רם ונשא למעלה ממזלייהו · בסה״מ תער״ב ח״ג ע׳ א׳ת מוסיף: ובמ״א דתוקף האמונה היא משום דמזלייהו חזי.
2והנה בזמן בית ראשון היו נשמות ישראל במעלה העליונה והי׳ [והיה] אוא״ס [אור אין סוף] שורה ומתגלה בנפשם להיות אצלם גילוי אמונה זו כאילו רואה1 כו׳.
Ora, al tempo del Primo Tempio, le anime d’Israele erano al livello più elevato, e la Luce Infinita (Or Ein Sof) dimorava ed era rivelata nelle loro anime, così che questa fede si rivelasse loro come se vedessero, ecc.
Nell’epoca del Primo Tempio, le anime erano così elevate che Or Ein Sof di D‑o risplendeva apertamente in esse; la loro fede era rivelata, vivida come la vista.
אך בזמן בית שני לא היו הנשמות במעלה עליונה כ״כ [כל כך] תקנו אנשי כה״ג [כהאי גוונא] הברכות להמשיך גילוי אמונה זו להיות ברוך ונמשך הוי׳ אוא״ס [אור אין סוף] ב״ה בגילוי למטה.
Ma al tempo del Secondo Tempio, quando le anime non erano a un livello così elevato, gli Uomini della Grande Assemblea istituirono le benedizioni per attirare in basso la rivelazione di questa fede: che il Nome Havayah, Or Ein Sof, benedetto Egli sia, fosse «benedetto» e attirato in basso, nella rivelazione.
Nell’epoca del Secondo Tempio le anime erano a un livello inferiore e la fede era divenuta nascosta, perciò i saggi istituirono le benedizioni. «Baruch» («benedetto») è inteso come «attirato in basso» (come nell’innesto di una vite): una benedizione attira in basso la Luce Infinita di D‑o, portandola alla rivelazione.
Il paragrafo spiega perché furono introdotte le benedizioni: quando la percezione naturale di D‑o da parte delle anime si affievolì, le benedizioni divennero necessarie per attirare in basso e rivelare la fede che, ai tempi del Primo Tempio, si manifestava spontaneamente.
Il Mitteler Rebbe (Derushei Chasunah) aggiunge che, ai tempi del Primo Tempio, grazie alla luce ricevuta al Sinai, la mitzvah stessa attirava la Luce Infinita nelle loro anime, perciò non era necessaria alcuna benedizione sulla mitzvah.
Marei mekomos
- 1להיות אצלם גילוי אמונה זו כאילו רואה · במאמרי אדה״א דרושי חתונה ח״א ע׳ קפא מפרט ”ובזמן בית המקדש ראשון היו כנס״י במעלה עליונה מצד שרש האור אלקי שקבלו במ״ת דוקא לא היו צריכים לברכת המצות כי ע״י המצוה עצמה נמשך גילוי אא״ס בנפשם”.
L’ordine della benedizione ¶3–4
3וסדר השתלשלות המשכת הגילוי הוא מתחלה להיות הוי״ה אלקינו1 הוא גילוי אוא״ס [אור אין סוף] ב״ה בנשמות ישראל להיות אלקינו ממש בבחי׳ ביטול לפי שהם מפנימיות העולמות.
L’ordine secondo cui viene fatta discendere la rivelazione è il seguente: anzitutto, «il Nome Havayah, nostro D‑o» — la rivelazione della Luce Infinita (Or Ein Sof), benedetto Egli sia, nelle anime di Israele, affinché Egli sia davvero «il nostro D‑o»; esse si trovano in uno stato di autoannullamento (bittul), poiché provengono dalla dimensione interiore (pnimiyus) dei mondi.
Le parole della benedizione descrivono le fasi della discesa della rivelazione. «Havayah, nostro D‑o» viene per primo: D‑o si rivela nelle anime ebraiche, che provengono dalla dimensione interiore dei mondi e perciò sono in bittul davanti a Lui, rendendoLo davvero il «nostro» D‑o.
משא״כ המלאכים הם מחיצוניות העולמות שעליהם נאמר ומשם יפרד2 והיה לארבעה ראשים. ארבעה נהרות הם ארבע מחנות השכינה3 מחנה מיכאל כו׳. וזש״א [וזהו שאמרו] רז״ל [רבותינו זכרונם לברכה]4 (ברכות ד:) מיכאל באחת5.
Questo non vale per gli angeli, che provengono dalla dimensione esteriore (chitzoniyus) dei mondi, riguardo ai quali è detto: «E da lì si divise e divenne quattro capi» — quattro fiumi, che sono i quattro accampamenti della Presenza divina (Shechinah): l’accampamento di Michael, ecc. Ed è questo che dissero i nostri Maestri, di benedetta memoria (Berachos 4b): «Michael con un solo volo».
Gli angeli provengono dalla «dimensione esteriore». Il fiume del Giardino che «si divise in quattro capi» allude ai quattro accampamenti angelici intorno alla Presenza divina (Shechinah): Michael, Gabriel, ecc. Il Talmud afferma che Michael attraversa il mondo con un solo volo.
ולא אמרו איזה שיעור על נשמות ישראל לפי שענין טיסה שטסים את העולם לא שייך גבי נשמות כלל שהעולם ומלואו אינן תופסין מקום כלל נגדם.6
Non indicarono alcuna misura per le anime di Israele, perché il volare, cioè il percorrere il mondo in volo, non si applica affatto alle anime: il mondo e tutto ciò che contiene non occupano alcuno spazio in rapporto a esse.
Il Talmud indica le distanze percorse in volo dagli angeli, ma non dà alcuna misura per le anime, poiché per un’anima il mondo intero non occupa alcuno spazio.
משא״כ לגבי המלאכים תופס העולם איזה מקום אלא שמיכאל די לו בטיסה אחת וגבריאל בשתים כו׳ ואליהו בארבע עם גופו שהיה תחלה גשמי ונהפך כו׳.7
Per gli angeli, invece, il mondo occupa un certo spazio; solo che a Michael basta un volo, Gabriel ne impiega due, ecc., ed Eliyahu quattro, con il suo corpo, che dapprima era fisico e fu trasformato, ecc.
Per gli angeli il mondo occupa effettivamente un certo spazio: Michael ha bisogno di un volo, Gabriel di due ed Eliyahu di quattro, poiché il suo corpo era inizialmente fisico e fu trasformato.
ואח״כ מלך העולם שעל העולם הוא גילוי מלכותו ית׳ בלבד שאין מלך בלא עם8 כו׳.
E poi, «Re del mondo»: sul mondo si manifesta soltanto la rivelazione della Sua sovranità (Malchus), benedetto Egli sia, poiché «non c’è re senza un popolo», ecc.
Viene poi «Re del mondo»: questa è soltanto la sovranità di D‑o (Malchus), un livello inferiore che riguarda il mondo, poiché «non c’è re senza un popolo».
Il paragrafo interpreta la formula della benedizione come una successione discendente: «Havayah, nostro D‑o», la rivelazione nelle anime di Israele, che sono al di sopra degli angeli e del mondo; poi «Re del mondo», la sovranità di D‑o sulla creazione.
Torah Ohr, Bereshit, spiega che il Nome Elokim è «uno scudo e un involucro» per il Nome Havayah: ne cela l’intensità affinché possano esistere esseri distinti. Questa è la sovranità, poiché «non c’è re senza un popolo»; essa è anche chiamata Shechinah, perché tramite essa D‑o dimora nella creazione.
Marei mekomos
- 1להיות הוי״ה אלקינו · ע׳ באוה״ת פ׳ עקב ע׳ תקעד.
- 2ומשם יפרד · Genesis 2:10
- 3הם ארבע מחנות השכינה · Zohar I, 26b
- 4וזש״א רז״ל · ראה אוה״ת בראשית כרך ג תקנז, א ד״ה חייב אדם לברך פרק יא שם.
- 5
- 6אינן תופסין מקום כלל נגדם · במאמרי אדה״א דרושי חתונה כרך א ע׳ קפב מביא ראי׳ לזה ”מעליות הנשמות דצדיקים בשינתם בג״ע הארץ שהוא בקו השוה מהלך רב ואין כאן שהי׳ גם כמעט רגע שהרי מיד כשניעור תשוב רוחו אליו ג״כ בלא שהי׳ כלל וכלל”.
- 7ואליהו . . עם גופו שהיה תחלה גשמי ונהפך כו׳ · פרדס שער היכלות. וראה בספר הלקוטים ממאמרי הצ״צ ערך אליהו.
- 8שאין מלך בלא עם · נסמן לעיל ה, א.
4והנה ע״י הברכה ממשיך ברכה והמשכה להיות גילוי אור א״ס בנפש כלל ישראל שתתחזק אמונת ה׳ בלבם בבחי׳ גילוי כאלו רואה כו׳.
Ora, mediante la benedizione si attira dall’Alto una benedizione e un influsso, affinché si riveli la Luce Infinita (Or Ein Sof) nell’anima della comunità d’Israele, così che la fede in D‑o si rafforzi nei loro cuori in modo manifesto, come se si vedesse, ecc.
Lo scopo di una benedizione è attirare una rivelazione della Luce Infinita nelle anime di tutto Israele, affinché la loro fede diventi forte e vivida come la vista stessa.
אך המוקדם לברכה והמשכת השראת גילוי זה הוא המברך שהוא הוא העושה המצוה לפי שהמצות הם כלים להשראת אא״ס [אור אין סוף] ממש כו׳ ובהם ועל ידם ממשיך אא״ס [אור אין סוף] למטה.
Ma ciò che precede la benedizione e l’attirare dall’Alto la dimora di questa rivelazione è colui che pronuncia la benedizione: è lui a compiere la mitzvah. Questo perché le mitzvos sono recipienti per la dimora di Or Ein Sof stesso, ecc.; in esse e per mezzo di esse si attira Or Ein Sof in basso.
Ma l’attirare dall’Alto dipende anzitutto da colui che pronuncia la benedizione, che sta compiendo la mitzvah. Le mitzvos sono «recipienti» per la Luce Infinita di D‑o; per mezzo di esse la luce viene attirata in basso.
E questo è: «Colui che ci ha santificati con i Suoi comandamenti». Asher ha il significato di «poiché», che fornisce la ragione di qualcosa; vale a dire: poiché Egli ci ha santificati con i Suoi comandamenti.
Ecco dunque la formula «Colui che ci ha santificati con i Suoi comandamenti»: qui asher significa «poiché». Possiamo attirare dall’Alto la luce perché Egli ci ha resi santi attraverso le mitzvos.
וצונו מלשון צוותא והתקשרות3 באוא״ס [באור אין סוף] ב״ה שרש המצות למעלה לכך יש לנו כח להמשיך גילוי אור א״ס ב״ה בברכה זו:4
«E ci ha comandato» (vetzivanu) deriva dal termine tzavta, che significa unione e legame con Or Ein Sof, benedetto Egli sia, radice delle mitzvos in Alto; perciò abbiamo il potere di attirare dall’Alto, mediante questa benedizione, la rivelazione di Or Ein Sof, benedetto Egli sia.
Vetzivanu («e ci ha comandato») viene ricondotto a tzavta, «unione»: le mitzvos ci legano a Or Ein Sof, la loro radice in Alto. Questo legame ci dà il potere di attirarne la rivelazione mediante la benedizione.
Il paragrafo spiega le parole della benedizione recitata su una mitzvah: le mitzvos, in quanto recipienti della luce di D‑o che ci santificano e ci legano a Lui, ci danno il potere di attirarNe la rivelazione mediante la benedizione.
Likkutei Torah (Masei) paragona la benedizione e la mitzvah ai viaggi e agli accampamenti nel deserto: ogni mitzvah comporta un’elevazione e l’attirare dall’Alto la Luce Infinita. Il Rebbe Maharash aggiunge che questa discesa dall’Alto va dal mondo celato al mondo rivelato.
Marei mekomos
- 1אשר מלשון דהא · ראה שפתי חכמים בהעלותך יא, יב.
- 2אשר מלשון דהא · Siftei Chakhamim, Numbers 11:12
- 3וצונו מלשון צוותא והתקשרות · ראה לקו״ת מסעי צב, ג.
- 4יש לנו כח להמשיך גילוי אור א״ס ב״ה בברכה זו · בד״ה חייב אדם לברך תרל״ח סעיף ב מוסיף כ״ק מהר״ש: והמשכה זו היא מעלמא דאתכסי׳ בבחי׳ עלמא דאתגלייא שיהי׳ נמשך גילוי האמונה זו להיות ברוך ונמשך גילוי אוא״ס ב״ה כאילו רואה ממש כו׳.
I mondi nascosto e rivelato ¶5–8
5והנה אמרו בירושלמי1 (פ״ק [פרק קמא] דברכות הלכה ח׳) מטבע קצר פותח בברוך ואינו חותם בברוך ומטבע ארוך פותח בברוך וחותם בברוך.2
Ora, si dice nel Talmud di Gerusalemme (Berachos, cap. 1, halachah 8): una formula breve inizia con «Baruch» e non si conclude con «Baruch»; una formula lunga inizia con «Baruch» e si conclude con «Baruch».
Una regola talmudica sulle benedizioni: una benedizione breve, come quella sul cibo, inizia con «Baruch» e non termina con «Baruch»; una benedizione lunga, come Havdalah o la prima benedizione della Birkat Hamazon, inizia e termina con «Baruch».
ולהבין זה גם להבין מהו לשון חותם3 והל״ל [והוה ליה למימר] ומסיים. הענין כי הנה נודע שיש ב׳ בחינו׳ [בחינות] בחי׳ עלמא דאתכסי׳ ובחי׳ עלמא דאתגליא.
Per comprendere questo — e anche che cosa significhi il termine «sigillo», anziché semplicemente «conclusione» — il punto è che, come è noto, vi sono due livelli: il livello del mondo nascosto e quello del mondo rivelato.
Perché la conclusione viene chiamata «sigillo» (chasimah) anziché semplicemente «fine»? La risposta fa riferimento a due ambiti: il «mondo nascosto» (alma de'iskasya), in cui tutto è ancora celato e unificato, e il «mondo rivelato» (alma de'isgalya), in cui tutto si manifesta.
והנה על עלמא דאתגליא נאמר (בראשית ב) ומשם יפרד4 והי׳ [והיה] לארבעה ראשים ארבעה נהרות כנגד ארבע מחנות השכינה שהיא מתלבשת בבי״ע כו׳
Del mondo rivelato è detto (Genesi 2): «E da lì si divise e divenne quattro capi» — quattro fiumi, corrispondenti ai quattro accampamenti della Presenza divina (Shechinah), che si riveste in Beriah, Yetzirah e Asiyah, ecc.
Il mondo rivelato è il fiume dell’Eden che «si divide in quattro capi»: i quattro accampamenti della Shechinah, mentre essa si riveste nei mondi inferiori di Beriah, Yetzirah e Asiyah.
ובהשתלשלות וירידות המדרגות מדריגה אחר מדריגה בהתלבשותה בע׳ [בשבעים] שרים כו׳ נעשה עלמא דפרודא כו׳ ושם יש אחיזה ויניקה לקליפות וסט״א [וסטרא אחרא] לינק מהקדושה כביכול.
Nel concatenarsi e discendere dei livelli, grado dopo grado, mentre essa si riveste nei settanta principi, ecc., si forma il mondo della separazione, ecc.; lì le scorze (kelipos) e l’altra parte (sitra achra) hanno presa e traggono sostentamento, per attingere dalla santità, per così dire.
Quando il flusso divino discende passo dopo passo e passa attraverso i settanta «principi» angelici delle nazioni, si forma un «mondo della separazione», in cui le forze del male possono aggrapparsi e trarre sostentamento dalla santità.
אך אין יניקתם אלא מותרי השפע ופסולת כו׳ ולא מעיקר הקדושה ח״ו [חס ושלום]
Ma il loro sostentamento proviene soltanto dal sovrappiù del flusso e dagli scarti, ecc., e non dall’essenza della santità, D‑o non voglia.
Eppure le forze del male attingono soltanto agli avanzi e agli scarti del flusso, mai al suo nucleo.
וענין התהוות מותרי השפע ופסולת בעל׳ דאתגלי׳ היינו כי הגם שגם עלמא דאתגלי׳ מצד עצמה באמת אינה5 דבר נפרד ח״ו [חס ושלום] וכמ״ש (דברים ד) כי הוי״ה הוא האלקים כו׳ אלא שהוא בחי׳ גילוי מה שהי׳ [שהיה] בהעלם בעל׳ דאתכסיא
E riguardo a come si formano il sovrappiù del flusso e gli scarti nel mondo rivelato, il punto è questo: sebbene anche il mondo rivelato, in sé, in verità non sia affatto una cosa separata, D‑o non voglia — come è scritto (Deuteronomio 4): «Poiché Havayah è Elokim», ecc. — esso è piuttosto la rivelazione di ciò che era celato nel mondo nascosto.
Come si formano questi scarti? Il mondo rivelato non è davvero separato da D‑o, come afferma il versetto: «Havayah è Elokim»: il D‑o che trascende e il D‑o celato nella natura sono uno. Il mondo rivelato porta soltanto allo scoperto ciò che era celato nel mondo nascosto.
וכמשל הולד שמצטייר בבטן הנקבה בהתחלקות עצמות וגידין כו׳ שהם מטפת הזכר לובן שממנו עצמות6 כו׳.
Come nell’esempio del feto, che si forma nel grembo femminile distinguendosi in ossa e tendini, ecc.: questi provengono dalla goccia maschile, il bianco, dal quale [provengono] le ossa, ecc.
L’esempio è quello di un feto: le sue ossa e i suoi tendini si sviluppano nel grembo, e tuttavia provengono dal seme del padre, il «bianco» da cui si formano le ossa, come insegna il Talmud.
אלא שבטפת הזכר לא הי׳ [היה] התחלקות עצמות וגידין בפועל ממש רק שהי׳ [שהיה] בכח הטפה ההיא בהעלם וע״י שהייתה בבטן הנקבה ט׳ חדשים מצטייר בציור הולד ויוצא מהעלם אל הגילוי.7
Tuttavia, nella goccia maschile non vi era una distinzione effettiva tra ossa e tendini; essi erano presenti soltanto in potenza, celati in quella goccia. Quando essa rimane nel grembo femminile per nove mesi, assume la forma del feto ed emerge dal celato al rivelato.
Il seme contiene ogni cosa soltanto in potenza; occorrono nove mesi nel grembo perché emerga la forma distinta del bambino. Così anche il mondo nascosto contiene tutto, mentre il mondo rivelato lo manifesta.
Il paragrafo introduce la regola secondo cui le benedizioni lunghe vengono «sigillate» con Baruch e presenta i due ambiti, quello nascosto e quello rivelato, spiegando che nel mondo rivelato il flusso della santità produce scarti di cui si nutrono le forze del male.
Likkutei Torah (Tazria) distingue «Kadosh», il livello trascendente che si trova al di sopra della catena dei mondi, da «Baruch», la luce che viene fatta discendere attraverso la catena; per questo «Baruch» è il termine che, in ogni benedizione, esprime la discesa della luce.
Marei mekomos
- 1והנה אמרו בירושלמי · ראה בד״ה חייב אדם לברך תרל״ח פרק יח. בלקו״ת תזריע כב, ד. ראה יט, ב — מציין לכאן.
- 2מטבע קצר פותח בברוך ואינו חותם בברוך ומטבע ארוך פותח בברוך וחותם בברוך · Jerusalem Talmud Berakhot 1:5
- 3מהו לשון חותם · ע׳ בסידור בדרושים לחתונה בד״ה להבין שרש הדברים. בענין מטבע קצר — ראה באוה״ת נ״ך שופטים ע׳ יד שמציין לכאן.
- 4
- 5שו״ה והפסולת כו׳ ולא מעיקר . . באמת אינה · בבוך 414: כו׳ כי באמת אינה.
- 6לובן שממנו עצמות · Niddah 31a:9
- 7
6והנה כמו במשל הולד כאשר נתגדל ונגמר ציור כל האברים אזי דוחה ממנו מותרות שערות וצפרנים1 שזהו סימן גידול הולד2 שהוא בשלימות כשגמרו שערו וצפרניו כו׳
Ora, come nell’analogia del feto: quando è cresciuto e la formazione di tutte le membra è completa, espelle da sé delle eccedenze, i capelli e le unghie; questo è il segno della crescita del feto: esso è completo quando si sono formati i capelli e le unghie, ecc.
Si prosegue con l’analogia: una volta che il feto è cresciuto e tutte le sue membra si sono formate, produce delle «eccedenze», i capelli e le unghie; il loro completamento è il segno che il feto è pienamente formato.
ובצאתו מרחם אמו3 דוחה פסולת יותר ע״י פתיחת נקביו כו׳ מה שלא הי׳ [היה] פסולת זה בטפה כי אין הולד נוצר אלא מברור שבה.
E quando esce dal grembo di sua madre espelle altri scarti attraverso l’apertura dei suoi orifizi, ecc. — scarti che non erano presenti nella goccia, poiché il feto si forma soltanto dalla sua parte raffinata.
Alla nascita, altri scarti vengono espulsi attraverso le aperture del corpo. Nessuno di questi scarti era presente nel seme, poiché il feto si forma soltanto dalla sua parte raffinata; gli scarti compaiono solo con uno sviluppo differenziato.
כך עד״מ בהגלות נגלות סדר ההשתלשלות בעלמא דאתגליא מהעלם אל הגלוי ברבוי התחלקות המדרגות להיות ציור פרטי העולמות במזגם ותכונתם אזי נעשה בחי׳ מותרי שפע ופסולת שדוחה לחוץ
Così è anche, a titolo di analogia, quando l’ordine della catena discendente dei mondi (hishtalshelus) si manifesta nel mondo rivelato, passando dal celato al rivelato attraverso una grande suddivisione in livelli, affinché prendano forma i particolari dei mondi, ciascuno con la propria composizione e il proprio carattere: allora si producono eccedenze dell’influsso e scarti, che vengono spinti fuori.
Così avviene anche nel mondo rivelato: man mano che la catena dei mondi si dispiega dal celato in molti livelli distinti, ciascuno con il proprio carattere particolare, si producono eccedenze e scarti, che vengono spinti fuori.
והוא מעבר השפע להיות יניקה ואחיזה לס״א [לסטרא אחרא].
E questo è il flusso eccedente dell’influsso, [che dà] nutrimento e presa all’altra parte (sitra achra).
Questo traboccamento è ciò che dà alla sitra achra — l’«altra parte», le forze che si oppongono alla santità — presa e nutrimento.
משא״כ בבחי׳ עלמא דאתכסיא שהוא בהתכללות כו׳ ושם חביון עזו4 ואין שטן ופ״ר [ופגע רע]5 ח״ו [חס ושלום] כו׳.
Diversamente avviene nel mondo celato, che si trova in uno stato di inclusione, ecc.; là è «il nascondiglio della Sua forza», e là «non vi sono né avversario né evento malvagio», D‑o non voglia, ecc.
Nel mondo celato, dove tutto è incluso e unificato, non vi sono scarti: esso è «il nascondiglio della Sua forza», dove «non vi sono né avversario né evento malvagio».
Il paragrafo completa l’analogia: proprio come i capelli, le unghie e gli scarti compaiono soltanto man mano che il feto si sviluppa, così gli scarti, nutrimento del male, sorgono soltanto nella differenziazione del mondo rivelato, non nel mondo celato e unificato.
Il Tzemach Tzedek cita questa analogia dei capelli e delle unghie come «eccedenze» in Or HaTorah e Biurei HaZohar; nella Kabbalah, i capelli e le unghie sono immagini consuete delle estensioni più esterne di un livello, attraverso le quali le forze esteriori traggono nutrimento.
Marei mekomos
- 1אזי דוחה ממנו מותרות שערות וצפרניים · מובא בביאוה״ז להצ״צ כרך ב ע׳ תתקח.
- 2והנה כמו במשל הולד . . שזהו סימן גידול הולד · מובא באוה״ת ויקרא כרך א ע׳ קכז.
- 3
- 4ושם חביון עזו · Habakkuk 3:4
- 5ואין שטן ופ״ר · I Kings 5:18
7והנה מטבע קצר רומז לעלמא דאתכסיא1 שהוא בחי׳ טפה לבד בהתכללות בבחי׳ העלם ובכח ולכן הוא מטבע קצר שכולל הכל בלשון קצר
Ora, la formula breve allude al mondo nascosto, che è il livello della sola goccia, inclusa in uno stato di occultamento e in potenza; perciò è una formula breve, che include tutto in una formulazione concisa.
Ora viene spiegata la regola. La benedizione breve corrisponde al mondo nascosto, come il seme che racchiude tutto in potenza e in unità; perciò la sua formulazione è breve e inclusiva.
וא״צ [ואין צריך / ואינו צריך] אלא לפתוח בברוך להיות ברכה והמשכה מאור א״ס ב״ה עצמו שהברכה הוא להיות השראה וגילוי מעצמות אור א״ס ב״ה שאינו בגדר עלמין כלל כנ״ל.
E basta che inizi con «Baruch», affinché vi siano benedizione e discesa dalla Luce Infinita (Or Ein Sof) stessa, benedetto Egli sia; infatti la benedizione consiste nel fatto che vi siano una presenza e una rivelazione provenienti dall’essenza dell’Or Ein Sof, benedetto Egli sia, che non rientra affatto nella categoria dei mondi, come spiegato sopra.
È sufficiente che inizi con «Baruch», facendo discendere la benedizione dall’essenza della Luce Infinita, che è al di là di tutti i mondi.
Il paragrafo spiega perché una benedizione breve inizi soltanto con «Baruch»: essa corrisponde al mondo nascosto e unitario, dove è sufficiente far discendere la luce.
Il Tzemach Tzedek (Biurei HaZohar) riprende questo passo e spiega le formule breve e lunga come il generale (klal) e il particolare (prat).
Marei mekomos
- 1והנה מטבע קצר רומז לעלמא דאתכסיא · ע׳ באוה״ת דרושים לר״ה ע׳ א׳ש שמפרש בענין אחר ע״ש. ובד״ה בראשית ברא תרע״ח ע׳ נ. בביאוה״ז לצ״צ כרך ב ע׳ תשסו מעתיק מתי׳ ”והנה מטבע קצר . . בהתחלקות רבות ועצומות” ומפרש שזהו כלל ופרט.
8ומאחר שתמשך שם ברכה והמשכה זו היא בל תמוט עולם ועד1 כי אין שם יניקה לס״א [לסטרא אחרא] ח״ו [חס ושלום].
E poiché questa benedizione e questa emanazione saranno tratte laggiù, essa «non sarà scossa in eterno e per sempre», poiché laggiù non vi è alcun nutrimento per l’altra parte (sitra achra), D‑o non voglia.
Una benedizione emanata nel mondo nascosto «non sarà scossa in eterno e per sempre»: non occorre alcun sigillo, poiché lì non vi è nulla di cui il male possa nutrirsi.
אבל מטבע ארוך רומז לעלמא דאתגליא שהיא בחי׳ גילוי ההתהוות לפרטי פרטים בהתחלקות רבות ועצומות וכך הוא מטבע ארוך באריכות הדברי׳ [הדברים] בפרטי פרטיות הדברים רבים שנאמרו ונשנו בה.
La formula lunga, invece, allude al mondo rivelato, che è il livello in cui la creazione si manifesta fin nei minimi particolari, articolandosi in suddivisioni numerose e vastissime. Così è anche la formula lunga, per l’ampiezza delle parole e per i numerosi particolari degli argomenti che vi sono esposti e ripetuti.
La benedizione lunga corrisponde al mondo rivelato, che si dispiega in innumerevoli particolari; perciò la sua formulazione è lunga e ricca di argomenti dettagliati.
Il paragrafo mette a confronto le due formule: quella breve appartiene al mondo nascosto, che non ha bisogno di protezione, e quella lunga al mondo dettagliato e rivelato.
Marei mekomos
- 1בל תמוט עולם ועד · Psalms 104:5
Il sigillo ¶9–10
9והנה בעלמא דאתגליי׳ אחר שמשם יפרד1 בבחי׳ התחלקות הפרטים יש יניקה לס״א [לסטרא אחרא] ח״ו [חס ושלום] וצריך להפרידם שלא יינקו מעיקר הקדושה ח״ו [חס ושלום] רק דרך מעבר השפע ממותרות ופסולת כו׳ לכן צ״ל ג״כ חותם בברוך.
Ora, nel mondo rivelato, dopo che «da lì si divise» nel livello della suddivisione dei particolari, vi è sostentamento per l’altra parte (sitra achra), D‑o non voglia; ed è necessario separare le forze dell’altra parte, affinché non attingano dal nucleo stesso della santità, D‑o non voglia, ma soltanto attraverso il passaggio dell’influsso, proveniente dalle eccedenze e dagli scarti, ecc. Perciò deve anche concludersi con il sigillo «Baruch».
Questo spiega perché una benedizione lunga richiede una conclusione con «Baruch». Nel mondo rivelato, dove l’influsso si suddivide in particolari, le forze del male possono nutrirsi. Occorre impedire loro di attingere al nucleo della santità e limitarle a ciò che trabocca, alle «eccedenze e agli scarti»; la benedizione conclusiva, il «sigillo», realizza questo.
Il paragrafo spiega il motivo della benedizione conclusiva: il mondo rivelato, a differenza del mondo nascosto, è esposto alle forze del male; perciò ciò che vi viene fatto discendere ha bisogno di un sigillo.
Marei mekomos
- 1שמשם יפרד · Genesis 2:10
10וענין החותם הוא כמו לשון חותם שעל האגרת מבחוץ כדי שלא יקרא באגרת הזאת איש זר אשר אין רצונו שידע הכתוב שם.
Il concetto di sigillo è simile all’espressione «sigillo» [usata per quello] apposto all’esterno di una lettera, affinché nessun estraneo, al quale [lo scrivente] non vuole far sapere ciò che vi è scritto, legga questa lettera.
La parola «sigillo» (chosem) è spiegata mediante il sigillo apposto all’esterno di una lettera, che impedisce agli estranei di leggere ciò che non è destinato a loro.
כך הוא החותם הזה מן הברכה וההמשכה אשר ימשיך עוד אחר המטבע הארוך שהמשכה זו שהיא גלוי ההעלם תהי׳ [תהיה] רק בבחי׳ הקדושה לבדה ואין לזרים אתה חלק ונחלה
Così è anche questo sigillo della benedizione e della discesa che si opera ulteriormente dopo la formula lunga: che questa discesa, cioè la rivelazione di ciò che è celato, avvenga soltanto nell’ambito della santità, e che gli estranei non abbiano alcuna parte né eredità in essa.
Allo stesso modo, la conclusione di una benedizione lunga assicura che la rivelazione fatta discendere rimanga soltanto nell’ambito della santità e che gli «estranei», le forze del male, non ne ricevano alcuna parte.
וזהו ההפרש שבין פתיחת הברכה לחתימתה כי פתיחת הברכה הוא המשכת הגילוי לבד להיות ברוך ונמשך ה׳ אלקי ישראל מעולם עד עולם. אבל החתימה היא שתהי׳ [שתהיה] המשכה זו בקדושה דוקא.
Ed ecco la differenza tra l’apertura della benedizione e il suo sigillo: l’apertura della benedizione consiste soltanto nel far discendere la rivelazione, affinché Havayah, il D‑o d’Israele, sia benedetto e venga fatto discendere da un mondo all’altro; il sigillo, invece, fa sì che questa discesa avvenga specificamente nella santità.
L’apertura «Baruch» («Benedetto») fa discendere soltanto la rivelazione, come nelle parole: «Benedetto sia Havayah, il D‑o d’Israele, da un mondo all’altro». La conclusione «Baruch», il sigillo, indirizza invece quella rivelazione specificamente alla santità.
הבוחר בעמו ישראל באהבה. (מלאכי א) ואהב את יעקב ואת עשו שנאתי.1 (תהלים מז) יבחר לנו את נחלתנו את גאון יעקב אשר אהב כו׳.
«Colui che sceglie con amore il Suo popolo Israele»; (Malachi 1) «Ho amato Yaakov, mentre Eisav l’ho odiato»; (Psalms 47) «Egli sceglie per noi la nostra eredità, l’orgoglio di Yaakov che ha amato», ecc.
Ecco perché la benedizione si conclude con parole come «Colui che sceglie con amore il Suo popolo Israele» (il sigillo della benedizione che precede lo Shema mattutino), e con versetti sull’amore di D‑o per Yaakov e sul rifiuto di Eisav: la luce è riservata alla santità e tenuta lontana dalla scorza (kelipah) che Eisav rappresenta.
ולכן נק׳ בלשון חותם כמו שחותמין על האגרת שלא יקרא אחר וכמו חותם ממגע זר שהוא שמירה כו׳.
Perciò è chiamato «sigillo»: come si sigilla una lettera affinché un altro non la legga, e come un sigillo contro il contatto di un estraneo, che costituisce una protezione, ecc.
Perciò si chiama «sigillo», come una lettera sigillata, oppure come il sigillo che protegge il vino o il cibo dal contatto di un estraneo.
ולכן חותמין בברוך שהיא המשכה מבחי׳ המקיף שהיא שמירה מלמעלה כמ״ש (שם קכא) ה׳ שמרך ה׳ צלך2 כו׳
Perciò si conclude con «Baruch», che è una discesa dal livello avvolgente (makif), una protezione dall’Alto, come è scritto (ibid. 121): «Havayah è il tuo custode, Havayah è la tua ombra», ecc.
Il sigillo usa «Baruch» perché questa seconda discesa proviene dal livello avvolgente (makif), che protegge dall’Alto, come nelle parole: «Havayah è il tuo custode, Havayah è la tua ombra».
ולכן החותם של כללות ישראל הוא בנעילת יו״כ [יום כפור] שאז זוכים למעלה העליונה (ויקרא טז) לפני הוי״ה תטהרו למעלה מבחי׳ הוי״ה כו׳ וכמ״ש במ״א:345
Perciò il sigillo dell’intera comunità d’Israele è nella Ne’ilah di Yom Kippur, poiché allora meritano il livello più elevato: (Leviticus 16) «Davanti a Havayah sarete purificati» — al di sopra del livello di Havayah, ecc., come spiegato altrove.
Il sigillo per tutto Israele è la Ne’ilah, la preghiera conclusiva di Yom Kippur (quando il giudizio di D‑o viene «sigillato»). Allora Israele raggiunge il livello più elevato: «Davanti a Havayah sarete purificati» viene inteso come una purificazione che proviene da un livello persino superiore a Havayah.
Il paragrafo spiega il «sigillo» come una protezione: la conclusione «Baruch» fa discendere una luce avvolgente che mantiene il flusso rivelato nell’ambito della santità; la Ne’ilah di Yom Kippur è il sigillo di tutto Israele.
Qui «davanti a Havayah» (lifnei Havayah) viene inteso come «prima», cioè a un livello superiore al Nome Havayah: nella Ne’ilah di Yom Kippur, la purificazione proviene da un livello superiore al Nome stesso.
Marei mekomos
- 1ואת עשו שנאתי · Malachi 1:3
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Le benedizioni nuziali: Torah Scritta e Torah Orale ¶11–13
Ora passeremo alla spiegazione delle due prime benedizioni del matrimonio, che sono «Colui che forma l’uomo» e «Colui che ha formato l’uomo a Sua immagine».
Il maamar passa ora alle benedizioni nuziali (sheva berachos), alla coppia che parla della creazione dell’uomo: «Colui che forma l’uomo» (Yotzer ha’adam) e «Colui che ha formato l’uomo a Sua immagine».
הראשונה פותחת בברוך ואינה חותמת והשניה פותחת בברוך וחותמת בברוך.3
La prima si apre con «Baruch» e non ha una formula conclusiva; la seconda si apre con «Baruch» e si conclude con «Baruch».
La prima è breve: si apre con «Baruch» e non ha una formula conclusiva. La seconda è lunga e termina con «Baruch… Yotzer ha’adam».
והענין כי הנה בגמרא (כתובות ח׳ א׳ ע״ש) אמרו שב׳ יצירות הללו כנגד שתי יצירות שהי׳ [שהיה] באדה״ר [באדם הראשון]4 תחלה נברא האדם לבדו בדו פרצופין ואח״כ נסר הקב״ה את חוה5 כו׳.
Il punto è che nella Gemara (Kesubos 8a; si veda lì) dissero che queste due formazioni corrispondono alle due formazioni che ebbe Adam, il primo uomo: dapprima l’uomo fu creato da solo, con due facce, e in seguito il Santo, benedetto Egli sia, segò via Chavah (Chavah), ecc.
Il Talmud in Kesubos dice che le due benedizioni corrispondono a due fasi della creazione di Adam: dapprima egli fu creato con due facce, maschile e femminile unite, e in seguito D‑o separò Chavah (Chavah) da lui.
וביאור הדבר הנה אדם וחוה רומזים לתושב״כ [לתורה שבכתב] ותושבע״פ [ותורה שבעל פה] תושב״כ [תורה שבכתב] בחי׳ אדם בחי׳ טפת הזכר לובן שממנו עצמות כו׳
La spiegazione è questa: Adam e Chavah alludono alla Torah scritta e alla Torah orale. La Torah scritta è il livello di Adam, il livello della goccia maschile, il bianco da cui [derivano] le ossa, ecc.
Adam e Chavah rappresentano la Torah scritta e la Torah orale. La Torah scritta è «Adam», come il seme del padre, il «bianco» da cui si formano le ossa: contiene ogni cosa in forma concentrata e nascosta.
כי תושב״כ [תורה שבכתב] היא בחי׳ חכמה עלאה שאינה אלא בחי׳ טפה ונקודה שהחכמה היא בחי׳ ברק המבריק במוחו
Poiché la Torah scritta è il livello della sapienza superna (Chochmah), che è soltanto il livello di una goccia e di un punto; infatti Chochmah è come un lampo che balena nella mente.
La Torah scritta è la sapienza superna (Chochmah), che è soltanto un «punto», come un lampo che balena nella mente.
שעדיין לא באה לידי אורך ורוחב ההשגה להבין ולהשיג כל דרכי החכמה בכלל ובפרט רק שהוא כברק בעלמא שמתנוצץ ומאיר במוחו כח ההשכלה
Essa non ha ancora raggiunto la lunghezza e la larghezza della comprensione, per comprendere e cogliere tutte le vie della sapienza, in generale e nei particolari; è invece come un semplice lampo che scintilla e illumina nella sua mente la facoltà intellettiva.
Un lampo d’intuizione non si è ancora sviluppato in una comprensione piena: illumina per un momento la mente, ma non espone ancora i dettagli dell’idea, né quelli generali né quelli particolari.
ואינו מתגלה אלא בחי׳ נקודה אלא שאח״כ מתפשטת הנקודה באורך ורוחב ובאה לידי השגה ואזי נקראת בשם בינה כו׳
E non si rivela se non come un punto; in seguito, però, il punto si espande in lunghezza e larghezza e giunge alla comprensione, e allora prende il nome di comprensione (Binah), ecc.
Essa appare soltanto come un punto; solo in seguito il punto si espande «in lunghezza e larghezza» fino a diventare una comprensione dettagliata, chiamata Binah.
וכך היא בחי׳ תושב״כ [תורה שבכתב] שאין בה גילוי ההשגה שהרי ר״ע [רבי עקיבא] הי׳ [היה] דורש על כל קוץ וקוץ תלי תלים של הלכות.6
Così è anche per il livello della Torah scritta, nella quale non vi è una rivelazione della comprensione; infatti Rabbi Akiva esponeva da ogni singola spina cumuli su cumuli di leggi.
Anche la Torah scritta, dunque, non esplicita il proprio contenuto. Il Talmud dice che Rabbi Akiva traeva «cumuli su cumuli di leggi» da ogni piccola corona delle lettere.
שההלכות הללו אינן מבוארות ונגלות בגילוי ההשגה בקוץ ההוא רק שכל קוץ וקוץ כלול מכמה תלי תלים של ההלכות הכלולים ונעלמים בקוץ ההוא מבחי׳ העלם
Queste leggi non sono spiegate né rivelate in una comprensione manifesta in quella spina; piuttosto, ogni spina contiene cumuli su cumuli di leggi, racchiuse e celate in essa in uno stato di occultamento.
Quelle leggi non sono visibili nella corona stessa; ogni corona ne contiene molti cumuli, in forma nascosta.
והרי אין בקוץ זה אלא רמז בעלמא ובחי׳ נקודה והקוצין הן בחי׳ תגין.
E in questa spina non vi è che un semplice accenno e il livello di un punto. Le spine sono il livello delle corone (tagin).
La corona stessa è soltanto un accenno, un punto. Le «spine» sono i tagin, le piccole corone che si trovano su alcune lettere di un rotolo della Torah.
Il paragrafo passa alle due benedizioni nuziali, le collega alle due formazioni di Adam e interpreta Adam come la Torah scritta: la sapienza superna (Chochmah), che racchiude ogni cosa nella forma concentrata di un punto.
Likkutei Torah (Re’eh) rimanda a questo maamar: l’ultima benedizione, corrispondente a Chavah, che è la sovranità (Malchus), si conclude con «Baruch» per la ragione spiegata qui, mentre la prima, corrispondente ad Adam, che è l’insieme delle qualità emotive (Zeir Anpin), non ha bisogno di una formula conclusiva.
Marei mekomos
- 1ב׳ ברכות ראשונות של נשואין שהם יוצר האדם ואשר יצר את האדם · ראה רש״י כתובות
- 2
- 3והשניה פותחת בברוך וחותמת בברוך · בלקו״ת ראה לא, א מציין לכאן: גבי ברכה אחרונה שכנגד חוה שהיא המל׳ חותם בברוך מה״ט, משא״כ בברכה ראשונה שכנגד אדם שהוא ז״א א״צ לחתום.
- 4שב׳ יצירות הללו כנגד שתי יצירות שהי׳ באדה״ר · Rashi on Ketubot 8a
- 5תחלה נברא האדם לבדו בדו פרצופין ואח״כ נסר הקב״ה את חוה · Berakhot 61a:14
- 6ר״ע הי׳ דורש על כל קוץ וקוץ תלי תלים של הלכות · Menachot 29b:3–4
12וכן עד״ז בכל בחי׳ טנת״א [טעמים נקודות תגין אותיות] הכל רמוזים לכמה ענינים וכמה סודות מופלאים. וכל זה הוא בתושב״כ [בתורה שבכתב] בבחי׳ העלם ובכח ולא בפועל וגילוי
E così pure, in questo modo, in tutti gli aspetti dei segni di cantillazione, delle vocali, delle coroncine e delle lettere: tutti alludono a molte questioni e a molti segreti meravigliosi. Tutto ciò si trova nella Torah scritta in uno stato di celatezza e in potenza, non in atto e in rivelazione.
Ogni aspetto del testo della Torah — i segni di cantillazione, le vocali, le coroncine e le lettere — allude a molte questioni e a segreti meravigliosi; nella Torah scritta, però, tutto ciò è celato e presente solo in potenza.
וכמשל טפת הזכר הכלולה מכל הבחי׳ שבולד לובן שממנו עצמות וגידין וכו׳ שבטפה ההיא אין התחלקות העצמות וגידים כו׳ נגלים בפו״מ [בפועל ממש] רק שהם בהעלם ובכח.
Come nell’analogia della goccia del maschio, che include tutti gli aspetti presenti nel feto — la materia bianca, dalla quale [derivano] le ossa, i tendini, ecc. —: in quella goccia la differenziazione delle ossa, dei tendini, ecc. non è rivelata concretamente; essi sono soltanto celati e presenti in potenza.
È come il seme del padre, che contiene tutte le parti del figlio senza che siano differenziate concretamente.
ויציאתם מהעלם אל הגילוי הוא ע״י שהייה ט״ח [ט׳ חדשים] בבטן הנקבה ששם מצטייר הולד והיא מוציאתו לידי גילוי בהתחלקות האברים פרטיים נגלים.
Il loro passaggio dalla celatezza alla rivelazione avviene attraverso il permanere per nove mesi nel grembo materno, dove il feto prende forma; la madre lo porta alla rivelazione, nella forma di membra distinte e manifeste.
Il feto prende forma nell’arco di nove mesi nel grembo materno, e la madre lo porta alla rivelazione con membra distinte.
וכך הוא עד״מ יציאת ההעלם מתושב״כ [מתורה שבכתב] שהיא בחי׳ ח״ע [חכמה עילאה] לידי גילוי הוא ע״י תושבע״פ [תורה שבעל פה] (ור״ע [ורבי עקיבא] הי׳ [היה] דורש כו׳ כי ר״ע [רבי עקיבא] הי׳ [היה] מקור תושבע״פ [תורה שבעל פה] כמו שאמרו סתם ספרי כו׳ וכולהו אליבא דר״ע [דרבי עקיבא])1 שהיא בחי׳ חכמה תתאה.
E così, per analogia, il passaggio alla rivelazione di ciò che è celato nella Torah scritta, che è il livello della sapienza superna (Chochmah), avviene per mezzo della Torah orale (e Rabbi Akiva esponeva, ecc., poiché Rabbi Akiva era la fonte della Torah orale, come dissero: «uno Sifrei anonimo», ecc., «e tutti seguono Rabbi Akiva»), che è il livello della Chochmah inferiore.
La Torah orale — il livello della «Chochmah inferiore» — porta dunque alla luce ciò che è celato nella Torah scritta. Rabbi Akiva è la fonte della Torah orale: il Talmud insegna che le opinioni anonime della Mishnah, della Tosefta, della Sifra e dello Sifrei seguono tutte il suo approccio.
שממאמר א׳ שבתושב״כ [שבתורה שבכתב] כמו ענין שמירת שבת שנאמרה בתו׳ בכלל נעשה מסכת שלימה שהוא גילוי פרטי הלכות שבת מה הן האבות מלאכות וכיצד מתחייב בהן וכל עניניהם בכל פרטיהן ודקדוקיהן.
Da un’unica affermazione della Torah scritta, come il precetto di osservare lo Shabbos, formulato nella Torah in termini generali, si ricava un trattato completo: la rivelazione dei dettagli delle leggi dello Shabbos, quali siano le categorie principali di lavoro, in quali circostanze se ne diventi passibili, e tutti gli aspetti che le riguardano, in ogni particolare e minuzia.
Per esempio, il precetto generale di osservare lo Shabbos diventa, nella Torah orale, un intero trattato che specifica le categorie principali di lavoro, quando se ne è passibili e ogni dettaglio.
ולכן נק׳ תושבע״פ [תורה שבעל פה] בשם חוה כי חו״ה בגימטריא המילוי של2 הוי״ה (שהוא עולה י״ט) כי המילוי הוא גילוי ההעלם כמ״ש במ״א וגם חוה לשון גילוי כי תרגום ויגד וחוי.3 והגדה לשון המשכה שנמשך מהעלם אל הגילוי
Perciò la Torah orale è chiamata Chavah: il valore numerico di Chavah coincide con quello del riempimento del Nome Havayah (che è pari a 19), poiché il riempimento è la rivelazione di ciò che è celato, come spiegato altrove. Inoltre, Chavah è un termine che indica la rivelazione, poiché il Targum di «e riferì» è «vachavi». E «riferire» (haggadah) indica il far discendere, il passaggio dalla celatezza alla rivelazione.
Per questo la Torah orale è chiamata Chavah. Le lettere di Chavah (ח-ו-ה) valgono 19, che è il «riempimento» del Nome Havayah: scrivere per esteso le lettere del Nome (per un valore di 45) aggiunge 19 al loro valore fondamentale di 26. Il riempimento rivela ciò che è celato nelle lettere. Inoltre, «chavah» significa riferire: il Targum aramaico rende «e riferì» (vayaged) con «vachavi», e «riferire» (haggadah) indica il far emergere qualcosa dalla celatezza e portarlo alla luce.
וז״ש [וזהו שכתוב] ויקרא האדם שם אשתו חוה4 כי היא היתה אם כל חי ולכאורה א״כ למה קרא שמה חוה הי׳ [היה] לו לקרא שמה חיה אלא לפי שחוה ל׳ [לשון] גילוי
E questo è [il significato di] quanto è scritto: «E l’uomo chiamò sua moglie Chavah, perché era la madre di tutti i viventi». A prima vista, allora, perché la chiamò Chavah? Avrebbe dovuto chiamarla Chayah! Piuttosto, [è] perché Chavah è un termine che indica la rivelazione.
Questo spiega il versetto: «Adam chiamò sua moglie Chavah perché era la madre di tutti i viventi». Perché non «Chayah», la parola diretta per indicare la vita? Perché «Chavah» significa rivelazione.
וזהו כי היא היתה אם כל חי פי׳ ולכך הוציאתם מהעלם אל הגילוי כמו אם הבנים שהולד מצטייר בקרבה והיא מוציאתו מההעלם:
Questo è il significato di «perché era la madre di tutti i viventi»: cioè, perciò li portò dalla celatezza alla rivelazione, come una madre di figli, nel cui grembo il feto prende forma e che lo fa uscire dalla celatezza.
Come madre, ella porta i figli dalla celatezza all’esistenza manifesta, proprio come la Torah orale fa emergere il contenuto celato della Torah scritta.
Il paragrafo completa l’analogia: la Torah orale, «Chavah», è la Chochmah inferiore, che dispiega il contenuto celato della Torah scritta trasformandolo in leggi dettagliate, come una madre porta il figlio dal seme alla forma pienamente manifesta.
Likkutei Torah (Vayikra) cita lo Zohar HaRakia, secondo il quale «Adam» equivale a 45 (מ״ה), il Nome Havayah scritto per esteso; il riempimento, pari a 19, equivale a Chavah, che è Malchus, il Nome ב״ן. L’opera rinvia a questo maamar per la spiegazione di Chavah.
Marei mekomos
- 1סתם ספרי כו׳ וכולהו אליבא דר״ע · Sanhedrin 86a:3–4
- 2חו״ה בגימטריא המילוי של הוי׳ · ראה לקו״ת ויקרא ג, ד בשם זהר הרקיע מציין שם לכאן ע״ש. ובאוה״ת תולדות קמב, א.
- 3ויגד וחוי · Genesis 14:13
- 4ויקרא האדם שם אשתו חוה · Genesis 3:20
13וזהו יום ליום1 יביע אמר ולילה ללילה יחוה דעת פי׳ יום ליום בחי׳ תושב״כ [תורה שבכתב] יביע אמר אמ״ר [אש מים רוח] ר״ת [ראשי תיבות] אש מים רוח ובבחי׳ תושב״כ [תורה שבכתב] יביע כמעיין הנובע ממקורו
E questo è [il significato di] «Il giorno al giorno riversa parola, e la notte alla notte esprime conoscenza». Spiegazione: «Il giorno al giorno» è il livello della Torah scritta; «riversa parola» (omer): omer è un acronimo di fuoco (esh), acqua (mayim) e aria (ruach); e nel livello della Torah scritta essa «riversa» come una sorgente che scaturisce dalla propria fonte,
Un versetto dei Salmi illustra le due Torah. Il «giorno» è la Torah scritta. La parola omer («parola») viene letta come acronimo dei tre elementi fondamentali: fuoco (esh), acqua (mayim) e aria (ruach). «Riversa» (yabia) descrive una sorgente che zampilla dalla propria fonte.
שהוא עדיין דבוק במקורו ומתאחד עמו לפי שתושב״כ [שתורה שבכתב] היא בחי׳ ח״ע [חכמה עילאה] ושם שורה ומתגלה אוא״ס [אור אין סוף] הוי״ה בחכ׳ [בחכמה]
che è ancora unita alla propria fonte e una con essa; poiché la Torah scritta è il livello della sapienza (Chochmah) superna, e lì la Luce Infinita (Or Ein Sof), il Nome Havayah, dimora e si rivela nella Chochmah.
Una sorgente è ancora unita alla propria fonte e una con essa. Così anche la Torah scritta, in quanto sapienza superna, è il luogo in cui dimora e si rivela la stessa Luce Infinita di D‑o.
ולכן שם יביע כמעיין הנובע שנובע מן המקור ואינו הולך ומתפשט באורך ורוחב רק נביעו דחכמתא בלבד שהיא בחי׳ נקודה וברק המבריק
Perciò là [si dice] «riversa», come una sorgente fluente, che scaturisce dalla fonte e non si espande in lunghezza e larghezza, ma è soltanto il fluire della Chochmah, che è il livello di un punto e di un lampo folgorante.
La sorgente non si espande ancora in larghezza: è soltanto il primo zampillare della sapienza, il «punto» e il «lampo folgorante» descritti in precedenza.
והאמ״ר [והאש מים רוח] שהוא ר״ת [ראשי תיבות] אש מים רוח כלולים ומתעלים בו בהעלם ובכח ולא בגלוי ובפו״מ [ובפועל ממש]
E l’omer, acronimo di fuoco, acqua e aria, è incluso e viene elevato in essa in modo celato e in potenza, non in modo manifesto e concreto.
Gli elementi — fuoco, acqua e aria — che costituiscono i mattoni fondamentali di tutte le cose create, sono in essa soltanto in potenza, non concretamente.
שאין שם התחלקות בחי׳ אש רוח מים ממש כמו שהם אחר שנפרטו ובאו לידי גילוי רק הם בבחי׳ נביעו בלבד כהתכללות המעיין הנובע ממקורו ומתאחד ונכלל במקורו הוא א״ס ב״ה הוי״ה בחכ׳ [בחכמה].
Poiché lì non vi è alcuna distinzione tra gli aspetti del fuoco, dell’aria e dell’acqua in quanto tali, come sono dopo essere stati suddivisi e giunti alla rivelazione; essi si trovano soltanto nell’aspetto del fluire, come l’inclusione della sorgente che scaturisce dalla propria fonte ed è unita e inclusa nella propria fonte, che è l’Infinito (Ein Sof), benedetto Egli sia, Havayah nella Chochmah.
Gli elementi non sono ancora distinti l’uno dall’altro come lo saranno quando la creazione verrà articolata; esistono soltanto come il fluire della sorgente, ancora fusi con la propria fonte: l’Infinito rivelato nella Chochmah.
ולילה ללילה בחי׳ תושבע״פ [תורה שבעל פה] יחוה דעת בבחי׳ גילוי לבאר ולפרט פרטי התחלקות ההתהוות כמו שהם בסדר ההשתלשלות במדרגות רבות ועצומות (וזהו שמשרע״ה [שמשה רבינו עליו השלום] למד ביום מקרא ובלילה משנה כשהי׳ [כשהיה] בהר2 כו׳):
«E la notte alla notte» è il livello della Torah orale, «esprime conoscenza» nella rivelazione, per spiegare e precisare i particolari della suddivisione della creazione così come si trovano nell’ordine della catena discendente dei mondi (hishtalshelus), in livelli numerosi e vastissimi. (Ed è per questo che Moshe Rabbeinu, pace su di lui, studiava di giorno la Scrittura e di notte la Mishnah quando si trovava sul monte, ecc.):
La «notte» è la Torah orale, che «esprime» (yechaveh) la conoscenza — dalla stessa radice di Chavah — rivelando e precisando tutti i particolari della creazione a ogni livello. Perciò il Midrash dice che sul Sinai Moshe studiava la Scrittura di giorno e la Mishnah di notte.
Il paragrafo interpreta «Il giorno al giorno riversa parola, e la notte alla notte esprime conoscenza» come un riferimento alla Torah scritta, una sorgente ancora una con la propria fonte, e alla Torah orale, che espone ogni particolare.
Il Tzemach Tzedek (Yahel Ohr sui Salmi) osserva che questo passo interpreta il versetto come riferito alla Chochmah superna e alla Chochmah inferiore, dove la Chochmah inferiore è la rivelazione e la spiegazione della Chochmah superna. Likkutei Torah (Beha'alosecha) richiama questo passo in relazione all’immagine di una sorgente fluente.
Marei mekomos
- 1יום ליום · Psalms 19:3
- 2שמשרע״ה למד ביום מקרא ובלילה משנה כשהי׳ בהר · Pirkei DeRabbi Eliezer 46:2–3
«A Sua immagine… un edificio eterno» ¶14–20
14והנה ברכה ראשונה כנגד אדה״ר [אדם הראשון] שהיא בחי׳ ח״ע [חכמה עילאה] תושב״כ [תורה שבכתב]1 דהיינו כדי להמשיך אור א״ס בחכמה כו׳
Ora, la prima benedizione corrisponde ad Adam, il primo uomo, che è il livello della sapienza superna (Chochmah), la Torah scritta: vale a dire, far discendere la Luce Infinita (Or Ein Sof) nella Chochmah, ecc.
La prima delle benedizioni nuziali, «Colui che forma l’uomo», corrisponde ad Adam, cioè alla Chochmah superna, la Torah scritta; il suo scopo è far discendere la Luce Infinita nella Chochmah.
ופי׳ יוצר כמו צר צורה עד״מ שהוא מצייר תמונת החומר. ותמונה זו היא ג״כ גילוי בערך החומר שהי׳ [שהיה] חומר פשוט כמו גוף גולמת המתכת.
E il significato di «Yotzer» («Colui che forma») è simile a «formare una forma» (tzar tzurah): a titolo di analogia, come chi dà forma alla materia. Anche questa forma è una rivelazione rispetto alla materia, che prima era materia semplice, come la massa di un blocco grezzo di metallo.
«Formare» (yetzirah) è come quando un artigiano dà forma alla materia grezza: a un blocco di metallo viene data una forma. La forma stessa è una rivelazione della materia, che prima era priva di forma.
Il paragrafo collega la prima benedizione alla Torah scritta e comincia a spiegare il «formare» attraverso l’analogia del metallo grezzo plasmato in un recipiente.
Likkutei Torah (Shir HaShirim) rimanda a questa spiegazione delle due benedizioni nuziali come Torah scritta e Torah orale, in relazione ai due pani di Shavuos: la Torah scritta, come Netzach e il punto vocalico chirik, è un «punto» dell’autoannullamento (bittul).
Marei mekomos
- 1ברכה ראשונה . . תושב״כ · ראה לקו״ת שה״ש כח, ב.
15ומראהו ומעשהו או הצורה שמציירין עליו הוא גילוי החומר שנעשה על תמונה זו דוקא
Il suo aspetto e la sua lavorazione, ossia la forma che gli viene conferita, sono la rivelazione della materia, che è stata fatta assumere proprio questa forma.
La forma data al metallo è semplicemente il metallo stesso reso visibile in una forma specifica.
והרי ציור זה אינו דבר נפרד ואין הציור נראה דבר בפ״ע [בפני עצמו] אלא שע״י הציור מתראה תבנית הכלי באופן יותר נאות מכמות שהי׳ [שהיה] גולמו. וגולמת הכלי עצמו הוא שנצטייר ונתגלה.
E questa forma non è una cosa separata, né la forma appare come una cosa a sé; piuttosto, per mezzo della forma, la struttura del recipiente appare in modo più appropriato di quanto apparisse allo stato grezzo. È la materia grezza stessa del recipiente a essere stata plasmata e rivelata.
La forma non è una cosa separata che possa essere vista di per sé; mostra soltanto la materia grezza in modo più appropriato. È la materia grezza stessa a essere stata plasmata e rivelata.
כך הנה בנמשל האדם שהוא תושב״כ [תורה שבכתב] הוא ג״כ בבחי׳ גילוי אל החומר הראשון שהוא כח ההיולי שלא נתפס בו שום גילוי
Così è anche nell’analogo: «Adam», che è la Torah scritta, si trova anch’esso al livello della rivelazione rispetto alla materia primordiale, ossia la potenzialità iletica, nella quale non è afferrabile alcuna rivelazione.
Analogamente, «Adam», la Torah scritta, è una rivelazione della «materia primordiale», la potenzialità iletica (termine filosofico per una materia informe che contiene in potenza tutte le forme), nella quale non si rivela assolutamente nulla.
שעליו נאמר (תהלים יח) ישת חשך סתרו וחומר ההיולי הוא נק׳ בשם אדם דבריאה וראשית הגילוי הוא בחכמה תושב״כ [תורה שבכתב] ונק׳ אדם דיצי׳ [דיצירה].
Di questa è detto (Psalms 18): «Ha fatto delle tenebre il Suo nascondiglio». La materia iletica è chiamata «Adam del Mondo della Creazione (Beriah)», mentre l’inizio della rivelazione è nella sapienza (Chochmah), la Torah scritta, ed è chiamato «Adam del Mondo della Formazione (Yetzirah)».
Di quel livello nascosto è detto: «Ha fatto delle tenebre il Suo nascondiglio». La potenzialità informe è chiamata «Adam del Mondo della Creazione (Beriah)» (beriah, «creazione», è il far esistere la materia grezza dal nulla), mentre la sua prima rivelazione, nella sapienza (Chochmah), la Torah scritta, è chiamata «Adam del Mondo della Formazione (Yetzirah)» (yetzirah, «formazione», significa dare una forma a quella materia, come in «Yotzer ha’adam»).
וברכה שניה נגד חוה בחי׳ תושבע״פ [תורה שבעל פה].
E la seconda benedizione corrisponde a Chavah, il livello della Torah orale.
La seconda benedizione corrisponde a Chavah, la Torah orale.
ולכן נתוסף בה תיבת את. אשר יצר את האדם.1 את פי׳ בחי׳ אותיות מא׳ ועד תי״ו שהאותיות הן מבחי׳ עלמא דאתגליא כי האותיות הן גילוי השכל.2
Perciò vi è aggiunta la parola «es»: «Che ha formato es ha’adam». «Es» indica il livello delle lettere, dall’alef alla tav, perché le lettere appartengono al livello del mondo rivelato, dato che sono la rivelazione dell’intelletto.
Ecco perché vi è aggiunta la parola «es» («Che ha formato es ha’adam»). «Es» (scritto alef-tav) rappresenta tutte le lettere, dall’alef alla tav. Le lettere appartengono al mondo rivelato, perché rivelano ed esprimono l’intelletto.
Il paragrafo applica l’analogia dell’artigiano: la Torah scritta è la prima rivelazione della potenzialità informe, e la parola aggiunta «es» nella seconda benedizione (alef-tav, le lettere) indica la Torah orale come ulteriore rivelazione attraverso le lettere.
Marei mekomos
- 1אשר יצר את האדם · Ketubot 8a:3–4
- 2
16והיינו גילוי חכמה תתאה שהיא בחי׳ גילוי לחכמה עלאה תושב״כ [תורה שבכתב] כנ״ל והוא גילוי אחר גילוי שהח״ע [שהחכמה עילאה] הוא גילוי חומר הראשון ההיולי כנ״ל.
Ciò significa la rivelazione della sapienza (Chochmah) inferiore, che è il livello di rivelazione della Chochmah superna, la Torah scritta, come spiegato sopra; ed è una rivelazione dopo l’altra, poiché la Chochmah superna è la rivelazione della materia primordiale informe, allo stato potenziale, come spiegato sopra.
La Chochmah inferiore (la Torah orale) rivela la Chochmah superna (la Torah scritta), che a sua volta rivela la potenzialità informe. La Torah orale è dunque una seconda rivelazione, che si fonda sulla prima.
וזהו בצלמו בצלם דמות תבניתו.1 כי צלם לשון ציור וגלוי וכפל בצלמו בצלם. פי׳ גילוי אחר גילוי.
Ed è questo «a Sua immagine, a immagine della somiglianza della Sua forma». «Immagine» è un termine che indica forma e rivelazione; il raddoppiamento «a Sua immagine, a immagine» significa una rivelazione dopo l’altra.
Questo spiega la formulazione della benedizione «a Sua immagine, a immagine della somiglianza della Sua forma». «Immagine» (tzelem) significa forma e rivelazione, e il suo raddoppiamento indica una rivelazione che si aggiunge a un’altra.
גילוי הראשון להיות אור א״ס בחכמ׳ [בחכמה] עלאה בבחי׳ יביע ואח״כ גילוי חכמה תתאה והיא היא דמות תבניתו דהיינו בחי׳ עלמא דאתגלי׳2 ממש.
La prima rivelazione consiste nel fatto che la Luce Infinita (Or Ein Sof) sia nella Chochmah superna secondo la modalità dello «sgorgare»; in seguito [viene] la rivelazione della Chochmah inferiore, che è «la somiglianza della Sua forma», ossia il livello del mondo effettivamente rivelato.
La prima rivelazione è la Luce Infinita che sgorga nella Chochmah superna; la seconda è la Chochmah inferiore, «la somiglianza della Sua forma», che è il mondo pienamente rivelato.
Il paragrafo interpreta il raddoppiamento di «immagine» nella seconda benedizione come due rivelazioni successive: prima la Chochmah superna e poi la Chochmah inferiore, il mondo rivelato.
Marei mekomos
- 1בצלמו בצלם דמות תבניתו · Ketubot 8a:3–4
- 2דמות תבניתו . . בחי׳ עלמא דאתגלי׳ · ראה ספר החקירה סה, ב.
17והתקין לו ממנו בנין עדי עד1 שבחי׳ עלמא דאתגלי׳ אע״פ [אף על פי] שרגלי׳ [שרגליה] יורדות2 כו׳ מ״מ איננה דבר נפרד ח״ו [חס ושלום] אלא והתקין לו ממנו בעצמו
«E preparò per lui, da lui stesso, un edificio eterno»: il mondo rivelato, sebbene «i suoi piedi scendano» ecc., tuttavia non è affatto una cosa separata, D‑o non voglia, bensì «e preparò per lui da lui stesso» — dal suo stesso essere.
La benedizione prosegue: «e preparò per lui, da lui stesso, un edificio eterno» (Chavah, edificata dal fianco stesso di Adam). Il mondo rivelato discende molto in basso, come dice il versetto riguardo alla donna: «i suoi piedi scendono»; eppure non è separato dalla propria fonte: proviene «da lui stesso».
כי גילוי חכמה תתאה הוא גילוי הארת אור א״ס ב״ה עצמה שבחכ׳ [שבחכמה] עלאה
Poiché la rivelazione della sapienza inferiore (Chochmah) è la rivelazione dello splendore della Luce Infinita (Or Ein Sof) stessa, benedetto Egli sia, che si trova nella Chochmah superiore.
La Chochmah inferiore è la stessa Luce Infinita che si trovava nella Chochmah superiore e che ora viene rivelata.
אלא לפי שבה נפרטו ונתחלקו בבחי׳ רבוי המדרגות בדרך פרט מה שהיו כלולים בח״ע [בחכמה עילאה] בהעלם בדרך כלל הנה האור שבה הוא מצומצם ומלובש בכמה מיני צמצומים והתלבשות שונות
Tuttavia, poiché in essa ciò che nella Chochmah superiore era incluso in forma celata e generale è stato specificato e suddiviso in molteplici livelli, in forma particolare, la luce che vi è è contratta e rivestita di molti tipi di contrazioni e di rivestimenti diversi,
Ciò che nella Chochmah superiore era incluso in forma generale e celata, nella Chochmah inferiore viene esplicitato in molti livelli distinti; perciò la luce che vi si trova è contratta e rivestita di molti generi di rivestimenti.
כדי להאיר ולהתגלות בכל מדרגה ומדרגה לפי מה שהיא להיות המדרגות ההם נראים ונגלים ולא יתבטלו במציאות.
affinché risplenda e si manifesti in ciascun livello secondo ciò che esso è, così che quei livelli appaiano e si rivelino, e non siano annullati nella loro esistenza.
Ciò consente a ciascun livello di ricevere la luce secondo la propria capacità e di esistere come livello visibile, anziché essere annullato nella propria esistenza da una luce soverchiante.
Il paragrafo spiega «da lui stesso»: il mondo rivelato è la stessa Luce Infinita che si trova nella Chochmah superiore, soltanto contratta e rivestita, affinché possano esistere livelli distinti.
Marei mekomos
- 1והתקין לו ממנו בנין עדי עד · Ketubot 8a:3–4
- 2רגלי׳ יורדות · Proverbs 5:5
18וכ״כ [וכן כתב] נתצמצם האור ונתמעט עד שירד מדרגה אחר מדרגה בסתר המדרגות שהלבוש מסתיר ומכסה על האור ההוא ונעשה מקור לעלמא דפרודא להיות משם יפרד כו׳.
E la luce si contrasse e si attenuò a tal punto da discendere di livello in livello, nell’occultamento dei livelli, dove la veste nasconde e copre quella luce; e divenne una fonte per il mondo della separazione, affinché «da lì si divida», ecc.
La luce si contrasse tanto, livello dopo livello, che la «veste» la cela completamente; ciò divenne la fonte del «mondo della separazione», dove le cose si percepiscono come separate da D‑o.
אבל עיקר צמצום האור הוא כדי שיהיה בנין העולמות שלא יתבטלו במציאות וזהו בנין עדי עד
Ma lo scopo principale della contrazione (tzimtzum) della luce è che vi sia l’edificio dei mondi, affinché non siano annullati quanto alla loro esistenza; e questo è «un edificio imperituro»,
Ma lo scopo principale della contrazione è positivo: permettere ai mondi di esistere come un «edificio» stabile, invece di dissolversi nella luce di D‑o. Questo è l’«edificio imperituro».
דהיינו להיות לעדי עד ימלוך להיות מדת מלכותו עדי עד למעלה עד אין קץ ולמטה עד אין תכלית.
ossia, affinché Egli regni per sempre e in eterno: affinché l’attributo della Sua sovranità sussista per sempre, in alto senza fine e in basso senza limite.
«Imperituro» (adei ad) significa che D‑o regna per sempre: la Sua sovranità richiede un mondo duraturo su cui regnare e, attraverso di esso, si estende in alto senza fine e in basso senza limite.
Il paragrafo spiega che l’occultamento della luce, pur dando origine al mondo della separazione, è volto a edificare un «edificio» duraturo di mondi, sul quale D‑o regni per sempre.
19והיא התגלות מלכותו בבחי׳ א״ס ממש רק שכדי שיהי׳ [שיהיה] גילוי א״ס ב״ה בבחי׳ מלכותו הוצרך להיות בחי׳ בנין.
E questa è la rivelazione della Sua sovranità nell’aspetto (bechinah) dell’Infinito (Ein Sof) vero e proprio; solo che, affinché l’Ein Sof, benedetto Egli sia, si rivelasse nell’aspetto della Sua sovranità, fu necessario che vi fosse una costruzione,
Questa sovranità è la rivelazione dell’Ein Sof stesso. Ma perché l’Ein Sof si rivelasse come Re, era necessaria una «costruzione», un mondo strutturato.
דהיינו להיות הסתר האור וצמצומו והתלבשותו בכמה מיני לבושין עד שיאיר ויתגלה אור זה בבחי׳ זו דוקא.
cioè il celarsi della luce, la sua contrazione (tzimtzum) e il suo rivestirsi di molti tipi di rivestimenti, finché questa luce risplenda e si riveli proprio in questo specifico aspetto.
Questo significa celare e contrarre la luce in molti rivestimenti, finché possa risplendere proprio in questo specifico aspetto della sovranità.
כי אור א״ס מצד עצמו כשמו כן הוא אין לו סוף כו׳ ולאו מכל מדות כלל1 כמ״ש במ״א
Poiché la Luce Infinita (Or Ein Sof), in se stessa, è proprio come indica il suo nome: non ha fine, ecc., e non appartiene affatto ad alcuna delle qualità, come spiegato altrove.
In se stesso, Or Ein Sof è davvero senza fine e al di là di tutte le qualità, come afferma il Tikkunei Zohar.
ואפי׳ [ואפילו] אור א״ס שבח״ע [שבחכמה עילאה] הוא בבחי׳ צמצום ולבוש שח״ע [שחכמה עילאה] נק׳ בשם לבוש לאור א״ס כו׳.
E anche Or Ein Sof che si trova nella Chochmah superna è in uno stato di contrazione e di rivestimento, poiché la Chochmah superna è chiamata un rivestimento per Or Ein Sof, ecc.
Anche Or Ein Sof nella Chochmah superna è già contratto, poiché la Chochmah è chiamata un «rivestimento» per Or Ein Sof.
La sovranità di D‑o è una rivelazione dell’Ein Sof, che richiede contrazione e rivestimenti, poiché l’Ein Sof stesso è al di là di tutte le qualità; persino Chochmah è soltanto il Suo rivestimento.
Marei mekomos
- 1ולאו מכל מדות כלל · Tikkunei Zohar 17b:5–7
20וכל מה שירד האור ונתגלה גילוי אחר גילוי ירידה היא זו. ומיעוט האור והתלבשותו וירידה זו היא כדי שיאיר אור א״ס ב״ה גם במדרגות התחתונות.
E in qualunque misura la luce discese e fu rivelata, rivelazione dopo rivelazione, si tratta di una discesa. Questa diminuzione della luce, il suo rivestirsi e questa discesa hanno lo scopo che la Luce Infinita (Or Ein Sof), benedetto Egli sia, risplenda anche nei livelli inferiori.
Ogni rivelazione successiva è una discesa, una diminuzione e un rivestirsi della luce, il cui scopo è che la Luce Infinita risplenda persino nei livelli più bassi.
כי נתאוה הקב״ה להיות לו דירה בתחתונים12 וא״כ תכלית המכוון מבחי׳ מלכותו להחיות עולמות נפרדים אינה להיות נפרד ח״ו [חס ושלום] רק אדרבה להיות בנין עדי עד כי והתקין לו ממנו כו׳ כנ״ל:
Poiché il Santo, benedetto Egli sia (Kudsha Brich Hu), desiderò avere una dimora nei mondi inferiori (dirah betachtonim); dunque, l’intento ultimo della Sua sovranità (Malchus), nel dare vita a mondi separati, non è che essi siano separati, D‑o non voglia, ma, al contrario, che vi sia un «edificio eterno», poiché «e preparò per lui [un edificio] a partire da Sé stesso», ecc., come spiegato sopra.
Poiché D‑o desiderò una «dimora nei mondi inferiori» (l’affermazione del Midrash sullo scopo della creazione), la Sua sovranità sui mondi separati non è intesa a separarli da Lui, bensì a edificare un «edificio eterno» che provenga «da Lui stesso».
Il paragrafo conclude questa sezione: tutta la discesa e l’occultamento sono al servizio del desiderio di D‑o di avere una dimora nei mondi inferiori, affinché il mondo rivelato sia unito alla propria fonte, e non separato da essa.
Marei mekomos
- 1נתאוה הקב״ה להיות לו דירה בתחתונים · Bamidbar Rabbah 13:6
- 2נתאוה הקב״ה להיות לו דירה בתחתונים · Midrash Tanchuma, Nasso 16:1
Lo studio della Torah: elisir di vita o di morte ¶21–23
21אך הנה ארז״ל [אמרו רבותינו זכרונם לברכה] זכה נעשה לו סם חיים1 כו׳ דבזכותא תליא מילתא ואחר כוונת הלב של העוסק בתורה נאמרו הדברים
Tuttavia, i nostri Saggi, di benedetta memoria, dissero: «Se egli merita, essa diventa per lui un elisir di vita», ecc. — perché la questione dipende dal merito, e queste parole furono dette in base all’intenzione del cuore di chi si dedica alla Torah.
Ora il «sigillo» viene applicato allo studio della Torah. Il Talmud dice che la Torah può essere un elisir di vita per chi «merita» e un elisir di morte per chi non merita. Ciò che diventa dipende dall’intenzione interiore di chi studia.
כי לפי שעוסק בתושבע״פ [בתורה שבעל פה] שהיא חכמה תתאה שירדה לעלמא דפרודא ונתלבשה בדברי׳ [בדברים] גשמיי׳ [גשמיים] שהם מהע׳ [מהשבעים] שרים שנתלבשה בהם ברבוי השתלשלות המדרגות ליתן בהם כח וממשלה על הדברים הגשמיים ההם
Poiché egli si dedica alla Torah orale, che è la sapienza inferiore (Chochmah), discesa nel mondo della separazione e rivestitasi di realtà fisiche, che appartengono ai settanta principi e nelle quali essa si è rivestita attraverso la grande catena discendente dei livelli, per conferire loro potere e dominio su quelle realtà fisiche;
La Torah orale è la «sapienza inferiore», discesa nel mondo della separazione e rivestitasi di realtà fisiche (gli oggetti e i casi trattati dalle leggi). Queste realtà fisiche ricadono sotto il dominio dei settanta principi angelici che governano le nazioni e il mondo naturale.
והדבר הגשמי שעוסק בו שהוא תחת ממשלת השרים הוא המסתיר ומכסה על קדושת אור א״ס הנמשך מחכמה עלאה ומתלבש בחכמה תתאה לכך יכול להמשיך את האדם ולהורידו ולהפילו למטה
e la realtà fisica di cui egli si occupa, essendo sotto il dominio dei principi, è ciò che nasconde e ricopre la santità della Luce Infinita (Or Ein Sof), fatta discendere dalla Chochmah superiore e rivestita nella Chochmah inferiore; perciò essa può attrarre una persona, trascinarla in basso e farla precipitare verso il basso,
La materia fisica trattata, sottoposta al dominio dei principi, nasconde la santità della luce di D‑o racchiusa nella legge e può così trascinare in basso chi studia.
בל יראה גאות2 ה׳ והוד מעטה לבושו שהוא התלבשות אור א״ס ב״ה הנמשך ומתלבש בחכמה תתאה בפסק הלכה הערוכה בדברים הגשמיים ההם. כי דבר ה׳ זו הלכה3 והיא חכמתו ורצונו כו׳.
così che «non veda la maestà del Nome Havayah» né lo splendore del manto del Suo abito, che è il rivestimento dell’Or Ein Sof, benedetto Egli sia, fatto discendere e rivestito nella Chochmah inferiore, nella decisione halachica così come è formulata riguardo a quelle realtà fisiche. Poiché «la parola di Havayah» è la halachah, ed essa è la Sua sapienza e la Sua volontà, ecc.
Allora egli non percepisce più «la maestà di Havayah» rivestita nella legge, benché ciò che vi è racchiuso sia la Luce Infinita stessa, espressa nella decisione pratica; il Talmud dice che «la parola di Havayah» è la halachah, ossia la sapienza e la volontà di D‑o.
Il paragrafo comincia ad applicare allo studio della Torah l’idea del sigillo: poiché la Torah orale è rivestita di realtà fisiche, può rivelare la luce di D‑o oppure, per chi non «merita», nasconderla.
Il Tzemach Tzedek (Or HaTorah, Nach) osserva che «sam» (elisir) equivale a 100 e che diventa un elisir di vita quando la si [ripassa] cento volte e una volta ancora, se l’intenzione è rivolta all’Uno.
Marei mekomos
- 1זכה נעשה לו סם חיים · Yoma 72b:14
- 2בל יראה גאות ה׳ · Isaiah 26:10
- 3דבר ה׳ זו הלכה · Shabbat 138b:11–12
22ולכך לא זכה ונמשך אחר עלמא דפרודא וגורם להפריד עלמא דאתגלי׳ היא חכמה תתאה ממקורה ושרשה היא ח״ע [חכמה עילאה] ונותן יד וממשלה להיות שליטה ואחיזה לקליפות וס״א [וסטרא אחרא]
Pertanto, [se] non meritò e si lascia trascinare dietro al mondo della separazione, causa la separazione del mondo rivelato, che è la sapienza inferiore (Chochmah), dalla sua fonte e radice, che è la Chochmah suprema; e offre appoggio e dominio, affinché le kelipos (le scorze) e l’altra parte (sitra achra) possano esercitare il loro potere e trovare presa,
Chi non «merita» e si lascia trascinare dietro al mondo della separazione provoca una frattura tra il mondo rivelato, la Chochmah inferiore, e la sua radice nella Chochmah suprema; in tal modo dà alle kelipos (forze di occultamento) potere e presa.
שיהי׳ [שיהיה] יניקתם ואחיזת׳ מעיקר הקדושה1 כו׳ ולא מן השמרים ופסולת אשר ניתן להם כדי חיותם מלמעלה מחכמה תתאה היא מלכותו ית׳ בהתלבשות׳ בהשרי׳ [בהשרים] כו׳
così che il loro nutrimento e la loro presa provengano dall’essenza della santità, ecc., e non dalla feccia e dagli scarti che sono stati loro assegnati dall’Alto per la loro forza vitale, dalla Chochmah inferiore, che è la Sua sovranità, benedetto Egli sia, nel suo rivestirsi nei principi, ecc.,
Essi attingono allora proprio al nucleo della santità, invece che soltanto alla «feccia e agli scarti» loro assegnati dall’Alto, dalla Chochmah inferiore: la sovranità di D‑o così come è rivestita nei principi angelici.
דרך ירידת והשתלשלות המדרגות מדרגה אחר מדרגה עד שירדה בסתר המדרגות שנמשך להם חיות מעט מן השמרים והפסולת דרך יניקת שערות וצפרנים מותרי השפע כו׳.
attraverso la discesa e la concatenazione dei livelli, un livello dopo l’altro, finché essa discese nell’occultamento dei livelli, cosicché giungesse loro una modesta forza vitale dalla feccia e dagli scarti, attraverso il nutrimento dei capelli e delle unghie, che sono il surplus del flusso, ecc.
Quella porzione li raggiunge soltanto dopo una lunga discesa attraverso livelli nascosti, come una forza vitale esigua proveniente dal surplus, simile ai «capelli e alle unghie» descritti in precedenza.
כי מאחר שנמשך אחר גשמית הדברים שהן מהשרים כו׳ ומחשיב אותם ליש ועיקר הרי מעורר כך למעלה כביכול
Poiché, infatti, egli si lascia trascinare dietro la materialità delle cose, che provengono dai principi, ecc., e le considera qualcosa di esistente e primario, suscita così la stessa cosa in Alto, per così dire.
Quando invece una persona si lascia trascinare dietro la materialità e la considera reale e primaria, suscita in Alto, per così dire, la stessa risposta: si rafforza l’esistenza separata delle cose.
ולכך נעשה לו סם המות ממש שלוקח חיותו מהקליפות הנקרא מות ומשם נופל לו מחשבות רעות מהיכלות הקליפות וס״א [וסטרא אחרא] להחזיק א״ע [את עצמו] ליש ודבר במה שלומד כו׳
Perciò essa diventa per lui un vero e proprio «elisir di morte», poiché egli trae la propria forza vitale dalle kelipos, che sono chiamate «morte»; e da lì gli piombano addosso pensieri malvagi, provenienti dalle sale delle kelipos e della sitra achra, per indurlo a considerarsi un essere esistente e importante in virtù di ciò che studia, ecc.
Allora la Torah diventa un vero e proprio «elisir di morte»: la sua vitalità proviene dalle kelipos, chiamate «morte», e da esse gli giungono pensieri di autocompiacimento per il proprio studio.
[ועי׳ [ועיין] ביומא ד׳ ע״ב ב׳ ע״פ וזאת התורה אשר שם משה2 זכה3 כו׳ ובזוהר ר״פ חקת בענין וזאת ועי׳ [ועיין] בפ׳ בהר דף ק״י ע״ב4 בענין ועשה טוב כו׳ ע״ש]
[E si veda Yoma 72b, a proposito di «E questa è la Torah che Moshe pose»: «Se merita», ecc.; e lo Zohar all’inizio di Parashat Chukas, a proposito di «E questa»; e si veda Parashat Behar, foglio 110b, a proposito di «E fa’ il bene», ecc.; si veda lì.]
Riferimento tra parentesi: l’affermazione del Talmud in Yoma, lo Zohar su «E questa è la Torah» all’inizio di Chukas e lo Zohar in Behar sul «fa’ il bene» trattano il medesimo tema.
וזהו האומר אין לי אלא תורה5 כו׳ שאומר אין לי לעצמי מפני שהוא בבחי׳ לא זכה ורוצה להיות לעצמו יש ודבר נפרד.
E questo è il senso di «colui che dice: “Non ho altro che la Torah”», ecc.: egli dice: «Non ho nulla [se non la Torah] per me stesso», perché si trova nella condizione di «non aver meritato» e vuole essere, per sé, un essere esistente e una cosa separata.
Il Talmud afferma che chi dice «Non ho altro che la Torah» non possiede nemmeno la Torah. L’Alter Rebbe interpreta queste parole come riferite a chi studia per sé, per essere «qualcosa» a sé stante: questo è il segno del «non aver meritato».
Il paragrafo descrive il pericolo dello studio della Torah senza la giusta intenzione: considerando la materialità come primaria e studiando per esaltare se stessi, si dà alle kelipos accesso al nucleo della santità e la Torah diventa un «elisir di morte».
Likkutei Torah (Balak) spiega lo Zohar sul «fa’ il bene» (Behar): servire D‑o con fatica, lottando contro la propria natura, addolcisce i rigori, mentre non farlo li rafforza. Likkutei Torah (Re’eh) offre il significato semplice di «Non ho altro che la Torah»: la Torah deve essere accompagnata da atti di benevolenza, il recipiente che ne preserva la luce.
Marei mekomos
- 1מעיקר הקדושה · ראה אוה״ת פ׳ מטות ע׳ א׳שו.
- 2וזאת התורה אשר שם משה · Deuteronomy 4:44
- 3
- 4בפ׳ בהר דף ק״י ע״ב · ומובא ביהל אור ע׳ שלא. לקו״ת בלק עג, ד.
- 5האומר אין לי אלא תורה · Yevamot 109b:4–5
23ולכן אפי׳ [אפילו] תורה אין לו שהתורה היא נשפעת ונמשכת במקום קדושה דוקא
Perciò «non ha neppure la Torah», perché la Torah viene elargita e fatta discendere specificamente in un luogo di santità.
Perciò una persona simile «non ha neppure la Torah», perché la luce della Torah fluisce soltanto in un luogo di santità.
כי אין אור א״ס שורה אלא במי שבטל1 כו׳ והיינו סטרא דקדושה ולכן כל השפעת הקדושה היא ממנה ולזולתה דהיינו שאינו רוצה לעצמו
Perché la Luce Infinita (Or Ein Sof) dimora soltanto su chi è in uno stato di autoannullamento (bittul), ecc.; e questo è il lato della santità. Perciò tutta l’elargizione della santità proviene da essa ed è rivolta a un altro, vale a dire che non si desidera [ciò] per sé.
La luce di D‑o dimora soltanto su chi è annullato davanti a Lui. La santità, per sua natura, dà agli altri e non cerca nulla per sé.
משא״כ סטרא דקליפה הרי כל טיבו דעבדין2 לגרמייהו3 וכו׳ ולכן א׳ על דואג ואחיתופל4 דלא מסקי שמעתתא אליבא דהלכתא
Non così è per il lato della scorza (kelipah), poiché «tutto il bene che fanno, lo fanno per se stessi», ecc. Perciò si dice di Doeg e Achitophel che, nel loro studio, non giungevano a una conclusione conforme alla halachah (norma pratica).
La kelipah, al contrario, fa tutto per sé. Il Talmud dice che Doeg e Achitophel, grandi studiosi ai loro tempi, non giunsero mai, nel loro studio, alla halachah corretta.
אבל בדהע״ה [בדוד המלך עליו השלום] כתי׳ [כתיב] וה׳ עמו שהלכה כמותו5 בכ״מ [בכל מקום]6 והיינו לפי שהמשכת התורה היא דוקא במקום קדושה ואחר כוונת הלב של העוסק בתורה.
Ma del re David, la pace sia su di lui, è scritto: «Havayah era con lui» — da cui si apprende che la halachah segue lui in ogni luogo. Ciò perché la discesa della Torah avviene specificamente in un luogo di santità, secondo l’intenzione del cuore di chi si dedica alla Torah.
Di re David si dice: «Havayah era con lui», espressione che il Talmud interpreta: «la halachah segue lui ovunque». La luce della Torah fluisce verso chi studia in misura corrispondente alla sua santità e alla sua intenzione interiore.
כי כפי מה שהוא באתעדל״ת [באתערותא דלתתא]. כך מעורר למעלה שיערה עליו רוח ממרום7 באתעדל״ע [באתערותא דלעילא] אם זכה ומדבק א״ע [את עצמו] באור א״ס הנמשך בתורה
Perché, secondo il modo in cui egli si trova nel risveglio dal basso (isarusa dilesata), così suscita in Alto, affinché «uno spirito dall’Alto venga riversato su di lui» in un risveglio dall’Alto (isarusa dileila) — se ha meritato e si è unito all’Or Ein Sof che viene fatto discendere nella Torah,
Come è il «risveglio dal basso» di una persona — il suo sforzo e la sua intenzione — così è il «risveglio dall’Alto»: se si unisce all’Or Ein Sof presente nella Torah, su di lui viene riversato «uno spirito dall’Alto».
וכמ״ש וכל בניך למודי8 ה׳. דהיינו שיהא לימוד הלכה זו מפני שהיא דבר ה׳ כו׳.
come è scritto: «E tutti i tuoi figli saranno istruiti da Havayah»; cioè, che lo studio di questa halachah avvenga perché essa è la parola di D‑o, ecc.
Questo è il significato di «E tutti i tuoi figli saranno istruiti da Havayah»: studiare la legge perché è la parola di D‑o.
אך הכח הזה להיות המשכת אור א״ס שבתורה בקדושה דוקא הוא הוא מבחי׳ החותם שלמעלה
Tuttavia, questa forza, per cui la Luce Infinita presente nella Torah viene fatta discendere specificamente nell’ambito della santità, proviene dal livello del sigillo che è in Alto,
La forza che mantiene la luce della Torah nell’ambito della santità proviene dal «sigillo» che è in Alto.
וכמ״ש חתום תורה בלימודי9 שפי׳ בלימודי להיות למודי ה׳ דוקא וחותם זה הוא המפריד הקליפות שלא יינקו מעיקר הקדושה ח״ו [חס ושלום] כנ״ל.
come è scritto: «Sigilla la Torah fra i miei discepoli» — il significato di «fra i miei discepoli» è che siano «istruiti da Havayah» in modo specifico; e questo sigillo separa le kelipos, affinché non attingano all’essenza della santità, D‑o non voglia, come spiegato sopra.
Il versetto «Sigilla la Torah fra i miei discepoli» (limudai) viene letto insieme a «istruiti da Havayah» (limudei Havayah): è la stessa parola. La Torah è sigillata per coloro che la studiano in quanto discepoli di D‑o stesso. Questo sigillo impedisce alle kelipos di attingere al nucleo della santità.
ולכן אנו חותמין בברוך שלא יהיה יניקה ואחיזה לקליפות ע״י לא זכה כי גם חותם זה באתעדל״ת [באתערותא דלתתא] תליא מילתא.1011
Perciò sigilliamo con «Baruch» (benedetto), affinché le kelipos (gli involucri) non trovino nutrimento né appiglio attraverso «non ha meritato»; anche questo sigillo, infatti, dipende dal risveglio dal basso (isarusa dilesata).
Ecco perché una benedizione lunga termina con «Baruch»: per impedire alle kelipos di trovare un appiglio attraverso lo studio compiuto senza merito. Eppure anche questo sigillo dipende dal risveglio dal basso suscitato dalla persona stessa.
Il paragrafo mostra che la luce della Torah fluisce soltanto dove vi sono santità e autoannullamento, e che il «sigillo» che la protegge dalle kelipos viene fatto discendere dall’Alto in risposta all’intenzione personale di chi studia.
Il Tanya (cap. 35) spiega che la luce di D‑o dimora soltanto in ciò che è annullato davanti a Lui; nel cap. 1 cita il detto secondo cui «tutto il bene che fanno, lo fanno per se stessi» come segno della kelipah. Lo Zohar afferma che la questione dipende dal risveglio dal basso.
Marei mekomos
- 1אור א״ס שורה אלא במי שבטל · ראה תניא פרק לה.
- 2כל טיבו דעבדין · ע״ח שמ״ט פ״ז. תניא פרק א.
- 3כל טיבו דעבדין לגרמייהו · Tanya, Likkutei Amarim 1:18
- 4דואג ואחיתופל · Sanhedrin 106b:12
- 5שהלכה כמותו בכל מקום · Sanhedrin 92b
- 6וה׳ עמו שהלכה כמותו בכ״מ · Sanhedrin 93b:3
- 7שיערה עליו רוח ממרום · Isaiah 32:15
- 8וכל בניך למודי ה׳ · Isaiah 54:13
- 9חתום תורה בלימודי · Isaiah 8:16
- 10באתעדל״ת תליא מילתא · Zohar I, 235a
- 11באתעדל״ת תליא מילתא · Zohar, Vayechi 53:517–528
I due cuori e il sigillo nella preghiera ¶24–30
24והנה מבקשי ה׳ יבינו כל1 שכמו שהוא לענין תורה כך כיוצא בזה הוא לענין עבודת הלב באהוי״ר [באהבה ויראה] כו׳.
Ora, «coloro che cercano Havayah comprenderanno ogni cosa»: così come è per quanto riguarda la Torah, analogamente è per quanto riguarda il servizio del cuore, nell’amore e nel timore reverenziale (ahavah veyirah), ecc.
«Coloro che cercano Havayah comprenderanno ogni cosa» (Proverbi): lo stesso vale per la preghiera, il «servizio del cuore», con amore e timore reverenziale; anche qui vi è un sigillo.
כי הנה ב׳2 בחינות יש בלב דהיינו פנימיות הלב וחיצוניותו. בחי׳ פנימית הלב היא התלהטות והתלהבות האהבה לה׳ בשמחה וטוב לבב מרוב כל3
Vi sono infatti due livelli (bechinot) nel cuore: la dimensione interiore (pnimiyus) del cuore e la sua dimensione esteriore (chitzoniyus). Il livello della dimensione interiore del cuore consiste nell’ardore e nell’infiammarsi dell’amore per D‑o, con gioia e letizia di cuore, più di ogni altra cosa,
Il cuore ha una dimensione interiore e una esteriore. La dimensione interiore è un amore ardente per D‑o, accompagnato da gioia e letizia di cuore «più di ogni altra cosa» (le parole della Torah sul servire D‑o, che il maamar intende come una gioia superiore a ogni altra gioia).
שהיא שמחת הנפש האלקית המשכלת ומתבוננת באור א״ס ב״ה מקור חוצבה ושרשה שהיתה כלולה במאצילה ב״ה טרם ירידתה לעוה״ז.
che è la gioia dell’anima divina (Nefesh Elokis), la quale comprende intellettualmente e contempla la Luce Infinita (Or Ein Sof), benedetto Egli sia, la fonte da cui è stata tratta e la sua radice, nella quale era inclusa nel suo Emanatore, benedetto Egli sia, prima della sua discesa in questo mondo.
Questa è la gioia dell’anima divina, che contempla la Luce Infinita, la fonte da cui è stata «tratta» e nella quale era inclusa prima di discendere in questo mondo.
Il paragrafo estende il concetto dallo studio della Torah alla preghiera e introduce la dimensione interiore del cuore: l’amore ardente e gioioso dell’anima divina per la propria fonte.
Marei mekomos
- 1מבקשי ה׳ יבינו כל · Proverbs 28:5
- 2כי הנה ב׳ בחי׳ יש בלב · מובא באוה״ת תבוא ע׳ תתרנה.
- 3בשמחה ובטוב לבב מרוב כל · Deuteronomy 28:47
25וגם עתה כן הוא כל חפצה וכל ישעה להתענג על ה׳ הוא אור א״ס ב״ה ממש אהבה בתענוגים1 בגילוי אוא״ס [אור אין סוף] ב״ה בחכמה שבנפש כח מ״ה [מה] כו׳.
E anche ora è così: tutto il suo desiderio e tutta la sua salvezza consistono nel deliziarsi in D‑o, cioè nella stessa Luce Infinita (Or Ein Sof), benedetto Egli sia: amore nelle delizie, nella rivelazione di Or Ein Sof, benedetto Egli sia, nella sapienza (Chochmah) dell’anima, il koach mah [la forza del «che cosa»], ecc.
Anche ora, nel corpo, l’anima divina desidera soltanto deliziarsi in D‑o stesso, con «amore nelle delizie», attraverso la rivelazione di Or Ein Sof nella Chochmah dell’anima, che la Chassidut interpreta come koach mah, la «forza del che cosa», cioè la capacità di autoannullamento.
ואיזהו חכם הרואה את הנולד2 מאין כו׳ שאין העולם מעלים ומסתיר על אור א״ס ב״ה שאינו בגדר עלמין כלל וכולא קמי׳ [קמיה] כלא3 וכאין ממש.4
«Chi è sapiente? Colui che vede ciò che nasce» — dal nulla, ecc.; poiché il mondo non nasconde né cela Or Ein Sof, benedetto Egli sia, che non rientra affatto nella categoria dei mondi, e tutto dinanzi a Lui è come nulla e, in verità, come niente.
«Chi è sapiente? Colui che vede ciò che nasce» viene interpretato come vedere ogni cosa nascere dal nulla. Per una persona simile il mondo non nasconde D‑o, poiché tutto è come nulla dinanzi a Lui.
Il paragrafo descrive l’amore nelle delizie dell’anima divina, radicato nella Chochmah, che vede il mondo come costantemente creato dal nulla e quindi come privo di ogni capacità di fare da barriera a D‑o.
Anche il Tanya (ch. 43) spiega la Chochmah come koach mah e «chi è sapiente» come colui che vede come ogni cosa venga all’esistenza dal nulla per mezzo della parola di D‑o. La versione di questo passo stampata in Or HaTorah (Tavo) aggiunge che questo è il livello della kallah [sposa], da kilayon [cessazione]: la fine di tutti i desideri estranei, che è l’unità superiore (yichuda ila’ah).
Marei mekomos
- 1אהבה בתענוגים · Song of Songs 7:7
- 2ואיזהו חכם הרואה את הנולד · Tamid 32a:7
- 3וכולא קמי׳ כלא · Zohar I, 11b
- 4שו״ה הנפש — ויחוד עצום · באוה״ת תבוא ע׳ תתרנה נוסף: (וכליון כל הרצונות זרות לגמרי וזהו בחי׳ כלה ושכינתא עילאה הנזכר בפסוק שיר השירים דהיינו כלה לשון כליון מחמת שאין עוד ממש וזהו בחי׳ יחו״ע).
26ואי לזאת תהי׳ [תהיה] דביקות הנפש בשרשה באלקי׳ חיים בהתכללות ויחוד עצום כמו שהיתה כלולה ומיוחדת טרם ירידתה וע״ז נאמר יום ליום יביע1 כמעיין הנובע ממקורו שמתאחד עמו
E perciò vi sarà un’adesione dell’anima alla propria radice nel D‑o vivente, in una grandissima inclusione e unità, come era inclusa e unita prima della sua discesa; di questo è detto: «Giorno a giorno effonde», come una sorgente che sgorga dalla propria fonte e rimane unita ad essa.
Di conseguenza, l’anima aderisce alla propria radice nel D‑o vivente, unita ad essa come lo era prima della sua discesa. Questo è «Giorno a giorno effonde»: una sorgente che rimane una con la propria fonte.
ומזה תהי׳ [תהיה] שמחת הנפש בה׳ עושה הוא אור א״ס ב״ה השורה ומתגלה בחכמה
E da ciò scaturirà la gioia dell’anima in D‑o, suo Creatore, vale a dire nella Luce Infinita (Or Ein Sof), benedetto Egli sia, che dimora e si rivela nella sapienza (Chochmah).
Da ciò scaturisce la gioia dell’anima nel suo Creatore, la Luce Infinita rivelata nella sapienza (Chochmah).
ותהי׳ [ותהיה] השמחה גדולה לאלהים בהתלהבות והתלהטות הנפש מחמת קרבת ה׳ הטוב לה2 ובשמחתה לא יתערב זר3 ח״ו [חס ושלום] כי אין בנמצא שמחה זו כמוה וכדוגמתה בזה לעו״ז [לעומת זה] כלל.
E la gioia sarà grande per D‑o, con l’ardore e l’infiammarsi dell’anima a motivo della vicinanza di D‑o, che le è benefica; «e nella sua gioia nessuno straniero si mescolerà», D‑o non voglia; poiché nella [parte che è] «uno di fronte all’altro» non esiste affatto gioia pari a questa o che le somigli.
La gioia è «grande per D‑o», ardente per la vicinanza di D‑o, che è «benefica per essa». «Nessuno straniero condivide la sua gioia»: la parte opposta (zeh le’umas zeh) non conosce una gioia simile, perciò il male non vi ha parte.
שהיא מבחי׳ יחידה שבנפש שאינה מלובשת כלל בלבושי הגוף והנפש הבהמית רק שתתמלא הנפש אורה ושמחה לה׳ לבדו.
Poiché essa proviene dal livello di yechidah [l’essenza più interiore dell’anima], che non è affatto rivestita dagli abiti del corpo e dell’anima animale; piuttosto, l’anima si colma di luce e gioia per il solo D‑o.
Essa proviene dalla yechidah, l’essenza più interiore dell’anima, che non è rivestita dal corpo né dall’anima animale; perciò si colma di luce e gioia per il solo D‑o.
Il paragrafo descrive l’amore interiore come l’unione dell’anima con la propria fonte, «Giorno a giorno effonde»: una gioia proveniente dalla yechidah, alla quale il male non ha parte.
Questo corrisponde alla breve benedizione e al mondo nascosto: come una sorgente che è una con la propria fonte, questo amore non ha bisogno di un sigillo, poiché «nessuno straniero condivide» in esso.
Marei mekomos
- 1יום ליום יביע · Psalms 19:3
- 2קרבת ה׳ הטוב לה · Psalms 73:28
- 3ובשמחתה לא יתערב זר · Proverbs 14:10
27וזוהי מדת יום ואור כמ״ש יום ליום יביע. אבל חיצוניות הלב היא מדת לילה וחשך שיש בו העלם והסתר מלבושי הגוף ונה״ב [ונפש הבהמית] שמנוגה שמלבישים את הנפש.
E questa è la qualità del giorno e della luce, come è scritto: «Il giorno effonde al giorno». Ma la dimensione esteriore (chitzoniyus) del cuore è la qualità della notte e dell’oscurità, in cui vi sono occultamento e celamento dovuti agli involucri del corpo e dell’anima animale (Nefesh HaBehamis), che proviene da nogah; gli involucri rivestono l’anima.
L’amore interiore è «giorno e luce», come una sorgente collegata alla propria fonte. La dimensione esteriore del cuore è «notte e oscurità»: lì l’anima è rivestita dal corpo e dall’anima animale, che proviene da kelipas nogah (l’involucro luminoso, il regno in cui si mescolano bene e male); questi rivestimenti nascondono D‑o.
וכמו שהמדות שבנפש אלקית אהוי״ר [אהבה ויראה] כו׳ כך הם בזה לעו״ז [לעומת זה] כי אהבה זו היא מבחי׳ יחודא תתאה שנראה העולם ליש כו׳
E come nell’anima divina (Nefesh Elokis) vi sono gli attributi emotivi (middos), amore e timore reverenziale (ahavah veyirah), ecc., così vi sono anche qui, «l’una in opposizione all’altra»; poiché questo amore appartiene al livello dell’unità inferiore (yichuda tata’ah), in cui il mondo appare come qualcosa che esiste, ecc.
In parallelo all’amore e al timore reverenziale dell’anima divina, nel cuore esteriore vi sono emozioni corrispondenti. Questo amore esteriore appartiene all’«unità inferiore»: una prospettiva in cui il mondo sembra esistere di per sé e D‑o è percepito come Colui che gli dà vita dall’interno.
מחמת התלבשות אור א״ס בהשתלשלות וירידת המדרגות עד שנעשה עוה״ז הגשמי כו׳ ולכן צריך מלחמה ולאם מלאם יאמץ1 ואלמלא הקב״ה2 כו׳
a causa del rivestirsi della Luce Infinita (Or Ein Sof) nella catena discendente dei mondi (hishtalshelus) e della discesa dei livelli, finché è venuto a esistere questo mondo fisico, ecc. Perciò è necessaria una guerra, «e una nazione sarà più forte dell’altra», e «se non fosse per il Santo, benedetto Egli sia…», ecc.
Questo accade perché la Luce Infinita si riveste in una lunga catena di livelli discendenti, fino a giungere al mondo fisico. Perciò questo amore richiede una lotta tra le due anime («una nazione sarà più forte dell’altra»); come insegna il Talmud, non si potrebbe vincere senza l’aiuto di D‑o.
שיש בכח נפשו לעורר את האהבה עד שתחפץ להתפשט מלבושי׳ [מלבושיה / מלבושים] לפי שבאמת אינה דבר נפרד כו׳ רק היחוד הוא מבחי׳ יחו״ת [יחודא תתאה] כו׳
poiché la sua anima ha la capacità di risvegliare l’amore finché esso desideri spogliarsi dei propri rivestimenti, dato che in verità non è qualcosa di separato, ecc.; soltanto, l’unità è del livello dell’unità inferiore, ecc.
Eppure l’anima ha la capacità di risvegliare l’amore con tale intensità che esso desidera spogliarsi dei propri rivestimenti, poiché in verità non è separato da D‑o; la sua unità è semplicemente del tipo «inferiore».
(ועמ״ש ע״פ שיר השירים בענין ב׳ בחי׳ כלה משם יובן מ״ש כאן ועיין עוד מ״ש ע״פ צאנה וראנה3 בענין שאו ידיכם כו׳) וע״ז התפלל דהע״ה [דוד המלך עליו השלום] יחד לבבי.4
(Si veda quanto è spiegato a proposito di Shir HaShirim sul tema dei due livelli di kallah (sposa); da lì si comprenderà ciò che è detto qui. Si veda inoltre quanto è spiegato a proposito di Tze’enah u’re’enah sul tema di «Levate le vostre mani», ecc.) Per questo pregò il re David, pace a lui: «Unisci il mio cuore».
L’Alter Rebbe rimanda ad altri maamarim in Likkutei Torah su Shir HaShirim. Per l’unità delle due dimensioni del cuore, il re David pregò: «Unisci il mio cuore».
כי אע״פ [אף על פי] שהם שני לבבות מדת יום ומדת לילה אינן נפרדים בעצמותן ח״ו [חס ושלום] רק מדת הלילה היא בחי׳ גילוי לעצמיות המדה
Poiché, sebbene siano due cuori, la qualità del giorno e la qualità della notte, nella loro essenza non sono separati, D‑o non voglia; soltanto, la qualità della notte è il livello in cui si rivela l’essenza dell’attributo,
I due «cuori», il giorno e la notte, non sono separati nella loro essenza. La «notte» è il modo in cui l’amore essenziale del «giorno» viene rivelato.
שהיא מדת יום כדי שתבא בבחי׳ גילוי בפו״מ [בפועל ממש] מהעלם ומצפוני בינת הלב לידי גילוי הלב בפו״מ [בפועל ממש] שיהא הלב כלי ומשכן להשראת אהבה זו.5
che è la qualità del giorno, affinché si manifesti concretamente: dall’occultamento e dai recessi nascosti della comprensione del cuore, fino alla rivelazione concreta del cuore, così che il cuore sia un recipiente e una dimora per l’insediamento di questo amore.
La «notte» porta quell’amore dai recessi nascosti della comprensione del cuore a un’emozione percepita concretamente, affinché il cuore fisico diventi un recipiente e una dimora per esso.
Il paragrafo applica alla preghiera la distinzione tra ciò che è nascosto e ciò che è rivelato: l’amore «diurno» e interiore del cuore è unito a D‑o, mentre l’amore «notturno» ed esteriore, rivestito dal corpo e dall’anima animale, comporta una lotta; tuttavia, è la rivelazione dell’amore interiore, non qualcosa di separato da esso.
Likkutei Torah (Shir HaShirim) spiega i due livelli di kallah (sposa): uno di essi deriva da kilayon (cessazione), ossia dalla fine di tutti i desideri personali, cosicché non rimane altra volontà che quella per D‑o. Ciò corrisponde all’amore che desidera spogliarsi dei propri rivestimenti.
Marei mekomos
- 1ולאם מלאם יאמץ · Genesis 25:23
- 2ואלמלא הקב״ה · Sukkah 52b:1
- 3ע״פ צאנה וראינה · לקו״ת שה״ש כא, ב ואילך.
- 4יחד לבבי · Psalms 86:11
- 5ע״פ שה״ש בענין ב׳ בחי׳ כלה · לקו״ת שה״ש א, א.
28וכן אהבה עליונה הבאה מלמעלה מן השתלשלות בחי׳ אהבה בתענוגים1 מבחי׳ יחודא עילאה תהיה בגילוי הנפש באהבת הלב המלובשת בגוף ונפש הבהמית
Così anche l’amore superno che proviene dall’Alto, al di sopra della catena discendente dei mondi (hishtalshelus), il livello dell’amore di delizie, dal livello dell’unità superiore (yichuda ila’ah), deve manifestarsi nell’anima nell’amore del cuore, che è rivestito nel corpo e nell’anima animale (Nefesh HaBehamis),
Allo stesso modo, l’amore più elevato, l’«amore di delizie», che proviene da al di sopra della catena discendente dei mondi (hishtalshelus) e dall’unità superiore (yichuda ila’ah), dove il mondo è nulla dinanzi a D‑o, deve manifestarsi nell’amore del cuore, così come è rivestito nel corpo e nell’anima animale.
שהיא האהבה מיחודא תתאה ואין גילוי המדה דבר נפרד מעצמיות המדה רק והתקין לו ממנו2 כו׳.
che è l’amore dell’unità inferiore (yichuda tata’ah); e la rivelazione dell’attributo non è una cosa separata dall’essenza dell’attributo, bensì: «e preparò per lui da sé stesso», ecc.
Quell’amore del cuore è l’amore di yichuda tata’ah. L’emozione rivelata non è separata dalla sua essenza; come dice la benedizione nuziale, è formata «da sé stesso».
אלא שא״א שתבא בחי׳ אהבה עליונה לידי גלוי רק ע״י מדת לילה וחשך
Tuttavia, è impossibile che il livello dell’amore superno giunga a manifestarsi se non attraverso la qualità della notte e dell’oscurità.
Ma l’amore superno può manifestarsi soltanto attraverso la «notte e l’oscurità».
שהוא צמצום האור והתלבשותו בירידתו מדרגה אחר מדרגה עד שקנה שם לעצמו מדת לילה ויחו״ת [ויחודא תתאה] ונראה כאלו הוא דבר נפרד לכן התפלל יחד לבבי3 כו׳.
Questa è la contrazione (tzimtzum) della luce e il suo rivestirsi nella sua discesa, grado dopo grado, finché assunse per sé il nome di «qualità della notte» e di yichuda tata’ah, e appare come se fosse una cosa separata. Perciò egli pregò: «Unisci il mio cuore», ecc.
La «notte» è lo tzimtzum della luce mentre discende passo dopo passo, finché viene chiamata «notte» e yichuda tata’ah e appare come una realtà separata. Per questo David pregò: «Unisci il mio cuore».
Il paragrafo applica l’espressione «da sé stesso» all’amore: l’amore superiore dell’unità superiore si manifesta attraverso l’amore esteriore dell’unità inferiore, che sembra soltanto separato; di qui la preghiera di David di unire il cuore.
Questo corrisponde alla seconda benedizione nuziale: come la sapienza inferiore (Chochmah), Chavah, viene costruita «da sé stesso» a partire dalla Chochmah superna, così l’amore sentito nel cuore viene costruito a partire dall’amore interiore dell’anima.
Marei mekomos
- 1אהבה בתענוגים · Song of Songs 7:7
- 2והתקין לו ממנו · Ketubot 8a:3–4
- 3יחד לבבי · Psalms 86:11
29והנה בגילוי המדות מאחר שנרא׳ כאלו הוא נפרד ויש שם התלבשות הגוף ונפש הבהמית שמנוגה המעלימים ומסתירים כו׳ לכך יש אחיזה לקליפות וסט״א [וסטרא אחרא] להתאחז ולינק מעיקר הקדושה ח״ו [חס ושלום]
Ora, nella rivelazione degli attributi, poiché essa appare come se fosse separata e vi è il rivestimento [degli attributi] nel corpo e nell’anima animale (Nefesh HaBehamis), provenienti da Nogah [splendore], che occultano e nascondono, ecc., le scorze (kelipos) e l’altra parte (sitra achra) possono dunque attaccarsi e attingere dall’essenza stessa della santità, D‑o non voglia.
Le emozioni rivelate sembrano separate e sono rivestite nel corpo e nell’anima animale, che occultano D‑o; così le kelipos possono attaccarvisi e attingere al nucleo della santità.
ולזאת צ״ל המשכת החותם דהיינו להיות המשכה וברכה עליונה להפריד הקליפות ושלא תהיינה גילוי המדות כי אם ליחודו ג״כ וכמ״ש יחד לבבי.1
Perciò è necessario che discenda il sigillo, vale a dire che vi siano un efflusso e una benedizione superna, per separare le kelipos e fare in modo che la rivelazione degli attributi sia anch’essa soltanto per la Sua unità, come è scritto: «Unifica il mio cuore».
Anche qui è dunque necessario un «sigillo»: una benedizione fatta discendere dall’Alto che tenga lontane le kelipos, affinché persino le emozioni rivelate servano soltanto all’unità di D‑o: «Unifica il mio cuore».
Il paragrafo mostra perché la preghiera, come lo studio della Torah, abbia bisogno di un sigillo: l’amore esteriore e rivelato è esposto alle kelipos, e una benedizione superiore deve mantenerlo votato all’unità di D‑o.
Marei mekomos
- 1יחד לבבי · Psalms 86:11
E chosam (sigillo) è composto dalle stesse lettere di techum (confine); vale a dire: «Fin qui arriverai, e non oltre» — affinché non vi sia alcuna aggiunta di forza vitale (chayus) oltre la misura stabilita, ecc.,
La parola chosam («sigillo») è composta dalle stesse lettere di techum («confine»). Un sigillo pone un limite, come in «fin qui arriverai, e non oltre»: nessuna forza vitale aggiuntiva può oltrepassare la misura stabilita.
דהיינו שלא יוסיף האדם תת כחו וכל יגיעתו לנפשו הבהמית רק כמ״ש יגיע כפיך2 כו׳ וכמ״ש במ״א.
cioè, che una persona non aggiunga nulla nel dedicare la propria forza e tutto il proprio impegno alla propria anima animale (Nefesh HaBehamis), ma soltanto quanto è scritto: «Il lavoro delle tue mani», ecc., come spiegato altrove.
In pratica, una persona non dovrebbe dedicare alla Nefesh HaBehamis più forza e impegno di quanto sia necessario: «il lavoro delle tue mani», soltanto le mani, non tutto il proprio cuore e la propria mente.
ובזה מעורר למעלה באתעדל״ת [באתערותא דלתתא] שלא יומשך להם אלא מותרי שפע שערות וצפרנים כו׳ וכמאן דשדי בתר כתפוי3 כו׳
E così suscita in Alto, mediante un risveglio dal basso (isarusa dilesata), che a loro venga fatto giungere soltanto il surplus del flusso: capelli e unghie, ecc., e «come chi getta [qualcosa] dietro la spalla», ecc.,
Limitandosi in basso, egli suscita un limite in Alto: le kelipos [scorze] ricevono soltanto il «surplus», come capelli e unghie, «come chi getta qualcosa dietro la spalla».
שאינו נותן מרצונו הטוב דרך אהבה וחיבה רק כמ״ש ואת עשו שנאתי4 וכ״ז [וכל זה] באתעדל״ת [באתערותא דלתתא] תליא מלתא. והכח לאתעדל״ת [לאתערותא דלתתא] זו שיהא תלוי בזה אתעדל״ע [אתערותא דלעילא] הוא מבחי׳ חותם הנ״ל:
che non dà di sua spontanea volontà, per amore e affetto, ma soltanto come è scritto: «E Eisav l’ho odiato». E tutto ciò dipende da isarusa dilesata. La forza di isarusa dilesata — affinché il risveglio dall’Alto (isarusa dileila) dipenda da essa — proviene dal livello (bechinah) del sigillo menzionato sopra.
Lo si dà controvoglia, senza amore, come si dà a un nemico (l’immagine usata dal Tanya): «E Eisav l’ho odiato». Tutto ciò dipende dall’isarusa dilesata della persona, e la forza di quell’isarusa dilesata di suscitare una risposta dall’Alto proviene dal «sigillo».
La conclusione spiega il sigillo come un confine: limitando ciò che dà alla propria anima animale, una persona fa sì che le forze del male ricevano soltanto il mero surplus; questa possibilità deriva dal sigillo che viene dall’Alto.
Il Tanya (cap. 22) usa la stessa immagine di D‑o che dà vita all’altra parte (sitra achra) «come chi getta qualcosa dietro la spalla» a un nemico, controvoglia.
Marei mekomos
- 1עד פה תבא ולא תוסיף · Job 38:11
- 2יגיע כפיך · Psalms 128:2
- 3וכמאן דשדי בתר כתפוי · Tanya, Likkutei Amarim 22:5
- 4ואת עשו שנאתי · Malachi 1:3
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Nell’avodah
Studiare la Torah come parola di D‑o, non per darsi importanza: lo stesso studio diventa un elisir di vita o di morte a seconda della propria intenzione. Nella preghiera, far discendere l’amore interiore dell’anima divina (Nefesh Elokis) nelle emozioni avvertite nel cuore («Unisci il mio cuore») e porre un limite a ciò che si concede all’anima animale (Nefesh HaBehamis), destinando ai bisogni materiali soltanto «la fatica delle tue mani», affinché le forze del male ricevano unicamente l’esigua eccedenza residua.
Domande di discussione
- Perché le benedizioni non erano necessarie ai tempi del Primo Tempio, e che cosa compie la parola «Baruch» secondo il maamar?
- In che modo l’analogia del seme e del feto spiega la differenza tra il mondo nascosto e quello rivelato, e da dove provengono gli «scarti»?
- Perché una benedizione lunga necessita di un «sigillo», e in che modo è simile al sigillo su una lettera?
- In che senso la Torah Scritta e la Torah Orale sono come Adam e Chavah, e che cosa insegna l’espressione «da Sé stesso» riguardo al mondo rivelato?
- In che modo le idee del sigillo e del confine (chosam/techum) si applicano allo studio della Torah e all’amore per D‑o nella preghiera?