Torah Ohr · Parashot Bereishis · Maamar 11
בעטרה שעטרה לו אמו כי מצות התורה הן…
«Con la corona con cui sua madre lo ha coronato»
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Tradotto con l’IA dalla nostra edizione inglese, poi verificato e corretto in diversi passaggi sulla base dell’inglese e dell’ebraico. L’inglese stesso è in corso di revisione da parte di lettori. Se conosci bene l’italiano, saremmo grati del tuo aiuto nella revisione di questa traduzione. Collabora alla revisione
Idea centrale
Le mitzvos, compiute con umili elementi materiali, diventano una corona che fa discendere la volontà e la delizia di D‑o; per ora questa delizia è nascosta e suscita gioia, ma nel Tempo Futuro sarà visibile e susciterà una delizia autentica.
Il maamar in breve
Il maamar legge il Cantico dei Cantici 3:11 frase per frase. La «corona» è costituita dai 620 precetti, che raggiungono la Corona (Keser), al di sopra della catena dei mondi; come le gemme, apprezzate per lo stupore suscitato da una pietra inerte che risplende, le mitzvos fanno discendere Keser perché la materia fisica, raffinata per mezzo loro, si pone in autoannullamento davanti a D‑o. Seguendo la Mishnah, «il giorno delle sue nozze» è il Dono della Torah, che fece discendere la sapienza di D‑o e la delizia racchiusa nella Sua volontà, mentre «la gioia del suo cuore» è il Tempio. L’Alter Rebbe distingue poi la gioia dalla delizia: un uomo ricco si rallegra per un tesoro che non può vedere, ma la delizia richiede che lo si veda. Perciò oggi le mitzvos suscitano gioia, poiché sappiamo che D‑o trova in esse delizia, pur senza coglierla; anche il Tempio e la preghiera raggiungono soltanto l’esistenza della luce, non la sua essenza. Nel Tempo Futuro la delizia sarà rivelata: «e vedrà». Infine, la sovranità (Malchus) è il «cuore» di D‑o, che fa circolare la forza vitale verso i mondi e riceve da essi in ritorno il loro servizio; i sacrifici aprirono quel cuore, la generazione del Diluvio lo ostruì («Si addolorò nel Suo cuore») e l’offerta di Noach lo riaprì.
Schema
- La corona delle mitzvosI 620 precetti sono una corona che raggiunge Keser; come le gemme, il cui pregio risiede nello stupore suscitato da una pietra che risplende, le mitzvos compiute con elementi materiali fanno discendere Keser quando la materia viene raffinata e si pone in autoannullamento.¶1–2
- Le nozze e la gioia del cuoreIl Dono della Torah fece discendere la sapienza e la delizia di D‑o; il Tempio è l’apertura del cuore, mentre l’esilio è una malattia d’amore che la Torah guarisce.¶3
- Gioia e deliziaLa gioia nasce dal sapere che esiste un bene nascosto, mentre la delizia richiede di vederlo; oggi le mitzvos, il Tempio e la preghiera suscitano gioia, mentre nel Tempo Futuro si vedrà la delizia di D‑o.¶4–6
- Il cuore di D‑o, il Diluvio e l’offerta di NoachMalchus è il cuore che dà vita ai mondi e riceve da essi in ritorno il loro servizio; i sacrifici lo aprono, la generazione del Diluvio lo ostruì e il sacrificio di Noach lo riaprì.¶7–8
Concetti chiave
- Keser (la Corona)כתר
- Il livello al di sopra dell’intelletto: la volontà e la delizia di D‑o. Le 620 mitzvos (620 è il valore numerico della parola keser) fanno discendere questo livello.
- Birur (raffinamento)בירור
- Elevare la materia fisica dalla kelipas nogah (la scorza luminosa) usandola per una mitzvah, affinché si ponga in autoannullamento davanti a D‑o.
- Gioia e deliziaשמחה ותענוג
- La gioia si prova per un bene di cui si sa l’esistenza, anche quando è nascosto; la delizia si prova soltanto quando il bene viene effettivamente visto.
- Malchus come cuoreמלכות — לב
- La sovranità di D‑o, attraverso la quale la forza vitale fluisce verso i mondi e alla quale ritorna il loro servizio, come il sangue che circola dal cuore e torna ad esso.
- Mayin nukvin e mayin duchrinמ״ן ומ״ד
- Il risveglio dal basso e il flusso divino che discende in risposta; i sacrifici suscitarono il primo e fecero discendere il secondo.
La corona delle mitzvos ¶1–2
1בעטרה שעטרה לו אמו כי מצות התורה הן תרי״ג מצות דאורייתא וז׳ מצות דרבנן שהם תר״ך עמודי אור בחי׳ כתר ועטרה והוא מה שלמעלה מהשתלשלות.
«Con la corona con cui sua madre lo incoronò»: infatti, i comandamenti della Torah sono i 613 comandamenti biblici e i sette comandamenti rabbinici, che sono i 620 pilastri di luce, il livello della Corona (Keser) e di una corona (atarah); e questo è ciò che si trova al di sopra della catena discendente dei mondi (hishtalshelus).
Il maamar si apre con Cantico dei Cantici 3:11, dove il re Shlomo viene incoronato da sua madre; secondo l’interpretazione dei Saggi, il Re è D‑o e la «madre» è Israele. La «corona» è costituita dalle mitzvos: 613 della Torah più le sette rabbiniche fanno 620, il valore numerico di Keser (corona); perciò i comandamenti sono chiamati 620 «pilastri di luce» e sono sia Keser sia atarah, la parola usata nel versetto per «corona». Keser è il livello della volontà di D‑o, al di sopra della catena ordinata dei mondi e dei livelli.
והנה עד״מ העטרה היא עשויה מאבנים טובות מאירים ומבהיקים מאד והרי גוף האבנים הם רק בחי׳ דומם אלא שמזככים אותם.1
Ora, per analogia: la corona è fatta di pietre preziose che risplendono e scintillano grandemente; eppure, la sostanza delle pietre stesse è soltanto del livello dell’inanimato, salvo che esse vengono raffinate.
Per mostrare come le mitzvos possano formare una corona di questo genere, l’Alter Rebbe ricorre a una corona vera e propria. Le sue gemme scintillano, eppure in sé non sono che pietre, la categoria più bassa e inanimata della creazione; risplendono soltanto perché sono state tagliate e lucidate.
Il paragrafo introduce il versetto e identifica la «corona» con i 620 comandamenti, che raggiungono il livello di Keser, al di sopra dell’intero ordine dei mondi; poi avvia l’analogia di una corona fatta di pietre inanimate, raffinate fino a risplendere.
La stessa analogia, con lo stesso numero di 620 «pilastri di luce», è sviluppata in Likkutei Torah, Nasso, dove le pietre preziose incastonate nella corona del re sono paragonate alle mitzvos fisiche, le cui radici raggiungono Keser.
Marei mekomos
- 1
2ולפי שהוא דבר פלא שהדומם כאבן יאיר1 כ״כ [כל כך] ע״כ הם יקרים מאד ולכך ניתן לתכשיט על הראש אעפ״י [אף על פי] שהראש מעלתו נכבדת להיות שבו שוכן אור החכמה כו׳
E poiché è cosa meravigliosa che qualcosa di inanimato, come una pietra, risplenda tanto, esse sono perciò assai preziose; per questo la si pone come ornamento sul capo, sebbene il capo abbia una posizione eminente, poiché in esso dimora la luce della sapienza (Chochmah), ecc.
Perché le gemme sono così preziose? Nei suoi discorsi sui detti dei Saggi, l’Alter Rebbe la spiega così: una candela che fa luce non è affatto una novità, ma una pietra inanimata che fa luce è una grande meraviglia. Per questo una gemma viene posta sul capo, sebbene il capo sia la parte più nobile del corpo, sede della mente: su di esso riposa qualcosa di persino più elevato della mente.
וכך המצות נעשים בענינים גשמיים מבחי׳ ק״נ [קליפת נוגה] אלא ע״י הבירור נעשה זה דבר הפלא שהיש גשמי יהיה בטל לכן נעשה מזה עטרה ובחי׳ המשכת הכתר והוא לעילא מן שמשא כו׳:
Così anche le mitzvos vengono compiute con oggetti materiali, appartenenti al livello della kelipas nogah [involucro luminoso]; ma attraverso il birur [raffinamento] si realizza questa cosa meravigliosa: che il yesh fisico [l’entità percepita come esistente] si annulli davanti a D‑o senza per questo cessare di esistere. Perciò da ciò si forma una corona e si realizza il livello della discesa verso il basso della Corona (Keser), che è «al di sopra del sole», ecc.
Il corrispondente: le mitzvos si compiono con oggetti materiali, come la lana, il cuoio e il cibo, che appartengono alla kelipas nogah, l’ambito neutrale che può essere indirizzato tanto alla santità quanto al suo opposto. Quando una mitzvah raffina (birur) quel materiale, il “qualcosa” fisico, autonomamente esistente (yesh), si annulla davanti a D‑o; ed è questa meraviglia che attira verso il basso la Corona (Keser). In Likkutei Torah, Nasso, l’Alter Rebbe aggiunge che scintille provenienti da un luogo molto elevato erano cadute in quel materiale; per questo, una volta raffinate, salgono e diventano Keser. «Al di sopra del sole» (un’espressione aramaica) significa al di sopra della natura, in contrasto con ciò che è «sotto il sole».
Il paragrafo completa l’analogia: proprio come la meraviglia di una pietra che risplende rende le gemme degne del capo, così la meraviglia della materia fisica che si annulla davanti a D‑o attraverso una mitzvah fa delle mitzvos una corona che attira verso il basso la Corona (Keser), un livello al di sopra della natura.
Porre la corona sopra il capo (Chochmah) rispecchia il fatto che Keser si trova al di sopra di Chochmah nell’ordine delle emanazioni divine (Sefiros). La luce più grande proviene proprio dal materiale più basso: è un tema ricorrente della Chassidus, secondo cui le cose più basse hanno la radice più elevata.
Marei mekomos
- 1ולפי שהוא דבר פלא שהדומם כאבן יאיר · במאמרי אדה״ז על מארז״ל ע׳ קו מסביר זה ”כי כשהנר מאיר אין זה חידוש כלל, אך כשהאבן שהוא בחי׳ דומם מאיר הוא דבר חידוש גדול”. וראה גם לקו״ת נשא כג, ג.
Le nozze e la gioia del cuore ¶3
3ביום חתונתו זו מ״ת [מתן תורה]1 כבר מבואר למעלה הטעם שנק׳ ביום חתונתו שהיא המשכת ח״ע [חכמה עילאה] מוחא כו׳ ובזה מתלבש כח התענוג שהוא פנימי׳ [פנימיות / פנימית] הרצון כנ״ל.
«Nel giorno delle sue nozze» — questo è il Dono della Torah. È già stato spiegato sopra perché è chiamato «il giorno delle sue nozze»: perché consiste nel trarre giù la sapienza superna (Chochmah), il «cervello», ecc.; e in essa si riveste la forza della delizia (taanug), che è la dimensione interiore (pnimiyus) della volontà (ratzon), come detto sopra.
La Mishnah legge le parole successive del versetto: «il giorno delle sue nozze» è il Dono della Torah. Un maamar precedente ha spiegato che la Torah trae giù la sapienza superna di D‑o, chiamata il «cervello»; e dentro questa sapienza è rivestita la delizia di D‑o, il nucleo più intimo della Sua volontà.
ושמחת לבו זה בנין בהמ״ק [בית המקדש] פי׳ פתיחת הלב נק׳ שמחת לבו
«E [nel giorno della] gioia del suo cuore» — questo è la costruzione del Tempio Santo. Vale a dire, l’aprirsi del cuore è chiamato «la gioia del suo cuore»,
La Mishnah prosegue: «la gioia del suo cuore» è la costruzione del Tempio Santo. La gioia, dice l’Alter Rebbe, significa che il cuore si apre.
משא״כ בגלות נק׳ חולת אהבה שאין הסיבוב והילוך רוח החיים מהלב אל האברים כדבעי וע״כ אומרת סמכוני כו׳ ע״י התורה שנק׳ רפואה כנ״ל.2
mentre nell’esilio [ella] è chiamata «malata d’amore», perché la circolazione e il fluire dello spirito di vita dal cuore alle membra non avvengono come dovrebbero; perciò ella dice: «Sostenetemi», ecc. — per mezzo della Torah, che è chiamata guarigione, come detto sopra.
Nell’esilio il popolo ebraico, la sposa del Cantico dei Cantici, è «malato d’amore»: come un corpo in cui il sangue non circola correttamente dal cuore alle membra. Perciò ella chiede: «Sostenetemi», e il rimedio è la Torah, che un maamar precedente ha spiegato essere chiamata guarigione. In luogo della sezione conclusiva di questo maamar, un manoscritto (Bukh 35, secondo quanto riferisce una nota di Kehot) spiega il motivo: la Torah è come il medico che un re tiene presso di sé affinché non si ammali mai, mentre il ritorno (teshuvah) guarisce il danno già prodotto; inoltre, la Torah studiata per se stessa attira nuova luce e guarisce come il ritorno (teshuvah).
Il paragrafo passa alle frasi successive del versetto, seguendo l’interpretazione della Mishnah: le nozze sono il Dono della Torah, attraverso il quale vengono attirati in basso la sapienza e la delizia di D‑o; la gioia del cuore è il Tempio, quando il cuore è aperto; nell’esilio il cuore è bloccato e la Torah ne è il rimedio.
Il contrasto fra un cuore aperto e una circolazione bloccata prepara l’analogia fra cuore e membra che i paragrafi 7 e 8 applicano a Malchus (la sovranità) e ai mondi.
Marei mekomos
- 1ביום חתונתו זו מ״ת · Mishnah Ta'anit 4:8
- 2
Gioia e delizia ¶4–6
4והנה התענוג והשמחה לכאורה ענין א׳ הם אבל באמת ב׳ ענינים המה
Ora, la delizia (taanug) e la gioia (simchah) sembrano essere un’unica cosa, ma in realtà sono due cose distinte.
L’Alter Rebbe distingue ora due stati d’animo che sembrano simili: la delizia e la gioia. Sembrano un’unica cosa, ma sono due cose distinte.
כי עד״מ עשיר שיש לו מטמון כסף וזהב באוצרו הוא שמח וטוב לב אעפ״י [אף על פי] שאינו רואה אותו וגם אעפ״י [אף על פי] שהממון רחוק ממנו כמה מאות פרסאות.
Per fare un esempio, un uomo ricco che possiede un tesoro d’argento e d’oro nel suo deposito è felice e ha il cuore lieto, benché non lo veda e benché il denaro si trovi a diverse centinaia di parsaos da lui.
L’esempio è quello di un uomo ricco: è felice per il suo tesoro d’argento e d’oro anche quando non lo sta guardando e anche quando si trova a centinaia di parsaos di distanza (una parsah è un’antica misura di distanza, pari a circa quattro chilometri).
אך להיותו יודע שישנם בשלימות בודאי אעפ״י [אף על פי] שמכוסה ונעלם הוא מעיניו עתה ישמח לבו מאד וזהו ענין ומהות השמחה שיכול להיות על הטוב אף כשהוא נעלם ומכוסה מעיניו.
Ma poiché sa che il tesoro è certamente lì, integro, benché ora sia coperto e nascosto ai suoi occhi, il suo cuore si riempie di grande gioia. Questa è la natura e l’essenza della gioia: essa può sorgere per un bene anche quando è nascosto e celato ai propri occhi.
A renderlo felice è il sapere che il tesoro è certamente lì e intatto. Questa è la natura della gioia: si può provare per qualcosa di buono che non è in vista.
אבל ענין התענוג והשעשועים אינו אלא דוקא כשרואה הדבר שמתענג ממנו בעיניו ממש כמו שעשוע האב עם בנו הוא דוקא כשרואהו בעיניו
La delizia e il diletto, invece, si provano soltanto quando si vede proprio con i propri occhi la cosa da cui si trae piacere; come il diletto di un padre per suo figlio, che si dà specificamente quando lo vede con i propri occhi;
La delizia è diversa: richiede che la cosa stessa sia vista. Un padre prova delizia per suo figlio quando questi è davanti a lui.
משא״כ מרחוק אינו שייך תענוג רק שמחה ולכן מברכין ברכת הראיה כשרואה אדם החביב לו1 כו׳.
mentre a distanza non si dà delizia, ma soltanto gioia. Perciò si recita la benedizione della visione quando si vede una persona cara, ecc.
Da lontano si può provare gioia, ma non delizia. Per questo i Saggi istituirono una benedizione da recitare quando si rivede una persona cara dopo una lunga assenza: la vista stessa suscita una nuova delizia.
Il paragrafo espone la distinzione fondamentale del maamar: la gioia può derivare dal sapere che esiste un bene nascosto, mentre la delizia si prova soltanto vedendolo concretamente.
Marei mekomos
- 1מברכין ברכת הראיה כשרואה אדם החביב לו · Berakhot 58b
5והנמשל יובן בענין שמחה של מצוה דהנה טעמי תורה לא נתגלו עתה שאין עתה הגילוי רק שכך רצונו ית׳.
Il significato dell’analogia si comprenderà a proposito della gioia di una mitzvah. I motivi della Torah, infatti, non sono stati rivelati nel tempo presente; ora non è rivelato altro se non che tale è la Sua volontà, benedetto Egli sia.
Ora l’analogia viene applicata alla gioia di compiere una mitzvah. Al presente non conosciamo i motivi interiori delle mitzvos; le osserviamo perché questa è la volontà di D‑o.
ולע״ל [ולעתיד לבוא] יתגלו טעמי תורה בחי׳ ענג עליון שיש בכל מצוה אמנם גם עתה ידוע לנו שמלובש ונמשך בהמצוה מבחי׳ תענוג העליון
Nel Tempo a Venire saranno rivelati i motivi della Torah — il livello della delizia superna (taanug) presente in ogni mitzvah. Tuttavia, anche ora sappiamo che [qualcosa] del livello della delizia superna è rivestito nella mitzvah e vi viene fatto discendere,
Nel Tempo a Venire, l’era di Moshiach, quei motivi saranno rivelati: essi sono la delizia propria di D‑o in ogni mitzvah. Anche ora sappiamo che questa delizia è rivestita nella mitzvah.
רק שאין מהותו מושג ולכן יכול להיות מזה בחי׳ שמחה גדולה וכמ״ש בשמחה ובטוב לבב מרוב כל.1
solo che la sua essenza non è afferrabile; e perciò da ciò può derivare una grande gioia, come è scritto: «con gioia e con letizia di cuore, dall’abbondanza di ogni cosa».
Sappiamo che la delizia è presente, ma non possiamo afferrare che cosa sia, come nel caso dell’uomo ricco con il suo tesoro nascosto; e questa sola consapevolezza può suscitare grande gioia. È la gioia del versetto «con gioia e con letizia di cuore, dall’abbondanza di ogni cosa»: la gioia di chi sa di possedere un tesoro.
כמו שהעשיר שמח מהמטמון אף שאינו רואהו בעיניו כו׳. אך לע״ל [לעתיד לבוא] יתגלה מהות התענוג העליון וזהו ישקני מנשיקות פיהו.2
Come l’uomo ricco gioisce per il tesoro anche se non lo vede con i propri occhi, ecc. Ma nel Tempo a Venire sarà rivelata l’essenza della delizia superna; e questo è: «Mi baci con i baci della sua bocca».
In futuro sarà rivelata la delizia stessa, e questo è il significato di «Mi baci con i baci della sua bocca»: una vicinanza intima e diretta, invece di una conoscenza da lontano. Rashi interpreta il versetto allo stesso modo: Israele anela alla vicinanza del Sinai e alla promessa di D‑o di rivelare nuovamente i motivi nascosti della Sua Torah.
Il paragrafo applica l’analogia: nel presente una mitzvah suscita gioia, perché sappiamo, pur senza vedere, che la delizia di D‑o è racchiusa in essa; nel Tempo a Venire quella delizia sarà rivelata e sperimentata direttamente.
La gioia corrisponde al sapere che qualcosa esiste; la delizia, al percepire che cosa essa sia. La stessa coppia — esistenza ed essenza — è usata nel paragrafo successivo per il Tempio e per la preghiera.
Marei mekomos
- 1בשמחה ובטוב לבב מרוב כל · Deuteronomy 28:47
- 2ישקני מנשיקות פיהו · Song of Songs 1:2
6ולכן בהמ״ק [בית המקדש] נק׳ שמחת לבו שהיה האור ג״כ מוסתר בארון וכפורת כו׳. וכן תפלה באהוי״ר [באהבה ויראה] הוא ג״כ רק השגת המציאות ולא המהות.
E perciò il Tempio Santo è chiamato «la gioia del suo cuore», poiché anche lì la luce era celata nell’Arca e nella Kapores (il coperchio dell’Arca), ecc. Analogamente, anche la preghiera accompagnata da amore e timore reverenziale (ahavah veyirah) consente soltanto di cogliere [la sua] esistenza, non la sua essenza.
Questo spiega perché il Tempio è chiamato soltanto «la gioia del suo cuore», e non la sua delizia: anche lì la luce divina era celata nell’Arca e nel suo coperchio. Analogamente, l’amore e il timore reverenziale nella preghiera permettono di sapere soltanto che D‑o è presente, non di percepire ciò che Egli è; perciò recano gioia, non delizia.
אך ביום חתונתו זו מתן תורה נמשך בחי׳ תענוג אלא שמ״מ עכשיו אין התענוג בגלוי
Ma «nel giorno delle sue nozze» — ossia il Dono della Torah — fu fatto discendere il livello della delizia (taanug); tuttavia, ora la delizia non è rivelata,
Al Dono della Torah, «il giorno delle sue nozze», la delizia stessa di D‑o fu fatta discendere nella Torah e nelle mitzvos; eppure, al presente, non è rivelata apertamente.
שמלובש ג״כ בהתלבשות בענינים גשמיים כ״א לע״ל [לעתיד לבוא] יתגלה מתוך הלבושים וע״ז נאמר וראנה1 בבחי׳ ראי׳ [ראיה] ממש כמ״ש ולא יכנף עוד2 כו׳ והיו עיניך רואות כו׳:
poiché anch’essa è rivestita da un involucro costituito da realtà materiali; soltanto nel futuro si rivelerà dall’interno degli involucri. E a questo proposito è detto «e vedete», nel senso di una visione effettiva, come è scritto: «E [il tuo Maestro] non nasconderà più [Se stesso]», ecc., «e i tuoi occhi vedranno», ecc.
È celata negli involucri materiali delle mitzvos, e in futuro risplenderà da essi. Per questo il versetto dice «uscite e vedete»: si tratta di una visione effettiva, come promette Isaia: «il tuo Maestro non si nasconderà più» e «i tuoi occhi vedranno». Il verbo yikanef [sarà velato] deriva da kanaf [angolo di un abito]: come spiega Rashi, D‑o non si coprirà più con l’angolo del Suo abito, immagine stessa della delizia che ora è rivestita da abiti.
Il paragrafo ordina le diverse fasi: il Tempio e la preghiera danno gioia per una luce celata; il Dono della Torah fece discendere la delizia stessa, sebbene essa sia ancora rivestita nelle mitzvos materiali; nel futuro sarà vista apertamente.
Marei mekomos
- 1וראנה · Song of Songs 3:11
- 2ולא יכנף עוד · Isaiah 30:20
Il cuore di D‑o, il Diluvio e l’offerta di Noach ¶7–8
7ועפ״ז [ועל פי זה] יובן המדרש (בפ׳ בראשית פ׳ כ״ז) ע״פ ויתעצב אל לבו1 אמר רבי ברכיה משל למלך שבנה פלטין ע״י אדריכל
In base a quanto detto, si comprenderà il Midrash (in Bereshis, sezione 27) sul versetto «e provò dolore nei confronti del Suo cuore». Rabbi Berechiah disse: «Una parabola: un re costruì un palazzo per mezzo di un architetto».
L’Alter Rebbe applica ora il tema del «cuore» di D‑o a un Midrash in Bereishis Rabbah su Genesi 6:6, dove D‑o, vedendo la corruzione che precedette il Diluvio, «provò dolore nei confronti del Suo cuore». Nel senso semplice, il versetto significa che D‑o si afflisse interiormente, per così dire.
ראה אותה ולא ערבה לו על מי יש לו להתכעס לא על אדריכל2 כך ויתעצב אל לבו עכ״ל [עד כאן לשונו].
«Lo vide e non gli piacque. Con chi avrebbe dovuto adirarsi, se non con l’architetto? Così anche: “e provò dolore nei confronti del Suo cuore”». Fine della citazione.
La parabola di Rabbi Berechiah: un re che vede che il suo palazzo, costruito da un architetto, non gli piace, si adira con l’architetto. Così anche «provò dolore nei confronti del Suo cuore»: il Midrash intende «verso il Suo cuore» come indicazione di colui al quale è rivolto il dolore, come se il Suo cuore fosse l’architetto del mondo; il maamar spiega ora che cosa sia quel «cuore».
כי ממש״ל [ממה שכתוב לעיל] בענין וביום שמחת לבו זה בנין בהמ״ק [בית המקדש]3 שמדת מלכותו ית׳ נקראת לב שממנו נמשך החיות לכל האברים ואח״כ חוזרים הדמים מכל האברים אל הלב
Infatti, secondo quanto si è spiegato sopra a proposito di «e nel giorno della gioia del suo cuore: questo è la costruzione del Santo Tempio», la Sua qualità della sovranità (Malchus), benedetto Egli sia, è chiamata «cuore»: da essa la forza vitale si diffonde a tutte le membra, e poi il sangue ritorna da tutte le membra al cuore.
Per spiegare la parabola, l’Alter Rebbe richiama il paragrafo 3: la sovranità di D‑o (Malchus), la qualità attraverso la quale Egli crea e governa i mondi, è chiamata «cuore», perché, come un cuore, invia la vita a tutte le membra, e poi il sangue ritorna dalle membra al cuore.
כך בחי׳ מלכותך הוא מכ״ע [מלכות כל עולמים]4 שממנה נמשך השפעת החיות לבי״ע והוא בחי׳ ממכ״ע [ממלא כל עלמין] ואח״כ עולה האתעדל״ת [האתערותא דלתתא] מבי״ע לבחי׳ מלכות
Così anche il livello di «il Tuo regno» è «il regno di tutti i mondi»: da esso la forza vitale si diffonde ai mondi della Creazione (Beriah), della Formazione (Yetzirah) e dell’Azione (Asiyah); questo è il livello della luce che riempie tutti i mondi (memalei kol almin). In seguito, il risveglio dal basso (isarusa dilesata) sale dai mondi di Beriah, Yetzirah e Asiyah al livello di Malchus.
Analogamente, Malchus, «il Tuo regno, il regno di tutti i mondi», invia la forza vitale ai tre mondi inferiori, Beriah, Yetzirah e Asiyah; questa è la luce che riempie tutti i mondi, che dà vita a ciascuno secondo la propria misura. Poi, come il sangue ritorna al cuore, il «risveglio dal basso», cioè il servizio dell’uomo, sale da quei mondi nuovamente a Malchus.
ואתעדל״ת [ואתערותא דלתתא] זו הוא מ״ש ואהבת את הוי״ה אלקיך בכל לבבך5 כו׳
E questo risveglio dal basso è ciò che è scritto: «Amerai Havayah, il tuo D‑o, con tutto il tuo cuore», ecc.
Quel risveglio dal basso è l’amore comandato nell’espressione «con tutto il tuo cuore»: il cuore umano che risponde al «cuore» divino.
ולכן בנין בהמ״ק [בית המקדש] שבו מקריבים הקרבנות שהוא ענין העלאת מ״ן [מיין נוקבין] מבירור ק״נ [קליפת נוגה] ונפש הבהמית נק׳ שמחת לבו שהשמחה היא פתיחת הלב שעי״ז המ״ן [המיין נוקבין] נמשך מ״ד [מיין דוכרין] מבחי׳ סוכ״ע בממכ״ע [בממלא כל עלמין].
Perciò la costruzione del Santo Tempio, nel quale vengono offerti i sacrifici — che consiste nell’elevazione di mayin nukvin [«acque femminili», l’elevazione dal basso] mediante il raffinamento della kelipas nogah [l’involucro traslucido] e dell’anima animale (Nefesh HaBehamis) — è chiamata «la gioia del Suo cuore». La gioia, infatti, è l’apertura del cuore, attraverso la quale i mayin nukvin fanno discendere mayin duchrin [«acque maschili», il flusso divino discendente] dal livello della luce che circonda tutti i mondi (sovev kol almin) nella luce che riempie tutti i mondi (memalei kol almin).
I sacrifici del Tempio costituivano un simile ritorno: elevare mayin nukvin («acque femminili», l’aspirazione verso l’alto di ciò che è inferiore) raffinando gli animali fisici e l’anima animale. Per questo il Tempio è «la gioia del Suo cuore»: la gioia apre il cuore e, in risposta, mayin duchrin («acque maschili», il flusso divino discendente) vengono attirati dalla luce che circonda tutti i mondi nella luce che li riempie.
Il paragrafo spiega perché il Tempio è chiamato la gioia del «cuore» di D‑o: Malchus è il cuore che dà vita ai mondi e riceve in risposta il loro servizio; i sacrifici, elevando il mondo fisico raffinato, aprono quel cuore, affinché la luce superiore che circonda i mondi fluisca in essi.
Mayin nukvin e mayin duchrin sono termini cabbalistici per indicare il risveglio ascendente del ricettore e la risposta discendente del donatore. La circolazione bidirezionale del cuore rappresenta il rapporto di Malchus con Beriah, Yetzirah e Asiyah.
Marei mekomos
- 1ויתעצב אל לבו · Genesis 6:6
- 2ויתעצב אל לבו אמר רבי ברכיה משל למלך שבנה פלטין ע״י אדריכל ראה אותה ולא ערבה לו על מי יש לו להתכעס לא על אדריכל · Bereshit Rabbah 27:4
- 3וביום שמחת לבו זה בנין בהמ״ק · Mishnah Ta'anit 4:8
- 4מלכותך הוא מכ״ע · Psalms 145:13
- 5ואהבת את הוי״ה אלקיך בכל לבבך · Deuteronomy 6:5
8ולכן ההפוך מזה היה בדור המבול שהיו מכעיסין ובאין.1 ה״ז [הרי זה] עד״מ כמו שיש ח״ו [חס ושלום] קלקול בהאברים המונע סיבוב והילוך הדם מהלב אל האברים ומהאברים אל הלב כו׳ ועי״ז לא נמשך ג״כ מהמוח בהלב ונפסק הקשר כו׳.
E perciò nella generazione del Diluvio accadde il contrario: i suoi membri continuavano a provocare [Lui]. Ciò è, per fare un’analogia, come quando vi è, D‑o non voglia, un difetto negli arti che impedisce la circolazione e il flusso del sangue dal cuore agli arti e dagli arti al cuore, ecc.; e per questo non viene neppure fatto affluire [il flusso] dal cervello al cuore, e il legame si interrompe, ecc.
La generazione del Diluvio fece il contrario del servizio del Tempio: invece di elevare il cuore a D‑o, continuava a «provocare Lui», espressione della Mishnah riferita alle dieci generazioni da Adam a Noach. Nell’analogia, un arto danneggiato blocca la circolazione in entrambe le direzioni; allora anche l’influsso del cervello non raggiunge più il cuore.
וכך הוא ענין ויתעצב אל לבו שלא נמשך האור בגילוי מבחי׳ סוכ״ע אל בחי׳ ממכ״ע [ממלא כל עלמין] הוא בחי׳ מלכות כו׳.
E questo è il significato di «e si rattristò nel Suo cuore»: la luce non venne fatta discendere in modo manifesto dal livello della luce che circonda tutti i mondi (sovev kol almin) al livello della luce che riempie tutti i mondi (memalei kol almin), che è il livello della sovranità (Malchus), ecc.
Questo è il significato di «si rattristò nel Suo cuore»: la luce superiore, che circonda tutti i mondi, non veniva più fatta discendere apertamente in Malchus, la luce che riempie tutti i mondi, perché il flusso ascendente dal basso si era interrotto.
ולכן בפ׳ נח אחר שהקריב קרבן וכתיב וירח ה׳ את ריח הניחוח2 כתי׳ [כתיב] ויאמר ה׳ אל לבו כו׳ והוא ע״ד מעין שנקרא בנין בהמ״ק [בית המקדש] מקום הקרבנות שמחת לבו כנ״ל:3
E perciò, nella parashah di Noach, dopo che egli ebbe offerto un sacrificio, è scritto: «E Havayah percepì il profumo gradito»; ed è scritto: «E Havayah disse al Suo cuore», ecc. E ciò è una sorta di anticipazione di [come] la costruzione del Santo Tempio, luogo dei sacrifici, è chiamata «la gioia del suo cuore», come detto sopra.
Dopo il Diluvio Noach offrì un sacrificio, Havayah ne percepì il profumo gradito e il versetto dice: «Havayah disse al Suo cuore» che non avrebbe più maledetto la terra: nel senso semplice, risolse dentro di Sé. Le stesse parole «al Suo cuore», che prima del Diluvio descrivevano il dolore, ora descrivono il suo rovesciamento: l’offerta di Noach riaprì il flusso e fu un’anticipazione del Tempio, il luogo dei sacrifici, «la gioia del suo cuore».
Il paragrafo completa la lettura del Midrash: la generazione del Diluvio bloccò la circolazione tra i mondi e il «cuore» di D‑o, mentre il sacrificio di Noach la riaprì, anticipando il Tempio.
La nota di Kehot registra che l’intera sezione dal paragrafo 7 («Secondo questo…») fino a qui manca nel manoscritto Bukh 35, che presenta invece un brano sul motivo per cui la Torah è chiamata guarigione: lo studio come cura preventiva, la teshuvah come cura dopo il danno e la Torah studiata per se stessa, che fa discendere una luce nuova e guarisce come la teshuvah.
Marei mekomos
- 1מכעיסין ובאין · Pirkei Avot 5:2
- 2וירח ה׳ את ריח הניחוח · Genesis 8:21
- 3ועפ״ז . . שמחת לבו כנ״ל · כל הקטע ליתא בבוך 35 [ובאוה״ת שה״ש כרך ג ע׳ תתקכב בכמה שינויים ע״ש], ובמקומו נמצא קטע דלהלן: עוד י״ל בדרך אפשר [באוה״ת שם — בדרך אחר] שהתורה נק׳ רפואה דהנה כתיב כל המחלה כו׳ לא אשים כו׳ כי אני ה׳ רופאך והקשו אם לא אשים החולי רפואה למה, והתירוץ הוא כמו מלך ישר [באוה״ת שם — או שר] מחזיק אצלו רופא המורה לו הנהגה טובה שלא יבא לידי חולי ר״ל, וזהו נקרא ג״כ בלשון רפואה וזהו הרפואה ע״י התורה, אך אם כבר הגיע הקלקול אזי הרפואה ע״י התשובה, וב׳ הדרכים אמת שיש תורה ויש תורה ע״ד מעיקרא כי קעביד אינש אדעתי׳ דנפשי׳ קעביד היא רק רפואה ע״ד הב׳, אבל יש בחי׳ עוסק בתורה לשמה ואז ממשיך אור חדש ממש, [באוה״ת שם נוסף — כמ״ש ממושבותיכם תביאו כו׳ לכן היא רפואה] לכן רפואה כמו תשובה דכמו שתלמוד מביא לידי מעשה כך ג״כ לידי תשובה, והאור שבתורה מחזירו למוטב, וב׳ הבחי׳ אלו שבתורה נק׳ גשם וטל כמ״ש יערוף כמטר כו׳ ותיזל כטל.
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Nell’avodah
Una persona dovrebbe servire D‑o con grande gioia nell’adempimento delle mitzvos, sapendo che in esse è rivestita la delizia stessa di D‑o, benché ancora non sia visibile; inoltre, raffinando gli elementi materiali attraverso le mitzvos e amando D‑o «con tutto il tuo cuore», suscita un risveglio dal basso (isarusa dilesata) che apre il flusso della luce divina nel mondo.
Domande di discussione
- Perché il maamar afferma che il valore di una gemma risiede nello stupore suscitato da una pietra che risplende, e in che modo questo spiega la forza delle mitzvos compiute con elementi materiali?
- Qual è la differenza tra gioia e delizia, e perché oggi le mitzvos possono suscitare soltanto gioia?
- Perché sia il Tempio sia la preghiera accompagnata da amore e timore reverenziale (ahavah veyirah) sono descritti come capaci di cogliere soltanto l’esistenza della luce, e non la sua essenza?
- In che modo l’analogia del cuore e della circolazione del sangue spiega «Si addolorò nel Suo cuore» e la risposta di D‑o al sacrificio di Noach?