Torah Ohr · Parashot Noach · Maamar 2
אם יתן איש את כל הון ביתו באהבה…
Se un uomo desse tutte le ricchezze della sua casa
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Tradotto con l’IA dalla nostra edizione inglese, poi verificato e corretto in diversi passaggi sulla base dell’inglese e dell’ebraico. L’inglese stesso è in corso di revisione da parte di lettori. Se conosci bene l’italiano, saremmo grati del tuo aiuto nella revisione di questa traduzione. Collabora alla revisione
Idea centrale
L’amore supremo, «con tutte le tue forze», desidera l’essenza stessa di D‑o, e perciò disprezza persino la sapienza della Torah e il Giardino dell’Eden, che non sono che un riflesso della Sua luce. Questa essenza si raggiunge soltanto attraverso le mitzvos pratiche, espressione della volontà interiore di D‑o, rivestita in cose materiali e adempiuta «oggi», mentre l’anima è nel corpo.
Il maamar in breve
Proseguendo la lettura del maamar precedente di «molte acque non possono spegnere l’amore», l’Alter Rebbe passa alla conclusione del versetto: «Se un uomo desse tutte le ricchezze della sua casa in cambio dell’amore, sarebbero del tutto disprezzate». «Le ricchezze della sua casa» sono la sapienza della Torah, le ragioni delle mitzvos. Essa scorre dalla sapienza divina (Chochmah) («Eden») come un fiume verso il «giardino», le cinquantatré sidros [sezioni della Torah], e dà origine al Giardino dell’Eden Superiore e a quello Inferiore. Eppure la Chochmah si è manifestata soltanto attraverso numerose contrazioni (ish, «uomo di guerra») ed è soltanto un’irradiazione, nulla al confronto con l’essenza di D‑o. L’amore «con tutte le tue forze» aspira a essere assorbito nel «corpo del Re» e perciò disprezza tutte quelle ricchezze. Le mitzvos pratiche, invece, sono la volontà di D‑o, al di sopra della ragione; come un’idea profonda che si può comunicare soltanto con un accenno, si rivelano solo quando sono rivestite in cose materiali. Perciò lo Shema dice: «che Io (Anochi), Colui che è Io, ti comando oggi»: l’essenza di D‑o si raggiunge attraverso le azioni, e soltanto mentre l’anima è nel corpo. In questo modo l’anima, la «sorellina» (achos), diventa una (achas) con D‑o, abbracciata da ogni lato.
Schema
- L’amore che le acque non possono spegnereLe preoccupazioni per il sostentamento e i pensieri mondani non possono spegnere l’amore; attraverso di essi si raggiunge l’amore «con tutte le tue forze».¶1
- Le ricchezze della sua casaLa sapienza della Torah, le ragioni delle mitzvos, scorre dalla Chochmah attraverso numerose contrazioni fino al Giardino dell’Eden; è soltanto un’irradiazione di D‑o.¶2–3
- Disprezzare l’irradiazioneL’amore «con tutte le tue forze» desidera soltanto l’essenza di D‑o, «il corpo del Re», e perciò disprezza l’Eden e le ricchezze della sapienza.¶3–4
- Le mitzvos: volontà al di sopra della sapienzaLe mitzvos pratiche sono la volontà interiore di D‑o, al di sopra della ragione; come un’idea profonda comunicata soltanto con un accenno, si rivelano solo in cose materiali.¶4–5
- «Che Io ti comando oggi»L’amore dello Shema sale fino all’unione con l’essenza di D‑o, che si raggiunge soltanto compiendo le mitzvos, e solo «oggi», mentre l’anima è nel corpo.¶6–7
- La nostra sorellinaPronunciare parole di Torah è considerato un atto; attraverso le mitzvos l’anima diventa «una» con D‑o ed è abbracciata da ogni lato.¶8
Concetti chiave
- Le ricchezze della sua casaהון ביתו
- La sapienza della Torah: le spiegazioni e le ragioni delle mitzvos, che derivano dalla Chochmah di D‑o.
- Con tutte le tue forzeבכל מאדך
- L’amore supremo dello Shema, al di là della propria misura: il desiderio di unirsi all’essenza stessa di D‑o.
- Essere assorbiti nel corpo del Reלאשתאבא בגופא דמלכא
- Lo scopo di quell’amore: l’unione con l’essenza stessa di D‑o, non soltanto con la Sua luce.
- Irradiazione e illuminazioneזיו והארה
- La luce di D‑o che si diffonde verso l’esterno. La Chochmah, la sapienza della Torah e il Giardino dell’Eden sono soltanto questo, se paragonati alla Sua essenza.
- La Sua essenza e il Suo essereמהותו ועצמותו
- D‑o stesso, al di sopra dell’intera catena discendente dei mondi (hishtalshelus).
- La dimensione interiore della Sua volontà (pnimiyus)פנימיות רצונו
- La radice delle mitzvos pratiche, superiore alla ragione e alla sapienza; per questo si riveste in azioni materiali.
- Il loro inizio è incastonato nella loro fineנעוץ תחלתן בסופן
- La radice suprema si rivela precisamente al livello più basso, nell’azione materiale.
L’amore che le acque non possono spegnere ¶1
«Se un uomo desse tutta la ricchezza della sua casa in cambio dell’amore, lo disprezzerebbero profondamente». È stato infatti spiegato sopra che le «molte acque» sono le preoccupazioni legate al sostentamento.
Il maamar si apre con la seconda metà di un versetto del Cantico dei Cantici, la cui prima metà («molte acque non possono spegnere l’amore, né i fiumi sommergerlo») era stata oggetto del maamar precedente. Là, le «molte acque» erano interpretate come le preoccupazioni per il sostentamento.
ונהרות שהם המחשבות בענינים גשמיים שנקראו בשם נהרות דניידי ואזלי2 משא״כ מים הם מכונסים ועומדים וכל זה לא יוכלו לכבות את האהבה ואדרבה בהם וע״י דוקא תבא לבחי׳ האהבה היותר גדולה היינו בחי׳ בכל מאדך הנ״ל.
E i «fiumi» sono i pensieri relativi alle questioni materiali, chiamati «fiumi» perché scorrono e si muovono, mentre le acque sono raccolte e immobili. Tutto ciò non può spegnere l’amore; al contrario, è proprio in mezzo a queste cose e attraverso di esse che si giunge al livello dell’amore più grande, ossia al livello del «con tutta la tua forza» menzionato sopra.
I «fiumi» sono il flusso dei pensieri relativi alle questioni mondane: come un fiume, questi pensieri continuano a scorrere, mentre le «acque» (le preoccupazioni per il sostentamento) restano raccolte in un unico luogo. Nulla di tutto questo spegne l’amore dell’anima per D‑o; al contrario, superare proprio queste distrazioni conduce la persona all’amore più elevato, l’amore «con tutta la tua forza» (bechol me’odecha) dello Shema, un amore che va oltre la propria misura.
Il paragrafo richiama l’interpretazione del maamar precedente, secondo cui le «molte acque» e i «fiumi» sono distrazioni materiali che non possono spegnere l’amore e che, anzi, conducono all’amore più grande, «con tutta la tua forza». Prepara così la domanda su che cosa aggiunga il resto del versetto: «se un uomo desse tutta la ricchezza della sua casa».
Marei mekomos
- 1
- 2שו״ה המחשבות — דניידי ואזלי · ראה תו״ח נח סב, ב.
Le ricchezze della sua casa ¶2–3
2ולזה אומר אח״כ אם יתן איש את כל הון ביתו כו׳. הון ביתו נק׳ חכמת התורה שהן פירוש וטעמי המצות שנמשך מבחי׳ חכמתו ית׳.
E per questa [ragione] dice poi: «Se un uomo offrisse tutta la ricchezza della sua casa», ecc. «La ricchezza della sua casa» si riferisce alla sapienza della Torah, cioè alle spiegazioni e ai motivi delle mitzvos, che derivano dal livello della Sua sapienza benedetta (Chochmah).
L’Alter Rebbe interpreta ora la seconda metà del versetto: «la ricchezza della sua casa» è la sapienza della Torah, vale a dire le spiegazioni e i motivi che stanno alla base delle mitzvos. Questa sapienza deriva dalla Chochmah propria di D‑o, il livello della sapienza divina.
וכמ״ש ונהר יוצא מעדן1 להשקות את הגן. כי מעדן שהוא בחי׳ חכמה שנק׳ עדן2 יוצא נהר לשון המשכה להשקות את הגן שהם ג״ן סדרים דאורייתא שהן
Come è scritto: «E un fiume esce da Eden per irrigare il giardino (gan)». Infatti da «Eden», che è il livello di Chochmah, chiamato «Eden», «esce un fiume» (termine che indica un’effusione verso il basso) «per irrigare il giardino (gan)»: questi sono i cinquantatré (gan) sidros della Torah, che sono
Il versetto della Genesi viene letto come una mappa del modo in cui la sapienza della Torah si effonde verso il basso: «Eden» è Chochmah, il «fiume» è il far discendere tale sapienza, e il «giardino» (gan, le cui lettere hanno valore numerico cinquantatré) rappresenta i sidros, le porzioni in cui la Torah è suddivisa per la lettura settimanale, che il maamar conta come cinquantatré, il valore di gan (gimmel 3, nun 50).
פירוש וטעמי המצות ונעשה מהם בחי׳ ג״ע [גן עדן] עליון וג״ע [וגן עדן] תחתון עד שנשתלשל מטה מטה ששרשם מבחי׳ חכמתו ית׳ שנק׳ ראשית ההשתלשלות ואינו ערוך כלל לגבי מהותו ועצמותו יתברך שהוא למעלה מההשתלשלות:3
le spiegazioni e i motivi delle mitzvos. Da esse si formano il livello del Gan Eden Superiore e quello del Gan Eden Inferiore, finché non è disceso sempre più in basso. La loro radice proviene dal livello della Sua sapienza benedetta, chiamato il principio della catena discendente dei mondi (hishtalshelus), ma essa non è affatto paragonabile alla Sua essenza e al Suo essere benedetti, che sono al di sopra della catena discendente.
Le spiegazioni e i motivi delle mitzvos costituiscono il Gan Eden Superiore e il Gan Eden Inferiore, i mondi spirituali nei quali le anime godono della luce di D‑o, e continuano a discendere, livello dopo livello. Ma poiché la loro radice è in Chochmah, che è soltanto il primo anello della catena discendente dei mondi (hishtalshelus), essa è nulla in confronto all’essenza di D‑o, che è del tutto al di sopra di questa catena.
Il paragrafo identifica «la ricchezza della sua casa» con la sapienza della Torah, i motivi delle mitzvos, che fluiscono dalla Chochmah divina attraverso il Gan Eden. Poi ne delimita il valore: tutto ciò appartiene alla catena discendente dei mondi e non è affatto paragonabile all’essenza di D‑o.
Altrove, in Torah Ohr (Yisro), l’Alter Rebbe spiega che Chochmah è chiamata «Eden» perché riceve dalla delizia superna (taanug), e che da Eden il flusso raggiunge il «giardino», il Gan Eden Superiore e quello Inferiore, dove le anime godono dello splendore della Presenza divina (Shechinah).
Marei mekomos
- 1ונהר יוצא מעדן · Genesis 2:10
- 2שהוא בחי׳ חכמה שנק׳ עדן · ראה לקמן ע, ב. קז, ד.
- 3
Disprezzare l’irradiazione ¶3–4
E questo è [il significato di] «Se un uomo (ish) desse»: [la parola ish] indica i rigori (gevuros) e le contrazioni (tzimtzumim), come è scritto (Esodo 15): «Havayah è un uomo (ish) di guerra», ecc.
La parola ish («uomo») è intesa come un termine che indica la forza divina e il rigore (gevuros), nonché la contrazione (tzimtzum), come nel versetto che chiama D‑o «un uomo di guerra». Perciò «se un uomo desse» allude alle contrazioni date da D‑o che producono «la ricchezza della sua casa».
שכדי שיומשך מעצמותו ית׳ להתהוות בחי׳ חכמה שאינו אלא זיו והארה בלבד א״א להיות כ״א ע״י צמצומים וגבורות רבים.
Poiché, affinché dalla Sua essenza benedetta venga tratto [ciò che occorre] perché venga all’esistenza il livello della sapienza (Chochmah) — che non è altro che una radianza e un’illuminazione soltanto —, ciò è possibile solo attraverso molte contrazioni e rigori.
Anche Chochmah, la fonte della sapienza della Torah, è soltanto un bagliore che irradia da D‑o, non la Sua stessa essenza; e persino quel bagliore può venire all’esistenza solo attraverso molte contrazioni e rigori. Ciò mostra quanto la sapienza della Torah sia distante dall’essenza.
וזהו אם יתן איש את כל הון ביתו באהבה3 שהוא אהבת בכל מאדך המבואר למעלה שהוא לאשתאבא בגופא דמלכא.
E questo è [il significato di] «Se un uomo desse tutta la ricchezza della sua casa per amore»: questo è l’amore «con tutte le tue forze» spiegato sopra, che consiste nell’essere assorbiti nel corpo stesso del Re.
L’«amore» per il quale un uomo darebbe via tutta quella ricchezza è l’amore «con tutte le tue forze» descritto in precedenza: il desiderio di essere assorbiti nel «corpo stesso del Re», immagine dell’essenza stessa di D‑o, e non semplicemente della Sua luce.
Il paragrafo mostra che la sapienza della Torah è venuta all’esistenza solo attraverso molte contrazioni e che, pertanto, è soltanto una radianza di D‑o. L’amore «con tutte le tue forze» anela a D‑o stesso, il «corpo del Re», e perciò rinuncerebbe all’intera «ricchezza».
Un passo parallelo in Likkutei Torah (Re'eh) ordina i tre amori dello Shema: «con tutto il tuo cuore» è l’anelito dell’anima ai cortili di D‑o; «con tutta la tua anima» è il legare le proprie facoltà alla Torah e alle mitzvos, il palazzo del Re; e «con tutte le tue forze» è il sacrificio di sé (mesirus nefesh), un desiderio del cuore che va oltre l’intelletto.
Marei mekomos
- 1וזהו אם יתן איש שהוא לשון גבורות · ראה לקו״ת ראה לא, ד.
- 2
- 3אם יתן איש את כל הון ביתו באהבה · Song of Songs 8:7
Le mitzvos: volontà al di sopra della sapienza ¶4–5
4וכמ״ש מי לי בשמים1 ועמך לא חפצתי כו׳ שלא יחפוץ לא בג״ע [בגן עדן] כו׳ שהם אינם רק זיו והארה בלבד רק לאשתאבא בגופא דמלכא שהוא מהותו ועצמותו ית׳.
Come è scritto: «Chi ho in cielo [se non Te]? E oltre a Te non desidero nulla», ecc.: egli non desidera né il Giardino dell’Eden, ecc., poiché questi non sono che una semplice irradiazione e illuminazione, ma soltanto essere assorbito nel corpo del Re, che è la Sua essenza e il Suo essere benedetti.
Le parole di Asaf nel Salmo, «Chi ho in cielo [se non Te]? E, oltre a Te, non desidero nulla [sulla terra]», esprimono l’amore che non desidera né il Giardino dell’Eden né alcuna ricompensa spirituale, poiché queste cose sono soltanto l’irradiazione di D‑o; desidera soltanto D‑o stesso, la Sua essenza.
ואי לזאת בוז יבוזו לו הון ביתו הנ״ל שאינו אלא זיו והארה כו׳ וד״ל [ודי למבין]. אכן כ״ז [כל זה] הוא הפי׳ וטעמי המצות שהוא בחי׳ חכמת התורה שנמשך מחכמתו ית׳ כנ״ל.
Di conseguenza, «sarebbe del tutto disprezzata»: [vale a dire,] «la ricchezza della sua casa» menzionata sopra, che non è altro che un’irradiazione e illuminazione, ecc.; ciò basti a chi comprende. Tuttavia, tutto questo riguarda la spiegazione e le ragioni delle mitzvos, che rappresentano il livello della sapienza (Chochmah) della Torah, derivata dalla Sua sapienza benedetta, come menzionato sopra.
Qui il maamar interpreta a modo suo le parole finali del versetto: «sarebbe del tutto disprezzata» significa che l’amante stesso disprezza «la ricchezza della sua casa», poiché è soltanto un’irradiazione. L’Alter Rebbe aggiunge però una precisazione: ciò vale per le ragioni e le spiegazioni delle mitzvos, la sapienza intellettuale della Torah che deriva dalla Chochmah di D‑o.
אבל גופי המצות מעשיות כמו תפלין וסוכה ומצות צדקה שנא׳ [שנאמר] (ישעי׳ [ישעיה] לב) והי׳ [והיה] מעשה הצדקה2 וכדומה שהן הם רצונו ית׳ שלמעלה מהטעם והדעת הנמשך בבחי׳ חכמה.
Ma le mitzvos pratiche stesse, nella loro concretezza, come i tefillin, la sukkah e la mitzvah della tzedakah (come è detto (Isaia 32): «E l’opera della tzedakah sarà»), e simili, sono la Sua volontà benedetta (ratzon), che è al di sopra della ragione e della comprensione che vengono fatte discendere nel livello di Chochmah.
Le mitzvos stesse, le azioni concrete come indossare i tefillin, sedere nella sukkah e dare tzedakah, sono diverse: sono la volontà di D‑o, che è superiore alla ragione e alla comprensione, poiché la ragione appartiene al livello di Chochmah, mentre la volontà è al di sopra di esso.
ולהיות ששרש׳ גבוה מאד ממדרגת התורה כו׳ ע״כ נתלבשו בדברים גשמיים דוקא שא״א לבא לבחי׳ השגה כו׳.
E poiché la loro radice è molto più elevata del livello della Torah, ecc., perciò sono state rivestite specificamente in cose fisiche, poiché [la loro radice] non può giungere al livello della comprensione, ecc.
Poiché le mitzvos hanno una radice così elevata, al di sopra persino della sapienza della Torah, non potevano essere comprese; perciò sono rivestite specificamente in oggetti e azioni fisici.
L’amore «con tutta la tua forza» desidera soltanto l’essenza di D‑o, e perciò disprezza persino il Giardino dell’Eden e la sapienza della Torah. Le mitzvos pratiche, invece, sono la volontà di D‑o, superiore alla sapienza, e proprio per questo sono rivestite in cose fisiche.
Marei mekomos
- 1מי לי בשמים · Psalms 73:25
- 2
5וכמו שאמרו ז״ל [זכרונו לברכה / זכרונם לברכה] לחכימא ברמיזא1234567 שדבר העמוק מאד א״א לגלותו בדבור כ״א ברמיזא שמראה לו באצבע כו׳.
Come dissero i nostri Saggi, di benedetta memoria: «Per il saggio, un cenno». Una questione molto profonda non può essere rivelata a parole, ma soltanto con un cenno, indicandogliela con un dito, ecc.
Il detto dei Saggi «Per il saggio, un cenno» illustra il punto: un’idea troppo profonda per essere espressa a parole non può essere enunciata direttamente; si può soltanto indicarla, come con un dito.
כמו״כ [כמו כן] מצות מעשיות מפני ששרשם מאד נעלה שהן פנימיות רצונו ית׳ כביכול שלמעלה מהשגה. לזאת א״א לבא לידי גילוי למטה כ״א בהתלבשותם בדברי׳ [בדברים] גשמיים דוקא כי נעוץ תחלתן בסופן8 דוקא.
Così è anche per le mitzvos pratiche: poiché la loro radice è elevatissima, essendo la dimensione interiore (pnimiyus) della Sua volontà (benedetto Egli sia), per così dire, che è al di sopra della comprensione, esse non possono giungere alla rivelazione in basso se non rivestendosi specificamente di cose materiali, poiché «il loro inizio è incastonato nella loro fine», precisamente.
Le mitzvos pratiche sono come quel cenno: la loro radice è la dimensione interiore della volontà di D‑o, troppo profonda per essere compresa; perciò può essere rivelata in basso soltanto quando si riveste di cose materiali. «Il loro inizio è incastonato nella loro fine» è un’espressione tratta da Sefer Yetzirah: la radice più elevata si manifesta proprio al livello più basso e materiale.
Un’analogia: come un’idea molto profonda può essere comunicata soltanto con un cenno, e non a parole, così la volontà più intima di D‑o, al di là della comprensione, può essere rivelata soltanto attraverso azioni fisiche. Ciò che è più elevato si esprime proprio in ciò che è più basso.
Marei mekomos
- 1לחכימא ברמיזא · Zohar I, 26b
- 2לחכימא ברמיזא · Zohar, Pinchas 51:314–53:325
- 3לחכימא ברמיזא · Zohar, Ki Teitzei 18:88–20:98
- 4לחכימא ברמיזא · Tikkunei Zohar 36a:11–12
- 5לחכימא ברמיזא · Tikkunei Zohar 107b:4
- 6לחכימא ברמיזא · Tikkunei Zohar 116a:3–4
- 7לחכימא ברמיזא · Midrash Mishlei 22
- 8נעוץ תחלתן בסופן · Sefer Yetzirah 1:7
«Che Io ti comando oggi» ¶6–7
6וזהו והיו הדברים1 האלה אשר אנכי מצוך היום כו׳. כי הנה כל פ׳ ק״ש [קריאת שמע] שמע ישראל הוא רק התבוננות מבחי׳ שמותיו כו׳.
Ed è questo [il significato di] «E queste parole che Io (Anochi) ti comando oggi saranno», ecc. Poiché l’intero brano della lettura dello Shema, «Ascolta, Israele», è soltanto una contemplazione del livello dei Suoi Nomi, ecc.
L’Alter Rebbe passa allo Shema. Le sue parole iniziali, «Ascolta, Israele», sono una meditazione sui Nomi di D‑o, cioè sui modi in cui D‑o Si rivela; «e queste parole che Io (Anochi) ti comando oggi» verrà spiegato nel paragrafo successivo.
ועי״ז ואהבת בכל לבבך2 כו׳ עד שיגיע לבחי׳ אהבת בכל מאדך הנ״ל שהוא ליכלל ולדבקה בו במהותו ועצמותו ית׳ ממש.
E attraverso questo [si giunge a] «E amerai con tutto il tuo cuore», ecc., fino a raggiungere il livello dell’amore «con tutta la tua forza» menzionato sopra, che consiste nell’essere incluso in Lui e nell’aderire a Lui, nella Sua stessa essenza e nel Suo stesso essere, benedetto Egli sia.
Quella meditazione conduce a «amerai con tutto il tuo cuore» e, oltre, all’amore «con tutta la tua forza»: il desiderio di essere assorbiti nella stessa essenza di D‑o e di aderire a Lui, non soltanto alla Sua luce rivelata.
La contemplazione dei Nomi di D‑o nello Shema suscita amore, che ascende fino all’amore «con tutta la tua forza», il quale tende all’unione con l’essenza di D‑o. Il versetto «e queste parole che Io ti comando» mostrerà come tale amore si realizza.
Marei mekomos
- 1והיו הדברים · Deuteronomy 6:6
- 2ואהבת בכל לבבך · Deuteronomy 6:5
7וא״א זאת כ״א ע״י קיום מצותיו ית׳ דוקא שהן פנימיות רצונו ית׳ ונעוץ סופן בתחלתן
E ciò è possibile soltanto adempiendo specificamente le Sue mitzvos benedette, poiché esse costituiscono la dimensione interiore della Sua volontà benedetta, e «la loro fine è incastonata nel loro inizio».
L’unione con l’essenza di D‑o che l’amore «con tutte le tue forze» ricerca non si può raggiungere soltanto con l’amore o la comprensione, ma solo compiendo concretamente le mitzvos, che sono la volontà più intima di D‑o. «La loro fine è incastonata nel loro inizio»: l’azione fisica è connessa alla radice più elevata.
וזהו אשר אנכי12 מי שאנכי3 שהוא מהותו ועצמותו ממש ולא בבחי׳ אור וזיו בלבד מצוך ע״י קיום מצות מעשיות דוקא כנ״ל.
E questo è [il significato di] «che Io (Anochi)»: Colui che è «Io», cioè la Sua stessa essenza e il Suo stesso essere, e non soltanto un livello di luce e splendore, «ti comando», attraverso l’adempimento specifico delle mitzvos pratiche, come menzionato sopra.
La parola Anochi («Io») in «che Io ti comando» si riferisce all’essenza stessa di D‑o, «Colui che è Io», e non a una Sua luce o a un Suo splendore; è questa essenza che comanda e che si raggiunge compiendo le mitzvos pratiche.
היום כו׳ שהיום דוקא שהנשמה מלובשת בתוך הגוף משא״כ קודם התלבשותה בגוף היתה רק נהנית מזיו השכינה כו׳.
«Oggi», ecc.: proprio «oggi», quando l’anima è rivestita nel corpo; mentre, prima di essere rivestita nel corpo, si deliziava soltanto dello splendore della Presenza divina (Shechinah), ecc.
«Oggi» significa adesso, mentre l’anima è nel corpo. Prima di entrare nel corpo, l’anima godeva soltanto dello splendore della Shechinah; soltanto nel corpo, compiendo mitzvos fisiche, può raggiungere l’essenza stessa di D‑o.
Il paragrafo interpreta «che Io (Anochi) ti comando oggi» come la risposta: l’unione con l’essenza di D‑o si raggiunge soltanto attraverso le mitzvos pratiche, e soltanto «oggi», mentre l’anima è nel corpo. Prima della sua discesa, l’anima aveva soltanto lo splendore della Shechinah.
Il primo maamar di Torah Ohr interpreta allo stesso modo il medesimo versetto: «che Io, Colui che è Io, ti comando», e lo collega alla rivelazione della Divinità e al venire all’esistenza della Torah.
Marei mekomos
- 1וא״א זאת כ״א ע״י קיום מצותיו . . אשר אנכי · נתבאר בד״ה והיה ברכה תרל״ט.
- 2אשר אנכי · Deuteronomy 6:6
- 3אשר אנכי מי שאנכי · ראה לעיל א, א במ״מ.
La nostra sorellina ¶8
E questo è [il significato di] «E parlerai (vedibarta) di essi»: questa è la mitzvah di pronunciare le parole della Torah. E come è scritto: «E la pronuncerai», ecc. E il movimento delle labbra è considerato un atto, ecc.
«E parlerai di essi» è la mitzvah di pronunciare ad alta voce le parole della Torah; il verbo in «E la pronuncerai» (vehagisa) significa sia meditare sia pronunciare. La regola talmudica secondo cui il movimento delle labbra è considerato un atto significa che parlare di Torah è di per sé una sorta di azione e condivide quindi la forza delle mitzvos pratiche.
וזהו אחות לנו קטנה4 שנעשה בחי׳ אחות והוא לשון אחת שמתאחדת בתכלית עם מהותו ועצמותו ית׳ כביכול ממש ע״י קיום המצות מעשיות כנ״ל.
E questo è [il significato di] «Abbiamo una sorella piccola» (achos): ella diventa il livello (bechinah) di achos, termine legato a «una» (achas), poiché attraverso l’adempimento delle mitzvos pratiche, come detto sopra, diventa completamente unita alla Sua stessa essenza e al Suo stesso essere benedetti, per così dire.
Il versetto «Abbiamo una sorella piccola» viene interpretato attraverso un gioco di parole: achos («sorella») è legato ad achas («una»). Attraverso le mitzvos pratiche, l’anima diventa completamente una con l’essenza di D‑o.
וכמ״ש וימינו תחבקני5 כאדם החובק את חבירו מכל צדדיו כו׳ וזהו מה נעשה לאחותינו ביום שידובר בה וד״ל [ודי למבין]:
E come è scritto: «La Sua destra mi abbraccia», come una persona che abbraccia il proprio compagno da ogni lato, ecc. E questo è [il significato di] «Che cosa faremo per nostra sorella il giorno in cui si parlerà di lei (yedubar)»; e questo basta a chi comprende.
Nel Cantico, l’amata dice del suo amato: «La sua destra mi abbraccia»; qui è D‑o che abbraccia l’anima come una persona che stringe un amico da ogni lato, immagine di quell’unione totale. Le parole conclusive, «il giorno in cui si parlerà di lei» (yedubar), hanno la stessa radice di «parlerai (vedibarta) di essi», all’inizio di questo paragrafo; l’Alter Rebbe lascia il nesso come allusione e, lette in questo modo, indicano il giorno in cui si pronunciano parole di Torah.
Il paragrafo aggiunge che pronunciare parole di Torah conta come un atto e si conclude con l’immagine della «sorella piccola», che diventa «una» con D‑o ed è abbracciata da Lui da ogni lato attraverso le mitzvos pratiche.
Un passo di Likkutei Torah (Shemini Atzeres) spiega che il movimento delle labbra è un’azione, sebbene non sia un’azione tanto grande quanto un atto fisico, e che la forza dell’azione di suscitare una risposta dall’Alto viene fatta discendere attraverso lo studio della Torah, poiché «lo studio è grande, perché conduce all’azione».
Marei mekomos
- 1ודברת בם · Deuteronomy 6:7
- 2והגית בו · Joshua 1:8
- 3עקימת שפתיו הוי מעשה · Bava Metzia 90b:13–14
- 4אחות לנו קטנה · Song of Songs 8:8
- 5וימינו תחבקני · Song of Songs 2:6
Hai terminato il maamar?
Segnalo come studiato: conta per il siyum settimanale e per quello annuale.
Nell’avodah
Le preoccupazioni per il sostentamento e il flusso dei pensieri mondani non devono scoraggiare una persona: superarli è il modo per raggiungere l’amore «con tutte le tue forze». Questo amore non dovrebbe desiderare né una ricompensa, né l’Eden, né persino la comprensione fine a se stessa, ma D‑o stesso; e si realizza compiendo concretamente le mitzvos (tefillin, sukkah, tzedakah) e pronunciando parole di Torah, ora, mentre l’anima è nel corpo.
Domande di discussione
- Perché un amore che desidera l’essenza di D‑o «disprezzerebbe» persino la sapienza della Torah e il Giardino dell’Eden?
- In che modo la parola ish, come in «uomo di guerra», mostra che la Chochmah è lontana dall’essenza di D‑o?
- Perché la volontà più intima di D‑o deve rivestirsi in cose materiali? In che modo l’analogia «per il saggio basta un accenno» aiuta a spiegarlo?
- Che cosa aggiunge «oggi» a «che Io ti comando», e perché l’anima nel corpo può raggiungere ciò che non poteva raggiungere prima della sua discesa?
- Pronunciare parole di Torah è considerato un atto. Che cosa suggerisce questo sul posto dello studio della Torah tra le mitzvos pratiche?