Torah Ohr · Parashot Vayeira · Maamar 1
פתח אליהו אנת הוא חד ולא בחושבן אנת…
(A proposito del versetto «Scenderò ora») Eliyahu aprì: «Tu sei Uno, ma non in numero…»
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Tradotto con l’IA dalla nostra edizione inglese, poi verificato e corretto in diversi passaggi sulla base dell’inglese e dell’ebraico. L’inglese stesso è in corso di revisione da parte di lettori. Se conosci bene l’italiano, saremmo grati del tuo aiuto nella revisione di questa traduzione. Collabora alla revisione
Idea centrale
Le dieci emanazioni divine (Sefiros) sono chiamate «tikkunim» (ornamenti) perché, come l’intelletto e le emozioni dell’anima, sono abiti della Luce Infinita (Or Ein Sof) che tuttavia sono una cosa sola con essa; eppure l’Infinito (Ein Sof) resta «Uno, ma non in numero», perché il Mondo dell’Emanazione (Atzilus) emerge attraverso la contrazione (tzimtzum), una separazione molto più profonda della parsa (partizione) che divide i mondi inferiori.
Il maamar in breve
Spiegando l’apertura di Pasach Eliyahu, il maamar chiede perché le Sefiros siano chiamate tikkunim. L’anima offre il modello: la sua essenza è una luce semplice, mentre il suo intelletto e le sue emozioni sono abiti interiori, uniti ad essa come un ornamento a chi lo indossa, diversamente dagli abiti distinti del pensiero, della parola e dell’azione. Allo stesso modo, le Sefiros di Atzilus sono tikkunim della Luce Infinita, mentre quelle del Mondo della Creazione (Beriah), del Mondo della Formazione (Yetzirah) e del Mondo dell’Azione (Asiyah) sono veri e propri abiti. D‑o è detto «sapiente» in quanto fonte della sapienza, proprio come la benevolenza (Chesed) è la fonte remota della dolcezza di una mela; e Atzilus, derivando dalla radice di «metterò da parte dallo spirito», detto a proposito di Moshe, è l’Infinito che si abbassa con umiltà. «Uno, ma non in numero» si riferisce alla Corona (Keser): Atzilus viene attraverso il tzimtzum, nel quale la luce è ritirata nella sorgente luminosa e permane soltanto in potenza, così che non resta alcun rapporto; i mondi inferiori vengono invece attraverso una parsa, come la parabola di un maestro, nella quale la sapienza superiore è effettivamente presente e permane un certo rapporto. Eppure tutto è unito a Lui. Infine, «lungo» e «corto» sono Chesed e il rigore (Gevurah), e «Scenderò ora e vedrò» esprime il loro equilibrio, con la compassione tra loro.
Schema
- Intestazione e domandaPerché le dieci Sefiros sono chiamate tikkunim? L’intelletto e le emozioni dell’anima sono i suoi abiti interiori, uniti ad essa come un ornamento.¶1–2
- L’anima e i suoi abitiIl corpo, e ancor più l’intelletto e le emozioni, sono abiti uniti all’anima; poiché cambiano, non sono la sua essenza immutabile, ma le sono più vicini del pensiero, della parola e dell’azione.¶3–5
- «Tu sei sapiente»: la fonte della sapienzaLe Sefiros di Atzilus sono tikkunim; D‑o è detto sapiente in quanto fonte di ogni sapienza, così come Chesed diviene la dolcezza di una mela attraverso molte discese.¶6–8
- Atzilus come umiltà divinaAtzilus significa abbassarsi, come lo spirito di Moshe fu «messo da parte» per i settanta anziani: la Luce Infinita si abbassa nelle Sefiros, che restano una cosa sola con essa.¶9–10
- «Uno, ma non in numero»: Keser, tzimtzum e parsaKeser è l’intermediario incomparabile; Atzilus emerge attraverso il tzimtzum, i mondi inferiori attraverso una parsa.¶11–13
- Luce e sorgente luminosa; il tzimtzumLa Luce Infinita sta rispetto all’Infinito come la luce del sole rispetto al sole; nel tzimtzum la luce fu assorbita nella sorgente luminosa e permane soltanto in potenza, come l’anima prima di entrare nel corpo o uno studioso che non è impegnato nello studio, mentre la sorgente luminosa stessa resta intatta.¶14–17
- La parsa come parabola di un maestroUna parsa è come una parabola nella quale è effettivamente presente l’intera idea del maestro, cosicché la nuova sapienza di Beriah mantiene ancora un rapporto con Atzilus; al di là del tzimtzum non sussiste alcun rapporto.¶18–22
- Eppure uniti a LuiPoiché la luce fu soltanto assorbita nella sorgente luminosa e la linea di luce (kav) viene fatta emergere, le Sefiros, persino i loro recipienti, sono una cosa sola con l’Infinito, così come il pensiero può comprendere una pietra.¶23–24
- Lungo, corto e intermedio: «Scenderò ora»Chesed fluisce verso il basso, Gevurah lo misura in base a ciò che sale dal basso, la compassione si colloca tra loro; «Scenderò ora e vedrò» esprime il loro equilibrio, con la benevolenza per prima.¶25–26
Concetti chiave
- tikkunim (ornamenti)תיקונין
- Il nome che Pasach Eliyahu dà alle dieci Sefiros: abiti uniti a chi li indossa, come un ornamento, anziché rivestimenti separati.
- luce e sorgente luminosaאור ומאור
- La Luce Infinita (il «Nome» rivelatore di D‑o), paragonata alla sua fonte, l’Infinito stesso, come la luce del sole è paragonata al sole.
- tzimtzum e spazio vacuoצמצום, מקום פנוי
- Il ritiro della luce nella sorgente luminosa, dove permane soltanto in potenza; il risultato è «vuoto» di luce, ma non dell’essenza di D‑o.
- parsa (partizione)פרסא
- La barriera tra Atzilus e i mondi inferiori, che trasmette la sapienza superiore in una forma estranea, come una parabola, così che permane un certo rapporto.
- Keser intermediarioכתר הממוצע
- La Corona che sta tra l’Emanatore e ciò che viene emanato; non annoverata tra le Sefiros, è «Uno, ma non in numero».
- Atzilus come abbassamentoאצילות – ואצלתי
- Dal versetto di Moshe e degli anziani: Atzilus è la Luce Infinita che si mette da parte e si abbassa, con umiltà, per divenire sapienza.
- lungo, corto, intermedioאריך, קציר, בינוני
- Chesed, che fluisce verso il basso senza limite; Gevurah, che lo limita a ciò che sale dal basso; e la compassione, che dà anche a chi non lo merita.
Intestazione e domanda ¶1–2
Titolo aggiunto al maamar: il discorso che segue, sull’apertura di Pasach Eliyahu, è collegato al versetto della parashah di questa settimana in cui D‑o dice, prima di giudicare Sedom: «Scenderò ora e vedrò» (Genesi 18:21). Il legame viene esplicitato soltanto alla fine (paragrafi 25–26). Una glossa alla fine del discorso Pasach Eliyahu del 5658 (1898) spiega il collegamento: nella Sua stessa essenza, la Luce Infinita (Or Ein Sof) non ha alcun rapporto con i mondi; soltanto quando è rivestita nelle dieci emanazioni divine (Sefiros) del Mondo dell’Emanazione (Atzilus), i tikkunim (rettificazioni), agisce nei mondi inferiori, così che di D‑o si possa dire: «Scenderò».
Il titolo informa il lettore che questo discorso su Pasach Eliyahu è legato al versetto «Scenderò ora» della Parshas Vayera.
La nota di Kehot cita una glossa che spiega il collegamento: nella Sua stessa essenza, la Luce Infinita è al di là di qualsiasi rapporto con i mondi; soltanto quando si riveste nelle dieci Sefiros di Atzilus, i «tikkunim», e si unisce a esse, viene fatta discendere per agire in Beriah, Yetzirah e Asiyah; soltanto allora si può parlare di D‑o che «scende».
Marei mekomos
- 1שייך לפסוק ארדה נא · בהגהות לפתח אלי׳ תרנ״ח בסופו כ׳: השייכות כללות הדרוש לענין ארדה נא הוא משנ״ת שהע״ס נק׳ תיקונין שהם בחי׳ לבושין שמתקנים את האור להיות המשכת האור לפעול . . ובדוגמא כזאת הוא למעלה דמצד עצמות אוא״ס אינו בגדר עולמות כלל וכלל כ״א כשנתלבש האור בע״ס דאצי׳ ומתאחד עמהם אז נמשך האור לפעול בבי״ע . . אז שייך לומר ארדה נא ע״ש. הנחת כ״ק אדה״א משנת תקס״ו נדפס בסה״מ אדה״ז פרשיות ע׳ צז. הנחת ר׳ משה בן אדה״ז בסה״מ תקס״ו ח״א. ראה לעיל בציונים לכ״ק אדמו״ר זי״ע. הגהות באוה״ת בראשית כרך ד תשלח, א. ביאוה״ז להצ״צ כרך ב ע׳ תתרלט. חלק מהמאמר בסה״מ תרל״ח ע׳ עו. המאמר עם הגהות וביאורים הרבה מיוסדים על מאמרי אדמו״ר הצ״צ — בד״ה פתח אליהו תרנ״ח. וראה גם ד״ה כל הנהנה תרנ״ב. תפילין דמארי עלמא תרנ״ג. ד״ה וירד העיט תרנ״ח ע׳ יח. המשך תער״ב ח״ב פרק תלח. פלח הרמון פ׳ וירא מו, א. ד״ה זה נזכר בספרי דא״ח כמה וכמה פעמים. לאחרונה נדפס בהוצאה שני׳ ספר ”פני משה” — מחסידי הצ״צ — על תפילת פתח אלי׳, ושם מלוקט הרבה מאמרי רבותינו הנדפסים ומכת״י.
2פתח אליהו1 אנת הוא חד ולא2 בחושבן אנת הוא דאפיקת עשר3 תיקונין כו׳. להבין ענין זה למה נק׳ י״ס [י׳ ספירות] בשם תקונין. צריך להקדים ביאור ענין מהות הנפש.4
Eliyahu aprì [dicendo]: «Tu sei Uno, ma non in numero; Tu sei Colui che ha fatto emanare dieci tikkunim (ornamenti)…». Per comprendere questo argomento, ossia perché le dieci emanazioni divine (Sefiros) siano chiamate tikkunim, dobbiamo prima spiegare la natura essenziale dell’anima.
Pasach Eliyahu è il brano dell’introduzione ai Tikkunei Zohar in cui Eliyahu (Eliyahu il Profeta) loda D‑o: Egli è Uno, ma non un «uno» che si possa contare, e ha fatto emanare le dieci Sefiros, che il brano chiama «tikkunim». La domanda è perché le Sefiros ricevano questo nome; la risposta comincia dall’anima umana, che costituisce un modello per il divino.
כי הנה הנפש מצד עצמה היא אור פשוט בלי התחלקות שכל ומדות5 והשכל והמדות שלה הן בחי׳ לבושין לנפש שהנפש יש לה שכל ומדות
Infatti, l’anima in sé è una luce semplice, priva di divisione tra le facoltà intellettive (mochin) e gli attributi emotivi (middos); le sue facoltà intellettive e i suoi attributi emotivi sono rivestimenti dell’anima, nel senso che l’anima possiede facoltà intellettive e attributi emotivi,
Il nucleo dell’anima è un’unica luce indivisa. L’intelletto e le emozioni sono facoltà reali che l’anima possiede, ma rispetto alla sua essenza sono come i vestiti rispetto a chi li indossa. Anche il capitolo 51 del Tanya afferma che l’essenza dell’anima è un’unica entità spirituale semplice, non suddivisa tra le membra; soltanto le facoltà che essa invia si manifestano in ciascun arto secondo la natura di quell’arto.
אבל אינן מהות ועצמיות הנפש6 (ומ״ש בתניא7 שהנפש עצמה8 מתחלקת לשכל ומדות שהם נקראים עצמיות הנפש אין זה אלא לגבי מחדו״מ [מחשבה דבור ומעשה] שהן לבושין נפרדין9 ממש ממהות הנפש שהן בחי׳ בי״ע שע״ז אמר לבושין תקינת לון כו׳
ma non sono l’essenza e la vera natura dell’anima. (Quanto a ciò che è scritto nel Tanya, che l’anima stessa si divide in facoltà intellettive e attributi emotivi, i quali sono chiamati l’essenza dell’anima, ciò vale soltanto rispetto al pensiero, alla parola e all’azione, che sono rivestimenti realmente separati dall’essenza dell’anima e appartengono ai livelli di Beriah, Yetzirah e Asiyah, dei quali è detto: «Hai formato per loro dei rivestimenti…»,
L’Alter Rebbe previene un’apparente contraddizione con quanto afferma nel Tanya, dove l’intelletto e le emozioni sono chiamati essenza dell’anima. Ciò è detto soltanto in contrasto con il pensiero, la parola e l’azione, i tre «rivestimenti» esteriori dell’anima, che sono completamente separati da essa, come i mondi inferiori Beriah, Yetzirah e Asiyah sono rivestimenti che D‑o ha «formato» (Tikkunei Zohar). In Likkutei Torah, Vayikra, nella spiegazione di «Non tralasciare il sale», l’Alter Rebbe aggiunge ciò che quei capitoli del Tanya (3 e 12) non spiegano: persino la sapienza (Chochmah), la prima delle facoltà dell’anima, è soltanto un recipiente per la sua essenza, poiché l’intelletto cambia: talvolta è lucido e talvolta no.
דאינון בי״ע אבל השכל והמדות עם היות שהן בחי׳ לבושין10 אינן לבושין נפרדין ממש אלא כמו בחי׳ כלים דאצי׳ דאיהו וגרמוהי חד11 כו׳ ולכן נקראין בשם עצמיות ולא עצמיות ממש)
che sono Beriah, Yetzirah e Asiyah. Ma le facoltà intellettive e gli attributi emotivi, sebbene siano rivestimenti, non sono rivestimenti realmente separati; sono piuttosto simili al livello dei recipienti del Mondo dell’Emanazione (Atzilus), dei quali [si dice]: «Egli e i Suoi recipienti (ihu vegarmohi) sono uno…»; perciò sono chiamati «essenza», benché non siano veramente l’essenza.)
L’intelletto e le emozioni sono rivestimenti di natura interiore, uniti all’anima, come i recipienti di Atzilus, dei quali il Tikkunei Zohar dice: «Egli e i Suoi recipienti sono uno». Perciò possono essere chiamati «essenza» rispetto ai rivestimenti esteriori, anche se, a rigore, non sono l’essenza stessa.
אלא שהן נקראין בשם תיקונין שהנפש מתתקנת ומתלבשת בהן. וכמו שת״א [שתרגום אונקלוס] ע״פ לא ילבש גבר12 שמלת אשה לא יתקן גבר בתיקוני אתתא.13
Piuttosto, sono chiamati tikkunim perché l’anima si adorna di essi e si riveste in essi. Così il Targum Onkelos traduce il versetto «Un uomo non indosserà un abito da donna»: «Un uomo non si adornerà con gli ornamenti (tikkunei) di una donna».
Il Targum Onkelos, la classica traduzione aramaica della Torah, mostra che cosa significhi tikkun: traduce «Un uomo non indosserà un abito da donna» con «Un uomo non si adornerà con i tikkunim di una donna». In ebraico tikkun significa di solito riparazione o disposizione; qui significa ornamento. Chiamare le facoltà tikkunim vuol dunque dire che esse sono gli ornamenti dell’anima.
Il significato di tikkun è dunque quello di un ornamento, del quale ci si adorna e dal quale si è influenzati; e ci si unisce a tale ornamento come se fosse proprio una parte del corpo.
Un ornamento si distingue da un comune indumento: chi lo indossa ne è influenzato e si identifica con esso, come se fosse parte del suo corpo. Questo è il significato preciso di tikkun: qualcosa che è distinto dal sé, eppure unito ad esso.
Il maamar si apre chiedendo perché Pasach Eliyahu chiami le dieci Sefiros «tikkunim», e comincia a rispondere partendo dall’anima: l’intelletto e le emozioni non sono l’essenza dell’anima, ma rivestimenti interiori, uniti ad essa come un ornamento; questo è il significato di tikkun.
La distinzione fra due tipi di rivestimento — quelli interiori, uniti a chi li indossa (l’intelletto e le emozioni; i recipienti di Atzilus), e quelli esteriori, realmente separati (il pensiero, la parola e l’azione; i mondi di Beriah, Yetzirah e Asiyah) — attraversa tutto il maamar. Essa precisa quanto affermato nei capitoli 3 e 12 del Tanya, dove le dieci facoltà dell’anima sono chiamate la sua essenza, e nel capitolo 51 del Tanya, dove l’essenza dell’anima è descritta come indivisa e le sue facoltà si manifestano in ciascun arto secondo la sua capacità.
Marei mekomos
- 1פתח אליהו · ת״ז בהקדמה יז, א.
- 2
- 3
- 4ענין מהות הנפש · ראה לקו״ת ויקרא ד, ב.
- 5בלי התחלקות שכל ומדות · ”כמ״ש בתניא פנ״א” פתח אלי׳ תרנ״ח ע׳ א.
- 6אבל אינן מהות ועצמיות הנפש · ראה בלקו״ת פ׳ ויקרא בהביאור דלא תשבית פ״א. בלקו״ת שה״ש ד, ב מציין לכאן.
- 7ומ״ש בתניא · בבוך 13: בלקו״א. וכ״ה בסה״מ תקס״ו ובמאמרי אדה״ז פרשיות שם.
- 8ומ״ש בתניא שהנפש עצמה · פרק ג׳ וי״ב. ראה במאמרי אדה״ז פרשיות ע׳ קלא. ביאור לתניא — ראה בד״ה להבין מה שנאמר בתניא מהות הנפש, במאמרי אדה״ז ענינים ע׳ רלז. ובאוה״ת בראשית כרך א קח, ב (עם הגהות). ובדרך מצותיך קנה, ב. ושם בהקיצור קנו, א. אוה״ת ענינים ע׳ קיג. קמג. ובד״ה להבין ענין אור א״ס ב״ה בתורת שמואל תרכ״ז [הוצאת תש״ס] ע׳ תנז. ובד״ה ואלה המשפטים עת״ר. ובד״ה חיי שרה תרמ״ג ע׳ טז. ד״ה תפילין הנסמן לעיל בתחילת המאמר.
- 9שהן לבושין נפרדין · ע׳ מזה לקמן בפ׳ יתרו בד״ה זכור ע, ד. ובלקו״ת סוף שה״ש בביאור כי כאשר השמים החדשים. ובסה״מ תקס״ו ע׳ כט-ל.
- 10שהן בחי׳ לבושין · ראה ד״ה תפילין דמארי עלמא תרנ״ג.
- 11דאיהו וגרמוהי חד · Tikkunei Zohar 3b:9–10
- 12ולא ילבש גבר · Deuteronomy 22:5
- 13לא יתקן גבר בתיקוני אתתא · Onkelos Deuteronomy 22:5
- 14וענין — תקון · בבוך 13: בחי׳ תיקון. ראה בפרשיות ע׳ צח.
- 15מתאחד עם תכשיט זה כאלו הוא מגופו ממש · בספר הערכים-חב״ד ח״ד ע׳ תקכא, שבזה מדגיש שהשם תיקונין שבהם נק׳ הכלים מורה לא על לבושים נפרדים, כ״א — כמו לבוש התכשיט שהוא מתאחד עם האדם ועד ”שנתפעל ממנו”.
- 16
L’anima e i suoi abiti ¶3–5
3וכמו הנפש עם הגוף שעם היות שהגוף הוא לבוש לנפש מ״מ הרי הנפש מתפעלת ממקרי הגוף שכשהגוף נוקף אצבעו מרגשת הנפש
È come con l’anima e il corpo: sebbene il corpo sia una veste per l’anima, tuttavia l’anima è influenzata da ciò che accade al corpo, sicché, quando il corpo urta il proprio dito, l’anima lo sente.
Un primo esempio di una veste che è tuttavia unita a chi la indossa: il corpo. Esso è soltanto la veste dell’anima, eppure l’anima sente ciò che gli accade, come un colpo al dito.
וכן מה שעולה ברצון הנפש לפעול איזה פעולה באברים האברים נשמעים לרצון זה תיכף ומיד כשעולה ברצונו לעשות הפעולה. הרגל להלוך בו כו׳.
Analogamente, quando nella volontà dell’anima sorge l’intenzione di compiere qualche azione per mezzo delle membra, queste obbediscono a tale volontà subito, immediatamente, non appena sorge la volontà di compiere l’azione: il piede cammina, ecc.
L’unione opera anche nella direzione opposta: le membra eseguono la volontà dell’anima nel momento stesso in cui essa sorge; per esempio, il piede cammina non appena si vuole camminare.
בלי שום קדימת התפשטות והמשכת המחשבה מהמוח ברגל שא״כ היה איזה שיהוי זמן מה והרי אינו שוהה אפילו רגע אלא מיד שעולה ברצונו כו׳.
senza che prima il pensiero si estenda e venga trasmesso dal cervello al piede, perché altrimenti vi sarebbe un certo intervallo di tempo; eppure non vi è ritardo neppure per un istante, ma tutto avviene immediatamente, non appena sorge la volontà, ecc.
Se la volontà dovesse viaggiare dal cervello al piede come un messaggio, vi sarebbe un certo ritardo; ma non ve n’è affatto. La risposta è istantanea.
אך אין זה אלא מפני שהגוף מתאחד עם הנפש והנפש פועלת בו כרצונה כאילו היה עצמותה ומהותה ממש ואף שהגוף הוא לבוש הנפש מ״מ הוא מתאחד עם הנפש.
Ma ciò avviene soltanto perché il corpo è unito all’anima e l’anima agisce in esso come vuole, come se il corpo fosse proprio l’essenza e l’essere dell’anima; e sebbene il corpo sia la veste dell’anima, tuttavia è unito all’anima.
La ragione è che il corpo è intimamente unito all’anima, perciò l’anima lo muove come se fosse il proprio sé. Una veste può dunque essere al tempo stesso una veste e un tutt’uno con chi la indossa.
Il rapporto del corpo con l’anima mostra come qualcosa possa essere una veste e tuttavia essere unito a chi la indossa: l’anima sente ciò che accade al corpo e lo muove senza indugio.
4וכמו״כ [וכמו כן] יובן עד״ז ענין השכל והמדות של הנפש שהן ג״כ רק בחי׳ תקונין ולבושין שהנפש מתתקנת ומתלבשת בהן והן כלי הנפש שבהן ועל ידן פועלת הנפש כגרזן ביד החוצב בו.
Allo stesso modo si può comprendere la questione dell’intelletto e degli attributi emotivi dell’anima: anch’essi non sono che tikkunim (ornamenti) e rivestimenti nei quali l’anima si adorna e si riveste; sono gli strumenti dell’anima, nei quali e per mezzo dei quali essa agisce, come un’ascia in mano a chi spacca con essa,
Lo stesso vale per l’intelletto e le emozioni: sono i tikkunim e i rivestimenti dell’anima, gli strumenti attraverso i quali essa agisce. L’immagine dell’ascia e di chi spacca con essa viene da Isaia 10:15, dove il profeta rimprovera l’Assiria per essersi vantata delle sue conquiste, benché fosse soltanto uno strumento nella mano di D‑o: lo strumento agisce soltanto per mezzo di chi lo tiene in mano.
לאהוב במדת האהבה ולהשכיל בחכמה כו׳ שכל זה וכיוצא בזה הוא רק פעולת הנפש והתפשטותה שאינן אלא ממנה לזולתה אבל הנפש מצד עצמה היא למע׳ [למעלה] מכל הבחי׳ הללו.
amare mediante l’attributo dell’amore e comprendere mediante la sapienza (Chochmah), ecc. Tutto ciò e il simile non sono che l’attività dell’anima e la sua estensione, che procedono soltanto da essa verso ciò che è altro da essa; ma l’anima in sé è al di sopra di tutti questi livelli.
Amare e comprendere sono attività dell’anima che si protendono verso qualcosa di altro da essa. L’anima in sé si trova al di sopra di tutte queste attività.
שהרי השכל והמדות הם מקבלים שינויים כי במדות יש קטנות וגדלות שהקטן אוהב דברים קטנים כו׳.
Poiché l’intelletto e gli attributi emotivi sono soggetti a mutamenti: negli attributi emotivi vi sono piccolezza e grandezza, poiché un bambino piccolo ama cose piccole, ecc.
La prova che queste facoltà non sono l’essenza dell’anima è che cambiano. I sentimenti di un bambino sono piccoli e si legano a cose piccole; quelli di un adulto si ampliano.
L’intelletto e le emozioni sono gli strumenti dell’anima, attraverso i quali essa agisce verso l’esterno; poiché cambiano, non possono essere la sua essenza immutabile.
E anche l’intelletto: «quanto più invecchiano…» ecc. Nulla di tutto questo si applica all’essenza e all’essere dell’anima, che non è affatto soggetta a cambiamenti.
Anche l’intelletto cambia con l’età: queste parole provengono dalla Mishnah (Kinnim 3:6), che afferma che, con l’avanzare dell’età, coloro che non hanno studiato diventano più confusi, mentre gli studiosi di Torah acquistano maggiore lucidità mentale. L’essenza dell’anima, invece, non cambia affatto.
ואינה מקבלת שינויים ממקרי הגוף שאינה מתלבשת בעצמותה בגוף אלא הארותיה וכחותיה שהן המתפשטות בגוף ומתלבשות בו הן מקבלים שנויים מצד הגוף המקבל בקטן כך ובזקן כך2 כו׳.
Essa non subisce cambiamenti neppure a causa di ciò che accade al corpo, poiché non si riveste del corpo nella propria essenza; sono piuttosto i suoi raggi e i suoi poteri a estendersi nel corpo e a rivestirsi di esso, e sono essi a subire cambiamenti a causa del corpo che li riceve [i raggi e i poteri]: in un bambino in un modo, e in un anziano in un altro, ecc.
L’essenza dell’anima non entra nel corpo: vi entrano soltanto i suoi raggi e i suoi poteri, che vengono plasmati dal corpo che li riceve, in modo diverso in un bambino e in un anziano.
וגם השכל והמדות אינן רק הארות הנפש וכחותיה המתפשטות בגוף ואינן עצמיות הנפש ומהותה.3 אלא שהנפש פועלת ומתפשטת בכחות והארות הללו ומ״מ אינן לבושין נפרדים ממש4
Anche l’intelletto e gli attributi emotivi sono soltanto raggi dell’anima e suoi poteri, che si estendono nel corpo; non sono l’essenza e l’essere dell’anima. L’anima agisce e si estende attraverso questi poteri e raggi; tuttavia, non sono veri e propri rivestimenti separati
L’intelletto e le emozioni sono anch’essi raggi e poteri dell’anima, non la sua essenza. L’anima agisce attraverso di essi, eppure non sono separati da lei come lo è un rivestimento esteriore.
כמו מחדו״מ [מחשבה דבור ומעשה] שהן הארות וכחות המלבישים ממש את הנפש (כמו לבוש המכסה כו׳) אבל השכל והמדות הן הארות מעצמיות הנפש ואינן לבושין ממש
come il pensiero, la parola e l’azione, che sono raggi e poteri che rivestono realmente l’anima (come un vestito che la copre, ecc.); l’intelletto e gli attributi emotivi, invece, sono raggi che provengono dall’essenza stessa dell’anima e non sono veri e propri rivestimenti,
Il pensiero, la parola e l’azione coprono l’anima come un mantello, e sono realmente separati da essa. L’intelletto e le emozioni, al contrario, emanano dall’essenza stessa dell’anima e non sono rivestimenti in senso pieno.
אלא תקונין שעצמותה מתתקנת ומתנאה בהן כמו תקון התכשיט שהוא המיפה את האדם שמתקשט בו ומתנאה:
bensì tikkunim [ornamenti], attraverso i quali la sua essenza si adorna e si abbellisce, come l’ornamento di un gioiello, che rende più bello l’uomo che se ne adorna e si abbellisce.
Si tratta dunque di tikkunim, ornamenti: l’essenza dell’anima viene abbellita da essi, come una persona viene abbellita dai gioielli che indossa e con i quali si identifica.
Il paragrafo completa il quadro dell’anima: la sua essenza non cambia e non entra nel corpo; l’intelletto e le emozioni sono i suoi raggi, più vicini a essa dei rivestimenti esteriori, e perciò è più corretto chiamarli suoi ornamenti (tikkunim).
La trascrizione di Sefer HaMaamarim 5566 definisce l’intelletto e le emozioni «rivestimenti uniti e congiunti all’essenza dell’anima». Per questo Tanya li chiama la sua essenza, a differenza del pensiero, della parola e dell’azione, che sono «rivestimenti realmente separati». Un maamar successivo (Vayihyu Chayei Sarah 5643) suggerisce che l’essenza dell’anima dimori in questi poteri, come la Luce Infinita (Or Ein Sof) dimora nella sapienza (Chochmah), e rimanda a questo maamar.
Marei mekomos
- 1כל זמן שמזקינים · Mishnah Kinnim 3:6
- 2מצד הגוף המקבל בקטן כך ובזקן כך · ראה בסה״מ תקס״ו ע׳ כט ”שכאשר הוא רך בשנים אזי השכל שלו בקטנות וכן המדות וכשהוא זקן מאד אזי דעתו מתיישבת עליו בבחי׳ מוחין דגדלות”. וראה בפרשיות ע׳ צז.
- 3שו״ה הנפש — וכחותיה המתפשטות בגוף ואינן עצמיות הנפש ומהותה · בד״ה ויהי חיי שרה תרמ״ג ע׳ טז מבאר ענין זה ומוסיף ”(וי״ל שעצם הנפש שורה בהם וכמו למעלה חכמה בו שורה אוא״ס, וצ״ע, ע׳ תו״א בד״ה פתח אליהו)”.
- 4שהנפש — ומ״מ אינן לבושין נפרדים ממש · בסה״מ תקס״ו ע׳ ל ”אך משונים הם הכוחות האלו מג׳ לבושי׳ דמדו״מ מפני שהם נק׳ לבושים מחוברים ומיוחדים עם מהותה ועצמותה הגם שהם ג״כ כוחותי׳ ולא עצם עצמותה, אעפ״כ נתחברו ונתייחדו עמה בתכלית היחוד (ולכך נק׳ בלק״א על שם העצם שלה בשם מהותה ועצמותה מצד החבור והיחוד שלהן עמה) משא״כ ג׳ לבושי׳ דמדו״מ שהם לבושים הנפרדים ממש”, ע״ש בארוכה.
«Tu sei sapiente»: la fonte della sapienza ¶6–8
6ועד״ז יובן גם למעלה בי״ס [בי׳ ספירות] שנק׳ תקונין (והיינו חכמה ומדות דאצי׳ דאיהו וגרמוהי חד כו׳. אבל בי״ע הן בחי׳ לבושין ממש1 ועליהם אמר לבושין תקינת לון2 כו׳).
Allo stesso modo si può comprendere anche in Alto, riguardo alle dieci emanazioni divine (Sefiros), chiamate tikkunim (ossia la sapienza (Chochmah) e gli attributi emotivi del Mondo dell’Emanazione (Atzilus), delle quali [si dice]: «Egli e i Suoi recipienti sono uno...»; invece [quelle] del Mondo della Creazione (Beriah), del Mondo della Formazione (Yetzirah) e del Mondo dell’Azione (Asiyah) sono davvero abiti, e di esse è detto: «Hai preparato loro degli abiti...»).
Qui il modello viene applicato a D‑o. Le Sefiros di Atzilus sono chiamate tikkunim perché, come l’intelletto e le emozioni dell’anima, sono unite alla luce che esprimono («Egli e i Suoi recipienti sono uno»). Le Sefiros dei mondi inferiori sono invece veri e propri abiti separati, gli «abiti che Tu hai preparato per loro».
כי הנה אנת הוא חכים פי׳ אנת הוא היינו אא״ס [אור אין סוף] חכים שנמשך בבחי׳ חכמה ע״ד במקום שאתה מוצא גדולתו3 כו׳ ועדיין אינו חכים בחכמה ידיעא
Infatti, [è detto]: «Tu sei sapiente»: «Tu» significa la Luce Infinita (Or Ein Sof); «sapiente» significa che essa viene attratta nel livello della sapienza (Chochmah), secondo il principio «Là dove trovi la Sua grandezza...»; e tuttavia Egli non è ancora sapiente di una sapienza conoscibile,
Pasach Eliyahu prosegue con «Tu sei sapiente». «Tu» è la Luce Infinita; «sapiente» indica quella luce quando raggiunge la Chochmah. Questo è un atto di umiltà, come nell’insegnamento dei Saggi: «Là dove trovi la Sua grandezza, là trovi la Sua umiltà» (spiegato nel paragrafo 9). E tuttavia Egli non è sapiente di una sapienza che possa essere conosciuta.
אלא שנק׳ חכים לפי שהוא מקור החכמה וממנו המשכת חכמה בבי״ע הגם שאין ערוך חכמה דבריאה כו׳ וכ״ש [וכל שכן] דעשיי׳ [דעשייה] כו׳ להיות נק׳ בשם חכים ע״ש [על שם] זה.
ma è chiamato «sapiente» perché è la fonte della sapienza, e da Lui proviene la discesa della sapienza nei mondi Beriah, Yetzirah e Asiyah; sebbene non vi sia alcun paragone [tra Lui e] la sapienza di Beriah, ecc., e tanto meno quella di Asiyah, ecc., Egli è chiamato «sapiente» per questo motivo.
È chiamato «sapiente» soltanto perché è la fonte da cui tutta la sapienza discende attraverso i mondi, benché la sapienza dei mondi inferiori non sia in alcun modo paragonabile a Lui.
הנה הענין יובן עד״מ ממה שארז״ל [שאמרו רבותינו זכרונם לברכה] אין לך כל עשב45 כו׳ וגבוה מעל גבוה6 כו׳.
La questione si può comprendere per analogia da quanto dissero i nostri Saggi, di benedetta memoria: «Non c’è filo d’erba…», ecc., e «Uno più alto del più alto…», ecc.
Per mostrare come qualcosa possa essere la fonte di ciò che è del tutto diverso da essa, l’Alter Rebbe ricorre all’insegnamento secondo cui ogni filo d’erba ha un mazal, una forza spirituale che si trova in Alto e ne governa la crescita, e al versetto «uno più alto del più alto veglia». In precedenza, in Torah Ohr, Noach (8d), l’Alter Rebbe espone questa catena: il filo d’erba riceve dal suo mazal, i mazalos dai settanta principi, e questi dagli angeli, «uno più alto del più alto», finché tutti ricevono dalla sovranità (Malchus) di D‑o.
Il modello dell’anima viene applicato alle dieci Sefiros: quelle di Atzilus sono tikkunim, unite alla Luce Infinita, mentre quelle dei mondi inferiori sono abiti separati; D‑o è chiamato «sapiente» in quanto fonte della sapienza, pur essendo al di là di ogni sapienza conoscibile.
Un commento in Pasach Eliyahu 5658 osserva che il contrasto qui tracciato è tra i recipienti di Atzilus e i recipienti delle dieci Sefiros di Beriah, Yetzirah e Asiyah. In Likkutei Torah, Korach, l’Alter Rebbe richiama questo passo a proposito del «filo d’erba» per spiegare come la benevolenza (Chesed) suprema si addensi, livello dopo livello, fino a diventare benedizioni fisiche, come la guarigione e gli anni buoni.
Marei mekomos
- 1אבל בי״ע הן בחי׳ לבושין ממש · בד״ה פתח אליהו תרנ״ח תחילת סעי׳ ב׳ יש הג״ה לכאן ”נ״ל דהכוונה הוא בההפרש בין כלים דאצי׳ לכלים דע״ס דבי״ע” ע״ש בארוכה.
- 2לבושין תקינת לון · Tikkunei Zohar 17a:15–16
- 3במקום שאתה מוצא גדולתו · Megillah 31a:12–13
- 4אין לך כל עשב · נסמן לעיל ח, ד. ראה סה״מ תקס״ד ע׳ קכ ואילך. אוה״ת סידור ע׳ קנה. אוה״ת נ״ך כרך ב ע׳ תשעה. בלקו״ת קרח נה, ד. מסעי צג, ג. באוה״ת ענינים ע׳ קנז מציין לכאן.
- 5אין לך כל עשב · Bereshit Rabbah 10:6
- 6וגבוה מעל גבוה · Ecclesiastes 5:7
7והרי התפוח הגשמי יש בו מתיקות וחיך אוכל יטעם האם נאמר שיש בכח הצומח אשר בארץ טעם ומתיקות ג״כ ופשיטא במזל שאינו מערך ומהות זה כלל.
Ora, una mela materiale è dolce, e «il palato assaggia il cibo»; dovremmo dire che anche la forza vegetativa che si trova nella terra ha gusto e dolcezza? E certamente non lo diremmo del mazal [influsso spirituale], che non appartiene affatto a questo ordine e a questa natura.
La mela è dolce al palato, ma nessuno direbbe che la forza vegetativa nella terra sia essa stessa dolce; e a maggior ragione non lo si direbbe del mazal superiore che la governa, il quale appartiene a un ordine del tutto diverso.
אלא הענין הוא1 שהמתיקות נמשך מחסד ומרירו מגבורה והרי הם ענינים רוחניים רק שבהשתלשלות וסדר ירידת המדרגות מדרגה אחר מדרגה נתגשמו עד שנמשך מבחי׳ חסד מתיקות כו׳.
Piuttosto, la questione è che la dolcezza discende da Chesed e l’amarezza da Gevurah; e questi sono aspetti spirituali, ma, attraverso la catena discendente dei mondi (hishtalshelus) e l’ordine della discesa dei livelli, livello dopo livello, divennero materiali, finché dal livello di Chesed viene tratta la dolcezza, ecc.
La dolcezza proviene da Chesed, l’amarezza da Gevurah. Sono qualità spirituali che, attraverso la discesa di livello in livello, divennero gusti materiali. In Likkutei Torah, Shir HaShirim (16a), l’Alter Rebbe spiega analogamente che i diversi sapori dei frutti, dolci o aspri, derivano dalla forza spirituale della crescita, secondo il modo in cui Chasadim [attributi di benevolenza] e Gevuros [attributi di rigore] si combinano in essa.
עם היות שאין ערוך אליו מ״מ הוא ממזגו ותכונתו וכמו שרואין כמה מיני עריבות ומתיקות ברוחניות
Benché non sia in alcun modo paragonabile a essa, tuttavia ne porta il temperamento e il carattere; come vediamo che anche nelle realtà spirituali esistono molte forme di piacevolezza e di dolcezza,
La dolcezza materiale non ha alcun paragone con Chesed, eppure ne riflette il carattere. Lo vediamo anche nella vita spirituale, che possiede le proprie forme di dolcezza.
come la delizia (taanug) di un concetto di sapienza, che è anch’essa dolcezza; e così pure la delizia di una melodia, che proviene dalla voce che scaturisce dal cuore, il livello degli attributi emotivi (middos).
Il piacere di afferrare un’idea è una forma di dolcezza, e così pure il piacere di una melodia, che proviene dal cuore, sede delle emozioni. Sono forme intermedie, spirituali e tuttavia già «dolci», tra Chesed e il sapore di una mela.
La mela mostra come una fonte spirituale, Chesed, possa dare origine, attraverso molti stadi, a qualcosa di completamente diverso da essa, la dolcezza materiale, pur trasmettendole il proprio carattere.
In Likkutei Torah, Shir HaShirim, l’Alter Rebbe spiega che la varietà dei sapori dei frutti, dolci o aspri, deriva dalla forza della crescita, secondo il modo in cui Chasadim e Gevuros si combinano, e richiama Pasach Eliyahu. L’analogia della dolcezza della sapienza è menzionata anche in Derech Mitzvosecha, a proposito della mitzvah di Hallel.
Marei mekomos
- 1שו״ה ומתיקות — אלא הענין הוא · ראה לקו״ת שה״ש טז, א.
- 2כמו תענוג של דבר חכמה · משל זה מובא גם בדרך מצותיך מצות הלל קמח, ב.
- 3
8ולכן בכמה ירידות והשתלשלות נעשה מתיקות גשמי ממש הגם שההפרש וההבדל רב ביניהם. וכך הוא הענין בבחי׳ חכמה שיש בה ג״כ גבוה מעל גבוה.
Pertanto, attraverso molte discese e fasi della catena discendente dei mondi (hishtalshelus), essa diventa una dolcezza fisica vera e propria, sebbene tra questi livelli vi sia una grande differenza e distinzione. Così è anche per il livello della sapienza (Chochmah), nel quale vi è altresì «uno più alto del più alto».
La benevolenza (Chesed) diventa dolcezza fisica solo dopo molte discese, e la distanza tra le due è enorme. La sapienza segue lo stesso schema: anch’essa ha una scala di livelli, «uno più alto del più alto».
והגם שחכמה דבריאה אינה מערך ולא מהות חכמה הנראית ונגלית בעשייה מ״מ הוא מקור ושרש להיות ממנה התהוות בחי׳ חכמה דעשי׳ [דעשיה] הנגלית כו׳.1
E sebbene la Chochmah del Mondo della Creazione (Beriah) non sia né dello stesso ordine né della stessa natura della sapienza che si vede e si manifesta nel Mondo dell’Azione (Asiyah), essa è tuttavia la fonte e la radice da cui trae origine il livello della Chochmah di Asiyah che si manifesta, ecc.
La sapienza di Beriah è del tutto diversa da quella che vediamo nel mondo fisico, Asiyah, eppure è la radice da cui quest’ultima trae origine. Secondo la stessa logica, si può chiamare D‑o «sapiente» in quanto fonte di ogni sapienza.
L’analogia viene applicata alla sapienza: ogni livello superiore di Chochmah è incomparabile con quello inferiore, eppure ne è la fonte; è così che D‑o viene chiamato «sapiente».
Marei mekomos
- 1
Atzilus come umiltà divina ¶9–10
9וכך היא חכמה דאצי׳ עם היות שהוא בחי׳ חכים ולא בחכמה ידיעא. מ״מ היא בחי׳ מקור דמקור כו׳.
E così è per la sapienza (Chochmah) del Mondo dell’Emanazione (Atzilus): sebbene sia il livello di «saggio, ma non con una sapienza conosciuta», essa è tuttavia il livello di una fonte della fonte, ecc.
La scala della sapienza prosegue verso l’alto: la Chochmah di Atzilus è ancora soltanto «saggia, ma non con una sapienza conosciuta», ed è la fonte della fonte della sapienza che si trova al di sotto di essa.
אבל להיות אנת הוא חכים דהיינו המשכת אור א״ס בחכמה הנה החכמה ממש מאין תמצא1
Ma quanto a «Tu sei sapiente», cioè al far discendere la Luce Infinita (Or Ein Sof) nella Chochmah: la Chochmah vera e propria «si trova dall’ayin [il nulla]».
Eppure, il fatto che la Luce Infinita diventi «sapiente», cioè entri nella Chochmah, è di per sé un salto: la sapienza «si trova dall’ayin [il nulla]»; il versetto di Iyov viene così letto nel senso che la sapienza proviene da un livello che è «nulla» rispetto ad essa.
ולכן היא בחי׳ ענוותנותו ית׳ שהוא ירידה גדולה לפניו ית׳ וזהו לשון אצי׳ בלה״ק [בלשון הקודש] שהוא ל׳ [לשון] ירידה והשפלה2 ממדרגתו העליונה להשפיל א״ע [את עצמו] כאלו הוא במדרגה פחותה
Perciò essa è il livello della Sua umiltà, benedetto Egli sia, poiché ciò costituisce una grande discesa davanti a Lui, benedetto Egli sia. Questo è [il significato della] parola atzilus nella Lingua Santa, che indica discesa e abbassamento dal proprio livello superno: abbassarsi come se ci si trovasse a un livello inferiore,
Il fatto che l’Infinito assuma la sapienza è un atto di umiltà divina, una grande discesa. Per questo il mondo più elevato è chiamato Atzilus: il termine, solitamente reso con «Emanazione», viene qui ricondotto alla radice di ve’atzalti, «metterò da parte», cioè mettere da parte qualcosa e abbassarlo dal proprio livello elevato.
come in «Metterò da parte (ve’atzalti) dello spirito», detto riguardo a Moshe: poiché egli disse: «Da dove avrò la carne?», dato che il suo livello era di grado supremo,
Il versetto di prova è tratto dal racconto dei settanta anziani: D‑o dice «Metterò da parte (ve’atzalti) dello spirito che è su di te». Moshe aveva obiettato: «Da dove avrò la carne?», poiché il suo livello era così elevato.
ולא הי׳ [היה] יכול להשפיל א״ע [את עצמו] בהמשכת בשר גשמי6 לכך אמר לו הקדוש ב״ה אספה לי שבעים איש7 שהם במדרגה הפחותה8 היינו שלא יהיו מתגשמי׳ [מתגשמים] ממש
e non poteva abbassarsi per far discendere carne materiale; perciò il Santo, benedetto Egli sia (Kudsha Brich Hu), gli disse: «Radunami settanta uomini», che si trovavano a un livello inferiore, vale a dire che non erano materializzati in senso compiuto,
Moshe, il cui livello era così elevato, non poteva abbassarsi per provvedere qualcosa di materiale come la carne. D‑o gli disse quindi di radunare settanta anziani, di un livello inferiore, ma non tanto basso da essere del tutto materiali. Un maamar successivo (Sefer HaMaamarim 5687) spiega perché proprio la carne: la manna, «cibo della sapienza», poteva giungere tramite Moshe; la carne, invece, rappresenta un amore ardente, che richiede un sé che ami, e perciò giunse tramite gli anziani, che erano più vicini al popolo.
ma «metterò da parte dello spirito che è su di te e lo porrò su di loro»: cioè, farò discendere e trarrò verso il basso il tuo livello, affinché si trovi al di sotto del tuo [stesso] livello.
«Metterò da parte dello spirito che è su di te» significa che D‑o avrebbe fatto discendere il livello stesso di Moshe, al di sotto della posizione che occupava in lui, così che potesse posarsi sugli anziani. Questo è il significato di atzilus: il livello proprio di qualcuno, abbassato. In Torah Ohr, Mishpatim (76b), il nome Atzilus viene ricondotto allo stesso versetto, ma come passaggio dal nascondimento alla rivelazione: ciò che era celato in Moshe fu rivelato nei settanta anziani.
Il nome Atzilus viene spiegato attraverso il racconto dei settanta anziani: come lo spirito di Moshe fu «messo da parte» e fatto discendere per posarsi su di loro, così la Luce Infinita si abbassa, con umiltà, per diventare sapienza.
Una nota di Kehot cita Sefer HaSherashim (tramite Tze’ena Ure’ena 5660), secondo cui, quando qualcosa si riveste in ciò che non è del suo stesso ordine — come lo spirito di Moshe nei settanta anziani — si trova in uno stato di separazione rispetto alla propria fonte. Maamarim successivi (Sefer HaMaamarim 5687) spiegano che la manna, «cibo della sapienza», poteva giungere tramite Moshe, mentre la carne, che rappresenta un amore ardente che richiede un senso di sé, aveva bisogno degli anziani, più vicini al popolo. Il Tzemach Tzedek osserva che definire Atzilus una discesa sembra contraddire i cabalisti, e risponde che Atzilus ha due livelli: luci e recipienti (Oros veKeilim).
Marei mekomos
- 1החכמה ממש מאין תמצא · Job 28:12
- 2שהוא ל׳ ירידה והשפלה · ראה ד״ה צאינה וראינה תר״ס ע׳ קיב בשם ספר השרשים ”כאשר מתלבש בדבר שאינו מערכו וכמו רוחו של משה כשנתלבש בהע׳ זקנים שמצ״ע אינם בערכו כו׳ אז הוא בבחי׳ הבדלה והפרשה לגבי מקורו”, ע״ש.
- 3וזהו לשון אצי׳ . . במדרגה פחותה וכמו ואצלתי מן הרוח · בד״ה להבין ענין אוא״ס לכ״ק אדמו״ר הצ״צ (נדפס באוה״ת ענינים ע׳ קסז) מציין ללקו״ת פ׳ ואתחנן בד״ה ענין ק״ש ולביאור לבוש מל׳ הב׳ ולדרוש ל״ג בעומר שבסידור, שלכאורה זה סותר לדעת המקובלים בענין אצילות, ע״ש שכ׳ שיש באצילות ב׳ בחי׳ כלים ואורות. וע׳ לקמן עו, ב, ובספר המאמרים תרנ״ח ע׳ יח. ובסה״מ תש״ג ד״ה כה אמר ע׳ 98 ואילך בארוכה, ובע׳ 129 שם. ובד״ה החדש הזה לכם תרס״ו ואילך. ד״ה עוטה אור תער״ב סעיף ז. בד״ה וכל מאמינים תרס״ג. ד״ה כי שמש ומגן תרצ״ב (קונטרס טז). ד״ה ובכן יתקדש תרצ״ג (בקונטרס כא).
- 4ואצלתי מן הרוח · Numbers 11:17
- 5מאין לי בשר · Numbers 11:13
- 6ולא הי׳ יכול להשפיל א״ע בהמשכת בשר גשמי · השפעת המן שהיא השפעה רוחני׳ לחם מן השמים הנה השפעה זו הי׳ ע״י משה דוקא, להיות שהוא מזונא דחוכמתא, אבל בהשפעת בשר לא הי׳ ביכולת משה להשפיל עצמו — סה״מ תרפ״ז ע׳ יח. וראה שם בד״ה ויצא יעקב ע׳ סד דבשר לאחר הבירור הוא אהבה ברשפי אש, וטענת משה מאין לי בשר דמחכמה עצמה אא״ל האהבה ברשפי אש, דחכ׳ הוא ביטול ואהבה ברשפי אש הוא יש מי שאוהב, והוא ע״י הממוצע של הזקנים שהם בקירוב יותר אל העם, ע״ש. ראה גם בסה״מ תרנ״ז ע׳ קלה ואילך.
- 7אספה לי שבעים איש · Numbers 11:16
- 8שהם במדרגה הפחותה · ראה מאמרי אדה״ז הקצרים ע׳ פב. סה״מ תקס״ה ע׳ רסב. ביאוה״ז להצ״צ כרך ב ע׳ תתרמח.
- 9
- 10שאוריד ואמשיך · ראה בד״ה פתח אלי׳ תרנ״ח. ד״ה וירד העיט תרנ״ח ע׳ יח. ובד״ה כה אמר תש״ג ע׳ 99-98 שיש כאן ב׳ ענינים הא׳ ירידתו של משה למטה ממדריגתו, והב׳ ושמתי עליהם שיהי׳ להם יניקה ממדרי׳ זו, ע״ש בארוכה. וראה גם בד״ה בריש הורמנתא דמלכא תרצ״ה (קונטרס כח) סעיף יט. ובד״ה וידבר אלקים תרצ״ט ע׳ 178. ובד״ה צאינה וראינה תר״ס ע׳ קיב ”והיינו במה שבא האור מהעלם רוחו של משה להיות בבחי׳ גילוי הנה בזה יורד ממדריגתו מכמו שהי׳ קודם כו׳”, ע״ש בארוכה. סה״מ תרנ״ז ע׳ קלד ואילך. ובהמשך תער״ב פרק קפז. סה״מ תרצ״ו ע׳ 106.
- 11שיהי׳ למטה ממדרגתך · ראה סה״מ תקס״ח ע׳ שמג. ואוה״ת פ׳ פינחס ע׳ א׳קמז. ד״ה החדש תרס״ו ע׳ קס. המשך תער״ב ח״ב פרק שיג.
«E porrò [lo] su di loro»: anche loro trarranno nutrimento da questo livello, ma non saliranno alla statura e al livello di Moshe stesso, ecc.
La seconda metà del versetto, «e porrò [lo] su di loro», significa che gli anziani avrebbero attinto al livello di Moshe, ma non sarebbero diventati Moshe; avrebbero ricevuto questa luce in una forma più bassa.
וכמו״כ [וכמו כן] למעלה ענין אצי׳ הוא בחי׳ ירידה להיות התלבשות אור א״ס בחכמה כו׳ ולכן נק׳ ע״ס [עשר ספירות] דאצי׳ עשר תקונין שהן בחי׳ לבושין לאור א״ס ולא עצמיות כו׳
Analogamente, in alto, il concetto del Mondo dell’Emanazione (Atzilus) è una discesa, affinché la Luce Infinita (Or Ein Sof) si rivesta nella sapienza (Chochmah), ecc.; perciò le dieci emanazioni divine (Sefiros) di Atzilus sono chiamate dieci tikkunim [configurazioni], poiché sono rivestimenti della Luce Infinita e non [la sua] essenza, ecc.
Anche Atzilus opera in questo modo: la Luce Infinita si abbassa per rivestirsi nella Chochmah e nelle altre Sefiros. Per questo le dieci Sefiros di Atzilus sono chiamate tikkunim: sono rivestimenti della luce, non la sua essenza.
ומכל מקום אינן לבושין ממש אלא תקונין משום דאיהו וגרמוהי חד כו׳. משא״כ בי״ע כנ״ל:
Tuttavia, non sono veri e propri rivestimenti, bensì tikkunim, perché «Egli e i Suoi recipienti (ihu vegarmohi) sono una cosa sola…»; ciò non vale invece per Beriah, Yetzirah e Asiyah, come spiegato sopra.
Eppure, come l’intelletto e le emozioni dell’anima, non sono rivestimenti separati, ma ornamenti uniti alla luce («Egli e i Suoi recipienti sono una cosa sola»), a differenza delle Sefiros dei mondi inferiori, che sono rivestimenti separati.
Si applica l’analogia di Moshe e degli anziani: Atzilus è la Luce Infinita abbassata nelle Sefiros, che perciò sono «tikkunim», rivestimenti della luce e tuttavia unite ad essa.
Marei mekomos
- 1ושמתי עליהם · Numbers 11:17
«Uno, ma non in numero»: Keser, tzimtzum e parsa ¶11–13
11וזהו אנת הוא חד ולא בחושבן12 שאינו נמנה בכלל הי״ס [הי׳ ספירות]3 (וקאי על כ״ע [כתר עליון]4 הממוצע בין המאציל לנאצלים)5 שאין ערוך אליו6 כלל
E questo è [il significato di] «Tu sei Uno, ma non nel computo»: Egli non è annoverato fra le dieci emanazioni divine (Sefiros) (e questo si riferisce alla Corona superna (Keser), l’intermediario tra l’Emanatore e gli emanati), poiché non vi è alcun paragone con essa.
Ora viene spiegata la prima espressione, «Tu sei Uno, ma non nel computo»: essa si riferisce a Keser, la Corona superna, che si trova tra D‑o, l’Emanatore, e le Sefiros emanate. Non è annoverata fra le dieci, perché esse non sono affatto paragonabili ad essa. In Tanya, Iggeres HaKodesh 17, Keser è chiamato «l’intermediario che unisce la luce dell’Emanatore, l’Infinito (Ein Sof), agli emanati».
כי התהוות חכמה מהכתר7 היא מאין ממש ולא כסדר השתלשלות שהן בחי׳ התהוות יש מיש כו׳. והנה בכל העולמות אבי״ע [אצילות בריאה יצירה עשיה] יש בחי׳ כתר הממוצע. כי מלכות דאצילות נעשה כתר לבריאה.8
Poiché il venire all’esistenza della sapienza (Chochmah) da Keser avviene veramente dal nulla (ayin), e non secondo l’ordine della catena discendente dei mondi (hishtalshelus), in cui ogni livello viene all’esistenza come qualcosa da qualcosa, ecc. Ora, in tutti i mondi dell’Emanazione (Atzilus), della Creazione (Beriah), della Formazione (Yetzirah) e dell’Azione (Asiyah) vi è il livello di un Keser intermedio: infatti, la sovranità (Malchus) di Atzilus diventa il Keser di Beriah,
Chochmah viene all’esistenza da Keser come «qualcosa dal nulla», e non attraverso la consueta progressione graduale, in cui ogni livello deriva da quello che lo precede. Ogni mondo ha un Keser intermedio di questo tipo: il livello più basso (Malchus) di ciascun mondo diventa il Keser del mondo sottostante. In Likkutei Torah, Shelach (39b), l’Alter Rebbe cita gli scritti dell’Arizal a sostegno di questo concetto e lo paragona alla parola pronunciata da un maestro, che diventa pensiero nel suo allievo: ciò che è rivelato nel livello superiore diventa la radice nascosta di quello inferiore.
«Uno, ma non nel computo» si riferisce a Keser, l’intermediario tra D‑o e le Sefiros, che non è annoverato con esse perché Chochmah viene all’esistenza da esso come qualcosa dal nulla; anche ogni mondo inferiore ha un Keser intermedio.
La nota Kehot cita Etz Chaim, nel portale dei discorsi sui quattro mondi, capitolo 4, a proposito di Keser quale intermediario tra l’Emanatore e gli emanati, e Iggeres HaKodesh 17. In Likkutei Torah, Tazria, l’Alter Rebbe rimanda a questo maamar e aggiunge che, in senso ampio, Atzilus nel suo insieme è Chochmah e Adam Kadmon è il suo Keser.
Marei mekomos
- 1אנת הוא חד ולא בחושבן · בלקו״ת מסעי צה, ג. ואתחנן ב, ב — מציין לכאן.
- 2אנת הוא חד ולא בחושבן · Tikkunei Zohar 17a:9–11
- 3שאינו נמנה בכלל הי״ס · באוה״ת דרושים לשבת שובה ע׳ א׳תסד מציין כ״ק אדמו״ר הצ״צ ע״ז ”וכן מבואר בסידור שער ל״ג בעומר באריכות ע״פ אתה הצבת גבולות ארץ, ועד״ז מבואר ג״כ בלקו״ת פ׳ ואתחנן בד״ה ענין אחד ואהבת בפירוש אנת הוא חד ולא בחושבן ושזהו ענין פסוק ראשון דק״ש ה׳ אחד כו׳, ע״ד חד ולא בחושבן וכנ״ל, וכן מתבאר ג״כ עוד בת״א בד״ה יביאו לבוש מלכות”, ע״ש בארוכה.
- 4וקאי על כ״ע · ראה לקו״ת פ׳ תזריע כא, א.
- 5כ״ע הממוצע בין המאציל לנאצלים · ע״ח שער דרושי אבי״ע פ״ד. ראה אגה״ק סי׳ יז. לקו״ת שה״ש ז, ד ואילך. המשך תער״ב ח״ג ע׳ א׳ריד.
- 6שו״ה על — שאין ערוך אליו · ראה באוה״ת וירא כרך ד תשלח, א הגה״ה לכאן.
- 7כי התהוות חכמה מהכתר · ראה לקו״ת תזריע כא, א.
- 8מל׳ דאצילות נעשה כתר לבריאה · ע׳ לקו״ת פ׳ שלח לט, ב בשם כתבי האריז״ל.
12ומלכות דבריאה כתר ליצירה. אך ההפרש בין כתר דאצילות לכתר שבכל העולמות כי התהוות אצילות הוא ע״י צמצום אור א״ס להיות מקום פנוי וחלל ממש כו׳
e la sovranità (Malchus) del Mondo della Creazione (Beriah) [diventa] la Corona (Keser) del Mondo della Formazione (Yetzirah). Ma la differenza tra la Corona (Keser) del Mondo dell’Emanazione (Atzilus) e la Corona in tutti gli [altri] mondi è che la venuta all’esistenza di Atzilus avviene attraverso la contrazione (tzimtzum) della Luce Infinita (Or Ein Sof), così da costituire uno spazio realmente vacante e un vuoto vero e proprio, ecc.,
La catena prosegue: la Malchus di Beriah diventa la Keser di Yetzirah. Ma la Keser di Atzilus è diversa dalla Keser dei mondi inferiori: Atzilus venne all’esistenza attraverso il tzimtzum, che lasciò uno «spazio vacante», un vero vuoto di luce.
והתהוות בי״ע היינו ע״י פרסא המפסיק בין אצי׳ לבריאה ובין בריאה ליצירה כו׳ ולא מקום פנוי.
mentre la venuta all’esistenza del Mondo della Creazione (Beriah), del Mondo della Formazione (Yetzirah) e del Mondo dell’Azione (Asiyah) avviene attraverso una parsa (partizione) che separa Atzilus da Beriah e Beriah da Yetzirah, ecc., e non [attraverso] uno spazio vacante.
I mondi inferiori vengono all’esistenza non attraverso un vuoto, ma attraverso una parsa, una partizione o uno schermo, posta tra Atzilus e Beriah e tra ciascun mondo e quello successivo.
Il paragrafo enuncia la distinzione fondamentale del maamar: Atzilus emerge attraverso il tzimtzum e il suo «spazio vacante», mentre i mondi inferiori vengono all’esistenza attraverso una parsa, una partizione.
La differenza tra una parsa e uno spazio lasciato vuoto si comprenderà premettendo [di spiegare] la questione della contrazione (tzimtzum) nella Luce Infinita (Or Ein Sof). Poiché Or Ein Sof
Per spiegare la differenza tra una parsa e uno spazio lasciato vuoto, l’Alter Rebbe spiega prima che cosa fu il tzimtzum e che cosa significa Or Ein Sof. In Likkutei Torah, Shir HaShirim (42b), l’Alter Rebbe chiama il tzimtzum un «salto» al di sopra della catena ordinata, mentre una parsa appartiene alla catena: la luce stessa risplende attraverso lo schermo, come un’idea viene rivestita in una parabola.
היינו אור וגילוי להיות איזה התפשטות והתהוות מקור וחיות ואור א״ס שבעצמותו היינו בחי׳ זו שיש בו אור להיות מאיר ומתפשט להוות ולהחיות.
significa luce e rivelazione, affinché vi siano una certa estensione e il venire all’esistenza di una fonte e di una forza vitale; e Or Ein Sof, presente nella Sua essenza, è questo livello: il fatto che in Lui vi sia una luce atta a risplendere e a estendersi, a far venire all’esistenza e a dare vita.
Or Ein Sof è la capacità di D‑o di rivelarsi, di estendersi verso l’esterno, di far venire all’esistenza e di dare vita. Persino nella Sua essenza, Or Ein Sof è questo aspetto: una luce che, per sua natura, è pronta a risplendere.
La discussione del tzimtzum inizia definendo Or Ein Sof come la forza rivelatrice di D‑o, la capacità di risplendere verso l’esterno e di creare.
Marei mekomos
- 1וההפרש שבין פרסא למקום פנוי · ראה לקו״ת שה״ש מב, ב.
Luce e sorgente luminosa; il tzimtzum ¶14–17
14וזהו קודם שנברא העולם היה1 הוא ושמו בלבד2 דהיינו הוא א״ס בעצמו.3 ושמו הוא אור א״ס שבעצמותו שהוא רק בחי׳ שמו שהוא בחי׳ הגילוי
Ed è questo [il significato di] «Prima che il mondo fosse creato, c’erano soltanto Lui e il Suo Nome»: «Lui» è l’Infinito (Ein Sof) stesso, e il «Suo Nome» è la Luce Infinita (Or Ein Sof) nella Sua essenza, che è soltanto il livello del Suo Nome, ossia il livello della rivelazione,
Il detto «Prima che il mondo fosse creato, c’erano soltanto Lui e il Suo Nome» nomina due cose: «Lui» è l’essenza stessa dell’Infinito, e «il Suo Nome» è la Luce Infinita, che per Lui è come un nome per una persona: l’aspetto che può essere rivelato agli altri.
דהיינו מה שיכול להיות מתגלה ומתפשט כמו זיו השמש מהשמש4 שהזיו הוא האור שיש בשמש להאיר על הארץ והשמש עצמו היינו גוף השמש עצמו
vale a dire ciò che può essere rivelato ed estendersi, come il raggio del sole che proviene dal sole: il raggio è la luce che si trova nel sole per illuminare la terra, mentre il sole stesso è il corpo vero e proprio del sole.
L’analogia è il sole: il suo raggio è la luce che può proiettare sulla terra, mentre il sole stesso è il corpo da cui proviene la luce.
והנה האור היוצא מהשמש נק׳ בשם אור כמו שכתוב ויקרא אלקים לאור יום5 שהיום נק׳ אור ע״ש [על שם] התפשטות האור והזיו מה שמאיר ביום משא״כ עצמיות השמש נקרא מאור.
Ora, la luce che esce dal sole è chiamata «luce», come è scritto: «E D‑o chiamò la luce giorno», poiché il giorno è chiamato «luce» in virtù dell’estendersi della luce e del raggio che risplende durante il giorno; l’essenza del sole, invece, è chiamata luminare (ma’or),
La Scrittura chiama «luce» il raggio («E D‑o chiamò la luce giorno», da intendersi: il giorno è chiamato luce per via della luce che si diffonde in esso), mentre il sole stesso è chiamato «luminare» (ma’or), la fonte della luce.
וכמ״ש את שני המארת הגדלים6 כו׳. וכך הוא באור א״ס שהאור נקרא הגילוי שמתפשט ממנו התהוות האור וחיות כו׳ וא״ס בעצמו הוא בחי׳ המאור שהוא מקור האור וממנו נמשך האור:
come è scritto: «i due grandi luminari», ecc. Lo stesso vale per l’Or Ein Sof: la luce è chiamata rivelazione, da cui si estendono il venire all’esistenza della luce e la forza vitale, ecc.; l’Infinito stesso è il livello del luminare, che è la fonte della luce e da cui la luce viene emanata.
Così è anche in alto: l’Or Ein Sof è la rivelazione da cui la luce e la vita fluiscono nell’esistenza, mentre l’Infinito stesso è il «luminare», la fonte di quella luce.
Attraverso l’esempio del sole e del suo raggio, il paragrafo distingue l’Infinito (il luminare, «Lui») dalla Luce Infinita (la luce, «il Suo Nome»).
La nota di Kehot osserva che nella maggior parte dei luoghi il detto è citato nella forma «Lui e il Suo Nome soltanto»; la sua fonte, Pirkei DeRabbi Eliezer 3, recita «il Santo, benedetto Egli sia (Kudsha Brich Hu), e il Suo grande Nome soltanto», e anche Torah Ohr, Mishpatim e il Pardes riportano «il Santo, benedetto Egli sia». Un chassid del Mitteler Rebbe sollevò una domanda su questo passo: se, prima della creazione, la luce era già inclusa nel luminare e non si diffondeva, perché era necessaria una contrazione (tzimtzum)?
Marei mekomos
- 1קודם שנברא העולם הי׳ הוא ושמו בלבד · כן הובא הלשון ברוב המקומות. וראה לקמן עט, ב הקב״ה. בלקו״ת בהר מה, ג: ושמו הגדול בלבד. ראה פדר״א פ״ג. ובפרדס שער עצמות וכלים פ״ח הקב״ה. בסה״מ תרנ״ד ע׳ רחצ: כן הובא הלשון בפרד״ס ובשל״ה, ועמ״ש בשל״ה ד״ד ע״א, וכ״ה הל׳ בכה״מ בלקו״ת ובשא״ד, וע׳ תו״א פ׳ וירא ד״ה פתח אליהו. ובד״ה רפאני תקס״ח. ובד״ה ועברתי באמ״צ רל״ב. ראה אוה״ת יתרו ע׳ תתלד.
- 2קודם שנברא העולם היה הוא ושמו בלבד · Pirkei DeRabbi Eliezer 3:2–3
- 3דהיינו הוא א״ס בעצמו · בהתמים חוברת ב ע׳ פה נדפס מכתב מאחד מחסידי כ״ק אדמו״ר האמצעי ושואל שם וז״ל ”שמאחר שקודם שנבה״ע הי׳ שמו דהיינו האור כלול במאור ולא נתפשט למה הי׳ צריך להתצמצם לבה״ע כי מאחר שכבר הי׳ הצמצום בלא״ה ובעצם המאור ליכא שום שינוי בין קודם הבריאה לאחר הבריאה”.
- 4וזהו קודם שנברא . . כמו זיו השמש מהשמש · מובא באוה״ת פ׳ יתרו ע׳ תתלד, ושם מאריך בענין היה הוא ושמו בלבד ע״ש.
- 5ויקרא אלקים לאור יום · Genesis 1:5
- 6את שני המארת הגדולים · Genesis 1:16
15והנה הצמצום היה באור א״ס דהיינו שהאור נכלל במאור1 כי לפי שאין העולמות יכולים לקבל גילוי אוא״ס [אור אין סוף] כמו שהוא בעצמותו.
Ora, la contrazione (tzimtzum) ebbe luogo nella Luce Infinita (Or Ein Sof), vale a dire che la luce fu assorbita nel luminare. Poiché i mondi non possono ricevere la rivelazione della Luce Infinita così com’è nella Sua essenza,
Il tzimtzum ebbe luogo nella luce, non in D‑o: la luce fu ritirata nella propria fonte, il luminare. I mondi non avrebbero potuto sostenere la Luce Infinita così com’è.
והיו בטלים במציאות ממש כו׳ לכך צמצם האור שיוכלל במאור (להיות רק בכח ולא בפועל)2 ויתעלם בו שלא יהיה גילוי האור רק המאור
e sarebbero stati del tutto annullati nella loro stessa esistenza, ecc.; perciò Egli contrasse la luce affinché fosse assorbita nel luminare (rimanendo soltanto in potenza e non in atto) e si celasse in esso, così che non vi fosse alcuna rivelazione della luce, ma soltanto del luminare.
Sarebbero stati annullati nella loro stessa esistenza; perciò D‑o ritirò la luce nel luminare, dove essa rimane soltanto in potenza, nascosta, e rimane soltanto il luminare.
(Ma nel luminare, che è l’Infinito (Ein Sof) stesso, la contrazione non si applica, D‑o non voglia, né l’occultamento; al contrario, il luminare è in stato di rivelazione.
Una precisazione fondamentale: il luminare, l’essenza stessa di D‑o, non è affatto soggetto a contrazione né occultamento. Al contrario, il luminare è «rivelato». Or HaTorah (Mattos), del Tzemach Tzedek, va oltre: il tzimtzum non ha alcuna attinenza con il luminare e, attraverso il tzimtzum, il luminare viene effettivamente rivelato.
ולכן אפילו תנוקות יודעים שיש שם אלוה מצוי5 כו׳ אף שאין בהם השגה ותפיסה איך ומה לפי שאין בהם גילוי האור שמ״מ המאור עצמו הוא נמצא למטה כמו למעלה)
Perciò persino i bambini piccoli sanno che esiste un D‑o, ecc., sebbene non abbiano alcuna comprensione né percezione di come Egli sia e di che cosa Egli sia, poiché in loro non si rivela la luce; nondimeno, il luminare stesso è presente in basso come in alto.)
Ecco perché persino i bambini piccoli sanno che esiste un D‑o, senza comprendere nulla di Lui: ciò che percepiscono non è la luce, che richiede comprensione, ma il luminare stesso, presente in basso come in alto.
ולכן נק׳ צמצום זה מקום פנוי וחלל6 כו׳ פי׳ שהוא חלל וריק מן האור שאין בו אור והתגלות כלל
Perciò questo tzimtzum è chiamato spazio vacante e vuoto, ecc., vale a dire che è vuoto e privo della luce, senza alcuna luce né rivelazione,
Ecco perché il tzimtzum è chiamato «spazio vacante» o «vuoto»: è privo di luce e di rivelazione.
אלא נשאר בכח במאור וכמשל הנפש שבבואה לגוף נראה גילוי החיות שבה שמחיה את הגוף
ma [la luce] rimane in potenza nel luminare. È come nell’esempio dell’anima: quando entra nel corpo, si manifesta la forza vitale che è in essa e che dà vita al corpo;
La luce esiste ancora, ma soltanto in potenza nel luminare. L’esempio è quello dell’anima: quando entra nel corpo, la sua forza vitale diventa visibile nel corpo vivente.
אבל קודם בואה לגוף אע״פ [אף על פי] שיש בה כח החיות להחיות את הגוף בהתלבשותה בו מ״מ הרי החיות ההוא בכח
ma prima che entri nel corpo, sebbene abbia la capacità di dare vita al corpo quando vi si riveste, nondimeno quella forza vitale è in potenza
Prima di entrare nel corpo, l’anima possiede già la capacità di dare vita, ma tale capacità è soltanto in potenza.
ולא בפועל כ״ז [כל זמן] שלא נתלבשה עדיין בגוף להחיותו ולהוציא גילוי החיות מכח אל הפועל ומההעלם אל הגילוי.78
e non in atto, finché non si è ancora rivestita nel corpo per dargli vita e far passare la rivelazione della forza vitale dalla potenza all’atto e dall’occultamento alla rivelazione.
Essa diventa attuale soltanto quando l’anima si riveste nel corpo e la sua forza vitale passa dalla potenza all’atto, dall’occultamento alla rivelazione. Così avviene anche per Or Ein Sof dopo il tzimtzum.
Il tzimtzum viene definito: la luce fu assorbita nella propria fonte e vi rimane soltanto in potenza; per questo il risultato è chiamato «spazio vacante». Il luminare stesso rimane intatto ed è anzi presente ovunque.
I discorsi successivi approfondiscono le parole «il luminare è rivelato». Or HaTorah (Mattos) le intende nel senso che il tzimtzum stesso rivela il luminare; altri spiegano che l’Essenza è al di là tanto dell’occultamento quanto della rivelazione, così che la sua «rivelazione» significa che è presente in basso proprio come nel suo occultamento, come nel caso del Nome del Cielo, che è sulle labbra di tutti. Una nota in Sefer HaSichos 5752 spiega che qui «luminare» indica l’Essenza stessa di D‑o, al di sopra di ogni livello; il termine è usato perché sottolinea che essa è presente in basso come in alto, a differenza della luce, che risplende più in alto che in basso.
Marei mekomos
- 1שהאור נכלל במאור · ע׳ בלקו״ת ויקרא נב, ד בהג״ה. במאמרי אדה״ז תקס״ח ע׳ שכה. בדרוש ג׳ מיני אדם אוה״ת פ׳ בלק ובאוה״ת ענינים ע׳ פה. בשרש מצות התפלה פל״ג ואילך.
- 2להיות רק בכח ולא בפועל · ראה ד״ה תקעו עזר״ת. המשך תער״ב ח״ג ע׳ א׳תעו. וראה שם ע׳ תתקטו דמה שאומרים בכח ולא בפועל אין הכוונה כמו ענין כח ופועל שהרי הכח אינו חסר פועל כו׳, רק הכוונה שנשאר בכח שזהו ע״ד יכולת שביכולתו להאיר כו׳, ע״ש.
- 3אבל במאור . . ולא העלם · ראה אוה״ת מטות ע׳ א׳רעז ”היינו דלא רק שלא היה בו צמצום בפועל אלא יתירה מזו שאין שייך בו צמצום, ואדרבה המאור הוא בהתגלות דלא רק שע״י הצמצום לא נעשה העלם בהמאור [מכיון שהצמצום הי׳ רק בהאור ולא בהמאור, כנ״ל], אלא אדרבה ע״י הצמצום הוא התגלות המאור”. ד״ה באתי לגני תשכ״ט (נדפס בקונטרס י׳ שבט תשמ״ט) סעי׳ ז. בסד״ה אנכי ה׳ אלקיך תרס״ז (בהמשך תרס״ו) ע׳ תסה ”נ׳ דקאי על עצמותו ית׳” עכ״ל שם. ראה ד״ה ת״ר נר חנוכה תרמ״ג ע׳ לז. וראה בד״ה ויקרא אל משה תש״ה ע׳ 132. נזכר בהמשך תער״ב ח״ב פרק שכג. שמט, ושם כ׳ דעם היות דבעצמות המאור אינו שייך ענין ההתגלות שזהו למעלה מהעלם וגילוי כו׳, וההתגלות הוא רק מה ששם שמים שגור בפי כל כמש״ש וא״כ התגלות המאור אין זה שהוא מתגלה כו׳ עכ״ל. וראה בסה״מ תרמ״ג ע׳ צ שההתגלות הוא באופן אחר ולא שהוא גילוי ממש, ע״ש ובד״ה חכמות בחוץ תרח״צ. בד״ה מן המיצר תרמ״ח ע׳ קסא מבאר דקודם הצמצום שהי׳ אוא״ס ממלא מקום החלל היינו בחי׳ האור וגילוי העצם כו׳, אך בחי׳ עצמות המאור הוא למעלה מעלה מבחי׳ גילוי אור . . אך בכדי שיהי׳ התהוות עולמות אבי״ע ולהאיר אור בבחי׳ קו וחוט אוב״כ כו׳ צמצם א״ע כביכול להעלים את האור הבלי גבול שיוכלל בעצמו שזהו״ע סילק האור והגילוי לגמרי ונשאר בחי׳ הרשימה הכלול מהעלם וגילוי . . בהשוואה אחת ויכול להיות שיתפשט בגילוי בעולמות ממש כו׳, וזהו מ״ש ואדרבה המאור הוא בהתגלות, דצמצום והעלמות האור ובחי׳ הרשימה הוא בחי׳ גילוי עצמות המאור כו׳, ע״ש. בסה״מ תר״ס ע׳ מג מבאר שענין ההתגלות הוא שנמצא כמו שהוא בהעלמו, כי בעצמות אינו שייך ענין העלם וגילוי כלל, כי כל ענין העלם וגילוי שייך רק בדבר שבגדר גילוי והיינו בבחי׳ אור שהוא בגדר גילוי שייך בו ג״כ ענין בחי׳ העלם כו׳, אבל בעצם שאינו בגדר גילוי כלל ממילא אינו שייך בו ענין העלם וגילוי כלל ע״ש. ובד״ה ציון במשפט תרס״ב ע׳ שס ”והיינו לאחר הצמצום דוקא שנתצמצם האור והגילוי נתגלה בחי׳ עצמות האור כו׳”.
- 4ואדרבה המאור הוא בהתגלות · ראה בסה״מ תרנ״א ע׳ ריח.
- 5ולכן אפילו תנוקות יודעים שיש שם אלוה מצוי · ראה מאמרי אדה״ז ענינים ע׳ סח וע׳ ע. בסה״מ תרמ״ח ע׳ קסב: ”ולכן שם שמים שגור בפי כל ואפי׳ תינוקות ונשים וע״ה מזכירים ש״ש ויודעים שיש אלוה מצוי אעפ״י שאין להם שום השגה ותפיסא בענין אלקות, ומ״מ יודעים שיש אלקה כו׳”. ראה שם בארוכה, ומוזכר גם בסה״מ תרמ״ט ע׳ רסט. סה״מ תר״ס ע׳ מג. סה״מ מלוקט ח״ג ע׳ מה.
- 6ולכן נק׳ צמצום זה מקום פנוי וחלל · נתבאר בלקו״ת ויקרא בהוספות.
- 7בספר השיחות תשנ״ב כרך א ע׳ 127 בהערה 59 מבאר וז״ל · ”כלומר: אין הכוונה לדרגא ותואר ד”מאור”, מקור האור, כי אם, לעצמותו ית׳ ממש שלמעלה מכל דרגא ותואר (ונקרא רק בשם ”מצוי”), אלא שכיון שמדברים אודות ההתגלות, משתמשים בלשון ”מאור” שבו מודגש ש”נמצא (ומתגלה) למטה כמו למעלה”, דלא כ”אור” שמאיר ומתגלה למעלה יותר מאשר למטה”.
- 8ראה בד״ה ואתחנן עטר״ת ע׳ תקעג · ”זהו דוקא לאחר הצמצום ותעלמות האוא״ס כו׳”.
16וכן איש חכם שכשהחכמה שלו היא בבחי׳ התפשטות לזולתו או אפילו לעצמו דהיינו בשעה שעוסק בה אזי היא בבחי׳ גילוי שנראית ונגלית חכמתו לזולתו או לעצמו
Analogamente, un uomo sapiente: quando la sua sapienza si trova in uno stato di estensione verso un altro, o anche verso se stesso, cioè nel momento in cui vi si dedica, essa si trova allora in uno stato di rivelazione, cosicché la sua sapienza è vista e rivelata a un altro o a se stesso.
Un secondo esempio del rapporto tra potenzialità e attualità: la sapienza di un uomo sapiente si rivela quando egli vi si dedica, insegnandola a un altro o anche soltanto riflettendovi lui stesso.
אבל בעידנא דלא עסיק1 הרי חכמתו רק בכח הנפש דהיינו שיש בכחו להשכיל אם יעסוק בהשכלה
Ma «in un momento in cui non se ne occupa», la sua sapienza è soltanto nella potenzialità dell’anima: egli ha cioè la capacità di concepire [idee], se si dedica a concepire,
Quando non vi si dedica, la sua sapienza esiste soltanto come una capacità nella sua anima: potrebbe riflettere, se lo volesse. In Likkutei Torah, Vayikra (52d), l’Alter Rebbe sviluppa questa analogia: un trattato che non si sta studiando si ritira dal pensiero e dalla parola, ma rimane inciso nella memoria; per questo ci si alza davanti a un sapiente di Torah anche quando non sta studiando.
אבל לא באה לידי גילוי מכח אל הפועל וכן כח הראי׳ [הראיה] שבעין שאף שאם יסתום העין יש לו כח הראי׳ [הראיה]
ma non giunge alla rivelazione, passando dalla potenzialità all’atto. Analogamente, la facoltà visiva dell’occhio: sebbene, quando si chiude l’occhio, si possieda la facoltà visiva
In quello stato essa non è rivelata. Analogamente, la facoltà visiva: con l’occhio chiuso, è pienamente presente.
בשלימות מ״מ לא בא לידי גילוי להיות העין רואה ממש עד שיפקח עיניו וכן כח ההילוך שברגל וכיוצא בזה בשאר החושים שבכל האברים כו׳.
in piena misura, tuttavia non giunge alla rivelazione, così che l’occhio veda realmente, finché egli non apre gli occhi. Lo stesso vale per la capacità di camminare insita nel piede e, analogamente, per gli altri sensi presenti in tutte le membra, ecc.
Non si tratta però di vedere realmente finché l’occhio non si apre. Lo stesso vale per il camminare e per tutti i sensi. Alla facoltà non manca nulla: semplicemente non è rivelata, proprio come la luce esiste entro il luminare dopo la contrazione (tzimtzum).
Gli esempi quotidiani — un sapiente che non sta pensando, un occhio chiuso — mostrano cosa significhi che qualcosa esista pienamente in potenza senza essere rivelato, come accade alla luce dopo il tzimtzum.
Marei mekomos
- 1בעידנא דלא עסיק · Sotah 21a:10–11
17ועד״ז יובן למעלה בבחי׳ הצמצום באוא״ס [באור אין סוף]1 שהאור והגילוי נתצמצם ונתעלם להיות רק בכח המאור2 ולא בפועל.
Allo stesso modo si può comprendere, in Alto, riguardo alla contrazione (tzimtzum) nella Luce Infinita (Or Ein Sof): la luce e la rivelazione furono contratte e occultate, così da essere soltanto in potenza nel luminare e non in atto.
Le analogie vengono applicate in Alto: nel tzimtzum, la luce e la sua rivelazione furono ritirate e nascoste, rimanendo soltanto in potenza nel luminare.
וה״ז [והרי זה] נק׳ מקום פנוי וחלל לגבי האור שלא נשאר אור וגילוי. ואף שבאמת אינו מקום פנוי לגמרי ח״ו [חס ושלום]
E questo è chiamato «spazio libero e vuoto» rispetto alla luce, poiché non è rimasta alcuna luce né rivelazione. E sebbene in verità non sia uno spazio completamente vuoto, D‑o non voglia,
Rispetto alla luce, questo è uno «spazio libero», poiché non vi rimane alcuna luce rivelata. Eppure non è realmente privo di D‑o.
שהרי המאור ממלא את כל החלל. שבמאור עצמו לא שייך צמצום והעלם ח״ו [חס ושלום] והאור הוא בכח כו׳.
poiché il luminare riempie l’intero vuoto, dal momento che nel luminare stesso non si applicano la contrazione e l’occultamento, D‑o non voglia, e la luce è in potenza, ecc.,
Il luminare, l’essenza di D‑o, riempie l’intero «vuoto», poiché la contrazione e l’occultamento non si applicano a esso; e anche la luce è ancora presente, in potenza.
אעפ״כ [אף על פי כן] לפי שהמשיל האריז״ל [האר״י זכרונו לברכה] את הגילוי וחיות הנמשך מא״ס והתהוות ע״ס [עשר ספירות] חכמה בינה כו׳ בשם אורות שהם כמו אור וזיו היוצא משמש ומאיר כו׳.
tuttavia, poiché l’Arizal ha paragonato la rivelazione e la forza vitale attinte dall’Infinito (Ein Sof), e il venire all’esistenza delle dieci emanazioni divine (Sefiros), la sapienza (Chochmah), la comprensione (Binah), ecc., a «luci», che sono come la luce e il fulgore che emanano dal sole e risplendono, ecc.,
Perché, allora, l’Arizal (Rabbi Yitzchak Luria, maestro della Kabbalah) lo chiama uno spazio vuoto? Perché descrive il flusso della divinità dall’Infinito e le dieci Sefiros come «luci», simili alla luce solare che irradia dal sole.
לכך קרא להצמצום מה שנכלל האור במאור בשם מקום פנוי שהוא התעלמות האור והתעלמות זו היא העדר האור עד שאינו עולה בשם כלל להיות נק׳ בשם חכמה ואפי׳ [ואפילו] חכים
perciò chiamò «spazio libero» il tzimtzum, ossia l’assorbimento della luce nel luminare, poiché si tratta dell’occultamento della luce; e questo occultamento è un’assenza della luce così completa che essa non può essere designata con alcun nome, né chiamata sapienza (Chochmah), né persino «sapiente»
In questa immagine, il ritiro della luce nella sua fonte è uno «spazio libero»: un’assenza di luce così completa che non può essere chiamata neppure Chochmah, o persino «sapiente».
ולא בחכמה ידיעא כו׳ (שאינו ניכר מורגש אפי׳ [אפילו] בכח)3 עד אחר כמה ירידות והשתלשלות המדרגות עקודים נקודים כו׳
«ma non con una sapienza conosciuta», ecc. (poiché non è discernibile né percepibile neppure in potenza), finché non siano trascorse molte discese e molte fasi della catena dei livelli, Akudim, Nekudim, ecc.,
Non può essere chiamato «sapiente» neppure nel senso di «sapiente, ma non con una sapienza conosciuta»; non è percepibile nemmeno come potenzialità. Soltanto dopo molte altre fasi, i mondi che l’Arizal chiama Akudim [legati] e Nekudim [puntinati], emerge qualcosa a cui si può dare un nome.
שבחי׳ עינים היא מקור בחי׳ כלים להיות עולה בשם התהוות בחי׳ חכים ולא בחכמה ידיעא כו׳ דהיינו שאז נעשה בחי׳ כח התהוות איזו בחי׳ להיות מקור דמקור לבחי׳ חכמה כו׳
poiché il livello degli Occhi è la fonte del livello dei recipienti, così che si possa designare il venire all’esistenza del livello del «sapiente, ma non con una sapienza conosciuta», ecc.; ciò significa che allora viene a esistere una facoltà di portare all’esistenza un certo livello, una fonte della fonte del livello di Chochmah, ecc.,
Secondo il racconto dell’Arizal, il mondo di Nekudim proviene dalla luce degli «Occhi» di Adam Kadmon [l’Uomo Primordiale], il primo livello dopo il tzimtzum, al di sopra del Mondo dell’Emanazione (Atzilus); e gli Occhi sono la fonte dei recipienti. Soltanto a quel punto esiste una facoltà che si può chiamare «sapiente, ma non con una sapienza conosciuta»: una fonte della fonte di Chochmah.
(וכל ענין צמצום זה להיות ירידת והשתלשלות עיגולים ויושר ופרסא דא״ק [דאדם קדמון] להיות עקודים נקודים כו׳ הכל בכלל כתר4 דאצי׳ שהוא הממוצע להיות התהוות בחי׳ אצי׳ ע״ס [עשר ספירות] חכמה כו׳):
(E tutta questa questione del tzimtzum, affinché avvengano la discesa e la catena discendente dei mondi (hishtalshelus) dei Cerchi, della Linea e della parsa [partizione] di Adam Kadmon, fino a diventare Akudim, Nekudim, ecc., è tutta inclusa nella Corona (Keser) di Atzilus, che è l’intermediario da cui viene all’esistenza il livello di Atzilus, le dieci Sefiros, Chochmah, ecc.)
Tutte le fasi tra il tzimtzum e Atzilus — i Cerchi e la Linea (le due modalità della luce dopo il tzimtzum), la parsa [partizione] di Adam Kadmon, Akudim e Nekudim — sono considerate nel loro insieme la Keser di Atzilus, l’intermediario da cui emerge Atzilus.
Il tzimtzum è chiamato «spazio libero» soltanto rispetto alla luce, come richiede l’immagine dell’Arizal; in verità, l’essenza di D‑o lo riempie, e tutte le fasi fino ad Atzilus sono raccolte nella Keser che funge da mediatrice tra l’Infinito e le Sefiros.
Maamarim successivi precisano la parentesi conclusiva: nei dettagli vi è una differenza tra il primo tzimtzum, il tzimtzum di Adam Kadmon e quello della «Dikna» (Hemshech 5666); tuttavia, tutti i livelli al di sopra di Atzilus sono considerati un unico livello, la Keser in generale (Hemshech 5672). Hemshech 5672 cita inoltre Etz Chaim, Sha'ar HaNekudim: il tzimtzum di Adam Kadmon è per Atzilus e la sua parsa per Beriah; eppure anche la luce di Atzilus passa attraverso una parsa.
Marei mekomos
- 1בבחי׳ הצמצום באוא״ס · ראה בהמשך תער״ב פרק קצד.
- 2ונתעלם להיות רק בכח המאור · ראה לקו״ת ויקרא נב, ד. סה״מ תער״ב פרק קלז.
- 3(שאינו ניכר מורגש אפי׳ בכח) · וכח זה הוא רק מה שהמאור כולל הכל — סה״מ עזר״ת ע׳ ט. וראה שם ע׳ רי.
- 4וכל ענין צמצום זה . . הכל בכלל כתר דאצילות שהוא הממוצע · ראה אוה״ת פ׳ וארא ע׳ קמט. פ׳ ויחי שפט, א. ובד״ה קרוב ה׳ תרס״ח (קרוב לסופו) (בהמשך תרס״ו) מוסיף ע״ז ”ובפרטי׳ יש חילוק בין צמצום הראשון לצמצום א״ק וצמצום הדיקנא כו׳” עכ״ל ע״ש. ובהמשך תער״ב ח״ב ע׳ תתקסג מציין ע״ז: ”הרי כל המדרי׳ שלמעלה מאצי׳ נחשב למדרי׳ א׳ והוא בחי׳ הכתר בכלל”. ראה אוה״ת דרושים לחנוכה שט, ב. בהמשך תער״ב ח״ג ע׳ א׳שצג מציין ”ועמ״ש בע״ח שער הנקודים פ״ב בענין צמצום ופרסא דא״ק שהצמצום דא״ק הוא בשביל האצי׳ והפרסא בשביל הברי׳ כו׳, ומ״מ גם אור האצי׳ הוא ע״י פרסא”, ע״ש.
La parsa come parabola di un maestro ¶18–22
18אך ענין הפרסא שבין אצי׳ לבריאה1 ובין בריאה כו׳ הוא עד״מ כמו הרב שרוצה להסביר שכל גדול לתלמידו שאין התלמיד יכול לקבלו
Ma il concetto della parsa [schermo] tra il Mondo dell’Emanazione (Atzilus) e il Mondo della Creazione (Beriah), e tra Beriah [e il Mondo della Formazione (Yetzirah)], ecc., è, per analogia, come quello di un maestro che desidera spiegare al suo allievo un concetto profondo che questi non è in grado di ricevere,
Ora viene spiegato l’altro meccanismo, la parsa tra i mondi, mediante una nuova analogia: un maestro con un’idea troppo profonda perché il suo allievo possa riceverla direttamente. Likkutei Torah, Balak (68c), citando Etz Chaim, spiega che questo schermo impedisce che Atzilus si riveli così com’è nei mondi inferiori, ed è ciò che li rende entità limitate e separate.
וצריך להמשילו בדרך משל וחידה23 וכמו משלי שלמה לשמרך מאשה זרה4 שהיא משל להנמשל שמדבר בע״ז [בעבודה זרה] שהיא זרה מדברי תורה כו׳
e deve comunicarglielo per mezzo di una parabola e di un enigma; come nelle parabole di Shlomo: «per custodirti da una donna estranea», che è una parabola del significato cui allude, il quale tratta dell’idolatria, estranea alle parole della Torah, ecc.;
Deve rivestire l’idea di una parabola o di un enigma. I Proverbi di Shlomo sono il caso classico: l’ammonimento contro la «donna estranea» è, nel suo significato interiore, un ammonimento contro l’idolatria, «estranea» alla Torah. La parola zarah [estranea] le accomuna: ishah zarah [donna estranea] e avodah zarah [culto idolatrico].
וכן כיוצא בזה שאר ענינים כמו מה שמביאין משל מדברים פשוטים גשמיים לדברים העומדים ברומו של עולם כו׳.
e così anche per altre questioni, come quando si ricorre a una parabola tratta da cose semplici e materiali per spiegare questioni che stanno all’apice del mondo, ecc.
Lo stesso vale ogni volta che questioni elevate, «quelle che stanno all’apice del mondo», vengono insegnate per mezzo di parabole tratte da cose semplici e materiali.
La parsa che separa i mondi è paragonata a un maestro che trasmette al suo allievo un’idea troppo profonda perché egli possa riceverla, rivestendola di una parabola.
Il Tzemach Tzedek (Or HaTorah, Va'era) osserva che in questo maamar il vuoto della contrazione (tzimtzum) costituisce una frattura più grande di quella tra una parabola e il suo significato; altrove spiega che la Torah è chiamata «l’antica parabola», che corrisponde alla frattura del vuoto.
Marei mekomos
- 1ענין הפרסא שבין אצי׳ לבריאה · ראה לקו״ת בלק סח, ג. ובשה״ש לט, ג. ובאוה״ת ענינים ע׳ קנב. קפח. סה״מ תר״ס ע׳ לט. ובד״ה וספרתם לכם תרס״ו.
- 2וצריך להמשילו בדרך משל וחידה · באוה״ת פ׳ וארא ע׳ קנב כ׳ שכאן בתו״א מבאר שהחלל ומקום פנוי זהו הפסק יותר מן המשל לגבי הנמשל, ושם מבאר שהתורה נק׳ משל הקדמוני וזהו ענין הפסק החלל, ע״ש. ראה המשך תער״ב ח״א פרק רצג.
- 3משל וחידה · ראה סידור קמט, רע״א. לקו״ש חי״ט ע׳ 422 בשולי העמוד. בלקו״ת שמע״צ פז, ב מציין לכאן.
- 4לשמרך מאשה זרה · Proverbs 7:5
19והנה המשל הזה הוא מענינים אחרים שלא מענין השכל שרוצה ללמד עליו רק לפי שבו ועל ידו יובן השכל לכן הוא מפסיקו בדברים אחרים.
Ora, questa parabola è tratta da argomenti diversi da quello dell’idea che si vuole insegnare; è usata soltanto perché l’idea possa essere compresa attraverso di essa; perciò egli la scherma mediante argomenti estranei.
Una parabola è tratta da un argomento diverso dall’idea che insegna; viene usata soltanto perché l’idea possa essere compresa attraverso di essa. In questo senso, la parabola scherma l’idea con materiale estraneo.
וזהו ענין פרסא המפסיק1 בין אצי׳ לבריאה שהוא בחי׳ מסך מבדיל לדבר מענינים אחרים שלא
E questo è il senso della parsa che separa il Mondo dell’Emanazione (Atzilus) dal Mondo della Creazione (Beriah): essa è il livello (bechinah) di uno schermo divisorio, che tratta di argomenti diversi, non
La parsa tra Atzilus e Beriah è uno schermo di questo tipo: «tratta di argomenti diversi» da quelli di Atzilus.
מענין אצי׳2 ששם החכמה3 היא באופן אחר ומהות אחר שאינה מערך אופן ומהות חכמה שבעולם הבריאה ואין בבריאה יכולת לקבל הארת חכמה
dell’ambito di Atzilus; perché lì la sapienza (Chochmah) è di un altro modo e di un’altra natura, non paragonabile al modo e alla natura della Chochmah nel Mondo di Beriah, e Beriah non ha la capacità di ricevere l’illuminazione della Chochmah
La Chochmah in Atzilus è di natura completamente diversa dalla Chochmah in Beriah, e Beriah non potrebbe riceverla così com’è.
כמו שהיא באצי׳ רק שע״י הפרסא המפסקת יהיה הארת בחי׳ חכמה בבריאה ג״כ לפי מזגה ותכונתה כדי שיובן השכל להתלמיד מן המשל ומתחדש שם בחי׳ חכ׳ [חכמה] ג״כ.
così com’è in Atzilus; soltanto che, tramite la parsa che separa, anche in Beriah vi sarà un’illuminazione della Chochmah, secondo il suo temperamento e la sua costituzione, affinché lo studente comprenda l’idea attraverso la parabola, e anche lì si generi ex novo un livello di Chochmah.
Attraverso la parsa, la Chochmah risplende in Beriah in una forma adatta alla natura di Beriah, proprio come lo studente coglie l’idea attraverso la parabola; lì nasce anche una nuova Chochmah.
La parsa sta ai mondi come una parabola sta a un’idea: è uno schermo di materiale estraneo attraverso il quale la Chochmah superiore raggiunge un mondo inferiore in una forma che esso può ricevere.
Pasach Eliyahu 5658 suggerisce che questo passo parli dei recipienti di Beriah. Shir HaMaalos 5664 aggiunge che il modello della parabola si adatta soltanto alla parsa tra Atzilus e i mondi inferiori, non alla parsa tra la Corona (Keser) e Chochmah.
Marei mekomos
- 1וזהו ענין פרסא המפסיק · ראה המשך תער״ב ע׳ קע. ובהתמים חוברת ב׳ ע׳ צ.
- 2לדבר מענינים אחרים שלא מענין אצי׳ · בד״ה שיר המעלות תרס״ד ע׳ קנ, מבאר שזהו דווקא בהפרסא שבין אצי׳ לבי״ע, אבל בהפרסא שבין הכתר לחכ׳ אא״ל כן ע״ש. וראה שם ע׳ קסט.
- 3לדבר מענינים אחרים . . ששם החכמה · בד״ה פתח אליהו תרנ״ח ע׳ עג ”נראה לענ״ד . . שזה מדבר בענין הכלים דבריאה” ע״ש.
20ולכן נק׳ בריאה ג״כ יש מאין לפי שהיא מבחי׳ פרסא שהי׳ [שהיה] אור של תולדה1 דהיינו שנולד ונתחדש אור חכמה בבריאה
Perciò anche il Mondo della Creazione (Beriah) è chiamato «qualcosa dal nulla», poiché deriva dal livello di una parsa (schermo), che è una luce di generazione (toldah [luce generata]); vale a dire, la luce della sapienza (Chochmah) è nata ed è stata generata ex novo in Beriah,
Ecco perché anche Beriah («creazione») è chiamato «qualcosa dal nulla»: la luce in Beriah è una «luce di generazione», nata ex novo attraverso la parsa, anziché essere la luce originaria che prosegue verso il basso. In precedenza, in Torah Ohr, Lech Lecha (12b), l’Alter Rebbe spiega la stessa idea: attraverso uno schermo e una parsa si forma una nuova luce, una «luce di generazione», che non appartiene all’essenza della prima luce; con ogni ulteriore parsa essa discende, finché viene all’esistenza la materia fisica.
כמו עד״מ השכל שמתחדש אצל התלמיד מן המשל שאמר לו שהמשל הוא בענין אחר והוא מבין מזה דעת רבו2
come, per analogia, l’idea che nasce ex novo nello studente dalla parabola che [il maestro] gli ha raccontato: la parabola riguarda un altro argomento e da essa egli comprende il pensiero del suo maestro,
È come quando uno studente ascolta una parabola su un argomento e, da essa, coglie il significato di ciò che intende il suo maestro.
והרי שכל זה הוא חדש אצלו שמתחדש ע״י המשל. וכך אור זה דבריאה הוא אור חדש שמתחדש ע״י הפרסא.
e questa idea è nuova per lui, generata ex novo attraverso la parabola. Allo stesso modo, questa luce di Beriah è una luce nuova, generata ex novo attraverso la parsa.
Per lo studente l’idea è nuova, generata dalla parabola; analogamente, la luce di Beriah è una luce nuova, generata attraverso la parsa.
Poiché la sua luce viene generata ex novo attraverso la parsa, anche Beriah è una creazione «qualcosa dal nulla», come un’idea che nasce nella mente dello studente grazie a una parabola.
Un maamar precedente in Torah Ohr (Lech Lecha) spiega che attraverso uno schermo e una parsa si forma una nuova luce, una «luce di generazione», che non appartiene all’essenza della prima luce; inoltre distingue una parsa all’interno della santità dallo schermo «tra il sacro e il profano», che nasconde finché le cose diventano realmente separate.
Marei mekomos
- 1אור של תולדה · נסמן לעיל יב, ב.
- 2מבין מזה דעת רבו · נזכר בסה״מ תרמ״ג ע׳ כג.
21והנה המשכיל יבין שהתעלמות השכל של הרב בדרך המשל שאומר להתלמיד הוא שכל חכמתו בעצמות׳ הוא מלובש במשל זה ולא בכח לבד אלא בפו״מ [בפועל ממש].
Ora, chi è dotato di discernimento comprenderà che il celarsi dell’idea del maestro nella parabola che racconta all’allievo è [tale] che tutta la sua sapienza, nella sua essenza, è rivestita in questa parabola, non soltanto in potenza, ma realmente.
Un punto sottile: quando il maestro riveste la propria idea in una parabola, l’idea intera è davvero e realmente presente nella parabola, non soltanto in potenza. In Likkutei Torah, Shemini Atzeres (87b), l’Alter Rebbe paragona la parsa [velo divisorio] al ghiaccio: il ghiaccio è l’acqua stessa, soltanto congelata, proprio come l’idea stessa è rivestita nella parabola, soltanto in una forma fisica.
רק לפי שהענין שהחכמה מלובשת בו הוא שלא מענין השכלת חכמתו בעצמו אלא יצא ללמד שלא כענינו לכך השכלת הרב בענין שמרמז בו אין ההשכלה ההיא נראית ונגלית להתלמיד
Soltanto, poiché la materia in cui la sapienza è rivestita non riguarda la comprensione della sua sapienza in quanto tale, ma «è uscita per insegnare qualcosa che non è della sua stessa natura», perciò la comprensione del maestro nella materia cui allude non è visibile né manifesta all’allievo
Ma poiché la parabola tratta un argomento diverso (per usare le parole delle regole dell’interpretazione della Torah, «è uscita per insegnare qualcosa che non è della sua stessa natura»), l’allievo non può vedere direttamente il significato inteso dal maestro.
אלא עפ״י [על פי] המשל שהוא ענין אחר וממנו מתחדש לו השכל עד שנק׳ אצלו שכל חדש אבל מ״מ השכל החדש הזה במהותו ועצמותו כבר היה לעולמים1 ומרומז הכל במשל.
se non attraverso la parabola, che è una materia diversa e dalla quale l’idea si genera nuovamente per lui, cosicché ai suoi occhi è chiamata idea nuova. Eppure, questa nuova idea, nella sua natura ed essenza, «esisteva già da epoche remote», ed è tutta allusa nella parabola.
Può vederla soltanto attraverso la parabola, perciò per lui l’idea è nuova. In verità, però, esisteva da sempre, come dice Koheles: «esisteva già da epoche remote», ed era interamente contenuta nella parabola.
A differenza della contrazione (tzimtzum), in cui la luce è presente soltanto in potenza, una parabola contiene realmente l’idea nella sua interezza; essa sembra nuova all’allievo soltanto perché gli giunge attraverso qualcosa di estraneo.
Marei mekomos
- 1כבר היה לעולמים · Ecclesiastes 1:10
22וכך הוא ענין התעלמות והתלבשות חכמה כו׳ דאצי׳ בבחי׳ פרסא להיות התהוות בחי׳ חכ׳ [חכמה] כו׳ דבריאה.
E così avviene per l’occultamento e il rivestirsi della sapienza (Chochmah) ecc. del Mondo dell’Emanazione (Atzilus) nell’aspetto (bechinah) della parsa (partizione), affinché venga all’esistenza l’aspetto della Chochmah ecc. del Mondo della Creazione (Beriah):
Si applica così l’analogia: la Chochmah di Atzilus è occultata e rivestita nella parsa affinché possa venire all’esistenza la Chochmah di Beriah.
שחכ׳ [שחכמה] דאצי׳ היא במהותה ועצמותה בפו״מ [בפועל ממש] המתלבשת בבחי׳ הפרסא1 וגורמת התהוות חכמה דבריאה כו׳ הרי חכמה דבריאה אע״פ [אף על פי] שהיא אור חדש מ״מ כבר יש לה איזה ערך ויחוס עם חכמה דאצי׳.
poiché la Chochmah di Atzilus, nella sua natura ed essenza, si riveste effettivamente nell’aspetto della parsa e provoca la venuta all’esistenza della Chochmah di Beriah, ecc. Ne consegue che la Chochmah di Beriah, sebbene sia una luce nuova, ha tuttavia già una certa corrispondenza e relazione con la Chochmah di Atzilus.
La Chochmah di Atzilus è effettivamente presente nella parsa e provoca la venuta all’esistenza della Chochmah di Beriah. Perciò, sebbene la sapienza di Beriah sia nuova, ha comunque una certa corrispondenza e relazione con la sapienza di Atzilus.
משא״כ בחי׳ צמצום אוא״ס [אור אין סוף] להיות אצי׳ היינו התעלמות האור והעדרו עד שאינו עולה בשם כלל כנ״ל ולכן נק׳ חד ולא בחושבן:2
Non è così per la contrazione (tzimtzum) della Luce Infinita (Or Ein Sof) affinché Atzilus venga all’esistenza: si tratta dell’occultamento della luce e della sua assenza, al punto che essa non arriva neppure a ricevere un nome, come spiegato sopra. Perciò Egli è chiamato «Uno, ma non secondo il computo».
Il tzimtzum che precede Atzilus è diverso: lì la luce non è rivestita, ma è assente, tanto che nulla di essa può essere nemmeno nominato. Ecco perché l’Infinito (Ein Sof), in relazione alle emanazioni divine (Sefiros), è «Uno, ma non secondo il computo». In Likkutei Torah, Emor (33c), l’Alter Rebbe riassume così il concetto: da Atzilus ai mondi inferiori la luce passa attraverso una parsa, ma appartiene comunque alla catena discendente dei mondi (hishtalshelus); dall’Infinito ad Atzilus, invece, non procede secondo quell’ordine, bensì attraverso il tzimtzum e uno spazio lasciato vuoto.
Si completa il contrasto: attraverso una parsa, il livello superiore è effettivamente presente e conserva una certa relazione con quello inferiore; attraverso il tzimtzum, invece, la luce è assente e non vi è alcuna relazione, da cui «Uno, ma non secondo il computo».
In Likkutei Torah (Emor), l’Alter Rebbe rimanda a questo maamar: da Atzilus a Beriah, Yetzirah e Asiyah, benché la luce passi attraverso una parsa, il processo è comunque chiamato ordine dell’hishtalshelus; dall’Infinito ad Atzilus, invece, non procede secondo quell’ordine, bensì attraverso il tzimtzum e uno spazio lasciato vuoto. Discorsi successivi (Hemshech 5672; Sefer HaMaamarim 5677) precisano che ciò che si riveste nella parsa sono i recipienti di Atzilus, in particolare i recipienti della sua sovranità (Malchus).
Marei mekomos
- 1שחכ׳ דאצי׳ היא . . המתלבשת בבחי׳ הפרסא · ראה תורת שמואל תרכ״ז [הוצאת תש״ס] ע׳ קמח. וראה ג״כ בהמשך תער״ב פרק קלא שהכוונה כאן על בחי׳ כלים דאצי׳. וכ״ה בסה״מ עזר״ת ע׳ פד ושם מוסיף ”ובפרטיות רק בחי׳ הכלים דמל׳ כו׳ אבל לא האור, שהרי הכלים דמל׳ דאצי׳ הן שנעשין נר״ן לבי״ע כו׳ כמ״ש באגה״ק סי׳ כ, והגם שאו׳ שם שגם הקו המאיר בהכלים דמל׳ קודם הפרסא בקע הפרסא עמהם ומאיר בהם בבי״ע כמו באצי׳ כו׳, הנה מ״מ מאחר שזהו ע״י בקיעה אין זה כמו שהן באצי׳”, ע״ש. וכ״ה בד״ה מצותה משתשקע החמה תרפ״ח ע׳ לב. בלקו״ת אמור לג, סע״ג מציין לכאן: ”ויובן ענין זה ממ״ש במ״א בד״ה פתח אליהו שמאצילות לבי״ע הגם שהאור נמשך ע״י פרסא מ״מ נק׳ סדר ההשתלשלות משא״כ מא״ס ב״ה לאצילות הוא שלא כסדר ההשתלשלות רק ע״י צמצום ומקום פנוי כי אין ערוך לך כו׳ חד לא בחושבן כו׳”. בלקו״ת ואתחנן יב, ד, שה״ש כ, ב מציין לכאן. וראה בלקו״ת שה״ש מב, ב שמבאר ענין דילוג וענין סדר השתלשלות ומציין לכאן.
- 2ולכן נק׳ חד ולא בחושבן · Tikkunei Zohar 17a:9–11
Eppure uniti a Lui ¶23–24
Eppure: «Tu sei Colui che ha fatto emergere dieci tikkunim (configurazioni)», ecc.; tuttavia, essi non sono del tutto separati, benché non abbiano alcuna misura comparabile né alcun rapporto con Lui, ecc.;
La seconda frase di Pasach Eliyahu, «Tu hai fatto emergere dieci tikkunim», aggiunge un elemento di equilibrio: sebbene le emanazioni divine (Sefiros) non abbiano alcun rapporto con l’Infinito (Ein Sof), non sono del tutto separate da Lui.
מ״מ מאחר שהאור נכלל במאור כו׳. וגם אח״כ המשכת קו״ח [קו וחוט] כו׳ הרי הכל מתאחדים עמו.
tuttavia, poiché la luce è assorbita nella sorgente luminosa, ecc., e anche in seguito [vi è] la discesa della linea di luce (kav) e del filo, ecc., tutti sono uniti a Lui.
La luce non è mai stata rimossa: è stata soltanto assorbita nella sorgente luminosa; e, dopo la contrazione (tzimtzum), una sottile «linea» (kav) e un «filo» di luce vengono fatti discendere nello spazio. Perciò tutto è unito a Lui.
Nonostante la distanza creata dal tzimtzum, le Sefiros restano unite all’Infinito, perché la luce è stata soltanto assorbita nella propria sorgente e viene nuovamente fatta discendere attraverso il kav.
Marei mekomos
- 1אנת הוא דאפיקת עשר תקונין · Tikkunei Zohar 17a:11–12
24ואפי׳ [ואפילו] לאנהגא בהון עלמין.1 עלמין הם בחי׳ כלים. ת׳ אלף עלמין דכסופין כו׳ דבאצי׳ איהו וחיוהי חד2 אפי׳ [אפילו] בבחי׳ כלים.
E persino «per condurre i mondi attraverso di essi»: i «mondi» sono il livello dei recipienti, i «quattrocentomila mondi di desiderio (kisufin)» ecc.; poiché nel Mondo dell’Emanazione (Atzilus) «Egli e la Sua forza vitale (chayus) sono uno», persino al livello dei recipienti.
Pasach Eliyahu prosegue dicendo che i dieci tikkunim [configurazioni] servono «per condurre i mondi attraverso di essi». Qui «mondi» significa recipienti, gli innumerevoli «mondi di desiderio» all’interno di Atzilus; e in Atzilus persino i recipienti sono uno con la forza vitale che li riempie.
וכמשל דבר גשמי הנתפס במחשבה שמחשבתו מקפת אפי׳ [אפילו] גשמי כאבן דומם הגם שאין המשל דומה לנמשל לא מני׳ [מיניה] כו׳.
È come l’analogia di un oggetto fisico colto dal pensiero: il pensiero di una persona abbraccia persino qualcosa di fisico, come una pietra inanimata, sebbene l’analogia non somigli a ciò che illustra, né del tutto [né in parte] ecc.
Come possono la luce e il recipiente essere una cosa sola? Ecco un’analogia, per quanto imperfetta: quando si pensa a una pietra, il pensiero la coglie e la racchiude, benché sia un oggetto fisico.
מ״מ קצת מן הקצת יכול המשכיל להתבונן ולהשכיל ע״ד הנמשל מן המשל הזה כי כשם שיש כח ויכולת במחשבה
Tuttavia, chi è dotato di discernimento può meditare e comprendere, a partire da questa analogia, una piccola frazione di una frazione di ciò che essa illustra. Poiché, proprio come nel pensiero vi è la forza e la capacità
Benché l’analogia sia molto lontana dalla realtà, offre a chi è dotato di discernimento un piccolo scorcio di una facoltà del pensiero.
להקיף את הדבר הגשמי בתוכו עם היותו דבר נפרד ממנו ממש ואין ערוך אליו מ״מ יש כח המחבר להיות דבר הגשמי מוקף במחשבה שבמוח.
di racchiudere in sé l’oggetto fisico, sebbene esso sia realmente separato dal pensiero e non abbia alcun paragone con esso, tuttavia vi è una forza che li congiunge, così che l’oggetto fisico è racchiuso nel pensiero che si trova nel cervello,
Il pensiero può contenere in sé un oggetto fisico, benché l’oggetto sia del tutto separato dal pensiero e non abbia nulla in comune con esso. Il pensiero possiede una forza che li congiunge.
כך למעלה יש כח ויכולת לחבר את האורות וכלים ושם למעלה הם מחוברים להיות הכל אחדות א׳ ולא יפרדו.
così, in Alto, vi è la forza e la capacità di congiungere le luci e i recipienti (Oros veKeilim), e là, in Alto, essi sono uniti, così che tutto costituisce un’unica unità e non si separano.
Così, in Alto, vi è una forza che unisce le luci e i recipienti di Atzilus in un’unica unità, senza che si separino mai.
מה שא״א לצייר זה במוח שכלנו בעולם הנפרד ובחי׳ כלים דאצי׳ הם ת׳ אלף עלמין דכסופין כו׳
Questo è impossibile da raffigurare nella mente del nostro intelletto, nel mondo della separazione. E il livello dei recipienti di Atzilus è costituito dai «quattrocentomila mondi di desiderio» ecc.,
Le nostre menti, formatesi in un mondo in cui le cose sono separate, non possono raffigurarsi una simile unità. I recipienti di Atzilus sono gli innumerevoli «mondi di desiderio».
תליסר אלף עלמין כו׳ שהן מבחי׳ נימין ושערות כו׳ ועד״ז התחלקות המחשבה לכמה מיני מחשבות עד אין מספר כו׳:
«tredicimila mondi» ecc., che appartengono al livello di fili e capelli ecc.; e, analogamente, la suddivisione del pensiero in innumerevoli tipi di pensieri ecc.
Sono i «tredicimila mondi», che la Kabbalah descrive come «fili e capelli»: canali sottili e ramificati in gran numero. La loro molteplicità è simile al modo in cui una sola mente si suddivide in infiniti pensieri particolari, pur restando un’unica mente.
Le parole «per condurre i mondi attraverso di essi» insegnano che persino i recipienti di Atzilus sono uno con la sua luce; il maamar illustra questa unione attraverso la capacità della mente di racchiudere un oggetto fisico nel pensiero.
La frase «Egli e la Sua forza vitale sono uno; Egli e i Suoi recipienti (ihu vegarmohi) sono uno», tratta dall’introduzione ai Tikkunei Zohar, è alla base dell’intero maamar: in Atzilus, sia le luci («Egli e le Sue forze vitali») sia i recipienti («Egli e i Suoi recipienti») sono uniti all’Infinito (Ein Sof); per questo i recipienti sono tikkunim e non rivestimenti separati.
Marei mekomos
- 1ואפי׳ לאנהגא בהון עלמין · Tikkunei Zohar 17a:11–12
- 2איהו וחיוהי חד · Tikkunei Zohar 3b
Lungo, corto e intermedio: «Scenderò ora» ¶25–26
25חד אריך וחד קציר1 וחד בינוני הנה חסד נק׳ אריך לפי שהוא מתפשט מלמעלה מעלה למטה מטה כמו מים היורדים ממקום גבוה למקום נמוך.
«Uno lungo, uno corto e uno intermedio». Ora, la benevolenza (Chesed) è chiamata «lunga» perché si estende dalle altezze supreme alle profondità più basse, come l’acqua che scende da un luogo alto a uno basso.
Pasach Eliyahu descrive le emanazioni divine (Sefiros) come «uno lungo, uno corto e uno intermedio». Chesed è «lungo» perché, per sua natura, la benevolenza fluisce fino in basso, come l’acqua che scorre da un luogo alto a uno basso.
וגבורות שהן ממטה למעלה נק׳ קציר שהוא מקצר ומגביל השפעת החסד שיהי׳ [שיהיה] לפי ההעלאה שממטה למעלה:2
E le Gevuros (forze di rigore), che procedono dal basso verso l’alto, sono chiamate «corte», perché accorciano e limitano l’influsso di Chesed, affinché sia commisurato all’elevazione dal basso verso l’alto.
Gevurah, che opera dal basso verso l’alto, è «corta»: limita il flusso della benevolenza affinché corrisponda a ciò che sale dal basso, cioè a quanto meritano le azioni del destinatario.
I termini «lungo» e «corto» in Pasach Eliyahu vengono spiegati come Chesed, che fluisce verso il basso senza limiti, e Gevurah, che misura quel flusso in rapporto a ciò che sale dal basso.
Marei mekomos
- 1חד אריך וחד קציר · Tikkunei Zohar, Patach Eliyahu · 17a:13–15
- 2לפי ההעלאה שממטה למעלה · ביהל אור ע׳ 316 שמלמטה ומציין ע״ז ”(ועד״ז ארז״ל מקום שאמרו להאריך אינו רשאי לקצר כו׳) [ברכות יא, א]. ובינוני הוא רחמנות בחי׳ ממוצע בין החסד שהוא שלא להבחין כלל אע״פ שאינו הגון ובין גבורות לדון אם הוא הגון, ורחמנות הוא ממוצע שמצד עצמו אינו ראוי מ״מ צריך לרחם כו׳ וע״ש סד״ה ארדה נא ואראה מ״ש עוד בזה” ע״ש.
26וזהו ארדה נא12 ואראה הכצעקתה כו׳. ר״ל [רוצה לומר] אראה אם הכצעקתה הבאה אלי ממטה למעלה ארדה נא מלמעלה למטה שיהיו שוין ההעלאה וההמשכה
E questo è [il significato di] «Scenderò ora e vedrò se secondo il suo grido», ecc. Cioè: «Vedrò» se, «secondo il suo grido» che giunge a Me dal basso verso l’Alto, «scenderò ora» dall’Alto verso il basso, affinché l’elevazione e la discesa del flusso siano uguali.
Ora, il versetto del titolo: «Scenderò ora e vedrò se secondo il suo grido…». D‑o «vedrà» il grido, ciò che sale dal basso, e «scenderà», farà fluire la Sua emanazione dall’Alto, affinché le due cose siano uguali: ciò che viene dato dall’Alto corrisponde a ciò che sale dal basso.
אך לפי שההמשכה מלמעלה למטה היא בחי׳ או״י [אור ישר] ובחי׳ חסדים לכך נאמר ארדה נא תחלה ואח״כ אראה כו׳.
Ma poiché la discesa del flusso dall’Alto verso il basso è il livello della luce diretta (or yashar) e il livello dei Chasadim (atti di benevolenza), perciò è detto prima «Scenderò ora» e poi «vedrò», ecc.
Eppure il versetto pone «Scenderò» prima di «vedrò», perché il flusso dall’Alto verso il basso è «luce diretta» (or yashar, luce che discende dalla propria fonte, in contrapposizione alla luce che risale) e benevolenza; e la benevolenza viene per prima.
ובינוני הוא רחמנות בחי׳ ממוצע בין החסד שהוא שלא להבחין כלל אע״פ [אף על פי] שאינו הגון ובין גבורות לדון אם הוא הגון ורחמנות הוא ממוצע שמצד עצמו אינו ראוי מ״מ צריך לרחם כו׳:
E l’elemento «intermedio» è la compassione, il livello di un intermediario tra Chesed, che non fa alcuna distinzione, anche se [uno] non è meritevole, e le Gevuros (i rigori), che giudicano se egli sia meritevole; la compassione è l’intermediario: egli non è meritevole di per sé, e tuttavia bisogna avere compassione, ecc.
Il terzo termine, «intermedio», è la compassione. La benevolenza (Chesed) viene elargita senza chiedersi se chi la riceve la meriti; il rigore (Gevurah) giudica se la meriti; la compassione sta fra i due: riconosce che non è meritevole e tuttavia ne ha pietà.
Il maamar si conclude tornando al versetto del titolo: «Scenderò» è Chesed, che fa scendere il flusso dall’Alto; «vedrò» è Gevurah, che valuta ciò che sale dal basso; e l’elemento «intermedio» è la compassione.
Questo riconduce al tema indicato dalla glossa sul titolo: soltanto attraverso le emanazioni divine (Sefiros) di Atzilus, i tikkunim (rettificazioni), la Luce Infinita (Or Ein Sof) opera nei mondi, così che si possa parlare di D‑o che «scende» e «vede». Il maamar legge quindi il giudizio di D‑o su Sodoma come l’operare di Chesed, Gevurah e compassione.
Marei mekomos
- 1ארדה נא · Genesis 45:1
- 2ארדה נא · Genesis 18:21
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Domande di discussione
- In che modo la differenza tra un ornamento e un abito ordinario spiega perché le Sefiros di Atzilus sono chiamate tikkunim, mentre quelle di Beriah, Yetzirah e Asiyah sono chiamate abiti?
- Perché il fatto che l’intelletto e le emozioni cambino dimostra che non sono l’essenza dell’anima? Che cosa in una persona non cambia?
- Qual è la differenza tra un tzimtzum, nel quale la luce permane soltanto in potenza, e una parsa, nella quale l’idea del maestro è effettivamente presente nella parabola? Perché soltanto il primo fa sì che D‑o sia «Uno, ma non in numero»?
- Se la sorgente luminosa è «rivelata» persino ai bambini piccoli, che cosa nasconde esattamente il tzimtzum?
- Perché il versetto dice «Scenderò ora» prima di «vedrò», e che cosa ricava il maamar da questo riguardo alla benevolenza, al giudizio e alla compassione?